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Full text of "Le imagini de gli dei de gli antichi del signor Vincenzo Cartari, reggiano : nelle quali sono descritte la religione de gli antichi, li idoli, riti & ceremonie loro ... et con l'espositione in epilogo di ciascheduna & suo significato : estrata dall' istesso Cartari per Cesare Malfatti .."

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DUKE 

UNIVERSITY 

LIBRARY 

Treasure  %gom 

Digitized  by  the  Internet  Archive 
in  2013 


http://archive.org/details/leimaginideglide01cart 


LE  IM  AGII 

De  gli  Dei  de  gli  Antichi 
DEL  SIGNOR  VINCENZO 

Cartari  Reggiano, 

&Cjlle  quali  fono  dejcritte  la  Religioni  de  gli  ^Antichi, 
li  Idoli)  riti ,  6^  C  et  emonie  loro , 

Con  l'aggiunta  di  molte  principali  Imagini,  che  nell'altre 
mancauano, 

Et  con  l 'e  fpo fittone  in  epìlogo  di  cìafcbedunas  &  fuofignificato* 

'Eftratra  dall'iftefiò  Cartari  per  Ceface  Malfatti  Padoano , 

Con  vn  [athalogo  del  Mede  fimo  di  cento,  e  pmfamofi  Deìtlor  natura 
e  proprietà ,  efiratto  da  queflo  &  altri  autori: 

Opera  vtiliflìmaà  Hifterici,  Poeti ,  Pittori,  Scultori ,  &  Profefsori 
di  belle  lettere. 

CON  LICENZA  DE*  SVPERIORI,  ET  PRIVILEGIO* 


•~ 


IN    V  E  N  E  T  I  A,    MDCXXV, 
Appreffo  Euangclifta  Deuchino. 

133490 


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AÉ 


MO 


OR 


AL  MOLTO  ILL-  E  CLAR.  SIG 

ePadron  mio  ofleruandiflìmo 

IL  SIGNOR  FILIPPO 

MANNELLI. 

A  prudenza  dulie  accompagnata  daU 
la  cognitione  delle  Lettere ,  e  ladol- 
cet&a  de'  co  fiumi  congiunta  alla  no- 
biltà delfangue  rtfpledono  con  sì  chia- 
ri lampi  nella perfena  di  V.S.  Clarifs» 
che  inuitano  da  lontano  ancor  me  adefferne  ammiratore. 
Come  ambitiofò  delia  fua  gratta  ^vorrei  venirle  acanti 
con  alcun  merito,  ma,  pe  rche  ne  fon  del  tutto  pr  ino  pro- 
curerò à!  introdurrne  colmezgo  delle "virtù  altrui ,  Ec- 
cole dunque  l'Immagini  degli  Deidei  Sig.  Cartari  ri- 
Campate  da  me  con  molta Jpefa>  e  non  minor  diligenza* 
S 'il  dono  per  mio  difetto  nonfuffe  degno  di  lei,  la  mate- 
ria almeno  5  che  e  nobili  (Sima  ^  fi  confarà  alla  altera  de* 
fuoi  concetti .  sAnzJ  dalla  legione  di  quefto  libro  cono- 
fiera  V.SXlarijfima  quanto fiafacilcofà  à mortali  l'in- 
correre ne  li 'idolatrìa  d'vrìhuomo  >  che  appartfca  di  He 
roiche  virtù  fegnalato* Ella  da  tutti  riuerita,  e  per  va- 
lermi della  fr  afe  comune sqmfi *  adorata  per  lafua  bontà» 
sforza  me  col/uo merito  adeJfferlefiruidore*Taccio  tan* 

tichiti 


133490 


tich'tti  della  /ùanobiliffima famìglia  ,  e  /a  copia  delizi 
ricchezze,  ehe^  come  beni  e  perni  3  e  dt  fori  mia  fono  Sti- 
mati da  le? filo  per  incitamento  di  maggior  ?trtù.  E,  fé 
ff  eque  fio  luogo darepilogare le  lodi  dt  V.Sig.Clarìf 
firna  5  ragionerei  delle  parti  proprie  del  fio  animo  9per  le 
.quali ,  oltre  Sappiati fo  vniuerfiie 3ha  meritato  i primi 
homri  della fia  fiorii  tjfima  Tatria3di  citi  ella  è  degni  fi 
fimo  Senatore*   Riceua  dunque  coni  y fiat  a  benignità 
quefta  arra  della  miafiruitù  pagatale  dalla  ^volontaria 
mia  diuotione,  e  fi  bene  incomincio  adejjò  adejjerlefir- 
ui  dorè,  fin  ficuro ,  ch'ella  non  terminerà  Rincominciato 
cor  fi  de fttoi  fattori ,  mentre  io  corri  fionda  con  *v guai 
front  e^a  aÙ'ecceJfo  delle fuegr  atte.  Lejò perfine  r ine- 
renza >  e  le  prego  da  Dio  ognt  bramai  a  felicità* 
*DìVenetiali  9*  di  Gennaio   1624. 

DiVàig*  molto  UluttYe)  e  Clariffima 

DeuotiJJìmo  Servidore 

Evangeli  fta  Deucbtno* 


TAVOLA 
DELLECOSE   NOTABILI 

che  nell'Opera  fi  contengono . 


CILIO  Glabrione  fir 
i!  primOjChein  Italia 
faceffe  Statue  dorate, 
io . 
Acitani  faceano  Mar- 
te ornato  di  raggi. ^  99 
Acinace  de  gli  Sciti.  294 

Aci  mutato  in  fiume  19$ 

A cheloo  combatte  con  Hercole.  i9s 
Acheronte  fiume.  21? 

Achore  Dio  delle  mofche  appreSìb  a 

Cirenei.  25  9 

Acqua  del  Sole.  125 

Acqua  di  Diana  miracolofa  contri  gli 

Spergiuri .  '  1 1 1 

Acqua  pofta  nel  vino.  307 

Adad  maggior  Dio  de  gli  Affirij.  53 
Adargate  Dio .  53 

Adiante  detto  capeluenere.         309 
Adoniefefte.  403 

Adon  per  il  Sole .  404 

Adone  vccifo  dal  Cinghiale  •      404 
Adraitia fu  detta  Nemefi.  341 

Agamennone  fdegnò  Diana  vcciden 

do  vn  ceruo .  72 

Agrippa  tentò  di  persuadere  à  Roma 

ni3che  metteffero  in  publico  tutte 

leftatue,etauole.  io 

Agelifte  nato  del  feme  fparfo  in  terra 

daGioue.  JJ3 

Agenore  cerca  Europa.'  254 

Afrodite .  354 

Amaltea  nutrice  di  Gioue.  114 

Almonefiume.  ij4 

Armata  prima  Vergine  Vertale.  159 
A  letto.  309 

Altare  d'EfcuIapio  adornato  d'herbe. 

Ambafciatori  pacifici.  231 

AmbaSciatori  della  Spagna  a  Marcel 


lo  co  ynapelJedilupo  auantie  co 

rami  di  Verbena3e d'Oliuo.     233 

Alcibiade accufato  in  Athene  >_&: 

perche.  242 

Amorconhuomonalcente.        250 

Altari  nelle  Academie  de  gli  Athe- 

niefi.  2J2 

Aitar  d'Hercole  detto  il  giogo  del 

bue  256 
A  ietrione  mutato  in  gallo.         300 
Ammonitione alle  donne.         3?? 
Amor  congiunto  con  la  fortuna.  3  5  <* 
Amore  non  è  vno.  372 

Amor  con  Tali  d'Amore.  360 

Amore  rimile  al  Sole.  361 

Amor  con  la  face  accefa3nato  di  Vul- 
cano^ di  Venere.  361 
Amiamo  in  due  modi.                3  63 
Amore ,  &  Anterote  pofti  dagli  Elei 
nelle  icole.                            36% 
AmorLeteo.                              366 
Amori  fon  moki.                       366 
Amori  come  disegnati.               369 
AlefTandro  Seuero  mangiaua  fola- 
mente  lepri.                           $69 
Amor  più  giouine  de  gli  altri  Dei  te- 
nero^ molle.                         371 
AmorbelliffimOjtrafiori             334 
Amor  deferi tto  da  Mofco           373 
Amore  ifpollo                            378 
Amori  Scherzanti  con  vna  fatti  da 
Archefilao"                             379 
Amore  vinfe  Pan                       379 
AmoredefcrittodaApuIeio        344 
da  Orfeo.                               380' 
Amore  con  le  factte                   377 
Amore  tormentato                     386 
Amori  nati  delle  Ninfe               3jy 
Antonio  Sabino  voleua  Sacrificare 
vn  bue  a  Diana  in  Roma.        74 
Anteuorta                                  3 1 
a           An- 


T     A     V 

A  n ritrite  moglie  di  Nettuno       i8a 
Animali  di  Marte .  299 

Antipodi  20? 

AnubiDiodegli  Egitij  come  dife- 
gnato  151 

anubi  figliuolo  d' Ofìri  25  2 

angeronaDea  277 

anfitrione  imparò  da  Bacco  à  tem- 
perare il  vino  con  l'acqua       307 
antonin  Pio  fé  portar  la  Fortuna  nel 

la  ftanza  di  Marco  Antonio 
anterote  56$ 

anterote  partorito  da  Venere     365 
anime  difcendono  dal  cielne'corpi 
per  amore  379 

api  Re  Dio  50 

api,&  Ofiri  il  medefimo  50 

api  appariua  in  Menfi  50 

apollo  Tempre  giouine  38 

apollo  capo  delle  Mufe  40 

apollo  Dio  de  l'inferno  perche  nel 
mezo.  40 

anima  à  dui  Lumi  32 

apollo  perche  in  mezo  41 

apolloconquatroochì»  46 

apollo  Liceo  4* 

apollo  fi  mutò  in  coruo  43 

apollo  padre  della  medicina  come 
notato  in  Egitto  con  quattro  orec- 
•    chie  46 

apollo  còme  fatto  in  rietra ,  città 
dell'Achaia.  48 

apollo  cuftode  de  gli  armenti  di 
Laomedonte  $4 

apollo  cuftode  de  gli  armenti  di  Ad 
meto .  54 

apollo  padre  d'Efculapio  vccidei  Ci 
dopi  59 

apollo  Sminteo  64 

apollo  da  Fenici  legato  290 

apoftrofìa  cognome  di  Venere.  393 
apollo  con  le  Gratie ,  Bacco  ,'é  Mer- 
curio 408 
apollo  con  le  Gratie  nella  man  de- 
lira 405 
aquila  d'oro ,  polla  da  Herode  fopra 
la  maggior  porta  del  tempio  in 
Hieruiaìem/pezzatada'Giudei  4 


OLA 

aquila  di  Gk>ue Regina  degli  vccel 
li  115 

aquila  porta  il  fulmine  a-Giouenei 
becco  .  11  j 

aquila  Re  de  gli  vccelli  11  J 

aquilone  vento  191 

aquila  legno  di  vittoria  198 

aquila  portata  da'Romani  perinfe- 
gna  alla  guerra  :.    198 

aquila  volata  fopra  lo  feudo  di  Hie- 
roneinfegnade'Perfi  2,98 

arco  di  Diana  7* 

arca  di  Ciplelo  Tiran  di  Corinto  78  , 
arpocrate  perché  in  tutti  i  tempij  de 
gliEgittii  Ji 

arcadi  fi  tenere  no  più  antichi  di  tut- 
ti i  Grecite  foli  fi  ialuarono  al  tem 
podelDiluuio  '  91 

arcadia  nel  mezo  al  Peloponnefo 

91 . 
arcadi  credettero,chela  luna  dopo  il 

Diluuiofofie  natadinuouo,  9* 
ariadna  abbandonata  daTefeo  3  1  a 
argo  vecifo  da  Mercurio  245? 

argo  che  lignifichi  con  tanti  occhi  * 

249 
arme  d'Ercole  i?4 

arimafpi  con  vn  fol  occhio         166 
atti  di  Minerua  2,70 

armatura  di  Marte  285". 

aiTarte  figliuola  di  Ciclone  moglie  e 
forella  di  Saturno  28 

afiìri  j  non  voleuano,che  fi  face/fero 
fimulacrijfe  non  a  gli  Dei  che  non 
fi  vedeuano  37 

afino  offerto  ad  Apollo  6$ 

afpetti  uarij  della  luna  moftraticon 
velli  bianche  3  e  dorate 3  e  con  la 
face  accefaj&  con  la  celta        8z 
afpetto  della  luna  inoltrata  con  ve- 
lli fofche  81 
afopo  fiume  paffato  da  Xerle     2J4 
afino  dato  a  Bacco                     31* 
afino  con  Priapo                       334 
afinelle  ideile  del  cielo               334 
afino  vinfe  Priapo  nella  mifuradel 
membro                                33? 
ati  amato  dalla  gran  Madre,e  fùa  fa- 
uola 


T     A     V 

uola  1 5 1 

ati  come  nato    -.  153 

ati  che  lignifichi  i$j 

atamentediuenta  pazzo .  $  14 

atropo  %  2 S 

atelìgnifica  calamitai  Dea      3  78 
auguttofe  trarre  dalla  Itatua  di  Ce- 
lare  il  figliuolo  di  M.Antonio  io 
aurora  amante  di  Cefalo  69 

auoltoio  intefo  da  gli  Egitti;  perla 
natura  84 

auolcoi  tutti  fon  femine,  e  niun  ma- 
rchio impregnati  dal  vento  Euro 

S4 
aultro  vento  192 

auoltoio  facrato  a  Marte  3  00 

auerrunciDei,  Auerruncare  che  di- 
nota preffoa'Latini  3  k> 


B 


BAcco  con  le  corna  di  Toro    113 
Baccoperl'Autunno  32 

Bacco  Tempre  giouane  38 

Baciar  la  mano  a  gli  Dei  80 

Baci  dati  a  piedi  decaualli  del  carro 

di  Apollo  80 

Bacco  odiato  da  Giunone  143 

Baciar  la  mano  23  7 

Bacco  ha  molti  cognomi  304 

Bacco  difegnato  in  due  modi,e  quan 

ti  fiano  ìtati,eper  lo  Sole,econ  le 

corna  30S 

Bacco  in  forma  di  Toro  309 

Bacco  di  diuerie età  304 

Bacco  perche  vecchio  304 

Bacco  capo  delle  Mufe  305 

Bacco  alleuato  in  Nifa  dalle  Mufc 

306 
Bacco  per  il  Sole  307 

Baccanali  3I2.&32J 

Bacco  perche  vellico  con  verte  di 

Donna  313 

Bacco  perche  detto  libero  padre  3 1  2 
Bacco  preffo  a  gli  Elei,  &  perche  det 

toBaffareo  313 

Bacco  perche  con  laferula         3 1 6 
Bacco  armato  316 


O     L     A 

Bacco  cinto  di  ferpenti  dalle  parche 
119 

Bacco  sbranato  da'Titani^econ  le 
Deeeleufine  323 

Bacco  con  le  cornale  veftito  da  femi 
na  309 

Bacco  adorato  per  Priapo  da  gli  Egi 
ci  j ,  e  cangiatoli  in  Becco.,  e  in  ca- 
pretto 328 

Bacco  con  vno  fcettro,e  col  membro 
virile  in  cima  3x8 

Bacco^conle  Gratie,&  Apollo.,  & 
Mercurio  409 

Beotij  indignarono  dal  cantar  con- 
tinuo de'galli  la  vittoria,c'hebbe- 
rocontra  Lacedemoni;  43 

Becco  adorato  nell'Egitto  5 2 

Bellerofontevccife la  chimera.  220 

Bellona  da'Romani  fuor  di  Roma  te 
nuta  25  ? 

Berecintia  onde  detta  152 

Bona  Dea  172 

Bona  Dea  odiaua  il  fello  mafchile 

J73 
Bona,  ò  Fauna  Dea  di  chi  foffe  figli- 
uola 1 7» 
Buccina  de'Tritoni  177 
Belzebù  idolo  delle  mofche  preffo  a 
gliAccaroni                          201 
Bellona                                     267 
Bello  fi  diletta  di  fanguefparfo  167 
Bilancia  di  Gioue                      10S 
E  uè  di  metallo  dedicato  ad  A  pollone 
caro  ad  Apollo               48.&50 
Bue  vtilifTimo  a'mortaIi,moitraua  il 
culto  della  terra,  è  adorato  per  O- 
iìri  in  Egitto,perche,ecomedagii 
Egittij  adorato  48 
Buoi ,  ò  Vitelli  tutti  de  l'Egitto  non 
erano  buoni  pereffereilDio  Api 

51 

Bue,o  vacca  belliflì ma  nata  preffo  a 
Sabini  74 

Bue  fi  confa  a  Diana.in  tefa  per  la  lu- 
na -7f 

Bufone  detto  il  facerdotedi  Gioue 
123 

Bue  fatto  d'vn  pomo ,  per  facrificare 
a    »        ad 


T    A    V 

adHercoIe  26$ 

Buefunegliltendardi  Romani  298 
Bueperlacoltiuatione  jo 


CAligula,e  fua  vanagloria       10 
Cam  a  Dea  29 

CardinaDea  29 

Caio  Licinio  votò  vn  tempio  alla 
Dea  delia  giouentù  38 

Cappello  roffo  a  cui  dato  44 

Cambife,  perche  fece  vcciderc  alcu- 
ni de  principali  di  Menfi  5i 
Cambife  fcannò  il  bue,menato  a  lui 
dauanti  da  facerdoti  di  Meufi,e  di 
cea.non  potere  eu*ere5che  alcun 
Dio  veni/Te  in  Egitto  fenza  ch'e- 
gliilfapeffe  51 
Capo  di  Vulcano                         58 
Capro  offerto  ad  Apollo              6$ 
Carro  di  Febo                             67 
Caualli  al  carro  di  Febo               66 
Caual  Pegafeo  al  carro  dell'Aurora 

69 
Careftia  in  Parrà,  &  perche        73 
Carro  di  Diana  75 

Carri  perche  dati  àgli  Dei  7> 

Capra  celette  105 

Caualli  al  carro  della  Luna  76 

Capra  riuerita  in  Grecia  105 

Capre,  e  becchi  molto  riueriti  da  gli 
Egittij  104 

Caprari  molto  ftimati  104 

Candaule  vccifoda  Gige  119 

Caitore  98 

Caualli  bianchi  donati  da  Giunone 
Ca(tore,&  a  Polluce  135 

Caitore,  &  Polluce  apparfia  Vati- 
nio,ecombattetero  per  li  Locrefi 

Carro  di  Giunone  133.  &  12 8 

Caitore  e  Polluce  con  cappelli    133 

Caflore,e  Polluce  come  fi  difegna- 

uano  132 

Caftori  pofti  con  Giunone,e  legano 

a  Giunone  i  piedi  con  catened'o- 

ro  _pche  inuocati  da  Nochieri  15  6 


O'   L     A 

Caio ,  e  Caia ,  perche  vfati  a  nomi- 
narfene  matrimonio  143 

Cai  2  Cecilia  chi  foffe  143 

Carro  di  Ope  Dea  151 

Caro  di  Cerere  163 

Capro  perche  a  Bacco  facritìcato 

168 

Carro  di  Nettuno  17^ 

Carride  morirò  rubbòi  buoi  adHer 

colere  fulminato  da  Gioue      183 

Canopo  adorato  in  Egitto,  e  come 

di  legnato  184 

Capro  offerto  ad  Apollo       °       6$ 

Canopo  Dio  disfece  il  Dio  foco  Ì84 

Caualli  guardati  da  Caitore,  e  da 

Polluce  184 

Cauallo  fatto  nafcer  da  Nettuno  che 

voglia  dire  186 

Caualli  appartenuti  a  Nettuno  i8<5 

Caualli  Quattro  gittati  in  mare  a 

Nettuno  187 

Carro  dell'Oceano  1Z9 

Carro  di  Plutone  308 

Caflìteride  iible,e  fuoi  habitatori 

308 

Calore  di  Plutone  309 

Cancellieri  de  i  Dei  216 

Carnale  Cardinea  Dea  218 

Charon  dipinto  da  Polignoto    228. 

Caduceo  da  A  pollo  donato  a  Mercu 

rio  232 

Carro  della  notte  244 

Caduceo  accommodato  al  nafcimé- 

todeli'huomo  233 

Cani  non  andauano  nei  tempi]  di 

HercolèinRoma  259 

Capoc'iMedufa  282 

Caual  Pegafeo  284 

Cambife  Re fchernia  certi  fimulacri 

di  Dei  289 

Cani  cultodi  di  Vulcano  289 

Caualli  di  Marte  290 

Cauallo  preflb  a  gli  Sciti  vittima  di 

Marte  2  94 

Cafadi  Marte  291. &  398 

Cauallo  fu  ne  "li  flendardi  Romani 

Cauallo  facrincato  a  Marte.  290.  & 

a?9 

Cane 


T    A  .V 

Cane  anima!  di  Marte  1 99 

Caia  detta  Galea  317 

Capro  vittimagrato  a  Bacco  328 
Carte  contarla  330 

calunnniadipintadaApelle  337 
cafa-dell'inuidia  347 

carro  di  Venere  390 

carri  dati  a  gli  Dei  390 

c.illipiga  cognome  di  Venere  336 
carreni  (rauano  lòtto  alle  Dóne 3  9 s 
cerai  grati  a  Diana  74 

cerua  facrificata  a  Diana  73 

cerni  al  carro  di  Diana  75 

cenadi  Hecate  80 

cerbero  82 

ceremonia  pazza  dell'adorar  Gio- 
ue  ,      95 

ceremonie  vfate  nelle  nozze  143 
cerere  in  canal  la  168 

cerere  deccaErinne,eincauallai68 
cerere  e  perche  detta  Era  168 

cerimoniedella  Dea  Bona  168 

cerimonie  d'Himeneo  14  $ 

cerimonie  di  giurare  112 

cerimonieridicolofa  301 

cefifo  fiume  194 

cerbero  cane  204 

cefifoto  Scultore  fé  la  pace  nel  gretti 

boaPluto  308 

cerere  non  volle  maritar  Prolerpina 

ne  a  Febo.,  ne  a  Marte  25^3 

cecropi  fratelli  prefì  da  Hercolc 

cecropi  perche  mutati  in  Gatti  Mai- 
moni  253 
cerbero  legato  da  Hercole  258 
cerimonie  d'Hercole  258 
cerimonie  vfate  nel%far  tregua,  o  pa- 
ce 298 
ceremonie  d'Ofìri  316 
cero  occafion  prefTo  a'Greci  più  gio- 
uane  di  tutti  i  figliuoli  di  Saturno 
e  Dio  come  dilegnato             356 
cepi  pofti  a  piedi  molti  Dei       400 
cigno  d'Apollo, come  fi  confaccia  ad 
Apollo, ha  certte  penne  nel  capo , 
che  gli  penetrano  molto  a  dentro, 
cjuàdo  è  per  morire,  e  come  muo- 


O     L     A 

ia,fe  piange,©  canta  morendo  43 
ciclopi  vecifi  da  Apollo  2  99 

cinocefalo  da  gli  Egitti j  adorato  54 
chiaue  perche  donata  alle  donne  77 
cipfello  l'iranno  di  Corinto  78 
cizico  città,  da  Gioue  data  in  dota  a 
Proferpina  79 

ciembalo  d'Ifide  chemoftralTe  84 
ciembalo  detto  Sillro  90 

cicale  d'oro  portate  in  capo  da  gli  A- 
theniefi  9^ 

cicogna  che  intefa  d  a  gli  Antichi  nu 
trifee  il  padre,  e  la  madre  vecchi  è 
polla  da  gli  Antichi  ibpra  gii  Icet 
tri  111 

ciclopi  3,frabricatori  del  fulmine  11? 
cipfello  Tiranno  di  Corinto  1 21 
ciglia  guardata  da  Giunone  127 
citeron  Signor  dell'Eubea  138 

cintia  cognome  di  Giunone  14? 
cibele  148 

chiaue  data  alla  gran  Madre  149 
cibelo  monte  in  Frigia,  oue  fu  nutri- 
cata Cibele  157 
cibele  onde  detta  157 
circe  innamorata  di  Glauco  182 
circenfi  giochi  celebrati  in  honor  dì 
Nettuno  185; 
ciplello,efuaarca  191 
chiaue  in  mano  à  Plutone  171 
ciprelto  albero  trillo  176 
chimera  moitro,  è  monte  della  Licia 

220 
cicogna  facra  alla  Concordia  237 
Cillenio  242 

cilli  che  fiano  detti  da  Greci  243 
ciato  yccifo  da  Hercole  2  5  J 

emetta  è  fu  l'elmo  a  Minerua  369 
ciuette  ad  Atene  27 l 

cornacchia  amata  prima,  e  poi  odia- 
ta da  Minerua,  &  accusò  le  figli- 
uolediCecrope  271     » 

ciuetta  che  lignifichi ,  è  volata  a 
Hierone  ful'hafta ,  vede  di  notte 
beniffirriò  271 

cipfelo  e  fua  arca  288 

cipfelo  eluaarca  29? 

ciro  portò  in  guerra  vn'Aquila  d'o- 
ro 


T    A     V 

ro  con  l'ale  aperte  fopravnalun- 

gahalìa.  298 

Ciflb è l'Hedera  preliba  Greci  315 

CifTare  che  lignifichi  3 14 

Cilfo  fanciullo  amato  da  Baccho  }è 

conuerfo  in  neviera  296 

Cigni  dati  a  Venere  294 

Clufìo  Giano  34 

cleomonejVnde'Capitanid'Aleffan 

dro  Magno  ,  ordinala  caccia  de' 

CocodrilijCome  traheife  da  gli  E- 

gitii  denari  .$2 

Claudia  Vedale  154 

eloto  225 

cornacchia  in  mano  di  Minerua  277 

corone  delle  Mufe  40 

chirone  Centauro  28 

colomba  fu  la  fpalla  d'Apollo     66 

corona  di  Febo  67 

colomba  feorta  di  Partenope.quan- 

do  andò  ne*  campi  Napolitani  53 

compagne  di  Diana  71 

colpa  de'  lacnficij  crudeli  di  cui  fof- 

ie  71 

corna  de  Buoi  attaccate  nel  tempio 

di  Dianaj,neirAuentinOj  e  de  Cer 

uiappeiiin  tutti  i  tempijdi  Dia- 

Ha  in  Roma,fuor  che  nell'  Auenti 

no  75 

corna  de  Buoi  foleno  apponderfì  à 

Diana  nell'Auentino  7$ 

corno  di  douitia  1 14 

corno  di  douitia  non  di  capra,ma  di 

Bue  fecondo alcuni,della  copiale 

fua  efpofitione  d'Acheloo      1 1 4 

coltello  detto  Cario  np 

corona  di  Quercia  prelìb  à  Romani 

iì5 
conuerfìoni  di  Gioue  93 

cornacchia  chiamata  nelle  nozze 
141 
,,      conocchia  con  la  Iana,&  il  fufo^qua 
do  incomin  ciò  a  portar  fecola  fpo 
fa  143 

coribanti  lacerdoti  della  gran  Ma- 
dre 151 
corona  murale  a  chi  fi  daua        151 
confuale  fella                        285 


G  eL    A. 

confo  Dio  i8j 

corno  di  douitia  leuato  ad  Acheloo, 
che  lignifichi  "     197 

color  di  Plutone  205 

corona  di  Plutone  20 5 

cocito  fiume  31? 

coruo  di  Apollo  29 

coftume  de  Lacedemoni j  di  batere 
li  giouini  73^ 

corone  delleParche  214* 

corona  della  Pace  234 

concordia  Dea,  e  iuo  difègno  23? 
color  della  Fede  23  6 

cornice  vccel  della  Concordia  23  8 
corno  del  Sonno  246 

cotile  che  dica prefibà  Greci  25? 
colonrja  bellica  269 

cornacchia  fcacciata  da  Minerua  in 
man  di  Minerua  278 

corazza  di  Minerua  20  j 

commodo  Imp.  crudele^S:  infoien- 
te voleua  elTere  chiamato  Herco- 
le  284 

corona  di  Gramigna honor  301 
corno  Dio  de  Conuiti  305 

corni  vfati  nel  facrificio  di  Bacco 

308 
corod'Ariadna  311 

corna  di  Bacco  309 

contraledonneauare  360 

core  fon  te  della  vita  369 

conca  marina  data  a  Venere  390 
colombe  vccelli  di  Venere  390 
crane  amata  da  Giano  29 

crocodillo  come  offerto  al  Sole  da 
gli  Egitii  dato  al  Sole  44 

crocodillo  nell'Egito  adorato  5  a 
creator  de  gli  Egictij  107 

cralìde  fiume  149 

cribro  di  Bacco  311 

cuninaDea  148 

cubo  157 

cupido  Dio  355 

cupido  celeite  358 

cupido,con  Mercurio^  con  Hercole 

cupido  nel  tempio  d'Elculapio  in 
CorintOjCon  la  Fortuna        3  79 
Damiaj 


T    A     V 


D 


DAmia  ,  &   Auxefia  *  Genij 
paefed'Epidauro  13 

Panao  conrende  con  Gelanore  in 
Argo  del  Principato  della  Città, 
edificò  vn  tempio  ad  Apollo  Li- 
ceo 42 
Dafne  amata  da  Apollo              46 
Dei  Conienti  antichi,non  habitaua 
no  in  luogo  folo  3 
Dei  de'Romani  di  legno              14 
Dei  de*  Germani  6 
Dei  perche  d'effigie  humana  8 
Dei  vil'.e  plebei  ,faminfimilitudine 
di  digerii  animali ,  fatti  in  forma 
dihiu;mo3edi  beiria                 \6 
Dei  hanno  i  piedi  di  lana             29 
Dei  degli  antichi  come  introdotti 

37  .    ■  x 

Dea  della  giouentu  ?8 

Dedalo  fé  prima  d'ogni  altro  le  fta- 

tuecon  piedi l'vn  dall'altro diftan 

ti  3  &  aperfe  gli  occhi  alle  ftatue 

prima  d'ogn'altro  54 

Dei  fuggono  da  Tifone  in  Egitto 

Deuerra  Dea  103 

Dea  delle  ricchezze  128 

Dei  principali  de  gl'Arcadi  167 
Dei  del  mare  come  fatti  177 

Delfini  cari  a  Nettuno  184 

Delfino  Re  de'pefci  184 

Decreto  Dea,e  fatta  grauidafenza  fa 

per  da  chi  189 

Dee  bianche  210 

Dito  poggio  onde  cofi  chiamato  210 
Decima  parca  223 

Dei  con  lhuomo  nafeente  2  ?o 
Demone  con  l'huomo  nafeente 2J0 
Dei  quali  tutti  hebbero  oracoli  252 
Dei  deirefiercirio  250 

Democrito  volea  che'l  mondo  furie 

gouernato  a  cafo  2  80 

Detto  di  Demoitene  280 

Dei  legati  da  Romanie  perchecufto 
.    di  delle  città  chiamati  ne'fon  299 


OLA. 

Defìderijhumaniquafi  infiniti  $66 
Deadella  libidine  3 80 . 

Dei  tutti  malchijefemine    . 
Dio  non  ha  figura  3 

Dionilio  Siracufano  con  qual  motto 
coprifìe  i  f noi  facnlegi j  3  8 

Diana  quali  deuiana3  Fafcellinain 
Roma 3  con  fuoi  fàcrifidj  pallata 
da  Romani  a  Lacedemoni)      72 
Diana  in  tefa  per  la  Luna  75 

Diana  78 

Diana  detta  Luci na,partorita da La- 
tona ,  fubico  aiutò  la  madre  a  par- 
torire il  fratello  Apollo  74 
Diana  preflò  a  gli  Elei  nel  tempio  di 
Gioue  Olimpio  75 
Diana  perche  fatta  con  l'arco  in  ma- 
no                                        78 
Diana  TriformejTriuia.Trigeminaj 
detta  in  Roma  Nottiluca          78 
Didone  1 parfe  le  fimulate  acque  di 
Auerno                                     79 
Diana  cacciatrice                        82 
Diana  cangiata  in  Gatto              91 
Diphtera  libro  di  Gioue            119 
Dipintori^  Scultori  antichi  prende- 
uano  lpeffo  da'Poetij  &  talhor  da 
sé  difegnauano  le  fìatue  de  gli 
Dei                                        12O 
Dei  in  fimilitudine  de  animali      i? 
Difcordia  fra  Giunone^  Gioue  qual 
fia                                        ii9 
Dite,e  Plutone                         203 
Dio  delle  Mofche                      259 
Dio  de  Mercanti                        244 
Difcordia  fra  qual  Dei  pofta3caccia- 
radalcieldaGioue,nonfu  chia- 
mata alle  nozze  di  Peleo  3  e  Teti 

Difcordia  come  difegnata  29? 

Dionifìo  onde  detto  308 

Dio  de  gli  horti  326 

Dipintura  di  Apelle  3  41 

Dodeci  Altari,  polli  lotto  a'piedi  di 

Giano  34 

Due  caualli  dati  dall'Aurora  da  Ho- 

mero .  69 

Donne  fi  fan  f offe,  credendo  diuen- 

tar 


T    A     V 

tar  più  belle  12 f 

Domiduca  cognome  di  Giunone  141 
Dei  fìgnificare  più  cofe  1 6  $ 

Dori  190 

Donne  fcacciate  dalle  ceremoniedi 
Hercole  259 

Donne  fole  in  Tracia  entrauano  nel 
tempio  d' Hercole  1S9 

Donne  acculate  e  difefe  265; 

Doni  de  figliuoli  di  Medea  alla  figli- 
uola di  Creonte.  279 
Draghi  dati  a  Cerere  1 63 
Due  mani  congiunte  che  fìgnifìcafse 
ro                                         %3$ 
Due  cofe  mirabili  fra  le  date  a  gli 
huominidaDio                    263 


EBrezzafacramentodiBacco$i2 
Ecliflì  della  Luna  88 

Eaco  Giudice  dell'Inferno         202 
Echoamatada  Pan, che  fìa  vdita  re- 
plicar da  Lucretio  in  alcuni  luo- 
ghi feije  fette  voi te,innamorata  di 
Narcifo  98 

Echo  replicauain  vn  portico  de  gli 
Elei  fette  uolte  98 

Echo  figliuola  dell'Aria ,  e  della  lin- 
gua defcritta  da  Aufonio.        98 
Eho  defcritta  da  Monfìgnor  Barbaro 

98 
EdufaDea  14? 

Effetti  d'Amore  558 

Egida  portato  da  Giunone         280 
Egida  onde  detta  280 

Ega  figliuola  del  Sole  281 

Ega  in  Greco  fuona  Capra         281 
Elementi  adorati  dagli  Egittijfenza 
farne  imagine  alcuna  7 

Elementi  fatti  Dei  38 

Eleufìnefeite^mifterij  166 

Eleufìne Dee  vedute  ftarfi  inpubli- 
co  da  Numenio  fìlofofo ,  che  Dee 
fo  fl  e  ro  i  n  te  re  tfe  166 

Elmo  d'Orco ,  e  Plutone  204 

Elmo  di  Minerua  264 

Eloquenza^  fua  forza    z4$.&2?i 


OLA 

Elmo  d'Orco  282 

Eleufìne  Dee  con  Bacco  3  2 3 

Elementi  mafchi,e  femine         3  96 
Empufafantafmad'Hecate  81 

Endimione  amato  dalla  Luna  ,heb- 
be  della  Luna  cinquanta  figliuo- 
Icitudiofiffimo  delle  cofe  del  Cie- 
lo 89 
Ennoigeo                                    188 
Encelado  dipinto  nel  manto  di  Mi- 
nerua                                   284 
Eolo  con  venti  per  Tinuerno       191 
Eolo  Re  de' venti                       191 
Eonoouer  Licinio  cugin  d'Hercole 
vccifo  da  figliuoli  di  Hippocoon- 
te                                        254 
Epicuro  dicea ,  che'l  mondo  a  cafo 
eragouernato                         279 
Ercina  compagna  di  Proierpina  63 
ErcinagiuocaconProferpina     175 
Eridano  fìume3è  il  Pò                 19? 
Erinne                                        168 
Epopeofecevn  tempio  a  Minerua 

269 
Epidauri  13 

Efpofìtione  di  Saturno  23 

Efculapiodoue  adorato  59 

Efculapio  come  portata  a  Roma  im- 
prigionato da  Minos  ,  rifufcita 
Glauco  61 

Efpofkiene  di  Ope  1 50 

Efculapio  Cotileo  2  5  ? 

Efculapio  nutrito  da  cani  158 

Eterniti  compagna  a  Demogorgo- 
gne.défcritto  da  Boetio  con  gli 
Dei  immortali  15.1 6 

Etiopi  fidipingeanocol  minio    nf 
Eteocle  morì  per  fuo  merito      223 
Eteocledi  Beotiafuil  primo,  ch'or- 
dinò, che  le  gracie  fi  adoraffero 
403 
Eurinome  figliuolo  di  Proteo,  chi 
fofle.edouefoffe  adorato        189 
Euro  vento  ipa 

Ei.rinomodiuoratorede'corpi  mor- 
ti 30$ 
Eumenide  310 
Efpofìtione  dell'antro   dell'eterni- 
tà 


T    A    V 


tà  20 

Euriale  vna  delle  Gorgone        279 
Euci mo  fcacciò  il  Genio  de*  Temelì 


.   333   , 

Euento  buono 

S13 

Eufrosina 

403 

Euandro 

14 

FAuoIa  di  Saturno  24 

Facciedi  Giano  .nell'anima  bu 
rnana  3 1 

Faccie  di  Giano  che  fignifichìno 

FacellainmanoaDiana  78 

Fauno  Dio  «8 

Fauno  come  dipinto  104 

Facelle  cinque  innanzi  alle  fpofe 

Faua  legume  impuro  169 

Fauna  Dea  380 

Fato  223 

Fantalo3miniftrode=fognì         247 
Fatiche  d'Hercoie  2  $7 

Faci  accefe  man  date  auanti  gli  effer 
citi  270 

Fama.Famadue  291 

Falloferi  32  $ 

Fafcio  di  fieno  fopra  vna  lunga  per- 
tica fu  ne  gli  itendardidi  Rom. 
298 
Fauore  con  la  fortunajtimido    j  5:  f 
Fele  gettato  via  141 

Fenici  credettero  Giano  eifere  il  mó 
do  31 

Fedra  amata  da  Tefeo  3 1 2 

Fere  mollruole  in  Libia  218 

Fede  come  difegnata  236 

Ferrodacui  prima  adoperato  288 
Feciale  facemote  298 

FefladiMarte,ediMin.  301 

Fenici  11 

Felicità  come  difegnata  358 

Felice  chi  fia  359 

Felle  di  Venere  Ericina  in  Sici  . 

294 
Felle  eleulìne  168 


OLA. 

Ferola  data  à  Bacco  3IT 

Felle  Adonie  3  97 

Feroma  Dea  134 

figliuoli  di  Saturno  28 

fidio  Dio  de'Romani  1 13? 

fidiaprefci'elTernpio  del  fìmulacro> 

da  fé  fatto  di  Gioue  Olimpico 

rì'homero  121 

figure  pileate  J34 

riama  pura  che  fignificafle  i$9 

fiume  llimati  Dei  194 

fiumi  con  le  corna  J94 

fiumi  delcritri  da  poeti  diuerfamen- 

te  194 

fiumi  dell'inferno  215  . 

figura  quadra  di  Mercurio  3  perche 

240 
fiori  ufatinefconui  ti  30? 

figure  offerte  a' Lari  329 

flammeo  velo  dellefpofe  13 6 

forai  lo  Dio  30 

forellieri  facrificati  a  Diana  nella. 

Taurica  regione     . .  73 

fontedelSole  123 

Fortuna  del  popolo  Romano  140 
flora  Dea  192 

Focolare  onde  detto  162 

flora  chi  fufle  1 91 

flora  moglie  di  Zefiro  192 

flegetonte  fiume  21  j 

fondanenti  di  Nettuno  1 89 

fochi  altrimenti  detti  Vitelli  marini 

190 
Forza  del  parlare  242 

fobetoreminillro de' fogni  247 
forba  ricchifTimo  d'Armenti  248 
fortuna  con  i'huomo  nafcen te  250 
folli  ca  vccello  d'Hercoie  257 

fortuna,perche  biafmata  non  è  331 
fortune  due  338 

fortuna  col  corno  della  copia  gouer 

natrice  delle  colè humane      339 
fortuna  buona.e  ria  433 

fortuna  polla  a  federe  da  Apel'le  dile 

gnata  da  Cebete,e  da  Caleno3e  da 

Pacuuio  337 

fortuna  buona  351 

fortuna  come  fatta  de  gli  Scitici  ve- 
b  tro,  con 


A 


T     A     V 

no  3  con  gli  Imper  adori         3  5  8 
fortuna  preiìb  agli  Elei,in  Egira  Cic 
rà  dell'Aeaia ,  col  corno  della  co- 
piale Cupido,  gioueuole  ad  Amo 

fortuna  come  dtfegnata  la  mede/I 
mach'Ifide,perlaLuna         397 
forza  d'Amore  ^7g 

fortezza  vera  qual  fla  279 

frigia  Dea  i)S- 

fraude  -  339 

fraudolenti  339 

fulmine  di  Sumano  dato  a  più  Dei ." 

\\6 
fulmini  di  tre  colori  1  \6 

fulmini  di  tre  maniere  \\G 

fulmine  detto  trisulco  1 1 6 

fuio3e  conocchiapor  tara  dalla  fpofa 

145 

fuoco ,  &  acqua  rappreféntati  alla 

fpofa  ^  143 

fufo,e  conochia  di  Tanaquil  cuftodi 

ta  co  riuerenza  in  certo  tempio  a 

Roma  143 

fuoco  Dio  de  Permani  184 

furie  infernali  310 

furinaDea  210 

furie  perche  tre  ,  che  s'intendano^ 

furieachiferuiflèro  314 

furie  con  l'ali       :  314 

furie  quattro  315 

fune  di  capelli  tira  ilfìmulacrc  nel 
tempio  d'Hercole  2  5*9 

furore  che  Ila  290 


GAnimedecoppierdiGioue  38 

Gallo  di  Apollo  43 

Gallo  d'EfcuIapio  61 

gatto  vede  di  notte  pi 

gallo  fiume  della  frigia  1 53 

galatea  onde  cofi  detta  178 

galacea  fopra  vn  carro  1 79 

gallo  con  Mercurio  243 

gallo  dedicato  a  Marte  299 

giudei  non  hebbero  fimulacri  4 


o   r  a: 

giano  chiamato  in  tutti  i  facrificiì 
28 

gianala  verga  fugaua  le  ftreghe  d'in- 
torno 30. 

g''ano,è  il  Sole  30 

giano  creduto  efiere  il  Cielo        3  f 

giano  (limato  Dio  de'principii,e  del 
le  Calende  padron  della  pace,  e 
della  guerra  35 

giani  furo  detti  gli  Archi  trionfali 
S$ 

giouinezza  defcritta  dall'Alciato  . 

.38 
giouanetti  Spartani  battuti auanti  il 
fimulacro  di  Diana  aipriflìmamé- 

te.  2    1* 

giouiuetto  ò  Verginella  facrificati  a 

Diana  in  Patra  Città  dell'Aeaia 

giù  uè  n  chi  al  carro  della  Luna      7? 
giunone  intefafotto  il  nome  di  Lu- 
cina 77 
gioue  creduto  il  maggior  di  tutti  gli 
i  altri  Dei,  detto  Re,  e  Signor,  del- 
l''vniuerfo,&  ottimo,  &  Mafsimo 

gioue  perche  intefb  da  gli  antichi,ie 
condo  Seneca  fìede  fopra  il  Ioto,è 
tutto  intefo  da  Platonici  per  l'ani 
ma  del  mondo  detto  da*  Latini  , 
perche  gioii i  93 

gioue  deferitto  da  Orfeo,è  fatto  pri- 
mo,&  vltimo  di  tutte  lecole,u  pò 
tea  chiamar  Prouidenza, Natura, 
e  Mondo  95 

gioue  Liceo  9% 

gioue  con  le  corna  di  Montone  fe- 
dente come  difegnato         .    106 
giano  alle  porte  del  Cielo         »   30' 
gioue  con  due  occhi  nel  tempio  di 
Minerua preffo agli  Argiui con  4 
orecchie,con  tre  occhi  110 

gioue  detto  marino  da  Orfeo,  e  da 
Efchilo  detto  Re  del  mare,  ha  tre 
Regni  da  guardare  jio 

giuftitia  porta  preflò  a  gioue      \  \i 
giuramenti  come  dati  ni 

giano  con  quattro  faccie  3  $ 

pioue 


T    A     V 

gioue  Horcio  1 1  i 

gioue  di  che  nutrito  in  Creta,  adora- 
to perche  non  nuocefle ,  in  forma 
di  fanciullo jcon  le  corna  incapo, 
&  con  le  faette  in  mano,  preffo  ad 
vna  capra  114 

gioue  con  gli  ornamenti  di  Bacco , 
dileguato  da  Poi icleto  115 

gioue  cuilode,  itatore  ,conferuatore 
115. &mJ 

gioue  fatto  fenza  fulmine  1  \6 

gioue  portò  Bacco  vn  tempo  attac- 
cato al  fianco,  parturiente  Labra- 
deo  la 

gioue  de'Leontini,  egli  altri  Dei  an- 
dati dall'Oceano  a  conuito     120 

gioue  fatto  inguifa  diPiramide  pref- 
foaSicionij  123 

gioue  in  forma  di  Montone.Ammo- 
ne  in  Egitto  124 

gioue Ammonein  grecia  difegnato 
da  Celti  con  vna  quercia, fi mo- 
itrò  ad  Hercole  veltito  d'vna  pel- 
le di  Montone  123 

gioue  con  corona  di  Re  fatto  roflb 

gioue,e  fue  conuerfioni  Ì16 

giunone  detta  Lucina,  moglie  di  gio 
ne  127 

giunone  con  belle  braccia  127 

giunone  con  l'hai  la,,  creduta  Dea  del 
le  ricchezze  125» 

giunone  coi  capo  auoltoinvn  pan- 
no, e  con  lo  fcettro  in  mano    119 
giunone  col  pomo  granato  132 

giunone  chiamata  lpolà  in  Beotia 

giunone  fpofa  fdegnata  con  gioue 

138 
gioue  come  fi  placò  con  Giunone 

giunone  Febru  ale,  fofpita  adorata  in 
Lanuuio  140 

giunone  con  vna  forbice  in  mano,  ri 
troua trice  del  matrimonio  giuga- 
le  140 

giugatino  Dio.  144 

giunone  icerduca,Domiduca.,Vnxia, 


OLA 

Cintia.  144 

giunone  Dea  Verginen le.  144 

gioue  fparge  il  fé  me  in  terra»      1 5  3 

gioue  nutrito  dall'Api.  158 

giardini  Seruiliani .  1  jp 

giufoneingratoaMedea.  J72 

giunone  hebbe  in  dono  due  caualli 

da  Nettuno ,  e  donò  duo  caualli  a 

Caftore  e  Polluce.  187 

giunone  Signora  delle  porte  delle 

città.  189 

giudicij  dell'Inferno ,  perche  fallì. 

201 
ghirlandedi  Plutone.  30^ 

ghirlande  di  NarcifTo  fatte  alle  fu- 
rie. 309 
gicueHamonio.  121 
giunone  commandaalle  furie.     214 
gioue  commanda  alle  furie lìigie.  & 
infernali.  214 
giunone  fligja,  cV  infernale.         214 
giuramento  dell'acque  lìigie  inuio- 
labile.                                  214 
giogo  del  bue  altare  d'Hercole  .257 
gioue  fcacciatore  di  mofche .      259 
giganti  come  deferita  3  &  ifpolH . 

284 
giunonelegata  da  Vulcano.        28.6 
giunone  come  ingrauidò  di  Marte . 

290 
gioue  giacque  con  Proferpina ,  can- 
giato in  lerpenie.  308 
ghirlande  trouate  da  Bacco.        3 13 
genio  nume  doppio,  di  Augurio  co* 
Lari,del  prencipe  de  luoghi,  33  % 
genio  del  popolo  Romano.        334 
geniocattiuorio,apparfoa  Cafllo . 
daTemefifcacciato.              33% 
gouernodellecofehumane.        341 
giultitiacome  difegnata,  vede  il  tut- 
to .                                        345". 
giudici]*,  quali  hanno  da  effere.  3  40 
giuftitia,e  calunnia  dipinta  da  A. 
pelle.  34* 
giuoco.  397 
germani  non  hebbero  itatue,netem 
pij  •  ? 
gemelli  come  dilegnati  nelle  co  fé  del 
b    a         Cie- 


ielo 


glauca forelta  di  Plutone.  25 

glauco  tagliuolo  di  Minos  .  6 1 

glauco  cornata  in  vitadaEfculapio., 

6\ 
glauco  Dio  Marino.  176 

geometria  trouata  da  Mercurio .  241 
greci  facrificauano  a  gli  Dei  fenza 

nominarli ,  3 

gratie  nella  delira  mano  d'Apollo . 

greci  lacrificati  a  Diana  nella  region 

Taurica.  72 

gratitudine  de'Romani  verfo  l'oche. 

131 
gran  madre.  148 

gran  madre  detta  Berecintia.      150 
gran  madre  portata  di  Frigia  a  Ro- 
ma. 153 
gran  Dee .                                  182 
grifi  con  Minerua.                      x^6 
gorgone.                                   281 
gorgone  ifole.    „  282 
gramignafacraraaMarte-  301 
gratie  con  Venere.                     404 
gratie  di  cui  figliuole  più  giouinette 
dell'Hore                              407 
gratie  quattro ,  perche  compagne  di 
Venere,  due,e  tre, con  Mercurio, 
Bacco  &  A  pollo.                    406 
gratie  nude,e  velli  te.                  406 
gratie  nella  delira  mano  ad  Apollo . 

408 
gratie  efpoile  in  cafa  Colonna  in  Ro 
ma .  412 

gratie  tengono  i  Mortali  infieme 
4ii 


H 


TAVOLA 

133     Harpie.  jjf 

HalUrubale  fuggia  da  Scipione  con 
.  vn  ramo  d'olmo  in  mano,  132 
Harpocrate  col  perfico  277 

Haila di  Minerua .  280 

Habito  delle  donne  d'Africa.  281 
Harmoniamogliedi  Cadmo,  39? 
Hercole  nel  foro  Boario  in  Roma  de 

Focefì . 
Hebe  Dea  della  giouentù,  fenzafla- 
tua  nel  tempio,  dedicato  in  Corin 
thoalei.  38 

Hecate.  79-8o 

Hecatombe .  79 

Hecate  adorata  ne'crocìcchi  delie 
vie  triforme,  adorata  più  che  gli 
aliti  Dei  in  Egina.  80 

Hecate  Demonio  maligno  padrone 
de  rei  Demoni,  facea  vedere  a'mi- 
feri  certo  fantafma.e'l  capo  di  ipar 
uiere.  *3 

Hega  nutrice  di  Gioue.  uf 

Helice  nutrice  di  Gioue.  nj 

Hercole  donò  ad  Onfale  la  fune  di 
Hippolita.  }i9 

Hercole  doppo  Giunone 3  «odiato 
da  Giunone.  139 

Hebe  molte  nel  tempio  della  Dea 
Bona.  17* 

Hercole  tralTe  dell'Inferno  Cerbero 
legato.  207 

Herebo  padre  delie  Parche  223 
Hermi  da  chi  prima  fatti.  24* 

Herme ornamento  commune  a  tutte 
l'Academie.  242 

Hercole  poco  differente  da  Mer- 
curio come  adorato  da'Francefi . 


HA  Ire  date  a  molte  imagini  de 
gli  Dei*  128 

Halle  adorate.  129 

Haita  premio  de'vittoriofi  in  batta- 
glia. Ì2  9 
Halta  mandata  con  Vn  occifo  alla  fé 
poi  tura  in  Athene.  129 
Haita  col  pilep  in  cima  a  Roma  134 


251 
Hercole  eloquentiflìmo.  253 

Hercole  più  forte.e  più  gagliardo  af- 
fai di  Mercuriojfra le  Mufe,Miner 
ua,e  Mercurio.  253 

Hercole ,  e  Mercurio  fopra  gli  effer- 
ati j  nel  dromo  de  Lacedemoni]'. 

**3. 
Hercoh  quanti*  254 

Hercole  Melampigo*  254 

Hercole  armato*  254 

Her- 


T     A     V 

Hercole  ferito  da  figliuoli  hippoco- 

oute.  2?? 

Hercolebeuitore.  a  5? 

hercole  mangiatore.  2 5  5 

hercole forte  d'animo  ,psr  lo  Sole  , 

per  lo  tempo.  158 

hercole,  &  Apollo  alle  mani  per  Io 

Tripode.  260 

hermathena.  26? 

hecuba ,  e  lua oblatione  a  Miuerua . 

283 
hederaconfacraraaBacco.        31 J 
hedera,  perche  data  à  Bacco.        315 
hedera  pian  tad'Ofìri.  31? 

hermipoli  città  d'Egitto.  323 

hercole ,  con  Mercurio  ,  e  Cupido  . 

Sài 

hefpero  della.  404 

"*hi!toria quando  cominciò.  24 

himeneo  chi  foiTe.Dio  141 

hippopotamo.e  fua  ingrati  tudine,& 

empietà.  111 

higera  figlia  d'EfcuIapio.  t  6\ 

hipnolitaamazzatadaHercole.  119 
hippomene,&  Atalanta  giacquero 

infìemein  vnafelua  confecrataal 

la  Madre  de  gli  Dei.  151 

hippocoonte  co'iìgliuoli  vccilo  da 

Hercole.  254 

hierone  mandò  a  donare  vna  Vitto- 
ria tutta  d'oro  a'Romani .      271 
homero  ,  &  Hefiodo  furono  intorno 

a  4000.  anni  auanti  Herodoto .  y 
hore  con  Giunone.  132 

honore.  275; 

hortaDea.  277 

hore  ftagioni  dell'anno .  521 

horo.  322 

hore  dette  da  horo.  32 1 

horo  come  diiegnato .  322 

hore  con  Venere .  405 

hore  Dee  alle  porte  del  Cielo  quan  te 

fìano  40? 

hore  con  le  Parche.  406 

huomini  marini.  177 

huomini  fcacciati  delle  cerimonie 

della  Dea  Bona.  25? 


OLA 


ISole  de'Beati .  201 

Iride  pianfe  Horo  fuo  figlio.  322 
Ifigenia  nella  Taurica  regione,  fa- 
cerdotefiadi  Diana  Taurica  offer- 
ta in  facrificio  à  Diana, liberata 
da  Diana.  72 

Ifigenia  libera  Orette,  e  fé  ne  fugge 
con  lui.  72 

Icaro  padre  di  Penelope.  146 

Imagini  viuedei  Dei.  31 

Imagine  della  Dea  Bona.  174 

Imagine  dell'anno.  16 

Imagine  di  Saturno  con  tre  capi,  fi- 
gni Beatrice  de' tre  tempi .  23 

Imagine  di  Giano.  29 

Imagine  del  Sole.  47 

Imagine  delle  Mule.  .  40 

Imagine  della  Salute.  63 

Imagine  d'Apollo  in  Elefantinopo- 
ìi.  66 

Imagine  dell'Aurora  in  Atene .     69 
Imagine  di  Diana.  71 

Imagine  di  Gioue  preffoa  Marna- 
no. i^S 
Imagine  di  Venere  in  Pafo  de  gli 
Dei  fenzaforma  d'huomo  altro  a- 
nimale.  11» 
Imagine  in  forma  di  ombilico.   122 
Imagine  di  Giunone  piefTo  a  Mar- 
tiano  .  150 
Imagine  della  Concordia  con  la  cor 
nacchia.  141 
Imagine  d'Himeneo.  144 
Imagine  di  Saturno.  27 
Imagine  della  gran  Madre  in  vna 
medaglia  di  Fauftina.             157 
Imagine  di  Nettuno  in  certe  meda- 
glie.                                     184 
Imagine  dello  Spauento  da  Corin- 
ti dedicata  à  figliuoli  di  Medea . 
'  279 
Imaginedi  Vulcano.                  288 
Imaginedi  Marte.                      290 
Imagine  di  Sileno  trouatainvn  /af- 
fo rotto.                               308 
Ima- 


T    A"    V 

Imagine  de'  Penati  330 

inuentori  de  gl'arnefi   di  guerra. 

115» 
incanratrici  di  Tenaglia.  48 

infegne  proprie  di  Gioue.  12? 

inaco  fiume  194 

imbafciatori  pacifici  232 

infegne  de  Romani  alla  guerra  . 

298 
inuidia.Ignoranza  $^9 

inuentrice  cognome  dato  a  Venere. 

io  amata  da  Gioue  detta  Ifìde  dagli 
Egitii  86 

io  figlia  d'Inaco  2J0 

iride  nuncia  di  Giunone  12.8 

iride  per  voce  di  Giunone  menav- 
nafuriaadHercole  215 

iride  nuncia  Giunone  a  Gioue  . 

ira  ha  maggior  forzain  noi  dimoiti 
&  altri  afre tti.  291 

ìfole  delle  Sirene  ìgi 

iffedoni, popoli  della  Scithia,adora- 
uanovn  tefchio  5 

ifide  moglie  d'Ofìri  50 

tfde  genio  dell'Egitto,come  difegna 
tain  Egitto,goduta  da  Gioue ,  iti- 
tela per  la  terra,  col  corpo  pien  di 
poppe  mutata  in  Vacca  84 

ifide  foprale  nauigationi coronata 
d'Abrotano  169 

ifide  appare  in  fogno  Teletufa  col 
ciembalo  in  mano  84 

ifide  apparfain  fogno  ad  Apulegio. 
82 

iterduca  cognome  di  Giunone  144 

itercidone  Dio  104 


LA  luce  degli  occhi  del  Gatto  fce 
ma  16 

Latonaconuerfa  in  Lupa.  42 

lauro  d'Apollo  coronauagli  Poeti, 
e  gl'Imperatori  3  hainfenon  fo 
che  di  diuino ,  atto  a  far  vedere  il 
vero  ne*  fogni ,  creduto  affai  gio- 


o  l  a: 

uare  alla  fanità,  ha  certa  virtù  oc- 
culta di  foco.,  fregiato  con  l'hede- 
ra  fa  foco.abbrucciato  fa  gran  ru- 
more 46 
lauro  dato  alla  Lu  n a  8  2 
iafciuia  defcritta  da  Filoflene  Ere- 
trio                                            10$ 
lari  Dei                                    329 
larentia                                      171. 
lamie.                                     "218 
lamia  innamorata  di  Gioue        218 
lachefi                                    226 
lauro  fegno  di  Vittoria              298 
laro,ò  folica  vccello  d'Hercole  2  $6 
laocoonte,e  figliuoli,vccifi  da'  ferpi. 

280 
larario,lararij  dell'Imperatore  Alef- 
fandro  280 

lacci  de  gli  A  morì  $66 

lettere  Egittie  3 

leuanaDea  148 

leoni,  domatura  150 

leoni ,  perche  dati  a  Cibele  nutriro- 
no Cibele  150 
leggi  di  Cerere  164 
legumi  distribuiti  da  Cerere      1 69 
leucofia  Sirena  181 
lettera  de  gli  Antipodi  portata  dal 
vento                                  20  j 
lete  fiume                               ny 
leucopigo,chi  detto                  2*3 
lebeti                                         2j9> 
lettera  di  Pitagora                     274 
lepre  fi  confà  all'Amore,  mangiato 
falaperfonabella                 374 
leonza  più  feroce  del  leone        376 
licurgo  non  uolea  ,che  ad  huomo,  o 
ad  animale  alcuno  folle  Dio,afsi- 
migliato  ? 
libi;  non  riebbero  ne1  primi  tempi 
alcuna  ltatua,o  tempio,  od  altare 

limentinoDio  30 

lira  in  mano  di  Apollo  40 

liburna  natie  adorata  da- Germani 
per  Ifide  8? 

ligia  Sirena  181 

lione  Re  delle  Fere  184 

Uffa 


T     A     V 

lifla quarta  Furia  .  aij 

libitina  era  Venere  224 

lira  da  Mercurio  donata  ad  Apollo 

228 
lingua  comperata  a  Mercurio    243 
Ecìnio,o  Eonocugind'HercoIe  i%% 
lioni  dati  a  Vulcano  28  8 

lifandro  vinfegli  Atheniefi  due  vol- 
te 299 
lucullo,e  fuoi  poderi , ornatiflìmi  di 
itamele  pitture  io 
lupo  perche  dato  ad  Apollo         41 
lupo  ha  buon  occhio                    42 
lupo  di  metallo  dedicato  ad  Apol- 
lo in  Delfo  feoperfe  il  furto  delle 
cofe  l'acre  fatte  nel  tempio  di  Del- 
fo 42 
luna  in  forma  di  vacca                 49 
luna  aiuta  il  partorire                  76 
lucina  più  antica  di  Saturno  ^fecon- 
do che  fofle  iecondo  alcuni  vna 
delle  Parche  fecondo  chi  77 
lucina  incoronata  di  Dittamo     78 
luna  quando  creduta  feendere  nel- 
l'inferno j  perche  dettaHecate  ,  e 
Triforme  8 1 
luna  tirata  in  terra  con  incanti      89 
luna  cagion del  fluflb ,  e  rifluflb  del 
mare                                      91 
lunette  portate  à  piedi  da  gl'antichi 
Romani  91 
luperei,o  lupercali  ferte              140 
lotta  figliuola  di  Mercurio         239 
lucerna  di  Minerua                    269 
lupo  col  filentio                        276 
lupo  portato  daRomanijper  infegna 
alla  guerra                              298 
lupo  animai  di  Marte                2  99 
luno  Dio  de  Parti                   .  3 50 

M 


MA  filli  della  Francia  adorauano 
i  tronchi  de  gli  alberi        5 
Marcello  portò  le  itatue  da  G  recia  a 
Roma  6 

marcellobiafmato  fi  vantauad'ha- 
uer  prima  d'ogn'altro  dimoitrato 


OLA. 

à  Romani  d'ammirar  le  belle  cofe 
della  Grecia  6 

materia  de  fimulacri  12 

marco  Tulio  ruppe  A fdrubale       3* 
marre  intefo  per  alcune  proprietà 
del  Sole  27 

macchiedellaluna  81 

magia  dannata  da  Romani     ,      £8 
marcia  Romana  grauida  l'enti  veci- 
derfi  il  parto  nel  ventre  dal  fulmi 
ne  216 

matrimoniOjintrodotto  da  chi,  e  co- 
medipinto  141 

manie  Dee  -210 

mali  che  Hanno  alla  porta  dell'Infer 
no  228 

mano  confecrata  alla  Fede         237 
marte  tenuto  da'  Romani  fuor  della 
città  28J 

marte  con  Venere  289 

marte.e  fuadifpofitione  ,  come  nac- 
que 290 
mano  aperta  fu  negli  flendardi  Ro- 
mani 298 
marte  giacque  con  la  madre  301 
marf?a,vn  de'fatiri  miniltri  di  Bacco 

312 

marfia  feorticato  da  Apollo3chi  fof- 

fe  312 

macaria  figliuola  di  Hercole      355 

machinatrice  cognome  di  Venere 

39} 
menfa  del  Sole  52 

medaglia  de  fauftina  16 

membri  genitali  adorati  in  Egitto 

10? 
meliffa  nutrice  di  Gioue  114 

megera  209 

menippo  Cinico^e  fua  pazzia    2 1 2 
meragetaDio  226 

meffaggier  i  delli  Dei  331 

mercurio  nuncio  di  Gioue         23' 
mercurio,efuo  vfficio  231 

mercurio  come  difegnato  231 

mercurio  mandato  da  Gioue  a  Cali- 
pio,  conduce  Priamo ,  nel  campo 
de'  Greci^ad  Enea^có  pernice  col 
capello  alato  .    238 

tv,  eroi- 


T     A     V 
mercurio  Inuentor  di  tutte  l'arti 

2,41 
mercurio  moftrò  agli  Eittij  leletere 

e  le  leggi  141 

mercurio  dilegnato  da  Galeno  237 
mercurio  Dio  de  mercatanti  244 
mercurio  col  Gallo  244 

mercurio  perche  sbarbato,con  tre  ca 

pi^ha  cura  de  pallori  247 

mercurio  intefo  per  lo  Sole  249 
mercurio   da   gli  Egittij   adorato 

mercurio3&  Hercolefopra  gli  erTerci 

tii  2)1 

medula  chi  folle,  vna  dallegorgone 

282 
menade3Baflare,  e  Bacccfur  dette  le 

facerdo  teffe  di  Bacco,  di  che  lì  ve- 

ftiuano  5 13 

membro  virile  apparfo  in  cafa  di 

Tarquin  Trifco  321? 

melito  ,  eTimagora,  fi  dirupò  per 

amore  359 

mercurio  ,  &  Hercole  con  Cupido 

368 
mercurio  con  le  Gratie,  Bacco,  & 

Apollo  409 

minerua  che  fia  fecondo  Porfirio  52 
mitridate  aflediò  Cirico .  79 

minaccie  fatte  a  tutti  gli  Dei  da  gli 

incantatori  88 

miilerij  tenuti  occulti  104 

minerua  Ipiega  il  fulmine,  Miracoli 

del  fulmine  in .116 

meflen ij  due giouanijlì  finfero  Ca- 

flore.e  Polluce  per  ingannare  i  La 

cedemonii  Ì3  3 

minerua  Signora  delle  fortezze.270 
minos giudice  dell'inferno  202 
miiterii  Eleufinii  166 

miracoli  del  Fulmine.  116 

minos  figurato  da  Dante  in  formadi 

beftia,che  lignifichi  202 

minerua  fi  valfe  dell'elmo  d'oro. 

265 
miniflri  de' fogni  247 

miagro ,  o  miode  Dio  delle  mofche 

pretto  a  Greci  %%9 


OLA 

miode  Dio  delle  mofche  pretto  t. 

greci  2J9 

minerua  Dea  della  prudenza      z6$ 

minerua  come  fatta3armata,per  gli 


greci  con  tra  Marte  z6f 

minerua  come  nata  x6% 

minerua  con  la  sfinge  3  e  con  Grifi, 

x66 
minerua  detta  Pallade  z66 

minerua  detta  Tritonia,  onde  coli 
detta  267 

minerua  detta  Bellona,  e  Bellona  in 
che  differenti  267 

minerua  con  la  conocchia        $69 
minos  Re  di  creta  61 

minerua  con  la  ciuetta  269 

minerua  con  Talari  280 

mìnet  uà  con  l'ali  a  piedi  280 

minerua  fidilettaua  di  tre  ftranifll- 
me  beitie3come  velli  ta  2  81 

minerua  nume  principale  de  gli  A- 
theniefi  2,83 

minerua  frenatrice  di  caualli     284 
minerua^e  Vulcano  polli  infìeme ,  e 
Vulcano  nume  d'Atene         284 
minerua  detta  vrbana,dipinta  fu  le 
porte  della  città  .  28? 

minotauro  portato  da  Romani  per 
infegna  alla  guerra  298 

minerua  fempre  vergine  302 

mida  prefe  vn  Sileno  con  l'odor  del 
vino  310 

millenne  cerimonie  di  Bacco    3  z6 
minerua  gittòvialapiua  284 

mirto  dato  à  Venere  388 

moltitudine  di  Dei  2 

modo  trouato  da  Perii  per  mandar 
rollo  le  nouelle  delle  cofe  9 

moltitudine  di  pitture,di  ftatue     9 
montone  dato  al  Sole  45 

morte  di  Saturno  j  7 

mondo  9S 

montone riuerito  dagli  Egitti)  1 19 
mogli  de  Sacerdoti  3  che  portafiero 

141 
morta  Parca  ^         223 

morfeo,minillro  de' fogni  247 

mofche  aó  andauano  nel  tempio  di 
Hercole 


T     A    V 

Hercole  in  Peonia  259 

Monete  degli  Atheniefi  comefatte 

287 
motto  di  Catone  cotra  Albidio  2  89 
momoDio  'J47 

moifo  3  93 

mufe-  dette  alcune  volte  Sirene,  di 

che  tìgliuole,quante  4° 

mule  perche  dipinte  t  che  fi  tengono 

perniano  41 

mulo  al  carro  della  Luna  76 

mula  di  quali  animali  nafca         7? 
mutino  Dio  241 

mutìca troiata  da  Mercurio        242 
mule  col  fonno  24? 

mufe  fono  fpeflb  le  mede/ime  con  le 

Ninfe  307 


N 


NAue  del  Sole  44 

Natura  come  rapprefentata 

dagli  antichi  84 

Naued'Ifide  85 

narciflb  fior  grato  a  morti  209 

narciflb  dato  à  Bacco  316 

naue  di  Bacco  317 

nealce  dipinfe  la  guerra  tra  Peri? }  e 

gliEgittii  122 

natura  de  Lioni  150 

natura  de  Fraudolenti  353 

natura  d.jllaTeftuggine  151 

naicimento  di  Venere  373 

nettunoincauallo  168 

nettuno  Dio  dell'Acque  168 

nereide  177 

nereo  177 

nettuno  primo  domator  de  Càualli. 

185 
nettuno  detto  Equeftre  18  j 

nettuno  Signor  delle  mura  ,  e  delle 

fondamenta  della  città  187 

neceflìtàDea  222 

neceflìrà  madre  delle  Parche  222 
neceffità  con  l'huomo  nafcente  244 
nino  Rè  7 

nettuno  con  Minerua  286 

nettuno  detto  Re  285 


OLA 

nemèfi  chi  fofle  ««341 

nemefi  detta  Adraftìa  3  4 1 

nemefifenz'ali  341 

nemefi  la  medefima  che  la  Giuftitia 

342 
nicagora portò  in  Epidauro  Efcula- 

pio  61 

nicone  126 

ninfe  di  Giunone  21? 

ninfe  marine  189 

nilo  fiume  come  dilegnato        196 
ninfe  madri  de  gli  amori  393 

nomi  del  Sole  iì$ 

nouella  d'EfcuIapio  61 

nodo  d'Hercole  143 

nouella  della  itatua  di  Teagene  3  o 

Nicone  126 

nozze  di  Cerere  167 

nouella  di  Flora  168 

nomi  delle  Sirene  181 

noto  vento  15?! 

nomi  delle  Parche  ,  Nona  parca 

220 

notte  madre  delle  Parche  223 

Nocchier  dell'Inferno  21? 

notte  nutrice  della  morte ,  e  dei  fon- 
no come  difegnato  24? 

nome  del  Nume  cufiode  di  Roma 
da'  Romani  occultato  297 

nouella  d'alcuni  giouani  ebri     3  1 8 

mima  non  volea^ch'a  Dio  potefle 
darfi effìgie  alcuna  j 

numa  ordinò  in  Roma  la  religione . 
6 

numero  pare,&  difpare  137 

numenio  filofofo  vide  le  Dee  Eleufi- 
neftarfiinpublico  comemeretri 
ci  158 

nume  occultato  196 


O 


OChiodiGioue  127 

Oca  confecrata  a  Giunone 
127 
Oche  perche  tenute  da'  Romani  nel 
tempio  di  Giunone  130 

Oceano,efua  imagi  ne  189 

e  Ocea- 


T"  A     V 

Oceano  padre  degli  Dei  189 

occhi  di  Minerua  263 

ocrifiaferuadi  Tanaquil  fatta  grani 
da  322. 

occafione  difegnata  da  Fidia  347 
occafion  con  la  penitenza  347 
oliuoalboro  di  Minerua  270 

oliuo  legno  di  pace  254 

oliuo  dato  a  Minerua  124 

opinione  271 

opinione  di  Trifmegjflo  intorno  a  fi 
mulacri  de  gli  Dei  4 

ope  287 

ope  inoltrò  a  Saturno  d'hauer  fatto 
vn  CauaIlo,quando  partorì  Satur 
no  287 

origine  de  gli  Dei,de  Simulacri    6.7 
orojargento^auorio^  altre  coli  fat- 
te materiejperche  non  buone,  per 
far  Simulacri  di  Dei  .       13 

orefle  capitò  nella  Taurica  regione 

orbe»delIaLuna  habitato  non  men 

che  la  terra  per  opinion  d'alcuni 

filofon"  8i 

ordine  buono  per  giudicar  l'anime 

Orco  204 

oropiouutofopraiRodiani      209 

orette  forsennato  li  mangiò  un  dito 

della  mano  2?o 

oracolo  di  Mercurio  2  60 

oracolo  dato  a  Gioue  281 

olìri  vccifo  dal  fratello  Tifone^  A- 

pi  il  medesimo  50 

ofiri  a  gli  Egiti j  ,  quel  che  Bacco  à 

Greci  319 

ofiri  in  forma  di  fparuiere,  vccifo  e 

sbranato  da  Tifone  322 


PAtuIcio  Giano  35 

Partenope  <s? 

Papauero  Significa  le  Città^date  alla 
Luna  82 

pan  Dio  96 

panico  terrore  96 

pan  creduto  eSTere  flato  il  primo  che 


O     L     Ai 

■  fuonaiìe  la  Conchfglia^da  i  Trito 
ni  penata  96 

panico  creato  terrcre/tgò  Eremo 
eFrancefi  in  Grecia  96 

pan  promife  ad  vno  ambafeiatore 
Athenielédi  trouarfi  in  aiuto  de* 
Greci  contra  Perfi  ne'  campi  Ma-, 
ratonii  97 

pan  defenttoda  Silio  Italico,perchc 
con  le  corna j  perche  con  lafaccia 
vermiglia  ,  perche  con  la  barba 
longa,perche  con  la  pelle  maculo 
fa  91 

pan  perche  con  la  verga  paftorale, 
perche  con  la  fillula  98 

pan  perche  pelofo  di  lotto.perche  e 6 
piedi  di  capra,  intefo  per  lo  Sole  3 
perche  in  tefo  da  Macrobio     102 
pan  intefo  da  Platone.,  per  Io  ragio- 
nare^ come  dipinto  da  gli  anti- 
chi 1 03 
pan  vn  de  gli  otto  Dei  principali 
dell'Eg  tto,fatti  con  membro  dric 
to                       •                    1 04 
pandeno  nipote  di  Fidia  iM 
pauon  dato  a  Giunone  d'oro  dedica 
to  da  Adriano  à  Giunone       130 
parole  che  fi  vfauano  di  dire  ne'  ma- 
trimoni!                                142 
partundaDea                            144 
pauentiaDea                             231 
polifonia  fpauentato  dalle  Dee  E  leu 
fine                                       J67 
pan  vide  Cerere  tutta  meda       168 
parche  mandate  a  Cerere  1  f>8 
pale  Dea  de  Pallori                    170 
palilia. fella  che  fi  fa  a  Roma  il  dì  di 
Natale                                  1 70 
palemoneDio  182 
partenope  Sirena                        18 1 
pace  n  si  grembo  a  pluto            208 
parche  tre  filanti                       119 
parche  prelte  a  feruitii  di  plutone 

2»8 

parche  di  chi  nate  219 

parche  cantanti  con  le  Sirene  da  gli 

orbicelelli  ^223 

parche  credutecofadel  cielo  càcelli« 

re  de 


T    A    V 

re  de  gli  Dei  zz$ 

Parchedifegnatein  certa  lama  anti- 


cadi  piombo 

22$ 

Pace  Dea 

iii 

Pace  amica  di  Cerere 

234 

Palellra  figliuola  di  Mercurio 

127 

Palellra  trouata  da  Mercurio 

139 

Pattante  vccifo  da  Minerua 

280 

Pallade  onde  detta 

266 

Palladio 

166 

Pallidezza  adorata  in  Roma 

279 

Pacaici  Dei  de'Fenici 

288 

Palagio  di  Marte 


2  9J 


Papremo  Città  dell'Egitto  doueera 

adorato  Marte  296 

Pantere  perche  con  Bacco  304 

paiìi  voleano  che  Venere  vfcita  del 
mare ,  prima  a  lor  foflè  apparfa  , 
che  ad  altri  380 

Palìtea  400 

perii  non  hebbero  ne' primi  tempi 
alcuna  ilatua ,  o  tempio  3  od  alta- 
re 5 
perpetuità                                   \6 
peftilenzainpatra3  e  perche         69 
pecore  non  ìacrificate  da'Tcbani  di 
Egitto                                    124 
penelope  moglie  d'Vlifle            146 
peflìnunte  Città  principal  della  Fri- 
gia                                            T$S 
perefate  nome  di  Proferpina,che  par 
tori                                       1 74 
peleo^e  fuo  voto  fatto  al  fiume  Sper- 
chio                                    1 94 
perfeo  vccife  Medufa                 20  y 
penne  perche  date  a  Mercurio    a 3  S 
perfe  dato  ad  Harpocrate            z  77 
peplo  velie  di  Minerua              283 
pezzo  di  2enzado  fu  tra  gli  flendardi 
Romani                                298 
penati  Dei                               330 
penitenza                                347 
penitenza  con  l'occafione          3  4? 
periflea  mutate  in  vccello          3  75 
pietre  tren  ta  quadre  adorate  y 
pietra  diuorara  da  Saturno ,  che  non 
volle  cedere  a  G  ioue                24 
pieride  sfidarono  le  Mufea  cantare 


O     L     A. 

coniierfe  in  piche  49 

pitone  vccifo  da  Apollo.  41 

pietra  prefifo  a  Penici  tenuta  perla 

imagine del  Sole.  48 

pietra  de' Megarefi  lotto  il  nome  di 

Apollo.  "  4<5 

picoDio.  88 

pilunnoDio.  ioj 

pino  dato  a  Pan.  106 

piti  amata  da  Pan,è  mutata  in  pino . 

io? 
pino  confacrato  alla  gran  Madre. 

Mi 
pietra  del  monte  Sipilo  miracolofa  . 

157 
piritoo  vccifo  da  Cerbero.  207* 

piramidi  d'Egitto.  219 

pietre  gittate  alla  ftatua  di  Mercu- 


rio. 247 

pioppa albero  d'HercoIe  2*8 

pico vccello  di  Marte.  300 

pioppa  albero  infernale.  313 

pica  data  a  Bacco .  315 

pino  perla  fraude.  34? 

pito  fra  le  Gratie ,  pollai  con  Venere 
da  gli  Elei.  $99 

pl.utone  Re  dell'Inferno.  201 

pluton  Dio  delle  ricchezze,  perche 
Re  de  morti.  208 

pluton  e  per  lo  Sole.  -    20? 

plutone detto  orco.  ioy 

plutone  con  che  in  manOjCome  dife- 
gnato  nel  tempio  di  Giunone  in 
Grecia .  20? 

pluto  Dio  diuerfo  da  Plutone  in  ma- 
no alla  Fortuna,  in  quanti  modi 
difegnato.  208 

pluto  in  mano  alla  Pace.  zo3 

platano  dato  al  genio .  334 

pluto  pollo  con  la  Fortuna.        119 
porte  del  Cielo  due.  29 

portuno.  29 

pollùorta.  31 

porte  della  guerra.  34 

poppa  di  Giunone.  %9 

porco  facri fi cato  da  gli  Egittij  alla 
Luna  fola.  79 

portuno  contra  gli  fpergiurij.     ni 
e    z        poi- 


T    A    V 

polluce.  iji 

porina  Dea.  23 1 

porco  iacrificaro  a  Cerere.  168 

*  \         pomona  moglie  di  Vertunno.     170 
*  -  polifemo  innamorato  di  Galatea  177 

portuno  chi  fofTe.  184 

pò,  detto  Eridano  con  la  faccia  di 
Toro.  194 

pollifemo  vccife  A  ti.  1 9% 

polinice  morì  per  dettino.  223 

porgere  altrui  nerba  fu  legno  di  con- 
fettarli vinto.  233 
pomi  granati  fegno  di  cócordia.  238 
porta  de'fogni  nell'antro  d'Anfiarao 

246 
porte  de'fogni  preflò  a  Virgilio  2  46 
porco  portato  da  Romani  per  infe- 
gna  alla  guerra.  298 

*.-       poeti  coronati  dilauro,  e  d'hedera 
308 
prometeo  adorato.  8 

•\     preghiere  defcritte  da  Homero  come 
*  fatte .  29 

principe  viue  imagine  de  gli  Dei.  3  o 
prouerbio  predo  a  Greci,  odi  colui 
c'haquatrro  orecchie.  46 

prouerbio  Cangili  più  ch'Empufa . 
78 
,*     prouidenza.  7 

'    •;    priapo,e  Venere  prendenti  alla  con- 
giuri tion  de  gli  fpofì.  143 
*,    pnapo detto  Mutino.                 J43 
•    proportion  decupla  fra  gli  elementi. 
90.91. 
proferpina  rapita  da  Plutone,  che  li- 
gnifichi.                        204-t6y 
proferpina,dichinara.               173 
proferpina  fìgnifìcante  le  biade.  174 
proteo  cuitode,  e  pattore  delle  bellie 
.  marine  eletto  Rè  dell'Egitto^  per- 
che di  diuefe  forme.  189 
proteo  fignor  dell'itala  Carpato.  189 
proferpina  con  Plutone.            204 
prometeo  ambafciatoreaGioue  142 
prometeo  ito  in  Cielo,inuolò  il  fuo- 
co dal  carro  del  Sole,diede  al  raon 
do  l'arti.                                  284 
protemi  era  detto  certo  facrificio  289 


OLA 

proferpina  partorì  Bacco  in  forma 
di  Toro.  309 

priapo  nato  di  Bacco ,  il  medefimo 
che  Bacco.  32*? 

priapo  come  fotte  fatto  .  376 

priapo  Dio  de  gli  horti  come  veitito. 
326 

proierpina  prela  per  la  metà  della 
terra  404 

publico  Munatio  perche  imprigio- 
nato. 311 


a 

Q Verde  dorate . 
Quercia  molto  vtile. 
Quelito  d'Amore. 

R 


371 


RAdamanto  giudice  dell'Inferno 

Religion  perfettion  principale  de  gli 
huomini.  1 

ReFgittiicheportalTeroin  tetta  184 

Rifuggiti  al  tépiod'Hebein  Corinto 
erano  liberati  d'ogni  lupplicio.  33 

Ricchi,  e  potéri  limili  al  pauonei27 

Romani  fletterò  170.  anni  ienz'al- 
Cun  Simulacro  di  Dei .  4 

Romani  ttimauano  molto  l'opere  de 
l'arti  Greche.  .  6 

Romani  curiofi  in  cercar  molte  Ira- 
tue,e  pitture.  7 

Romani  perche  dauano'a  Calendé 
di  Gennaio  a'nuoni  magiftrati  al- 
cune foglie  di  lauro .  46 

Romani, nò  teneano  nella  città  quei 
numi,  i  quali  penfauanoefierpre- 
poftiallecofe  noceuoli  286 

Rofe  date  a  Venere,  come  diuentate 
vermiglie  di  bianche.  387 

Rumina  Dea.  148 


1  Attimo  riceuuto  da  Giano  a  parte 
|  del  regno .       .  27 

Sa- 


T    A     V 
Saturno  con  piedi  legati ,  quando  fi 
fcioglieua.  z8 

Saturno  pcheintefoda'platonici.  12 
Saturno  per  Jo  tempo.  23 

Saturno  cangiato  in  cauallo.         s8 
Sacerdoterta  di  Diana  h  giacque  con 
vnfuo  amante  nel  tempio  di  Dia- 
na in  Patra.  73 
Sacrificijd'Hecate  ne'crocicchi  del- 
le vie-                                     80 
Satiro  menato  a  Siila  s  veduto  da  S. 
Antonie:.                              104 
Satiri  d'ifole  velocitimi  defcrittida 
Luciano,edafilortrato            104 
Satiri  non  andauanoin  cielo  mai  104 
Satiri  fatti  col  membro  dirittOjCom- 
pagni  di  Bacco                        105 
Satiri  come  dipinti                     $04 
Samo  detta  Partenia                   136 
Sacrificio  di  Giunon  giugale        141 
Sacerdoti  della  gran  Madre  caftrari 

Sacerdoti  dellagran  madre  detd  Gal 

li  151 

Sangario  fiume  isx 

Sacrifici!  lenza  fuoco  no  fi  faceuano 

mai  \6% 

Sacrincij  della  Fede  255 

Sacrificio  di  Vulcano  188 

Sacrifìcio  de  Sciti  a  marte  1^3 

Scarauaggio  dato  al  Sole  4  j 

Scarauaggio  rtimato  aliai  46 

Scauaraggi  come  riparino  alla  lor 

progenie  3  tutti  fon  mafchi,  non 

hanno  fraloròfemine  44 

Sciti  fecero  tempio,  aitare.,  e  fiatua  a 

marte  folamente  y 

Scarauaggi  limili  al  Sole  44 

fcettro  porto  in  man  dei  Creatore  da 

gliEgittij  108 

fcured'Hippolita  porta  in  mano  ad 

vn  fimulacro  di  Gioue,  portatale 

guardata  come  cofa  facrada'Re 

de  Lidi  120 

lcuItori3e  dipintori  antichi  prendea- 

no  fpeffo  l'efìempio  dalle  rtatue 

da'poeti  120 

fcure  chiamata  in  giudicio  jz6 


O     L    A. 

fciliasnnamoratadi  Glauco      !Si. 
lacrificij  difanguehumano  72. 

fciilamoirro  marino  rape  molti  de* 

compagni  di  Vi  irte  ipo 

fcilla gellofa  di  Circe  rga. 

icitifaceanotempio3altare3ertmula- 

cro  amandolo  293 

fcitihancarertia  di  legna  grandiffi- 

ma  234 

feri:  eh  introdurtè  il  culto  de'rtmula-' 

cri  7 

Se-rapido  2,7 

ieuerità  vfata  da  Cambife  contrai 

facerdoti  d'Api  51 

ferapi  adorato  in  Egitto^e  Serapi  on- 
de fu  detto  5  6 
feraci  intefo  per  Io  Solein  Egitto.,in- 

tefoperloNilo  j6 

ferpen  te  dato  ad  Efculapio  6t 

ferpenti  famigliari  ad  Efculapio  6z 
ferpenti  légno  di  fan  ita,  fegno  della 

falute  nelle  medaglie  di  Anti .  63 
ferpenti  rtimati  di  naiura  diurna,  col 

capodifparuiere  109 

fegno  di  nobiltà  130 

feruial  Pileo,  fegno  di  libertà     105 
legno  di  libertà  218 

femirami  nutrita  da  gli  vccelli     i*8 
ferpenti  perche  dati  a  Cerere  di  Sa- 

lamina  161 

fefollri  Re  dell'Egitto  \66 

femirami  da  chi  partorita  189 

ferpenté,  e  non  cane  in  inferno  207 
fèuere  Dee  ?d 

ferpen  ti  perche  col  caduceo        231 
ferpenté  di  minerua  280 

fetone  Re  dell'Egitto ,  e  facerdote  di 

Vu'cano  2S6 

lènnacheribRe  degli  Arabi  contra 

Setone  286 

fìleuco  Nicànore  perche  fatto  con  le 

corna  309 

feuero  fece  far  due  fortune  per  gli  fi- 
gliuoli 350 
feleno  fiume  facea  fcordare  ogni  a 

more  361 

sfìnge  in  Ethiopia,e  il  Gatto  maimo- 

ne  come  difegnata  z  1 9 

e    3        sfinge 


T    A     V 

sfìnge  con  minerua  z66 

fimulacri  perche  fatti  in  diuerie  mo- 
di ii 
fìmulacro  di  vn  tronco  di  pero  porto 
nel  primo  tempio  di  Giunone  in 
Argo  14 
fìmulacro  in  A  fina  ,che  moftrauail 
poter  del  folce  di  Gioue  e/Ter  con 
giunto  infieme           -,.              54 
Simulacri  delle  mufe  in  Roma      4 1 
firene  vinte  dalle  mufe  nel  canto  41 
fìmulacro  del  Sole  in  Fenicia        48 
fimulacro  d'Apollo  in  Affìria        54 
fìmulacro  di  Serapi  in  Alexandria  in 
Tebe  città  dell'Egitto               47 
fìmulacro  d'Efculapio                  60 
Aringa  lodata  di  bellezza  da  Ouidio 

71 
fìmulacro  di  Diana  nell'Acaia.e  nel- 
l'Arcadia 7? 
fìmulacro  di  Diana  rapito  in  Sicil.da 
Verre,e  di  Luc.in  A  caia  77 
fìmulacro  di  Diana  nell'Arcad.     7J 
fìmulacro  d'Hercole  di  metallo  in 
Agrigento ,  bafciato  nella  gola ,  e 
nel  mento  80 
fìmulacro  di  legno  d'Hecate  fatto  da 
mirone,con  vna  faccia  loia  &  col 
refro  del  corpoà  guifa  di  tronco  81 
fìmulacro  della  Natura  trouato  in 
Roma  al  tempo  di  leon  X  84 
fìmulacro  d'Ifide  col  capo  cinto  di 
vn  ferpente                               85 
filtro  in  mano  d'Ifide  di  che  materia 
faceuafì                                  90 
fìluano  come  dipinto,  perche  dagli 
antichi  creduto  effere  quel  pefo 
chetalhorfente  chi  dorme      103 
fìluano  moleffaua  le  Donne  di  parte 

•103 
fìlenoje  fuo  tempio  in  Grecia     Joy 
fìringa  amata  da  pan  ,  e  mutata  in 
canna  105 

fìmulacro  di  gioue  nel  pireo  d'Ate- 
ne 108 
fìmulacro  di  gioue  offerto  daCipfe- 
lo  tiranno  di  Corinto  in 
fìmulacro  di  giunone  3  in  Argo    140 


OLA 

fìmulacro  della  gran  madre  in  Frìgia 

155 
fìpilo  monte  in  Frigia  158 

fìciliagratiffìma  a  cerere  •  i  63 

fìmulacro  di  Cerere  nell'Arcadia 

568 
fìrene  come  fatte,  figliuole  di  Ache- 
loo,  e  di  Calliope  180 

firenecome  dipinte  dagli  antichi  , 
crudeli  j  piaceuoli  ,  lodano  Vliflè 
177 
fìmulacro  d'Hercole  prefib  a  gli  Eri- 
trei 2  S  9 
fìmulacri  di  marte  294 
fileno  pedagogo  di  Bacco  con  l'odor 
del  vino  difle  a  mida,  meglio  effe- 
re  all'huomo  morir  preito  che  vi- 
uer  lungamente  307 
fìmulacro  di  minerua  ,  che  battea 
marfia  3 10 
fìmulacro  di  legno  13 
fica  ninfa^amata  da  Bacco  3  e  mutata 
nel  fico  .                                  315 
fìmulacro  di  Nemefi,  fatto  da  Fidia  . 

34t 
fìmulacro  di  Venere  prefib  a  gli  Elei. 

369 
fìmulacro  di  Gioue  AmmoneinE- 
gitto.  35* 

fole  ha  maggior  forza  di  tutti  i  corpi 
celeili  nelle  cole  create.  3  7 

foIe^effeUe  di  cheli  nutrifcano.  4* 
fole  era  in  Perfia  il  maggior  Dio,  che 
foffe  adorato,  dipinto,  che  teneffe 
vn  bue  co  le  mani,  col  capo  di  Ito 
ne3ve(HtoaIlaPerfianaa  adorato 
da  Perii  in  vno  antro.  \6 

foro  detta  fu  la  lepoltura  di  Serapi  6$ 
fole  come  fatto  prefìb  a  Fenici,  122, 
fon  no  con  le  Mufe.  245 

fonno  con  l'alene giouane.  244 

fono  prello  a'Cimerij  popoli  in  Len 
nojpreflb  a  gli  Ethiopi\,in  Arabia. 
247 
fofìpoli  adorato  da  gli  Elei.         112 
foldatidi  Mano  vccifi  da  vn  Gorgo- 
ne. 282 
fonetto  artifìciofo ,  che  defcriue  che 

co- 


T     A     V 

co  fa  fra  Amore.  510 

fpelunca  della  eternità.  20 

fparuiere  d' A  pol!o,in  tefo  dagli  Egi  t 
tij  per  Oiin,cioè  per  lo  Sole,  detto 
da  Homero  veloce  nùcio  di  A  pol- 
lo,già  portò  in  Tebe  dell'Egitto,  a 
facendoti  vn  libro  fcritto  a  lettere 
rotte  intorno  al  culto  de  gli  Dei  44 
fparuiere  dato  a  Giunone.  1*9 
fpofì  non  s'accompagnauanOjfenon 
di  notte.  15  7 

fpofapafiaualopra  vna  pelle  di  pe- 
cora .  139 
fpofi  legati  infìeme.  141 
ipofa  Romana  com3  andauaa  ma- 
rito.                                      139 
lpauento.                                   279 
ftédardi  portati  da  Pilato  in  Giudea 
con  l'imagine  di  Tiberio  fecero 
turbare  i  Guide  i.  4 
ftatua  di  Semirami  7 
ftatue,alle  quali  potean  Ieuarce  met 
te  re  le  teli  e  .  9 
ftatue  hauutein  gran  rifpetto,perche 
nude .                                       io 
ftatue  portate  in  volta ,  da  chi  fprez- 
zate.                                       10 
(tatua  di  Gioue  in  Populoniaiattadi 
vite,d'A pollo  dedicata  da  Danao, 
d'Efculapio  fatta  di  vitice.         14 
ftatue  pretiole ,  paffete  dall'Afìa  in 
Italia  di  diuerfì  metalìi,e  materie. 

ftatue  col  capone  col  petto  folo .  16 
ftatuafattadaNumaaGiano.  31 
ftatue  di  Giano  in  Roma,  oueprat- 

ticauanoglivfurai.  43 

ftatua  d'oro  d'Efculapio.  39 

ftatua  della  Dea  della  giouentù.  39 
ftatua  grandiffi  ma  confecrata  adA- 

pollo.  57 

ftatue  fatte  al  Sole  dagli  Egittij.  56 
ftarua d'Apollo  fatta  da  Proffitele. 

ftatua  di  Apollo  col  topo  .  64 

ftatua d'Hecate in  Apollinopoli.  84 
ftatue  da  chi  fprezzate.  j  o 

ftatue  portate  in  volta.  n 


OLA 

ftatua  d'Ifìde  in  Egitto.  8? 

ftarua  di  Gioue  in  Grecia  prefìb  a  gli 
Elei  molta  fpauentofa.  111 

ftatue  leu2,occhi,eienza.mani  in  Te 
be.  in 

ftatu a  di  Gioue  d'auorio  fatta  da  Fi- 
dia .  12.1 

ftatue  di  Gioue  coronata  in  quercia . 

124 
ftatue  di  Gioue  coronate  d'oliuo.  21 

iiatua  d'Ifìde  coronata  con  penne  di 

fparuiere-  i?o 

ltatuadi  Giunone/atta  da Policleto 

in  Corinto.  151 

ltatuadi  vetta  fatta  da  Scopa.    159 

ftatua  di  Cerere  .  i6S 

ltatuadi  Carere  fatta  da  Frollitele . 

ftatua  di  Cerere  in  Sicilia.  i6f 

ftatua  di  Nettuno  con  l'aratro , e  col 
carro  prell'a gli  Elei.  186 

ftatue  de  fiumi.  194 

ftatua  del  Tebro  di  Roma-         197 
ftatua  del  Nilo  nel  tempio  della  pa- 
ce in  Roma  di  Vertunno.        196 
ftrofadelfole.  21? 

ftrcghe  nate  dall'arpie.  i8x 

ftatua  della  Pace  in  Atene  274 

ftatua  di  Mercurio,  guaftata  in  Ate- 
ne. 241 
ftatue  di  Mercurio.                    241 
ftatua  d'Hercole  in  Roma.        25  ? 
ftimulaDea.                             27? 
ftatua  di  Mine^ua  con  l'hafta.     280 
fteno  una  delle  Gorgone.             281 
ftatua  di  Perfeo  nel  tempio  di  Mi- 
nerua.                                   282 
ftatua  di  occulta  fìgnificatione.     1 1 
ltatuadi  Seton  Renell'Egitto.     28Ó 
ftatua  di  Marte  lega  a  prelfo  a  Lace- 
demonij                                 29  J 
ftafile  ninfa,  amata  da  Bacco,  e  can- 
giata in  vite.                          317 
ftatua  della  Fortuna,  fatta  da  Bupa- 
lo.                                         338 
fuipitione .                                 341 
fuadela  nel  tempio  di  Venere  in  Me- 
gara.                                  387 
Tar- 


T    A    V 


TArq'uinio  Prifco  dimoftrò  pri- 
ma d'ogni  altro  a'  Romani  il 
far  fimulacri  di  Dei.  7 

Tarquinio  fece  affogare  in  mare  cer- 
to Marco  Tuliio,e  perche         1 2 
Talaftone  chiamato  da  Romani  alle 
nozze  chi  foffe  142 

Tanaquii  moglie  di  Tarquinio  Pri- 
fco fece  di  fua  mano  vna  bella  ve- 
lia, a  Seruio  Tulio  fuo  genero  1 43 
Tarrafippo  Dio  adorato  in  Grecia. 

i8<5 
Talete  Milefio  atTegnò  all'aqua  il 
principio  di  tutte  le  cofe         189 
Tagliarli  i  capelli  per  darli  a  Fiumi 

1 94 
Talari  di  Mercurio  23 1 

Tacer  necefiario  276 

Tarqutno  abbrucciò  l'arme  de'  Sabi 
ni  vinti  in  honor  di  Vulcano  280 
Telte  due  di  ferro  in  Pergamo,  confa 
crateaBacco  16 

Tempio  in  Romaalla  Dea  Cardinea 

29 
Tempio  dedicato  in  Roma  alla  Dea 
della  giouenù  38 

Temperie  dell'aria  vien  dal  Sole  64 
Tefeo  fé  fcolpire  il  bue  fopra  le  mo- 
nete nel  tempio  fuo  5  o 
Tetide  hauea  il  fole  fui  braccio  de- 
liro^ fui  /ìniftrola  luce.          68 
Tempio  di  Diana  in  Roma  nel  Pa- 
latino                                    78 
Tede  tre  d'Hecate                       81 
Te/Tali  grandi  incantatori            8 1 
Tempio  di  Pan  Dio  di  Roma      94 
Tempio  fatto  a  Pan  nella  felua  Par- 
tenie                                       96 
Telluggini  della  felua  Parteniaattif- 
lime  perfarfenelire                 96 
Tempio  di  Feronia                     103 
Terra  creduta  eifere  irata  la  prima  di 
tuttiiDei                             148 
Terra  perche  detta  madre           1 48 
Terra  gran  madre^Madre  de  gli  Dei, 


O    L    A 

Ope,  Cibele,  Rea,  Vetta ,  Cerere 

149 

Tempio  della  Terra  in  Grecia     149 

Terra  adorata  da  Germani         148 

Telefo  nutrito  da  cerui  ij8 

Tempio  divelta  160 

Tempii,&  altari  delle  Sirene      1 8i 

Tempio  di  Nettuno  in  Corinto  182 

Terremoto  da  Nettuno  188 

Te/Taglia  afeiugata  da  Nettuno  i«8 

Teti,eiuoi  partile  cognomi       1 89 

Teti  moglie  dell'Oceano  18  9 

Tebro  cornuto  194 

Tempio  delle  Furie  nell'Acaia  joy 

Tefeo  lanciata  Ariadna,  partì  con  Fé 

dra  Ha 

Tefìfone  furia  113 

Tefchio  per  fìmulacro  $ 

Tempio  d  i  Giano  33  « 

Tempio  della  pace  in  Roma  fatto  da 

Vefpalìano  233 

Tempio  di  Hercole  in  Roma     257 

Tempio  di  Minerua  in  Corinto  269 

Tempio  della  virtù  dell'Ho  nore  2  7  5 

Terrore,come  fatto  da  gli  Antichi 

278 

Teano  moglie  d'Antenore  83 

Terrore  e  Fama  caualli  del  carro  di 

Marte  289 

Tempio  di  Marte  preflb  a  gli  Sciti  co 

me  faceuafì  29V 

Tempio  pollo  da  Anfitrione  all'Ho 

re,&  alle  Ninfe  3°7 

Tempio  della  fortuna  di  Prenelìe. 

337 

Tempio  dedicato  a  Venere  in  Roma 
accioche  ella  riuoltafle  gli  animi 
delle  lor  Donne  troppo  licentiofe 
all'honeità  389 

Teftudince  fua  natura  396 

Tempii  della  Dea  Suadela         3  9? 

Tépio  delle  Gratie  preflb  a  gli  Elei  » 
nel  mezo  alle  piazze  4>o 

Tifone  perfeguitaua  gli  Dei       322 

Tiberio  lì  ci  ngeua  il  capo  di  lauro, 
quando  vdiua tonare,  perafficu- 
rarfi  dal  fulmine  4^ 

Timpani  perche  dati  a  Velia  1 5  9 
Tibe- 


T     A     V 
liberiano  20  y 

lififone  209 

Tideo  ambafciatore  ad  Ereocleper 

Polinice  232 

Timor  non  Tempre  noceuole.perche 

adorato  da  Lacedemonii        279 
Timor  pollo  da  Lacedemonii  preffo 

alla  caia  de  gli  Efori  279 

Titani  fi  ftorauano  mirando  Ega 

281 
tigri  tiran  il  Carro  di  Bacco         318 
tifone  chi  forfè  ,  ecomedifegnato, 

vinto  da  Horo  32* 

timagora  fi  dirupò  per  ifdegno,e  pie 

tà  364 

topi  hauuti  in  ueneratione  64 

tori  perche  fi  cafirino  7<5 

toro  Egttio  con  facrato  alla  Luna  , 

perche  dato  alla  Luna  76 

tortore  confecra te  alle  Furie  179 
topi  mandati  contra  gli  Arabi  da 

Vulcano  287 

topi  odiati  da  gli  Arabica  gli  Etio 

pi, e  da  magi  di  perfia,quando  ne' 

campi  multiplicauano  287 

tolomeo  Filadelfb,e  Tuo  fpetta  199 
trofonio,e  fuo  antro,  &  oracolo  0  2 
tre  facciedatead  Hecate  d'Orfeo  81 
trionfanti  fifacenano  tutti  roflicol 

minio  i2f 

trittolemo  mandato  per  Io  mondo 

*da  Cerere  167 

tridente  di  Nettuno  ,  chefignifichi 

.'77 
tritone  conlaBuccnafpauentòigi 

ganti ,  che  combatteuano  con  gli 

Dei  ,  177 

troÌ3,perche  irreparabile  188 

tripode  che  fia  260 

tripode  di  Bacco  261 

tritoni  di  palludè  267 

trionfo  ritrouato  da  Bacco  315 

tulio  Hoftilio  ordinò  che  fi  adoraffe 

il  timore  in  Roma  279 


V 


v 

Afi  di  I-ebo  ?7 

Vacca  Iterile  facrificata  da 


OLA. 

Romani  aliai  una  7% 

Vacca  negra  facrificata  alla  Luna  in 
Cizico  79 

vacca  di  paffa  facrificata  da'  Cizice- 
niailaLuna  80 

vacca  non  potea  facrificarfi  in  Egit- 
to 84 
vafi  dueauantiGioue                10 j 
vagitanoDio                             148 
vagire  pianto  de  fanciulli          148 
vafi  di  corno  per  bere                 309 
venere  per laprimauera            1  32 
venere  e  Priapo  prefidenti  allacon- 
gtuntion  deli  fpofi                143 
vetta  di  Seruio  Tulio  polla  nel  tem- 
pio della  fortuna                    142 
velia                                        159 
ueflaliintord-utte  da  Nutria        159 
veftibuloconfacratoavefta       161 
vetta  chiamata  prima  d'ogni  altro 
Dio  in  tutto  i facrificij          \6o 
venti                                         191 
vertuno  Dio  dell'anno              196 
vergainmanoapluto               20? 
velli  delle  parche                      .224 
venete  dea  della  generatone      2*4 
verbena  fegno  di  pace                233 
velli  del  fonno                           246 
verga  delfonno                         247 
verità                                         271 
verità  come  dipinta                   271 
venere  con  Vulcano             r  289 
veneri  due                                387 
venere  Dea  della  libidine  fecondo  i 
naturali,  ha  la  cura  delle  nozze, 
Giunone,  laLuna,proferpina,  e 
Diana  vna  fola  come  nacque  387 
vede  tutto  il  Sole                        46 
venere  come  fatta,&  adorata  in  Pafo 

387    ' 

venere  adorata  in  Ericemontedella 

Sicilia  588 

venere  perche  nuda,di  G nido,  fatta 

da  Praffitele  ,  che  nuota  preffo  a 

SafToni  389 

venere  CaII''p!ga,onde detta      389 

venere  detta  Apoflrofia  390 

venere  celefie  ,  come  dilegnata  da 

Scopa, 


T     A    V 

J  Scopa  3_ fopravnateftuggine  fatta 
da  Fidi  a.  390 

Venere  con  Mercurio  398 

venereinuentrice3emachinatricea- 
mata  pretto  Lacedemonii ,  vinci- 
ti-! ce^come  dipinta  298 
venere  in  vnamedaglia  di  Fauftina 
prefToà  Sicionijjcome  fatta/atta 
da  Tindaro  co'piè  legati        3  98 
venere  adorata  dalle  giouani  hone- 
fte,numecommune  a  tutte  le  Don 
ne ,  calua  3  barbata ,  e  col  pettino 
401  40* 
venerela  medefìma  chelaLuna^py 
venere  prefa  per  la  meta  della  Terra 

404 

venere  ifporta  501 

vfiìciodel  Signore  mostrato  dagli 

antichi  nelle  ftatue  de  gli  Dei  pi 

via  Lattea  onde  co  fi  fatta  140 

virginenfe  Dea,portata  con  altri  Dei 

fa  prima  notte  in  camera  de  gli 

fpofi  143 

vittime  dellagran  Madre  i$£ 

vittime  perche  diuerfe  167 

vniuerfodepinto  187 

vitelli  marini  fono  le  Foche       189 

Vittoria  figliuola  della  ftigia  palude 

vittoria  infauordiGiouecontra  Gi 

ganti  ,  214 

violenza  Dea  224 


OLA 

Via  detta  1  a  fede  de  Cecropi  2  f  f 
virtù  Dea  adorata  i  n  Rom  a  271 
virtù  mafchile  287 

vittoria  con  Minerua  283 

vittoria  fé nz'ale^in  Roma  nel  Cam- 
pidoglio 1 96 
vittoria  come  difegnata          '  296 
vittoria  Dea  commune             z99 
vittime  date  a  Marte  294 
vitello  fquarciato  nelle  ccremoaie 
di  Bacco                              3 1 9 
vliffe  fprezza le  Sirene  i8t 
vnxia  cognome  di  Giunone        i4f 
vfo  de  gli  Dd  antichi  nel  fcpeiire  i 
morti                                  209 
Vulcano  per  l'inuerno  3  & 
vulcano  perche  in  tefo  non  potè  mai 
congiungerfi  a  Minerua         28 ? 
vulcano  che  Zìa  zoppo               287 
vulcano  con  topi                      287 
vulcano  gettato  giù  dal  cielo     287 
vulcano  slega  la  madre  Giunone 

285- 

vulcano  alla  fucina  285 

vulcano  Re  t  %6 

vulcano  legò  con  vna  rete  Venere,  e 

Mar,te  288 


ZAmpognadiPan 
Zefiro  marito  di  Flora 
Zefiro  vento^marito  di  Flora 


io* 

192 

J/2 


IL    FINE. 


L  E 

IMÀGINL  Dg  I  DEI 

DE    GLI    ANTICHI» 

Raccolte  da  M.Vincenzo Carrari  Reggiano, 

Con  la  efpofttìone  allegorica  Jotto  eia/cuna  Imagi  ne , 

eBratta  daWìflefio  per  Ce  fare  ^Malfatti 

^adottano . 


1  tutte  le  perfezioni  date  alla  natura  bit  - 
mona  altra,  non  èj  cbefia  maggiore ,  né 
più  propria  all' buomo  della  Religione  ;  Re]{crfone 
&  perciò  non  fa  gente  alcuna  mai ,  «èfrperfetrio— 
di  quejla  non  partici pajfe  in  qualche  mo-  ne  princi- 
do .  Et  benché  fi  dica  ,  che  la  ragione  Palec^e  gli 
principalmente  fa  Chuomo  differente  da  "uomini  • 
gli  animali  brutti  ,•  nondimeno  fi  vede , 
che  anco  innanzi  a  l'vfo  di  quefla ,  la 
religione  fi  moflra  in  lui,  come  che  natu- 
ralmente accompagni  l'animo  bumano,  fecondo  che  diceua  lamblico  Fi- 
lofofo  Platonico ,  ilquale  vuole ,  che  certo  lume  diuino  vengbi  a  ferire 
gli  animi  noflri,  &  che  in  quesli  rifuegli  vrìappetito  naturale  di  bene , 
fopra  del  quale  fi  di f con  e  poi,  &  fé  ne  fa  giudicio  .  La  qual  co  fa  è fiata 
po/ìa  da  alcuni  fotto  lafauola  di  Trometheo ,  come  che  quel  fuoco  ditti- 
no t  col  quale  egli  diede  vita  al  primo  buomo ,  tiri  di  continuo  a  sé  per 
certe  vie&cculte  l'anime  Immane ,  &  che  quejle  parimente  fentenda 
donde  fono  venute,& da  cui  hanno  hauuto  la  loro  prima  originerà  quel- 
lo naturalmente  fi  riuolgbino.  Et  da  quesìo  anebora,  dicono,  viene, che    ' ... 
quando  qualche  gran  cofafiprcfenta  di  bene ,  ò  di  male  ,fubito ,  prima 
che  farne  altra  confideraticne ,  l'huomo  aliagli  occhi  al  cielo ,  (3  fpeffo 
anco  le  mani  infieme giunte ,  quafiche  naturalmente  fenta,  che  di  là  sa 
viene  ogni  bene,  &  ne  voglia  perciò  rendere  gratie ,  &  laude  à  chi  lo 

xd  man- 


a  »  Imagini  de  i  De? 

manda,  &  che  di  là  parimente  fi  ha  da  afpèttàre  aiuto  contra  ogni  ma- 
lese perciò  lo  dimandi  humilmente  in  quel  modojchcfono  tutti  effetti  di 
religione, laquale  fa  amare->&  temere  Dio,  che  non  fi  può  fare  peròfen- 
PJutarco   za  bacane  qualche  co&kione.  adunque  anebora  innanzi  al  difeorfo 
rei  oialo-  fe\la  yagiùnp,  l'fjuomo^  certo  modosconofce ,  & riuerifce*Dio^ìlche  lo 
Grillo       fa  differente  dalle  brfiie ,  nelle  quali  hanno  ben  voluto  dire  alcuni ,  che 
.         fra  qualche  cofa  ragionatole,  ma ,  chi  babbi  djfo  loro  lume  alcuno  di  re- 
ligione9n&nfi  è  trouato  mai.  Et  però  quefta  è  tutta  y  &  filarne  nte  degli 
buomini,&  effi /corti  da  quejìa  hanno  Iettato  gli  occhi  al  ciclo,  &  confi*' 
aerando  la  miracolofa  difpofìtiane  deli  vniuesrfo ,  hanno  detto  ejfcrui  chi 
con  infinito  amore, &  potere ,  &  confemma  prouidc  nza  ordina  tutte  le 
cofi,legoiterna,& ne  ha  continua  cura.  Et  fu  quello  chiamato  Dìo, 
perche  è  datore  di  tutti  i  beni,  eterno,  infinito, &  inuifibile .  Otta  non 
fi  attenne  però  ogn'vno  fempre  à  quefia  verità ,  perche  con?  in  dando  gli 
huomini  à  confentire  alla  dapocchezj^afua,  &  dilettar  fine  troppo  >  non 
guardarono  pia  oltre  s  che  Vede  fiero  con  gli  occhi  del  corpo;  &  quindi 
Molti  rudi  prefero  ceca/iene  ài  crederebbe  le  Stelle,il  Sole,la  Luna,&  il  Cielo  ftef- 
«e  di  Do..yojT0ji(}.0  i)ei)COpefcriue  Tlatone,che  quelli  f uomo  i  primi  adorati  così 
da' Greci ,  come  già  innanzi  à  loro  da  molte  nationi  barbare  ;  &  vuole 
che  dal  continuo  mouimento,  che  vedeuano  loro  fare,  tirando  il  nome  da 
certa  voce  Greca,  gli  chiamaffero  Dei .  Venne  que/io  inganno  creden- 
do dapoi  in  modo ,  che  molti  huomini  ancora  furono  giudicati  Dei,  C£ 
come  Dei  furono  adorate  parimente  alcune  befìie,&  a  tutti  erano  dri%*> 
itati  diuerfi  fimulacrì ,  come  fa  anco  fatto  non  filo  alh  virtù ,  ma  àgli 
vitij  anchora,dandp  à  ciafeheduno  di  loro  nome  di  'Dio,  &  di  Isjume^à 
quelle  perche  f off  ero  pr,  finti  fempre,  &  giouaffe'ro  5  à  que fi  i  perche  non 
nocefiero ,  Ù  Htferuhntani.  Onde  fu  qua  fi  infinitala  moltitudine  de  ì 
Dei  apprefio  de  gli  antichi  ;  perche  nonfolamente  le  n ut  ioni ,  ma  cia- 
fcheduna  città,ogni  luocofigni  cafa,&  ogni  perfouafe  nefaceua  à  modo 
fuo,&  non  vi  fu  quafi  alcuna  delle  anioni  bumanetd(lla  quale  nonfof- 
fe  nominato  qualche  T>io.  iSjfu  quefta  moltitudine  di  Deiapprtffode 
glianticbi  nel  volgo  fi' amenti, ma  fra  quelli  ancborajiquaforanofti- 
matifapere  ajfai.Tercbe  quefli  oltre  à  certo  primo,&  vnico  bene ,  qual 
diceuano  efjer  eaufa  di  tutte  le  cefi ,  metta atètfbi  vn  numero  quafi  in- 
finito di  altra  gente.cbc  adtrauano  pur  anche ,  <&  ne  domandano  alcuni 
Dei,altn  Demoni paltrì  Heroi,&  a  tutti  dauano  officij  loro  appropriati, 
&  luochi  difiinti  -3fi  come  era  anco  diftinto  il  modo  del  facrificare  àgli 
Herodoto  yni}&àgli  altri»  Hmdvtofiriue,  che  quelli  di  Egitto  nominarono  do- 
dici 


De  gli  Antichi.  3 

4ìcirDeìfolamentc  da  principio;  &paru,  >o  imitarli  i  pitagorici. per-  D^     .- 
che  fi  lcgge,cbe  i  Greci  totft  r,  quelle  cofe  y?3  le  alti  faenze  ancoraci-  palictode- 
lo  Egittoyoue  erano  le  tante  celebrate  colonne  di  jMermrio,  tutte  piene  ci. 
di  profonda  dottrina  >  t  ,aaffim  unente  di-ile  co  fé  del  Cielo ,  fegnate  con 
diuer  fé  figure  di  animatici  piante-,  e  di  altre  cofe ,  le  quali  furono  già  à 
gli  Egittij  in  vece  di  lettae;Cf  erano  dichiarate  da  i  Sacerdoti tcbe  qui- 
tti ne  erano  dottijjìmi ,  à  chi  he  fofse  fiato  giudicato  d°?no ,  come  fu  'Pi- 
tagora, Platone ,  'Democrito,  Eudojfo,<&  altri,  li  qua  i  per  quefio  anda- 
rono in  Egitto.  'Diceuano  dunque  i  'Pitagorici  che ,  cotnefòm  nella  pri-  pjtag0rj  __ 
ma  sfera  dodici  figure  di  animali ,  che  fono  i  dodici  figni  del  Zodiaco ,  c{. 
cefi  vi  fono  altre  tante  anime ,  battendo  ciaf,  heu 'uno  la  fua ,  che  danno 
loro  vita  &  mouimento;  drfono  quefle  i  dodici  Deh  (jioue,  Giunone , 
l>{cttuno,Vefia,Etboyeneye^JMartefPalladeìCMercurio,Di(afta)VoU 
cano,&  Cerere;dalli  quali  voleuano ,  che  venifie  ilgouerno  delle  cofe 
di  qua  già  ,  Quefii  medefimi  Dei  furono  pofii  etiandio  da 'Romani  Dei  Con- 
pa'rtiti  in  fei  majehi ,  &  feif emine ,  detti  Confenti ,  perche  erano  con- *enn. 
figlieri  del  Senato  celefieì&  nulla  fi  deliberaua  fen^a  lorotcomefi  vede 
appreffo  di  Homero,  &  degli  altri  Toeti,che  quando  vi  era  cofa  di  quaU 
chepe/o ,  Gioue  faceua  chiamare  il  confìgger  per  deliberarne ,  benché  eh 
deliberaua  anco  jouente ,  '&  faceua  da  sé  folo,  come  i  Toeti  medefima." 
mente  ne  hanno  ferino-,  &  Seneca,oue  difputa  della  natura  del  fulmine 
dice, che  ve  riè  alcuno  >qual  Cjioue  gittauafoprade'  mortali  di  fua  tefia, 
&  fin^a  il  configlio  de  gli  altri  Dei  .    T^on  habitarono  poi  in 
vn  luoco  folo  tutti  i  Dei  de  gli  antichi  ,  ne  fletterò  tutti  in  Cie- 
lo ,  ma  ,  la  terra  ,  &  le  acque  de'  fiumi  ,  del  mar  e,  e  l'inferno 
ne  hebbero  la  fua  parte  ;    né  tutti  furono  immortali  ,   perche  i 
Semidei  marinano  ,  di  che  fanno  fede  {diceTaufania)  molte  fé-  Paufanìa* 
polture  de' Sileni  i  le  quali  fi  veggono  à*Tergamo  in  (Jtffia,  &  le 
"ninfe  parimente  mcriuano  .  Si  che  ve  ne  fu  di  ogni  forte  de  gli  Dei 
appreffo  de  gli  antichi ,  come  fi  può  vedere  appreffo  di  S.  i^sfgosììnos.  AgofH- 
nel  libro  della  Città  di  Dio,da  quello  che  ei  nferifee  di  Varrone .  CMa  no. 
con  tutto  ciò  fi  trouarono  anco  di  quelliji  quali  hebbero  certa  buona  opi- 
nione di  'D I  0,  tenendo  che  egli  foffe  vnfolo}eterno,  &  inuifibile,  ?3  D-     -  ^ 
perciò  non  hauejjè  figura  alcuna  ;  laquale  chi  cerca,  (dice  7Jiinio)  trop  firrura. 
pò  conferite  alla  dapoche^a  fua  .  Onde  \^dntiftene  capo  della  fetta 
Cinica diceuaycome riferifee Teodorito Pefcow Cirenfe,cbe  'DIO  non 
fi  può  vedere  con  gli  occhi,  perche  non  è  filmile  d  cofa  alcuna  vifibile  ;  & 
che  perciò  non  bifogna  penfare  di  cenofeerh  per  imagine ,  ò  fìatua ,  che 

*A     z         di 


4  Imagini  de  i  Dei 

Verofóte .     ^w"  fifacc'm  &.  Xenofonte  imitatore  dì  Socrate  dìffe  >  che  bmficono- 
fceua  DIO  effe? grande,  e  potente)  poi  che  moueua  tutto,  e  sìaua  egli 
fempre  immobile  ;  ma  non  fi  potette  pero  fapere  di  che  affetto  fojjè  né 
Xenofane.  qUal  faccia  egli  haueffe.  Et  à  quefìopropofito  Xenofane  bcffandoft  del- 
la vanità  de  gli  huomini ,  che  adoravano  le  ffatue  fatte  da  Fidia ,  d* 
Tolìcleto,  &  da  altri  fruitori,  diceua  •  che  fé  i  cauatti*  i  buoi,  e  gli  de- 
fanti baueffèro  hauuto  le  -mani ,  &  le  haueffho  fapute  adoperare  ,  ha- 
urebbono  anch  ejfi fatti  i  'Dei  informa  di  elefanti ,  di  bue ,  e  di  canallo, 
come  gli  hanno  fattigli  huomini  di  forma  inumana .  Et  il  medefmio 
Cicerone,  mofìra  Cicerone  con  alcune  ragioni  ,  oue  dilatando  delia  natura  dei 
Giudei.  _  Itti  fa  parlare  Cotta  coltrala  opinione  de  gli  Epicurei,  f  Giudei,  che 
Giudei  no  tra  gli  antichi  figurarono  la  vera  Religione.,  adorarono  zufola  DIO,& 
finiuJacri    ^etio  rif guardavano ,  non  ne  Uè  Jìatue ,  ò  nelle  imagini  con  g  'i  occhi  del 
corposa  nella  diuinitafua  col  lume  della  mente,  quanto  pero  tbumana 
natura  lo  comporta .  Et  come  riferifee  Cornelio  Tacito,  riputarono  em- 
Corneho  pjj  tutti  qUem  y  //  quali  fingeuano  la  imagine  di  T)  IO,  &  la  forma- 
0  *     nano  in  diuerfe  materie  alla  fimiglian^a  de'  corpi  bumani;&  perciò  ne' 
tempij  loro  non  haueuano  Jìatue, né  fimulacro  alcuno  .  Onde,percbe  He- 
rode  I{e  di  Gierofolima  haueua  già  fatto  mettere  fopra  la  porta  mag- 
giore del  tempio  vna  grande  aquila  d'oro,jì  leuarono  alcuni  giouaniìco-' 
meafmoredipopulo,  hauendo  intefo ,  eh' e  gli  Sìaua  per  morire,  &  la 
GioferTo.  fpe?garono,&  gettarono  à  terra,come  recita  fyofeffò;  perche  diceuano, 
che  era  contra  le  leggi  della  religione,  &  degli  antichi  loro,  &  che  non 
bifognaua  affettare  altra  occafwne  di  vendicare  l'honore  di  'DIO.  OWa 
lajcontarono  male  i  miferiy  perche  Herode  hebbe  tanto  di  vita  anchora, 
Suida.        che  gli  fece  pigliar  e, &  abbruciare  viui .  Suida  riferifee ,  che  hauendo 
già  'Pilato portato  in  giudea  alcuni  Stendardi  conia  imagine  dìTibe- 
rio;furono  quelle  gemi  tutte  turbate»  come  ch'egli  bauej]*  rottogli  ordi- 
ni loro  antichi ,  ch'erano  di  non  hauere  imagine  alcuna  nella  città .  fi 
medefimo  fecero  etiandio  deglialtri,di  non  volere fimulacro  alcuno,  co- 
meTrim&ifto ,  ilquale  diceua  5  che  moflraua  di  non  credere  ,  che  i  cDeì 
foffero  incielo  chi  voleua  veder fene  le  Statue  dinanzi  dagli  occhi ,  ò  di 
non  fi  fidare,  che  i  votifuoi,  C?  i  fuoi  preghi  potefferoarriuare  fin  colà 
fuy&  che  per  quefio  furono  fatti  ifimulacn,  &  chiamati  Dei.  Legge/i 
Licurgo .    di  Licurgojtfei  non  voleua^che  ad  huomo^nè  ad  alcuno  altro  animale  fi 
Lattantio.  poteffcroaffimigliare  i  Dci,&  che  perciò  non  fene  douejfefartjfatuà,nè 
fimulafro .  Lattantio  ferine, chi furono  già  da  principio  adoratigli  ele- 
menti da  quelli  di  Egitto  fen^a  farne  alcuna  imagine .  Et  TSiuma  fe- 
condo 


De  gli  Antichi.  5 

tondo  I{e  de'  Promani  non  voleua,che  fi  credejje  potei  fi  dare  effigie  alcu- 
na àDiOy  come  racconta  T  lutar  co.  Onde  [tetterò  i  Immani  da  princi- 
pio cento  [ettanta  anni  Jen\a  mai  fare [imvlacro alcuno  dei  loro  *Bei , 
come  che  [offe grane  errore  tirare  le  cofe  diurne,  &  immortali  allafimi- 
litudwc  delle  mortai  ì,&  Immane .  Cjli  Ter  fi  parimente^  quelli  della  Perfiani. 
Libia  già  ne  primi  tempi  non  hebbtìo  alarne  Jìatue,nè  altari)  né  tem- 
pi} .   'De  gli  Sciti  Jcriue  Herodoto.  che,  benché  adorafiero  molti  Velico-  Sciti. 
me  Velia,  Cjioue,  x^Appollo,  <JMarte,  &  altri, alti  quali  davano  nomi 
propri!  alla  lingua  loro,non  fecero  però  tempio,altare,  né  [fatua  ad  altri, 
che  à  Ultatte,  come  vedremo  poi  nella  [uà  imagine ,  &  pure  [acrifica- 
uano  à  tutti  in  vn  medtfimo  modo .  (jli  Ijjcdoni, gente  medesimamente  Ifìedoni. 
della  Scithiay  non  adorauano  nitro  fimulacro  :  che  vn  tefehio  di  morto  ,  . 

battendo,  come  recita  il  mede  lìmo  Herodoto ,  *vn  coft  fatto  colìume  fra  «  Ì7,ii',-™ 
■  i        •       •     -i      i  •  •  ■^•••ii-  ammacco. 

loro  ,  che ,cui  morata  il  padre, poi  tauano  tutti  i parenti ,  <&  amici  delle 

pecore,  le  quali  amm adattano  poiy  &  tagliauano  tutte  in pe%%j3&  il 
medefimo  [aceuano  dei  corpo  del  morto ,  che  lo  mettevano  inpetgì ,  & 
di  quelle  carni  tutte  mescolate  infume  delle  pecore  ,  &  del  morto  fa- 
cevano gran  convito  ,  &  [e  le  mangiavano  tutte  indifferentemente . 
*Dapoi  [conicauano  la  teda  del  morto  guardata  per  quello  >  &  la 
purgavano  ben  dentro  ,  &  di  [uori  ,  [i  che  reflava  il  te[chio  [alo 
tutto  mondo  ,  &  quello  indoravano  ,  &  tenevano  per  fwytlacro  : 
cui  f aceuano  ogni  anno  [olenne  facrificio.  Et  Pomponio  <JM.ela  &  Póponio 
Solino  riferifeono ,  che  lo  guardavano  per  taT^a  da  bere  ;  &  che  era  il  Mtj'a  • 
maggiore  honor e, che [apefjero  fare  al  morto.  *A  ciò  è  fimile  qvello,che  s°^u°* 
rifai  i[ce  Suida  di  certa  gente  della  Giudea ,  laquale  adorava  vn  te[cbio 
ài  K^ydfmo  d'oro ,  e  gli [acrificava  ogni  ter^o  anno  vn  hvomo  forefiiero, 
tagliandolo  tutto  in  minvti  pe\y .  Qvelli  di  Cttarfilia  nella  Gallio, 
f^arbottefe  adoravano  ne  i  con[eciati  bojchijenT^ajìmvlacro  alcuno  ;  [e 
nonché  talhora  facevano  riverenza  à  gli  alti  tronchi ,  non  altrimente 
che  fé  in  qvelli  hauejjero  creduto  ejjere  i  divini  T^vmi ,  come  ferine  Lu- 
cano.  Et  ne  i primi  tempi  dopò  il  dilvviogli  hvognim  da  bene  ,  & 
giuili  habitavano  fotto  le  qvcrcie  3  come  fi  legge  app>  ejjo  di  'Plinio ,  & 
quelle  hauevano  it:  vece  di  fanti  lavimi ,  &  difaaati  tempij  ;  perche  Querele 
le  qvcrcie  davano  loro  ghiunde,onde  vivevano ,  e  gli  coprivano  dalle^  dorate  • 
I  pi°g&iei  &  dalle  altre  ingivrie  dei  tempi.  lDe[cnvcndo  Tavfania. 
l'^Acaia ,  mette, che  in  certa  parte  di  quel  paejt '-furono  da  trenta  pietre 
quadre  [en^a  altra  figura  y  leqvali  hauevano  ciajihedvnailfuo  nome 
di dinerfi  'Dei ,  <3  erano  gvardate  con  molta  v  enti  ationc^per  che [u  an- 
tico 


6  Imagini  de  i  Dei 

tico  coflume  de  ì  (jreci  di  adorare  cofi  fatte  pietre  non  meno ,  che  gli  fi- 
mulacri  de  i  Dei .   Racconta  Cornelio  Tacito ,  otte  ferine  della  (Jet ma- 
niache non  hehbero  ì  Germani  Hatue,nè  tempvf , perche penfarono ,  che 
f offe  gran  male  rinchiuder  i  Dei  fra  le  mura  nel  breue  f patio  di  un  tem- 
pio,&  che  difdiceffe  troppo  alla  grandezza  di  quelli,  tirarli  alla  picco  • 
la  forma  del  corpo  humano  .  7%è  mettevano  nel  numero  de' loro  cDei, 
fé  non  quelli Ji  quali  poteuano  vedere,  (3  dalli  quali  jentiuano  manife- 
fiogionamento.  Qucjìi  erano  fd  Solt,Volcano,&la  Luna .   Degli  altri 
nonne  conobbero  alcuno,  tome fcriue  Cefare,nèvdironne  pure  nominare. 
Berodoto  fcriue ,  che  già  da  principio  i  Greci  adorauano  gli  Dei ,  &fa- 
crificauano  loro  ferina  nominarli ,  fin  che  ne  hehbero  poi  gli  nomi  dallo 
Origine     Egitto  Ma  donde  fiano  quefti  Dei,&fe  ad  vno  ad  vno,ò  purefiano  ve- 
de  i  Dei .    nuti  tutti  inficine  ,ò  fiano  fiati  tutti  fempre,  dice,che  al  [no  tempo  non  fi 
Hefìodo.  pxpeua  anchora.ffe  non  che  Hefiodo  ,  &  Homero ,  li  quali  furono  circa 
quattrocento  anni  innanzi  à  lui ,  introduffèro  fra  i  Greci  la  progenie  de 
i  Dei  con  moki  cognomi,  &  à  quelli  diedero  diuerfe  arti,  &  itane  forme. 
Onde  fi  potrebbe  quafi  dire ,  che  da  cojioro  haue fiero  imparato  i  Greci  di 
formare  i  "Dei  in  diuerji  modi.  Ma  dichiamo  pure  infieme  col  mede  fimo 
Herodoto,che  lo  tolfero  dagli  Egitti],  perche  quefti  furono  i  primi,  che 
edificaffero  tempij,dr inzafferò  altari  >  &  metteffero  fiatoe .  (ome  dun- 
que i  G]reci  lo  tolfero  da  quelli  di  Egitto,  cofi  hehbero  i  TZgmam  da  i  Cjre 
ci  forfè  delle Jìatoe:&  fu  quando  Marcello prefe  Siracufa,perche  ei por- 
tòà  Roma  ciò  che  trouò  quitti  di  bello, fi  per farne fpettacolo  nel  fuotrion 
fo,fianco  per*idornare  la  Cittd,laqualefin,àtquel  tempo  non  haueua  fa 
puto  anchora-iChe  diletto  porgetela  pitturarne  la  finltura.  Et  perciò  fa 
Ma  celi     hiafimato  alVhora  CWarcello  da  molti, prima  perche  par eua  che  troppo 
portò  le  furbamente  bau  effe  voluto  menare  fino  gli  Dei  prigioni, facendo  ve- 
itatoe  da  i  da  ifimulacridi  quelli  nella  pompa  del  fuo  trionfo,  poi  perche  haueua 
Grecia  Ro  datooccafioneal  popolo  di  l\oma ,  mucido  fidamente  a  i  trattagli  delle 
mz  '         guerre,di  darft  alla  dapoche^a,  &  ad  vnocio  difutile, perdendo  fouen 
te  il  tempo  in  rifgufirdare  le  belle  fiatoe ,  &  le  Vaghe  pitture  per  ma- 
Plutarco  .  rauigliarfi  de  l'arte,&  de  l'artificio  di  chi  le  fece. Ottetto  fcriue  ^lutar- 
cho ,  &  foggiunge ,  che  Marcello  nondimeno  fi  gloriaua  di  effer  flato  il 
primo ,  che  haueffe  mojirato  d  Ternani  di  ammirare  le  belle  cofe  della 
Liuio       Grecia  ',  (3  innanzi  a  lui  haueua  ferino  Liuio  ìlmedefimo  dicendo ,  che 
quindi  cominciarono  ìTtomani  di  ammirare  le  opere  delle  arti  Greche, 
T      ,,.    &  che  perciò  raccorferodapoi  con  molta  licenza  fpoglie  cofi  delle  facre 
no.         iofiicome  delle  profane '.,  Tertulliano,  dicendole  la  religione  in  Bgma 


Degli  Antichi.  7 

fu  ordinata  da  T^uwa  con  pouere  cerimonie^  fenica  fimulacri  ypercbe 
non  vi  erano  anco  andati  Greci ,  né  T  ofc  ani  à  farli ,  porne  volere,  che 
Tarquinia  Tìifcofofic  il  primo ,  cbe}come  Greco,  ch'egli  era,<&  behifli- 
tuo  intendtnte  della  vana  religione  degli  Etrujci;  mpftra£e  a  Bimani 
di  fare  ifìmulacrì  de  i  Dei.Venne  dunque  l'vfo  di  qttefH  dagli  Egittij> 
&  pei  mc^oda  i  Greci pafsò  airRornani;  ma  come  cominciaffe  in  Egitto 
è  troppo  difficile  da  fi  per  e,  tanto  ne  è  fiato  fcritto  diuer fornente  .  Lat- 
tantio  J:ceycbc  moki  banno  crcduto.cbe  le  prime  flatoe  fofiero  fatte  per 
quelli  I\è,&  buomini  valorofiji  quali  con  prudenza  y  <Ò' giù  fi amente  Orione 
baueuano  goncrnato  i  pjpoli  à  loro/oggetti  ;  volendo  questi  mostrar c!e.  "muIa* 
nelle  flatoe  la  memeviayche  tcncuano  de  igiufli  I{èy&  la  riuerente  af- 
fìttone ycbe feruauano  ancoydopò  là  morte  verfo  quelli. Eufibio parimen  Eufebio. 
teftriue,   che  folenanoi  Gentili  con fcruare  con  le  Hatoe  la  memoria 
aule  più  degne  pcrfone,mo  tirando  in  quel  modo  quanto  era  amato ,  & 
in  quanto  nfpetto  bauuto  s  chi  operano  virtuof amente .  Leggefi  ap~ 
pie/So  di  Snida ,  che  vn  Seruch  difeefo  della  raT^a  di  laffet  figlinolo  di  Seruch. 
'ì>{oè,fù  il  primo  ebe  introdujfe  l'adorare  ifìmulacriy  &  gli  Idoli  da  lui 
fatti  per  memoria  degli  buomini  valorosi Ji  quali  eì  focena  adorare  co- 
me 'Dei>&  benefattori  del  mondo.  Vi  furono  ambo  de  i  Rj^tbe  r uden- 
do fi  fecero  far  e  delle  slatoey&  adorarleyiome  Semiramiylaquale  fé  non  Statoa  mi 
fa  la  prima  >/#  bene  fra  primi.  Quefìo  fi  fece  fcolpire  in  vna  pietra  rabile-. 
grande  diete fette ftadij ,  che  fono  più  di  due  miglia  Italiane,  &  ordinò, 
che  cento  buomini  è guifa  di  Sacerdoti  l'andajjèro  ad  a  dorare  xonfolenni 
cerimonie ,  off. rendole  dmerfi doni ,  tome  à  7s[ume  dittino.   Racconta 
Euftbio ,  che  fu  in  Egitto  vnbuomo  ricebiffimo ,  ilqualey  per  rimediare 
al  dolore  ,  cbefentiuaperla  morte  di  vnfuo  vnico  figliuolo,  ne  fece  fare 
vna  sìatoa,guar dandola  con  la  medeftma  affettioneycbe  portano  al  figli 
uolo;onde  quelli  di  cafa  quando  fentiuano  di  bau  erto  offe foy&  perciò  te- 
meuano  di  qualche  graue  gafìigo  ,  corrcuàno  allajìatoay  a  quella  fi  in- 
chinauano ,  la  adorauono^r  cbiedtuano perdonoy€f  cefi  era  loro  perdo- 
nato .  Da  ebe  venne  che  offeriuano  poi à  quefiafiatoafioriy  &  altri  di- 
tterfi  doniycome  à  quellayche  era  fouente  lafalue/^a  di  molti .  Ma  ve- 
ramente covuengono  infieme  la  maggior  parte  de  gli  fcrittoriy  chelSlj-  N;no  R£t 
no  'H£,  &  primo  Monarca  degli  {Jéjjinfoffe  quello  ebe  primieramen- 
te fabricafie  flatoe ,  &  porge ffe  occajwne  àgli  altri  di  fabricame  ;  per- 
cioebe  tanto  ornare  portò  egli  al  padre  Telo,  che  in  memoria  di  lui  fece 
drÌ7gare  vna  Statoa  fimile,&  a  quelli  ebe  ad  effafnggiuanoy&  jirac- 
tomandauano  volle  ,  che  fi  perdonale  ,  &  rimetti jjequal  fi voglia 

misfatto 


8  ImaginideiDei 

misfatto  da  loro  commeffo^  i^sid  cfiempio  di  che  forfè  lo  ìfleffo  fece  E~ 
gitt io  fopr anarrato ,  come  anco  lo  feguìrono  molti  altri  facendo  fiatoe, 
alle  quali  poi,percbe  parue  forfè  più  bonefioyfurono  datinomi  di  diuerft 
§  tDeiy&  coft  furono  fatti  fimulacri  di  quefii  alla  fimilitudine.per  lo  pia, 
de  i  corpi  fiumani*  non  perche  foffhragli  antichi  tutti  cofifcìoi  chi ,  che 
^£1  f-Q *ct  tfedejjtrOy  che  i  T>ei  haueffero  il  capone mani,&  i  piedi^come  gli  buo- 
&h-  C  a-  MÌnhfna  percbe>come  fcrìueVarrone ? effendogli animi humanz fintili 
r  a;  *  gli  animi  d'unni  fib  potendofì  vedere  quell'iene  quefii ,  vollero ,  che  i 

Porfirio,    corpi f  -zafferò  fede  di  quesla  fimilitudine .  Torfirio  parimente  difie  ;  ' 
come  riferifee  Euftbio,  che  furono  i  Dei  fatti  di  effigie  human*  per  mo- 
fir  areiche  come  'T)io  è  tutto  mente  ^  ragione  ,cofi  gli  huomini  anchora 
ne  hanno  la  parte  loro .  Lattando  vuole  ,  che  Tromcthso  fia  fiato  il 
prìmo,cbe  dì.  terra  babbi  fatto  fimulacro  di  huomo>&  che  l'arte  del  fa- 
re le  (fatue  cominciale  da  lui,  &  fi  dice^ebe  ammirando  Minerua  vna 
co  fi  bella  opera ,  defiderofa  che  bauefìe  ogni  forte  di  perfcttione}  fi  offerì 
ai  concederle  qui  Ilo, che  per  ciò  le  bauefie faputo  additi?  andar  e  7  &  che 
baiandolo  a  qvefìofme  condotto  nel  cielo}egli  auuedutofìycbe  tutte  le  co- 
fc  prtndcuar.o  l'anima  dalle  fiamme,&  dal  fuoco \accoflata  nafeofamen 
te  vna  faccllina  7  the  fcco  portaua,  ad  vna  delle  ruote  del  S*lc  >  quella 
acce  fa  riportò  in  terra ,  &  accofìatala  al  petto  della  formata  figura  la 
refe  arawata,  &  viua,donde  venne  poi ,  che  all'buomo  imitatore  della 
opera  diuinafu  dato  quello ,  che  è  di  Dioydicendo ,  che  Trometbeo  ha- 
ueffe  fatto  il  pi  imo  huomo.\Per  la  quale  cofa  egli  bebbe  parimente  tem 
fij,&  altari  come  Kfume  diurno,  <èr  vno  ne  fu  de  gli  altari  a  luiconfè- 
Prome-  aatl  nt^a  ^ Cernia  de  gli  ^itbeniefiycome  fcriue  Taufania ,  oue  an- 
theo  ado-  dauano  gli  bitumini  in  certo  tempo  ad  accendere  alcuni  lumiycon  liqua- 
raco.  li  in  mano  correuano  l'vno  dopo  l'altro  j  &  cbiportana  ilfuo  accefofino 

dentro  la  Città  ,  baucuala  palma  della  vittoria  j  cedendo  fempre 
quelli  ,  che  erano  dinanzi  di  mano  in  mano  (fé  i  lumi  loro  ft  e- 
ììingueuano  )  a  quelli  che  veniuano  dietro  ;  ouero  che  portauano  vn 
lumefolo  5  &  correndo  fé  lo  dauano  l'vno  all'altro  fuccedendo  fempre 
quelloyche  era  più  vicino  a  chi  andaua  innanzi  a  lui,  T^efù  quefla  ceri 
moniayò giuoco  che  foffe fatto  folamente  in  honore  di  Trometbeo, ben- 
ché fi  leggayche  da  lui  foffe  ordinatola  di  Volcano  ancoray&  di  Minev 
uà  :  né  correuano  fempre  a  pie ,  ma  tal  hor  anco  a  Cauallo .  Onde  didi- 
ma nto  apprefjo  di  Vlatone  volendo  perfuadere  a  Socrate  di  fermar  fi  in* 
i  latone.  ceìta  compagnia  t  gli  dice  ,  che  vederà  fu  la  fera  il  giuoco  de  ca- 
miti ,  li  quali  correndo  ft  dauano  l'acce  fa  face  l'vn  l'altro  in  honore 

della 


Degli  Antichi.  9 

iella  De  a ,  che  tra  Mimma  .  Et  Herodoto  raccontando  il  modo  trovato 
da'  Ter  fi  di  mandare  preila  te  nouelle  delle  cofe,  che  era  come  quel-* 
le  ,  che  vfiamo  h&gg  r  delle  pofle ,  quando  cune  il  pacchetto  (  fecondo  it 
Francefe)  che  di  poli*  in  mia  fi  rimette  a  chi  corre  di  nuouo  ;  dice  che  % 
faceuano ,  come  fanno  i  Greti,  quando  correndo,  e  daaiolaft  l'vn  l'altro, 
portano  l'aceeja  face  à  Volcano,  T)i  que/ìo  giuoco  hanno  detto  alcuni) 
che  rappnf  ma  quello ,che  fece  Vrometheo ,  quando  tolfe  il  fuoco  di  cie- 
loy&  lo  portò  in  terra,come  di  fopr  a  dicemmo,  &  che  perciò  fa  così  or- 
dinato da  lui .  Et  altroché  moìira  il corfo  del  viuere  humano,  nel  qua- 
le quell'oche  vanno  innanzi, cedono  la  luce  della  vita  a  quelli,  cheven- 
gono  dietro-.come  dijfe  Tlatone  ordinando  le  fue  leggi  ^che  gli  huominift 
emettano  maritare  per  far  figliuoli,  acciò  che  la  vita,  che  elfi  hanno  ha- 
unta  da  altri,  quaft  ardente  facetta,  rimettano  ad  altri  parimente.  Et 
Lucretio  parlando  della  fuccejfiont  de*  m&rtali,diffe,che  correndo  fi  da.no  Lucreno  • 
Vvn  all'altro  il  lume  della  vita.  ^Appreffo  de'  Focefifà  anco  certe  piccolo 
tempietto  dedicato  a  Trometheo  con  vnafìatoa ,  laquale  alcuni  veletta- 
nò  chef  offe  di  Efculapio-.ma  perche  quiui  allo  incontro  erano  certe  graffe 
pietre  di  colore,come  difabbia,&  che  rendeuano  odore  fìmtle  à  quello  de 
i  corpi  humani,fu  creduto  più  vniuerfalmente-,  che  foffe  di  ejjo  Vrome- 
theo ,  &  che  quelle  pietre  foffero  refiate  della  medefima  materia ,  Onde 
egli  formò  quel  primo  huomo ,  da  cui  venne  pofeia  tutta  (a  generatone 
humana;La  qualcofapuò  beni(fimoflare,che  Trometheo  babbi  fatto  il  Prcuidéza 
primo  huomo ,  fé  per  lui  intendiamo,come  intefe  Tlatone,  la  fuprema 
prouiden7^a;dalla  quale  non  folamente  gli  huomini,ma  tutte  le  altre  co 
fé  del  mondo  furono  da  principio  create ,  &  fatte*  Et  perciò  fa  quefla 
adorata  da  gli  antichi  come  1)ea,laquale  à  guifa  di  ottima  madre  di  fa- 
miglia gouernafie  l' uniuerfo,&  era  la  fua  imagine  di  donna  attempata 
in  habito  di  graue  matrona.Vedefi  poi  quanto  piacere  piglia/fero  gli  an  Nido. 
fichi  delle  flatoe  dal  gran  numero  di  quelle:  perche  fcriue  Tlinio,  che  in 
Modone  ne  furono  più  di  tre  mila;  ne  punto  manco  in  ^thenejn  'Delfo 
C£  in  altri  luochi  della  Grecia.  Et  non  furono  i  Rimani  in  quefìo  manco 
amhitiofi  de  i  Greci ,  perciothe  bebbero  tante  flatoe ,  che  fu  detto  efiere 
in  I{pma  vn' altro  popolo  di  pietra:  Et  faceuano  gli  antichi  le  conferue , 
non  delle  flatoe  folamente,  ma  delle  pitture  anebora  ,  raccogliendone 
quante  ne  poteuano  hauere  fatte  da  pittori,  &j cultori  eccellenti,  &  ne 
adornauano  le  cafe  nonfolo  nella  Città,ma  fuori  ancora  in  villa,  fi  che 
fu,  giudicato  hauere  troppo  del  lafciuo,  &  non  conuemr  alla  feuera  vita 
de'  %omani-,onde  Marco  ^grippa  ne  fece  vna  bella  oratione,  volendo 

'B  per- 


io  ImaginideiDe* 

Marco  A*  perfuadere,che  fi  mettefìero in publico tutte lejìatoe,& tàuole,che &*• 
^riPa  '      nano  per  ornamento  delle  priuate  cafe.Sr  farebbe,  dice  Vlinio,  fiato  me- 
glio affaiycbe  mandarle  come  in  bando  alle  ville.  V arrone  fcriue,che  mot 
m  ti  andauam  a'  poderi  di  Lucullo  Jolamentepsr  vedere  le  belle  pitture  7 
&fculture,cbc  ci  vi  haueua,iAlle  quali  facevano  luoghi  a pojìa,  come 
"  neferiue  k 'itruuio,dkendo,che  hanno  da  ejj'er  grandi,  &  fpatiofi.  Ojfer- 
uarono  poi  gli  antichi  di  fare  lejìatoe  in  modojche  poteuano  ad  ogni  lor 
piacere  Iettarne  via  le  tejte ,  &  mettercene  delle  altre  .  \Onde parlando 
Snetonio .  Suetonio  della  vanagloria  di  Caligola  dice,  che  parendo  àcojìui  di  effe- 
re  andato  fopra  la  grandc^Ta  di  tutti  gli  altri  Trincipi»e  'Kèìcominciiì 
ad  vfurparjigli  diurni  honori ,  &  comandò ,  che  à  tutti  i  Jlmutacri  de  i 
T>ei ,  che  per  religione ,  &  per  arte  erano  rifguardeuoli ,  come  quelli  d\ 
Gioue  Olimpio, ,&  altri, foffero  leuate  le  tejle,&  vi  fi  mette fie  ìa  fua.  Et 
lapùdio  .  Lampridio  medesimamente  ferme ,  che  Commodo  Imptradcre  lem  il  ca- 
po del  Colojjò,  ch'era  di  Is^erone ,  0  vipofe  ilfuo .  Oltre  di  ciò  erano  te 
Statoe  ha-  Jtttoe  in  publko  hauute  in  > ifpetto  tale  di  chiunque  ei  fofiero,  che  come 
uutaingrà  coja  religiofa  erano  guardate  ,  &  non  era  lecito  leuarle,  né  offenderle  in 
niperto .    modo  alcuno ,  come  dice  Qcerone  parlando  contra  Vene ,  &  ne  adduce 
Veffempio  di  quelli  di  [{odo,  li  quali  benché  hauefiero  hauuto  crudeliffi- 
ma  guerra  con  Mitridate,  &  perciò  l'odiajfero  come  grauiffimo  nimico, 
nondimeno  non  mojjero  mai}nè  toccarono  pure  lajua  Jìatoa,  eh' era  appo 
loro  invno  de'  più  degni  luochi  della  Città  .  /  Et  lejìatoe  de  i  Tr  inopi 
haueuano  questo priuiìegio,ch' 'era  ficuro  ogrivno,  chefuggiua  à  quelle, 
né  poteua  ejjer  tratto  indi  a  for^a .  CMa  ciò  non  va Ife  però  al  figliuolo 
di  Marcantonio:  perche  x^Augufio,  eome  fi  vede  appreso  di  Suetonio, 
lo  fece  trarre  dalla  ilatoa  di  Cefare,  alla  quale  egli  era  fuggito  per  fua 
falue^a,&  comandò, che  fof se  vecifo.  Et  furono  fatte  ve/tite  talhora  , 
A  T  C  !   ^  talhora  nude,  &  ne  fecero  anco  di  tutte  dorate,  &  Icilio  Cjlabrione 
brione  -     fH  H  primo, come fcriu  e  Liuio,che  in  Italia  facefse  fiatoa  dorata,  laqua- 
Alefsadro,  le  eipofe alTadre  Glabrione.  {^d!leJsandro  Ufrodifeo  fcriue,  ebeanti- 
Afrodifeo.  camente  furono  JpeJJo  fatte  le  slatoe  de  i  'Dei,  &  de  i  3^  nude,  per  m<h 
s"toe  Per  ftrare,còe  la  pofsan^a  lor  ad  ogn'vnoè  aperta,emanifefla,<3  che  fono* 
'  q  debbono  efser  d'animo  fin  cero ,  &  nudo,  non  macchiato  da  vitif,  ne  co- 
perto d'inganni. Et  Tlmio  dice, che  fu  quefìa  yfan^a  de  i  Greci  cu  fare, 
lejìatoe  nude ,  perche  foleano  i  Bimani  mettere  loro  indo f so  le  corale 
Statoe  da  almCno  ,  conciofia  che  nonfaceffero  da  principio  Jìatoefe  non  à  chi  per 
zace  .PrC2_  l'whbtfaU0  iUuJire  haueffe  meritato,  che  di  lui  fofse  tenuta  memoria» 
llcbe  forfè  non  fu  ojferuatopoifempre;(j  à  molti  furono  datejìatoepev 

altro, 


De  gli  Antichi.  n 

altroché  per  lo  proprio  valor  etOnde  Catone  non  ne  fece  mai  conto,  &  à 
chi  gli  domanda  vn  dì  perche  et  non  haueffejiatoafrà  tanti  nobili  pari 
fuoi,rìfp^é,torm  recita  Mar  Cellino, che  più  toflo  voleua,  che  gli  huemi-  Marcelli* 
ni  da  bene  dubìt,f  ro  porche  ei  non  thaueffe,ch'ei  non  ofaffero  dke,per-  no* 
che  'CbaHpfse.  Et  ^fsefilao  parimente  apprefso  de  i  Greci  rifiutò  Chono-  Agefilao . 
re  delle  statue  dicendo  ,come  rìfenfee  Xenofonte,che  quelle  portauano  lau  Xeuofote 
de  à  gì  i  fcultori^V'  a  sé  l'operare  virtuofamente.  Erano  portate  in  voi-  Statuepor 
ta  dag^i  antichi  Bimani  alle  pompe  pablkhe  >  &  folenni  infame  con  teteui  yo! 
quelle  de  i  'Dei  quejìeflatoc  de  ì  ^Principi ,  &  degli  altri  huomini  iiiu-  ta  ' 
siri,  Iettandole  della. pia-jga,  otte  fi  aliano  tutte,da  queUa  di  Scipione  in 
fu  ori, che  era  Iettata  del  Campidoglio^comefcriue  appiano;  perche  vi-  Appiano» 
uendo  egli  hauevia  già  dato  ad  intendere  al  mondo  ,  che  ogni  fua  opera* 
tione  veniua  da  conftgtio  dimmi,  &  come  <j notte  gli  mojlrafie  tutto  quel- 
io, che  dotieua  farcii  ferraua  fouents  nel  fuotcmpÌQ)Che  era  nel  Campi- 
doglio tutto  folo\  &  perciò  quitti  fu  ritenuta  anc9  lafuaftatua,&  guar 
data  poifempre  .  Da  quefle  fiatoe,  &  imagini  erano  conofeiute  le  pia 
nobili  famiglie,ondetJMario,perche era  di  famiglia  ignobile,  dice  ap- 
prefso  di  Satufiio ,  cheti  non  bà  s~ìatoe,ne  imagini  da  mostrare  de'  fuoi  a    "°* 
maggiori ,  ma  che  può  ben  far  vedere  in  quella  vece  gli  honorati  pre- 
mij  riportati  delle  vinte  guerre.  Ma  ritorniamo  a  glifimulacri  de  i  Dei,  Simolacri 
li  quali  furono  fatti  in  dittar  fi  modi,  fecondo  che  diuerfi  erano  i  tojlumi  Parche  fot 
de  i  popoli ,  mo/ìrando  talhora  in  ejfi  quello,  a  che  erano  più  inclinati.  l} xn  ^.uec 
Onde  Suida  fcrìue ,  che  quelli  di  Fenicia  fecero  gli  fuoi  Dei  con  fac-  Fenici  / 
chi  da  denari  in  mano,perche giudicamelo, che  chi  f offe  più  ricco  di  oro, 
fofse  da  più  degiialtri.  Eti  (jre  ci  gli  fecero  armati,  perche  credettero, 
che  con  le  armi  principalmente  fi  temfftro  le  genti  foggettc  Oltre  di 
ciò  mojirauano  talhora  gli  antichi  nelle  flatoe  de  i  'Vei ,  quello,  che  da 
loro  defiderauano  ottenere,ò  che  già  baueuano  ottenuto;  perche  le  face- 
uano  fedente  per  voto;  &  il  medefìmo  faceuano-anco  quaftfempre  con  li 
cognomi,che  dauano  loro-.ma  le  principati ',  &  più  proprie  erano  quelle, 
chejignificauano  la  natura  loro;  &  gli  effetti ,che  da  quelli  erano  creduti 
venire.Ts{è  furono  però  fatte  fempre  in  modo,che  da  tutti  ffsero  inte-  Statue  d  " 
fe,hauendo  già  la  religione  di  quei  tempi,ancora  chef  offe  vana,  &  fai-  occulta  fu 
fa,inìr  odono  di  tenere  gran  parte  delle  cofe  fue  occulte  si -che  i  Sacerdoti  gnificati© 
folamente  lefapettano,  &  da  gli  altri  erano  credute  femplicemente  fen-  ne* 
24  cercarne  più  oltre  di  quello,  che  a  tutti  erapermefso  di  Japere.  Onde 
fi  legge  apprefso  di  Liuio,  &  di  molti  altri,  che  efsendo  siati  trouati  al- 
€uni  libri  di  TS(uma ,  liquali  poteuano  fare  gran  danno  dia  religione  di 

B  2  que* 


li  ImaginideiDei 

que' tùìbpì,fe  fojfero  andati  in  luce  (  pei  che  /coprivano  forfè  vanita  dì 
quella  )  furono  d'ordine  del  Senato  bruciati  in  publico ,  accioche  il  voi-' 
go  non  ne /ape ffe  altro  più  di  quello ,  che  gli  era  moslrato  dal  To?itefi- 
Tarcui-    ce}&  degli  altri  Sacerdoti ,  che  di  ciò  haueuanola  cura .    Et  Tarqui- 
moRè.     n'w  j^  fece  affogare  in  mare ,  come  riferifie  Valerio  UWaffimo,  cer- 
M  fT  °o  t0  t^avco  Tullio ,  cui  era  fiato  dato  in  guardia  il  libro  de  ifecreti  del- 
'  la  religione, per  che  ne  lafciò  torre  copia  a  Tettonio  Scbìno.Da  che  ver- 
rà  forfè ,  che  rimanghi  talhora  a  dietro  la  ragione  di  qualche  imagine  9 
ch'io  haurò  difegnataypercioc he  HerodotOjVau/ania/PlutarcOy  fi?  molti 
altrijdalli  quali  ne  ho  tolto  il  ritratto, dicono  fpe(jo,ò  che  non  vi  è,  ò  che 
la  religione  vieta  loro  dirla .  <JMa  ciò  farà  ben  di  cado  f  perche  quella 
che  non  ha  voluto  dir  e  vno  tutto  intieramente ,  fi  raccoglie  talhora  da 
molti  in  pexzj  ,&  sì  ho  fatto  io  più  ,  che  ho  potuto.  Seguitando 
dunque  perche  fojfero  fatti  i  "Dei  in  diuerfi  modi ,  Euftbio  re  ferendo  le 
parole  di  Torfirio  dice,  che  gli  antichi  per  fare  cono/cere  la  diuerfità  de 
i  Dei  y  ne  fecero  alcuni  ma/chi,  &  alcuni  f emine ,  altri  vergini ,  & 
'  altri  accompagnati  ,  &  di/ordinatamente  anchora  perciò  vejliro- 
Ariftote--  no  fe  ftatue  loro  .  Et  L^rislotele  dice ,  che  gli  antichi  penfarono  la 
vita  dei 'Dei  efftre  fimile  a  quella  de  gli  buomini" ,  perche  gli  ha- 
ueuano  anco  fatti  di  effigie  humana  ,  &  perciò  come  effi  viueuano 
Latta  tio.  fitto  i  Sjcofidijfero  ,  e  he  fra  quelli  ne  era  vno.  Lattantio  pofeia  che 
per  molti  argomenti  ha  prouato  ,  chei  'Dei  de  gli  antichi  furono 
huominiyla  mìmoria  de  i  quali  fu  confecrata  dopò  morte /aggiungere 
per  ciò  furono  dì  diuer/e  età,cbi  fanciullo,  chigiouane,  e  chi  vecchio,^ 
che  a  ciafchedunofù  data  certa,&  propria  imagine,  perche  furono  fat- 
ti iftmulacriloro ,  che  rapprefentaffero  l'età ,  &  l'babito  che  haueua- 
no,quando  morirono.Et  per  quejìo  anco  fi  può  dire ,  chefiano  slate  finte 
tante  altre  cofe,le  quali  così  fi  raccontano  de  i  Dei  de  gli  antichi ,  come 
a  punto /e  fojfero  huomini.Et  io  ne  dirò  qualclfvna,fecondo  che  mi  ver- 
rà apropofito  in  difignando  le  particolari  imagini  di  molti ,  nelle  quali 
M      „      metterò  mano,pofiia  che  haurò  detto  di  che  materia  fojfero  fatte .  Ter- 
ctefimula  c^oc^e  Euftbio  togliendolo  pur' anche  da  Torfirio  dice ,  che  cjfendo  Dio 
cri  i  Ima  luce  puriffima,  che  non  può  effere  compre  fa  dà  nòslri  fenfi,  fu  fatto 

di  materia  lucida. e  rifplendente,come  il  fini/fimo  marmo ,  &  ìlcrislaL 
lo  :  <$  d'oro  parimente  fu  fatto  per  moslrare  l'eterno ,  &  diuino  fuoco  , 
oue  egli  habita  ;  &  che  molti  facendolo  di  pietra  negra  voleuano  dare 
ad  intendere  la  fu  a  inuiftbilità.LMa  parlò  egli  f or  fi  de'/uoi  tempkcon- 
ciofia  che  da' più  antichi  fojjero  fatti  i  Dei  di  legno  ,  come  fi  legge  ap- 

frejb  ' 


Degli  Antichi.  .13 

prtjfo  TbeofraHo,one  rifarne  dilla  natura  delle  pia  nte  ;  e  he  filettano  . 

falli  di  cedro  ,  di  cipicfjoji  loto ,  &  di  buffo ,  Ù*  qualch'vno  anco  della  di  iegno# 
radice  dell' vliuo  .  Lt  Tlmiofcriue  che  ,  perche  il  legno  del  cedro  dura  j  heofra— 
quafi  eternamente  y  gli  antichi  ne  fecero  le  Hatoedei  cDei  ;  &  che  in  ito. 
I\pma  nefùvna  di  ^Apollo  portata  di  Seleucia.vlutarco  ne  ferine  così.  Plutarco . 
Sìnticbijjima  cofa  è  il  fare  jimulaa  iy&  gli  fecero  gli  antichi  di  legno, 
perche  panie  loro ,  che  la  pietra  fojfe  cofa  troppo  dura  da  farne  li  'Dei, 
(5  penfauano  che  l'oro,(3  l'argento  foffe  qitafife.ee  della  terra  §ìerile,& 
infeconda ,  perche  ouefono  le  minerò  dì  qut/ii  metalli,  di  rado  vinafee 
altro-,  (S  chiamauano  gli  antichi  quella  terra  inferma ,  &  in  felice ,  la- 
quale  non  produccua  herbe,fiori,e  frutti;  perche  effi ,  ne  i  petti  de' quali 
non  baueua  for^a  l'auaritia,non  emanano  più  di  quello,  onde  poteflero 
nodnrfi,  &  viuere  ^Platone  parimente  pare  volerebbe  filo  di  legno  fi  Platone. 
facejsero  leflatoc  de  i  Dei,perche  cosìferiue.  Ejjendo  la  terra  babitatio- 
nc  confecrata  alli  fyi,nonfi  dee,  fare  di  quefia  le  loro  imagini,nè  di  oro, 
né  di  argento,  perche  fono  cofe,per  lequali  è  battuta  inuidia  a  chi  lepof- 
fiele.Et  a  qucjio  propofito  Lattantio  fer iucche  U  ricche  flatoe  de  ì  Dei 
moHrauano  l'auantia  de  gli  huomini ,  quali  fitto  coperta  di  religione  fi 
pigliauano  piacere  di  battere  oro,auorio,gemme ,  &  altre  cofepreciofe , 
facendo  di  quelle  lefacre  imagini,  lequali  haueuano  care  più  per  la  ma- 
teria di  che  erano, che  per  quelli,che  rapprefcntauanofieguha  poi  Tla- 
tone  in  queilo  modo\V auorio  è  cofa,che  haueua  l'anima  prima,&  l'ha 
pojìa  giù  poi,&  perciò  non  e  buono  da  farne  le  Hatoe  de  i  Dei;nè  il  fer- 
ro a  ciò  è  buono, né  gli  altri  metalli  duri ,  perche  ft  adoprano  nelle  guer- 
re, &  fino  in/tì omenti  delle  vccifioni .  l^eftaua  dunque  fecondo  Tlato- 
ne  anthorafolamente  il  legno  da  farne  lefacre  imagini .  Et  Taujania  Paufania. 
parimente  dice ,  che  ei  crede ,  che  ne' primi  tempi  tutti  ifimulacri  de  i 
Dei  fodero  di  legno  appreffo  de'Greci,  &  mafpmamente  quelli ,  liquali 
fodero  fiati  fatti  dagli  Egitti]  yperchc  era  di  legno  ima  slatoa  di  apol- 
lo in  Argo  dedicatagli  da  Danaotcbe  fu  antichiffimo .  Et  pareua,  che 
non  fi  trouafìe  alcuno  de' più  antichi  fimulacri  fatto  di  altro ,  che  di  he- 
bano,di  ciprejfo,di  cedro,  di  quercia,  di  hedera,  0  di  loto .  OHa  di  vliuo 
antbora  ve  ne  fu  qualcb'vno,&  fatto  pel  coniglio  de  lVracolo,che  mo- 
fìraua  apunto ,  che  in  quei  tempi  amauano  meglio  i  'Dei  effere  fatti  dì 
legno,cbe  di  altra  materia.!3 ercioche  fi  legge  agprejfo  di  Herodoto ,  che 
quelli  di  Epidauro  mandarono  a  dimandare  ali  Oracolo  in 'Delfo  il  mo-  £  ..      .. 
do  di  rimediare  ad  vna  grandiffimafierilitày  (3  fulororifpolìo,che  fa-    P         *' 
tefftro doifimulacri  a  'Damia  &  ^iitxefia  (quefii  erano  i  'Demoni ,  0 

genij, 


*4  Imagini  de  i  Dei 

Epidaurij  Gentj ,  come  vogliamo  dire  delpaefe  )  non  di  metallo,  né  di  pietra ,  iti* 
di  legno  di  vliuo  nonfaluatico .  TSfel  primo  tempio,che  fu  fatto  a  (fili- 
none in  .Argo ,  lefupoflo  vnfimulacro  di  vn  tronco  dì  pero  ;  Qf  in  T^o- 
ma,oue  ella  era  dimandata  fuegina  ,  hebbe  doi  ftmulacri  di  apre/So,  li- 
quali  erano  portati  conjolenni  cerimonie,  comefctiue  Limo ,  a  certo  fa-* 
crificio,  che  fu  ordinato  la  prima  volta ,  che  Hannibale  pafsò  in  Italia . 
Et  legge  fi  apprtjjo  di  Tlinio,  che  in  Topulonia  fu  vnaftatoa  molto  oìu 
lica  di  Gioue ,  fatta  dì  vna  vite  fola  .  Et  non  è  maraviglia  ,fe  però  fu 
vero ,  che  fi  trouaffero  viti  così  grandi ,  &  groffe ,  che  ne  f afferò  fat" 
t eie  colonne  al  tempio  di  Giunone  in  tjttetaponto ,  come  il  mede  fi- 
mo 'Plinio fcriue .  Et  del  Viticz  ancbora  >  che  volgarmente  fi  diman- 
da <Agno  caflo ,  fu  fatta  vna  flatoa  ad  Efculapio ,  come  fcriue  Vaufa- 
nia,in  certa  parte  della  Laconia ,  oueegli  dalla  materia  delta  flatus 
fu  detto  lignite .  De  legno  medefìmamente  furono  fatti  i  'Dei  daì\o- 
man'hmentre  che  alla  femplice  pouertà  furono  amicìtPnde  Tibiillo>par- 
landoaDei  domefiici  chiamati  Lari ,  dice  parole  ,  cbequejio  fuonam 
in  noflra  lingua^. 

2$è  vergogna  vi  prenda  ,  fe-ben  fete^ 
Fatti  di  ficco  tronco  :  perche  tali 
Fotte  puf  anco  ne  i  felici  tempi 
*ZV  poueri  nofiri  aui ,  quando  furo 
La  fede,  lapktade,  elagiuHitia 
Meglio  ojferuate  affai ,  c'hoggi  non  fono. 
E  fur  con  grata  pmertà  adorati 
Ts^ele  pouerecafei 'Dei  di  legno. 
EtTropertiofà  dire  in  queHomodoa  Vertunno della fuaflatoa\ 
Fatto  fen^a  arte  fui  d'vn  feccotronco9 
Et  come  pouerello  Dio  di  legno  " 
frangiai  tempo  del  buon  J^uma  fletti 
"Sfe la  città,  che  mi  fa  fempre  grata, 
^elle  Ifole  feoperte  gl'anni  paffatida  Spagnoli  >  che  bora  fi  addi- 
mandano  il  Mondo  TSJouo,percbe4gli  antichi  furono  incognite,  fi  è  tro- 
uato  che  quei  popoli,adorauano  alcuni  f  doli  fatti  qual  di  creta  ,  qual  di 
v] .  •        legno,&  qual  dipietra+Et  Tlinio  fcriue  ,che  benché  tifare  delle  ftatoe 
fofìe  inftaliacofamo^mwtica,come fipuò  conoferedal'Hercole ,  che 
Euandro.  fu  confecratofino  da  Ettaedro  nel foro'Boar io,  qualfoleuanovefiire  con 
ornamenti  trionfali  fempre  ne'tempì  de' trionfi,  non  furono  però  dati  a  i 
*  'Dei,  né  dternpu'  loro  ftmulacri  di  altro  3  che  dilegno,  prima  che  fojfe 

da'Ro- 


De  gli  Antichi.  15 

da' Rimani  foggìogat  a  V^fia'.fialla  quale  paffarotto  in  Italia  leprecio- 
fe  flatoeypercbe  non  fi  contentò  fempre  la  Gì  aia  del  legno  folo  per  far- 
ne glifuoi  Dei ,  ma  gli  fece  anco  a,oro>&  dì  altri  diuerfi  metalli^  per 
mostrar  fi  più  fplendidaJ&  magnifica  verfo  quelli,  dice  Taufania  >  che 
ella  fece  fpeffo  venire  l'auoriofino  d'Jndia,  &  da  gli  Ethiopi  per  farne 
loro  dette  fiatoe  :  &  che  di  ferro  anebora  ne  fa  fitta  qualcb'vna ,  come 
l'Hercole  ebe  combatte  l'Hidra  apprejfo  de  i  Focefij  ma  che  quefiofù  cosi 
difficile,cbe  poche  ne  erano  fatte  delle  fiatoe  difrro .  Onde  in  Terga- 
mo  città  dell'infila  andauano  molti  a  vedere ,  tome  cvfe  marauigliofe, 
due  teflc  di  ferro  confecrate  a  "Bacco,  l'vnadi  Lione ,1' 'altra  di  Cinghia- 
le .   Coridone  cantando  con  Tir  fi  apprefjo  di  Vergilio  promette  a  "Dia- 
na farla  tutta  dipolito  marmo;  &  quini  Seruioauertìfce,  cbefoleuano  Serui0# 
f pi  fio  gli  antichi  fare  il  capo  folamente ,  &  il  petto  di  marmo  alle  fia- 
toe .  Oltre  di  ciò  fecero  quafifempre  alcuni  Ilei  vili ,  e  plebei ,  come 
Triapo  ,  &  altri  a  luifimili ,  che  flauanopcr  lo  più  ne  i  campi ,  &  atto 
fcopcrtOydi  legno  folamente  ,di  terrai  di  altra  fintile  materia  vile  ;  & 
gli  altri  più  nobili  >  come  ì  Dei  del  Cielo ,  di  materia  più  degna .  (  7^è  Dei  in  fi- 
furono  tutti  i  Dei  de  gli  antichi  fatti  informa  humanafempre ,  mafo~  roitu»di? 
itente  alla  firn  ìlitudine  di  diuerfi  animali,^  di  buomo,&  di  beslia  in-  "ea]^an 
fteme  giunti  anco  talbora  5  onde  fé ,  come  ferine  Seneca,  &  lo  riferifee 
Santo  K^tgoftìnojoffcro  Hativìuì ,  nella  forma  >  che  erano  fatti  loroj 
fimulacri , fare  bbono  fiati  non  come  "Numi  adoratila  fuggiti  comemo 
firi .  Et  in  Egitto  pia  che  in  altro paefe  furono  quefti  mofiruofi  fimu- 
lacri ,  come  fi  vedrà  in  molte  imagini,  atte  quali  darò  principio  dalla 
Eternità  :  per  che  fé  bene  non  erano  tutti  i  Dei  de  gli  antichi  eterni ,  & 
immort  alberano  però  tenuti  tali  i  più  degni  ;  &  perciò  fu  creduto,che 
la  Eternità  gli  accompagnaffe  femprelbtnche  il  "Boccaccio  oue  racconta  R 
h  (genealogia  de  i  Dei ,  dica,  che  la  diedero  gli  antichi  per  compagna  ciQ. 
aTfemorgogone  folamente  ,  quale  ei  mette,che  f offe  il  primo  di  tutti  i 
1)ei,  &  che  babìtafìe  nel  me  70  della  terra  tutto  pallido ,  e  circondato 
difcurijfima  nebbia  ,  coperto  di  certa  humiditd  tanuginofa,  come  fono 
apunto  quelle  cofe  >  cheflanno  in  luoco  bumido .  Ma  io  non  ho  trouato 
ancora  mai ,  ne  vi  Ho  fautore  antico ,  che  parli  dì  coftui .  Terò  dico, 
chela  Eternità  iìaua  fempre  con  quelli  Dei ,  che  erano  creduti  ìm-  Etermta* 
mortati  ;  laqnale  chi  ella  fofse  dimofira  affai  bene  col  nome  folo ,  che 
viene  a  dire  cofa  ,  che  in  sé  contiene  tutte  le  età ,  &  tutti  i  fecoli  >  sì 
chefpatio  alcuno  di  tempo  non  la  può  r-Afurare  :  benché  fi  pofia  dire  a 
certQ  modOfcbe  ella  fa  parimente  tempo }  ma  che  non  ha  mai  fine .  Et 

perciò 


.    i6  Imagini  de  i  Dei 

fnmegi"  percfò  TrimegìfloJ  Titagorici,&  Tintone,  che  era  il  tempo  la  imagint 
della  Eternità , perche  queflo  in  fefiefsoft  riuolue  ,  &  pare  che  non  fé 

Perpetui-  ne  veggia  mai  il  fine.  Ma  quefla  fi  può  dire  più  toflo  perpetuità,  perche^ 

tà.  ancbora  che  non  habbia  maifine,non  possiede  però  interamente  tutta  in 

vn  mede  fimo  punto  queslafua  vita  infinita  ,  che  è  proprio  della  E- 
oeuo"  ternità  ,  fecondo  TSoetio  ;  ìlqualedicc  ,  che  ,  fé  bene  par  uè  alia- 
tone che  il  mondo  non  babbi  hauuto  principio  ,  né  fia  per  hauere 
mai  fine  fi  ingannano  però  quelli ,  liquali  feguitando  quefla  opinione  lo 
chiamano  coeterno  à  Dio}  pere  he  a  dare  ilfuo  proprio  nome  alle  co/eyhan 
no  da  dire-lenendo  anco  la  opinione  di  Tlaione,  che  'Dìo  è  Eternoy&  il 
mondo  perpetuo,  Defcriue  dunque  Boetiola  Eternità,chefia  vnpofkffo 
prefentaneo  di  tutti  i  tempi,&  quefla  è  propria  di  DIO,  perche  à  lui 
ndpafsa,nè  viene  il  tempo, come  à  tutte  le  cofecreate\anchora  che  qual- 
che vnafofse  per  non  hauere  maifine.Ma  non  la  cerchiamo  per  Ima  tan 
to  à  minuto,come  forfè  non  la  cercarono  gli  antichi,  quando  difiero  eter- 
ni li  fitoi  Dei,  y olendo  perciò  intendere ,  chefofsero  immortali ,  &  per 
non  hauere  mai  fine ,  &  che  la  Eternità  fojse  quefla  infinità  di  tempo  . 

Claudia—  Onde  Claudiana, rhe  largamente  la  deferiue  nelle  laudi  di  Stilicone,fà 

no'  che  vnfer pente  circonda  ì'antrotoue  ella  flà,  in  modo  che  fi  caccia  la  co- 

da in  bocca,  che  Viene  a  moflrare  l'effetto  del  tempo ,  ìlquale  in  feflcfso 
■     fi  v<*  girando  fempre,  hauendone  tolto  l'efsempio  da  quelli  di  Egitto,  li- 

deU'anno  1ua^  moflYatimo  l'anno  parimente  col  Jerpente  ,  che  fi  mordeua  fa 
coda  ,  perche  fono  i  tempi  giunti  infume  così  ,  che  il  fine  ddpafsa- 
to  è  quaft  principio  di  quel  che  ha  da  venire .  Vedefi  la  Eternità  in  v~ 

Medaglia  na  medaglia  di  Fauflina  fatta  in  quefla guifa.  Sta  vna  donna  veflita 
da  matrona  in  pie  con  vna  palla  nella  deflra  mano%(3  hàfopra'l  capo  vn 
largo  velo  di(ìefo,che  la  cuopre  dall'vno  homero  all'altro.  Ma  vediamo 
tutto  ti  difegno  ,  che  ne  fa  Claudiano ,  da  me  ritratto  in  noflra  lingua  à 
queflo  moda; 

fn parte  sì  da  noi  \unge,e  fetreta.  > 

Ch'alcun  mortai  vefligio  non  v'appare  i 
Qua  l'humana  mente  il  gir  fi  vieta , 
7s[è  vi  ponnoanco  i  'Dei  forfè  arriuare , 
Vna  fpelonca giace  d'anni  lieta  > 
LMadre  d'infiniti  anni,e\d'età  pare , 
Laqaal  con  modot[ch'vnqua  non  vien  meno  % 
Manda ,  e  richiama  i  tempi  all' ampio  feno . 

Quefla 


na 


De  gH  Antichi*  17 

j^Hcjla  col  fleJSuo/o  corpG  unge 

Vn  ferpe  pien  di  verdeggienti  fquame^ 
Qua!  iìò ,  che  trotta  avidamente  siringe 
Come  che  Omorar  ci  tutto  brame, 
E  la  coda  fi  caccia  in  gofo  ,  e  finge 
ZJok  r  mangiarla  con  auida  fame. 
Vattene  in  giro  »  e  con  l'vfate  tempre » 
oJ  partì ,  cheto  ritorna  fempre, 

<A  la  porta  con  faccia  riuerenda, 

Et  d'anni  piena  sia  l'alma  Tritura, 

Come  cuHode,  che  fedele  attenda 

Chi  vierì  ,  (3  va  con  diligente  cura  5 

if  intorno  volan  l'anime?  e  che  penda 

Ciafcuna  par  con  debita  figura 

Da  le  membra  ,  ch'à  lei  fondate  in  forti m 

E  slan  con  lei  fino  che  piace  à  Morte» 

^7e  l'antro  poi  >  ne  la  fpeloncaimmenfa 
""    yn  vecchio ,  c'bd  di  bianca  neueafperfo 

il  mento ,  e'I  crine  flà ,  fcriue  3  edifpenfa 

Le  ferme  leggi  date  a  l'vmuerfo. 

E  mentre  cb'a  difporre  il  tutto  penfa 

(pn  l 'animo  al  bell'ordine  conuerfo  , 

Certi  numeri  parte  tra  leflelle» 

Onde  nappaion poi  fi  vaghe  e  belle» 

Con  ordine  immutabile  preferme 

*A  ciafcuna  quando  habbia  a  gir'  >  0  Hare9 
'Da  che  quanto  tra  noi  fi  more ,  0  viue » 
Uà  vita,  e  morte-,  poi  torna  à  guardare» 
E  riueder  come  al  fuo  feorfo  arriue 
Marte ,  qual ,  bench'aueT^o  à  cambiare 
'Per  via  certa ,  <và  pur' 4  certo  fine  5 
Che  così  voglion  le  leggi  diuine. 

Come  con  certo  paffo  giri  intorno 

Qiqm  portando  giouamento  al  mondo» 
Come  la  Luna  fi  nafeonda  ilgiorno} 

C         E  tojt* 


il  Imagìni  de  i  Dei 

E  toHo  muti  il  bel  lume  fecondo  , 
Come  partendo  fia  tardo  al  ri  torno 
Saturno  borrido  ,  mefio  ,  &  infecondo  3 
Quanto  Venere  bella  ,  e  dopo  kì 
"Errando  vada  il  xìcffaggieY  de  i  'Dei, 

S  quando  Febo  a  V antro  t'auukìna 

Subito  ad  incontrarlo  la  potente  q 

Telatura  viene  ,  e  a  gli  alti  rai  s'inchina 
il  bianco  Vecchio  bumile.  ,  e  riuerents^ , 
^Allora  da  sé  s'apre  la  diuina 
Spelonca  ,  aìlhor  fi  veggono  potente^ 
L'adamantine  porte  >  e  a  poco  à  poco 
Tutti  ijecreti  appaion  dì  quel  loco, 

Quìuì  i  fecoli  fono  di  dìuerft 

LMet atti  fatti  in  variati  ajpetti, 

E  pare  ciafcbedun  di  lor  tener  fi 

rJS{el  feggio  fuo  con  fuoi  compagni  eletti, 

Queflo  è  di  ferro  ,  onde  fouente  ferfì 

1  mortali  fra  lor  danni  ,  e  difpetti}  0 

*Di  rame  quello  ,  al  cui  gommo  è  slato 

il  mondo  tutto  vn  poco  men  turbato . 

Vno  ve  riè  d'argento  ,  che  rijplende 

In  bel  feggio  eleuato  d' 'ognintorno; 
Ma  di  rado  tra  noi  mortai  difcende 
%A  far  di  s\  bel  lume  il  mondo  adorno . 
Quello  ,   che  più  de  gli  altri  in  alto  afcende 
E  d'oro  ,  e  d'oro  fon  quei  ,  ch'egli  ha  intorno, 
Tutti  pieni  di  fede  ,  e-  di  prudenza , 
Di  bontà  t  di  giujiitia  ,  di  clcmenT^cLj, 

E  fon  gli  anni  beati  ,  ch'à  mortali 
<Apporteran  felicitade  immenfa , 
t^kit'hor  ,  chaurà  pietà  de'  noHri  mali 
Febo  ,  che  qucfii  a  modo  fuo  dìjpenfa , 
Et  farà  ,  che  dal  Ciel  piegando  l'ali 
La  bella  xAslrea  di  nuouo  amor  'accenfa 
Di  riueder  il  mondo  à  sìar  fra  noi 
Verrà  fenica  più,  mai  partirne  poi. 


U 


jpegli  Antichi,; 


Antro  dc/f  Eternità  con  lìmagine  del  tempo  ò  dei 
fitto  >  dì  Febo ,  della  natura ,  &  dellì  quattro  fecolt, 
che  figmficano  da  "Dìo  venir  il  tutto  y  (gjr  da  quello 
il  tutto  eftr  compre/o  ,  (jfr  U  reuolutìom  delle  co  fi 
fiumane-, . 


C     z        U 


so  Tmàgìni  de  i  Dei 

**P??f*°"      td  defcrìttìoney&  il  difegno  di  quello  antroj  $elorica,cbe  la  foglia* 
tro  dell'io  mo  dire,cimos~lraì  come  l'cfpone  il  'Boccaccio .che  la  Eternità  va  [opra  a 
ternità .     tuttl  l  tempiy&  perciò  ella  è  di  lunge,  &  incognita  non  fohmer.te à  mor 
tali{ma  quafi  ancora  à  T>ei  celesH}cioè  à  quelle  beate  a?iime}cbe  fono  sj\ 
ne  i  Cieli. Et  dal  gran  few  manda  à  lafpelonca  i  tempis&  quefìi  richia- 
ma purgamo  al  medefimo  ;  perche  in  lei  hanno  battuto  già  principio)  & 
riuolgendofiin  [e  sleffi paiono  vfeire  da  quella,^  ritornare  anco  alla  me 
defima.Et  faffi  quefto  tacitamente^  perche  non  ce  ne  auuedendo  noi  paffx 
il  tempo,co?ne  di  naJcoslo.Lstflla  portarne  sia  la  7*{atura,  vanno  potan- 
do molte  anime  intorno, per  eh  e  feendono  ne  i  corpi  mortalità"  onde  vfeen- 
dojioi  vanno  in  grembo  alla  Eteraitàjlche  tuttofi  fa  per  opra  della  7^a 
tura,&  perciò  ellaftà  quivi  alla  porta .  fi  Vecchio  che  parte  per  numero 
le  ftelle  forfè  è  Dio,non  perche  ci  fia  veccbiojcbe  in  lui  non  fi  può  direbbe 
fia  termine  alcuno  di  età>wa  fórche  fogliono  pirlare  cosigli  buomimsche 
chiamano  di  molta  età  quelli  et iandioyche  non  potino  morire \ilquale  dati 
do  ordine  al  movimento  delle  lielle  dislingue  i  tempi.  UWa  forfè 
-che  più  proprio  farebbe  direbbe  il  vecchio  fofie  il  FafoypeT- 
che  quello  s'inchina  à  Febo  ,  che  fi  potrebbe  torre  per 
*I)ioìquandofi  preferita  allafpelonca.^dltro  non 
dice  poi  il/Boccacìo  de  i  Secoli  ,  che  fono 
quiui,  come  che  fia  co  fa  facile  ad  o- 
gn'vno-.et  io  parimente  non  ne 
diròpiùy  per  venire  alla 
imagine  di  Satur 
no,  perche 
lo 
toìfirogìì  antichi  pel tempo,  &  del  tempo,  bahhuam 
...    già  cominciato  à  dire  ragionando  della  Eterni- 
ttt.  La  quale  non  ardifeogià  didefiderare 
è  quejìa  mia  faticarla  pregobuiie> 
chi  lo  può  fare,  e he  veglia 
darle  vita  per 
qualche  tea 
pò. 


Svi* 


D#  °\i  Amichi*  ai 


j 


SATVRNO 

Il  primo  fu  Saturno ,  efo  ^//fe/ò 

Dall'alto  Ciel  fuggendo  il  figlio  (jione, 
Itàfor^a  priuato  de? fuoi  regni , 
Venne  à  mostrar*  àgli  buomini ,  cb'allbora 
Carne  le  fene  andavano  di] per  fi 
'Ter  gli  alti  monti ,  /'/  modo  di  raccorfi 
infieme ,  e  £  Ubidire  à  certe  leggi . 
Ut  il  paefe  ,.oue  à  principio  ei  flette 
Latente,  fu  perciò  chiamato  Latio . 
Sotto  l  governò  di  co/ini  fi  dice 
Che  fa  il  felice  fecolo  dei  oro  ; 
Così  reggetta  ei  giustamente  ifìtoi 
Topoli  dando  lor  ripofo ,  e  pace , 

In  qttefio  modo  canta  Vergilio  di  Saturno ,  mettendo  la  hiflorìa  con  le  yn.aiyl0. 
fattole ,  conciona  che  quella  reciti  che  Saturno  andò  in  Italia  f cacciato  di 
Grecia  dal  figliuolo ,  &  quesle  babbino  finto  poi ,  che  egli  era  prima  Si- 
gnore del  Cielo  ,  &  che  Gioue  ne  lofeacciò ,  &  lo  fece  feendere  al  baffo  ; 
perche  la  (jrecia  è  più  verfo  l'Oriente^  perdo  pia  alta  della  Italia tcbe 
tende  verfo  l  Occidente.  T^tiratofi  adunque  Saturno  in  Italia-fu  da  pia- 
rlo 1{è  di  quel  paefe>oue  poi  fu  meffa  I{oma>cbefe  ne  vincita  confuoi  po- 
poli quella  ro'^a  vitande  più  antichi  mortali ,  tolto  à  parte  del  regno  , 
perche  egli  moftrò  la  coltiuatione  dei  campi  y&  il  fare  gii  denari  di  me- 
ta'doyche  prima  erano  di  cuoioXtfà  perciò  fatta  sa  quefii  poi  daltvno  de 
lati  vna  naue,perche  Saturno  mitigando  andò  in  Italia ,  e  dall'altro  vna, 
tefìa  con  due  fatele  chetale  era  la  imagine  di  Giano>come  vederemopoì, 
'Edificarono  quesli dueKè communemente terre ,  tStcafielli vicini \  che 
Hai  loro  nome  li  chiamarono^  cerne  Saturnia  da  Saturno,  &  Cunicolo  d& 
Cu,.o.Oni.  tanto  fi.  firmato  Saturno  da  quelle  geni',  che  infante  col  7^ù 
lóro  cominciarono  annerirlo  come  Dio  ,  perche  erano  all' bora  slim*- 
ti  Dei  quelli  ,  liqualì  fapeuano  trottare  ,  &  la  infegnaitano  >  qualche 
*; ;:  che  fjf.  vtile dia  r:ta Inumana  5  &  quejia  di  coltiuare  il  terreno, 
4?  fai  lo  con  arte  pia  fecondo ,  che  non  è  difua  natura ,  è  Vtltiffimo  ;  & 
però  Saturno  ne  mei  ito  gli  fiacri  honori ,  &fk  chiamato  Snrjdio  drillo  ' 
fiercorare  i  empi ,  ette  dare  loro  il  ktame}onde  divengono  poi  più  f érti-  sterculio* 

li.Ver 


2» 


Imagini  de  i  Bd 


ImAgine  ai  Sdamo  o  del  tempo  Hiuoyatòre  eie  firn 
figlino  li  >  cioè  del  tutto  con/km atore  >  eccettuai  Gtoue, 
Giunone  y  £N£ttuno>ffi  Plutone ,  hit  e  fi  per  ti  quat- 
tro elementi  Fuoco  9  oArU ,  *Aqu<i  s  (jjf  Terra  9  che  noti 
fi  difirugono  » 


De  gli  Antichi  *  *i 

lì  i  'Pei  quefìo  hanno  voluto  alcuni ,  che  la  {ita  fiatila  baueffe  la  falce  in 

mano,per  dare  ad  intendere  ,  che  la  coltiuatione  de  ì  campi  fu,  infegnata 
ialai già  da  principio  in  Italiayconciofia  che  con  la  falce  fi  mieti  il  gra- 
no prodotto  da  kn  coltivati  campi.  Ts{e  faenfieij  Saturnali  poi  anco  fi 
cdopr  aitano  candele  accef;:  la  miai  cofadechiarandóCMacrokio  dkèiChe™*^™0 
crajcrcbc  fotte  il  ngghnentodi  Saturno  gli  huomini  da  vna  incolta  vi-  pej  lé' 
ta,&pù  ria  di  t  rne-bre,  pacarono  alla  lucida  &  bella  feicntia  delle  buone  • 

arti .  0  Itre  di  ciò  intefro  gli  antichi  il  tempo  [otto  il  nome  di  Saturno , 
adattale  di{f?->  o  i  latini  molte  ragioni  tutte  confacentifi  al  tempora  non  -( 

già  al  proposto  noftro .  Et  i  Greci  parimente  lo  chiamarono  Cronache  ^  gatut. 
viene  à  dire  temp0y&  quello  ^hefvmifica  il  nome  fu  moftrato  nella  ima  n0 . 
gine  di  quejìo  Dio  ;  perche  le  fecero  quali  fempre  di  buomo  vecchio ,  mal 
Viftito ,  fen^a  nulla  in  capo,  con  vna  falce  nell'vna  mano ,  &  nell'altra 
hattetia  certa  cofa  auiltippata  in  vn  panno ,  quale  pareua  cacciarfi  in  go- 
la y  come  che  la  volejfe  diuoràre  y  e  quattro  piccoli  fanciullini  gli  erano 
quiui  apprefio .  Quelle  cofe fono  interpretate  in  quefìo  modo  :  lltem-Efp°fai°- 
pò  è  vecchio  e  malvestito  perche  ò  fempre  e  flato  ,  onero  cominciò  «rf"f  Sa" 
ejfere  infiemc  con  il  mondo ,  cioè  quando  fattala  fepavatione  del  Cbaos 
gli  elementi  furono  diflinti ,  &  fu  dato  principio  alla  generatane  delle 
cofe ,  cominciando  allbora  il  Cielo  ad  aggirar fui  intorno  ,  dal  mouimento 
delquale  cominciarono  parimente  gli  huomini  di  mifurareil  tempo  :  & 
quindi  fu  ,  che  le  fauole  apprejfo  de  i  Greci  difiero  Saturno  ejjere  -lato 
figliuolo  di  Vrano,cbe  fignifica  Cielo .  Fu  detto  anco  Saturno ,  Vitìfato- 
ve,quafi  cultor  delle  viti  perche  dìcono,che  effendo  paffato  nell'Jtalia.co- 
me  s  èd<  tto  y  faccettato  da'  Latini  y  ne  bebbe  della  figlia  divnod\ffi 
Enotria  nominata,alcunì figliuoli >trà  quali  vieri  connumerato  Cjiano-  a 
tbi  egli  infegnò  il  modo  di  piantar^  coltiuar  la  vitCy&  di  fare  il  vino; 
ilche  hauendo  cjfi  operato ,  &  guadagnatone  perciò  il  nome  di  inuento- 
reyiuenne  che  vn  giorno  alcuniy'i  quali  fr fé  baueano  beuuto  più  di  quel- 
hycbe  loro  fi  conueniua,fi  addormentarono,  sfecero  vn  longhìffimofon- 
tiOydal  quale  poifuegliati  ?j  accorti  fi  che  qw  (lo  era  accaduto  per,  il  beuu- 
to vinOyeredendo  che  foffe  qualche  coja  venenataylapida^ono ,  &  occifero 
CianOyCome  inuentor  di  quello,  per  ilche  quattro  figliuole  di  lui  rimafle , 
per  doglia  con  vna  fune  legataft  al  collo  fi  Iettarono  la  vita-.mà  da  Satur- 
no furono  pofle  nel  Cielo  in  loco  di  Stelle,  &  à  noi  fi  dimoflrano  poco  auan 
ti  il  tempo  della  vendemia .  Effendo  pofeia  vn  tempo  i  ~Roma  niaggra- 
uati  dipeìtilentia ,  £?  bauendo  perciò  confi!  tato  l'oracolo  dì '^polirne  , 
bebbero  in  rifpofla,  che  bifognaua  placar  prima  l'ira  di  Saturno  riceuuta 
per  la  morti:  di  (jianofuofiglmoh ,  da  che  mojji  i  l\pmani gli  edificar ona 

va 


34        t  Imagìni  de  I  Dei 

vn  temph  [iti  tMonhs  ì*èrpeiot  &  vipo/cro  Giano  con  quattro  fante  ;  è 
dal  vumero  delle  figliuole,  òdalle  quattro  (iagionì  dell'anno.  Soleuanogll 
Hìlroria  antichi  porre  su  la  cima  del  Tempio  di  Saturno  vn  Tritone  con  la  buc- 
inando co  dna  alla  bocca ,  &fcpelir  iui [otterrà  la  coda  di  quello,  volendo  con  ciò 
annuo .  tnoflrare  ,  come  dice  UWacrobio ,  che  da  Saturno  cominciò  la  hifloria  ci 
farfipalefe,&  ad  effer  conofcutta,percbe fen^a  duhio ,  innanzi  che  [offe- 
•  ro  di  stinti  è  tempi,ella  non  patena  efiere  fé  non  muta,  ££  incognita,  il  che 

figniftcc.ua  il  nafconder  la  coda.  Fu  Saturno  vestito  così  vilmente,pcrek: 
in  quel  principio  del  mondo  non  cercauano  le  perfine  pompe  nelle  refi:, 
ma  fi  contcntauano  di  effere  coperte.  0  che  quefie  moilrauano  di  effer  & 
tutte  logore  per  confarfi  meglio  alla  vecchietta  di  lui ,  ilquale  baueua 
i!  capo  nudo^perche  in  que  primi  tempi,  quando  egli  fu  creduto  governa- 
te tutto  ,  &  che  correità  la  età  dell'oro ,  la  verità  fu  aperta  ,  &  mani- 
fefia  a  tuiù,non nafeo Zia ,  come  fu  dapoifotto  tante  menzogne ,  &  tanti 
inganni,  Et  per  que  fio  ancora  gli  antichi  facrificanano  a  Saturno  a  ca- 
po [coperto,  (5 [t  lo  copriuam  in [acrìficando  a  gli  altri  'Dei .  (Jftioftra  la 
falce  in  mano  di  Saturno  >  che'l  tempo  mitte,e  taglia  tutte  le  co[e_a .  Et 
quello ,  che  ci  fi  mette  alla  bocca  pei  d'inorarlo,  che  le  cofe  tutte  nate  in 
Fauola  fa  tempo  fono  anco  dal  tempo  dinotate  ,  [opra  dì  che  fin]  ero  gli  antichi 
Saturno,  vna  così  fatta  fattola.-» .  Temendo  Saturno  di  effere  [cacciato  del  re- 
gno da  vn [ho  figliuolo  ,  come  iFati  gli  haueuano  predetto  ,  tornando 
adOpe  ,  laquale  fu  anco  detta '~Rhe a , [uà  moglie  ,  che  ogni  volta  , 
che partorirla ,  gli  pre[entaf[e  [abito  quello,  che  haueffe  fatto ,  perche  non 
voleua  in  modo  che  fofse^che  fi  alleuajse  alcun  figlio  ma[chio,[e  bene  do- 
uejse  egli  slefsodiuorarfegli tutti,  TartoriOpe  la primavolta  Gioite, 
&  Giunone  interne,  ma  prefentb  Giunone  fola  al  marito,fapendo  che^per 
efser  [emina  non  le  farebbe  male,&  nafeofe  Gioue:di  che  efsendofi  accor- 
to Saturno  cominciò  à  gridar  per  bauerto,-  laonde  Ope  gli  pre[entò  certa 
pietra  auuolutain  vn  panno,diccndo  quello  effere  il  figliuolo ,che  egli  do- 
mandaua *  Et  egli ,  fen  %a  guardare  altr intente  chef  offe ,  [e  la  cacciò  in 
gola,e  diuoroffela-.ma  la  rigittò  poi,come  faceua  anco  de  i  figliuoli ,  po- 
feia  che  gli  haueuadìuorati,cheglirigittaua .  Onde  fi  legge  appreffo  dì 
Pietra  di-  Taufiinia ,  che  in  Del[o  nel  tempio  di  ^Apollo  era  vna  pietra  non  molto 
uorara  da  grande  guardata  con  grandiffimo  rispetto ,  perche  diceuano  quelle  genti% 
Saturno .  c}je  era  [a  pietra,qual  fu  diuorata  da  Saturno  in  vece  di  Gioue,  &  ogr.i 
dì,  ma  più  lefesle  vi  fpar gettano  su  de  l'oglio ,  poi  le  auuolgcuanno  at- 
torno lana  non  lauata  .  Et  i  Bimani  la  credettero  effere  quella  ,  che  nel 
Campidoglio  non  volle  cedere  a  Gioite ,  &  fu  adorata  pel  Dio  Termino, 
Fu  [eruato  parimente  Vetturino  dalla  madre  confimìle  inganno >cbcfinfe 

di 


Degli  Antichi.  15 

4$  fìauere  partorita  v«  pìccolo  cauaUino^  &lo  diede  à  dinotare  al  marito, 
€ome  dicenano  quelli  di  arcadia,  &  Taufania  hrife/ìfee.  "Plutone  me-  paitfanj3  f 
defimammte  fi  faluòpev  efser  mtoadvn  parto  infierite  conia,  favella 
glauca,  lattale  fu  fola  prefentata  al  padre,  che  da  quc'sìi  in  fuori  dìuorà 
tutti  gli  altri  figUnol^rigittandoli  puf anco  dapQÌ,come  he  detta.  Ma  al- 
cuni altri  fliquali  anco  pare  a  mecche  meglio  dechurino  la  cagione  del  di- 
fiorare  i  figliuoli,  dicono,  Che  ejfendo  Titano  fratello  di  Saturno  di  mag* 
gior  età  di  lui,&  volendo  perciò  regnare,  Saturno  a  per (uafion  della  ma- 
dre ,($  delle  f or  elle  non  gli  voi  fé  altrimenti  acconfemire ,  an^i  che  egli  (i 
fece  I{è.  'Da  quefio  ejfendo  per  nafeere  difeordia  tràeffifrateìii,fi  acque- 
tarono finalmente  con  queHa  conditìonc  ;  che  doueffe  Saturno  continuar 
nel  Regno ,  ma  che  douefsefav  morire  tutti  i  figliuoli  >  che  gli  nafcefsero  _ 
.mafcoli,acciò  che  fofse  ficuro  Tifano,  che  finalmente  il  %egm  douefse  ri- 
cader in  Iuì,q  nefuoi  figliuoli.Èfsequìpervn  tempo  Saturno  la  cenditio- 
r,e,Cfper  quefio  vien  dettosche  egli  dhwafìe  ifiglÌHoli;ma  effendoli  na- 
ti Gioue^ Giunone  in  vnparto,feguf  di  loro,&di  T^ettunopoi,  0  cose 
anco  di  Tlutone  quanto  fi  diffe  difopra  :  laqual  cofa  intefa  da  Titano  af- 
faltò  sì  d*improuifo il fratello  di  Saturno,chelòfece  conia  moglie  prigio* 
ne,&  così  li  tenne  fino  a  tantoché  da  (jioue  fuperatOjfurono  quelli  f dol- 
ci) &  liberati .  Lequali  co  fé  vogliono  mojirare ,  come  cominciai  a  dire  di 
{opra ,  che  le  cofe  tutte  prodotte  dal  tempo  fono  anco  dal  tempo  confuma- 
te ,  ilqualele  fa  poi  etiandiorinafeere ,  da  gli  elementi  in  fuori,  che  fona 
i  quattro  figliuoli ,  Gioue,  giunone  {Plutone  ,e  Vettuno,cioè  fuoco,  aria  , 
terra,  &  acqua,liquali  non  p affarono  per  la  vorace  gola,perche  quejli  du- 
rano fempre.  Fingenano  quelli  di  Safìonia  ,  volendo  deferiuer  Satur- 
no ,  vn  vecchioyche  flaua  ritto  fopra  ad  vn  pefee  >  <&  teneuavn  va/o,  & 
Vna  ruota  ;  UWa  che  cofa  volejfe  ftgnificare  è  flato  femprefecreto,  & 
perciò  io  ne  anco  qui  lo  dichiaro,  LMartiano  deferiuendo  Saturno  lo  fa  ima£,{ne 
che  porge  con  la  de/Ira  mano  vnferpente,  quale  fi  morde  la  coda,  mo-  di  Satur- 
firando  in  quefla  guifa  t  che  per  lui  s 'intende  il  tempo  :  £?  dice,  che  ei  vd  no. 
conpafio  lento,e  tardo\&  ha  il  capo  coperto  di  vn  velo,  che  verdeggia  , 
le  chiome,^  la  barba  fono  tutte  canute ,  &  benché  eglifta  così  vecchio , 
pare  nondimeno  potere  anco  ritornare  fanciullo,  fiche  fi  può  dire  ef~  Efpofitio* 
fere  il  rinouamento  ,  che  fa  il  tempo  di  anno  in  anno  :  &  perciò  il  velo  ne . 
"perde  fopra  la  bianca  chioma  moslra  il  principio  dell'anno ,  quando  nel- 
la primauera  tutta  la  terra  verdeggia  ,  kquale  nell'inuerno  poi  fi 
cuopre  di  bianchiffima  neue>&  così  toflo  fipaffa  dall'vna  flagione 
dì  altra,  che  paiono  effere  giunti  infieme.  La  tardità  del  paffo  fi  può 
riferire  al  tardo  riuolgimento^he  fa  lafpera  di  Saturno,laquale  delle  fet- 

a  tede 


*$ 


ImaginldciDel 


Imagìne  dì  Satumo^del  tempo^f  del  anno  jhefìgni- 
fica,  li  trtfii  e ffet tinche  vengono  da  quejìo  pianeta,  &  la 
renouatìone  dell'anno  conia  fredezga,  e  tardità  del 
pianeta  di  Saturno  . 

Imagìne  di  Saturno^bejignifica  ìltepo  prefente^af- 
Jato^ffi  allenire  ^et  la  mala  natura  di  tal  pianeta,  et /ita 
frcdez^a^J  il  tempo  tutto  confumare  &  diflrugger e. 


De  gli  Antichi.  ^  V? 

te  de  ì  Pianeti  è  la  maggiore ,  perche  è  (op>a  a  'atte  k  altre*,  &  però  piò 
delle  altre  che  è  in  trenta  annutarda  à  compir?  il  fuo  gito.   Et  perche  da, 
qaefio  pianeta  vengono  tri/i  i  effetti,  per  lo  più-,  h  fecero  vecchio,  meslo, 
fordiio;  &  col  capo  aucìtc,pigì&,&.lchto:  pereffer , a  nature  fu  a  fredda, 
fecca ,  e  tutta  meinmconia  ,  come  fi  può  federe  appreffo  di  chi  ferine  di 
qaefie  cofe.  Onde  il  vndefimo  xJWartiano,  quando  nelle  no%%é  di  CMer-  Martjan0o 
curh,e  di  Filologia  fa,che  ella  afecnde  di  Cielo  in  Cielo  .dice  che  giunta  a 
quello  di  Saturno  treno  h:ì,cbe  quiuife  ne  fiaua  in  luoco  freddo  jutta  ag- 
ghiacciato,  &  coperto  dì  Orina ,  &  dineue,  &  che  haueua  per  adorna* 
?;;  e  :to  del  expo  talbofa  vn  ferpente,talhora  vn  capo  di  Leone,  &  talho- 
ra  di  Cinghiale/^  ?  mo&raua  i  terrìbili  denti.  Le  quali  tre  t  e fie  potrebbe- 
no  forfè  meflrare  gli  effetti  dei  tempofJcbe  non  affermO,perche  non  lo  tro- 
fie fritto  da  pintore  deg-zo  di  fede.LPiia  dirò  benebbe  a  ciò  fi  confa  affai  * 
quella  imagine  fignìficatrke  de  i  tre  tempi,  paffuto,  prefente,  &auenire, 
che  haueua  parimente  tre  capì  di  Leone ,di Cane-,  &  ài  Lupo ,  poslada 
quelli  dì  Egitto  con  il  firnulacro  di  Serapide  loro  'Dio principale,  laquale 
difegtiarò  poi  al  luoco  fuo  .   Ora  vediamo  quello  che  fi  legge  apprefìo  di 
Eufebio  de  gli  effetti  del  tempo  moftrati  con  la  imagine  di  Saturno.  Egli  Eiifebio; 
ferine ,  che  <Ajìar  te  figliuola  di  Celo,  &  moglie, &  forella  di  Saturno  in-    Imagine 
fieme  con  molte  altre,  che  ei  ne  haueua ,  fece  al  marito  vn  ornamento  re-  &  Saturn° 
galeghe  haueua  quattro  occbi,due  dimmi  z  &  due  di  dietro,  delti  quali 
due  fi  cbiudeuano  ,  &  dominano  à  vicenda  ,  sì  che  due  ne  erano  aperti 
fempre,&  àgli  bomeri  vi  pò  fé  parimente  quattro  ali, delle  quali  due  fia 
nano  diUefe ,  come  che  ei  volaffe,  &  due  rislrette,  &  raccolte, come  che 
ftefie  fermo  j  volendo  fignificare+ebe  fc  bene  egli  dorme,vi  vede  pur'an- 
che,  <&  che  mentre  veggia,dorme  parimente,^-  che  fermandofi  vola,  vo- 
lando fi  ferma;  cofe  tutte  proprie  del  tempo .  Etfoggiunge  poi,  che  la  me- 
defima  <A  ftartepofe  in  capo  à  Saturno  due  ali, volendo  per  l*vna  mofìra 
re  l'eccellenza  della  mente,  &  il  f enfio  per  l'altra.  Imperocbe  dicono  i  natii 
tali, che  l'anima  bumana. quando  feende  nel  corpo  mortale, por  tafeco  dal- 
la sfera  di  Saturno  la  for^a  d'intendere,^  il  difcorfo,the  ella  mofìra  poi 
tanto  nelle  cofe,cbi  comprende  con  la  mente  fola,quanto  in  quelle,  che  co- 
nofee  per  gli  [enfi.  Totrei  dire  come  i  Tlatonìcì  per  Saturno  intefero  la 
mente  pura,cbe  alla  contemplatione  sia  tutta  intenta  qua  fi  fempre  delle 
cofe  dìuinc,  onde  ne  nacque  occafione  di  dire,  che  al  tempo  fuo  foffe  la  età 
dell'oro,  &  il  vìttcre  quieto ,  &  felice, effendo  talea  punto  la  vita  di  qua- 
lunque ccrcu  diporregià  il  pefo  de  gli  affetti  terreni,  &  di  al^at fi  quan- 
to più  può  alla  confideratione  delle  cofe  del  Ciclo. Direiancbora,c  he  Tla-  Platone. 
tonejpefio  lo  metta  per  quella  fuptrna  ìntclligen^a,laquale  prouede  allo 

D    z  effere 


2%  ImaglnideiDei 

^.  efiere ,  al  viuere ,  &  all'ordine  di  tutte  le  cofe .  KMa  ciò  niente  fa  alla 

at  ne*    imagine  dì  queslo  Tio ,  però  lo  lajcio ,  (f  vengo  a  dire ,  che  lo  fecero  gli 
Saturno    anthki,come  ferine  Macrobio,  con  i  piedi  legati  confilo  di  lana ,  <&.lo  te- 
con  i  pie-  nettano  così  tutto  l' 'anno ,  fé  non  cheto feioglieuano  poi  dì  dicembre  in 
di  legati.  certi  dì,che  erano  confecrati  a  lui ,  volendo  in  quefto  modo  moftrare ,  che 
la  creatura  nel  ventre  della  madre  ftà  legata  con  nodi  teneri ,  #*  molli , 
li  quali  fi  (ciogliono  quando  al  decimo  mefe  è  giunto  già  il  tempo  del  ma- 
turo parto .  Et  quindi  dice  UMacrobio  effere  nato  quel  prouerbio  appref- 
fo  de  i  Lati)?;,  che  i  Dei  hanno  li  piedi  di  lana .  Ma  l'hanno  interpreta- 
to alcuni  in  queflo  modoanchora ,  che  la  Duina  bontà  non  corre  in  fret- 
tale con  rumore  à  caligare  chi  erra,ma  va  tarda,&  lenta ,  &  così  taci' 
tamente,che  non  prima  fé  ne  auede  il  peccatore ,  chefenta  la  pena .  'Di- 
ce fi  anckova,  che  fiaua  Saturno  coni  piedi  legati,  ò  perche  tutte  le  cofe 
prodotte  in  quefto  mondo  paiono  efiere  infume  annodate  (  così  vengom 
Vvna  dietro  [altra)  onero  perche  la  natura  con  eerta ,  &  ordinata  legge 
così  tiene  i  tempi  legati  infieme ,  che  non  eeffano  mai  di  andare  fucce- 
dendo  l'vno  all'altro .  Et  perche  vehóffimamentefe  ne  corrono  via^n- 
fero  forfè  le  Tauole,  che  Saturno  fi  cangiale  in  cauallo  animale  velocifji- 
mo ,  quando  hauendo  goduto  di  fair  a  belliffima  Tfinfa ,  della  quale  nac- 
Chirone  que poi  Chir&ne  Centauro  dotti ffimo  t  fu  fopragiunto  fen^a  auuederfe- 
Cétauro  *M  f  ^a\\a  moglie ,  dalla  quale  fi  sbrigò  in  quel  modo  fatto  caual- 
lo ,  &  correndefene  via  *  Onde  Virgilio  quando  deferiue  vn  bel  ca- 
vallo dice,  che 

Tale  fu  già  Saturno  quando  volfe  9 

Cangiato  in  bel  deSìrier ,  fuggir  la  moglk  ? 

Onde  veloce  andòpergli  alti  monti  f 

E  fcuotendocol  capo  alto  talhora 

il  duro  trine ,  rifonar  faceua 

Col  feroce  anitrir  l'altefpelonche, 

Lffld  quefle  cofe  toccherebbono  pia  à  chi  volefie  efpmele  fattole 
èie  Dei  de  gli  antichi  ,  chea  chi  voglia  difegnarne  le  lmagini ,  come 
faccio  io  5  ptrò  le  lafcio  >  né  mi  reftando  altro  difegno  da  fare  di 
Saturno  ,  dirò  di  Giano  fuo  compagno  ;  perche ,  come  diffigià ,  le  bi- 
gione vogliono  ,  che  ambi  regnafiero  vn  tempo  infieme  in  Italia  , 
Giano      &  t^Macrobio  fcriuiti  che  Giano  fu  il  primo  ,  che  quiui  cominciale  à 
chiamato' ydr  ^acri  xempij  in  honor  de  iDei  t  &  cheordinafieilmododifa- 
crSj!  *  mficarc  d  quelli  <  Onde  egli  fu  poi  parimente  come  Pio  adorato  ,  C£ 

come 


De  gli  Antichi.      <  29 

iomeàritYOUatoredeifacrifrcijvfauanoqueJia  cirimonia  ,  che  non  fa- 
crificauano  mai  gli  antichi  'Romani  à  qual  fi  voglia  Dioiche  non 
cbiamaffero  lui  prima-» .  E  fu  fatto  queslo  ancora ,  perche  credette 
ro  che  Ciano  Beffe  del  continuo  a  le  forte  del  Cielo /di  modo  che  non 
foteuano  i  preghi  de'  mortali  poffare  a  gli  altri  Dei  ,  s'egli  non  da- 
uà  loro  la  entratiti  .  Etforje  btjognaua.cbe  gli  defk  anco  mano  3  &  Preghiere 
aiutafje  à  caminare  ,  perche  le  preghiere  ,  che  Homero  le  fa  femi-  come  iac- 
ne ,  fono  T^ppe ,  fecondo  che  il  medefimo  le  deferiut-».  Là  ondeauuie-  te. 
ns  che  quando  fi  vuole  pregare  fi  piegha  le  ginocchia  >  imperoche 
con  animo  dubbìofofi  va  a  pregare ,  non  fapendo  di  ottenere  quello  > 
perche  fi  prega  .  iLdnno  poi  la  faccia  mejìa  >  &  gli  occhi  fiotti  > 
percioche  pare  ,  che  non  ftpofia  guardare  drittamente  >  né  con  alle- 
gro vifo  quelli  ,  che  già  fi  fono  offefi  ,  quando  con  preghi  fi  diman-  ^or[e 
da  loro  perdono.  Le  porte  del  Cielo  fono  due  ,  l'vna  dell'Oriente  ,    ieo' 
per  la  quale  entra  il  Sole  ,  quando  viene  à  dare  la  luce  al  mondo  :  V al- 
tra dell'Occidente ,  per  la  quale  egli  efee  quando  dà  luocoalla  notte  . 
Chi  dunque  intende  il  Sole  per  Giano,  come  fa  LMacrobio  ,  lo  di-^P^nc 
ce  banerela  guardia  delle  porte  del  Cielo  perche ,  l'entrare ,&  vfeir-  l 
ne  a  lui  è  libero.  Et  per  que fio  lo  fecero  con  due  f accie  ,  mofìrandoy 
che  non  bà  bifogno  il  Sole  di  riuolgerfi  indietro  per  vedere  l'vna  ,  & 
V  altra  parte  del  mondo  .  Et  gli  pò  fero  in  mano  vna  verga  >  &  vna 
chiane  5  accioebe  per  quella  fi  conofeefie ,  che  il  Sole  gouerna  ,  & 
tempra  il  mondo ,  &  per  quefta ,  che  ei  l'apre  quando  viene  il  dì  ad  il- 
luminarlo ,  &  lo  chiude  quando  partendo  lafcia ,  che  la  notte  l'adom- 
bri .  Haueua  anco  dodici  altari  fono  à  i  piedi ,  che  fignificauano  dodici 
colonie  5  che  egli  pofe  3  ò  fecondo  alcuni ,  che  forfè   è  più  yero  ;  i 
dodici  mefi  dell'anno  .  *Da  quefìo  venne  anco  che  Ciano  fu  credu- 
to vn  medefimo  T^ume  con  Tortuno  ,  il  quale  era  filmato  vn  'Dio  p 
guardiano  ,  &  cufiode  delle  porte  :  &  perciò  così  metteuano  gli  anti- 
chi in  mano  à  coftui  vna  chiaue ,  come  à  (jiano .  Da  cui  venne  vn'altro 
7<{ume  de  i  Cardini fi  gangherile  vog  li  amo  dirli ,  delle  porte,  fmpero- 
che  racconta  Ouidio ,  che  innamorato  Cjiano  di  vna  7{mfa  detta  Cra-  c 
ne ,  tanto  fece ,  che  raccolfegli  amorofi  frutti,  &  in  ncompenfa  le  donò , 
che  ella  f offe  f opra  à  i  ganghier  i  delle  porte ,  &  ne  bauejjè  lo  intero  do- 
minio ,  sìehefiaprijjero ,  &  Jerrafierfi  come  pìacefie  à  lei  .  Et  ledo- 
no anco  vna  verga  difpinc  bianco  detta  la  verga  Cianale ,  con  la  qua- 
le cacciauan fi  le  Streghe  da  quelle  e  afe  ,  oue  erano  i  piccioli  bambi- 
ni in  culla  .  Et  fu  quejta  \infa  chiamata  dapoi  la  'Dm  Carna  , 
mero  Cardinea  ;  il  cui  potere  oltre d  gangheri  fi  etttndcua  (melma  Jj-JJ^ " 

fopra 


3°  m  ImnginidciDei 

[opra  il  cuorejl  fegato,&  le  altre  interiora  dell' buomo  ■.  Et  era  coflumt- 
appreffo  de'  Romani  di  mangiar  a  C deride  di  giugno  in  bonore  di  quefla, 
¥)eay  lardo  di  porco,  ò  perche  pcnfafìero ,  che  col  fattore  di  leigiouafie  d 
confermare  l' intorno  fano^  ò  perche  voleuavo  in  quel  modo  rinouare  la  me- 
Ouidio     movì/l  ^e^a  pMfimonia  di  que'  buoni  antichì,cbe  fi  contentauano  di  [em- 
piici viuande,come  dice  Omdio..A  cofiei  trono  benebbe  fu  fatto  vn  Tem 
pio  fui  Monte  Celio  in  7$pma  da  quel  Bmto,che  fi  finfe  pa^Oyfin  che  gli 
venne  la  occafione  di  [cacciare  l'empio  Pj  Tarquinìo,come  che  per  lei  gli 
fojfe  fuccejjo  felicemente  il  diffimulare  quello ,  ch'egli  baueua  in  cuore  ; 
ma  che  ne  fia  flato  fatto  fimulacro,&  quale  cifo[ìe,non  ho  trouato  ambo 
ca.Terò  ho  raccontato  tutte  quefle  eofe  di  lei,accioche  chi  voleffe  pigliar  fi 
Dio  Forcu  minorità  di  farne  vnojmbbi  di che  comporlo. Rebbero  anco  il  Dio  Forcu- 
*?-.      .    .  lo,a  cui  erano  raccomandate  leporte,che  voltandofifopra  de  i  gangheri  fi 
tino    H"a  aPYGno7&  faranotd(tte  da'  Latini  Forcs:  &  Limammo  'Dio  del  limita-' 
S.  A^ofti-  *'e, ò  figlia,  che uogliamo dir e,dellaporta.Onde Santo t^stfgoftino beffan- 
do .  àofi  di  loro  dice, che  vn  portinaio  folo  buomofà  tutto  quello,  che  es[t  fanno 
fare  à  tre  Dei  infame, quali  fono  la  Dea  Cardinea,Forculo3&  Limantino. 
Ora  ritorno  à  Giano^che  è  il  Sole,  ilquale  non  folamcnte  apre  la  mattina^ 
&  chiude  la  fera  il  dì ,  come  diffi ,  ma  fa  il  medefimo  di  tutto  l'anno  an- 
ebora-,  per  che  l'apre  quando  di  primauera  fa ,  che  la  terra  comincia  à  pro- 
durre herbe ,  &  fiori,  &  tutta  allegra  dilata  l 'ampio feno,  &  ferralo  poi 
d'inuerno  allbora,che  ella  priuata  di  ogni  fuo  ornamento  in  fé  fleff'afi  ri- 
Siringe, &  flaffenz  coperta  di  neue,&  dighìaccio.UWofìrano  anchora  le 
■p accie  di  duefaccie  di  (jiano  il  tempo,cbe  tuttauia  viene  :<&  perciò  Cvna è  gioita 
Giano  che  ne,&  è  quello,cbe già  è paffato,&  l'altra  è  di  maggiore  età,  &  barbuta. 
lignifica-  <plinio  fcriue,  che  T^uma  pjde3  Promani  fece  vnaftatua  di  Cjiano  con  le 
no*           dita  delle  mani  acconcie  in  modo-)  che  moflrauano  trecento  fejfa?itacinque3 
accioche  [t  conofeeffe  perciocché  eglìera  il  'Dio  dell'anno:  perche  l'anno  ha 
tanti  dì)  quanti  egli  ne  moflraua  con  le  mani-.conciofta  che  gli  antichi  pie- 
gando le  dita,b  fendendole  in  dìuerfi  modi  moiìr afiero  tutti  i  numeri,  che 
Beda  •       voleuano ,  come  fi  può  vedere  appreffo  del  'Beato  'Beda ,  che  ne  fa  vn  li- 
bretto. Ft  Snida  parimente  riferifce,cbe  per  moflrare  Giano  efiere  il  me- 
de fimo,cbe  l'anno, gli pof ero  alcuni  nella  deflra  mano  trecento,  efejfanta* 
cinque  nella  finiftra,  &  che  altri  gli  diedero  la  chiaue  nella  delira  per  far 
'        lo  cono/cere  principio  del  tempo,  &  portinaio  de  W anno.  Quelli  di  Fenicia '? 
10'  come [criue Mano  Tullio,  &  lo riferifee  anco  Macrobìo,  penfarono,  che 
Giano  f offe  il  mondo;,  &  perciò  quando  voleuano  fare  lafua  imaginc,face- 
uano  il  fer pente, che  fi  morde  la  coda,  &  fé  la  diuora  j  perche  il  mondo  di 
fefìejfojì  nodrifce£3  va  riuolgcndofi  tuttauia  in  femedefimo,come  il  na- 

fei-    ' 


De  gli  Antichi.  $r 

fcìmeto  delle  cofc  ci  dimo(ìra,&  la  loro  morte, &  il  rinouarft  puf  anco  poi 
le  medesime .  'Delle  due  [accie  di  (jiano  Vlurarco  dice  ,  che  moHraua-  Faccie  di 
no,  ch'egli ,  ò  [offe  Genio  del pae fé  ,  onero  Rj  appreffo  di  quelle  antì-  pjiano*   # 
thìffime  genti ,  cangiò  il  vìuere  ro-^o  ,  <&  ferino  in  domefiico  ,  (3 
inule ,  tirando  di  vna  in  altra  forma  ,  &  Cordine  della  vita  humana . 
tAltri  vogliono,  che  le  due  f accie  disiano  mojìrino  la  prudenza  dei 
fat^iBj,  &  de  gli  accori  Trincipi ,  li  quali ,  oltre  che  fi  fanno  difporre 
dcTprefcntc  con  ottimo  configlio ,  hanno  la  faccia  dauanti  ancbora>per- 
the  veggono  di  lontano ,  &  fanno  conojeere  le  cofe  prima  che  fiano  ;  & 
l'hanno  parimente  di  dietro ,  perche  tengono  a  mente  le  paffute  ,  sì  che 
tutto  veggono .  Et  queflo  fa  così  moftrato  de  i  ^Principi  5  perche ,  come 
dice  Tlatarco  ,  cfji  fono  appreffo  de  ì  mortali  le  v'uie  imaginì  de  i  Dei. 
Ut  come  adorammo  gli  antichi  Etmani  ^Anteuorta ,  e  Vojtuorta  compa-  ima^inivi 
gne  della  Divinità ,  quella  perche  Japeua  l'auenire  ,  queHa  ilpaffa-  ne  de  i  Dei 
to,  intendendo  perciò  >  che  la  Diurna  fapìen^a  sa  tutto[:  così  nella  i~  Anteuor- 
rnagine  di  Giano  con  le  due  facete  mojlr arano  la  prudenza  del  Bj  ,  cui ca'  oituor 
non  deue  efiere  occulta  alcuna  di  quelle  cofe  ,  che  fanno  di  bifogno  al 
buon  gouerno  de  i  popoli .  Ranno  anebora  detto  alcuni ,  che  fa  creduta 
da  gli  antichi  Giano  effre  fiato  il  Cbaos  ,  che  fu  quella  confusone  di 
tutte  le  cofe  ,  innanzi  che  foffe  fatto  il  mondo  ,  &cbe  perciò  ha 
quella  faccia  barbuta ,  horrida ,  &  feura ,  &  ha  t  altra  gioitane ,  bel- 
la ,  &  allegra ,  che  mosìra  la  bellezza  venuta  dalla  dislintione  delle 
cofe ,  &  dal  mirabile  ordine  dato  dall' vniuerfo ,  &  che  perciò  fu  adora- 
to come  Dìo  dei  principi] ,  à  cui  foffero  confecrati  i  cominciamenti  delle 
cofe .  Otta  ferrando  gli  occhi  dtl  capo ,  &  aprendo  quelli  deli' intelletto 
confideriamo  va  poco  la  ìmagine  di  (jiano  con  le  due  [accie  nell'anima  Facce  di 
bimana ,  ben  però  più.  breuemente,  che  [a  poffibile  ,  ma  inmodo  anco,  Giano  net 
che  lopoffa  intendere  ognvno .  L'anima  nofira,  fecondo  la  opinione  di  l'anima . 
^Platonici ,  fubito  che  dalle  mani  ài  Dio  è  vfeìta ,  per  certo  fuo  natu- I>làtonicl' 
vale  mouimento,a  lui  fi  riuolge  ,  quafi  figliuola  amoreuolc ,  che  pure  de- 
fideri  di  riuedere  il  padre .  Ss  queflo  defidcrio  così  è  proprio,^  natura- 
le à  lei ,  come  alla  fiamma  di  afeenderefempre ,  tirandola  la  natura  fu  a 
verfo  là,  donde  viene  il  nafeimento,  (3  il  principio  fuo  t  &  perche  il  fuo- 
co in  terra  è  accefo per  virtù  dei  corpi  fupcriori,  la  fiamma  ,  quanto 
può  ,  tende  fempre  verfo  quelli  :  così  l'anima ,  che  fi  fente  creata  da 
Dio ,  aiuifi riuolge ,  C  lo  defidera .  Ma  quefio  defiderio ,  ò  lume ,  che 
lo  vogliamo  d'ire  5  in  lei  mn  dura  fempre  di  vn  mediftwo  modo  , 
perche  quanto  più  fi  vnifee  con  lei  ,  tanto  diventa  meno  rijplendcnte , 
&  così  fi  [a  eguale  a  [e  medejima  ,  onde  non  vede  più  fé  non  [e  (iefjat 


Sì  ~':'V      ìmagìnì  dei  Dei 

<&  le  cofe  dì  qua  già ,  né  più  riguarda  "Dio ,  né  le  cofe  diurne .  tjfyfa  da 
quelle  non  fi  allontana  però  in  modiche  pia  non  le  pojfa  vedere  :  an?J 
quel  primo  de ftderio, che  apparite  in  lei,Òfi  nafeofe  poìyfe  glìfiprefenta 
qualche  poco  di  lume  diurno ,  fi  fcuopre  fubito,&  con  queHo  ritorna  alla 
Anima  ha  conftderatione  dtlle  cofe  del  CieloXanima  dunque  ha  doì  lumi,Cvno  na- 
due  lumi,  turale  fuo  proprio,^  nato  con  lei,  or  con  queHo  vede  sèftejfa ,  &  ceno» 
fee  le  cofe  del  mondo;  l'altro  diuino,  &  infufo  dalla  bontà  di  Dio,con  la, 
feorta  del  quale  ella  fi  inatta  al  Qelo ,  i£f  quiui  contempla  le  cofe  diuine . 
Quefti  doi  lumi  fi  conofeono  nelle  due  f accie  di  Gianoùl  diurno  nella  gio- 
itane, &  nella  vecchia,  &  barbuta  il  naturale .  Verche  le  cofe  prodotte 
qui  dalla  natura  fi  mutano,&  inuecchiano,  &  la  conftderatione  loro  fat- 
ta col  jolo  lume  naturale  ha  detfofco,  &  dell' ofeuro ,  pero  l'anima  le  ve» 
de,  &  mira  con  la  faccia  barbuta .  E  con  l'altra  poi ,  che  è  gioitane  >  & 
polita,? anima  noflra  feorta  dal  Diurno  lume  tutto  chiaro,  &  rifplenden 
te  vi  a  rimirare  l'eterno  T> io  delle  anime  beate,&  gliceleHi  giri,le  qua 
li  cofe  non  fi  mutano  mai)&  f emano  fempre  la  belle^a  della  lorogioui 
ney^a.Votrebbonft  dire  delle  altre  cofe  affai  dell' anima,tìrandola  a  qua- 
tta imagine  dalle  due  f accie;  ma  perche  hanno  vn  poco  troppo  dello  feu- 
tOyle  lafcio  per  hora,&  miriferbo  a  ragionarne  in  altro  luoco,  fé  forfè  mi 
verrà  fatto  mai  di  mettere  injìeme  certa  fauola  dell'anima ,  che  già  ho 
raccolta  in  più  peig}  .  Fecero  anco  gli  antichi  la  imagine  di  Cjiano  con 
quattro  faccìe\perche  ne  fu  già  trouata  vna  così  fatta  slatua  in  certo  tuo 
go  della  Tofcana.  Et  mojlraua  quefla  molto  benebbe  chi  lafecejtolfe  (jia 
no  per  Canno,  ilquale  ha  quattro  facete ,  perche  quattro  fono  lefiagioni, 
che  egli  fanno  mutare  vifo,&  afpettO',cÌPrimaueraiEflate,xAuturtno,& 
fnuerno.  Lequali  dipinfero  parimente  gli  antichi  non  vi  fu  &  b abiti  di* 
Ouidio .  uerft,come  le  difegna  breuemente  Ouidio,  quando  deferiue  ilfeggio  rega- 
le di  FebOfdicendo  die  vi  era*m 

Coronata  dì  fior  la  Trimauera  s 

La  nuda  Efià  cinta  di /piche  il  crine* 
Vx^Autunno  tinto  ipìè  d'vua  fpremuta  » 
E  l'fauerno  agghiacciato,  borrido ,  e  trifto* 

Sonoanchora  le  slagioni  dell'anno  mojlrate  alle  volte  in  quefto  modo* 
UWefteftVenere  per  la  Vrimauera,Cerere  per  la  Efiate,  per  l'autunno 
Tacco,  e  per  l' Inuerno  talhora  folcano,  che  flà  a  Ila  fucina  ardente,  & 
talhora  i  venti  con  Eolo  Bj  loro  ,  perche  quesii  fanno  le  tempesle, 
che  nel? Inuemo  fono  più  frequenti ,  ebene  gli  altri  tempi .  Furono 

anco 


de  gli  Antichi. 


33 


Tempio  di  G?a?2orDio  della  pace  ,&  della  guerra 
qual  ilaua  ferrato  in  tempo  di  pace  3  &  aperto  nella, 
guerra,  intefoperd  Qelo  qual  agirandof  caufa  >  opta 
tojlo  inclina  >  bora  alla  pace  bora  alla  guerra—- . 


34  ImaginedeiDei 

anco  pojll [otto  i  piedi  ài  Giano  dodici  altari  ,  per  lì  quali  erano  ìnteft  t 

dodici  me  fi  dell'annovero  i  dodici fegni  del  Zodiaco  trafeorfì  dal  Sole  in 

Tempiodi  tutto  l'anno.Et  in  'Roma  fu  vn  tempio  di  cosluiycbe  haueua  quattro por- 

G iano .     tey  &  quattro  colonne  Josleneuano  il  volto  difopra,  in  ciafeheduna  delle 

quali  erano  nicchi  con  figure  rapprefentatrici  de  i  mecche  fi  partono  neU 

Pamlcio  k  quattro  Stagioni  dell'anno.  Et  due  porte  folamente  bebbe  da  principio 

Cltifìo.     il  fuo  tempio  ,   quando  fu  fatto  da  Isluma  ,  dinanzi  del  quale  egli 

Vonedtl-fiauaaffifoin  bel  feggio  regale  ,   &  era  chiamato  qui  Tatulcio  .  & 

la  gu  erra .  clufwtda  due  voci  Latine  ,  che  fignificauano  l'vna  aprir  e  J,' 'altra  ferra 

re  ,  perche  l'imo  ,  0-  l'altro  era  creduto  venire  dalla  fua  mano,  come 

ho  già  àetto,&  chiamauanfi  quesle  le  porte  della guerra^eUe  quali  Ve* 

Virgilio  ■-  gii  io  così  fcriffe  \ 

te  porte  delaguerrasche  chiamate 
fisi  fur  da  gli  antichi,fono  due  9 
E  per  religione  ye  per  ri/petto 
'Del  fero  Marte  già  rfacre ,  e  tremende  j 
le  quali  cento  duri  e  grofji  ferri 
Tengon  ferrate  con  mirabil  for'zg ; 
E  dinanzi  vi  sia  ?  come  cuftodeT 
Giano  che  con  due  f accie  ambe  le  guarda, 
<A  quefle  ,  pofeia  ch'era  dal  Senato 
Deliberata  alcuna  guerra ,  cinto 
K_A  Vvfan^a  del  popolo  Sabino 
jlbtlregalpovporeornanto  3andaua 
L'vn  Confole  ,  &  aprendo  fent ire 
De  i  cardini  facea  ilgraue  slridore, 

Hauendo  dunque  il  Senato  fatto  deliberatane  di  moueve  la  guerra  9 
Tvno  de  i  Confoli  aprina  le  porte  già  dette  ,  &  finche  durava  ,  flauano 
cosi  femore  ,  (3  finita  ,  che  era  >  le  Jenauanno  fubito. fiche  fu  ordi- 
nato da  %wMà'j&.  ejfeniatopoifempre  con  certa  legge ,come  ferine  Tifi 
tarco. Onde  fu  detto  bauerela  pace  K  &  la  guerra  in  fua  mano  ,  come 
Ouidio  *   Gnidio  fa  dire  a  lui  medefmio.quando gli  domanda  la  ragione  delle  fa 
fefle3penbe  il  fuo  sempio  aperto  moHraua  quefla,  &  ferrato  quella.  Dì 
che  molte  fono  le  ragionila  per  bora  dichiamo  quefta  follmente  ,  che 
„.     ciano  da  molti  fa  creduto  ({[ere  il  Cielo  (come  anco  vuole  Mano  Tullio) 
il  quale  aggirandofi  intorno  è  caufa  de  i  congiungimenti  de  gli afpettij$ 
ielle  altre  pofttioni  delle ftelle^onde  fimo  mainati  à  mdte  delle  opera* 

tionk 


Degli  Antichi.  35 

tionì  >  che  facciamo  ,  &  perciò  fi  dice  fruente  >  che  molte mutano- 
ni  delle  cofe  bumane  vengono  dal  Cielo  j  fra  le  quali  fi  può  metterei* 
pace  ,  &  la  guerra.  Et  quefio  fu  forfè  il  miflerio  appreffo  de  i  Bimani 
di  aprire  ,  &  ferrare  il  tempio  di  Giano.  Del  quale  fi  legge  ancora  9 
che  furono  alcune  jìatue  in  certo  luoco  della  Città  ,  oue  fi  tróuauana 
di  ordinario  gli  v furai  a  fare  le  fue  facende  ,  perche  egli'  9  che  era 
credutoti  Dio  de  i  principivi  ,  era  ancoUimato  il  padrone  delle  fa» 
lende  y  che  fono  i primi  dì  de  i  mefi ,  onde  ei  fa  chiamato  et  latt- 
àio Giunone  ,  perche  quefle  erano  parimente  confecrate  a 
giunone,  &  a  Calende  foleuano  glivfurairifcuotere 
le  loroyfure.  Oltre  di  ciò  erano  anco  chiamati 
(jiani  quelli  arthi  ,  che  nelle  pompe  dei 
trionfi  erano  drizzati  per  la  fitta  a) 
quattro  faccie  ,  alla  filmili- 
tudine  del  tempo,  ch'io 
diffi  dalle  quat- 
tro porte . 
0»- 
de  Suetonio  parlando  della  fuperhìa  &  va-  Suetonfa 

naglorìa  di  'Dominano  dìce;che  e- 
gli  drifgò  per  la  Città  molti 
Giani  con  gli  ornarne^ 
ti  trionfali. 


9    Z         i*/fp*UQ 


35 


Imagini  de  i  Del 


Imagine  del  Sole  ò  Febo,  &  di  Gioueappo  gli  AfliriJ  re 
nuti  per  una  medeflma  cofa ,  inteii  da  loro  per  l'anima  del 
mondo,  &  il  loro  potere  efiercongiontoinfiem e . 

Imagini  d'Apollo  &:  de  gli  animali,  &  uccelli  à  lai  facra- 
ti, che  lignificano  gli  effetti  del  Sole,  &:  Apollo  efler  ftato 
Dio  dell'indouinare,  &.  ha  legratie  in  mano  che  lignifica- 
no il  giouamento,che  dal  Sole  habbiamo,  &  la  utilità  che 
ànoiperuiene. 


De  gli  Antichi.  37 

APOLLO.  FEBO 

IL    SOLE. 

E  BjCHE  furono  diuerfe  le  opinioni  apprefjo  de  gli  Dei  degli 
antichi  del  principio  delle  cofe,  tanto  di  che ,  come  da  antichi^» 
chi  fìfliro  fiate  create ,  ò  fatte  ;  i  Voeti  i  quali  furono  me  intro-' 
i primi,  come  dice  ^rifiotele  ,  che  fcriuejfero  deiL°  t  " 
'Beìr  finfero  diuerfe  fattole  diquesli ,  facendo  credere 
alla  fciocm  gente ,  che  foffero.molti  ,  con  ciò  fofie  che 
chiamando  'Dei  li  primi  facitori  delle  cofe  ,&le  principali  materie  di 
quelle,cfpnmeJTero  i  varij 'pareri  delle  dìuerfe  fette  .  Et  in  quefio  modo 
fanale ggiando-  feeeraDei  gli  Elementi,  le  Stelle,  il  Sole  ,&la  Luna . 
Onde  furono  pojcia  loro  datitempij->altan  & fìmulacri  quafi  in  ogni  luo- 
co  ,fe  non  apprefjo  di  alcuni  de  gli\Affirij ,  comejcriue  Luciano  >  li  quali  Luciano  ; 
dicevano  yche  ben  fi  doueafare  de  i  fìmulacri  à  quelli  Dei,  che  non  erano 
veduti  in  altro  modo,  ma  non  già  al  Sole ,  ne  alla  Luna,  perche  fi  vedono 
ogni  dì  :  &  fé  eff?  sleffi  ci  fi  mofìrano  ogni  volta ,  che  leuiamo  gli  occhi 
alQelo  (diceua  quella  gente)  a' che  farne  altre  fiatue  ì  T^ondimeno 
Macrohio  riferifee  >che  in  certa  altra  parte  dell'  A fìria,oue  fu  creduto  il  Macrobì© 
Sole ,  &  (fioue  ,  che  mofira  l'anima  del  mondo  9  tfferevna  medefima 
cofa  ,  era  vn  fimulacro  dorato  fen\a  barba  y  ilquale  fìando  il  braccio 
alto  teneua  nella  desìra  manovna  sferra  in  guifa  di  auriga,&  portaua 
nella  finislra  il  fulmine ,  &  alcune fpìehe  >  le  quali cofe  moftrauano  il 
potere  del  Sole,&  di  Cjioue  effere  infieme  giunto  .  Et  perche  pare, che  di 
tutti  i  corpi  celesli il  Sole  k abbia  maggior  for^a  nelle  cofe  create  ,  {$ 
in  quelle  moìlripiu  manifefi amente  de  gli  altri  effetti  fuoi,  hanno  vo~ 
luto  alcuni  ,  che  per  tutti  gli  altri  cDei  fempre  s'intenda  di  lui  fola- 
mente ^fecondo  che  diuerfamente  ei  mofira  le  fue  virtù.   Et  perciò  in  dì- 
v.erfi  modi  ne  f  cero  fiatile  gli  antichi ,  &  fu  chiamato  con  diuerfi  nomi 
non  foto  dalle  diuerfi  nationi  per  la  diuerfitd  delle  lingue ,  ma  da  quelli  • 

Onchora,  che  erano  di  vna  medefma  gente  ,come  fi  dirà  di  alcuni  fecondo 
che  verrà  in  propofito,  difegnando  lafua  imagine .  f  Greci  lo  nomarono 
k_A pollo  talhora  ,  che  vien  detto  da  ,  at  particola  pnuatìua  ,  che 
fignificafen^a,&  pollo  che  vuol  dire  molti  tfiendo  d'egli  è  folo:  &  ta- 
lhora lo  nominarono  Febo  ,  che  tanto  tra  loro  vuol  dire  ,  quanto  luce, 

(2  ulta,, 


3  &  ImaginideiDèi 

<s  vita ,  Ò?  così  l'hanno  dimandato  anco  i  Latini  e  non  gli  hauendo  da» 

to  altro  nome  nella  lingua  loro ,  che  Sole*  come  lo  dimanderò  io  anebora . 

Alciato .   Quefio  fecero  gli  antichi  gioitine  in  Vifo  fen\a  barba,  onde  volendo  ì'^Al'- 
■    ciato  ntfuoi  Emblemi  pone  la  giouinex7aydipìnfc  *A pollo '>&*B accor- 
rne che  a  quefli  due  picche  à  gli  altri,fia-iocco  dì  efiere giovani fempr  e  » 

Tibullo .  onde  Tibullo  difie  , 

Che  "Bacco  folo  ,  e  Febo  eternamente         , 
Gioitavi  fono ,  &  hanno  il  capo  ornato 
lAmbi  di  bella  chioma  rijpkndente. 

Dìonifìo  Da  che  prefe  il  Tiranno  di  SiracufaDionìfio  occaftone  di  coprire  con 
Tirati  no  .  fefieuole  motto  gli  fuoi  facrìlegi ,  quando  dalla  slatua  d'oro  di  Efctdaph 
ne  leuò  la  bai  ha,  dicendo  che  panna  cofa  troppo  di fdiceuole  y  che  il  pa- 
dre fojjè  ferina barba ,  &  il  figlinolo  fhauefìe  così  lunga .  Terchefì  leg- 
Apollo  sz  gè, eh  e  E  [cui  apio  nacque  di  k^À "pollo ,  cui  fanno  vna  bella  chioma  bion- 
pre  gioua-  da ,  sì  che  pai  cdoro/s  questa  montagli  rifplendenti  raggi  del  Sole.  La 
ne  *  cui  giouine\^a  ci  dà  ad  intendere schel a  virtàfua,  &  quel  cahre,  che  dà 

vita  alle  cofe  create ,  èfempre  il  medeftmo ,  ne  inuecchia  mai, sì  che  di- 
uenga  debole .  Il  che  pare  ejfere  proprio  di  tuffigli  altri  Dei  anebora  y 
Kebe.      che  non  inuecchino  mai;  onde  Homero dijfe ,  che  Bebé ,  (amale  voce 
appreflo  de  i  Greci  viene  a  dir  e  fior  e  della  etày&fignifica  la-prima  lanu- 
gine^che  mettono  i  giouani,minifiraua  il  vinoso  nettare  che  foffe,&  da- 
uà  bere  à  tutti  gli  altri  Dei,  fi  come  Ganimede  à  Giouefolo .    Terloche 
Dea  della  quella  fu  la  Dea  della  giouentà,adorata  parimente  dagli  antichi ,  &  lai 
giouentu  -  facevano  i  Romani  nel  Tempio ,  chea  lei  fu  dedicato  nel  Circo  Majfimd 
da  Caio  Licinio ,  votato  fedici  anni  prima  da  Marco  Liuio  il  dì ,  che  rup- 
pe l'efferato  di  ^A\drubale,come fcriue  Liuio,  informa  di  belliffimagio- 
uinc,con  vefli  di  diuerfi  colori, &  con  ghirlande  dì  bei  fiori  incapo ,  po- 
co differente  dalla  Dea  Tomona,  Ma  che  fojfe  fatta  da  Greci  nonfit- 
prei  dire  :  perche  Taufaniafcriue ,  che  nel  tempo  dedicatole  nel  paefe  di 
Corinto  in  certo  bofehetto  di  cipreffi  non  hebbe  quefta  Dea  ftatua  al- 
cuna, che  fi  mofirafie ,  &  marno  che  fleffe  occulta,pcr  certa  ragione  mi- 
fi eriofa  ,  r  la  quale  egli  non  ha  pero  voluto  dire ,  né  io  l'ho  faputa  troua- 
r  e  ferina  da  altri- .  7{ondimcno  l'ador  aitano  quelle  genti ,  &  lo  faceua- 
no grandi  honori ,  &  il  maggiore  era ,  che  chifuggiua  colà  humilmcnte 
fupplicando  la  Dea ,  era  liberato  per  rifpetto  di  lei  da  ogni  caftigo ,  ££ 
lira  ìmz- pena t  cke  hauefìe  meritauaper  qualfi  voglia  graue peccato ,  &  quelli , 
d  °no   A"  rteiefimd°  cattiuiy  &  co' ferri  all'i piedi ,  fi  liberauano,fokuano  portare 
pc  ì  ceppi 


De  gli  Antichi. 


39 


Tmagine  ffi  tempio  di  Hehe  Dea  della  gtouentù^  ($f 
pincernade  gli  *T> et  >  figliuola  di  Giunone  few^a  'Pa- 
dre ,  con  njno  che  gli  appende  i  <~voti  3  e  t  ceppi  di  fua 
libertà^  e  fendo  il  fio  tempio  franchici*  de  colpeuolì 
nella  Grecia^ . 


4*3  Imagini  de  1  Dei 

i  ceppi  quitti,  &  gli  appìccauano  à  gli  alberi  preffo  al  Tempio,  llaiteux 
poi  ^Apollo  in  mano  vna  lìraptr  mo/irare  lafoauijfimo  armonia:cbe  fan- 
fio  i  Cieli, mouendofi  con  quella  proporzione, che  più  fi  confà  a  ciafchedu- 
no  di  loro,  la  quale  viene  dal  Sole ,  perche  qucfio  {landò  nel  me^o  di  quel- 
li\come  riferisce  CMacrobio,&  fu  opinione  de'  Platonici,  à  tutti  dà  leg- 
ge^} che  vanno  lofio /J  tardi, fecondo  che  da  lui  hanno  pia,  ò  manco  vi* 
gore .  Et  perche  ogni  Cielo  ha  la  fua  (JMufa  fecondo  i  medefimi  Pla- 
tonici ,  chiamata  anco  alle  volte  da  loro  Sirena,  pecche  foauìffimam en- 
te canta  (  che  fi  riferifee  al  dolce fuono  degli  Orbi  Cele/li  ,  li  quali  fono 
Apollo  ca  noue ,  quante  apunto  fono  le  'JMufef fu  detto  ;  che  {.apollo  è  capo-,& 
j>o  delle   guida  diqueHe ,  &ècon  lorofempre  ffi  come  dice  Taufania ,  che  fu  nel 
Jvlufe.       tempio  a  loro  comwmemente  dedicato  ,cio?.  ad  (^Apollo ,  &  alle  (Jfyfu- 
fé.  Le  quali  da  principio  non  furono  nominate  più  di  tre,  &  con  nomi 
tali' nella  Greca  lingua  ,  che  nella  noflra  fignificauano  LMeditatio- 
ne ,  Memoria ,  (3  Cannone*  Ma  7Jierio  di  Macedonia  >  da  cui  hebbe  no- 
me va  monte  di  quel  pae fé, ordinò  poi ,,  come  Taufania  ferine ,  cbefojfcrs 
Jvluis  °ua"  noue  le  Muje,  &  diede  loro  i  nomi ,  che  hanno  ritenuto  pofeiafempre.  Et 
furono  anco  da  quel  monte  cognominate  tutte  infieme  Tier ideasi  come  da 
diuerfi  altri  loro  confecrati  hebbero  dìuerfi  altri  cognomi  .  furono  det- 
te figliuole  dì  Gioue,&  della  M  emoria  ;&  propri  Islumìdè  Tocti,&  del- 
la CMuftca  :  perche  chi  ha  buono  intelletto ,  i$  gran  memoria  facilmen- 
te diuenta  dotto  in  quello  à  che  applica  l'animo ,  &  facendone  fpeffo  di 
.  .    belle,  &  vaghi  cpofitioniè  detto  bauerefauoreuoli  le  Muje,  fatte  dagli 
All^M    Antichi  giottani  difacciai&  molto  belle,vesìite  a  guifa  di  Vaghe  2S(is- 
fe#      ■      fé, con diuer fi  slr  omenti  in  mano,  fecondo  le  diuerfe  inuentioni  ,  che 
Virgilio,  dauano  a  ciafeheduna  di  loro  ,  come  fi  legge  bauere  fatto  Virgilio , 
ilquale  in  certi  fuoi  ve; fi  fa ,  che  la  bisìoria  jìa  di  Clio,  di  Melpomene  la 
Tragedia,^  la  Comedia  di  T  balia,  -ad  Euterpe  ààgliflromenti  da  fiato  , 
a  Therpficore  la  cetra,  &ad  Erato  la  lira ,  fa  che  da  Calliope  vengono  i 
componimenti  beroici^a  i^d filologìa  daVrania,&  daTolinnia  lal\e- 
Corone     urica-,  &  dice  allaftne,che  tutta  la  virtù  loro  viene  da  ^Apollo ,  &  che 
delle  M-u-flando  Febo  in  me?o  di  loro,abbvaccia  tutto.  Furono  cofi  nominate  le  Mu- 
fe,&  fono  dì  tanto  numero  anco,  percioche  noue  proprietà  a punto.deuono 
effere  in  citfeuno,  che  defidera  peruenire  alla  perfetta  cognizione  di  alcu- 
7iafcientia  ;  la  prima,  che  è  detta  Clio  fignifica  Gloria  ,  come  che  per  la 
Cjloriafi  induca  principalmente  l'buomo  a  dar  opera  alle  fcìentìe  ;  la  fe- 
conda che  è  Euterpe  vuol  dire  Grazia  di  DIO,  il  cuifauore  bifogna  a 
chi  vuole  perfettamente  imparare  ;  la  ter^a  che  è  Melpomene ,  s'inter- 
preta dilettatìom'ipcrcìocheje  lafcientia  non  dilettale ,  mal  fi  affatiche- 
rebbe 


De  gli  Antichi.  _    41 

febbe  alcuno  per  acqu:fiarla;la  quarta  che  è  Tbalìa ,  lignifica  capacità , 
effendo  bìfogno  a  colui  che  vuol  imparare,effer  capace ,  &  intelligente  de 
quello  che  leggera  quinta,che  è  Volinnia,  tanto  è ,  quanto  moti  a  memo- 
ria ,  ejfndo  la  memoria  vna  delle  cofe  principalmente  nectfjarie  pet 
Ì 'imparare  ;  lafefta  che  è  Erato  vuol  dire  inuentione  di  cofefimili ,  per* 
che  colui  che  impara,  bi fogna  che  babbi  difccrfo  di  ritrouar  ancor  egli  co- 
fé  nnonefimili  ;  la  fé  tt  ima ,  che  è  Therpftcore,fignificagiudiciofo ,  per- 
che l'bnomo  dotto  deue  bauer  buon  giudicio  ne  II' elegger  le  co  fé  buone, 
&  *eggittar  le  cattiue  ,•  la  otuua  che  è  Vrania ,  tanto  è  quanto  cofa  ce- 
tejie,  perche  con  l'è  leggerla  miglior  parte  (come  s'è  detto)  fi  vienad 
acqui/lare  il  nome  dicelesle  ,  &  dittino  ;  la  nona<cbe  è  Calliope,  tan- 
te importa  quanto  perfezione  di feientia  ,  &  è  lafnperiore  ,  &  il  ca- 
po di  tutte  le  altre ,  effendo  che  quando  l'huomoè  perfetto  non  ha  pia  bi- 
jhgno  delt  altrui  aiuto  ,maè  egli  ilfupeùore  a  tutti  .  Le  coronauand 
poi  di  varij  fiori,  &  di  diuerfe  f rondi,  &  alle  volte  auchoraton ghirlan- 
de di  palma ,  oner amente  ebecingeuano  loro  il  capo  con  penne  di  dìuerft 
colori^  foffe  per  le  Tieridie^che  le  sfidarono  a  cantare,^  vinte  pofeia  da 
qudle,come  dicono  le  fattole, furono  mutate  in  Tiche,  che  fono  le  (ja7^e,le 
quali  hoggidì  ancora  fanno  imitare  la  voce  hurnana ,  oueroper  le  Sirene 
fuperate  da  loro  medefìmamente  nel  cantare .  Et  a' tempi  nojlri  anc bora 
veggonfiin  T^oma  alcuni fìmulacri  delle  CMufe  antichilfimì ,  che  hanno 
>na  penna  piantata  sa  la  cima  della  te(la,&  credefi,  che  foffe  delle  Sire- 
ne .  Et  per  mojlraregli  antichi,  die  le  arti  liberali,  &  le  fidente  tutte  [ì 
vanno  dietro  Vvna  aU'altra,&fono  come  annodate  infteme,dipingeuano 
le  Mufe  ritrouatrici  di  quelle,come  diffi,che  tenend&ftper  mano  l'vna  con 
l'altra,menauano  bella  dan^a  ingiroy&  ^Apollo,  che  ò  le guidaua,effen~  Apollo  p- 
do  egli  quel  iumefuperioreyilquale  iUufiral'bumano  intelletto,  ouero  che       n^mc 
Stana  loro  nel  me^o.  Et  è  dato  il  luoco  di  me^o  ad  Apollo  nonfolameute 
quiui,ma  neWanchora,  &  perche  egli  diffonde  per  tutto  la  virtù  fuajonde 
fu  chiamato  cuore  del  Cielo:&  per  moftrare,cffegli  haueua  potere  quiui, 
&  in  terra  anchora,&  fino  in  inferno .  Gli  amichigli  pofero  in  mano  la 
tir  a, intendendo  per  quefta  la  ce  lejie  armonia, lo  feudo  à  lato,che  rappre- 
fentaua  il  noflro  hemifpero  fatto  in  circolo ,  &  rotondo  comclofcudo;& 
gli  diedero  gli  Jiraliji  quali,perche penetrano  con  granfor^a,  quando  fo- 
no fcojfi  dall'arco ,  mostrano ,  che  ifuoir  aggi  penetrano  con  lafua  virtù 
fino  nelle  vi f cere  della  terra  ,oueèla  pia  baffa  parte  del  mondo ,  che  per- 
ciò è  chiamata  inferno .  Tutto  queslo  riferifce  Seruio  togliendolo  da. 
certo  libro  di  Vorfirio,  chiamato  Sole  .  Cd Lcuni  dicono  ,  che  fi  chia- 
ma apollo  Dio  d'Inferno,  &  che  gli  furono  fotte  la  faette  in  manQ^ 

F        perche 


4*  Imagini  de  i  Dei 

perche Ipeflo  nuocono  gradem^nte  a  mortali  i  troppo  vebenteti  ardori  del 
Sole .facendo  pefle,&  altre  infermità;ma  perche  cigimapoì  anco  iltem 
peratofuo  calore ,ei  teneua  le  fratte  nella  defira  mano, come  fi  dirà  nella 
ìmaginedi  quelle, &  l'arco,&  gli  Jlrali  nella  fini str a squafi  che  afciugan 
do  le  humidità,che  forgona  dalla  terra  ai  continuo,egii  renda  l* aria  pur-* 
guta,  &  fan* .  'Da  the  prefero  octafione  i  Toeti  di  fingerebbe  isfpollo 
Vhhone.  hattejfe  vuifo  confuoi  Jlrali  il  gran  fer pente  Tithone  ,  nato  della  terra 
•veciio  dd.fi:b:to  the  furono  affate  le  acque  del  diluvio  :  perche  Tithone  altro  non 
Apollo .    vml  dire  f  c}?é  putredine,  la  quale  fruente  nafte  dalla  terra  per  la  troppa 
humìdità  ,  &  farebbe  di  grandmimi  mali  ,fe  non  foffe  confumata  da  i 
ca  Idi  raggi  del  Sole, che  fono  glia  cutijìrali  di  apollo.  La  quale  cofafu 
moslrata  parimente  da  chi  a  principio  confecrò  il  Lupo  a  quefto'DÌQ  : 
lupo  per  perche  come^  il  Lupo  rapifce,&  diuor ai  greggi,  così  il  Sole  con  fuoi  rag- 
che   dato  gi  tira  asèy&  confuma  le  humide  efalation  i  della  Terra .  Et  perciò  fu 
ad  &V°^°  detto ancbora,cbe  il  Sole, la  Luna,  e  tutte  le  altre  Stelle fi pafeono,  &no~ 
le  di'  c/ie  fi  ^fcono  dette  humiditàyths  il  mare,  C  la  terra  manda  loro3  tome  ferine 
xìoànsc.Q—^^arcoTulliorif erendo  la  opinione  di  Oleate  Filofofo ,  quando  dijputa 
no.  della  natura  de  i  Deì.Et  quefto  medefimo  vuole  intendere  Romero,quan- 

do  finge  ,che  Cjìoue  con  gli  altri  Dei,cioè  il  Sole  con  le  altre  Stelle,  fia  an- 
dato dall'Oceano  a  conuito.  <Dicefi  anchora,che  il  Lupo  ha  così  buon  oc- 
chio,che  vi  vede  di  notte, così  come  il  Sole,  quando  appare  vince  le  tene- 
bre della  notte, Onde  in  Delfo  nel  tempio  di  apollo  venera  vno  fatto  di 
metatto-,perche  Latona,come  dicono  lefauolejattagrauida  da  (jioue>& 
mutata  pofeia  in  qmfla  beslia,  temendo  non  forfè  Giunone  lofapefte,  & 
perciò  tr ouatala  le  fece  qualche  male,così  Lupascome  era,partorì  *A poi- 
lupo    di  lo.Ouero  perche  fi  legge,che  vn  Lupofcoperfe  il  furto  fatto  delle  cofe fa- 
Apollo  .  ere  di  quel  tempio  in  queslo  modo, che  vetife  il  ladro  trouatolo  addormen 
tato,  &  dapoi  andò  tante  volte  vr landò,  &  gridando,  che  moffe  alcuni  a 
Seguitarlo ,  &  ei  gli  condujfe,  oue  haueua  vijìo  riporre  le  cofe  rubate ,  & 
per  quejìo  fu  fatto  il  Lupo  di  metallo ,  C  dedicato  quiuiad  ^ApoHo  nel 
fuo  tempio,così  racconta  Taufania  :  ilquale  rendendo  anco  la  ragione  del 
Apollo  Li  tempio  dedicato  in  ^Argo  ad  ^Apollo  cognominato  quìuì  Liceo ,  che  viene 
a  dir  e  in  nojlra  lingua  Lupino,dice,che  Danao  andato  in  JL  rgofà  à  con- 
te fa  con  Gelanore  del  principato  della  Città ,  &  efiendo  la  caufa  dinanzi 
del  popolo,  ciaftheduno  diffe  così  bene  lefue  ragioni,  che  reflarono  fijpcfì 
i  giudici ,  &  fu  rimefia  la  cofa  al  dì  feguente,nel  quale  di  buon  mattina 
fu  vìjlo  vn  Lupo  afìalire  vngrojfo  armento  ii  buoi,&  di  vacche, che  pa- 
jceuano  intorno  alle  mura,&  che  auuentdtofi  alTorrocapo  ddCarmen- 
to,l'vccife.TJa  che  prefero  gli  jlrgiui  argomento  delgiudicio,  che  dou§- 

uam 


De  gli  Antichi  $?     < 

nano  farc,vaffimìgUando  *Danao  al  Lupo;  perche  come  quella  beUia  non 
è  punto  domeslica,così  egli  venuto  di  fuori  non  baueuafinalibora  bautta 
ta  domestichezza  alcuna,  con  gli  jirgiui  :  &  al  Toro  Gelanore ,  perche 
tra  fiato  in  quel  paefe  fempre.  Et  perciò  hauendo  il  Lupo  ama^ato  il 
.  Toro , fu  giudicato  Danao  fuperiore,& gli  fu  dato  l'imperio  della  Città; 
doue  egli,credendo,cbe  apollo  bauejfe  mandato  il  lupo,gli  edificò  poi  il 
tempio,cb'io  diffì,&  cbiamollo  Liccoycioè  Lupino, come  bò  anco  detto. Et 
oltre  alla  flati*  a  del  Dio  »  che  era  nel  Tempio ,  di  fuori  vi  fi  vedeua  vnaì 
gran  bafe>nella  quale  erano  fcolpiti  il  Toro ,  C>  il  Lupo  ,  chepugnauano 
infieme,  &  vna  verginella ,  che  gettaua  pietre  cantra  il  Toro,  &  diceua- 
r>o,cbe  era  Diana.  0  (tre  al  Lupo  bebbe  apollo  anco  il  coruot  &  Marita- 
no dicejhefu  per  lo  indouinare,dicuì  era  creduto  effere  egli  U  T>io,con- 
ciofia,cbe  il  Como  di  fua  natura  indouina  la  pioggia,^  la  ferenità,  &  a 
noi  lapredice  con  voce  bora  chiara,  &  ifpedita,hora  roca,C3 interrottalo 
me  fcriffe  Virgilio ,  oue  infegna  dì  conoscere  quando  babbi  da  mutar/i  il 
tempo.  Et  fu  creduto  il  Como  indouinare  ancora  altre  cofe  affai,&  predir-  ^.  ,~ 

le  parimente  con  diuerfe  voci-.onde  gli  antichi  l'ofteruarono  grandemente  Apollo . 
negli  augurij.  Vero  marauiglia  non  è,che  foffe  dato  ad  apollo,  di  cui  le 
fauole  lo  fecero  anco  minislro,& 'femidoi  eccome racconta  Ouidio,ilquale  Ouidio. 
dice  par  intente, che  apollo  fuggito  con  gli  altri  7)ei  in  Egitto  per  ajjicu 
rarft  dalle  mani  di  quel  gran  Tifone ,  che  gli  perfeguitaua  tutti ,  fi  mutò 
quiui  in  Como.  Con  queflo  hanno  pojìo  anco  il  Cigno  per  motivare ,  come 
dicono  alcuni,che  il  Sole  fa  il  dì  fimile  alla  bianchezza  del  C ignoran- 
do viene  a  noi*  spartendo  da  noi  fa  parimente  la  notte  negra,  come  è  il 
Como. Et  hanno  voluto  alcuni,cbe  non  foffe  altro  vccellopiù  confacente- 
fi  ad  apollo  del  Cigno ,  si  per  la  candidezza  fua,  che  può  rapprefentare  -. 
laluce  del  Sole;  &  si  perche  canta  foau  emente ,  anco  perche  indouina  la  Apo"k> 
morte  fua,  2f  allhora  è,cbe  più  foauemente  cantalo  perche  fi  allegra  del- 
la morte  per  certo  naturale  injiinto  ,  ouevo  perche  quando  è  per  morire, 
gran  copia  di  fangue  gli  va  al  cuore,  dalla  quale  tutto  rifcaldato,  pare 
che  di  dolcezza  fi  disfaccia^  &  per  ciò  canta  cosi  dolcemente,  filtri  han- 
no detto ,  che  il  Cigno  piagne,non  canta,  quando  è  per  morire,  perche  gli 
crefeono  tanto  adentro  certe  penne, eh 'egli  ha  nel  capo,  che  gli  trafiggono 
il  ceruello,  donde  &  fé  ne  muore. Taujan  iafcriue,che  in  Grecia  riueriua- 
no  il  Gallo  come  vccello  di  ^4pollo,percbe  cantando  annuncia  la  mattina  G  u     i~ 
ilritornodel^  Sole  :&  forfè  anco  indignando  Jfeffo  gli  antichi  dalla  fua  AJóSo/ 
voce  le  cofe,ò  buone,  ò  rie  che  doueuano  venire ,  fecondo  che  egli  cantaua 
in  tempo  ò  fuori  di  tempo.  Come  indignarono  i  'Boetij  quella  nobile  vit- 
toria, che  hebbero  conira  i  Lacedemoni} ,  cantando  quafi  tutta  la  notte i  BoetJJ' 

f     a   '         Galli; 


44  .  ImaglnldeiDei 

Calli  :  perche  quello  vccello ,  quando  è  rimo  tace ,  &  fi  nafcondey  & 
fimoflra  poi  tutto  lieto ,  quando  è  vincitore^,  ,  &  cantando publhaU 
Sparuiere  faa  vittoria-»  •  Et  Homero  fa ,  che  lo  Sparuiere  gli  fta  parimente  con* 
di  Apollo  fecrat  o  t(3 lo  chiama  veloce  nuncio  dì  Coprilo  s  quando  fcriue  che  Te- 
lemaco ritornato  a  cafa  in  ftaca  vide  vn  Sparuiere  in  aria  fquarciare  v- 
va  Colomba  :  onde  egli  prefe  buono  augurio  dìdouere  liberare  la  cafa 
fua  da  gl'innamorati  di  fua  madre .  Et  in  Egitto  fitto  la  imagine  del- 
lo  Sparuiere  intendeuam  fpejfo  Ofiri ,  cioè  il  Sole,  si  perche  e  di  acu- 
tiffimo  vedere  qutflo  vccello ,  sì  anco ,  perche  nel  volare  è  velocissimo. 
Diodoro.  Et  lo  adorauano  gli  Egittij ,  come  fcriue  'Diodoro ,  raccontando  delle  bc- 
fiie ,  che  da  quelli  erano  come  Dei  guardate ,  oltre  alle  altre  cagioni  per 
quefta  anchora ,  che  già  ne'  primi  tempi  venendo  vno  Sparuiere  ("^ 
fi  feppe  d'onde)  portò  in  Thebe  Città  dello  Egitto  ai  Sacerdoti  vnTi- 
bro  ferino  à  lettere  roffe ,  nel  quale  era ,  come ,  &  con  qualriueren^a  fi 
doueua  adorare  i  Dei  «.  Da  che  nacque ,  che  gli  fcrittori  delle  facre  co- 
CapeIIoye  ^Mjuj  portarono  poi  fempre  vn  cappello  roffo  in  capo  con  vna  ala  di 
dato*   Cm  Sparuiere. Scriucndo'Torfirio  della aììinew^ade gli antichiydice^che dì- 
Porfirio.  firibuendo  quelli  di  Egitto  diuer  fi  ammalia  diuer  fi  Dei  come  loro  prò- 
prjj ,  diedero  al  Sole  lo  Sparuiere ,  lo  Scarauaggio ,  il  Montone  ,  &  il 
Qocodilo.  Et  perciò  t  come  riferifee  Eufebio ,  iTbeologi  dello  Egitto 
Naiie  del  metteuam  \a  imagine  del  Sole  in  vna  naue ,  la  quale  faceuano  portare 
davn  Crocodilo ,  volendo  per  la  naue  mojlrare  il  moto  y  che  fi  fa  nello 
humido  alla  generatone  delle  cofe  ,  e  per  lo  Crocodilo  l'aqua  dolce  5  dal- 
la quale  il  Sole  leua  ogni  trijìa  qualità ,  &.la  purga  co'  fuoi  temperati 
lamblia),  raggi .  Et  famblico  parlando  de  ì  mijìerij  dello  Egitto  dice ,  che  quando 
pongono  "Dio  su  la  naue ,  &  algouerno  di  quella ,  vogliono  intendere  la 
prima  caufa ,  che  gouerna  l'vnìuerfo ,  &  che  quefìa  dà  di  /opra  5  fendei 
punto  muouerfi  lei^cosìfa ,  che  le  feconde  caufe ,  &  le  altre  di  mano  in 
mano  muouono  tutto ,  come  il  nocchiero  toccando  lieuemente  il  temone 
Marciano,  muoue  la  naue  a  fuo  piacere^* .  UWartiano  parimente  ,  quando  fa  , 
che  Filalogia  entra  nella  sfera  del  Sole  ,  dice  ,  che  ella  quiuì  vide  V- 
na  naue  ,  che  da  diuer  fi  voleri  gouernata  va  fecondo  ,  che  fono 
i  corfi  della  natura-»  ,  ella  è  piena  dì  viuaciffime  fiamme  ,  &  por* 
ta  pretiojiffime  meni  ,  vi  fianno  al  gouerno  fette  fratelli  ,  nell'al- 
bore è  dipinto  vn  lione ,  &  di  fuori  è  vn  Crocodilo  pure  dipìnto  ,  &  ha 
di  dentro  poi  vn  fante  di  dìuìna  luce ,  che  per  occulte  vie  fi  fparge  nel 
•Scaraua^  w<>w^0  '  Dello  Scarauaggio  fi  legge  apprefio  di  Eufebio ,  che  quelli  di 
gioflima-  Egitto  ne  faceuano  vn  gran  conto ,  &  lo  riueriuano  molto ,  credendo- 
lo affai,     lo  ejjcre  la  vera^  viua  imagine  del  Sole  $  perche  gli  Scarauaggi  tutti, 

come 


De-gli  Antichi. 


V^aue  del  Sole  portata  da*vn  Cocodrìllo,  chefignU 
fica  la  prima  caufa  che  gouerna  l*vniuerfo  doppo  iddio 
effer  la  forza  del  Sole  cengionta  ne  Ila  generatane  delle 
co  fé  con  tlmmìditì,  &  lui  purgare  k  trifte  qualità 
di  quella-» , 


45  ImaginideiDei 

come  ferine  Elìano ,  &lo  riferisce  anco  Suida}fono  mafehi,  &  non  hannè 
[emine  fra  loro ,  Onde  era  comandato  quitti  agli  huominj  di  guerra,che 
gli  porta/fero  in  mano  del  continuo  fcolpiti  ne  gli  aneliti  per  moflrare  che 
aquefli  bifognaua  bauere  animo  del  tutto  virile,  &  non  punto  effemi- 
nato.Hi par ano  poi  gli  Scarauaggi  la  loro  progenie  in  queUo  modo:  Spar- 
gono ilfeme  nello  fierco,qual  rivolgono  pofeia  co  piedi,  &  ne  fanno  pal- 
lottole, che  vanno  aggirando  tuttavia  per  ventiotto  dì ,  sì  che  rifcaldate 
quanto  fa  loro  di  bifogno  pigliano  animo,  &  ne  nafcOno  nuoui  Scarauag- 
gi', &  perciò  fità&fimili  al  Sole,perche  egli  parimente  fparge  fopra  la  ter- 
ra la  virtàfeminale,&lefi  volge  intorno  di  continuo,^  gìrandofi  intor- 
no al  Cielo  fa ,  che  la  Luna  fi  rinoua  ogni  me  fé  in  quanto  tempo  lo  Scara- 
faggio rìnuoua  Ufua  prole .  Et  perche  oltre  a  gli  ammali  confecrarono 
Lauro  di  anco  gli  inimichi  arborì%& piante  a  gli  lDeiyfu  dato  il  lauro  ad  Jl 'poi- 
Apollo  .    i^&alìe  ne  faepiano  ghirlande, ò  per  lafauola ,  che  fi  racconta  di  Daf- 
ne da  luiamatay&  mutata  in  quefìo  arbore  a  è  perche  fu  credute  il  Lauro 
battere  non  so  che  di  dittino  in  sé,  &cbe  per  ciò  bruciandolo  facci  Jìrepi- 
to  moslrandolecofea  venire  ,  delle  quali  faceuanogiudicio  gli  antichi, 
che  douefìerofuccedère  felicemente,  fé  il  Lauro  bruciando  faceua  gran  ru- 
more,\3  al 'contrario,  fé  non  faceua  firepito  alcuno .  Credeva  anco  quaU 
ch'vno  degli  antichi,che  chi  fi  legafìe  hfoglie  del  Lauro  al  capo,  quando 
va  a  dormire ,  vedeffe  infogno  la  verità  di  quello  che  defideraua  fapere . 
Oltre  di  ciò  pare  hauerejl  Lauroinsè  qualche  virtù  occulta  di  fuoco  5 
perche  ilfuo  legno  fregato  con  quello  de  la  hedera  fa  fuoco,  come  fifa  per- 
cotendo  la  pietra  vina  con  l'acciaio,  &  none  chi  meglio  raprefenti  il  So- 
ie del  fucco.Ver  che  dunque  il  Lauro  fu  così  proprio  di  apollo,  ne  furono 
pofeia  coronati  i  Toeti  d  lui  tanto  raccomandati,^ gli  Imperadori pari- 
mente lo  portauano,  forfè  perche  dicono^che  quefio  arbore  non  è  tocco  mai 
Tiberio     dalla  faetta  del  Cielo, Onde  legge  fi  di  Tiberio  Jmperadore,  che  ei  fi  cinge 
Impera-   m  h^q  di  Lauro  fempre  che  vdiua  tonar e,per  afftcurarfi  dal  fulmine* 
Et  à  Colende  di  Gennaio  dauano  i  Ternani  à  nuoui  magifirati  alcune  fo- 
glie di  Lauro-,  come  che  per  quelle  haueffero  da  conferuarfifani  tutto  l*an- 
nOjperchefù  creduto  il  Lauro  giouare  affai  allafanita ,  della  quale  hebbe 
Apollo  pa  pur'anco  cura  {apollo ,  an^i  la  medicina  nacque  da  lui  y  come  vedremo . 
dre  della  ne^  imagint  $  Efcula-pìo,conciofia  t  che  la  temperie  dettarla  con ferua- 
'  trice  de* corpi  Immani  venghi  dal  Sole.  Del  qualfi  legge,  che  innan^ial- 
l'vfo  delle  lettere  quelli  di  Egitto  lo  notauano  in  quefio  modo  :  Faceuano 
vnofeettro  regale,  &  vi  metteuano  vn "occhio  in  cima  onde  lo  cbiamaro- 
_    , .    , .  no  anchora  alle  volte  occhio  di  Cjioue,  come  ch'ei  vedeffe  Vvniuerfo ,  &  lo 
Gioue .     gouernaffe  confomma  giuflitia,  perche  lo  [cerno  moslra  ilgouerno ,  Et 

Uomero 


De  gU  Antichi 


Imagìne  cttdpoUo  o  del  Sole  Jignìficante  lui  ejfer 
*Dìo  de  Ila  prudenza  y  &  del  potere ,  0  che  t/momofà- 
uio  debbia,  afcoltare  &  operar  affai ,  ma  parlar  pocho  9 
è  conjìgmfica  ancor  Ali  Sole  cioè  Dio  tutto  fentìre<$f, 
*vederc~> . 


4$  Imaginì  de  i  Dei 

Vede  tut- Hmm dìcefpeffo del Sole,che vede ;& 'ode ogni cofa.Onde appreflb fla- 
to il  Sole .  cedemonifà  vna  slatua  di  xApollo  con  quattro  orecchie,^  con  altre  tan- 
Aj  «olio  co  te  mani>&  dicono  alcuni  ,che  lo  fecero  tale,  perche  fu  vitto  già  vna  vol- 
quattro  o-  fa  in  quella  forma  combattere  per  loro.tJM.af or  fesche  voleuanomoHra-> 
recane .    fe  -m  ta[  man'iera  \a  pruden<a,cbe  viene  da  queilo  Dio ,  la  quale  è  tar- 
da al  parlare,  ma  bene  sìa  con  le  orecchie  api  rte  fempre  per  udire .  Et 
per  ciòydiceua  vn prouerbio appnfib de  Greci: 0 di qucllo^che bà  quattro 
orecchie ^volendo  intendere  di  vnbuomofzuio,&  accorto.^  puleio  fa  fe- 
derile il  Sole  veda  ogni  cofa,quandodice,cbe  in  Tbefjaglia  erano  incan- 
tatrici,&  donne  malefiche,le  quali  per  inuolare ,  &  rapire  qualche  cofiz 
con  le  torofiregarie,entrauano  ouefofie  fiato  alcun  corpo  morto  così  di  na- 
fcofio,cbe  non  far ebbono  pure  fiate  vifie  da  gli  occhi  del  Sole ,  quaft  che 
impojjibile  fia,ò  fuor  4i  modo  difficile  fare  cofa,che  non  veggia  il  Sole.  Fa 
Imagine   ceuam  cpielli  di  Fenicia ,  che  ilfimulacro  del  Sole  f offe  vna  pietra  negra 
rotonda^  larga  nel  fondo ,  mat  che  verfo  la  cima  fi  veniua  afìoiiglian- 
doja  quale,  comeferiue  Herodoto,fi  vantavano  battere  bauuta  di  Cielo , 
&  diceuano  perciò ,  che  quella  era  il  vero  fimulacro  del  Sole  fatto  diui- 
namente,  non  per  arte  humana .  7S[è  da  quefia  doueua  effere  dijfimile  di 
forma,non  so  di  color  e(  perche  Vaufania,  che  loferiue,  non  ne  fa  melino- 
ne) certa  pietra  fimile  ad  vna  gran  piramide , guardata  da  UMcgareft 
fono  il  nome  di^Apollo.Et  in  vn'altro  luoco ,  fecondo  che  riferifee  *A  lef- 
Alefsadro  ^ar}^ro  T^apolitano,  metteuano  certapietra  (chiacciata  ,  e  tonda  in  capo 
Napo  ita-  ^  vna  imga  V€ìrgà  ,tS 'quella  adoravano  per  la  effigie ,  &  ìmagine  del 
Laccando.  $°h  •  Lattantio  fopra  Statiofcriue ,  che  in  Terfia  il  Sole  era  il  maggio- 
re DiOtche  quiuifojfe  adorato,&  l'adorauano  quelle  genti  in  vno  antro  , 
cuero/pelonca,&  baueua  lafuafiatua  il  capo  di  Lione,&  era  veftita  al- 
la 'Terfiana  con  certo  ornamento,  che portauano  in  tefia  le  donne  di  Ter- 
fta ,  &  teneua  con  ambe  le  mani  afor^a  vn  bue ,  ò  vacca  che  fofieper  le 
corna .  tJMos~ira  il  capo  del  Lione ,  che  il  Sole  ha  maggiore  for^a  nelfe- 
gnodel  Lione  ;tbe  in  alcuno  de  gli  altri  del  Zodiaco',  ouero,  che  tale  è  fra 
le  ficlle  il  Sole,qual3è  il  Lione  tra  le  fere .  Eifià  nell'antro,  quando  gli  fi 
mette  dinanzi  la  Luna,  sì  che  non  è  vi  fio  da  noi  al  tempo  della  Ecclifìe . 
Et  per  le  ragioni ,  che  fi  diranno  poi  nella  fua  imagine  ,  è  finta  la  Luna 
informa  di  vaccaia  quale  il  Soleftringe  nelle  corna,  perche  fpeffo  le  le- 
tta il  lume,  &  la  sforma,  coslringendola  à  ciò  anco  la  legge  della  natura  , 
àfeguitarlo .  ^Alcuni  vogliono  che  quefio  mofiraffe  pia  tofio  certo  mi- 
iter  io  di  quelle  genti  della  Ter fia,  per  che  non  poteua  alcuno  efiere  am- 
mefioalle  cefefacre  diquel  Trio  loro  ,fe  prima  in  certa  fpelonca  non  da- 
uà  mani fefi a  prona  della  fortezza  fua,  &  dellafuapatien^a.  In  Tietra 

Città 


De  gli  Antichi, 


ìmagine  dì  apollo  apo  de  Ternani  lignificante  la 
for^a  (§?  effetti  del  Sole  nella  Luna  gr  m  tutte  le  co  fé  , 
&  ilSoleeferfra  le  Bel/e  come  ilLeonefia  le  fere ,  & 
in  talfegno  qui  da  noi  moftrar  lafua  maggior  forza . 


5?  ImaginideiDel 

Città  dell'orbala ,  come  ferme  Taufania,  fu  apollo  di  metallo  tutto 

nudo  y  fé  non  che  baueua  i  pedi  vesliti ,  &  ne  teneua  vno  fui  tefebio 

di  vn  buefil  che  dicono  era ,  perche  piacquero  i  buoi  ad  ^Apolloycome  can 

Alceo.       ta\Alceo  in  certo  hinnoy  che  fa  d  ^Mercurio ,  il  quale  glieli  rubò  :  & 

Ah.  ^i1'  Pr*ma  di  lui  lo  dijfe  Homero  ancora  y  mettendo ,  che  per  certo  premio 

Homero.0  ^P°^°  guardajfe  gli  ^Armenti  dì  Laomedonte  >  egli  fa  cofi  dire  da 

Tettano  . 

Tocircondaua  d'altere  belle  mura 

La  gran  Città  di  Troia ,  e  la  fca  tate ,» 
Ch'afona  humana inejpugnabil fojje ',- 
Quando tUyVebo^à guifa  di  paHore  , 
Cjuardaui  a  la  campagna  i  vaghi  armenti  ,• 

Et  il  bue  era  la  più  grata  vittima sche  fi  dejfe  ad  \A pollo 3onde  iCari< 
slij  ,  &  certi  altri  popoli  della  ^recia  gliene  dedicarono  vno  tutto  di 
Paufania .  (Jwetallo .  <Jlfa  Taufania  crede ,  che  volejfero  moftrare  quelle  genti  in 
quel  modoycht  alihora  hauendogià  f cacciato  i  fBarbari,poteuano  libera- 
mente coltiuare  la  terra>&  raccoglierne  ifrutti'yChe  il  bue  mofiraua  que 
Plutarco  .  fio  fouente ,  Onde  Tlutauo  jeriuendoyche  Tbefeofece  mettere  il  bue  su, 
Bue  per  la  gli  denari  delfuo  fempOyne  rende  alcune  ragioni,frà  le  quali  è  quejìayChe 
"natio  egli  volle  in  quel  modo  ricordare  a  fuoi  popoliy&  eccitarli  a  coltiuare  la 
terra. In  Egitto  adorarono  vn  bue  in  vece  di  Ofiriyper  cuiintefero  il  Sole, 
perfuadendofi-)  che  ei  fojje  apparfo  loro  in  tale  forma ,  da  poi  che  Tifone 
fuo  fratello  l'hebbe  vccijOyinmdiofo  degli  honoriy  che  gli  faceuano  quelli 
genti  ^adorandolo  come  T)ìo per  le  btlleyegwueuoli  artiche  haucua  ma- 
"  ftrate  loro;&  lo  chiamarono  Ksipìy  che  vuole  apunto  dire  bue  in  lingua 

loro .  Ulta  alcuni  hanno  detto?  che  fu  adorato  il  bue  da  gli  Egittu,  per- 
che Ofiri  cosi  ordinò  con  Ifide  fua  moglie ,  parendogli  che  quella  beiiia  lo 
meritafieper  l'vtile  grandeyche  ne  tranno  i  mortali  alla  coltiuatione  del- 
la terra.  7<(è  fi  contentauano  della  effigie  folamente  ,  mavokuano, 
che  la  befiia  fofie  viua  ,  alla  quale  non  dauano  però  vita ,  fé  non  per 
alcuni  pochi  anni ,  &  pafiati  queslì  lafommergeuano  in  certo  loco  ,  sì 
che  vi  moriua.  cDi  che  faceua  il  popolo  poi  vn  corrotto  il  maggiore  del 
mondo,piangendOy  &  firacciandofi  le  vejlis&  i  capelli;  né  fi  teneua  giù- 
ftitia  >  fina  che  nefojfe  trouata  vn  altra,  perche  tutti  ì  buoi  >  o  vitelli 
Herodoto.  (che  vitello  lo  chiama  Hcrodoto)  non  erano  buoni  per  e  fiere  il  Dio  L^fpì, 
BuefoJéne  ma  bifognaua ,  che  que  fio  fofie  nato  di  vacca ,  la  quale  non  hautfje  più, 
fatto,  &  la  fingeuanoefjerjì  impregnata  di  certo  jfclendore ,  che  le  fojfe 

ve- 


De  gli  Antichi.  $i 

venuto  fopra;  che  ci  [offe  tutto  negro ,  baueffe  vna  macchia  bianca.,  & 
quadra  in  fronte,  &  sul  doffo  certo  fegno  di  ^Aquila  :  baueffe  su  la  Un- 
gna}o  nel  pelato  vn  fegno  negro,  che  era  forfè  come  vn  fcarauaggio ,  & 
alla  coda  ipeli  doppi.  Trouata  dunque  quesla  lorbesliagli  Egitii  tut- 
ti fi  rallegrauano  ,   &  ne  faceuanograndiffima  fetta,  &ladauanoa 
guardare  a  li  Sacerdoti  con  molta  riueren^a  ,  &  con  tutù  quelli  honori, 
che  faceuano  a'diuini  l^umi  5  i  quali  prima  la  conduceuano  nella  città 
del  7yjlo,oue  la  nodriuano per  quaranta giorni,&  dopò  la  introduceuano 
in  vna  nane  dorata>&  coft  laportauano  a  Mcnfi,  dótte  come  T>io  la  collo- 
cauano  nel  tempio  di  Vólcano.  In  quefii  giorni  folamente  era  lecito  al- 
le donne  di  "vederlo,  perche  ne  gli  altri  tempi  era  loro  vietato .  ?)a  que- 
llo poi  pigliauano  certi  refponfi  come  dall'Oracolo  in  quetto  modo  5   Le 
pergeuano  con  mano ,  ò  fieno ,  ò  biada  ,  &  fé. ella  la  pigliaua  volentie- 
ri ,  &mangiaua  ,  le  cofe  haueuano  da  fuccedere  felicemente ,  &  doueua 
.auenire  il  contrario  fé  non  Vedetta  mangiare  .  Et  in  Mcnfi  Città  princi- 
pale-delio Egitto  diceuano,  che  *Api  appariua  alle  volte,  onde  per  la  fua 
apparinone  celebrauano  alcuni  di  di  fetta  con  folenniffima  allegrezza  .  q^Hq,  Rè 
*Dicbe  Cambife  T^è ,  non  bauendo  mai  più  vitto  fintile  folennità ,Cfà 
fdegnatovna  volta ,  che  rotto  da  gli*Ammonij  ritornò  a  LMenfi,&  pen 
fando ,  che  quelle  genti  fi  rallegrafiero  del  fuo  male ,  perche  fapeua,  che 
i'amauano  poco  ,  fece  vecidere  alcuni  de  i  principali ,  non  volendo  cre- 
dere ,  come  effi  lo  affermauano ,  che  la  fetta  foffe  fatta  per  l' apparino- 
ne del  Dio  loro  ^4  pi  ;  &  diceua ,  chenonpoteua  effere,  che  venìffe  T>io 
alcuno  in  Sgitto  fetida  fua  faputa.  Et  perche  gli  Sacerdoti  chiamati 
perqucfto  confermauano  quello ,  che  gli  altri  haueuano  detto ,  comandò 
loro ,  che  gli  facefiero  vedere  questo  ^Dio,&  effigli  adduffero  fubito  con  c  -, ■  .f 
molta  folennità  il  riuerito  bue .  *De  l  quale  Cambife  fi  diede  a  ridere^» ,  c  ;fe  A  p.  # 
ty  tratta  la  feimitarra  lo  [cannò  ,  dicendo  a  quelli  Sacerdoti  ,&a  gli 
altri ,  che  haueuano  accompagnato  la  be/lia  ;  0  huomini  da  niente  che 
voifete ,  adunque  fono  cosi  fatti  "Dei  di  carne ,  &  di  fangue  ;   &  che 
fentano  le  battiture ,  &  le  ferite  ?  Quefto  apunto  è  Dio  degno  di  voi 
altri ,  ma  non  vi  farete  pero  burlati  di  meya  piacere.  £t  quello  detto  com- 
mandò j  che  i  Sacerdoti  fojfero  molto  ben  frullati  ,  Ó  foffe  amma^j 
^atoogn'vno  ,  che  per  la  Città  fi  trouaffe  andare  fefleggiando.  Et  co- 
si fa  finita  la  fefla ,  come  racconta  Herodoto.V arrone  fcriue,  &  lorife-  Varrone. 
rifee  Santo  ^ìgoflino,che  ^ipifu  vn  Uè  di  ^Argiui  ;  il  quale  andò  in  E- 
gitto,&fu  così  caro  a  quelle  genti, che  dopò  morte  l'adorarcno,&  lo  ten- 
nero per  fuo  T)io  principale  >  chiamandolo  Serapi,  per  innanzi,  che 
gli  facefiero  tempio  alcuno ,  l'adorarono  nell'arca,  ouero  fepoltura ,  oue 

5    2         h 


5  2  Imagini  de  i  Dei 

lo  poferofubito,che  fu  mortojaquale  da  loro  è  detta  fori,  onctewiètìèniù 
quefle  due  voci  ìnficme,l'vna  dell'arca,  l'altra  del  morto,  fu  fatto  ilnome 
$orapi,cbe  mutata  poi  la  prima  lettera  fu  detto  Serapi.Et  *Apifolamen 
te  fu  detto  il  bue  perche  era  viuo3&  adorato  fen^arca,  (3  fuori  della  fé 
poltura.Et  hebbero gli  Egitti]  in  tanta  veneratane  coflui,  che  non  vole- 
uano,che  fi  fapefie,ch'eif offe  flato  huomo,  &  era  penala  vita  a  chi  l'ha- 
ueffe  detto  .Onde  in  tutti  ifuoi  tempij  era  ilfimulacro  di  xArpocrate ,  per 
auertire  le  perfine ,cbe  taceffero,  né  ofajfero  dire,  che  <Apì,  ò  Ser api  f offe 
vnqua  fiato  huomo.Oltre  al  bue  adorarono  anco  in  Egitto  il  rBecco,come 

Giofeffò.  fi  legge  apprcJf°  di  Giofeffo,oue  fcriue  contra  tAppioneì&  quella  beflia, 
che  tffi  cbiamauano  Cinocefalo,della  quale  fi  dirà  nella  imagine  di  Mer- 
curio',&  il  Crocodilo  anco,  al  quale  fu  quafi  fatto  vn  fimile  feberqo ,  che 

~  como'"fece  Cambije  al  bue  *Api ,  da  Cleomene  vno  de  i  principali  Capitani  di 
tA  leffandro  Magno,allbora  paffando  per  quella  parte  dello  Egitto,oue  il 
(rocodilo  è  adorato  come  Itìo-,  &  hauendo  intefo,che  vnfuo  ragàzgù  era 
fiato  gua  Ho  da  vna  di  qudle  beslie  >  fi  fece  chiamare  tutti  gli  Sacerdo- 
ti^ lamentandofi  del  Dio  loro, che  eravenuto ad  offenderlo ,  fen^a  che 
egli  haueffe  penfato  mai  di  fave  a  lai  male  alcuno,diffe,  che  era  delibera- 
to di  vendica» fi  contragli  Crocodili,&  per  queflo  comandò,cbe  fi  appre- 
ftaffe  di  farne  vna  gran  caccia ,  la  quale  non  fu  però  fatta  poi,  perche 
Cleomene  fi  contentò  di  tirare  vna  graffa  fomma  di  argento,  che  gli  die- 
dero que'  Sacerdoti,acc'wche il  Dio  loro  nonfoffe beffeggiato,^  diflrutto, 

Arinotele  come  farebbe  slato,fe  la  caccia  fi  faceua.  Queflo  mette  ^Ariflotele,fcrì- 
uendo  nella  Tohtica  di  quelli  >  li  quali  con  numi  modi  fapeuano  trottare 
denari.  Ma  ritorniamo  ad  .Apollo ,il  quale  per  le  cofe  già  dette,  &  per  le 
f amie, che  fi  raccontano  di  lui  (come  che  egli guardaffe  già  gli  arm  enti 
di  xAmmeto,&  altre  fimili)  hebbe  da  gli  antichi  oltre  a  molti  altri  co- 

.Apollo  pa  gnomì  queflo  ancoraché  fu  detto  Taflorc,  perche  pafee,  &  dà  nutrimen- 
e*  to  a  tutte  le  cofe  la  temperata  virtù  del  Sole/Da  che  venne  forfè  la  pa"%- 
ffa  fuper flit  ione  dagli  Ethìopi  habitanti  l'africa  di  verfo  il  mare  ^ìu- 
firale.Conciofia  che  appveffo  di  coftoro  erano  certi  praticelli  quali  fi  tra 
uauano  qua  fi  fempre  carni  arroHite  di  ogni  forte  dì  animali ,  &  vi  an- 
dana ogni  vno  a  mangiarne  a  fuo  piacere ,  credendo  (  benché,  comeferi- 

teerodoto  ue  Erodoto ,  ve  le  portaffero  i  magi/irati  del  paefe  la  notte  con  molta 
diligenza  ,  &  fccnte^ja  grande)  che  foffero  prodotte  quìui  dalla, 
terra  così  arroHite,  &  forfè  per  virtù  del  Sole,  perche  ouelluoco  era  di- 

Menfa  del  man^ato  la  menfi  del  Sole  ,  molto  celebrata  da  gli  antichi .   'Don- 
de nacque  il  prouerbio  ,  che  fono  dimandate  menfe  del  Sole  quelle  cafe 
de  i  ricchi,  &  potenti  ,  oue  i  pouer  i  panno  andare  a  mangiare  a  lo- 
ro 


Degli  Antichi. 


ìì 


Imagined'Apolline  ideila  terra  apo  delti  Affirijfigni- 
ficante  li  effetti  del  Sole  nella  terra  8c  in  tutte  le  cofe,  con 
le  imagini  della  natura  &  della  materia  onde  fono  forma- 
te,&  hanno  origine  le  cole,  ilferpentein  che  finifeono  di- 
nota il  tortuofo  giro  del  Sole . 

Imagini  di  Adad ,  &  d'AdargateDei  de  gli  Aflìrij  intefì 
da  loro  per  il  Sole  &  per  la  Terra,  dinotante  che  tutto  ciò 
che  nafee  in  terra  prouiene  dalla  uirtù  del  Sole,  &  da  rag- 
gi folari. 


i4  XmaginideiDei. 

ropiacere.  Oltre  di  dòmo  tirano  gli  A jjn  jj  il  potere ,  che  hàilSoleìn 
Simulacro  1luft° ìmondo>&  gli  effettive  egli  vi  fa  ,con  vn  fimulacro  di  ^Apollo, 
di  A  polio.  che  haueua  la  barba  lunga,&  agu^a^con  certa  cofaful  capo  fimilead 
luciano.  vna  cella .  Et  [crine  Luciano ,  che  alcuni  degli  ^dfiirij  folamenre  fece- 
ro iA pollo  con  la  barbai  riprendeuano gli  altroché  lofaceuanofen^a* 
qua  fi  che  l'etère  tanto  giouine  mofiri  qualche  imperfettione,  la  quale  non 
deue  cfi'cre  nelle  liatuc  de  i  Dei;  &  perciò  bifogna  farle  informa  di  km- 
ino  già  perfetto)  come  è  chi  ha  barba  .  Intorno  al  petto  haueua  poi  vna 
corata;  con  la  de/ira  mano  tcncua  vn  balìa }  mitra  in  cima  vna  bre- 
uè  figuretta  della  littoria ,  &  con  lafiniftra  porgeuavn  fiore  ;  agli  bo- 
men  haueua  vn  panno  con  il  capodi^JMedufa  circondato  di  Serpenti .;  st 
canto  gì  ijìauano  alcune  .jl.quile\ihe  pareuanóuolare's&  dauantia  i  pie- 
dì  vna  imagine dì  fcmina3che  dall' vn  lato,  &  dall'altro  haueua  due  al- 
tre imaginì  parimente  di  f  emina ,  le  quali  con  ftefiuofi  giri  annodaua  vn 
ftfacrobio  gran  Serpente .  Così  deferiue  Uìdacrobio  quello  fimulacro ,  &  cofi  fin- 
tirpreta  ancora.La  barbatile  pende  giù  per  lopztto, [igni fica,  che  di  Cie- 
£fpoiìtio-  iQ  Interra  f par  gè  il  Soleifuoi  raggi;  La  cefi  adorata,  che  forge  in  alto 
moina  il  celejle  fuoco,  di  the  fi  i  rede  s  che  fia  fatto  il  Sole.  L'hajia ,  & 
la  corata  fi  f.à  per  <JPTaì  te,pcrcbe  dicono ,  che  per  lui  fi  mofira  ìlvehe- 
mente  ardore  del  Sole .  Vuole  dire  la  littoria ,  che  tutto  èfoggetto  alla 
virtù  del  Sole,  il  fiore  fignifica  la  beitela  delle  cofe,  le  quali  la  occulta 
virtù  del  Sole  femina,&  fomenta  il  fuo  temperato  calore  fa  nafeere  »  tio- 
dtifce,e  conferua.La  donna  cbeglìftà  donanti  a  i  piedi  è  laterra ,  la  qua- 
le il  Sole  iilu/ìra  dal  Ciclo  con  Juoi  raggi .  Il  che  moftrauano  i  medefimi 
*AJfirÌj  ancora>fecondo,che  riferifee  pur' anco  CMacrobio,  con  la  imagine 
Adad.  del  loro  maggior  1)io}cbe  ejjìchiamauano  Adad,cuifaceuano  efieiefog- 
Adargate.  getta  la  Dea  ^Adargate .  +A  quelli  due  diccuano  quelle  genti ,  che  vb~ 
bidiuano  tutte  le  cofe,&per  quello  intedeuanoil  Sole, la  terra  per  quefla . 
Onde  il  fimulacro  di<Adad  haueua i  raggi,che  guardauano  in  giù,peuhe 
il  Solefparge  i  raggi  fopra  la  terra,  i$  quello  di  ^Adargate  mandaua  i 
fuoiaWinsà,mofirado,che  ciò,cbe  nafte  in  ferrarvi  nafeeper  virtù  de' fu 
perni  lumi,&  accioche  meglio  s'intendefìe  la  terra  per  quella  Dea,le  po- 
sero fiotto  ì  Lioni  perche  fin  fero  quelli  di  Frigia,che  la  madre  de  i  D  ei  cre- 
duta da  loro  cfferela  terrajoffe menata  da'Lioni,  come  fi  vedrà  poi  nella 
fua  imagine.L'altre  due  donnesche  a  quella  dimeno  fono  a  lato,  molìrano 
la  materia,ondc  fono  fatte  le  cofe,  e  la  naturale  lefafLe  quali  pare,che 
in fiemef emano  alla  terra  facendotanto  per  ornamento  fuo.llferpente,che 
le  annoda  ci  dà  ad  intendere  la  torta  vìa  che  fa  il  Sole.  Le  *A qui  le  perche 
velociffimamete  uolano,&  in  alto  lignificano  l'altera,  e  la  velocità  del 

Sole, 


Degli  Antichi.  $1 

Sole.  Fu  poi  aggiunto  alle  [palle  il  panno  con  il  capo  di  Medufa  ,cheè 
infogna  propria  di  Minerua  .perche  {come  dice  Porfirio)  CMinerua  non  Porfirio  - 
è  altro,  che  quella  virtù  del  Sole ,  la  quale  rischiaragli  Immani  intellet- 
ti, e  manda  la  prudenza  nelle  menti  de  i  mortali .  Et  che  volejjero  gli 
antichi  per  Mai  te  anchora  intendere  alcune  proprietà  del  Sole  ,  oltre  a. 
qucllo,che  ne  ho  detta,  &  ne  dirò  nella  [ita  imagine,  fa  affai  intera  fede 
vnaflatua  grande  non  meno  di  trenta  cubiti, la  quale,  dice  Tufania,  che 
era  in  certa  parte  della  Laconia  confecrara  ad  apollo ,  &  pareua  molto 
antica  ,  &  fatta  in  quel  tempo ,  che  non  fapeuano  anchora  gli  huomini 
troppo  ben  fa  re  leflatue\  che  fu  inna  n  tJ  a  T'eda  lo;  perche  egli  fu  il  pri- 
Pìo,come  riferifee  Suida,che  aprifie  gli  cechi  alle  Ftatue,  &  lefacefie  co"  Suicto 
piedi  dijìanti  Iva  dall'altro.  Quefta,dalU  faccia,dalle  mani, e  da  i  pie- 
di in  fiorirei re/io  pareua  vna  colonna^  haucua  vn'elmo  in  capo ,  & 
nell'vna  mano  l'arco,  &vn'bafiancli 'altra  che  fono  infegne proprie  di 
Marte,bcncbe  le  porti  LMinerua  parimente,ma  perdiuerfa  ragione  pe- 
?ò,come*nelle  imagini  loro  fi  può  vedere.  Quelli  di  Egitto  in  diuerft  modi 
fecero  fìztue  al  Sole,&  vnatra  l'altre  era;  cbeh.weuailcapo  me^o  ra- 
fo  ,  $i  che  dalla  deftra parte  fdamente  reflauano  i  capelli ,  che  voleua 
dire  {come  l'interpreta  Macrobio)  che  il  Sole  alla  T^atura  non  Olà 
occulto  mai  in  modo  che  del  continuo  ella  fente  qualche  giouamento  da3 
fuoi  raggi ,  &  i  capelli  tagliati  panificano  ,  che  il  Sole  in  quel  tempo 
ancora  ,  che  noi  non  lo  vediamo  ,  ha  forila  3  &  virtù  di  ritornare 
a  noi  di  nuouo ,  si  come  i  capelli  tagliati  rinafeono ,  perche  vi  fono  re- 
fiate le  radici.  Vogliono  ancora  alcuni  ,  che  la  mede ftma  Statua  figni- 
fichi  quella  parte  dell'anno ,  che  bàpochiffima  luce,  quando  ,come  chefta 
tagliato  via  tutto  il  crefeere  di  quella  ì  giorni  fono  più  breui  ,  li  quali 
ritornano  lunghi  ,  quando  ella  pare  rinaf cere  ,  grvn'altra  volta  ri- 
torna a  crefeere .  Faceuano  oltre  di  ciò  in  Sgittogli  pmulacri  del  Sole 
con  penne,  né  tutti  di  vn  colore,  ma  vn  fojco,  C$  vfcu  o>  l'altro  chiaro ,  e 
lucido,&  queSlo  chiamauano  celefie^qucllo  tnft  rnale-.perche  il  Sole  è  det 
toftare  in  Cielo  quando  vàperg'ifi  fcgni  del  Zodiaco,cbe  fanno  il  tem- 
po della  ESlà ,  \Sfono  chiamati  fìtpei  ieri  ,•  &  lo  dicono  Jccndere  in  In- 
ferno, quando  comincia  a  caminare  per  gli  altri  J,u  dell' fnuerno ,  detti- 
inferiori  j  £? 'le  penne che  dauano  a  qnejìi  fimulacn  ,  erano  per  mo- 
strare la  velocità  del  Sole  ?  che  Macrobio  così  l'ejp  mé.tegg  '.fi  amora,  IvTacrobiov 
che  fotlo  il  nome  di  Ser  api  iute  fero  ddSoU  m  Egitto  >  benché  lo  mett  f 
fero  pur' anco  alle  volte  per  Gioue.  Onde  faceuano  lafua  statua  iti  fu»  Serapi. 
ma  di  huomo  ,  che  purtaua  incapo  vn  ntogg  <>  qua  fi  >  voleremo- 
flrare  y  che  intutte  le  cofebifognavfurc  Iaconi  ■  .     Et 


56 


Imagini  de  i  Dei 


Imagme  dì  $ 'erapi  Dìo  delti  Hgitì]  ìntefo  da  loro  per 
il  Sole  ($f  per  il  Nilo  9<v *t  fimulacro  d'^vn  corpo  con  tre 
xapìjìgmficanti  lì  tre  tempipajfato, preferite  ($f  auenU 
re  >  ($f  il  Sole  andar  con  ordine  $  mtfura  ne mai  de^ 

uìarc^  » 


De  gli  Antichi.  37 

Snida  rìferifce ,  che  alcuni  differo  che  egli  cm  il^lloy  H  quale  con  quel    ,.  . 
tnoggioyche  hmeua  in  capo,&  con  certo  bilione ,  che  fi  achpera  a  mifu-  °lUda' 
rare  %-voleua  dire  ?  chebtfognauache  le  acque  f^  fi  fpargefferò  concerta 
tnifnra ,  per  fare  fecondo  l'Egitto.  *A  cantò  ti  cofluifiaua,  come  ferine. 
7tiacrob\oyvna  figura  con  tre  capi,cheft  vninano  in  vn  corpo  foto,  intomo 
al  quale  era  auolto  vnferpente  in  mode,chelo  nàfcondeua  tutto^ porge- 
va la  tefia  fatto  la  pia  delira  mano,come  che  egli  {la  padrone  di  tutto  il  te 
pò  mofirato  per  gli  tre  capirlo  diffLDelli  quali  l' uno,  quel-di  mecche 
era  di  Lione ;figniftcaua  il  tempo  prefenteyperche  queHoypoJìofrà  ilpaf- 
fato,&  quello  che  dà  venire^è  infatti,^  ha  forza  maggiore^  che  gli  al- 
tri. L'altro  dalla  parie  defira ,  di  piaceuole  caneymoUraua ,  che  il  tempo  a 
venirecon  nuoue  fperanze  ci lufingafcmpYe.Et  ilterz^-dallafmislradì 
lupo  rapace,volena  direbbe  il  tempo  paffuto  rapìfee  tutte  le  cofe>  &fe  le 
diuora  in  modo,che  di  molte  non  lafcu  memoria  alcuna..  Hebbe  ancora 
qttesloDio  in  i^fkffandria  Città  dello  Egitto  nel  tempio  alni  dedicata 
<z>n  fimttlacrojatto  di  tutte  le  forti  metalli3&  legni ,così  grande,chefien 
dendo  le  mani  toccata  ambi  gli  lati  del  tempio  ,  &  erauivna  picciolo, 
fineslretta  fatta  con  tale  arte ,  che  il  Solefempre  al  primo  fuo  apparire 
entrando  per  quella  venuta  ad  illustrare  la  faccia  del  granfimulacro ,  il 
€he  vedendo  il  popolo  cominciò  a  crederei  direy  che  il  Sole  ogni  matti- 
na veni  uà  a j alutare  Sciapi ,  &  baciarlo.   Et  in  Thebe  Città  parimen- 
tedell' Egitto  snel  tempio  pure  di  cosini^  come  ferine  TUnio)fu  vnafìa-  Plinio. 
tua  di  certo  morto  dnro/J  fofco,come  il  ferro, che  fu  creduta  Mennone;la 
quale  ogni  mattina  tocca  da'raggi  del  Sole  al  fuo  primo  apparire  focena, 
terto  Hridore,&  Itene  mormorioycome  volcfie  parlare .  Jk  me  pare  che 
Martiam  meglio  di  cìafcun' altro  dipinge  il  Sole ,  allhora  che  CMercu- 
rìo ,  &  la  Virtù  vanno  a  confultare  feco  fé  doueua  LMenurio  prender 
moglieyd'oude  ma  stracche  tutte  le  varietà  dJ  tempi  vengono  da  lui ,  fin- 
gendolo che  fede  m  vn  grandetti'  alto  tribuna'eì&  che  ha  donanti  quat- 
tro vafi coperti  inetti  quali  guarda  [coprendone  vno  jolamcnte  alla  vol- 
ta .  Qu£jiì  erano  tutti  in  ditte* fé  forme ,  &  di  diuerji  metalli  fatti.  Vno  ^afi  di  Fc- 
di  duri/fimo  ferro,dal  quale  fi  vedeuano  vfeire  viuefiamme,&  era  cbia-      ' 
moto  capo  di  Volcano.  L'altro  di  lucido  argentoy&  era  pieno  di  ferenìtà  ,  Capo  di 
&  di  aere  temperato^  lo  chiamauano  ftjfe  di  Gioite.  Il  terzo  di  liuido  Volcano  . 
piombo,^  il  fuo  nome  era  Morte  di  Satw no, pieno  di  pioggia,  di  freddo ,  Ri/°  di 
di  brina,&  di  neue.flquarto,che  ad  effo  Ecbo  fiotta  più  vicino,  era  fatto  Gioue  • 
di  Incido  vetro ,  &  teneua  in  sé  tutto  ilfeme ,  che  l  aria  fparge  [opra  la  saturno.  * 
terra,&  era  nominato  Toppa  di  Cjiunone .  "Da  qttefli  vofi,mò  daWvno,  ,. 

ino  dall' altrot&  quando  da  quesìo}&  quando  da  quello  fecondo  che  glie-  Giunone! 

H  ne  fa- 


55 


Imagini  de  i  Dei 


Imagrne  dèi  Scie  a/ariatore  @J  produttore  di  tutti 
lìtempìyfiagionìy  &  de  tutte  le  co  fé  vita  ($f  morte,  ffi 
de  quattro  yafi  oue  fiatinola  varietà, de  beni  &  mali 
nominati  capo  di  Vulcano  y  rifodiGioue,  morte  di  Sa- 
turno &  poppa  di  Giunone,  da  quali  prouiene  il  tutu. 


Degli  Antichi.  59 

ne  faceua  dìbifogno,pigliaua  Febo  qucllo,ond?  baueuano  poi vita  imor- 
tali,& talhora anco  morte..  Tercbe quandovokua porgere  al  mondala 
dolce  aura  dello  [pinta  vitale  jnettena  parte  dell'aria  temperataci  ua- 
jò  di  argento  con  parte  dclfeme,  che.  fimi'  Umbiufo  nel  vafo  di  vetro.  Et 
quando  pc  ;  in  mamma  petìe/J  mone,  vi  agg  iungeia  le  ardenti  fiamme 
del  vafo  di  ferro  ,  ò  veramente  TJjomdo  freddo  nafcoflonel  fofeo  piom- 
bo ,  Vedali  qui  mani  fellamente,  ebe^come  altre  'voice  ho  detto,  la  diuer- 
fità  de  i  tempi  viene  dalla  mano  del  Sole,  &  efre  le  quotiti  dell'aria  pa- 
rimentefi  cangiano  per  lui ,  dalle  quali nafeono  ,  poi  diuerfi  accidenti, 
quando  buoni,&  quando  tri/li  fra  mortali ,  &  per  queflo  finfero  i  Toeti , 
che  apollo  vccidcjje  i  Ciclopiche  fono  le  nebbie }  &  le  altre  tri  fi  e  quali-  .     .. 
tà  dell'aria,  &  che  fojfe  padre  di  Efculapio  ,del  quale  nacque  poi  Higia,  ade  j  q^ 
che  vuole  dire  Saniti .  Conciofìa  che ,  come  fcriue  Taufania ,  di  hauere  dopi . 
vditogìà  da  vno  di  Fenicia  ,  Efculapio  non  è  altro  che  l'aria ,  la  quale  è  Apollo  pa 
purgata  dal  Sole  in  modo,  che  porge  lafalute  a  i  manali ,  come  fono  ere-  £ie,    .  E" 
duti  di  fare  etiandio  i  medici  »  ò  conftruandq  i  corpi  fani ,  ò  rifanando  gli 
ammalati*  Et  per  ciò  differo  gli  antichi)  che  Efculapio  fu  il  cDio  della  Efculapio 
medicina  >y  &  era  principalmente. adorato  in  Epidauro  Città  della  fre- 
tta ,  la  quale  pel  tempio  di  cofluifu  molto  (limata  (  come  fcriue  Solino  )  -  ,- 
perche  chi  cercaua  rimedio  a  qualche  infirmila  andaua  a  dormire  in      ino' 
quello/^  intendeua  in  fogno  ciòycbegli  bifognauafareper  guarirei  era 
quiui  ilfimulacro  di  queflo  'Dio  fatto  di  oro  ,  &  di  attor  io  affifo  in  vn  bel 
feggio,  come  lo  difegna  Taufania  cheneltvna  mano  haueua  vn  baBo-  taufania  <, 
ne ,  &  teneua  l'altra  fui  capo  di  vnfer pente  3  &  a  piedi  gli  giaceua  vn 
cane*  \ 

Ditutto  quefto  par  erendere  la  ragione  FefloTompeo  quando  dice  ;  Fefto  Pó- 
<2)anno  il  fervente  ad  Efculapio,  perche  egli  è  animale  vigilanti/fimo ,  Peo- 
come  bifogna ,  chefia  il  buon  medico  ;  gli  danno  il  cane,  per  che  fu  no- 
drito  fanciullino  di  latte  di  cane,  &ilbafloneicbeè  tutto  nodofo ^igni- 
fica  la  difficultà  della  medicina.  E  ui  aggiunge  effoFeflo  (che  non 
è  nel  fimulacro  polio  da  Taufania)  che  gli  fecero  gli  antichi  gfjirlan- 
dedi  lauro  ,  perche  gioua  queflo  arborea  molte  infermità.  Fu  fatto 
Efculapio  per  lo  più  con  barba  lunga ,  come  moflra  quello ,  ch'io  dijfi  di 
1)ionifio  nel  principio  di  quefla  imagine-,  ma  trouafifen^a  anco  alle  mi- 
te, come  lo  mette  Tietro  appiano  nel  libro  delle  anticaglie  da  lui  rac- 
colte ,  &  ha  indofio  certa  uefte  in  foggia  di  camifeia  con  un'altra  neftìc- 
ciuoladìfoprafuccinta  ,  nella  quale  tenendone  il  lembo  con  la  ftniflr a 
mano  pare  hauere  certi  frutti;  &  con  la  deflra  tiene  due  Galli,  perche  il 
Callo  era  confecrato  a  lui, per  la  uigilan^a ,  che  ha  da  effere  nel  buon  me- 
li   2        dico, 


€0 


Ima&ìni  de  i  Du 


ìnidgint  dì  Efculapìò*T>ìo  della  Medicina  con  lìanì~ 
tmali  a  lui/aerati  fignificanti  la  difficoltà  della  Medi- 
àna^  t  officio  del  buon  ^Medico 3ìntefo  ancora  pei 'l'a- 
ria purgata  apportatrice  difanità. 

Imagìne  dt  Efculapìo  'Dio  della  ^Medicina  con  lì 
galli  eccelli  à  lui  /aerati  yfìgnificanti  la  <-uìgilawzg  ne- 
€ejfaria  alti  ZMedici* 


De  gli  Antichi.  61 

dicOyOnde  anco  gl'ilo  facrìficauano  gli  antichi .  Et  per  quejìo  Socrate  ap- 
preso di  Tlatone \quando  è  per  morirei  lafcìa  nelfno  tejtamento  vn  Gal- 
lo ad  Efculapio  ,  volendo  in  quel  modo  mostrare  il  faggio  Fìlofofoycbe  Gallo    di 
renàeua  alla  diurna  bontà  curatrice  di  tutti  i  mali  (  intefa  per  EJcula-  Efculapio 
fio  )  &  perciò  figlia  della  diuina  prouìden^a  (  moflrata  per  *Apollo,dal- 
la  quale  l'haueuapur  anco  hauuta  )  la  luce  del  dì ,  della  quale  il  (jallo  è 
jiuncio ,  cioè  il  lume  della prej "ente  vita .  Et  i  Thliasij  ancora  nelpaefe 
di  Corinto  l  hebbcrofen^a  barba  :  &  apprejjo  de  i  Sicionij parimente  era 
tale,  come  ferine  pur' anco  Taufanh,  fatto  tutto  d'oro ,  &  di  auorio ,  che 
teneua  nella  de/ira  mano  vnofctttro,  &  nell'altra  vna  Tigna  3  che  è  il 
frutto  del  Tino.  Et  diceuano  quelle  genti  di  bauerlo  battuto  inquefla 
guifa  che  lo  portò  loro  da  Epidaurofopra  vn  carro  tirato  da  due  muli  una, 
donna  detta  J^icagora  ;  non  però  fatto  come  era  lafua  ftatua  ,  ma 
mutato  in  Serpente  >  comel'hebbero  i  Romani  anebora  ,  quando  per  Serpere  dì 
rimediare  aduna  graue  pefiilen^a  (  fecondo  che  ri ferìfee  Valerio  Cfrtaf-  Efculapio 
fimo  )  mandarono  medefimamente  in  Spìdauroatorre  Efculapio  per  l' a-< 
uifo  de  i  libri  Sibillini  :  perocché  bebbero  una  grande ,e  bella  bifeia  ado  ■ 
rata  quiui  pel  1s(ume  di  Efculapio ,  la  quale  ufeita  del  tempio ,  fé  ne  an-  Efculapio 
dò  tre  dì  per  la  città  4  piacere  con  grande  ,&  religiofa  marauiglìa  dì  comepor- 
ogriunOy&  entrata  poi  nella  naue  dei  rRomanii&  pofìafi  nelpìùbono-  ratoaRo- 
rato  luoco,ritorta  ìv  bei  giri ,  con  fomma  quiete  fi  lafciò  portare  a  %o-  ma* 
mafiue  entrata  nel  tempio ,  che  è  nella  ifola ,  che  fu  dedicata  ad  Efcula- 
f  io ,  ///  adorata  fecondo  il  rito ,  che  portarono  i  Bimani  infteme  col  Ser- 
pente da  Epidauro  .  Sì  che  a  ragione  era  con  il  fimulacro  dì  Efculapio 
fempre il  Serpente.  Fu  fatto  anco  tal  bora  auolto  intorno  albafìone  , 
che  ei  teneua  in  mano  ;  diche  fi  può  raccogliere  molte  ragioni  da  F  ilo-  p;]0ftratoi 
ftratOyda  Iginoyda  Eufcbio,da  Tlinio,da  Macrobìoyeda  altri ,  delle  qua-  laico. 
li  non  dirò  io  però  più  di  vna  ,  non  già,  perche  quefla  fia  più  nera  delle 
altre  (che  ha  della,  fauola)  ma  perche  mi  pare  più  piaceuole  da  legge- 
re .  Era  venuto  in  tanta  (lima  Efculapio  per  le  miracolofe  opere ,cbe  fa-  rcoiieIJadi 
ceua  nella  medicina  ,  che  fu  creduto  non  folamente  faper  guarire  ogni  Efculapio 
mah;  ma  potere  anco  ritonare  gli  morti  a  vita.  Onde  CMinos  I\è  di  Cre-  Minos  Rè 
tacendogli  morto  il  figliuolo  Glauco ,  cui  egli  amaua  fopra  modo ,  lo  fé  ^  Creta. 
chiamare  ,  &  pregalo ,  i  he  ritornale  l'amato  fig  'iuolo  in  vita ,  ma  poi 
the  vide,  che  nèpreg hi,  né promejje gli  valeuano ,  perche FJadapio,  fa- 
fendo  che  ciò  era  impoffibile  a  lui  ,ricufaua  laiwprefa,  voltatoci  alla 
for^a  lo  fece  rinchiudere  in  certo  limo  con  buonìljìma  guardia  , 
minacciandogli  di  non  lafciarnelo  tifare  mai  fin  che  bautfc  re  fa  la 
Vita  al  morto  figliuolo .  rDì  queflo  LJculapio  rimajt  molto  addolorato  , 

&fi  : 


^a  IroaginideiDei 

&  fi  vedeua  amai  partito  ;  onde  fi  diede  a  penfare,  non  come  ritornare 
vino  il  mortoyma  come  potè jfe  fuggir  di  là;  &  mentre  andana  così  di/cor 
rendo  varie  cofe,gli  venne  veduto paffarfi  donanti  vna  bifeia ,  la  quale 
hauendo  egli  vecifo  col  baffone,  cui  flaua  appoggiato,  indi  a  poco,  né  vi- 
de vn' altra  venire ,  che  con  certa  berba  che  portauain  bocca  ,  bauendo 
toccata  la  tejìa  della  morta  Ja  ritornò  fubìto  vka.  Efculapio,che  quella 
yide ,  pigliò  fubito  quell' berba ,  &  fattone  il  medefimo  intorno  al  corpo 
morto  di  glauco, ritornò  lui  in  vita,  &  sé  in  libertà.  Et  per  queflo  volle, 
che' l  fer  pente  fofie  dapoifempre  auolto  al  baflone^h'eì  portaua  in  mano, 
Serpenti  come  fi  vede  per  lo  più  nelle  fiatue ,  che  fono  fatte  per  luL  Mao  per  que- 
familiari  j}0^  perche  altro  f offe  ,c  he, come  ho  detto,  le  ragioni  di  ciò  fono  molte,  fu- 
f^0     ll  a"  fono  i  fer penti  tanto  famig  Ilari  ad  Efculapìo,  che  non  folo  in  Epidauro  , 
ihe  fu  Jua  fede  propria,  &  principale , gli  erano  confecratì  tutti,  &  più 
degli  altri  certi,li  quali  fono  domeftici)&  piacevoli  a  gli  huomini,ma  a 
Corinto  ancora  erano  nodritii  fer  penti  nel  fuo  tempio,  alli  quali  non  ofa* 
uà  però  alcuno. di  accoflarfi,  ma  metteuano  quello,  {he  voleuano  dare  loro 
sii  la  porta  del  tempio^  fé  ne  andauanopoi  fen^a  hauernealtra  cura  . 
Etin  vn' altra  citta  quindi  poco  lontana  frale  altre  imagini ,  che  erano 
nel  te  mpio  dì  Efculapìo  vna  ve  ne  fa  ,  che  fedeltà  fopra  vn  fer  pente,  la 
quale  dìceuaw  efiere  fiata  la  madre  di  K^drato^he  fu  figliuolo  di  Efcu- 
lapìo,come  recita  Taufania.  fi  quale  fcriue  parimente,  che  in  certa  fife- 
lonca  della  'Boetia ,  donde  najce  il  fiume  Ercinio,trano  certi  fmulacri  in 
pie  con  bacchette  come  feettri  in  mano, intorno  alle  quéi  erano  auolti  dei 
fer  penti:  Onde  dijfero  alcuni ,  che  erano  di  Ifculapio,  &diHigeia  fua 
figlia;  &  altri  gli  credettero  efiere  di  Trofonio ,  perche  il  bofeo ,  che  era 
quiui  all' intorno ,  fu  cognominato  da  lui,&  da  Ercinagià  compagna  di 
*Proferpina,daUa  quale  hebbe  parimente  nome  il  fiume ,  ch'io  diffi;  con- 
cìofia  che  non  meno  che  ad  Efculapìo  confecraffero  gli  antichi  Serpenti  a, 
Trofonio,  credendo  forfè  che  quefti  foffero  certirelatorh  dell'Oracolo  ce- 
Antro  di  leyato  nella  cauerna ,  che  fa  detta  dentro  di  Trofonio ,  perche  egli 
ro  omo.  jfteft0jiette  vn  tempo  quiui rinchiufo  a  predire  le  cofe+  Vi  morì  dì  fa- 
me ,  onde  ne  fu  da  poi  fempre  più /limato  ,  &rìuerìto  .:  &mag*>. 
gior mente  perche  [l'oracolo  non  ce  fio  periamone  di  lui  ,  ma  òche  il 
Genio  firn  vi  reflaffe  .,  come  diceuano  alcuni  ,  ò  che  altro  demonio  juo 
amico  vi  fuccedefie  ,  feguitò  tuttauia  lo  hauere  i  rejponfi  nel  medefimo 
Oracolo  antro .   Et  per  ciò  chiunque  andaua  a  queflo  Oracolo  foleua  placare  pu- 
tì Trofo-  ma  con  certi  facrificij  l'ombra  dì  Trofonio  ,  e  dopò  alcune  eerimonie 
nl°  •         lauatofi  prima  nel  fiume  Eremo ,  andaua  à  bere  de  i  due  fonti  :  l'v- 
naera  della  obi  iu  ione,  di  queHobeeua  prima  per  feordarfi  tutto  ilpaf* 

fato: 


De  gli  Antichi.  £? 

fato:L 'altro  della  memoria ,  e  ne  beeua  da  poi  per  meglio  ricordar  fi  di  ciò 
che  riportale  dall'oracolo,  e  dopò  poslofi  tutto  in  camifcia  con  le  [carpe 
in  pie,e  cinto  il  capo  con  alcune  bende ,  all'una  delle  bocche  deW^dntro, 
era  tirato  colà  dentro  da  certo  fiato  nella  guifa ,  che  farebbono  le  acque 
di  un  rapidìffimo  torrente  ?  e  gli  ueniuano  incontra  certi  ferpentì,  &  al" 
tri  [piriti ,  &  fantafmi ,  all'i  quali  ei  daua  alcune  fchiacciate  fatte  col 
mele,  &  portate  da  lui  per  qucfìo,  dapoi  ranicchiatofi  tutto  col  capo  fra 
le  ginocchia ,  fé  ne  slauaquiui  finchehauefìe  vdito,  ò  vi  fio  quello  , 
perche  era  andato  :  imperoche  questo  Oracolo  alcuna  volta  diceua  ,  & 
alcun' altra  moflraua  le  cofe  a  venire  .  Et  allhora  nel  medefimo  modo  y 
che  fu  tirato  dmtro ,  erari fpinto  fuori,  ma  per  vrì  altra  bocca  pero  del- 
la medefimafpelonca,&  tanto  imbalordito,  &  attonito,  che  non  fi  ricor- 
daua  più  difefleffo,  né  di  altri .  Ma  gli  Sacerdoti,  che  erano  quiui  per 
<iueslo,lo  rimeiteuano  in  vnfeggiot  che  fi  d 'ini andana  la  fede  della  me- 
moria,& 'gli  rifoueniua  allhora  tutto  quello,che  haueua  vifìo ,  &  vdito, 
&  raccontauaio  a  quei  Sacerdoti ,  che  ne  teneuano  conto.  Da  poi  a  pòco 
a  poco  andana  ritornando  in  sé ,  &  fi  può  credere,  che  vi  hauefie  buona 
ftretta ,  perche  pochi  furono  quelli  che  ridefìero  mai  più,  pofeia  che  era- 
no fiati  nell'antro  di  Trofonio .  Racconta  molte  altre  cofe  Taufania ,  che 
fi  faceuano  per  andare  a  queslo  Oracolo  ,  &  dice  dì  efjerui  fiato  egli 
sleffo  :  ma  io  ne  ho  detto  così  breuemente  per  mofirare  folo  chi  foffe  co» 
fìui  y  cui  erano  non  meno  che  ad  Efculapio  confecrati  ì  ferpentì.  Cicerone 
parlando  della  natura  de  i  T>eì  dice ,  che  vi  furono  molti  (JW&curif  ; 
<¥  che  di  quefii  vno  fiaua  fotterra  ,  &  era  il  medefimo  eh  Trofonio  . 
Furono  i  Serpenti  appreffo  de  gli  antichi  fegno  di  fallita  ,  perche  co-  Segno  di 
me  il  fer pente  pofia  già  la  vecchia  fpoglia  fi  rinuoua  ,  così  paiono  Sanità . 
gli  huomini  rifanandofi  efìer  r  inoliati .  Et  perciò  fu  da  quesii  fatta  la 
imagine  della,  Salute  in  ijuefto  modo .  Stana  vna  donna  à  federe  in  al-  imapj-ne 
to  feggìoconyna  taffia  in  mano,  &  hauea  ^ella  Salu 
yn'altareappreffo,fopra  del  quale  era  vnfer-  te. 
pente  tutto  in  fé  riuolto  ,fe  non  che  pure  alza- 
na il  capo.Faffi  anco  ilfcgno  della  Salute  in  for"c^  j-j 
ma  diTentagono,  come  fi  vede  nelle  medaglie  ^f^ime. 
antiche  di  ^dntìocho-y  del  quale  fi  legge  che  fa- 
cendo guerra  già  contra  i  Galati70  tiouandofi 
a  mal  partito,  vide  (0  che  per  fare  animo  a  fot 
datifinfe  di  hanere  vifìo)  ^ilefjaiidro  Magno, 
che  gli  porgeua  qucfìo  fegno, dicendogli,  che  lo  douefjè  dare  a' Soldati,^ 
fare  che  loportaffm  adofso  >  che  refìerrebbe  vincitore ,  cerne  fu  poi ,  di 

quella 


^4  ImagìnideiDei 

quella  guerra,  te  lettere  che  fono  intorno  alfegno,le  Latine  dicono  Saluf, 
e  le  Greche  lignificano  il  medefimo ,dicendo  Higeia,  Lo  qual  nome  fu  no- 
me della  figlinola  di  £fculapio,come  ho  detto,  adorata  da  gli  antichi  infit 
me  con  il  padre ,  con  il  quale  pofero  fpejfo  la  Statua  di  coslei ,  come  dice 
Taufania,chefù  in  certo  luoco  delpaefe  di  Corinto,oue  lafìatua  di  Efcu- 
lapìo  era  veflita  di  una  tonica  di  lana  con  vn  mantofopra,  che  lo  coprino, 
Higeia.     tutto,nè  gli  fi  uedea  altroché  la  facciale  mani^  i  pieJL  £t  Uigciapa*. 
rimente  tutta  coperta,  parte  con  capelli,  che  fi  hauemno  tagliati  le  dori" 
ne \&  offerti  alla  T)ea,parte  con  alcuni  fottiliffimi  ueli  tutti  fragaglia* 
tìMà  ritorniamoal  Sole,i  cui  raggi  purgando  l'aria  fanno,  che  lajcrra 
ancora  produce  largamente,come  uolero  forfè  mofirare  quelli,U  quali  neh 
Apollo  paefe  Troiano  fecero  la  Statua  di  ^A pollo  Sminthio,  così  detto  da  Topi, 
Stììin  dùd.  perche  ne  ca  Icaua  uno  col  piede,  e  fono  detti  Sminthi  i  topi  in  oselle  par 
ti.  Et  mi  pare,che  lo  confermila  nouella,che  fi  racconta  del  Sacerdote  di 
.Apollo  fpre^atore  delle  cofe  facre-,cui  perciò  guaflauano  i  topi  la  rkol 
ta  ognianno,i  quali  furono  poi  uccifi  da  quefio  Dìo,ritomato  chef;  colui 
a  far  conto  della  religione .  Ter  che  i  topi, e  g  li  altri  animaletti,  che  for- 
gono  della  ter  ra,naf cono  per  l'aria  male  temperata,  onde  quella  nonpuò 
•produrre  le  cofe  vtili  <£  mortali, fé  non  quando  che  i  raggi  del  Sole  leuando 
ogni  mala  qualità  uccidono  quelli,  &  alla  terra  danno  for-^a  di  produrre 
quefle.Di  vri 'altra  fìatua  fi  legge  appreffo  di  Tlinio  fatta  da  Vraffiiele 
per  <^pollo,la  quale  fi  potrebbe  dire, che  da  quefìay  ch'io  difji  pur  mò  de* 
topi  j  non  f  offe  molto  difftmile  di  figmficato,perchefiaua  con  lo  Strale  sa 
l'arco,  come  in  aguato  per  ammazzare  vna  Lucertola ,  che  gli  era  poca 
da  lunge.Trouafi  ancora  un'altra  ragione, per  che  ^Apollo  foffe  chiamata 
Sminthio,&  haueffe  la  ilatua  col  topo ,  &  è,  che  uolendo  quelli  di  Creta 
mandare  fuori  una  colonia^  hebbero  per  configlio  dall'Oracolo  di^ìpoUoy 
ài  mettere  la  Città,oue  i  figliuoli  della  terra  deffero  loro  maggiore  fasli- 
dio.Et  mandati  quelli  della  colonia  ne  i  campi  Troiani,in  una  notte  i  topi 
rofero  loro  tutte  le  correggie  deglifcudi,di  che  auedutifi  la  mattinante 
fero  che  quiui  doueuano  fermar  fi  pel  coniglio  del?  Oracolo ,  perche  erano 
nati  que'  topi  della  terra  ,  &  pofìa  la  città,  fecero  un  tempio  ad  apollo 
chiamandolo  Sminthìo.St  quellagente  hebbe  dapoi  fempre gli  Sminthi) 
Topi  hauu  cioè  i  topi, in  molta  venerutioney  &  ne  haueuano  alcuni  domefiici  nodri* 
ti  j  n  vene-  ti  del  puhlico,che  ftauano  in  certe  cauernette  a  canto  all'altare  maggiore, 
catione,     e  perciò  ne  fa  anco  poHo  uno,come  ho  detto,con  la  slauta  di  Apollo.On- 
de  fi  può  uedere,  che  le  fiat  uè  de  i  T>ei,  &  le  altre  parimente^che  erano  de- 
dicate loro,  mofìrauano  finente,  come  diffi  già,le  cofe  ottenute  da  quelli , 
&  le  anioni  ,  che  per  loro  configlio ,  or  fauore  erano  fuccedu  te  felice- 
mente, 


Degli  Antichi.  £•? 

mente  yCome  fi  vede  anco  apprcffo  di  Vaufania  dì  tante, e  tante ,  che  fura- 
no in  Dclfnidelle  quali  baflerà  per  bora  porne  due .  L'vna  fa  di  vn  Ca-  capro  of- 
pro  di  metallo  offerto  ad  ^Apollo  da  Cleoneì gente  della  Grecia ,  perche  ferto  ad 
vna  volta  che  erano  maltrattati  dalla  pette  Joebbero  per  consìglio  da  Apollo. 
quefio  'Dio ,  di  facrifìcare  vn  Capro  all'apparire  del  Sole ,  come  fecero  j  e 
cefsòlapefle  ,   ££  per  domandarono  poi  ad  offerire  il  Capro  di  metal- 
lo; L'altra  fu  di  vno*A fino  per  quefla  cagione.  Guerreggiauano  infie-  Afino  o£- 
megli^mbracioti  y&iSicionif  tutti  popoli  della  Grecia  ,&  hauendofeno  ad 
qui  (ti  fatto  vna  imbofcata  à  quell'oche  erano  per  vfeire  della  terra ,  vna  AP°^°  • 
notte  attenne ,  che  vn\^d fino  cacciato  dal  [amaro  con  qualche  carica  ad- 
dojfo  verfo  la  Città ,  fentì  per  forte  andar  fi  innanzi  vna  afina ,  &  la  co- 
minciò èfeguitare  ragghiando  il  più  forte  del  mondo ,  &  caminando  pia 
affai7cbe  non  haurebbe  voluto  ilfomaro ,  il  quale  fi  diede  perciò  a  grida- 
re parimente,*  come  che  la  bejìiafua  lo  douefjemeglio  intendere ,  alba- 
na la  voce  ogni  volta  più  afinefeam  etite,  sì  che  il  rumore  fu  grande  ,dal    .  .     ., 
quale  fpauentati  ì  Sicionijycome  che  i  nemici  gli  baueffero  feoperti,  vfei-    *a  ?"** 
ti  dalle  infidiefi  diedero  à  fuggire ,e gli  Ambracioti  auertìtì  di  ciò  anda-  cjotj , 
row  loro  addofio,&  gli  ruppero ,  &  fatto  dapoì  un  bello  vAfino  di  metal- 
lo lo  mandarono  ad  offerir  e  in  Delfo  nel  tempio  dì  ^Apollo  ,  per  memo- 
ria del  beneficio ycbe  pareua  loro  bauere  hauuto  da  quella  befiia ,  &  per- 
che voleuano  pur' anco  riconofeere  quella  vittoria  da  quel  'Dio .  Riferì- 
f ce  parimente  <A  le ffandro  Napolitano ,  che  fu  già  fatta  à  Klapoli  vna 
flatua  di  <A 'pollo ,  laquale  oltre  altre  injegne ,  &  ornamenti ,  che  à  que- 
llo Ti  io  fi  danno  communemente  ,  haueua  vna  colomba  su  lajpolia  ,  <& 
vi  slauavna  donna  dauànti,  che  laguardaua ,  &  pareua  adorarla  ,  & 
che  quefla  era  Vartenope^he  adoraua  la  colomba  su  lajpa  Ila  di  ^Apollo,  Colóba  fu 
per  Che  quefio  buono  vcceUo  i  dal  qual  ella  pigliò  buono augurio ,  le  fu  Iafpalla  di 
f corta,  quando  di  Cjrecia  andò  ne  i  campi  J^apolìt ani .  Concìofia  che  non  AP°^° • 
foleuano  mai  i  (jreci ,  pafiare  di  vno  in  vn" altro  luoco ,  fé  prima  non  ne 
pigliau ano  augurio  ,  e  non  ne  dìmandauano  configlio  all'i  ^Dei .  Ran- 
no poi  dato  ì  Toeti à  Ftbo^ual'e  ilmedefimo  che  ^A  pollo,  come  dìfjtgìà, 
oltre  alle  altre  co  fé ,  vn  carro  tirato  da  quattro  velocitimi  dcslrieri ,  co-  r      ...  . 
me  dice  Outdio-,  ancor  che  Martuno  di  due  folamente  faccia  mentione  ;  ^ro  di 
Quefii  furon  nominati  ,Tiroo  il  primo  ,  che  dinota  rojfeggiante  ,e/fcn-  Febo. 
do  che  la  mattina  ,  quando  fi  leua  il  Sole ,  pare  a  noi  roffo  di  colore  ,•  il  fe- 
condo Eoo  .che  vuol  direrifplendente  ,  efjèndó  cheti  Sole  aliato  fi  per 
alquanto  fopra  il  nofl.ro  Hemifperofi  vede  da  noi  rifplendtre  chiaramen- 
te ;  il  ttr^o  Eton  :  che  ardente  fignifica ,  poi  che  nel  mcT^o  giorno 
fembrano  i  raggi  folari  ardere  douunque percuotono  ;  il  quarto  Flegon, 

1  che 


Imagini  de  i  Dei 


ì 


jfmagine  del  Sole  detto  anco  Febo ,  &  zApottine  D'10 
del  giorno figntfic  ante  lì  effetti fuoi  nelle  B agio  ni' ($f  ne 
fegnì  cele  Sii ,  &  nella  Luna  s  &  che  la  Luna  nelfegno 
d' Ariete  ^e  humidijfima  efendo  congwnta  con  il  S  oleiche 
tutto  illumina  3  &  dà  njita^^ . 


De  gli  Antichi.  6y 

che  è  vn  colore  tra  il  gìallo,&  il  nero ,  &  vai  quanto ,  amator  della  ter- 
ra ,  poi  che  a  punto  fewbra  il  Sole ,  quando  la  fera  fé  ne  va  per  tramon- 
tare di  vn  tal  colore  ,  &  parche  quaft  amante  fé  ne  corra  veloci/fimo  per 
ripofare  nel  grembo  deli  ampia  terra;per  quefle  proprietà  dunque,&  per 
ejfere  animali  di  molta  viuacità,s  vtlocifjìmi  >  furono pofli  alfuo  carro , 
quale  Ouidio  dice ,  che  era  tutto  d'oro  ,je  non  che  i  raggi  delle  ruote  era-  Carro  di 
no  di  argento ,  &  che  vi  erano  con  belliffimo  ordine  affiffiper  tutto  Crifo-  tebo  * 
liti,&  altre  U cidifji me  gemme ,  le  quai  tocche  dal  lume  di  Febo  rendeva- 
no mirabile  fplen  dorè .  Tutto  quesjo,  che  Ouidio  mette  nel  carro  di  Fe- 
bo, &  altro  di  più  anchpra  pofe  (Jlfartiano  intorno  al  corpo  slejfo  di  luì , 
quando  così  ne  fa  ritratto.  Hi  Febo  vna  Corona  in  capo  di  dodici  lini-  Corona  di 
dijfime  gemme,ddk  quali  tre  gli  adornano  la  ponte ,  &  tanto  riplendo-  c  °  * 
ìtOyche abbagliano  qualunque  dr itigli  occhi  verfo  lui;  &fono  quefle , 
Lichine ,  x^ìfirite^e  Cerctuno',  fei  gliene  fianno  da  ambi  i  lati  delle  tem- 
piere per  lato,cbefono  Smeraldo ,  Scythi,(Diafpro ,  Giacinto ,  Dendri- 
te ,  &  Helitropia ,  le  qualità  certi  tempi  così  dipingono  la  terra  co  '  fuoi 
colori,  che  tutta  la  fanno  verdeggiare  -,  &  credeJìchelaVrimauera^e 
l' '(autunno  glie  le  habbino  date, per  eh3  ei  ritornando  à  fuoi  tempi,  fé  ne 
ferua.V altre  tre ychiamate  Hydatide, Diamante, e  Criflallo,generate  dal- 
lo  agghiacciato  inuernofono  nella  parte  di  dietro  della  corona.La  chioma 
cofi  è  bionda,che  par  d'oro.La  faccia  alfuo  primo  apparire  fi  moflra  di  te- 
nero fancìulloypoi  di  feroce  giouane,&  aWvltimo  di  freddo  vecchio0Tare 
il  rejto  del  corpo  ejfere  tutto  difiamma:&  ha  le  penne  à  piedi  ornati  di  ar 
dentiffimi  carbonchi .  fntorno  ha  vn  manto  teffuto  d'oro,&  di  porpora  • 
Con  lafìniilra  mano  tiene  vn  lucidiffimo  fcudo,& con  la  de/Ira  porge  una 
acce  fa  face.Ts[on  mi  fermo  a  dire  altro  di  quefla  imagìne,  perche  è  tale , 
che ogniuno  da  sé  là  può  molto  bene  intendere.'JMà  vengo  à porne  unal- 
tra,la  quale  fcriue  Eufebioyche  erain  Elefantinopoli  Città  dello  Egitto,  Eufebio  ' 
fatta  in  forma  di  huomo,che  haueua  il  capo  di  '^Montone  con  le  corna,  & 
era  tutta  di  color  ceruleo,che  per  ejfere  il  colore  del  mare,  qualrapprefen- 
ta  nello  vniuerfo  la  humidità ,  fignifica  (come la  interpreta  ilmedejìmo 
Eufebio  )  che  la  Luna,  congiunta  el  Sole  nelfcgno  dello  .Ariete  è  pia  bu- 
rnita afiaiyche  negli  altri  tempi. Ma  non  voglio  entrare  in  quefle  co  fé  de 
gli  K^djlrologi,  perche  le  imagini  da  loro  posle  poco  fanno  à  mio  propos- 
to .  xA  dunque  porrò  fine  homai  a  quanto  io  haueua  che  dire  del  Sole ,  ma 
non  prima  però,che  io  habbia  poflo  vnfuo  ritratto  anchora ,  che  difegna 
Claudiano  nella  vette  di  Vroferpina ,  oue  età  d/fegnata  anco  la  Lunafua 
forella,la  imagine  della  quale  farà  meffa  perciò  Jubito  dopò  quefla.  (osi  c ,  , . 
dice  dunque  Claudiano  in  nojlra  lingua.  n#au   . 

1     2         Quiui 


^8         %  n  fmaglnidciDcì 

Quitti  ad  un  pano  il  Solere  la  [or  dia 

Finto  ella  fìeffa  hauea,mà  non  conformi 

(jià  ài  fembianti,che  diuerfo  affai 

Del  volto  era  il  color ,  i  qual  dal  Cielo 

,A  l  giornot&  alla  notte  foffer  duci , 

*J)olce  cantando  poi  Tbetidc  in  culla 

1  piccioli  bambini  lusingando 

«Acqueta ,  e  raddormenta ,  ò  ver  nel  grembo 

Grata  gli  tiene,e  fé  le  paion  tritìi, 

l'iena  d'amor  lipafce,&  li  confola. 

Titan  col  braccio  defìro  ellafofliene, 

Et  al  feno  l'appoggia^he  difor^e 

Deboli,  &  ancbor  tenere  il  camino 

E  poco  fermo  ,e  malficuro  tenta. 

Tale  era  finto  il  Sol  negli  armi  primi, 

Quando  de  raggi  le  fiamelleanc bora 

T^on  tenea  al  capone  la  corona  ardente^ 

Ut  fa  tepido  calorfol  dalla  bocca 

(jli  vfciua  fwr,&  alfuù  picchi  grido 

Siuedeadi  fplendor  qualche  fcintilla. 

La  fua  forzila  dalla  póppa  molle 

7<(el  lato  manco  fuor  il  latte  fugge  ^ 

E  de  l'almo  liquor  non  ben  fatolla, 

+/L  Thetidepietofa  afciuga  il  petto]. 

Si  leuan  gonfie  à  lei  le  tempie  alquanto^ 

E  da  la  fronte  di  color  £  argento 

Fuorfpuntan  già  le  giouanette  e  orna. 

Ter  che  Tbetide  hauefìt  il  Solessi  braccio  deftroye  la  Luna  fulfini- 
flrOjdice  Seueriano  autore  Gì econome  riferifee  lano  Tarrbafw,  che  l'eter 
no  Dio  facitore  dello  vniuerfo  fece  prima  il  Sole ,  e  dopo  la  Luna ,  epofe 
tìuefla  a  i  confini  dell'Occidente^  quello  allo  incontro  nell'Oriente  ;  e  fe- 
condo Bigino  dimanda  fi  in  Cielo  l'Oriente  parte  deUra ,  efmiflra  l'Oca- 
dente,benche  gli  indiuini  della  Tofcana,  comeriferijce  il  mede  fimo  Bigi 
m  y  partiuano  l' vniuerfo  in  quello  modo ,  che  faceuano  effere  la  defìra 
parte  da  Settentrione^  da  LMeriggie  lafmifìra\  Totrebbefi  dire  anc ba- 
racche metteffe  Claudiano  il  Sole  nel  braccio  defìrote  la  Luna  nelfimfìro, 
Aurora  *    Pcrc^e  <ìue^Q  ^a  pMfor'K.ai&  è  di  maggior  vigore  afìai  di  queéa,  della 
quale  dirò  fubitotcbe  hauerò  difegnata  t*/Lworasla  eguale  fé  ben  in  Cie- 
lo va 


De  gli  Antichi.  69 

lo  Va  innanzi  al  Sole, non  credo  però,  che  di  bba  bauerfi  à  male  di  cffèrli 
fiata  pojla  dietro  tra  qnejle  mie  imagini,  perche  ad  ogni  modo  ella  nafee 
da  lui, conciona, eh  e  l'aurora  non  è  altroché  il  primo  roffeggiare,cbe[an 
no  i  raggi  del  Sole  in  Oriente^quando  cominciano  a  [puntare  [opra  il  no- 
firo  Hemifpbero.Onde  ne  hanno  finte  i  "Poeti poi  molte  [auole  ,  e  l'hanno 
deferìtta  in  diuerfì  modi,quali  [anno  più  affai  per  chi  [crine,  che  per  chi 
voglia  farne  imagine:&  perciò  non  dirò  di  tutti,ma  di  alcuni  pochi  [ola, 
mente^be  mi  paiono  più  com  modi  a  [ar ne  dipintura.  Io  non  trono,  che,[e 
bene  po[erogli  ^Antichi  l'aurora  tra  li  Dei  del  Cielo  ,  le  [aceffero  pero 
mai  /tatua  alcnna:[e  non,che  come[criue  Tau[aniayne fit  vna  di  terra  in  p    -    . 
xÀthene,  che  rapina  Ce[alo,ma  non  dice  pi  rò  come  [ofie  [atta .  .a  dunque 
ne  [arò  ritratto  da  quello;cbe  ne  difiero  i  Toeti.  Homero  la  [a  con  chiome 
bionde,&  dorate,&  chehahbia  vnftggio  parimente  dorato,^  la  veHe 
pur  del  medefìmo  colore. Virgilio  dice  ch'ella  viene  con  ternani  colorite  a 
cacciare  via  le  Stelle.  Et  Ouidio,che  apre  le  rcjfegianti  porte  piene  tutte 
di  belliffime  ro[e,quando  Febo  vuole  v[cire  dall'Oriente,  alcuni  oltre  di    Cauallo 
ciò  le  mettono  in  mano  vna  acce[a [acella  ,  &  [anno  eh' ella  habbiavn  dell'Auro 
Carro  tirato  dal  caualloTega[o,che  haueua  Vali;&  dicono,  che  ella  l'im  ra* 
penò  da  Gioue,poiche  ne[u  caduto  già  'JBellerofìjnte.  La  qual  co[a  ci  da 
[or[ead  intenderebbe  quella  bora  del  mattino  fia  la  più  commoda,  &  la 
migliore  a  chi  poetando  [crine  di  tutte  laltre,perche  quel  cauallo [à,che 
percotendo  co'l  pie  [e  ce  [picciare  [uori  l'acqua  del  [onteyper  ciò  nomina- 
toanco  caballino ,  tanto  frequentato  dalle  Mu[e .  Tslondimeno  Homero  M 
non  queflo ,  ma  due  altri  cattai  lì  le  dà  ,  ambi  lucidi  e  r  splendenti. 
Fingono  ancora  alcunì,che  venga  l'aurora  al  primo  [uo  ap- 
parire tutta  colorita  ,  [pargendo per  l'aria  canestri  di 
fiori,&  di ro[egiallc,&  vermiglie. Et  in[omma 
la  de[criue  ogn'vno  come  più  gli  piace  > 
mostrando  pure  [empre  quel  colore 
tra  giallo ,  &  rojjò ,  che  [para- 
gono per  l'aria  i  primi 
raggi  del  Sole. 


DIANA. 


Imagini  dei  Dei 


•  Imagìne  di  Intana  Uea  delle felue  s  &*  della  caccia  > 
quale  s'intende  per  la  Luna:queflafù  anco  tenuta  la 
*Dea  della  pudicizia  ($f  caflità^  pulitrice  delti  ^vìola- 
tori  di  quella-, . 


Degli  Antichi.  yi 

d  i  A  n  A 

0 mandarono  gli  antichi  Diana  la  Dea  della  caccia  >  e 
differo  che  le  erano  raccom mandate  le  felue,et  i  bofebi, 
perche  ella  quìuifi  ejfercitauafouente  nelle  cacete tfug->- 
gendo  la  couerfatione  de  gli  buomini,per  meglio  guar* 
dare  la  virginità.  Et  perciò  fu  fatta  in  habito  di  Ts[in-  Jmag<'ne 
fa  tutta  fuccinta  con  l'arco  in  mano,  &  con  la  faretra  di  Piana, 

piena  di  quadrella  al  francofoni  e  la  de/crine  ClandìanOiUquale^difegna-  n0  ^u  lg"" 

to  che  ha  Talladetcos}  dice  di  lei, 

L^fen  fera  affai ,  ma  più  leggiadra ,  e  bella 

Diana  era ,  ch'in  lei  gli  occhi,  e  le  guancia 
'Parean  di  Febo ,  lo  splendore ,  e'ifeffo 
Sol  chi  f offe  di  lor  (coperto  haurebbe . 
Le  ignude  braccia  di  candor  celeHe 
Splendeanle ,  e  fparft  dalle  fpalle  al  few 
Scheryindo  fé  ne  giano  i  capei  fciolti. 
Varco  allentato ,  e  le  quadrella  al  tergo 
<Pendeano  ,  e  da  due  cinti  ben  rifìretta 
La  fottìi  "vefìe  con  minute  falde 
fin  fotto  le  ginocchia  di f correa. 

Et  le  dauano  in  compagnia  alcune  poche  verginejleje  quali  fono  pari^épagne 
mente  deferitte  da  Claudhno in  quefla  guifa.  di;  ®\a.TiZ , 

Lt  braccia  han  nude ,  e  gli  homeri ,  da  i  quali 
Tendon  faretre  di  faette piene  : 
Le  man  di  lieui  dardi  fono  armate, 
Ei  non  hanno  ornamento  alcuno  intorno 
Fatto  con  arte ,  ne  però  men  belle 
{^Appaiono ,  mentre  che  van  feguitandù 
Le  faticojè  caccie ,  e  difudore 
'Bagnan  talhor  le  colorite guancie , 
Da  le  quali  a  fatica  fi  cono f ce. 
S'eliefian  Verginelle  ardite ,  e  vaghet 
0  pur  feroci  ^iouani ,  le  chiome 

Sono 


yi  ImaglnideiDei 

Sono  annodate  fen^a  ordine ,  e  [ciotte , 
Fjtengon  di  fottìi  vesli  duo  cinti , 
Sì ,  che  vanfol  fin  fattole  ginocchia , 

Et  il  medeftmo  Claudiano  dice ,  che  Varco  di  Diana  è  di  corno,contY<t 
quello  ,cbe  ne  fcriffe  Ouidio,il  quale  lo  fa  dorato,  &  di  corno  quello  delle 
TS[infe,d!ccndo  di  Siringatile  tanto  era  bella  ,  che  poteua  e  fiere  creduta, 
Diana ,  fé  slato  non  fofìe  ,  chequefta  ha  l'arco  d'oro ,  &  ella  l'hauea  di 
corno .  Così  hanno  finto  le  fauole ,  perche  come  fott  o  il  nome  di  ^Apollo 
fa  adorato  il  Sole, così  fa  adorata  la  Luna  fatto  il  nome  di  coslei  chiama-' 
ta  'Diana  ,  qua  fi  Deuiana;perche  la  Luna  deuia  nel  Cielo  dal  dritto  fen- 
tiero  della  Eclittica,che  tiene  fempre  il  Sole,  non  altrimenti,  che  vada- 
no i  cacciatori  finente  per  deuie  strade  feguitando  le  fere  j  delle  quali 
altra  non  fu  più  grata  a  quella  Dea  dei  Cerni ,  come  fi  vide,  quando 
per  hauere  \^4game nonne  ammainato  vn  Ceruo,ella  fi  fdegnb  sì  fat- 
tamente cantra  i  Greci ,  &  fece  loro  tanto  di  male  in  K^4ulide  j  che  fu 
deliberato  di  placarla  col  fangue  di  colui  ,  che  l'haueua  offe  fa  ,  facrifi- 
candale  Ifigenia  fua  figliuola  ;  w  era  il  facrificio  in punto,quando  'Via- 
ria mojfa  a  pietà  della  gìouane ,  la  fece  Jubito  fparire  rimettendo  una 
cerua  in  fuo  luogo ,  con  la  quale  fecero  i  Greci  l'ordinato  facrificio ,  & 
placarono  la  Dea .  Et  Ifigenia  portata  nella  Taurica  regione  fa  fatta 
Sacrifici]  quiki  Sacerdotefia  di  'Diana ,  oue  erano  facrificati  iforefiieri ,  &  maffi- 
di  fangue  inamente  Greci ,  che  vi  capitanano, dando  loro  di  vnafcurefu'l  capo  do- 
Jaumano  .  ^Q  fattiaicmi  preghi ,  &  il  corpo  eragittato da  vnalta rupe.ouefu  il 
tempio  della  Dea  in  mare,  &  il  capo  re  slatta  qui  attaccato  ad  vnpalo. 
Hauendo  dunque  Ifigenia  la  cura  di  queflotriflo  facrificio,  auenne  che 
Orette  fuo  fratellami  qusie  era  andato  in  Coleo  a  purgar  fi  del  peccato  di 
hauere  ammalato  la  madre ,  vi  capitò  ,  &fu  rìconofeiuto  da  lei  >  né 
"Polle  perciò ,  che  foffe  Jacrificato ,  come  gli  altri;  ma  perche  lagente  del 
paefepareua  non  volerlo  fopportare,fe  ne  fuggì  via  con  lui  portando  fe- 
co  ilfimulacro  della  cDea  auolto  in  certi  f afidi  bacchette,dalli  quali  eU 
la  fu  poi  cognominata  Diana  Fafcellina,&  andò  a  porlo  ad  cincia  lun- 
gi da  ''Roma  da  dieci  miglia  continuando  quiui  medefimamente  l'empio 
facrificio  delle  vittime  humane, quale  parue poi  troppo  crudele  a'  "Roma 
ni, benché  foflero  facrificati  ìferui  folamente,  &  perciò  lafciarono  pafia- 
S,jUrrf  re  quesla  Dea  co' fuoì  facrificij  a'  Lacedcmonij,li  quali  fi  conucrtirono  al 
moni  j   di  ^vf°  ^  ta^€  CtYe™onia  in  quefta  maniera.Scieglieuano  a  forte  alcuni  gio 
battere    i  uà  netti  della  Città  &  pofiili  su  l'altare  della  Dea  gli  batteuano  in  mo- 
gicuani .  dofc  he  i  mìferelli  fpargeuano  largamente  il  fangue  dalle  tenere ,  &  de~ 

licate 


De  gli  Antichi.  75 

lìcat  e  membra;  hi  che  non  folamcnte  non  fi  dolevano,  ma  leggefi,  cbejo- 
uente  contendevano  inftemet  chi  di  loro  foHeneffe  pia  virilmente  le  agre 
b  ttitture.In  queflo  meigo  la  Sacerdoteffaandaua  col  ftmulacro  della  Dea 
in  braccio  intorno  all'altare^  ferine  Taufania,cbefe  estui,  cui  era  dato 
l'officio  di  battere  i  giouani,bauefie  forfè  battuto  più  rifpettoall'vno,  che 
all'altro^  perche  foffe  flato  più  belloùpiù  nobile,  il  ftmulacro  della  "Dea, 
che  era  affai  picciolo ,  &  leggiero,  diuentaua  così  grane,  &pefante,che 
la  Sacerdotefìa  non  lo  poteuafoftenere  a  penala  per  ciò,  quando  queflo  a* 
ueniua,  ellagridaua ,  che  per  colpa  del  battitore  fi  fentiua  opprimere  dal 
graue  pefo  del  fimulacro,che  doueua  pur'bauere  tuttauia  quelle  bacchette 
intorno,  con  le  quali  eifù  portato  -via .  Et  benché  paia ,  che  così  crudele 
facrificio  male  fi  confacele  ad  vna  Dea  vergine ,  &  piacevole ,  qual'era 
'Diana  ;  nondimeno  alcuni  de  gli  antichi  credettero ,  che  ella  fi  dilettaf- 
fé  di  vedere  fpargere  su  gli  fuoi  altari  di  fangue  bumano,  come  fu  fat- 
to ,  fecondo  che  fi  legge  appreffo  del  mede  fimo  Taufania ,  ancho  in  Tatra  Paufania . 
Città  dell'  *Acaia,facrificandole  ogni  anno  vn  giou inetto ,&  vna  verginei 
la  ,  i  pia  belli  della  Città ,  per  placare  l'ira  fua  conceputa  per  la  poca 
reueren^a  battuta  ad  vna  fua  Sacerdotefìa, la  quale  amorofamente  slet- 
te pia  volte  con  vn  giouane  fuo  innamorato  nel  tempio  fleffo  della  Dea, 
onde  di  là  a  poco  morirono  ambiane  mifer  amente ,  &  ne  fegnitò  vna  ca- 
restia ,  &  vna  peflilen^a  grandiffima  alla  Città ,  alla  quale  fu  rime- 
diato con  il  crudele  facrificio, eh*  io  dilfi .  CAta  forfè ,  che  la  colpa  di  co- 
sì nefandi  facrificij  fu  delle  nationì ,  alle  quali  piaceua  di  esercitare  in 
quel  modo  la  fua  crudeltà  j  come  fi  può  vedere  da  quello ,  che  fu  facto  à 
molti  altri  T>ei,  all'i  quali  furono-  date  parimente  le  vittime  humane  ; 
perche  Diana  moftrò  affai  bene ,  che  quefle  non  le  erano  grate ,  quando  in 
luogo  di  Ifigenia  rimeffe  la  cerna  ,  donde  vogliono  alcuni ,  che  fofìe 
introdotto  di  facrificare la  Ceruaà  Diana,  che  fùofferuato  poi  da  [Ro- 
mania certi  tempi,  &  erano  perciòappefe  le  corna  de  ì  Cernì  in  tutti  i 
tempij  di  'Diana ,  da  vno  in  fuori ,  che  era  fui  monte  K^f ventino  >  otte 
in  quella  vece  attaccauano  le  corna  de  i  Bujì.  Et  fi  legge  efferne  fiata  la  VediLiuio 
cagione  ,  che  appnffo  de  i  Sabini  nacque  già  vno  belli/fimo  bue  ,  ò 
vacca  che  f offe  ,  ad  vno  nomato  .Armonio ,  &  fu  detto  da  gli  mdoui- 
ni,cbe  ibi  prima  lo  facrifieaffe  a  Diana  fu'l  monte  A  uentino, guadagne- 
rebbe alla  patria  fua  l'imperio  dell'  Italia,  ^intronio  allegro  di  ciòtandof- 
fene  à  %oma  col  bue  per  fame  il  gran  facrificio,  ma  auertito  di  nafeoflo  il 
Sacerdote  di  Diana  da  vn  feruo  di  colei,  fece  andare  Antronio  à  lauarft 
nel  T  ebro, dicendo, eh  e  altamente  ei  poteuafare  facrificio,  che  fvffe  gra- 
to alla  Dea ,  &  così  egli  in  queflo  me^o  facrificò  il  bue,  £f  ne  appicg 

X.  le  corna 


Imagine  di  Diana  Dea  della  caccia  &  de  bofehi  &  amarri- 
ce  de  cerui  à  lei  facrati,  che  dinotano  il  preftofuocorfo  in 
29.giorni,&  effer  la  illuminatrice  della  notte  efsendo  tolta 
perlaLuna,&;  feorta  demandanti  nella  notte. 

Statua  di  Lucina  Dea  de  parti  tolta  per  la  Luna  efsendo 
la  Luna  pianeta  humido  atto  &c  facilitante  la  preftezza  del 
parto>&  la  uergogna  della  donna  partoriente. 

Imagine  di  Diana  Cinthia  ò  Luna  Dea  Cacciatrice  co  un 
Pardo  nella  deftra ,  &  u  n  Leone  nella  finiftra ,  cofi  fcolpita 
inChorinto  nel  tempio  di  Giunone  nell'arca  diCipfello 
tiranno . 


Degli  Antichi.  75 

le  eorna  alle  porte  del  tempio-.onde  perche  egli  era  1^oma?io,fu  acqui/iato 
à  Roma  l'Imperio  della  Italia;  (3  fu  puf  eia  introdotta  (a  v farina  di  met- 
tere le  corna  de  i  buoi  à  questo  tempio  foto  di  T)iana%  che  era,cume  dijfi, 
fu  l'  ^i  uentino.  Et  potrebbe  anco  forfè  efìere^ebe  ciò  foffe  flato  fatto  ,per- 
che  queflo  animale  fi  confà  affai  à  Diana,  mentre  che  per  ki  intendiamo 
la  Luna,come  dirò  poi;  che  bora  ritorno  a  dire  de  i  Cerni,  li  quali  furono 
creduti  tanto  grati  a  'Diana ,  che  vestirono  talbora  gli  antichi  i  fuoi.fi- 
mulacri  delle  pelli  di  quelli  come  fi  legge  apprefio  di  Vaufanu.TS^W^ir 
cadia  ne  eravnovejìito  divnapellediCcruo  ,  da  gli  bomeri  del  quale 
pendeua  vna  faretra  piena  diftrali,&  baueua  neU'vna  delle  mani  una 
faccllaaccefa,  &  nell'altra  duo  fer penti  5  & alato  gli  flaua  vn  cane  da 
caccia. Et  in  certa  parte  delPk_s*cbaiaycome riferifee  il  medefimoTaufa 
niafoue  faceuanofolenniffimofacrificio  à  ùianajl  cuifimulacroera  d'o~  Simulacro 
roy&diauorio  informa  di  cacciati- ice)  Udì  innan%i,cbe  fi  facrificaffe  an  "l  Dlan*. 
daua  in  volta^come  diremmo  noi,vna  gran  procejfione  con  bellìffima  pom 
px,&  dietro  à  tutti  era  la  tergine  facerdoteffa  della  Dea  su  vn  bel  car- 
ro tirato  da  duo  Cerni .  Et  i  Toeti  danno  a  Diana  il  carro  tirato  parimsn-  Carro   di 
te  da  bianchitimi  Cemi,comefà  Claudian  o,quando  dice .  Diana. 

Scende  la  Dea,che  de  la  caccia  ha  cura , 
Da  gli  alti  montile  co'l  veloce  carro 
Tratto  da  Manchi  Cerni pafia  il  Mare» 

Et  dicef^che  pofero  Diana  fai  carro  tirato  da  veloci/fimi  animaci  per 
moftrare  lafua  velocità^  conciofta,  che  la  Luna  fa  in  pochi/fimo  tempo, 
che  fon  vintinoue  giorni,  <££  dodici  bore  in  circa ,  ilfuogìro,  come  quella, 
che  bà  torbe  minore  degli  altri. Sta  gli  altri  Dei  parimente  furono  dati 
l  camper  fegno  del  rotare ,  che  fanno  le  Cele  sii  sfere  yalle  quali  ejfi  jono 
fopra;&  fecondo  le  qualità  loro  così  hanno  gli  animali,che  gli  tirano.  Et  i,j a , 
per  ciò  Tropertio  fi,,  che  il  carro  della  Luna  fia  tirato  da  Caualli,  quan-  Vropertio 
io  dice  „ 


3. 


Tencbc  gli  occhi  cadenti  non  calca/Se 

Il  pigro  fonno ,  e  conglifuoi  (faualli . 
La  Luna  a  me^o  il  Cielo  rojjeggiafje. 

Di  quefli  Fvno  era  negro ,  e  l'altro  bianco ,  dice  il  Toccacelo  ;  perche  Boccacio. 
«0»  folamente  appare  di  notte  la  Luna,mafi  Vide  anco  il  dì  .FefloTom-  Mul°  ^ 
peio  ferme ,  che  vn  Utfulo  tirati*  il  carro  della  Luna ,  &  che  la  ragione  i^dlii 

K     2  di  ciò 


76  Imagìnidei  Dei 

di  ciò  eruche  ella  da  sé  è  Herileper  effer  fredda  dì  fua  natttfa,&  il  \ftt* 
lo  parimente  non  genera .  Onero,  che  voìeuano  mofirare  gli  antichi  con 
queflo  animalesche  non  ha  la  Luna  luce  da  sè,ma  rifylende  con  l'altrui  Iti 
me,  quafi  che  il  Sole  la  prefti  5  sì  come  il  UHulo  non  nafee  di  animali  dì 

Paufama  >  fua  rat$a,ma  dall' altruiyche  fono  sA\ini->e  Caualle  cPaufania,  oue  rac- 
conta le  gran  cofe ,  che  erano  nel  tempio  di  (jhue  Olimpio  appreffo~cteg[i 
Elei  in  <jrecia,dia;chc  vi  era  vna  Dianaja  quale  pareua  à  lui,che  cac- 
ciale vn  Cavallo  ;  benché foggiunge poi,  haucr  detto  alcuni,  che  quefla 
.   fia  tirata  non  da  cauallì,ma  da  muli  per  certa  vana  fauola,che  fi  raccon- 

prudenuo  fa  ^  mu\0^  ai(ro  non  ne  ^c6m  yr^dentio  cantra  Simmaco  fcriue ,  che 
gli  antichi  Promani  facrificauano  vna  vacca  Jterile  alla  Luna  >  &  che 
due  vaccherie  quali  doueuano  ef) ere  parimente  slerilijirauano  ilfuo  car 

G  ioti  echi  ro.  Oltre  di  ciò  fono  ui  slati  di  quelli ,  che  hanno  pojìo  al  carro  della 

al  carro  £WW<|  igi0Uenchi%  come  Claudiano,  quando  finfe,  Cerere ;  per  cercare 
la  perduta  figlia  3  accendi/fé  in  U^fongibeUo  gli  tagliati  pini  , 
dicendo  : 

liccio  tengano  in  sé  virtù  maggiore 

1)i  quel  liquor,che  Febo  i  deslrier  fuole, 

E  ifuoi  Giouenchila  bicorne  Luna 

In  quant'vopo  lorfia  gli  ajperge,e  bagna. 

A  uforu©      £f  ^ujon'to  Callo  fece  il  mede  fimo  quando  fcrìuendo  à  TaolinOydijJè, 

Ciàfea  veder  la  Luna  i  bei  Cjiouencbi. 

1)ì  quejìifi  legge  la  medefma  ragione,  che  ho  de  i  kJMuIì,  cioè ,  e  he 
tnoftrano  la  flerilità  <  Imperoche ,  come  fcriue  Xenofonte ,  &  fi  vede 
fare  etiandio  tutto  dì, fi  cajìrano  i  tori,per  farli  più  manfueti,& più  com 
modi  a  coltiuare  il  terreno, donde  è  che  non  ponnopoi  più  generare .  Que- 
ramentefu  dato  queslo  anirmle  alla  Luna,per  lafimiglian^a,che  è  fra 
loro  delle  corna;conciofia,che  alfimulacro  di  quella,che  era  dì  vaga  T^in 
fa,come  ho  detto, metteuano  due  piccole  cornette  in  capo.Et  in  Egitto  era 
con/ecrato  alla  Luna  quel  bue  ,  che  quiui  haueuano  in  tanta  riueren^a, 
il  quale  bifognauayche  hauejje  vna  macchia  biancha  nel  deftro  fianco,& 
le  corna  picciole, come  fono  quelle  della  Luna,quando  comincia  à  crefeere, 
fecondo  che  fi  legge  appreffo  di  ^Plinio .  Et  glie  ne  facrifìcauano  vno 
luna  aiu"  anchora  dì  fei  mefi,dicono  alcuni,il  f  turno  dì,  &  alcuni  altri  il  decimo 
r?rc„ part0  dopò  il  parto  7  che  era  quando  con  le  loro  cerimonie  mettevano  il  nome  a' 

figliuoli 


Degli  Antichi.  yy 

figliuoli  nàti .  Et  ficeuano  gli  antichi  queflo  alibora  alla  Luna  forfè  rin- 
gratiandela,  quaft  che  per  lei  il  m  aturo  par  tof offe  venuto  in  luce,  perche 
dicono,che  la  Luna  per  efiere  pianeta  humido  affretta  il  tempo  talhora  con 
ilfuo  ttiftuffo  y  onde  ne  nafcono  alle  volte  i figliuoli  nelftttimo  meje ,  che 
è  à  leifottopojlo ,  &  fa  quafi  fempre  il  parto  più  facile  .  Et  per  queflo 
la  chiamavano  alibora  ,  &  la  pregauano  nominandola  Lucina ,  quafi  che 
toslo  y  &  fin\a  pericolo  della  madre  facejje  vfcire  il  parto  già  maturo 
in  luce .  Ma  le  fauole  hanno  detto ,  che  Diana  era  chiamata  dalle  don- 
ne ne  i  parti  fotto  il  nome  di  Lucina ,  perche  vfeita  che  ella  fu  del  ven- 
tre di  Latona  fina  madre ,  le  fi  voltò  fub'to ,  &  tutta  fndla  ,  e  deslra 
l'aiutò  a  partorire  il  fratello  ^Apollo ,  come  che  la  pregafìero ,  che  vfcìjfe 
colTslumefuoadare  loro  l'aiuto  ,  che  ella  diede  già  alla  madre  con  le 
proprie  mani .  7^è  fu  ìntefa  Diana  folamente  fotto  il  nome  di  Lucina  , 
ma  Giunone  ancora ,  come  fi  vede  nella  fua  imagine .  Et  alcuni  hanno 
detto  ,  che  non  fu  quella,  né  quefia ,  ma  che  fu  certa  f emina ,  laquale 
venne  fin  dagli  Hiperboreì monti  in  Dcloper  aiutare  Latona  a  partorì. 
re  ;  &  che  quindi  fi  fparfe  poi  il  nome  fuo  in  modo ,  che  fu  adorata  qua- 
ft per  tutto  j  &  hebbe  tempi) ,  altari ,  &  fimulacri ,  come  gli  altri  D  ei  ; 
innanzi  all'i  quali  bì fognò  >  chetila  fojfe,  pofeia  che  gli  aiutaua  a  naf ce- 
re .  Et  così  pare  ,  che  l'intendeffe  vn  Lido  poeta ,  ilquale ,  come  riferi- 
fee  Tau\ania  >  in  certi  hinnì ,  che  ei  fece  a  quefia ,  le  diffe  efiere  (lata  fi- 
no innanzi  a  Saturno ,  &  le  diede  cèrti  nomi,  per  lì  quali  fi  potrebbe  an- 
co facilmente  credere ,  che  ella  fuffe  fiata  vna  delle  Tarche;  perche  que- 
lle baueuano parimente  che  fare  ajjai  nel  naf cimento  humano,  come  ve- 
leremo ,  quando  fi  ragionerà lai  loro .  UWa  lafciando  cercare  ad  altri  , 
chi  ella  fojfe,  ò  donde  veniffe  quesla  Dea  Lucina ,  dichiame  de*  fuoifi-  Simulacri 
mulacriy  li  quali  erano  tenuti  fempre  tutti  coperti  da  gli  ^ittheniefi  di  Lucina. 
però  folamente  ,  come  fcrìue  Taufania.  Onde  appreffo  di  cofloro  la 
fiatua  di  Lucina  poteua  così  e/fere  vn  pe^o  di  legno  ,  ò  di  altra  ma- 
ria fen^a  figura  alcuna  ,  come  formato  indonnalo  inaltracofa,  poi 
the  filma  fempre  coperta  ,  né  fi  vedeua  mei .  In  certa  parte  dell' id- 
tbaia  fu  vn  tempio  di  quefia  Dea  molto  antico ,  con  vn  fimulacro  tutto 
di  legno  j  fuori  che  la  faccia ,  la  quale  era  tale  ,  che  poteua  rapprejen- 
tare  cDiana  ;  le  mani ,  C  i  piedi  erano  di  murmo ,  &  lo  copriua  tutto  vn 
velo  fonile  di  lino ,  da  quelle  parti  infuori,  che  erano  di  marmoji  quali 
fiauano  fccperte,  L'rna  delle  mani  era  difiefa,fen%a  alcuna  cofa  3  &  vi 
baurebbono  ben  potuto  rrn  ttere  vna  chìaue ,  perche  Fefiufi  riue,cht  la  fio-  Fe^0  % 
leuano  donare  gli  antichi  alle  donne, mofir  andò  con  quefia  (che  è  slromen 
to  da  aprire)  che  defidervuano  loro  vn  parto  facile ,  &  piaccuole ,  perche 

aprcn- 


78  Indagini  de i'Dei 

aprendo  fi  bene  la  via  al  bambino ,  quando  bà  da  nafcere ,  egli  fette  efce 
Facella  infenK_a  ^aVe  tormento  alla  madre:  maforje,  che  vollero  mofìrare  il  mede- 
mano  di  fimo  con  quella  mano  di  Lucina  dislefa)&  aperta  .  L'altra  portauavnct 
Diana,     facella  ardente,  la  quale  mofìraua ,  ouero  che  le  donne  al  partorire  fento- 
no  grauiffimi  dolorile  leflringono  così ,  come  il  fuoco  Mùnge  tutto  ciò , 
a  che  fi  appiglia  ;  ouero  che  quejìa  "Dea  era  l'apportatrice  della  luce 
a'na [centi fanciulli ,  perche  porgeua  loro  aiuto  advfciredel  ventre  del- 
la madre.  Ter  la  qual  cofa  i  (jreci  le  mctteuanoin  capo  ghirlande  di  Dit- 
ta no,herba,cbe  posìa  fiotto  alle  donne,  quando  flanno  per  figliare  ,  gioita 
Diari  a ,     loro  affai .  Legge  fi  anchora,  che,  facendo  gli  antichi  'Diana  con  l'arco  in 
mano,  voleuano  mofìrare  le  acute  punture  de  i  dolori ,  che  hannoledon- 
M.Tuilio.  m  a£  part0Yìre  f  &  m\  [a  filettano  qaafìjempre .  Onde  CMarco  Tullio 
frinendo  contr  a  Vene  difegna  vnfhnulacro  di  Diana  da  lui  rapito  nel- 
la Siciliajn  queflàfoggia-y  era  alto ,  &  grande,  con  vesle,  che  lo  copriti* 
tunofingik  a  piedi  ,giouane  di  faccia  ,  &  di  virginale  af petto  »  che  nel- 
la de/ira  mano  portaua  vna  facella  ardente ,  eteneua  vn'arco  nella  fini- 
£ìray&  le  faette gli  pendeuano  da  gli  homcri .   Tuo  L'accefafacein  ma- 
fio  di  Diana  (comeferiue  pur' anco  Taufanìa,  che  ne  fu  vnfimulacro  di 
metallo  nclf  ^Arcadia  alto  forfè  fei  piedi  oltre  a  quello  3che  bà  detto)  mo- 
fìrare ancor  a  ,cl/ ella  lucendo  di  notte  fa  lafcorta  ^viandanti ,  &  perciò 
era  chiamata  quiui  Diana  feorta ,  &  duci  ;  sì  come  in  Scorna  nel  tempio , 
che  ella  hebbe  fui  monte  T alatino  >  fu  detta  ls{ottiluca .  Et  hi  bbe  altri 
C  f  Ilo   diuerfi  nomi  ancoratili  quali  fi  dirà  poi.Taufania9quandodefcriue  l'ar- 
Tipàno  di  ca  di  Cip/elio  Tiranno  di  Corinto  pofìa  quiui  nel  tempio  di  Giunone ,  dì- 
Corinto.  ce;che  vi  erano  fcolpite,&  intagliate  molte  figure  ctoro^  di  auorio,  & 
che  fra  quesle  vi  era  Diana  con  le  ali  a  gli  homeri,  la  quale  porgeua  con 
la  deslra  mano  vn  Tardo,&  vn  Lione  con  lafmìlìra,  &  che  non  sa  ren- 
derne alcuna  ragione  tonde  io  non  mi  vergognerò  di  dire  il  me  de  fimo  t  non 
bauendo  trouatofin  qui,  chi  ne  babbi  ferino ,  Lafcio  dunqueyche  la  inter- 
preti ogni  vno  a  modofuot&  vengo  a  direbbe  Virgilio  ba  poslo  trtfac- 
Dianatri-  eie  alla  Vergine  Diana ,  &  che  ella  fu  perciò  chiamata  Triforme,  Tri- 
forme,    geminale  Triuia:  né  Diana  folamente ,  ma  Recate  ancora  fu  così  detta  , 
Ouidio .   oftfh  Ouidiofcrijfe . 

Fedi ,  che  con  tre  f accie  Hecate guarda 

Tre  vie  »  che  poi  riefeon  tutte  in  vna» 

Benché  foffero  poi  tutte  vna  medefima  cofa  ,  &ì  nomi  folamente 
erano  diuerfiyper  mofìrare  con  quefti ,  come  tante  volte  bò  già  detto  le 
»  dìuerfe 


Degli  Antichi.  79 

dìuerfe  potente,  &  qualità  diutrfe ,  che  dauano  gli  antichi  a'  fuoi  cDeit 
e5"  i  Vara  effètti,  che  da  quelli  erano  creduti  "venire .  Et  perciò  differo  le 
fauole  ,  che  Recate  nata  di  yioue  hebbe  da  lui  autorità ,  e  potere  [opra.  Hecatc. 
tutti  gli  elementi ,  &  che  fu  così  nominata,perche  apprejfo  de'  Greci  vna 
fintile  voce  viene  a  dire  cento,  che  appo  loro  fpejjè  volte  è  tolto  per  nume- 
ro infinito  .come  ch'ella  fofìe  di  pofian.{a  infimta;perche  pare ,  che  da  lei , 
qual'è,come  ho  dettola  Luna,fiauo  gouer  nati  gli  Elementi ,  &  quafii  tut- 
te le  cofe  compofie  di  quelli  ,  &  chef;  mutino  fecondo ,  che  ella  fi  mu- 
ta. 0  fu  pure  così  detta ,  perche ,  come  dicono  alcuni,  le  facrificauano 
con  cento  altari  fatti  di  verdi  cefpugli  ,  &  vccideuanle  cento  vittime , 
come  porcino  pecore ;ma,fe  ilfacrificio,  il  quale ,  perciò  fu  dimandato  He- 
camtombe ,  era  fatto  in  nome  dello  Imperatore,  le  vittime  erano  cento  Hecar©m- 
Lioni,cuero  cento  ^Aquile .  2\(è  credo  io  però,  che  hauefìerofempre  que-  be* 
Jìi  animali  veri ,  ma  più  tojìo ,  che  nefingcfjero  tal  bora  ;  perche  vfarono 
fouentc  gli  antichi  ne' facrificij  loro  ,  di  fingere  di  p <asì a  ,  ò  di  qual- 
che altra  materia  ,  quello  animale  che  fi  doueafacrificare  ,  né  fi  tro- 
uaua  ,  fé  non  con  grandiffima  difficultà  ;  &  i  poueri,  che  nonpotcuano 
[are  lafpe[a  de  i  veri  animali,  conte rìferifee  Snida,  Jpeffo  faccuano  que- 
jtOyche  ne  facrificauano  de  ifimulati ,  e finti,  come fi  vede  apprefjo  di  He-  vittime 
rodoto  anchora,ilquale  dice,che  quelli  di  Egitto  non  facrificauano  il  por-  finte. 
co  ad  altro  T>io,che  alla  Luna ,  &  a  r£acco ,  &  in  quelle  fe/ie  ancora  fo- 
lamente  ,  che  faceuano  a  tempo  di  piena  Luna  ,  guardandofi  in  tutte  le 
altre  di  toccare  qutfla  btjìia,  della  quale  mangiauano  quel  di  filo ,  che  fi 
[acrificaua,e  non  più  mai  in  tutto  il  reffo  dell'anno;&  quelli,  che  per  po- 
vertà non  poteuano  facrificare  vn  Torco  vero,  nefingeuano  vno,  Ò"  quel- 
lo facrificauano .  Et  {appiano  fcriue ,  che  i  Ci^iceni  popoli  della  (fi  e-  APPxa-noi 
eia,  la  Città  de  i  quali  diceuano ,  che  fu  data  da  Giouc  in  dote  a  Trofcr- 
pina,&  la  adorauano  perciò  Jopra  tutti  gli  altri  7\{umi ,  facrificando- 
le  vna  vacca  tutta  negra,eJ3endogià  afìediati  dalV armate  di  ^Mitrida- 
tc,nè  potendo  trouare  la  vacca,che  era  mcefjaria  alfolennefacrificio  del- 
la Dea  loro,ne  fecero  vna  di  pafi 'a  per  fiacri ficarla-.ma  in  tanto,che  appre- 
fìauano  ilfacrificio  ,  ne  venne  vna  di  me%o  il  mare  tutta  negra,  come 
baueua  da  effere  ,  la  quale  nuotando  per  di  fiotto  le  naui  di  ^Mitridate 
pafsò  nella  Città,&  andata  fi  a  porre  dinanzi  all'altare  della  Deajufa- 
crificata  da  quel  popolo ,  che  prefe  per  ciò  buona  fiptvan^a  di  douer effere 
liberato  datiaffedio ,  come  fu;per  che  molto  dapoi  UMandatt  per  molti 
incommodiychs gli  auennero,fu  sfondato  di  andatane .  'Didone  appref.  Didonc . 
fo  di  Virgilio  nell' viti  mo  facrificio, che  ella  fa  alla  partita  di  Enea,fpar- 
ge  lefimulate  acque  d'*d uano  ;  ty  quiui  nota  Scruto ,  che  ne  i  facrificij 

finge- 


io  Imaglni  de  i  Dei 

fingevano  fpeffo  gli  antichi  le  cofetcbe  non  potevano,òfe  non  con  dtffìcuU 
tà  grande,havere  .  Et  in  altro  luogo  ancora  dice,  che  per  queflo  t'acqua, 
chefpargeuano  nel  tempio  di  ifide  >fe  bene  non  era ,  la  dicevano  però  ef- 
fere  delibi  lo  .  Et  non  folo  le finte  vittime  feufauano  quelli  ,  che  non 
poteuanojacrificare  le  vere ,  ma  l'andare  bumilmente  a  baciare  Umano 
Baciar  la  del  Dio,cvifi  haueva  dafacrificare ,  fvfouente  in  vece  difacrifeio  a  chi 
mano .  non  poteua  fare  altro  .  Solevano  anco  gli  antichi  baciare  per  divotiont 
gli  confecrati  fimulacri,  come  fi  raccoglie  da  Cicerone  quando  parla  con-* 
tra  Vene ,  ove  dice;  che  in  Agrigento  Città  della  Sicilia  era  vn  belliffì- 
mofimulacro  di  metallo  di  Rer cole  >  che  haueua  la  bocca,  &  il  men- 
to quafi  logori ,  co  fi  fpefjo  era  baciato  da  chi  l 'andava  ad  adorare .  Et 
Pruderlo  ^fprudentio  fcriuendo ,  come  foffe  adorato  il  Sole  creduto  apollo ,  met- 
te allafine,cbe  baciavano  anip  i  piedi  a  cavalli ,  che  tiraup.no  ilfvo  car- 
ro .  <JMa  ritornando  ad  Recate ,  ella  fu  adorata  fui  crocicchi  delle  vie  , 
&  quiui  Ufacr /fidavano  il  cane ,  pregandola  con  parole  ìncompofle ,  & 
con  gridari  per  imitare  quello  ,  che  già  fece  Cerere,  quando  andaua  cer- 
cando la  figliuola  di  Troferpina ,  che  era  la  medefima ,  che  Recate  ;  alla 
quale  foleuano  i  ricchi  appreffo  de  gli  antichi  facrificareogni  me/e  ne  i 
crocicchi  delle  vie ,  la/ci  arido  quiui  del  pane  ,  &.  delle  altre  coje  necefia- 
rie  al  viuere ,  le  quali  erano  pofcia  levate  via  da  poverelli ,  £>  dimanda- 
uafi  qvefla  la  cena  di  ficcate ,come  riferi/ce  Svida,  il  quale  dice  anco,  che 
la  medefimafi  mofiraua  talhora  informa  bombile  ,  &  fpauenteuole , 
che  era  di  hvomo  molto  grande  col  capo  di  fer pente .  Ella  fu  detta ,  & 
fatta  triforme  per  gvardare  meglio  qvelleflrade ,  che  a  lei  erano  confe- 
ttatele quali  venendofi  d  congivngere  infieme  facevano  crocicchio ,  co- 
me hanno  detto  alcuni  5  ma  altri  hanno  voluto,  &  forfè  meglio,  che 
i  l  fare  a  coflei  tre  facete  fofìero  fintìoni  di  Orfeo ,  volendo  lui  in  queslo 
modo  moSìrare  i variati  afpetti,che  di  sé  tifa  vedere  la  Luna  ;  C  che  la 
yirtvfua  hafor^a  nonfolamente  in  Cielo ,  oue  la  chiamano  Luna,  ma  in 
terra  anehora ,  ove  la  dicono  diaria ,  &  fin  già  nell'fnferno ,  ove  Reca- 
te la  dimandano ,  &  Troferpina,  perch'olla  è  credvta  feendere  nel' In- 
ferno tvttoqvel  tempo,  chea  noi  fi  a  nafiofta.  Le  quali  co  fé  da  Ev/e- 
Kecate  tri  biofurno  così  ejpofie .  E  chiamata  Lvna  Recate  e  Triforme  per  le  uarie 
forme .  figure  ,  ch'ella  mofira  nel  corpo  fvo ,  fecondo  chepiv ,  ameno  fi  trova  ef- 
fere  difeoflo  dal  Sole  ;  onde  fono  parimente  tre  le  virtù  fue .  L'vnaè  , 
quando  comincia  a  moSìrare  il  lume  a' mortali ,  porgendo  con  quello  a,c- 
cr  e j cimento  alle  co  fé ,  &  qvc fio  primo ,  &  nuovo  af petto  era  dagli  anti- 
chi mofirato  con  uefii  bianchi ,  &  dorate ,  che  mettevano  intorno  al  fvo 
fimvlacro,&  con  la  face  accefa,  che  il  medefimo  batteva  in  mano .  L'al- 
tra 


Degli  Antichi. 


Imagine di  Hecate  Dea  triforme  detta  anco  Proferpina 
moglie  di  Plutone  reina  dell'Inferno  lignificante  li  tre  a- 
fpetti  della  Luna,  &  la  potenza  lunare  nelle  cole  elemétali. 

Simulacro  della  Luna  lignificante  la  Luna  riceuer  il  fuo 
lume  dal  Sole  &:  non  hauerin  fé  luce  alcuna.ancieffer  cor- 
po olcuro  &  ottenebrato  fatto  rifpiendente  dal  Sole  ligni- 
ficato dal  capo  di  fparamerc . 


$2  x  Imngini  de  i  Dei 

tra  è,  quando  ha  già  la  metà  di  tutto  il  lume ,  &  fu  quefla  mofìrata  con 
la  cefia,nella  quale  portati  ano  le  [uè  cofe  facr  e  :per  che, mentre  che  va  ne- 
fando il  lume  della  Luna ,  ogni  di  più  fi  maturano  i  frutti  >  quali  fi  rac- 
cogliono  pei  con  le  cefte .  Laterza  escilo  inttrolume  mosìrato  con  ve- 
lauro  alla  &**&*.  ^anno  delfofco .  K_sé  coftei  dauano  il  lauro  anchora ,  il  quale  è 
luna  cóle  Pyopri°di~4pollo\  perei/ ella  riceue  il  lume  da'  Sole,  &  quel  colore 
crato .       ìnfocatOjcbe  mofira  talhora  in  vifo .   Ut  le  die  tona  il  papauero parimen- 
te per  la  moltitudine  delle  anime  ,  le  quali  errino  cri  dute  habitare  nel 
fuo  orbe,  quafi  che  quel 'foffew.a  gran  Città-tutta  piena  di  numero/o  pò- 
Papauero  P0^  CQnci°flc^  >  che  il  Tapaucro  mojh  ì ,  (5 '  fignifìchi  le  Cut  «.perche  ha  i 
cófecrato   tapi  così  intagliati  in  cima  >  come  fono  le  mura  di  quelle ,  &  tiene  in  sé 
alla  Luna,  raccolto  vn  mi  vero  grande  di-minuti  granelli  ^com  e  gran  numero  di  per- 
sone fta  infume  unito  nelle  Città.  Et  fu  opinione  di  alcuni  Filofof ,  che 
cosìfojje  hahitato  colà  fu  Poi  be  della  Luna ,  come  è  qua  giù  la  terra ,  (3 
dicenano ,  the  le  Cittàjefelue  ,.£f J  monti, che  quitti fono .; fanno  quelle 
macchie ,  che  ci  par  divedere 'nella fàccia  di  quella,  marTlinio  vuole 
che  pano  fatte  per  ì'humidità ,  ch'ella  tira'  dàlia  Una.   Scriue  Tauja- 
Paufà'-ia   ìlla->{'^e  in  Fgina  &ttà  de  i  Corimbi ,  Huate  era  adorata  più  di  tutti  gli 
altri  D  ei:  &  che  quitti  ella  hi  bbc  vnfmrulacro  di  legno  fatto  da  LMiro- 
ne  con  vna  faccia  fola  ,  &  il  ufo  del  corpo  traaguifa  di  tronco;  come 
che  non  fofje  fìtta  jtwpre  con  pe  faccit '  y  ma  crede/i,  che  *,4  Icamene  in- 
nanzi a  tutti  gli  altri  la  facefie  tale  agli  ^ìtbenieft .    "Delle  tre  tejle 
dunque \che  htbbe  il  fimulaito  di  Recate ,  l'v  na  la  deflra  era  di  cauallo, 
l'altra  di  cane,  &  la  ter^a  che  era  nel  me\o  di  huomo  ruslico  ,  &  w^o\, 
come  dicono  alcuni,o  come  altri  voglianoci  cinghiale,  che  forfè  meglio  fi 
confà  a  quello,ebefi  dice  della  Luna ,  percioche  confiderata  quando fpar- 
ge  Ultime  fopra  di  noi, i/ieri  chiamata  Diana ,■&  calciatrice  fd  che  fi  può 
intendere  per  lo  Cinghiale,perche  fià  quesla  beflia  nelle  ft  lue  fempre ,  e 
ne  i  bofchi.sì  come  la  tefia  del  Cauallo  animale  veloce  ci  fa  veder e ,ch 'el- 
la circonda  velocijjìmamente  il  Cielo;  <&  quella  del  cane  ci  dinota ,  che  la 
rnedefima .  quando  a  noi  fi  nafeonde ,  fu  creduta  la  Dea  dillo  Inferno  , 
■&  chiamata  Vrofrpina ,  perche  fi  da  il  Cane  al  Dio  dell'Inferno  come 
Cerbero,dalle  fauole  tanto  celebrato,  ne  fa  fede .  Et  Trudentio'jfcriuen» 
,,  .     dola  vanità  de  (fentili  in  difefa  di  Simmaco  >  dice  in  quefio  modo  del- 
'  la  Luna  : 


Hor  fui  bel  caro  da  due  vacche  tratto 

Candida  va  pel  Cieli  hor  ne  l'Inferno 
L'empie  fare  Ile  con  viperea  sferra 


Cajììga, 


Degli  Antichi.  83 

Casligdte  falle  vfcrt  confa,  mondi  : 
Hor  y  per  le  felue  le  veloci  dame 
Fere ,  e  traffige  con  gli  acu*i  dardi . 
E  quindi  vien  >  che  in  triforme  diuerfe 
Con  tre  diuerfi  nomi  ella  fi  mofìva  : 
Ter  cloche  Luna  è  detta  quando  appare 
Di  bel  lucido  velo  à  noives~iita, 
Quando  fuccinta  ffiega  le  quadrella , 
E  la  vergine  figlia  di  Laiona  j 
E  quando  in  alto  fcggio  affìfa ,  legge 
*Dona  à  Megera,e  come  lor  regina 
Gridale  comanda  a  l'anime  perdute, 
E  Troferpina  moglie  di  Tlutone  . 

Seguita  poiché  la  verità  è,  che  quefloèvn  trillo  <D  emonio  ;  ilqua- 
l  e  ingannai  mortali  ,  perfuadendo  loro ,  che  in  tre  diuerfi  luoghi  fìano 
molti,&  diuerfi  T>eijn  Cielotin  terra,è  nell'Inferno .  Torfirio,come  rì- 
ferifce  Theodorito  Vefcouo  Cirenfe  yfcriuendo  de'trifti  Demonij  quello ,  Theodorì 
che  fé  ne  dirà  nella  imagine  di  Tlutoue ,  mette  ,  che  Recate  fa  padrona, t0, 
di  quclliy&  che  gli  tenga  in  tre  elementi ,  nell'aere ,  nell'acqua ,  &  nel- 
la terra .  Oltre  di  ciò  differo  anchogli  antichi ,  che  Recate  faceua  fruen- 
te vedere  à  chi  fi  trouaua  in  qualche  calamità  grande >&  in  qualche  gran 
miferia^erta  ombrayouerofantafmaychefi  mutaua  tuttauia,  Cf  quafifu- 
bito  di  vna  in  vn 'altra  figur a,come  dritto  fané  dice  ,&  lo  ri  ferifce  Sui-  .  .„  e 
da,&fi  moflraua  hor  a  buethora  mula ,  talhora  pareua  effcre  vna  belli f  ne  _ 
fimafemina^e  tale  altra  vn  cane ,  &  fu  detta  quesla  così  fatta  cofa  Em- 
pufa,percbe  pareua,che  andaffe  convn  pie  falò;  &  alcuni  hanno  voluto  , 
che  ella  fofie  Recate  fieffa ,  la  quale  fi  moslraffe  in  quesla  foggia  di  bel 
me^o  dì ,  quando  con  certe  cerimonie  fi  placauano  le  ombre  de  i  morti  . 
Et  per  gli  varij ,  G?  diuerfi  afpetti ,  che  di  sé  faceua  altrui  vedere  quefia 
beslia,  fu  tirato  in  prouerbio  da  gli  antichi,  &  diceuano  cangiar  fi  più  , 
che  non  faceua  Empufa,  chi  moflraua  di  volere  bora  una  cofa ,  &  tanto- 
fio  un'altra>&  chi  non  fi  Ufciaua  mai  conofccre  quale  eiji  foffe .   Et  Lu- 
ciano parlando  de' balli  ydifje  che  fanno  mutare  la  perfona  in  tanti  tuo* 
d'oche  fi  può  direbbe  rapprefenti  Empufa ,  che  fi  cangia  ih  nfdle  forme . 
Era  oltre  di  ciò,come  fcriue  Eu/cbio ,  in  tAppolinopuli  Città  dello  Egitto 
una  fìat  uà  di  cojìei,  la  quale  moflraua  pur  anco ,  che  la  Luna  non  ha  lu- 
ce da  sé  ,ma  la  riceue  dal  Sole,  percioche  era  fatta  in  forma  di  Into- 
rno tutto  bianco  ,  che  baueua  il  capo  di  Sparuiere .  Significa  la  bian- 

L     2         ebe^a, 


84  ImaginideiDet 

theT^afhela  luna  da  sé  non  bà  lucemmo,  da  altri  la  nceue^doè  dal Sole , 
the  le  dàfpiritoaticbcrai&  fiotta  :  &  ciofignifica  la  tefla  dello  Sparuie- 
re ,  perche  queflo  ucccIIg  tra  confettato  al  Sole  ,  urne  ho  detto  nella  fina 
Ifide»        imagine .  Legge  fi  anchor 'a  ,  che  in  Egitto  j "attuano  ì fide  Peslita  dine- 
gro,pcr  thofit are ,ch' 'ella  da  se  è  cotpofofco ,  £5  (fiuto  :  &  era  quefia  pur' 
ancola  Luna  ,ccme  fi  ioncfi(uadaìlafua  fiatua  fatta  in  forma  ài  donna 
con  due  (emette  di  bue  in  tefla,  come  ferine  Hercdoto ,  onde  non  poteuano 
gli  Sgitij  facrificare  le  uacche  ,  come  che  foffero  tutte  di  quejìa  ttà ,  ben- 
ché fiacri  ficafiero  buoi ,&  ulte  Hi .  O  forfè  era  anco  ,  perche  le  fauole  di- 
cono ,  che  ella  fu  mutata  già  in  quefla  befiia  da  (jioue  ;  pofeia ,  cheheb- 
be  goduto  di  lei  ,accioche  Giunone  non  fé  ne  auedtjje  ,  &  chehaueua 
nome  allhora  lo ,  &  cofi  la  chiamano  i  Greci ,  &  li  di fegnano parimen- 
te con  le  corna  in  capo,ma  paffuta  poi  in  Egitto  fu  chiamata  quitti  ffide, 
&  teneua  il  fuo  fimulacro  certo  ciembalo  nella  deslra  mano,&  nella fiini- 
ftra  haueua  un  uafo  .  Onde  y  come  dice  Seruio ,  credettero  alcuni  >  ch'el- 
la fojje  ilCjt ni  o  dell'Egitto ,quafic he pe  r  le i  fi  uedeffe  la  Telatura  di  quel 
paefe,mojtrando  il  ciembalo  quel  rumore,chefà  il  Issilo,  quando  crefee  , 
sicché  affonda  tutti  i  campi,&  il  uafo  i  laghi,che  quitti  fono.  *Altri  han- 
Semìo  Ma  no  dettogli  ella  è  la  terra,  come  riférifee  il  medefimo  Seruio  ,  &  Macro- 
cs©bio .     bio  anchor a ,  ò  uer  amente  la  l<([atura  delle  cofe ,  che  al  Sole  ila  fogetta , 
&  quindi  uiene ,  chefaceuano  il  corpo  di  quefla  Dea  tutto  pieno ,  &  ca- 
rico di  poppe,  come,  e  he  tuniuetfo pigli  nutrimento  dalla  terra,  onero 
dalla  uirtà  occulta  della  l^atura  ,  perche  fu  rapprtfentata  etiandio  la 
Natura .-    datura  con  quefla  imagine  da  gli  antichi .  Et  intendo,  che  un  così  fat- 
to fimulacrofu  già  trottato  in  T$pma  al  tempo  di  Tapa  Lione  decimo  y 
&  uedefi  quefla  medefima  figura  con  tarde  poppe  in  una  medaglia  a>iti- 
Medaglia  ca  di  ^Adriano .  In  Egitto  quando  uoleuano  difegnar  la  J^atura  nelle 
d'Adria-    lorofacrefigurc,faceuanol'~4uoltoio ,  ■&  era  la  ragione  di  ciò, dice  Mar- 
"°  '  I    •     celino,perche  tra  gli  Auoltoi  nanfe  ne  troua  alcuno  di  mafehio  j  ma  tut- 
della  Na-  ti  fono  f emine  ,come  fcriue  Eliana  anchor  a  \  &fu  creduto,  che  Euro  utn- 
tura .         to  di  Leuante  cosìferuifie  à  quelli  uccelli  in  uece  di  mafem ,  come  par  e  , 
Eliano.     che  Zefiro  impregni  la  terra,  &  gli  alberi  di  Trimauera .  Sono  poi  slati 
di  quelli ,  liquali  hanno  pofìo  in  capo  al  fiimulacro  di  ì fide  una  ghirlanda 
dì  jì  brotano>&  le  hanno  dato  nella  fmifìra  mano  la  meàcfima  herba,  & 
Lattando,  riella  de/Ira  una  "hlauicella ,  con  la  quale  uoleuano  far  fi  mofirare,  che  ella 
pafisoin  Egitto  yConciofia  »  che  quiuifoffe  celebrata  una  fejìa  come  fcri- 
ue Lattantio,  dedicata  alla  Islaue  di  ifide ,  perche  fé  bene  le  fauole finfie- 
70 ,  ch'ella  mutata  in  uacca  nuotando  pafiafje  il  matc,nondimeno  la  Infilo- 
ria  ha  ferino ^cha  leipafsb  nauigandojÙ per  quejlo^li  Egitti  la  credette- 
ro effe- 


Degli  Antichi 


/  /  ..  .      \     .   . N. 

,■■■    -  '..in.  1,»^  ^-iri7TiiirCTi'.'HiiH^"qiww|l"W"''"'^^ 


Imagine  d'Ifide  Dea  Egittiache  è  la  Luna  tenuta  la  Dea 
de  nauiganti,&  fu  Io  appo  i  Greci  qual  transformata  in  vac 
ca  daGioue  efiendo  ftata  ftuprata,&:  ritornata  nella  fui  pro- 
pria forma  fuggì  per  mare  in  Fgitto ,  &.  quiui  fàda  quelli 
popoli  adorata  per  benefici  j  riceuuti . 

Imagine  d'Ifide  Dea  delli  Egitti;  che  è  la  Luna,con  cofc 
in  mano  denotanti  la  natura  del  Nilo&.  dell'Egitto  lTclif- 
fìlunari,&:  altri  effetti  iuoi  fi  nelle  acque»  come  nelle  cofe 
dementali . 


S6  Imaginide  iDei 

ro  e/fere  [opra  alle  nauigationi ,  &  che  poteffè  dare  col  K(ume  fuo  felice 

Luciano  .corfo  a  nauiganti.Onde  Luciano  falche  Gioue  comanda  a  ^Mercurio,  che 
-paài  a  condurre  fo  per  mare  in  Egitto ,  &  quiui  la  facci  domandare  poi 
lfide,&  la  facci  adorare,come  TsLumejl  quale  babbi  potere  difpargere  il 

Apuleio.  'Hll-o>difare  foffiare  i venti,&  di confemare li nauiganti.  Et  K^ìpuleio 
fà,cbe  IjìdeJìeJJa  così  parla  della  fua  fefia.  La  mia  religione  comincierà 
dimane  per  durar  e  poi  eternamente  ,  &  effendogià  mitigate  le tempefla 
dell'fnuerno,^  fatto  il  mare  di  turbatole  tempeflofo  quieto  &  nauigabi- 
le,i  miei  facerdoti  mi  facrificberanno  vna  picciolo,  nauicella  a  dimoHra- 
tione  del  mio  paffaggio.  *Alla  quale  cofa  htbbero  anco  forfè  mente  alcuni 
popoli  della  (jermania ,  li  quali ,  come  riferifee  ^ìlefiandra  K{apolitanot 
ador aitano  vna  Liburna,  che  è  certa  forte  di  nauepicciola ,  &  veloce,  & 
potremo  forfe  dire, eh  fofic,come  hoggi  fono  i  ber  gattini  fiuero  le  fregate', 
credcndOyche  fojjè  quella  la  vera  imagine  di  1  fidenti  cui  fimulacro,dke  £- 
liano  ,  che  in  Lgitto  baueua  il  capo  cinto ,  &  coronato  di  vn  ferpente  , 
Valerio  &  il  mede  fimo  fi  Ugge  apprejjo  di  Valerio  Fiacco  ,  che  le  dà  parimen- 

Vhcco .     ££  il  citmbcào  in  mano .  Ouidio ,  quando  la  fi  apparire  in  fogno  a  The- 

Ouidio.  ietu£a  9  cosi  ia  dipinge,  mettendo  con  lei  alcuni  altri  anebora  de  i  Dei 
dello  Egitto  . 

*4  Theletufaame^a  notte  apparite  { 

D'fnaco  la  figliuola  accompagnata 

*Da  bz'mitterij  con  non  finte  larue, 
*Da  due  corna  la  fronte  bauea  fegnata. 

La  qual  di  biancbe,e  di  mature  [piche 

Con  vagherà  mirabile  era  ornata, 
%4nubi,che  con  voci  a  buoni  amiche. 

Caninamente  latraci feettro  potta, 

Che  gli  pofero  in  man  le  genti  amiche* 
'Bubafic fanta ,  &  *Api,e  chi  conforta, 

Leperfonealftlentioeraconleì 

cdl  bel  tacer  con  man  facendo  feorta, 
E  quei,che  van  con  dolorofi  bomei 

Cercando fempre,Qfiri, che  fu  poflo 

Toida  la  moglie  fra  gli  eterni  Dei, 
E  le  fono  i  Serpentine  i  Sijiri  accofto. 

impulcio  medefimamente  finge  di  hauerla  vìila  in  fogno  già  quando 
pu  e!0  *  egli  era  ^ifmo^  cosi  la  defaiue  che  molto  bene  fi  può  "vedere, creila  era 

la  Luna , 


Degli  Antichi.  87 

la  Lunaja  quale  quelli  di  Egitto  con  adombrati  miflerif  adorai!  ano. Onde 
tMefftia.no  ,  fa  che  filologia  entrata  nell'orbe  della  Luna  vede  qiàui  i  Marnano- 
ciemb.ili ,  che  tante  volte  bògià  nominati ,  le  facelle  di  Cerere  l'arco  di 
Dianaj  timpani  di  Cibelef&  quella  figura  triforme*  della  quale  ho  detto 
giacche  haueua  puf  anco  le  corna  in  capo,  &  vna  Cerna  ;  qua  fi  che  tutte 
q;te  He  1  ofe  injìeme,&  ciafeheduna  da  per  sé  lignificale  la  Luna .  Ulta 
ritornando  ad  Jipuleio,ei  dice,che  dormendo  li  panie  vedere  quefia  Deay 
la  quale  con  riuerenda  faccia  vfciua  del  Mare  (perche finfro  i  Tottìycbe 
il  Solerla  Luna,  e  tutte  l'altre  s'Itile  tramontando  fi  andassero  a  tuffar  nel 
marc,&  che  quindi  vfcifsero  al  primo  loro  apparire)  &  a  poco  a  poco  mo 
ftròpoi  tutto  lucido  corpo  .  Ella  haueua  il  capo  ornato  di  lunga,  &  folta 
chioma  lieuetn  ente  crefpa ,  &  (he  per  lo  collo  fi  fpar gena  ,  cinta  da  bella 
ghirlandi  di  diuer fi  fiori,  &  nel  me?Ko  della  fronte  portaua  certa  cofa  ro- 
tonda Schiacciata  ,  &lifcia,  che  rifplendeua  come  fpeccbio,&  dati' vna 
partc,&  dall'altra  lejìauano  alcuni  J'erpentijopra  de'  quali  erano  alcune 
poche  fpiche  digrano.La  ve/tedi  diuer  fi  colori  era  di  fottilifjìmo  -pelo,  & 
bora  biancajoor  giallatGr  dorata*  bora  infiammata,  &  rofsa  pareua  effe- 
re.  Et  vn' altra  ne  haueua  anco  poi  tutta  negra^ma  ben  però  chiara,&  lu- 
cida^ coperta  quafi  tutta  di  risplendenti  slelle,nel  meT^o  delle  quali  era 
vna  Luna  tutta  nfplendente  >  &  erano  intorno  al  h  mbo  attaccati  con  bel- 
lifj.'mo  ordine  fiorì,®-  frutti  di  ogni  forte.  Tortaua  poi  la  Dea  nella  defìra 
mano  ceìta  cofa  di  rame  fatta  inguifi  di  ciembalo,  che  fcuotendo  il  hrac> 
ciofaceua  affai  gran  fuono ,  &  le  pendeua  dalla  fmislra  vn  dorato  vafo^ 
cuifaceua  manico  vn  ferpente  ,  che  di  veneno  pareua  tutto  gonfio ,  &à 
piedi  haueua  certo  ornamento  fatto  di  foglie  di  palma.  Cosi  fa  {Apuleio 
ritratto  di  Jfide,  alla  quale  per  certa  ragion  naturale  dà  la  vesle  bianca , 
gìalla,e  rofsa, per  che  la  Lunafpcjfofi  muta  di  colorerà  che  indiuinauano 
molti  la  qualità  del  tempo ,che poi  ha  dafeguitarc,  perche  la  rojc.eT^a  iti 
lei  fignifica3che  faranno  v  enti, il  color  ff co  pioggie^  il  lucido,??  chiarì 
dimofira  che  debba  ej sere  l  aere  fereno  .  come  anco  cantò  Virgilio  ,  Virgilio. 
dicendo  : 

Quando  la  Luna  à  racquiilar  comincia 
La  già  perduta  luce ,  (e  non  fofche 
Corna  vieti?  abbracciando  Caer  negro, 
f.    Gli  agricoltori ,  &  i  nocchieri  huuranno 
V  (jran  pioggie;ma  fé  di  rofsorehonefto 
Sparge  le  bi  Ile  guaiule  ,  farà  Vento  ; 
Che  mostra  vento fempre  che  rojseggia 

La 


%8  ImagìnìdeiDei 

la  Lma;efe  nel  quarto  apparir  (cb'vnqva. 
Queflo  non  falle)  andrà  bella,e  ferena 
Ccn  le  lucide  corna  per  lo  Cielo, 
Quel  giorno, e  gli  altroché  verrano  a  dietro 
Ter  tutto  il  meJe,fianoafciutti,e  queti. 

L'altra  vefte  tutta  negra  moJìra,che  la  Luna>come  ho  già  detto  più 
i)oltcynon  ha  lume  da  sè,ma  da  altri  lo  riceue.Hanno  poi  detto  alcuni,che 
spulcio  mette  quel  ciembalo  in  mano  à  queHa  T>ea ,  per  moflrare  la  v- 
fan^a  de  gli  antichi,  li  quali  vfeiti  allo  /coperto  faceuano  certo  sìrepito, 
&  rumore  con  vafi  di  rame,&  di  ferro,  penfando  digiouare  in  quel  modo 
alla  Luna,  allhora  ch'e  la  perde  il  lume  per  wraporfi  la  terra  fra  lei,  <& 
il  Sole>cbe  è  nel  tempo  della  Ecclij (se, della  quale  nonfapendo  la  caufaÀi- 
ceuano,cbe  la  Luna  era  tirata  in  terra  perfora  d' incanì ^perche  al  Inorai 
alcuni  Incantatori  haucuano  dato  ad  intendere  al  mondo  di  potere  fare 
queslo,e  più  anebora.  Onde  Virgilio  diffe  inperfona  di  certa  maga  ,  che 
gli  incantati  verf  hanno  for^a  di  ritirare  la  Luna  già  dal  Cielo  :  &  di 
tjifedeafi  leggefpejro,cbe  ella  faci  uà  difeendere  la  Luna  a  fuo  difpetto  : 
&  Lucano  pattando  degl'incantatori  della  Tbefsaglia  dice ,c he  effi  furono 
iprimi,cbe  facefsno  for\a  alle  fldle,&  che  faceuano  diuentar  la  Luna 
negra,&  ofeura  cJlhora.che  ella  doueua  efserepih  chiara,e  più  lucida. 0 
la  teneuano  tale  fin  che  cllafofse  "venuta  in  terra  à  far eque  llo,cbe  voleua 
no.  Et  appnffo  di  ^Apuleio  vna  di  quefte  incantatricifi  vanta  di  potere  fa 
re  ogni  gran  male  alti  T)ei:&  di  potere  ofeurare  à  fuo  piacere  la  luce  del- 
le fielle,  perche  la  for^a  di  que'  diabolici  incanti  valeua  non  folamente 
contra  la  Lunata  contra  il  Sole  ancora ,e  tutte  le  slelle,e  contra  tutti  gli 
altri  Dei  così  del  Cielo,  come  dell'inferno  ,•  alti  quali  oltre  a  tutte  le  altre 
Porfirio,  rnaladctte cerimonie  foleuano minacciare  (come  fcriue  Porfirio  a  certo 
gran  Sacerdote  dell' Egitto,&  lo  riferifee  Theodorìto)di  rompere,efpe%- 
%are  il  Cielo  {forfè  perche  cadefsero  tutti  à  baffo  )  di  riue lare  gli  occulti 
mislerij  di  lf?de,&  dipublicare  tutte  le  cofefue  piàfecrete,  di  fare  che  la, 
barca  di  Caronte  non  pafferà  più  anime,  di  dare  le  membra  di  Ofiri  à  Ti- 
fone,cbe  le  fquarci,& fparga  per  tutto,  &  altre  fimili pa'^ie,  mettendo 
fempre  innanzi  quello,che  penfauano,che  pia  difpiacefse  à  quel Dio,cui 
volcuano  fare  for^a^per  che  venifee  ad  vbbidire  loro.  Et  forfè  che  a  que- 
fio  fu  firn  ile  quello ,  che  fi  legge  appreffo  di  Ouidio  di  Fauno ,  &  di  Vico 
7^umi,ouerocDemoniibabitatori  del monte sAuentino,  chetirafsero  per 
arte  magica,&  a  for^a  d'incanti  Gioue  di  Cielo  a  Venire  arifpondere  lo- 
tOfbencbe  dannajfero poi i  Bimani  quesla  diabolica  arte,  né  la  volefsero 

in 


De  gli  Antichi.  %9 

in  modo  alcuno ,  tome  fi  vede  per  U  puteh  ,  che  ne  fu  accufato  :  er 
m  furono  riputati  maeflri  quelli  di  iheffaglia  ;  perche,  come  riferifee 
Suida,<Jltedea  pacando  per  la  su  versò  la  cefta  de  fuoi  veleni,  &  delle 
fue  malie.  Et  perciò  quando  i  poeti  fanno  qualche  preghi  alla  Luna  fotta 
quale  nome  eie  fifia,òdi  'Diana,  òdi  Recate ,  ò  ài  altra ,  per  renderla 
fiu  facile  ad  efaudirlije  defideranodie  cllapofja  battere  ilfuo  lumepu- 
ro,&  chiaro ,e  che  gl'incanti  di  Thefaglia  ma  ppfsano  mai  trarla  di  Cie 
lo  ,  come  fa  la  nutrice  di  Fedra  ne  Ila  Tragedia  di  Hippolito  apprejfo  di 
Seueca^dicendoi  Seneca. 

0  regina  de  i  bofcbi,babitatrice 

Degli  alti  montinone  adorata  fei, 
Ogran  'Dea  de  le  felue,o  chiaro  lumi 
Del  Cieh,ò de  la  feu ra  humida  notte 
Vero  ornamentOyla  cui  face  dona 
.Alterna  luce  al  mondojò  Dea  triforme 
Hecatefanta,  porgi  il  tuofauore 
tA  l'opra  oominciata. 

E  poco  dapoi  foggiunge% 

Così  lucida,^  pura  appaia  fempre 

La  tua  facciale  pofsa  alcuna  nube 
Klafconder  vnqua  a  noi  le  belle  corna , 
Così  non  babbin  gì'  incantati  ver  fi 
1)i  Thefsaglia  in  sé  for^a  alcuna,  mentre 
Che  del  notturno  lume  i  freni  reggi-, 
7^J  paHor  fia  mai  piaghe  gloria  alcuna 
'JPofsa  bauer  del  tuo  amor ,e girne  altero* 

Quejio  dice ,  perche  lefauole  finferOjcbe  la  Luna  s*innamorafse  di 
Endìmione  paslore,  &  l'addormentafse  fopra  certo  monte ,  filo  per  ba  Endimio» 
ciarlo  a  fuo  piacere .  Ma,come  riferifee  Taufania ,  altro  vi  fu  che  baci  ne. 
fra  loro,  perche  dicono  alcuni,  che  ei  ne  bebbe  cip  quanta  figliuole .  Et 
legge  fi  anchora  ,  che  non  per  amore  folamente  fece  la  Luna  copia  dì  sé 
ad  Endimionefiuero  a  Tan,fDio  dell' <^sircadia,come  canta  Virgilio  jma 
per  bauer  e  da  lui  vn  gregge  di  belle  pecore  bianche .  Et  tutte  fono  fa~ 
iiole ,  ma  che  hanno  però  qualche  fentimento  di  verità  ,  perche  Tlinio 
Jcriuetcbe  Endimione  fu  ilprimotcbe  intendefse  la  natura  della  Luna,et 

M  che 


9°  ImaginideiDei 

Alefsadro  che  perciò  fu  finto,che  foffero  innamorati  infame.  Et  JLlefianàvo  jlfro- 
Afrodifco  difeo  dice  ne' fuoi  problemi,  che  Endimionefu  huomo  molto  fludìofo  del- 
le cofe  del  Cielo ,  &  che  cercò  con  diligenza  grande  d'intendere  il  corjo 
della  Luna ,  &  le  cagioni  de  i  dìutrfi  ajpettì^be  ella  ci  moflra  ;  &  per- 
the  dormiua  il  dì,&  veggbiaua  la  notte,  fu  detto  ,  chela  Luna  pigliaua 
piacere  di  lui.  Et  così  fi  potrt  bbe  aire  di  quelli  di  Tbeffaglia  anchora>cbe 
per  battere  Voluto  inuefligare  il  corfo,  &  la  natura  della  Luna,foffe  fia- 
to finto  poi  di  loro ,  che  la  tir ahuno di  cielo  in  terra  ,  all' bora  che' l  volgo 
credeua ,  che  ellapatiffe  affai ,  &  foppcrtaffe  grauiffima  fatica ,  &  che 
quel  fuono,  rap presentato  per  lo  Ciembalo  pofio  in  mano  ai  ifide ,  alleg- 
gerire molto  la  pena  dilla  vioL  n^a ,  che  le  era  fatta ,  come  cantano  fi- 
nente i  T?oetìì&  ne  ferine  anco  Tlìnio,quafiche  quel  rumore  non  lafciaf- 
fe  paffare  il  mormorio  degl'incanti  alle  orecchie  della  Luna  ,  0"  perciò 
non  haueffero  poi  for^a  contra  di  lei .    Onde  Tropertio  dice ,  che  gl'in- 
canti tirerebbono  la  Luna  giù  del  carro,  fé  i  rifonanti  metalli  non  vi  ri- 
Giuuenale  medìaffero.£t  Giuuenale parlando  di  certa  f emina  loquaciffima  dice ,  che 
non  accade  pia  fare  romore  con  vafi  di  rame,nè  con  altri  metalli,  perche 
ella  fola  col  cicalare  fa  tanto  strepito  ,  che  può  difendere  la  Luna  da 
gl'incanti.  Scriuefi  di  alcuni  popoli  che  adormano  il  Sole,&  la  Luna,cre- 
dendoche  fodero  mar  ito,  &  moglie  ,  &  che  digiunauano  nell'Eccliffi 
fpectalmente  le  donne  ;  &  le  maritate fi  fcapigliauano ,  &  graffauano , 
&  le  donzelle  fi  falaffauano  con  fpine  dìpefee ,  &  cauauano  il  fangue , 
penfandofi  effe  ebe  la  Luna  allhora  fofje  ferita  dal  Sole  per  qualche  di- 
fpiacere ,  che  gli  hauefìe  fatto .  filtri  hanno  voluto ,  che  il  Ciembaloy 
Siftro.       chiamato  da  gli  antichi  Si/lro ,  in  mano  di  iftde ,  moHri  il  fuono  ,  che 
fa  la  Luna  nel  girare  degli  Orbi  cclefli .  7^é  di  rame  folamcnte  lo  fa- 
ceuano ,  ma  di  argento  amberà ,  &  d'oro ,  come  dice  ^Apuleio ,  quan- 
Celìo  Cai  do  ragiona  de  imìiìeriJj  dì  Ifide ,  &  (come  riferifee  Celio  Calcagnino) 
cagnmo  •  vi  erano  quattro  f accie ,  che  fi  moueuano  pel  circuito  di  fopra ,  le  quali 
fignificauano ,  che  la  parte  del  mondo ,  che  fi  genera ,  £5"  fi  corrompe , 
è  fotto  il  globo  della  Luna  ,  oue  le  cafe  tutte  fi  mutano  fecondo  il  moui- 
rnento  de  gli  Elementi  mojlrati  per  le  quattro  f accie .  Di  dentro ,  nel- 
la parte  pure  di  fopra ,  vi  intaglliauano  vn  Coatto  con  faccia  di  huomo, 
&  vi  erano  due  altre  tefle,  che  fi  moueuano  fotto  alle  quattro ,  ch'io 
diffi  :  l'vna  era  di  ifide ,  l'altra  di  1S(epbtbia ,  &  fignificauano  quefìe  il 
nafeimento ,  G?  la  morte  delle  cofi ,  che  vengono  dalle  mutatìoni  de  gli 
Elementi .  il  Gatto  fignificauu  la  Luna  ,  onde  le  fauole  fingendo ,  to- 
me racconta  Ouidio ,  che  ì  Dei  fuggì  fiero  dalla  furia  di  Tifone  fino  in 
Egitto ,  né  quiui  fi  teneffero  fimi ,  fé  non  fi  cangiauano  in  diuerfi  ani" 

mali, 


Degli  Antichi.  91 

fnali,  dì/s'ero ,  che  Viaria  fi  mutò  in  (jatto  ,  perche  è  mimale  molto  va 
rio ,  &  che  vi  vede  la  notte ,  &  cui  fi  mutano  gli  occhi  crefcendo1  ò  di- 
minuendofi  la  luce  fecondo  che  cala ,  ò  crejce  il  lume  della  Luna  j  &  lo 
faceuano  con  faccia  humana,  per  dìmofirare,  che  i  mouimenti  della  Lu- 
na non  fono  fenica  fuperiore  intelligenza.  Quefli  erano  ì  miflerij  conte- 
nuti nel  Sijìro  tanto  celebrato  nelle  cerimonie  di  Ifide ,  &  pofto  fruente 
in  mano  alla  fua  imagine ,  come  ho  già  detto ,  che  Apuleio  glie  lo  pofe 
nella  deflra .  Et  dal  vafo ,  che  le  pendeua  dalla  finiflra  ,  oltre  a  quello , 
che  ne  ho  già  detto ,  fi  legge  ancora  ,  che  può  fortificare  il  mouimento 
delle  acque  gonfiate  dalla  humida  natura  della  Luna .  Onàe  è ,  che  han- 
uo  voluto  alcuni ,  che  il  crefeimento ,  t$  decrefeimento  di  quefla  fia  ca- 
gione del  flufio  ,  &  rìftujjò ,  che  fanno  le  acque  del  mare .  Et  accìoche 
quefla  imagine  della  Luna ,  oltre  alle  coje  naturali ,  che  in  effa  fono 
moflrate ,  ce  ne  infegni  qualche  altra  ancora  più  vtìle  alla  vita  fiuma- 
na ,  rìf guardiamo  a  quello ,  che  dice  il  "Beato  ^sfmbrogio ,  il  quale  con  S.Ambro* 
l'efempìo  di  quefla ,  il  cui  lume  fi  può  chiamare  ragioneuolmente  incer-  gi°« 
to ,  perche  mutandofi  tuttauia  hor  crefee ,  &  bora  feema ,  ci  ammoni" 
fee ,  che  fra  le  cofe  humane  non  è  ferme\  %a  alcuna ,  &  che  tutte  col 
tempo  fi  disfanno .  Et  per  queflo  dictuano  alcuni ,  che  gli  antichi  Im- 
mani di  famiglia  nobile  portauano  ne  ì  piedi  certe  Lunette \per  e {fe- 
re con  quelle  fpeffo  ammoniti  della  inHabìlità  delle  cofe  Immane  taccio- 
che  non  infuperbiffero ,  ancora  che  fojfero  di  molti  beni  copio fi ,  &  abon- 
danti ,  perche  le  richei^e ,  &  altre  cofe  tanto  slimate  da'  mortali  fan- 
no apunto  ,  come  la  Luna ,  la  quale  bora  è  tutta  lumìnofa ,  e  rif  penden- 
te >  bora  affottiglia  in  modo,  il  lume ,  che  di  sé  moHra  più  poco ,  &  al- 
l'vltimo  così  diuenta  ofeura  ,  che  più  non  vi  pare  c(fere_j .  Terò  non  di- 
chiamo più  di  lei  ,  ma  sì  di  quella  vfan%a  de  i  Ternani  di  poetare  le 
Lunette  nelle  fcarpe ,  perche  alcuni  altri  la  tirano  da  gli  jì  rcadi ,  di- 
cendo ,  che  quefìi  fra  tutti  i  popoli  della  (jreiia  fi  tenero  di  efjcre  i  più 
antichi ,  &  perciò  pia  nobili ,  perche  voleuano  efiere  flati  fino  innan- 
zi ,ibe  nafeefie  ,  ò  fofse  fatta  la  Luncu» .  Et  a  credere  queflo  fi  erano 
indotti  y  perche  l'L^frcadia  è  nel  me^o  per  lo  lungo  del  Teloponnefo , 
alta  più  di  tutti  gli  altri  patfi  della  (jrecia  >  <&  montuc fa  ,  onde  fu 
detto ,  che  nel  tempo  del  diluititi  gli  arcadi  foli  fi  fxluarono ,  ritiratifi 
alle  fommità  de  i  monti ,  fin  che  le  acque  furono  abbafsate  .  Onde  al- 
Ihora  vfeendo  delle  cauerne7&  vedendo  la  Lira ,  come  che  quella ,  che 
era  innanzi  al 'Diluuio,  fofse  perita  infume  con  le  altre  cofe ,  &  fofie 
quefla  vn'altra>  la  credettero  e f sere  fiata  fatta  ,  ò  nata  ad  bora  fola- 
mente  ,  &  così  dopo  loro  j  che  erano  nati  gran  tempo  innanzi;  &'  quindi 

A4     2         pi- 


92  Imsgini  de  ì  Dei 

pigliauano  argomento  dì  efje  re  ì  più  antichi ,  &  i  più,  nobili  di  tutti  gH 
altn  (jreci ,  poi  che  erano  flati  prima  della  Luna.  Et  da  qmflo  prefero  i 
Romani  l'v/an^a  di  portare  le  Lanette  nelle  /carpe  per  [egnodiantU 
chità  ,  &  nobilita  della  famiglia  ,  come  che  fofse  pari  a  quella  de 
gli  ^Arcadi  nati  innanzi  alla  Luna ,   Et  gli  ^Athenìeft  parimente  vo- 
lendo moflrare ,  che  innanzi  a  loro  non  erano  flati  altri  huomini  y  ma 
the  effi  erano  nati  della  terra ,  portavano  alcune  cicale  d'oro 
in  capo  acconcie  in  diutrfe  foggiefra  glicapcU 
,         -  liycome ri ferifee  Snida.    Et^Atbe- 

neoferiuendo  delle  deli- 
tie  de  gli 
todtheniefiymettejhe faaffero  queflo  per 
lafciuia  i  giovani ,  che  più  delicata- 
mente fi  volevano  adornare  9 
dì  metterft  alcune  cica," 
lette  d'oro  intorno 
alla  fronte. 


giove 


Degli  Antichi.  $$ 

G    I    O    V    E. 

<Anta  riputazione  acquislò  Gioue  apprefio  de  "gli anti- 
chi ,  cacciato  che  egli  hebbe  Saturno  Juo  padre  dalre- 
gno  de!  cielo ,  come  raccontano  le  fauole ,  che  da  tut- 
ti fu  in  grandìffima  riueren\a  hauuto  ,  &  credu- 
to il  maggiore  di  tutti  gli  altri  'Dei .  Ter  la  qual  co- 
fa  gli  pò  fero  molti  tempij;  &  ne  fecero  diuerfifimula- 
cri ,  chiamandolo  \R^ ,  &  Signore  dell' vniutrfo ,  come  che  tutto  foffe  in 
fuo  potere .  Et  lo  dijjero  amora  Ottimo ,  e  OHajffimo ,  con  ciòfojje  che  a 
tutti  per  lafuabontà  voleffe  giouare ,  (5  far  bene  ,  e  lo  poteffe  anco  fa- 
re per  la  maggioranza  fua,  che  andaua  fopra  tutti  gli  altri.  Et  dal  gio- 
uare dicefi  7  che  ti  fu,  chiamato  Gioue  da'  Latini ,  sì  come  apprefio  de'  q[oì1q  , 
Greci  hebbe  un  nome  >  qual  molìraua  ,  che  da  lui  venìfìe  la  vita  a 
tutte  le  cofe .  Et  perciò  lo  pofero  i  platonici  per  V anima  del  CMondo  , 
&  lo  credettero  alcuni  quella  diuina  mente  y  che  ha  prodotto  ,  & 
gouerna  l'vniuerfo ,  (3  che  communemente  è  chiamato  Dìo.  1)i  que- 
llo ,  famblìco  parlando  dell/ mifìerij  dello  Egitto  ,  così  dice  :  Te r-  Iamblico. 
che  Dio  va  fopra  tutte  le  cofe  >  rifpleude  come  feparato  da  quelle  , 
&  folo  tutto  in  sèfleffo  camina  per  di  fu  l'vniuerfo  .  Quelli  di  Egit-    .       - 
to  lo  pofero  afed  ere  fopra  il  Loto  arbore  acquatico  ,  volendo  perciò  ^- cie  fopra  il 
re  ad  intenderete  la  materia  del  mondo  èfogetta  à  lui ,  il  quale  la  reg  Loco . 
gè ,  &  gouerna  fen^a  toccarla ,  perche  ilgouernofuo  è  tutto  intellettua- 
le ,  come  lignifica  il  Loto ,  nel  quale  le  foglie ,  &  i  frutti  fono  rotondi , 
perche  la  mente  diuina  fi  riuolge  in  sé  Jiefia,  &  advn  mede  fimo  modo 
intendendo  fempre  gouerna  ,    Donde  viene  quel  fommo  principa- 
to ,  che  regge  il  tutto  ■,  &  fi  parato  da  tutte  le  cofe  del  mondo  fa ,  che 
fi  muouono  tutte  ,  Hando  lui  in  sé  jìefio  quieto  fempre  ,  r ipofato  , 
&  immobile  $  il  che  moHrauano  gli  Egittij  mettendolo  à  federe  >  co- 
me ho  detto .  Et  questo  inteferogli  antichi  per  quel  gran  Gioue  Uè  del  Q\out  è 
Cieto  y  chehabitaua  nella  pia  fublime  pai  te  dell' vniuafo  ,   il  qua-  tutto. 
le  confiderato  poi  fecóndo  le  cofe ,  chetutte  procedono  da  lui,  difende  pia 
bafto,  <&  fouente  presla  il  nome  fuo  alle  caufe  inferiori ,  &  alle  coje  me- 
defime.Onde  Seneca  nelle  quefì ioni  naturali  fcrifie,  che  non  hanno  credu- 
to gli  antichi  più  faggi ,  che  (fioue  foffe ,  quale  fi  vede  nel  Campidoglio^ 
€5"  ne  gli  altri  tempij, eoi  fulmine  in  manotma  che  per  lui  intefiro  vn  ani 
mo}&  vnofpirito  cuJlode)&  rettore  ddi'umwjojbc  babbi  fatto  quefia 

gra» 


9* 


Imagini  de  i  Dei 


Jmagine  dì  Tan  Dio  de  Pnfiori^fgnificante  il  cor* 
fi  del  mondo  Bando  in  piedi  ffl  in  moto . 


Degli  Antichi.  95 

gran  machina  del  mori  io ,  &  la  gouemì  à  modo  fuo ,  &  che  perciò  glifi 
r.onfaceua  ogni  nome, sì  chefipoteua  dimandare  Fato,come  che  da  lui  di-  q\ovc  £ 
pende/fero  tutte  le  cofe ,  &  l'ordine  delle  caufe ,  che  fono  l'vnajopra  l'ai-  F^ro. 
traviato  venrffe  da  lui.  Sipoteua  chiamare  Trouiden^a ,  perciuche  prò-  Frouiden. 
uè deua^he  il  'JMondoandaffe  del  continuo  al  fuo  ordinato  corfoy  Lo  pò-  *a  * 
tettano  dire  T^atura ,  perche  da  lui  nafceuano  tutte  le  cofe ,  per  lui  viue-  j^atura  p 
ita  ciò  ,   che  ha  vita.  Et  mondo  parimente  potcuano  chiamarlo  >  per-  Mondo  . 
che  ciò  che  li  vede  tutto  è  lui ,  che  di  fua  virtù  propria  fi  fosliene  ,  & 
così  era  creduto  cjfere  in  tutti  i  luoghi ,  &  empire  di  sé  ogni  cofa ,  come 
dice  Virgilio,  Virgilio. 

Delfommo  Gioue  l' vniuerfo  e  pieno . 

Et  Orfeo  diceria  parimente,  che  Gioite  è  primo ,  &  vltìmo  di  tutte  le 
cofe,  fu  innanzi  à  tutti  i  tempi,  che  vnquafono  flati ,  &  farà  dopo  tutti 
qucUi,cbe  ver  anno ,  &  che  tiene  la  più  alta  parte  del  'Sfiondo ,  &  toc- 
ca la  più  bafìa  anchora ,  &  è  tutto  in  tutti  i  luoghi .  sfacendone  vna 
imaginepoi,  perche  ha  detto  già ,  che  in  lui  fono  tutte  le  cofe ,  la  Terra , 
£  lAcquaf  ^£ria,&  il  Tuoco,ilgiorno,&  la  notte,  lo  dipinge  informa  di 
tutto  il  Mondo,facendo,che'l  capo  con  la  dorata  chioma  fia  il  lucido  Cielo, 
ornato  di  rifplendenti  slelle  ,  dal  quale  fi  veggono  due  corna  vfeire  pari- 
mente dorate yche  fìgnìfi canoni' vno  l'Oriente,  e  l'altro  l' Occidentc}gli  oc- 
chi fono  il  Sole>&  la  Luna-,  l'aria  il  largo  petto >($  gli  home-ri  fpatiofi  >  li 
quali  hanno  due  grandi  ali  per  la  velocità  de  i  venti ,  &  perche  fddiofi 
fa  preftiffimoatutte  le  cofe  ;  l'ampio  ventre  è  la  gran  Terra  cìnta  dalle 
acque  del  tjMare;^  i  piedi  fono  la  più  bafia  pai  te  del  CMondo  ,  la  quale 
fanno  cfjere  nel  centro  della  Terra.  Quesla  imagine  di  Gioue  fatta  da  Or- 
feo informa  dell' vniuerfo  mi  tira  a  porre  quella  di  Pan,  per  ìafmàìitu» 
dineghi  hanno  tra  laro ,  &  perche  rnofìrarono  pure  anchogli  antichi  (ot- 
to la  forma  diqutfìo  T>io  l' vniuerfo  .  Oltre  che  Gioue  Liceo  ap puf- 
fo quelli  fu  il  mede  fimo ,  che  era  Tan ,  come  lo  mostra  il  fuo  fimulacro  , 
il  quale  ira  tutto  nudo ,  fé  non  che  haueua  intorno  vna  pi  Uc  di  Capra  : 
(3  hthhe  queslo ,  come  ferine  (jiuslino  vn  tempio  in  t{oma  alle  radi- 
ci del  monte  'Palatino.  Leggefi  dunque  di  cofiui  ,cbe  fu  vnodique* 
'Dei, che habitauanoi  monti , le felue,&  i  bof  hi, perche  non  potcua- 
no flar  e  tutti  i  Dei  de  gli  antichi  incielo  ,  mabijogn.ma  che  ne  (lese- 
ro moki  in  terra-)  Cf  l'adoravano  più  degli  altri  i  Tajtori ,  come  ch'eiff- 
fe  lor  T)ìq  particolare,  CS  hautjieput  de  gli  altri  la  guardia  de  i  greggi  ♦  . 
comedifleFergiliu:  Virgilio. 

la 


9(5  ImaginideiDel 

La  cura  ha  Vati  de  i  greggi j  de  ìpaflofì. 

Et  perche  talhora  pare ,  che  nelle  feluefi  fpauentino  i  greggi  ,  né  fi 
pofia  vedere  donde  la  ragione  proceda  dì  tale  fpauento ,  dì/fero  gli  anti- 
Panico  ter  c(}^cfje  vcniua  da  Tan,  &  dimandanano  Tanico  terrore  ogni  paura ,  che 
venire  d'im  proni fo ,  né  fapeffero  dirne  la  cag ione ,  o  per  queflo ,  che  bb 
dettOyOuero  penbe  Tan  fu  creduto  il  primo  >  che  trouaffe  di  fonare  quel- 
la gran  cochiglia,che  portano  i  Trìtoni,con  la  quale  ei  fece  n  gran  rumo- 
re nella  guerra  i  Titani ,  che  gli  mife  tutti  in  fuga  fpauentati  di  modo  , 
che  nonfapeuano  douefi  andajfero  :  come  fi  legge  appreffo  di  Taufania  f 
che  intrattenne  anco  a  Francefi  nella  guerra  ,  che  hebbcro guidati  da 
*Brenno  contraGrcù .  frnpereche >hauendo  hauuta  Udì  vnagranrot- 
ta>la  notte  feguente  furono  affatiti  da  queflo  Tanico  terrore ,  &parfe  da 
prima  ad  alcuni  pochi ,  dapoiA  tutto  il  campo  dì  vdire  vngran  calpefth 
di  caualli  ,  &  di  vedere ,  che  inem  ici  veniffero  loro  contra  con  impeto 
grandi/fimo ,  onde  prefero  tutti  le  armi  ,  né  fi  comfeendo  punto  l'vn  l'al- 
tro (  così  g  li  banca  tratti  di  fmno  quel  pax  %p  fpauento  )  e  parendo  ai 
ogni  vno,cbe  ruttigli  altri  dì  babito  ?  &  di  lingua  foffero  Greci,  comin- 
ciarono a  combattere  fra  loro,  &  fuggire  chi  qua ,  ch'ila  -,  diche  allerti- 
ti i  Greci  furono  loro  adofjo,  &  ne  anima  ^arono  quanti  vollero .  Que- 
fia  forte  donane  di  paura  pa^a;  che par  'eQere  fenica  cagione,era  credu- 
ta venire  da  Tanjl  quale  fu  adorato  principalmente  nell'^ircadia,&  te- 
nuto padre  à  tutti  gli  altri  più  potenti  Dei;ondefn  guardato  il  fuoco  per- 
petuo nelfuo  tempieyOue  diceuanojbefu  anticamente  urìQracolo,che  ri- 
fpondeuaper  bocca  dìuna7<{infa  nomata  Erato.Gli  *Athenie fi  parimente 
cominciarono  ad  baiarlo  in  nfpetto  grande,  dapoi  ch'egli  apparue  ad  uno 
mandato  da  loro  à  dimandare  aiuto  a 'Lacedemoni}  contra  gli  Ter fi  ,& 
difìegli^ch'ei  fi  trouerehbe  in  loro  aiuto  ne'canipi  MaratonijMa  comepo- 
feia  lofacefje  non  fi  legge,  fé  non  che  in  quella  battaglia  fu  viflo  un'huo- 
mo  di  uifo,&  di  babito  contadino ,ilquale ,  dopo  battere  ammainato  con 
vn  aratro  gran  numero  de'Terfi,fparue  uia,ne fu  poi più  ueduto  ;  Et  oue 
Tan  incontrò  colui prima ,ch 'io  diffi,chc fu  nella  fèlua  Tartenia^ìfufat 
tonn  tempio  :  nella  qnalfelua  legga  fi ,  che  fono  tefluggini  buoniffime  da 
farne  lire,ma  che  quelli  delpacfc  non  ofano pigliarle,^  meno  le  lafciano 
pigliare  àflrmìerì,percbe  tengono, che  fiano  tutte  confettate  a  Tan  .  Et 
per  queflo  fé  ne  porrà  unaà  pie  detta  fua  imagine ,  &  ni  fi  porrà  anco  la 
„...  T  cochiglìa per  fegno  del  Tanica  terrore.Viene  quefìi deferìtto  da  Silio  Ita- 
lico.     "  ^c0  QQn  ^  corna»con  h  orecchie  di  capra;  &  con  la  coda  m  quefìa  guifa  • 

Lieto 


De  gli  Antichi.  .  97 

lieto  de  le  [uè  fcfle  Tari  dimena 

La  picchi  coda ,  £2  ha  a' acuto  pino 
Le  tempie  e  inte,e  da  la  rubiconda 
Fronte  e  [cono  due  breui  corna ,  e  fono 
L'orecchie  qualdi  Capra  lunghe ,  &  hirts 
L'bijpida  barba  feende  [opra  II  petto 
*Jjd  duro  mento ,  e  porta  que(la  Dio 
Sempre  vna  verga  paflorale  in  mano , 
Sui  cinge  i  fianchi  di  timida  Dama 
La  maculofa pdlejl pettO)  e'I  defio  . 

Et  feguita poi,cbyei  camina  per  l'erte  rupi  >  i3  ftano  quanto  vogliono 
ruinofe ,  &  che  nel  correre  è  velociffìmo ,  fi  come  il  CMondo  parimente 
con  fomma  velocità  fi  gira,moflrato  nella  imagine  di  queslo  <T)io,ilcui 
nome  è  greto  ,&  tirato  in  nofìra  lingua  lignifica  l'vniuerfo  .  Et  per- 
ciò dice  Seruio ,  che  gli  fecero  le  corna ,  volendo  moslrare  in  lui  per  quel- 
le gli  ^Antichi  i  raggi  del  Sole  >&le  corna  della  Luna  .  Et  il  Boccac-  Boccacci* 
ciò  vuole,che  quefle,le  quali  efeono  dalla  fronte,  &  tendono  verfo  il  Cie- 
lo,mofir ino ì corpi celefii ,  de' quali  habbiamo  cognitione  in  due  modi: 
l'vno  coniarte ,  la  quale  con  gli  iHromenti  agronomici  mi  fura  il  cor- 
fo  delle  flelle,&  le  difìan^e  loro;l'altro  con  gli  effetti ,  quali  uediamo  da 
quelli  produrfi  nello  cofe  di  qua  già .  La  facci  a  por  porca ,  roffa ,  &  in- 
focata, (che  la  dipingono  tale  d  Tan)  lignifica  quel  fuoco  puro  ,  che 
fopra  à  tutti  gli  altri  elementi  Uà  in  confine  delle  celefii  sfere .  La  bar- 
ba lunga,che  vàgiùper  lo  petto ,  moslra  chei  due  Elementi  fuperiori, 
cioè  l'iAria,&  il  Fuoco,fno  di  natura ,  &  for\a  iJMafchile ,  e  mandano 
le  loro  impreffioni  ne  gli  altri  due  di  natura  F eminile.   Ci  rapprefenta  la 
tnaculofa  pelle ,  che  gli  cuopre  il  petto  ,  e  le  [palle ,  ÌOttaua  Sfera  tutta 
dipinta  di  fulgenti  Stellerà  quale  parimente  cuopre  tutto  quello  }che  ap-. 
far  tiene  alla  natura  del1  e  cofe  .  La  verga  paflorale  ,cbe  ha  nell'una  ma- 
no, fi gnifica  fecondo  il  "Boccaccio  il  gouerno ,  che  ha  la  natura  delle  cofe 
tutteja  quale  così  le  regge,  che  preferiue  loro  etiandio  il  fine  determina- 
to delle  loro  operationi ,  laf dandone  però  fiorigli  animali  ragioncuoli  : 
&  Seruio  dice,cbe,pcrcbe  quesla  verga  era  ritorta,  moslraua  l'anno,  che 
fintone  in  sé  Jicffo .  T^ell 'altra  mano  ha  poi  la  fiftula  delle  fette  can- 
ne ,  perche  fu  Tan  il  primo  ,  che  trouaffe  il  modo  di  compor  pia  canne 
infieme  con  cera  ,  e'I  primo  ancor ,  che  le  fonaffe ,  come  dice  Virgilio  : 
&  qutfia  cidimofira  l'armonia  celejìe,  la  quale  bà  fette  pioni,  & fette 

7s^  voci 


S>8  ImagmideiDei 

voci  dlff '  venti,  così  come  fono  jctte  i  Cieli, che  le  fanno .  Et  quefta  vuole 
Macrohio  ^^acro^°  &e  s*  intenda  ancboraper  Ecbo  ,  la  quale  finfero  gli  antichi 
efiat  data  molto  amati  dal  Dio  Van .  Di  che  rende  la  ragione  \^4lef- 
J andrò  K^éfrodifeo ,  dicendo  ,  che  fa  errore  del  volgo  di  crederebbe  Ecbo 
£cho .       jr0jj"e  pea  ^  0.  amata  f(a  rpan  :  perche  quella  non  fu  altro  mai ,  che  quel 
rimbombo,  che  fanno  le  voci  fparfe  per  luoghi  alti ,  e  concaui;  &  quesli 
fu  vnhuomo  dotto ,  che  cercò  con  grandi/fimo  Jìudio  d'intendere  >  perche 
rìfonauano  le  veci  in  quel  modo  :  &  non  potendo  i albera  trottarlo  ,  ne 
pìghaua  quel  difpiacere  ,  che  jpeffò  fi  piglia  chi  non  può  godere ,  Cama- 
Ouidio .    tafua .  Raccontano  pei  le  fattole-i  come  riferifee  Ouidio.chefu  Ecbo  vmt 
Isljnfa  innamorata  di  T^arcifu  belliffimo giouane  ,  la  quale  non  poten- 
do godere  dell'amor  [uo^ji  cacciò  di  vergogna  negli  ^yditri ,  &  nelle  ca- 
ve fpehnche  y   zy  quitti  fi  con  fumò  di  affanno  ,  (5  di  dolor  e  in  modo  , 
che  il  corpo  diuentò  jajjo ,  névi  rimafe  di  lei  altro  ,  che  la  voce  ,  la 
quale  Lmretio ferine  dì  battere  vdito  replicare  in  certi  luoghi  fei  ,  & 
Jette  volte .   Et  -Taufania  recita  ,  che  fu  in  Grecia  apprefjo  de  gli  Elei 
vn  portico  jms  fi  vdiuano  le  voci  replicate  da  Ecbo  fina  fette ,  t  più  an- 
.  cora .  Leggtjìpoi  anco  di  coftei,  che  ella  fa  Dea  t  figliuola  dell'aria ,  & 
^ufonio    della  lìngua,  e  perciò  màftbìle.   Onde  \^éufonìo  Gallo  fa ,  ch'ella  ri- 
Gallo .     prende  chi  cercha  di  dipingerla  sfacendone  vno  Epigramma ,  che  quejìa 
vuol  dire , 

'^fchs  cerchi  tu  pur  f ciocco  Tittore 

1)1  far  di  me  Tittura  ?  che  Jan  tale 

Che  non  mi  vide  mai  occhio  mortale > 

E  non  ho  forma ,  corpo ,  né  colore . 
*De  l'aria,  e  de  la  lingua  a  tutte  l'hore 

T^afco ,  e  fon  madre  poi  d' co  fa ,  quale 

Trulla  vuol  dir ,  però  che  nulla  vale 

La  voce  >  che  gridando  i  mandofure . 
Quando  fon  per  perir ,  gli  v Itimi  accenti 

%inouo ,  e  con  le  mie  l'altrui  parole 

Seguo ,  che  van  per  Varia  poi  co  i venti . 
Sto  ne  le  voilre  or  cecine, e  comefuole 

Chi  quel ,  che  far  non  può ,  purfempre  tenti, 

Dipinga  il  fuori  chi  me  dipinger  vuole . 
il  chea  me  non  dà  già  l'animo  difare.ma  porrò  bene  la  imaginc  che 
ne  fece  già  CMonjignor  Barbaro ,  eletto  di  *4  quileggia ,  in  due  Sìan'^c 

Ecbo 


f)c  gli  Antichi,  99 

Ecbo  figlia  de  i  bofcbite  de  le  valli , 

Ignudo  fpirto ,  e  voce  erratitele  f ciotta, 
Eterno  effempio  a' 'amoro fi  falli , 
Che  tanto  altrui  ridice ,  quanto  afcolta  ; 
S'iAmor  ti  tome  àfuoi  più  lieti  balli* 
E  che  ti  renda  la  tua  forma  tolta . 
Fuor  d'efle  valli  abbandonatele  fole , 
Sciogli  i  miei  dubbi  in /empiici  parole  • 

Ecbo,  che  cofa  è  il  fin  d'amore  v3  %Amo?t. 

Cbifafua  fìrada  men  fuura  ?  cura . 

Viue  ellafempre ,  ò  purfen  more  ?  more . 

*Debbo  fuggir  la  forte  dura  ■•  dura  . 

Chi  darà  fine  al  gran  de lore  ?  l'bore • 

Com'hò  da  vincer  chi  è  [per giura  *  giura. 

Dunque  l'inganno  ad  amor  piace}  piace. 

Che  fin' è  d'cfjo ,  guerra  ,òpacei  pace . 

lnqueflo  loco  mi  pare  ,  cbeTionftafuardipropofito  ,  ma  antiche 
debba  recare  a' leggenti  diletto  grandifjimo  ,  il  pomi  quello  di  Ecbo  , 
che  leggiadramente  fcriue  vn  noflro  moderno  poeta ,  cattandone  dal- 
la fua  voce  rifpofle  corrifpondenti  à  quanto  egli  va  da  lei  richiedendo  . 
'Dice  adunque 

Valli y  Saffi ,  tJMontagne ,  *Antri,  Herbe ,  &  Piagge  , 

(olii ,  Selue ,  Fontane ,  ^Augelli ,  &  Fere , 

Satiri ,  Fauni ,  Ò  voi  T^nfe  leggiadre 

Oditeper  pietà  la  pena  m  la . 
Vdite  come  ^.dmor  mi  mena  à  UMortc 

Legato  in  duro ,  e  indiffolubil  nodo  ?  odo  . 

Voce  odo  ;cDcb  chifel  tu ,  che  rifpondi 

*A  l'amaroy&  dolente  pianger  mio  £  :  io 

Tijnfa  fei  forfè  <*  dì  [e  lyjnfa  fei 

Tu ,  che  di  quella  voce  formi  il  juono  ?  fono . 

T^infajci  dunque  ?  deh  dimmi  anco  il  nome , 

Ch'iofappia  chi  fi  moue  à  pianger  meco  *  \  Ecbo. 

Hora  poi  eh' Ecbo  fei sporgimi  orecchio , 

Odim  i ,  fé  l'vdir  non  ti  dif piace . 


ioo  ImaginideiDei 

Tu  vedi  compio  piango  amaramente , 

rDcbmouati  pietà  del  mio  cordoglio}  "■«  doglio  $ 

Se  di  me  duolti ,  vuoi  porger  conftglio  , 

xA  l  profondo  pender .,  in  cui  m'inuoglio  Ì  voglio  . 

bla  che  premio  fiat  tuo>feH  mio  tormento 

fn  qualche  parte  almen  per  te  fi  annulla  ?  nulla, 

Ttì  ringratio .  Hor  dùnque  mi  conjiglia , 

Toicbe  più  altro  premio  non  richiedi  £  chiedi , 

Tu  vedi  ì^infa  com'*Amor  miflrugge , 

Ch'io  corro  à  mortele  apena  me  naueggio  t  veggio 

Che  mi  configli  t  che  farò  perch'io 

Troui  pietà  la  dou'^imor  mi  chiamai  ama» 

Porrei  faper  che  cofa  è  que$ì'*Amore9 

Quefio ,  che  tutto  m'arde ,  e  che  m'infiamma  ì  fiamma , 

Che  fiamma  è  quefla ,  come  nonfìnifee 

'Di  con  fumar ,  fé  mai  non  mi  rallenta  ì  Unta , 

In  che  loco  s'annida  ?  ouc  foggiorna  £ 

Che  parte  è  quella  ,ou\  arde  a  mio  difpetto  £  petto, 

Com 'entra  dimmi  ?  oue  troua  la  via , 

"Ver  ch'ella  dentro  al  petto  fi  trahocchi  £  occhi, 

Entra  per  gli  occhi  s*  par  mi  bauer  intefo  y 

Che  molti  per  vdir  s' innamorato  *  \  raro , 

Dimmiycbe  cibo  è  Ifuo ,  douefi  pafcey 

Che  par  che  di  continuo  ella  m'accore  f  core  « 

Se  m'arde  l  cor  ,  debbo  durare  ancora 

xAl giogo  y  Gk'io  mia  libertà  perdei  £  dei . 

adunque  vuoi ,  ch'io  s~tia  nel  mio  penjìero 

Cofiante  ancor  ^benché  fia  affitto ,  e  fianco  £  anco  , 

Tante  lagrime  Jpargo ,  e  nulla gioua  £ 

Dimmi  farebbe  forft  il  pianto  in  vano  £  Vano , 

Che  farò  dunque  acciò  al  mio  caflo  ardire  , 

Che  m'arde ,  bone/io  premio  fi  riferui  £  ferui, 

(redi,  che  l'amor  mio  le  fard  grato  > 

Et  e h'ella  fia  del  m io  feruìr  contenta  £  tenta • 

Ogni  via  tentare  ,fe  credi ,  ch'io 

Tojja  alcun  premio  riportarne  poi,  poi, 

Hor  qual  tjfir  deurò  ,  fé  pur  talhora 

il  dolor  mi  farà  tremante  ih  fermo  £  firmo. 

Ma  che  farò , s'egli  cofi  miflrugge  j 

Ch'in 


De  gli  Antichi. 
Ch* in  pianto  la  mia  vita  fi  difìempra  i 
Com'io  la  temprerò  >  s  Amor  non  ceffo, 
1)ìjaettarmi  da  la  ter  ^a  /pera  * 
Dunque  ^jin fa  gentil  lo  [per auar  gioita, 

E  la  mortale paffìon  raffrena  i 
Qualfia  la  vita  mia,fejen?a  fpeme 

Terrammi  prefo^imor  con  man  accorta  ? 
Sefiano  corti  i giorni  di  mia  vita 

Tslonfaran  lietialmcn  benc'bor  m'attrifli* 
Cbefpererò  i  mi  lice  fpcrar  fvrfe 

Che  far  mi  debba  vn  giorno  iunior  felice*? 
Vorrei  faper  chi  mi  darà  /per an  ^a, 

Voi  cb'àfperar  la  tua  ragion  m'inuita. 
Vita  baurò  dunque  *  hauròpoi  altro  s'io 

ISZon  mi  tafeio  giamai  mancar  di  fpene  ; 
"Pene  $ /perorò  adunque^ebe  mi  gioita* 

Ùlda  chi  fa  caufa  ,  che  di  pene  i  tema? 
Tema  la  caufa  fa  *  Deb  dimmi  il  vero 

'Dunque  tema  potrà  farmi  mendico* 
JLhi  lajjo  ,abi  difeortef esempio  timore , 

Hor  quefto  dunque  il  mio  piacer  conturbai 
Tuommi  fc.r  peggio  *  dimmi  fé  può  peggio 

Seguir  a  queile  membra  afflittele  f morte* 
{JMorte  *  fé  dunque  il  timor  paffa'lfegno  > 

Tal'borfi  more  per  fouer  ch'io  dimore* 
Come  lofeaccierò  *  l'alma  fi  firugge. 

Che  non  lo  vuole ,  piange^  fi  dif perai 
Tu  pur  dici  ch'io  fperi/peme  forfè 

Credi ,  che  fola  jìa^h'  altri  confola* 
teuerà  tutto ,  ò  parte  del  tormento 

Laffo ,  che  mi  confuma,e'l  cor  mi  parte* 
^dunque  la  fperan^a  per  fé  fola 

"Beato  non  potrà  farmi  giamai} 
Ma  oltre  ^Amoreftruitute1  efpemey 

Che  ci  vuol*ìHmmi'l  tutto  a  parte  a  parte*. 
Chi  mi  darà  quell'arte  for fi  dimore  ; 

filtri  cbifiaffe  non  è  *A mor  isleffo* 
fnfegna  dunque  ^A  mor ,  dunque  a  gli  amanti 
K^fmor  del  vero  .Amor  l'arte  dimojlra* 


tempra  . 
fpera. 
frena . 
corta, 
trijìi. 
lice . 
vita . 
pene, 
tema, 
dico* 
turba, 
morte . 

more, 
fpera. 
fola. 

parte. 

mai. 

arte. 

effo. 

moslra. 
Dimmi 


1^2  Imagini  de  i  Dei 

'Dimmi  di  grafìa, [coprirò  la  fiamma, 

0  mi  configlielo  non  la  difcopri? 
+£  cui  debbo  [coprirla  ?  ad  ognvn  forfè  ? 

0  baflcràycbe  fol  l' intenda  alcuno  Ì 
Vuoi  eh:  ad  vnfol  amico  fa  palefe , 

Celato  àgli  altri  fia'l  corpo  mortale  $ 
Sapremo [oli  tre  dunque  il  mio  ardore; 

Se  vuoi,  e  he  con  vnfolo  mi  confoli  £ 
Ma  dimmi  quale  deuc  effer  colui  , 

\^4cuì  Vardor  [ecreto  mio  confido  ' 
Troucrans  in  ~4mor  fedeli  amici, 

Cbabbin  riguardo  poi  d'amico  al  grado  ? 
Come  dunque  furò,  perche  lo  troni. 

Che  fia  [.del  >  sì  come  fi  ricerca  £ 
Ss*  io  lo  ir  quo  ,  che  potrà  giouarmì  ' 

Forf  tal  ber  la  piffion  rileua_>  ì 
Hor  quefio ,  che  mi  detti  dimmi' l  modo 

Fero  d'amor ,  dimmi  di  grafìa  l  vero  ? 
Se  quesloè  il  vero  modo ,  i  fon  felice 

Homai  non  timo  ,ch'l  dolor  m'atterri  ì 
Ter  ih' erro  ?  forjì  ancor  altro  ci  vuole  * 

.  Terche  fendale  il  miopenfiernon  voleì 
filtro  ci  vuol  ancor  'non  baila  queflo  ' 

Deh  dimmi'l  ver  non  mi  lafciar  incertoì 
Che  ci  vuol  dunque  dì  per  cortefia, 

Ter  che  di  gioia  fa  l'alma  conforte  ? 
Sorte  :  hor  altro  ci  vuol  accioche  infine 

foglia  ,  ejpemein  van  né  s~ia.ro  in  forte? 
Infommu  difopra  tutto  chegioua, 

Ter  che  nonfia'ldefir  indarno,e  forte  £ 
Hor  refta  in  pace  TSljnfa}  io  ti  ringratio, 

Che  co'ltuo  ragionar  par  cbemiauuiuì* 


feopri. 
une. 
tale, 
foli, 
fido, 
rado . 
cerca. 
lena, 
'vere, 
erri. 
■vóle. 
urto, 
forte . 
forte  . 
forte, 
fiui. 


...        Bora  ritomo  à  Tan ,  le  cui  parti  dì  [otto  fono  pelo  fé,  &  afpre,con  ipie- 
ri  ori  di  Pà  ^l  ^  Capra»percbe  ci  rappreftntano  la  terra,  la  quale  è  dura ,  &  afpra , 
e  tutta  difuguale}copetta  di  arbori,  di  infinite  piante ,  e  di  molta  herba. 
pel  ^A  IcuniyVolendo  per  queslo  Dio  intender  fi  il  Sole,  Tadre ,  e  Signore  di 
tutte  le  cofe  [fra  li  quali  è  U~facrcbìi)  dì  conobbe  le  corna  in  lui  moflra- 
ne  la  effigie  della  nuoua  luna  :  k  faida  rubiconda ,  il  roffove ,  che  nel- 
l'aria 


Tan 
Sole. 


Degli  Antichi.      ^  i°3 

Varia  ft  vnde  all'apparire,  &  al  tramontare  del  Sole,i  cui  raggi,  che  scen- 
dono fin  giù  in  ter -a,  fono  intefi  per  la  prolifia  barba  :  la  pelle  maculofa 
raofira  le.  sìetle,cbe  appaiono  al  dipartire  del  Sole ,  la  verga  la  potenza , 
ch'egli  bàfopra  le  cofe;e  lafifiola  l'armonia  de  i  C  idi ,  la  quale  voglio- 
no, che  dal  mouimt  nto  del  Sole  fia  fiata  conosciuta  .  CMa  ò  qucfio,o  al- 
tro ,  cbcftgnifìcifk  il  Dio  Taa  (pi  rche  l'iatone  vuole,  che  per  lui  s' in- 
tendail  ragionare ,  e  fui  biforme,  cioè  hi-.omo,  e  Capra,  perche  fi  ragiona 
ilvero  talbora  ^e  talbora  il  fi  fo  :  e  perdo  la  parte  di  fopra  mo/ira  il 
vero,  ilquale  è  accompagnato  dalla  ragione  ,  &  come  leggiero ,  e  cofa 
diuina  tende  Jetnpre  in  alto,e  quella  di  fotta  il  falfo ,  che  è  tutto  bcflialey 
duro,  &  ajpero,  he  altrouc  habita  ,  che  qua  già  tra  mortali')  wafgnifi- 
chìjchefi  voglia ,  come  diffi ,  quejlo  'Dio  egli  fu  così  dipinto  da  gli  ariti* 
cbi;hnomo  dal  me^o  insù  con  due  corna  in  capo, con  faccia  fgrignuta,tut 
ta  rubiconda,^  con  vna  pelle  di  Vanterai  di  Tardo, che  gli  cinge  ilpet- 
to,&  le  fpalle,  con  l  vna  mano  tiene  vna  verga  pafìoralc,  &  con  l'altra 
vna  Rampogna  di  fette  canne,  Dalme\oing  iù  poi  è  Capra ,  con  cofeie , 
gambe, e  piedi  di  Capra,  furono  nel  medefimo  modo  ancora  fatti  di  Fan-  -1 .  cIue^ 
nobilitano,  &  i  Satiri,  li  quali  pi  r ciò  paiono  cjjcre  di  vna  mtdefima  na-  ja  pnma 
tura,tutti  hanno  certa  picciola,  e  breue  coda ,  e?  a  tutti  diedero  gli  ariti-  fì^.a  car.4 
chi  ghirlande  di  gigli,Cf  di  canni j  &  leggef,che  talbora  furono  corona- 
ti ancora  di  pioppa,e  difinoci  hi .  Onde  Virgilio  nella  vltima  Egloga  fa  Virgilio. 
Siluano  ornato  rottamente  il  capo  di  ferole  fiorite, &  di  gra  n  gigli.  Et 
in  altro  luogo  gli  dà  a  portare  iti  mano  vna  tenera  pianta  di  Cipreffo,pcr- 
che,comc  quiuidcfhiara  Seruw,fu  mutato  in  queìi 'arbore  Ciparijju  bel- 
bjjimo giouane  amato  da  lui  grandemente  .  Fu  slimato  Siluano  da  gli  Siluano . 
antichi  Dio  non  Jolamente  delle  felue>ma  de  i  campi  ancora ,  c^  che  la 
curakaueffe  della  coltiuatione  di  quejti ,  alla  quale  lo  prouotauano  con 
certa  cerimonia  ,  quando  le  donne  erano  in  Uno  di  parto  ,  aciioche 
occupato  in  quella  non  andaffe  la  notte  a  dar  noia  a  quefie .  Imperochc 
egli  tra  creduto  effere  quella  certa  cofa  grane  >epcfante  ,  qual  pare ,  che 
ftfenta  talbora  venire  addoffo  chi  dorme .  Tcrche  dunque  Siluano  non 
andaffe  a  mole/fare  le  donne  di  parto ,  vfzuano  g  li  antichi ,  come  ferine  - . 

Vairone,®  lo  riferifee  Santo  \^4gos~lino  nella  Città  di  Dio ,  di  mandare  '  ^°  in* 
tré  giouani  intorno  alla  cafay  li  quali  aniuati  alla  porta  percoteuano 
quiui  la  terra  ;  l*vno  con  vna  feure  chiamando  Inter cidone  'Dio  -del  ta-  Infercido- 
gliare  gli  alberi  ;  l'altro  con  vn  pestello,  perche  fen^a  queslo  non  fi  pò-  ne  Dio. 
teua  ben  mondare  il  farro ,  e  cbiamaua  il  Dio  Tilunno^cbc  la  cura  haue  p"unno  ' 
uà  delpefiare'y  &  il  ter^o  vi  feopaua ,  perche  fcopandoji raccoglieno  le 
biade  infume,  e  cbiamaua  Dcuei  ra  Dea  dello feopare  ,  accioche  Siluano  Deuerfa. 

fé  ne 


lof  Imagini  de  i  Dei 

fé  ne  andajje  con  quelli  tré  T>eì,e  non  entra/se  nella  cafa,  ou'era  la  donna 
Satiri .       di  parto .  De'  Satiri  Luciano  ferine ,  che  hanno  le  orecchie  acute  ,  com  e 
quelle  delle  Capre ,  e  fono  colui ,  con  due  cornette  in  capo  \  <&  aggiunge 
Filotrato  ^^°ftYat0  >  c^e  hanno  la  faccia  rofsa  di  effigie  humana  con  piedi  di  Ca- 
pra .  Onde  fono  velociffimi,come  riferifee  Vlinio%  e  trouaftne  ne*  monti 
della  Jndia-.ma  per  la  loro  velocità  non  èpeffibile  pigliarli  fé  non  vecchi 
Plutarco,  outro  infermi  j  come  racconta  Vlutarco ,  che  ne  fu  menato  vno  a  Siila , 
Paulania  .  qUando  ritornati*  dalla  guerra  fatta  contra  UìfitridatcTaufania  fcriue 
eperg li  stato  riferito  da  vno  che  fu  già  fpinto  dal  vento  a  certe  f fole 
deferte  nel  mare  Oceano ,  chiamate  Satiride,  che  quiui  habitauano  buo- 
mini  fduatici ,  roffuci  tutti  con  la  coda  poco  minore  di  quella  di  va  ca- 
uallo,  li  quali  corredano  allito  ,  f abito  che  vedeuano  qualche  naue ,  e  fé 
vi  erano  f emine  ,  ft  auentau  ano  loro  addo f so  con  la  maggior  e  furia  del 
mondOy  vfandone  à  tutte  le  vie  :  il  che  fi  confà  molto  bene  a  quello  ,  e  he 
S.  Girola-jj  Ugge  della  natura  de  i  Satiri.   Et  il  "Beato  Gieronimo  recita  nella  vita 
Satiro  vi-  ^  Sant0  vintomotcbe  negli  herenù  dello  Egitto  quello  fanto  buomovi- 
fio.  de  vn'bomkci'iolo ,  che  haurua  le  corna  fu  la  fronte ,  &  il  nafo  fgrignu- 

to,&  era  dui  mento  in  già  nelle  cefeie  yenei  piedi  fimile  alle  capre  j  e 
'  fattofi  ilfegno  della  croce  gli  dimandò  chi  ei  foJ]e;&  egli  rifpofe,che  era 
mortale  ,  h abitatore  delle  Sclue  ,&  vno  di  quelli,cuila  Gentilità  in- 
gannata rendeua  diuini  bonari  dimandando  Fauni  ,  e  Satiri.   E  que- 
sti non  andauano  in  (fielo  mai,mafìJ£uano  fempre  in  terra  iufieme  con  le 
2^infe,  &  altri  bofeherecci  Dei,come  dice  apunto  Gioue ,  che  vuole,  che 
Sìiano,  quando  apprefso  di  Ouidio  dichiara  al  (pncilio  de  i  Dei  di  volere 
vouìnare  il  mondo  con  il  diluuio .  Et  erano  chiamati  Semidei,  perche  fé 
ben  erano  creduti  potere  giouare  ,  e  nuocere  ,  e  fapere  anco  molte 
Herodoto  delle  co  fé  a  venire ,  moàuano  pero ,   UMa  ritornando  a  Tan  ,  Hsrodo- 
to  fcriue, che  egli  era  vno  de  gli  otto  Dei  principali  dello  Egitto  :  perche  „ 
come  difjigià  ,  credettero  gli  Egitti) ,  che  i  primi  1)ei  fofj'ero  dodici;  ma 
difjero  poi ,  che  n'erano  Siati  altri  otto  innanzi  a  quelli ,  e  di  quefìi  Vm 
fuuno,come  ho  dettoci  cuifimulacro  era  fimile  à  quello,che  nefaceuano  i 
Cjreci ,  non  perche  non  lo  crede  fiero  fimile  à  gli  altri  'Dei ,  ma  perche  lo 
faceffero  tale  Raggiunge  Herodoto ,  che  vuole  più  tofto  tacere ,  che  dirlo  , 
donde  fi  vede  quanto  fi  guardaffero  allhorà  di  riuelaregli  mijlerij  della 
Mifteri  j  te  loro  religione.  Sfeguita  poi ,  che  hebbero  quelle  genti  in  molta  venera-' 
nuti  occul  tjone  [e  capre,&  i  Becchile  che  i  Caprari  erano  hauuti  in  grandi/fimo  ri- 

11  C2T>xix\&tt0ìmavno  Pvmc*Pa^mmte  &P^ 

molto  m.fefaceua  grandifjimo  corrotto,»;  quefìo  tutto  era  perla  riuercn^a,  che  por 

maci.        tauano  al  Dio  Tan .  OUa  in  Grecia  per  altra  cagione  era  fatto  honore 

alla 


De  gli  Antichi.       s        e  ics 

nlla  Capra ,  tme  netta  'Paufania  dicendo,  che  ali*  apparire  della  Capra  Capra  ri* 
celefle,(bc  fono  alcune  fielleje  quali  come  dice  Vuidio,  cominciano  amo-  ueriu. 
Sìrarft  a  (alcnde  di  ^Maggio  era  [olito  di  venire  qua  fi  fempre  qualche 
gran  male  addogo  alle  vigne ,  e  che  perciò  prefero  partito  certe  genti  di 
Corinto  di  fare  vna  bella  Capra  di  metallo^  metterla  in  pia^i^&à  que 
fta  faceuano  poi  molti  honori,& tadorauano  à  certi  tempi  quafì  tutta, 
accioebe  quella  del  Cielo  non  facefie  danno  alcuno  alle  vigne .  Scriuen- 
do  Eujebiq  de  gli  animali;  li  quali  erano  adorati  in  Egitto  ,  poi  che  EUfeu;0^ 
hd  detto  de*  membri  genitali  quiui  adorati  parimente  ,  perche  fi  con- 
feruaper  quefti  la  generatane  human*  >  foggiunge  ,  che  perciò i  Va- 
ni y  &  ì  Satiri  erano  hauuti  in  molta  rhieren  ^a  ,  qua/i  che  elfi  ancha- 
ra  gióyaflero  afiai  all'accrefeimento  dell' human' genere  ,  come  appare 
per  g  li  loro  fimulacri  pofli  ne  tempii  informa  di  Becco  ,  con  il  membro 
dritto  fempre ,  perche  dicono ,  che  quefto  animale  è  apparecchiato  fem- 
ore ai  coito;&  effi  erano  creduti  libidinofi  fuor  di  modo;  ónde  furono  da- 
ti compagni à7?acco,percbe il  vino rifcalda  la  virtù naturale,  &  accen-  Sa^n.con? 
de  Ihuomo  alla  libidne .    Vero  volendo  giàFiloffene  Eretrio  dipingere  \^0m    l 
ia  Lafciuia,  comejcriue  Tlinio,  fece  tre  Satiri  >  li  quali  con  vafi  in  mano  Lafciuia. 
beeuano  largamente^  pareuano  inuitarfi  à  bere  l'y  ni' altro,  jt  che  mi  pa-   Filoflene 
re  cha  ftafimile  quello ,  che  fcriue  Vaujaniadi  Sileno ,  il  quale  era  pari-  Eretrio. 
mente  del  numero  dell'i  Dei  Silueflri,  &  è, che  nel  tempio  di  coflui  in  Gre-  l  eno  ° 
ciaapprefiode  gli  Elei  era  il  fuojìmulacro  ,  al  quale  la  vbbriachec^t 
porgeua  vn  vafo  con  vino .  Vorfirio  vuole,che  i  Greci  imitandogli  Bgit- 
tijhabb  ino  non  addorato  le  besìie,come  effi  faceuano,  ma  compojio  gli  ft- 
mulacri  de  i  Dei  di  beflia,e  di  huomo,  e  che  per  ciò  haueffe  Gioue  talho- 
ra  le  corna  di  Montone,  e  'Bacco  di  Toro;e  di  buomo,e  di  capra  fojfe  fat- 
to Tan  :  al  quale  hanno  gli  antichi  dato  il  Tino ,  mettendoglielo  in  ma-  Pino  dato 
notalhora  ,  e  talhora  facendogliene  ghirlande .  La  cagione  è ,diconole*Pzn.. 
fauole  ,  che  in  que  fio  arbore  fu  mutata  vna  giouane  detta  Viti ,  da  lui 
amata  grandemente  .   Come  dicono  di  Siringa  ancora  ,  la  quale  di- 
uentò  canna  >  &  egli  che  l'haueua  amata  prima  ,  fé  ne  fece  poi  la. 
Zampogna  ,  e  per  amore  di  lei  la  portò  fempre .    Bora  ritomo  à  Gioue 
riputato  ,  comedifft  ,  il  maggiore  di  tutti  fDei  da  gli  antichi  ,  & 
che  per  ciòhauefie  il  gouerno  deltvniuerfo  :  &  fecondo  che  l'hanno 
defcrittaVorfirio  ,  Eufebio  ,  Snida,  e  de  gli  altri  anchora ,  la  ima-  Porfirio". 
ginefua  fu  pofìa  à  (edere  per  moflrare ,  che  quella  virtù ,  la  quale  regge  S uida« 
il  mondo,&lo  cor>fema,èflabile,&  fermarne  fi  muta  mai.  Le  parti  di  fa- 
fra  erano  nude, &  aperte,  per  darci  ad  intendere  ;  che  Iddio  fi  munififia 
alle  diuine  intelligence  :  &  e  rano  coperte ,  e  veflite  quelle  di  fatto ,  per- 

0  che 


Imagini  de  i  Dei 


Xfnagini  del  "Dio  creoToW  de~gtrEgittq  &  tuuioue 
Dìo  de  III  Dei  degli  Antichi  Etnici  y  che  dinotano  la  na~ 
tura  di  'Dìo,  (gjr  lafuafrouìden^ajbontà^omunicatìo" 
nej&  gouerno  dì  tutte  le  co  fé  • 


De  gli  Antichi.  107 

che  lo  potiamo  vedere  noi ,  mentre  che  babitìamo  quefto  baffo  (Jliondo . 
Tcnctta  vno  ficettro  nella  fmijìra  mano  *  parche  dicono ,  che  da  quesla 
parte  del  corpo  è  il  membro  principale,  che  è  il  cuore ,  dal  quale  vengo- 
no gli  [piriti ,  che  poi  fi  fpargono  per  tutto  il  corpo .    Et  così  il  tjWon- 
do  ha  la  vita  da  Dio,  il  quale  come  I{ela  difpenfa  ,  e  governa  a  modo 
fuo  .   Torgeua  poi  con  la  deHra  hora  vrì^A  qmia  s  &  (tona  vna  breue 
imagine  della  Vittoria ,  mostrando  in  quel  modo ,  che  Gioue  così  è  fu- 
pcriore  d  tutta  la  gente  del  Cielo ,  com  e  £  aquila  à  tutti  gli  vcceìli ,  e 
che  egli  così  ha  foggette  tutte  le  co  fé ,  come  fé  per  ragione  di  vittori x  fé 
le  batte/fé  acquisiate ,  egouemate  à  modo  fuo .  ^Doride  viene,che  per  lo 
più  non  fanno  intendere  gli  huomini  la  caufa  delle  mutationi  di  qnesle  , 
né  del  bene, e  del  maleyche  fra  mortali  fi  cangia  sì  fouente.  Ter  la  quale 
cofa  Homerofinfe  ,  che  Cjioue  h.iuejfe  tuttauia  dinanzi  duo  vafi  grandi  Fornero. 
come  botti,pieni  Cvno  di  bene,  l'altro  di  malesi  quali  egli  voltaua ,  & 
riuoltaua  a  fuo  piacere,  &  dapoi  tiraua  hor  dell' vno,hor  dell'altro  quello, 
che  pareua  à  luiyche  merìtaffe  il  UHondOyche gli  foffe  mandato.  Et  un  al 
tro  Toeta  molto  antico  difft,  che  Cjioue  fa  difcenderela  bilancia  borà'v~ 
na,hor  d 'altra parte  fecondo  che  a  quelito  a  quejìigli  piace  di  far  bene; 
Che  fu  puf  anco  fittione  di  Uomero,percìoche  egli  fa,  che  Cjioue  tenendo 
bilancia  d'ora  in  mano ,  pefa  i  fatti  de*  Greci,  &  de'  Troiani  per  vedere 
a  quali  doueua  dare  la  vittoria .    Egli  fu  parimente  ì  n  Vireo  porto  de 
gli  ylthenìefi ,  comeferiue  Taufania ,  vnfimulacro  conficcato  a  Gioue,  Paufanfa  ; 
che  tencua  in  mano  lofcetro,&  la  Vittoria .  Et  quelli  di  Egitto ,  haue- 
uano  le  loro  fiacre  cofe  tutte  piene  dì  marauigliofi  mijìcrij,  2?  quelle  tene- 
uano  occulte  il  pia  che  poteuano,con  alcune  cerimonie^  con  diuerfeflatue 
&  pofiro parimente  lojcettro  in  mano  a  quel  'Dio  ,  ch'effi  chiamarono 
Creatore  ,  ilquale  perciò  mi  pare  chea/Sai  fi  confacela  con  il  Gioue  de 
i  Giudei .  Onde  non  è  marauìglia  ,  che  io  metta  infieme  gli  lorofimu- 
lacri  j  perche  je  ben  furono  di  nome  dmerfi  ,  &  non  fa  tei  in  vn  me~ 
defimo  modo,  nientedimeno  credo,  (he fi  p<-fia  dire,  chi  figmficajjcro  vna 
cofa  medefimà,ò  poco  differente  fona  dall'altra .  Era  dunque  ti  Crea- 
tore de  gli  Egitij  fitto  in  firma  di  buomo  5  di  color  ceruleo  ,  chete- 
neua  vn  circolo  nell'vna  mano',  &  nell'altra  vna  verga  r  gale  ,  & 
in  cima  al  capo  haueua  vna  penna,  la  quale  moflraua  ,  che  òifiìcilmente 
fi  può  trouart  il  Creatore  delle  cofe ,  che  è  I{e  ,  come  lo  mostra  lo  feettro, 
perche  flà  infua  mano  dare  vita  all' vniutr fio,  il  che  fa  egli ,  mentre  che 
intendendo  in  sé  fleffo  fi  raggira ,  &  queslo  fignifica  il  cinologi),  tiene 
in  mano  .  \JMandapoi  fuori  della  bocca  vn'vouo ,  dal  quali  nafte  quel 
Dio ,  che  chiamano  folcano .  V  vouo  fignifica  il  biondo ,  <&  Voltano   . 

0     z  quel 


io8 


ImaginideiDci 


ImagìnediGioueDiode  gli  Antichi  fignificantc  la  po- 
tenza &  prouidenzadi  Dio  &  luieflere  il  fattore  &  man- 
tenitore  del  tutto,  &  da  lui  prouenire  l'armonia  delliorbi 
celeftì . 

Imaginedi  Gioue  folgorante  contro  li fpergiuri nomi- 
nato Gioue  horcio  cuftode  del  giuramento  &  feuero  ca- 
ftigatore  &  diftrugitore  di  quelli  giurano  il  fallò  ,  &  da 
quelli  erano  facili  al  giurare» 


Degli  Antichi.  109 

quel  calor  naturale^che  in  effo  dà  vita  alle  cofe .   'Benché  moìlrauano  in 
Egitto  il  mondo  con  vn'ahro  ftmulacro  ancbora  ,  qual'era  di  buomo  con 
-piedi  infierite  ritorti>&  annodati;  baueua  intorno  vna  vefìe,  che  lo  copri-* 
uà  giù  infino  d  piedi,  tutta  varia ,  &  di  colori  diuerfi;  &  fofieneua  con 
il  capo  vna  gran  pa  Ila  dorataci .    Le  quali  cofe  fignificauanoyche 7  Mon-   V i}foerfo 
do  è  rotondoynè  muta  luogo  mai>&  che  varia  è  la  natura  delle  jielle.T ut-    1Pmt0  ' 
to  quefto  dice  Vor fino, fecondo  che  rifaifce  Eufebio,  il  quale fcriue  puran 
co  che  fu  l'fniuerfo  dipinto  da  quelli  di  Egitto  in  quesìa  giù  fa .  Faceua- 
iw  due  circoli  i'vnofopra  V altro ,  &  quelli  attrauerfauano  con  vn  ferpen- 
Uycbe  baueua  il  capo  di  Spandere .   Mofirauano  i  cìrcoli  la  grande'^a , 
€£"  la  forma  del  Mondo  ?  &  ilferpente  il  b'ion  Demone  conferuatore  di 
tutto  ,  (3  che  l'vniuerfo  comprende  con  la  virtù  fua  ,  cioè  quello  fpi- 
rito,cbe  lo  vìuifica>&  noàrifce;pcrche  tennero  i  Fenici;  &  gli  Egitijycbe 
fofiero  di  natura  diuina  i  ftrpentiyvcdendo  che  quesìi,non  con  l'aiuto  del-  SerP^c!  ftl 
le  membra  esteriori,  come  fanno  gli  altri  animali)  ma  Jolo  dallo  fpirito,  tu'ra  hjujpp 
&  viuacità  loro  moffiy  vanno  velociffimamente,  &  con  prefieT^a  mira-  na.  ' 
bile  torcono  ,  &  ritorcono  il  corpo  in  diuerfe  maniere  j  oltre  che  viuo- 
no  lunghiffimo  tempo  ,  perche  depongono  la  vecchiaia  infieme  con  la 
jpogliayche  mutano;  &  così  fatti  giouani  di  nuouo paiono  non  potere  mai 
morire  da  lorofleffi  ,  Je  fo>fe  non  fono  vccifi .   Et  vi  aggiunfero  il  capo  Marciano. 
dello  Spamiere  perimente  per  la  fua  prefìeTj^a  ,  &  agilità  grande  .    Imagine 
LMartiafio ,  quando  nelle  no'^e  di  Mercurio  >  &  di  Filologia  finge ,  che  <"  Gioue  • 
(jioue  chiami  a  concilio  tutti  gli  altri  Dei ,  così  lo  de  fcriue .    Egli  ha  in 
capo  vna  corona  regale  tutta  rifplendente  ,    &  fiammeggiante  ,  gli 
iuopre  la  nuca  vn  lucido  velo  teffuto già  per  mano  di  T'allade;  tutto  è 
-vefiito  di  bianco,  fé  non  che  difopra  ha  vn  manto,  qualpare  di  vetroni- 
finto  àfcintillanti  Stelle;  nella  dejira  mano  tiene  due  rotonde  palle,  l'vna 
è  ct'oroìl'altraìd,oro}&  di  argento;  0 nella  finifìra  vna  Lira  con  noue  cor 
de;lejcarpe  fono  di  verde  Smeraldo ,  &  fiedefjpra  panno  fatto,  e  tefìuto 
ài  penne  di  Tauone;  e  co'  piedi  calca  vn  tridente .  Furono  ancora  fatte 
ftatue  à  (jioue  in  modo  tale  ,  che  non  folamente  fignificauano  chi  ei 
foffey(3  quel  che  pnttjfe>ma  dauano  etiandio  à  conofeere  quel}chegli  huo- 
mini  danno  da  fare  tra  loro,  &  maffimamente  i  l{e ,  &  i  "Principi  ver/o 
gli  judditi  :  perche  quesìi  [com  e  mi  ricordo  di  battere  detto  altra  vol- 
ta) fono  in  terra  quafì  imagine  di  Dio  ,  &  perciò  debbono  ,  quan- 
to fi  può  più  per  luro  ,  rapprefentar  parimente  la  Trouidcn^a ,  la  giu~  Plutarco' . 
Sìitia ,  &  la  bontà  diuina__, .   Scritte  dunque  Plutarco ,  che  in  Creta  fu  di'oue  Tea 
già  vn  ftmulacro  di  (jioue }ilquale  non  baueua  orecchie,  per  mofìrare,  che  z  l  orechie 
ibi  è  fopra  àgli  altri  ,  &  bada  gommargli  ,  nondeueafcoltarcciò^ 

che 


HO  Imagini  de  i  Dei 

cbeglivien  detto,nàpiu  quefto,cbe  quello>nè  quello,  che  quello,  mafla^ 
re  così  fermo  ,  (Sfaldo ,  che  dal  dritto  non  parta  mai  per  l'altrui  paro* 
le.  Et  all'incontro  lo  fecero  i  Lacedemoni]  con  quattro  orecchie  ,  co- 
Gìoue  co  me  clye  cioue  oda  tutto&  tutto  intenda ,  o  pure  che  due  orecchie  debbi 
^uattf°°- bauet e  da  giudicar per intender  vna  parte  &  due  per  l'altra;  ilche  pa- 
rimente ji  riferìfee  alla  prudenza  del  l\è ,  &  del  'Principe ,  i  l  quale  ha 
da  Vdire  ,  ($  intendere  tutti ,  &  tutto  quello ,  ebefuoi  popoli  fanno .  Et 
Gìoue  co  f0rfe  che  il  medejìmo  volle  moflrare  chi  già  f  ce  Gioue  con  tre  occhi  quaft 
tre  occhi .  c]?etì  reggia  ogni  cofa ,  e  niente  a  lui  jia  occulto  :  come  anco  non  ha 
da  effere  à  chi  ha  la  cura,  &  il  gouerno  delle  Città .  *Da  che  venne,  che 
dijjèro  gli  antichi ,cbe  lagiuflitia  vede  ogni  cofa ,  come  appare  nella  f ut 
Paufania .  ìmagine  .  Ma  Taufania  ne  rende  altra  ragione  ,  frinendo ,  che  apprej- 
fu  de  gli  ^Argini  nel  tempio  di  (J^f inerita  fu  vn  fimulacro  di  Gioue ,  che 
haueua  due  occhiycome  fivede,  che  hanno  gli  h  uomini;  &  vn  altro  poi 
ne  haueua  nel  me?so  della  fronte  5  &  dice  poterft  penfare,  che  quefìoft- 
gnific afìi r, che  Cjiouc  ha  tre  regvi  da  guardarci' vno  del  Cielo3percbe  com 
munemente  lo  riputa  uà  ciafeuno  Pj  del  Cielo:  l'altro  dello  Jnfemo ,  cioè 
della  Tcna,pirche  la  Terra,hanutori\pettoal  Cielo,  è  Jnfemo,  &  chia- 
malo Homcro  perciò  (jioue  infernale-,  il  ter^o  è  del  mare ,  perche  lo 
Efchilo .    chiama  Efchilo  T\è  del  CMare  ;  &  Martiano  (  come  ho  detto  difopra  ) 
gli  mette  il  tridente  fatto  i  piedi  ;&  Orfeo  in  certo  hinno  prega  la  giubil- 
ila ,  che  voglia  bauere  cura  di  tutti  i  viuenti ,  che  fono  nodriti  dalla  ma- 
dre rena ,  &  da  Gioue  Marino .  Moilrano  dunque,  fecondo  Taufania  , 
i  tre  occhi  in  Gioue  >  che  à  lui  fono  fogetti  quelli  tre  regni  deh'vniuerfo , 
qualidicono  lefiuole  ,  che  partirono  con  lui  gli  altri  due  fratelli, toccan- 
done quel  del  fJlfare  à  7>{ettuno ,  &  à  Timone  quel  dell'Inferno .   Che 
nelle  slatue  de  Ili 'Dei  mo^ìr  afiero  gli  L^fntichi  per  l'occhio  qual'era 
l' officio  dd  Signore,  fi  vede,  dice  pur' anco  Vlutarcbo, da  quello,  chefa- 
ceuano  g li  Egitti]  ,  li  quali  tra  le  facre  loro  dipinture  quando  voleuano 
rapprefentare  il  l\è ,  faceuano  vno  feettro  con  vn  occhio  ih  cima ,  come 
ho  già  detto ,  che  dipingeuano  il  Sole  anchora ,  &  faceuano  Gioue  pari- 
mente con  la  medefìma  figura ,  volendo  perciò  intendere,  che  come  il  ìfè 
può  ajfai,percbe  lo  feettro  èfegno  della  maggioranza ,  &  della  potenza, 
che  fi  ha  [opra  gli  altri  >  così  egli  ha  da  ejjere  vigilante  al  gouerno  de* . 
popoli ,  moslrandofi  giufìofempre  in  ogni  juo  affare .  Et  fi  legge  ancho- 
ra,che  alato  alla  sìatua  di  yioue  joleuano  già  porr  e  quella  della  Giufti- 
mtia  ,  come  che'  l  I{ènon  faceffe  mai ,  ò  non  doueffe  mai  fare  cofa ,  che  dal- 
la Giuflitia  nonfofìe  accompagnata .  Onde  foleuano  anebo  gli  antichi  9 
comeriferifceSuida  ,  fare  àgli  feettrì  vna  Cicogna  nella  cima  ,  & 

nel 


Degli  Antichi .  m 

nel  calce  l' Hippopotamo  ;  volendo  à  queflo  modo  motlrare ,  che  il  Kè  ha 
da  efiere  pio ,  C  giufio ,  vr  deue  opprimere  quelli ,  che  con  violenta,  &  Arinotele 
ìn^iuHamente  fu» no  male  altrui .  fmperocbefi  legge ,  &  ^Ariflotele lo 
conferma ,  che  la  (ficogna  nodrifee  il  padre,  &  la  madre  pofeia  che  fono 
diuentati  vecchi,  nel  mede  (imo  modo,  che  ella  da  quelli  e  fiata  già  no- 
drita>&  alleuata,opera  puffi  ma ,  <&  giuHiffima-,e  l' Hippopotamo  è  tan- 
to empio,&  ingius~lo,comc  fcriue  Plutarco ,  che  fa  violenta  al  padre  y 
0  l'ammala ,  &  vfa  dapoicon  la  madre.  Oltre  di  ciò  fi  legge ap- 
preso del  mcdeftmo Tlutarcojn  Thebe erano  alcune  statue  fen\amani ,  Plutarco . 
te  quali  mo  si  r  aitano  i  giudici  ,&  glia  m  m  in  i/ha  tori  della  g  iuflitia,  per- 
che quefii  hanno  da  efiere  [ev\a  maniycivè,  che  non  debbono  in  alcun  mo- 
do accettare  premio ,  né  doni ,  per  li  quali  habbino  poi  da  far  torto  ad  al- 
cimo, dando  ragione  à  chi  non  l'bà .  Et  tra  quefle  vn 'altra  ve  n'era  fen- 
ati occhila  quale  rapprefentaua  il  Signore ,  che  à  giudici  è /opra,  perche 
egli  ha  da  efiere  libero  da  ognipaffione,&  di  odio, &  di  amore ;con fidera- 
dofolamente  in  sé  quello ,  che  fa  giufio,  fen^a  hauere  rifguardo  pia  a 
quefio,che  a  quello ,  nel  fare  amminiflrare  lagiufiitia ,  come  fono  tenu- 
ti tanto  iBj  ,&  i  Trincipi ,  quanto  gli  officiali ,  ££  i  magi flrati, non  fo- 
lamente  per  legge  di  natura ,  ma  per  loro  proprio  giuramento  anchora  » 
Et  facendo  altrimenti >  &  gli  vni>  &  gli  altri  hanno  da  afpi  ttare  di  do- 
tte) ne  ejfr  puniti  da  Gioite  cafìigatore  dello  [pergiuro-,  come  ndlt  fuc 
fìatue  moftrarono  pur  anco  gli  artichi-.perchefi  legge,  che  appr<fjò  de  gli 
Elci,gente  della  Grecia ,  ne  fu  vna  ,  le  quale  t  ra  molto  fpauenteuoìeì& 
temuta  grandemente  dagli  buomini  perfidi,  efpergiuri .  Quefta  tencua 
il  fulmine  con  ambi  le  mani ,  quafi  theflejje  prtfia  a  punire  lo  fp^rgimo . 
(omedi  cert acqua  ancorar  acconta  ^Ari/iotele,  famndo .  Cerne  delle 
miracoloje  de  l  mondo ,  che  era  in  Cappadocia  appreso  a  Tiana  Me  tropo- 
li  di  quelpaefe,  la  quale  nelf'O  fonte  era  feda  JJima  ,  ma  quiui  partita 
bollire^ fé  à  qutfta  era  menato  alcuno,  del  quale  fi  dubitajk,chc  hauef- 
fe  giurato  ilfalfo ,  hauendo  colui  detta  la  verità ,  ella  fi  mofiraua  quie- 
ta ,  &fe  ne  andana  con  vn  cor  fa  lento, &  piaceuole  :  ma ,  fé  giurato  ha- 
neffe  quel  tale  la  bugia ,  così  mofiraua  di  adirarfi  eontra  di  lui ,  ebegon-  ^  .• 
fiatafiglifi  lancìaua  all'i  piedi,  alle  mani ,  & alla  faciia  ancora ,  qitajì  lo  Giouefber 
volejje  punire  dillo  fpergir.ro,  ne  lo  lafciaua  mai  infino  a  tanto,  ch'egli :  g-uro. 
bauefjt  conftffato  apertamente  il fw  peccato  >  &  piangendo  dimandato- 
ne perdono ,  o  cbf  (fé  puritana  ojtinato)  quiui  diutntafje  hidoprico , 
&  rigittaffe  per  bxcagran  copia  difangue  tutto con otto,  &  guaito  ;  on- 
de i  Greci  chiamauano  questa  t'acqua  di  Gioue  /pergiuro  .  tt  apprejfo 
de' Corimbi  jeriue  Taujaniai  che  fu  nel  tempio  dt  ì^ettuno  vna  feercta 

cella 


in  ImaginideiDei 

cella  con  vn*  adito  >  che  andaua  jcterra ,  otte  diceuano  chefiaua  Tovtttno , 
&  chi  quitti  bauefie  giurato  ilfalfo ,  qualunque  ei  foffi,  non  poteua  fug- 
gire di  ejferne  fubito  punito .  Et  gli  Elei  parimente  andauano  a  giura- 
re all'altare  di  Sofìpoli  loro  T>io  con  riueren^a  grande .  7S(on  racconta 
Cerìmo—  effo  Vaufania  la  cerimonia \che  quiui  vfauano  ;  ma  aice  bene  in  vn'altro 
nla  di  giù  luogo  quella ,  cbefaceuano  ne' tanto  celebrati  giuochi  Olimpici, oue  con- 
rare  '  ueniuano perfine  da  ogni  banda  >  chi  a  correre  a  picchi  a  fere  correre  ca- 
ualliychi  alla  lotta,&cbi  ad  altre  cofe  ;  perche  chi  ne  riportaua  la  vitto- 
ria era  (limato  afiai}  onde  bifognaua  hauer  ben  mente ,  che  nonvifi  fa- 
cete inganno  alcuno .  Et  perciò  nonfolament  e  quelli  >  che  andauano  per 
interuenirein  alcuno  de  effì  giucchi,  ma  i padri  loro  ancora  ,  i  fratelli , 
&  i  maeHri,che  gli  haueuano  entratati ,  li  quali  tutti  andauano  ad  ac- 
compagnarli ,  giurauano  con  certe  parole  folenni  fopragli  tefiicoli  di  vn 
porco  >  che  perqueflo  erano  quiui  tagliati  allhora  folennemente  ,  che  ■■■ 
non  farebbono  fraude  alcuna  .  Et  i  giuocatori  giurauano  di  più  di  ef- 
jerfi  efier  citati  dieci  me  fi  continui  in  quella  forte  di  giuoco ,  a  che  erano 
venuti .  Et  quelliji  quali  haueuano  da  giudicare  della  vittoria ,  giura- 

tuano  parimente  di  non  torre  dono  a1  cuna  da' giuocatori ,  né  da'fuoi  ,&  di 
nonfauorire  più  vuo .  che  vn  altro  in  modo  alcuno ,  &  di  non  palefare , 
perche  apprcuaffero  ,ò  riprouaffero  più  quefto  ,  che  quello.  Et  perche 
quefio  era  quaft  informa  di  f acri  fido, &  nefacrificij  era  coflume  di  man- 
giare le  facrificate  carni  (foggiunfeTaufania)  che  non  sa,  chefifacef- 
fero  di  quefio  porco  ,fopra  li  tefiicoli  del  quale  haueuano  fatto  il  folcirne 
giuramento,ma  che  ben  fa,  chela  religione  antica  vietaua  il  mangiare 
le  carni  di  quella  vittima  fopra  la  quale  era  flato  giurato  folennemen- 
te ;  come  fi  vedeappreffo  di  Homero ,  quando  dice ,  che  il  Sacerdote  git- 
tò  nel  mar e  quel  porco ,  fopra  gli  tefiicoli  del  quale  Jlrgamennone  giu- 
rò di  non  hauer  tocco  'Brifeida .  Et  era  quaft  fimile  la  cerimonia ,  che 
vfauano  i  Immani  nel  fare  le  tregue,  perche  giurauano ,  (3 'faceuano  cer- 
te impr  ecationi  fopra  vn  porco ,  che  quiui  haueuano ,  prefenti  i  Sacerdo- 
Gioue      ti  a  ciò  deputati.  tìMalafciando  le  cerimonie ,  ritorniamo  al  7)iocu~ 
Horcio .    &°de  del  giuramento, chiamato  da*  Greci  Gioue  Horcio ,  &  rapprefenta- 
to  nella  flatua,  che  teneua  il  fulmine  a  due  mani.  Queili  dà  Romani  fi* 
fatto  iri  altro  modo ,  &  altrimenti  nomaro  ancora  ,  benché  il  T<Jumefof- 
Dio  Fidio  fe  *  Wedefimo  >  c0^ne  hanno  detto  alcuni  di  Cjioue  Horcio ,  &  del  T)io  Fi- 
dio  deyl\omani ,  perche  come  quello guardaua  il  giuramento  chefoffe  ve- 
ro ,  &  giuflo ,  così  quefio  era  fopra  alfcruar  la  fede  ,  &  per  queslo  era 
adorato,  e  tencuafifra  le  cofe  antiche  di  ~R$mii  fatte  in  quefla  guifa.  Egli 
è  vnpe'tfo  di  marmo  intagliato  a  modo  difenefira ,  om fono  J 'colpite  tre 

figure 


De  gli  Antichi. 


Imagine  delDioFìdìo  cuftode  della  fede  ($f  fedeltà 
dì  Gioue  detto  Veioue  cioè  noceuole  (efr  caHioatore  dì 
Gioue  con  tbaùito  dì  Bacco  a  cui  e  attribuito  il  fuo  nu- 
me (efr  della  capra  tAmalthea  che  diede  il  latte  à  Gioue 
d'f-vno  decorni  delia  quale fu  fatto  il  corno  di  diuìtìa  o 
cornu  copia-* . 


M4  Iroaginide.iDei. 

figure  dal  mc^o  in  sa  ,  delle  quali  t' vna  i  che  è  dalla  banda  deflra ,  è  dì 
buomo  in  habìto  pacifico,  &  ha  lettere  a  canto ,  the  dicono  H  0  A^O  i^« 
l'altra  dalla  fini  tira  parte  è  di  donna  net  mede/imo  habìto ,  ccn  ma  CO- 
tona  di  Lauro  in  capo ,  &  con  lettere,  che  dicono  V U\lT  jl  S\  Oue- 
Jìe  due  figure  fi  danno  la  mano  deflra  Ivna  con  taltra,tra  L  quali  è  la  ter 
%a  di  fanciullo  xh  e  ha  la  faccia  bella, &  boheJìa}cuìfono  intagliate  j "opra 
il  capo  quefie  due  parole  DIV  S  F 1DIV  S .  Et  per  punire  Clone  lo 
fpagiuo,come  ho  detto,mì  viene  a  mente ,  ch'ci  non  fu  fempre  adorato , 
perche gkuaffe  ;  ma  perche  non  nocefie  amora  alle  volte ,  &  lo  chiama' 
Veioue.     rono  V  eioue  allhora-.come  ebepoteffe  mcerefolawente\  fi  che  mofirarono 
pur  anco  nella,  fu  a  fiatila ,  perche  la  fecero ,  fecondo  che  fi  legge  appref- 
Gellio .    f°  ^  9ettiQ  j  &  c'y£  riferìfee  \Aleff andrò  K(apolitano  ;  in  forma  di  fan- 
ciullo con  le  corna  in  capo,\S  con  le  fatue  in  mano  in  guifa  di  ferire ,  <& 
haueua  à  canto  vna  Capra .  Ter  che  differo  le  fauole ,  che  hauendolo  già 
la  madre ,  per  camparlo  dalla  uorace  gola  di  Saturno ,  dato  in  guardia  à 
due  J^infe  in  Creta^nomate  tvna  jlmalthea ,  &  V altra  Meli/fa ,  ouero 
Bega,  &  Relice ,  quefie  lo  nudr irono  di  mele ,  -0  del  latte  di  vna  loro  ca- 
pra,cbe  amaùano  affai .  y£éìla  quale  e  (fendo  .attenuto  vn  giorno  3  che 
per  dìfgratia  fi  ruppe  vn  conio  ad  un'arbore  con " grandiffimo  difpiacere 
Corno  di  ^€^e  rH}nfe^e  ne  furono  dolenti  oltra  modo  ;  elle  non  potendo  farne  al- 
Douitia.  tro  s  lo  empirono  di  dìuer fi  fiorì  ,  &  frutti  ,&  adornatolo  tutto  di  belle 
frondi ,  lo  prefentarono  à  (jioue  3  il  quale  l'hebbe  molto  caro  ,  &  volle , 
che  per  hanore  della  fua  nutrice  eì  foffe  fompre  fegno  di  abondan^a  \  on- 
de lo  ehiamiamo  anchora  corno  di  diuìtìa  3   &  dì  iJ.malthea  ancotal- 
bora, del  quale  difie  Ferecide,come  ri f eri f ce  *A  dollodcro, la  uirtu  effere  ta- 
le 3  che  dà  copio f amente  tutto  quello, che  l' buomo  sa  defiderare per  cibo  , 
&  per  bere .  Si  legge  anchora  ,cbe  quefio  corno  non  fu  di  capra ,  ma  di 
bue>&  di  quel  bne,nel  quale  fi  muto  *Atheloo ,  quando  già  combattè  con 
Her  cole  per  cJ)eianira ,  che  era  fìat  a  promeffa  dal  padre  ad  ambidoi;  per- 
che Her  cole ,  come  dicono  le  fauole  ,  glielo  ruppe  ,  &  lo  gittòvia  : 
ma  le  7S[aiade  ninfe  de*  fiumi  lo  ramifero ,  &  empiutolo  di  varij  fiori, 
&  frutti ,  &  adornatolo  di  verdi  /rondilo  confecrarono  alla  Copia,  che 
Corno  co-  s'intende  per  la  'Dea  dclln  abondan^a ,  &  per  do  fu  chiamato  il  (orno 
p*a  Jfe  fua  della  CopìayCS  di  doniiia ,  La  quale  cofa  (inficiando  da  parte  le  bifiorie , 
e  pò  mo—  cfój^fotfoqwfiafctuola  )  dicono  alcim:(h£  mofira  lafor^a  nella  for- 


\e ,  O"  gli  beni  temporali .  La  copia  dunque  de  i  fiorì  t&dci  frutti  $~ìà 

nel 


Degli  Antichi.  115 

nel  corno  ài  dìuhia,di  capraio  di  bue  che  eifofie ,  perche  le  riccbe%xe,& 
gli  altri  beni  mondani  paiono  efier  in  potere  della  fortuna ,  &  che  vadi- 
no,&  venghino  come  à  quella  piace .  Totrebbcfi  anco  dire ,  che  il  corno 
di  douitia  veniffe  dalla  Capra ,  che  diede  il  latte  à  Cfwue  ,  perche  da  lui 
erano  creduti  -venire  tutti  i  beni,come  ho  già  detto-.Onde  gli  fu  dato  il  me 
defimo  potere  anchora,che  ha  il  Sole ;&  perciò  voleuano ,  eh'  eglihauefic 
lefaette  in  mano  nella  (tatua,  ch'io  difegnai  poco  fa .  Et  alcuni  gli  die- 
dero parimente  il  nume  di  'Bacco ,  facendone jimulacro  con  gli  ornamen»  Giouc  co 
ti  di  Bacco,come  recita  Taufania ,  che  Tolicleto  ne  fece  vno  in  arcadia,  oraaméu 
che  haueua gli  coturni  in  pie,  &  con  l'vv.a  mano  tencua  vn  vafo  da  bere ,      Bacco  • 
&  con  l'altra  vn  Thirfo,  al  quale  era  vn  aquila  in  cima  .  Etdoueua 
ejfere  giouane  qucjìo  parimente \come  fi  fa  Bacco  :   &  come  fu  il  Gioue 
adorato  àTerracina,cui  diedero  vn  cognome,  che  fi  gràfica  fenTarafo- 
io  perche  erafen^a  barba  ,  né  haueuano  bifogno  difimile  coltello  .  To- 
ebefono  poi  quelle ftatue  di  Gioue ,  alle  quali  non  fia  aggiunta  l'equi-  aquila  di 
la  in  qualche  modo  >  come  vccello proprio  di  lui.  Et  perciò  dalle  aquile  Gioue . 
è  tirato  fempre  il  carro  di  (jioue,òfia  perche ,fec ondo  che  riferifee  Lattan 
tìo,ei  pigliò  buono  augurio  di  vittoria  dall'  ^4quila,che  gli  apparue  già, 
mentre  che  andaua  a  certa  guerra  (&  dicono  alcuni,  che  fu  cantra  Satur- 
no) da  Ila  quale  ritornò  vincitore, onde  fu  dapoi  fin  to,c  he  nella  guerra  con 
tra  i  Giganti,  C\^quila  miniftraua  le  arme  a.  Cjioue,& 'perciò  la  dipin- 
gonofouente  con  lui  5  che  porta  il  fulmine  con  gli  artigli ,  onero  perche  fi 
legge ,  che  di  buttigli  vccelli  l'aquila, fola  è  ficura  dalla  faetta  del  Cie-  .     ., 
lo,  &  che  ella  fola  parimente  affifa  gli  occhi  al  Sole;  sì  che  àr agirne  ella  gjna  fea]i 
è  detta  la  Regina  degli  vccelli,&  data  à  (jioue  ^parimente  de  i  Dei.  vccelli . 
Trouaft  ancora  Gioue  (  come  lo  fece  Fidia  a  gli  Slei  ,  &  lo  deferiue 
taufania)  d'oro  ,  &diauorio  ,  che  fiede  in  bel  feggio  regale  con  5^°ue  'n 
vna  corona  in  capo  fatta  à  foglie  di  V  Ilo  ,  ha  nella  destra  manoym    ùo 
vittoria  coronata  parimente  ,  &  nella  finì/Ira  vno  fccttro  fitto  di  di- 
uer fi  metalli  ,  che  nella  cima  ha  vn' aquila  5  il  manto,  che  egli  ha 
intorno  ,  è  d'oro  fatto  a  diuerfi  animali,  &  a  fiori  di  tutte  le  forti ,  ma 
-per  lo  più  di  gigli,&  lefcarpe  parimente  fono  dorate  .  Tsff/ 'feggio  p.i , 
tutto  rilucente  d'oro,&  di  pretio Ce  gemme,  fatto  di  aucrio,  &  di  ebano  , 
fono  intagliati  molti  animali,  oltre  le  tre  Grafie ,  che  fono  dall' vna  ban- 
da fopra  la  tefìa  del  fimulacro,  cr  tre  Uorc  daljfaltra,  &  quattro  imagi- 
ni  della  littoria  in  vece  di  piedi  lo  fostengono .  Siede  parimente  Ci- 
ne fopra  m'aito  feggio  in  vna  medaglia  antica  di  Ts[eronc ,  &  ha  nella 
de/ira  il  fulmine,^  vna  basla  nella  finifira  con  lettere ,  che  dicono  Gio-  ,,  ,<?ne  cu~ 
uè  cuftode  .  Et  Luciano [criuendo  della  Dea  Siria,mette,  che  nel  tempio  £uciaJj0i 

Ti         di 


Ii6  Imagini  de  i  Dei 

di  cofleìfoffe  ìlfimulacro  dì  Girne  pofto  à  federe  sa  due  Tori .  UWa  al- 
l'incontro  poi  in  alarne  medaglie  pvve  antiche  di  'intonino  Tio ,  &  di 
Gordiano  sia  Gioue  nudo,&  tn  piedi,  &  bài' ha  fi  a  nella  des~ìra,&  ilful- 
G  icue  (la  mine  nella  fini/tra  ,  con  lettere ,  che  dicono;  Gioue  Statore  :  che  ei  fu  cofi 
tore ,         chiamato  in  certo  Tempio  a  hi  fatto  da  Òpfriulo,peY£be  a  fuoi  preghi  fer- 
mò ifoldati  VyOmani ,  &  fattigli  voltai  fronte  gli  feceflar  [aldi  già  vna 
Gioue  co-  volta, che  combattendo  con  gli  Sabini  fi  erano  mcjjì  in  fuga  .  1)aque- 
ieruatore.  slo  non  è  molto  dijfimile  (jioue  confcruatore,che  fi  vede  nelle  antiche  me- 
daglie di  T>iocletiano  ,  il  quale  ftà  parimente  dritto ,  &  ha  nella  deftra 
duefaette  in  guifa,che  fi  ponno  pigliare  anco  per  due  fulmini,  &  vna  ha- 
fia  nella  fmiftra.  Et  in  vn: 'altra  medaglia  del  mede  fimo  rDiocletiano  è 
chiamato  Gioue  conferuatore  delio  vninerfo,  Cf  tiene  la  ha  fi  a  con  la  fìni- 
slra ,  &  con  la  defìra  porge  vna  breue  imagine  della  vittoria. .  TslJ  al- 
t    .        tra  infogna  pare ,  che  fia  propria  a  (jioue  del  fulmine ,  benché  lo  dejfero 
j"  clvl2L  \  i'EomaniyComefcriue  T-lin'Oy  al  Dio  Sumano  ancora ,  il  quale  era  il  me- 
flo .  defmo,che  Tlùtone,ma  quello  pero  follmente ,  che  vtnìua  la  notte ,  per- 

Falmifie  che  il  fulmine  del  dì  era  di  Gioue .  Gli  Etrufci  ,  antìchiffimiofferuato- 
à?m  a  più  yì di quefie  cofe,  y dicroiche cncoVolcano^  Ulfiuerua parimente fpie- 
rf.1  *  gafìe  il  fulmine ,col  quale  fi  le^ge,che  ella  abbruciò  già  l'armata  de  i  Gre 
fpieea  il  ti-Onde  Virgilio  fa  così  dire  a  Giunone  fdegnata  fra  sé  medefima  per  non 
fulmine .  potere  fare  Ù  male, che  voleua  ad  Enea,&  a  gli  altri  Troiani  ..quando  do- 
Virgilio.   pò  U  rouina  di  Troia  andavano  in  Italia . 

Uà  Taìlade  potuto  Vendicarfi 

De' Greci,  &  abbruccìar  le  nani  loro , 
Spiegando  fopra  quelle  di  fu  a  mano 
Da  l'alte  nubi  iì  fulmine  di  Cjioue  ', 

Et  io ,  &ct 

pi  •  «  ,.  Et  dìcetianòycbei  fulmini  fgiegati  da  gli  altri  T)eiy  che  così  interpre- 
te coiori ,  faremo  pei  bora  qucllo,che  e/Ji  dimandauano  CManubìe ,  erano  bianchì , 
ò  negr'uma  rofio  era  quello, che  veniua  dalla  mano  di  Gioue ,  come  riferi 
Acrone .  fce  t^daoncj  oue  Horatio  dice  ,  che' Ifommo padre  con  l'ardente  de/ira  ha) 
p  I  •  toc  io  le  facre  torri,  Da  che  vengono  afar fi  le  tre  forti  dei  fulmini  posle 
di  tre  forti  da  ^Ariflotele, delle  quali  ì'vna  è  cofi  chiara,  &  penetrante, che  fagli  mi 
Miracoli  racoli,che\i  leggono  troppo  grandi ,  come  che  pajfando  fi  bee  il  vìnotutto 
del  fulmi-  di  vna  bottc{jin^a  lafciare  jegno  di  hauer  tocco  la  botte  ;  che  fonde  l'or- 
jj  "  .  gento ,  C  ogni  altro  metalio,cbe  troua  nelle-  caffè  ,ftn^a  punto  offendere 
*  ama'  quesle  ,  che  a  Martia  fontina  Promana  cftinfe  il  parto, che  baueua  an- 
cora 


Degli  Antichi.  117 

Cora  nel  ventre  ,  &  a  tei  non  fece  alcun  male  5  che  ammala  le  per- 
fine ,  ne  fi-vede  ,  che  babbi  tocco  le  velli  ,  che  hanno  intorno,  zsr 
alni  jimili:&  qucfla  forte  di  fulmine  viene  da  <JUinerua,ch2  nacque  del 
capo  di  Gioite,  cj  è  perciò  la  più  purgata ,  &  più  fottìi  parte  delfyoco , 
<&  farà  la  bianca^* .  L'altra  abbrucia  ciò  che  troua ,  &  queftafia  l#  rof- 
fa,mandata  dalla  mano  di  (fìoue.Later^a,che  ha  più  dell' 'httmido,& del 
groffo  non  abbruciala  tigne  folamente^  Z?  perciò  la  difiero  negra  >  01  la 
diedero  a  Vulcano  mìnifìro  di  queHo  noflro  fuoco  tutto  fitmofo .  Ver  le 
quali  coje  hanno  i  Toeti  chiamato  il  fulmine  trìfulco ,  come  che  ferì fca 
in  tre  modì^J  dipingevi  parimente  coltre puntet&  tre  furono  i  Ciclopi , 
che  lo  fabrìc-3uano,come  fi  dice  nella  ìmagìne  dì  Folcano;  in  cui  non  trono 
perocché  foffe  daiomai,ne  in  slatua^nè  in  pittura  il  fulmine  ,  &  manco 
a  CMinerua  ;  benché  fen  e  legga  quejlo^he ne  hòfcritto,per  dimostra- 
re la  naturai  gii  dluer fi  effetti  di  quello,  ma  a  Cj bue  folamente  l'hanno 
pofto ,  0-  tal  volta  in.  ma/ki ,  &  tal  altra  a  piedi ,hora  H,\^$quila  glielo 
porta  appreffo  col  becco,  ima  con  g  li  artigli,&  in  altri  varij  modi  è  fiato 
f colpito, ^3  dipìnto.  Seneca  dìce,che  il  dare  a  Gioite  il  fulminee,col  qua-  beneca* 
le  egli  fpaitenta  fouente  iUjìfondo  ,  fu  finto  da  gli  antichi  per  frena- 
re la  temerità  de'  fuperbi  ignoranti  ,  lì  quali  fi  fare bbono  datilicen- 
tiofamènte  Od  ógni  forte  di  maluagità  ,  fé  non  bautffero  temuto  alcu- 
no ,  che  ecce'defse  ogni  humana  forbir.  Ver  impaurire  dunque  quelli , 
li  quali  nenfapeuano  far  bene  fé  non  per  timore  ,  fu  detto  ,  che  (f  io- 
ne fuprenìo giudice  delle  attigni  humanetlaùahro  fopra  conia  destra 
armata  del  fulmine .  l^J  Ip  faettana  egli  pei ò  fempre  di  fuo  volere 
folamente  :  ma  ,  come  diffj  già  ,  fpefso  col  configlio  de  gli  altri 
'Dei  ,  &  era  grauiffimo  alihora  ■> .  &  apportatore  di  molti  mali  ,  fi 
come  era  leggiero  ;  &mos}raua  ,  che  l'ira  di  Gioite 'fi  potma  placare 
facilmente  ,  quando  non  v'intrauenìua  il  configlio  celefìe ,  'Daquesìo'Documcn 
Seneca  forma  va  documentò  morale  molto  fallo, dicendo,  che,  come  Gioite  t0  morale 
fupremo  Bj  de  i  Dei gioua>&  manda  del  bene  a 'mortali  fen^a  dimandar 
ne  l'altrui  configlio  degli  altri  T>eì\così  fra  noi  i  I{è,  &  gli  altri  Signori 
dourebbono  prima  ,  che  far  male  altrui ,ò  per  cafligo,  ò  per  quale  altra  fi 
"voglia  cagione, penfarui  molto  fopra,Z5  hauerne  buon  configlio /i  cor  dan- 
àofì  ,  che  Gioue  non  fi  fida  delfnogiudicio  folo ,  quando  ha  da  mandare 
qualche  grane  male  al  mondo  ,  &  che  non  per  altro  fu  detto  ,  (he  de 
fulmeni  mandati  da  (jioue  altuni  erano  graui  ,  &  perniciosi  ,  & 
ìalcuni  lieui ,  &  di  poco  male ,  fé  non  per  dare  ad  intendere  cui  tacca  di 
cafligare  gli  hurnani  errori  ,  che  non  ha  da  fdminarc  centra  tutti  ad 
vn  medefimo  modo  ,  né  moSìrarfi  egualmente    terribile  da  ogni 

vno. 


US 


Imagini  de  i  Dei 


Imdgme  dì  Gioite folgorante apportator  dìpìoggiejt 
nembi,  che  ferine  le  attioni  de  mortali  &  quelle  caftiga, 
ffl  premia.  &  lìmagine  di  Gioue  labradeo  de  lidipgnì- 
ficante  efer  iddio  appare  ch'iato  à  cafiigare  lì  malfattori) 
<y  laprouiden^a  diurna—*  » 


Degli  Antichi.  n<> 

vno .  legge  fi  ancora  ,  che  Gioite ,  portava  Ju'lfiniflro  braccio  la  pelle 
della  Capra ,  che  lo  nutrì ,  quando  egli  era  anco  bambino ,  detta  Egida ,  E£W3  P™ 
&  che  con  quella ,  fcuotevdola,faceua  le  pioggie ,  sì  come  con  la  deftra  q-*-    c  X 
fpiegaua  il  fulmine,  fecondo  che  nota  Scruto  apprefio  di  Virgilio-,  otte  ci  Virgilio . 
dice ,  che  g  li  arcadi  credettero  di  hauere  vitto  già  da  principio  intorno 
al  Oliente  Turpe  io  lo  Ueffo  Gioue. 

Quando  l'Egida  negra  fpeffo  fittotela , 
E  mouc  con  la  delira  ofeuri  nembi , 

Et  che  nella  medefima  pelle  chiamata  anco  T>iphthera  ei  fcriueua  Dfphtera 
tutto  anello ,  che  fi  faceua  per  lvnìuerfo,per  non  fi  [cordare  cofa  alcuna,  "bro     di 
quando  voleua  riuedere  il  conto  del  le  attioui  bumanì .  Onde  diceuano    10ue* 
gli  a  ntichi  per  prouerbìo  ,   che  (jioue  haueua  pure  guardato  una  volta 
nella  Diphthera,quando  vedeuano  qualche  maluagio  buomo,  dopò  l'effe- 
re  flato  va  tempofelìce,efJere  caftigato  alla  fine, &  punito  de  Ile  J uè  mal- 
lugieopcrationi. 

Oltre  di  ciò  Gioue  fu  fatto  fenica  fulmine  ancor a,come  fi  legge,  che  ne 
fu  vnfimulacro  nella  (aria  regione  dell'afta  minore,  il  quale  non  ha- 
ueua fulmine, né  feettro, né  altra  cofa  di  quelle,  che  fin  qui  fono  fiate  det-. 
te,ma  vnafeure  fclamente>  &  ne  rende  la  ragione  Tlutarco  raccontando.,  Plutarco  . 
che  Htrcole,ammax$ato  che  eglihcbbe  Hip  polita  Bigina  delle  \Ama7- 
•zonì ,  tolfe  la  [cure ,  ch'ella  portaua,  tra  l'altre  fut  arme ,  <&  la  dono  ad 
Onfale  fuaja  quale  fu  di  Lìdìa,&  perciò  i  P\è  della  Lidie,  vfa-  onopoi  di 
portarla ,  &  come  cofa  facra  la guardauano .    Quefla  per  mano  di  molti 
J\è  venne  a  Candauleychepoi  non  fi  degnò  di  portarla,  ma  la  faceua  por-  Candaiue 
tare  ad  vno,  che  fempre  era  con  lui^il  quale  ìnfieme  con  Candaule  fu  yc- 
cifoda  (jige  vincitore  dello. <  guerra, eh  e  già  gli  haueua  moffa,  &  trad'al- 
tre  fpoglie,che  ei  ne  riportò  in  Caria,  fi  lajcure  anchora ,  la  quale  popkìn 
mano  poi  ad  vn  fimulacro  di Gioue  quìui  perciò  fatto ,  che  fu  chiamato  r.       T 
Labradeo  ,  perche  dicono  quelli  di  Lidia  labra  lafcu.re .   Ma  Lattantio  j  Q> 
tiene,che  fojfe  co  fi  detto  da  vno  ,  il  quale  nominato  Labradeo  por  fé  a  Gio- 
ue foccorfo  j  &  aiuto! lo  in  vna  guerra  grand iffhr/d_j ,  \Ja  quello  fi- 
mulacro,  dice  Eliano,  che  flaua  appefovn  coltello anchira  chiamato  Ca- 
rio ,  &  fu  riuerito  aj]ai,pcrche  di  conobbe  quelli  di  Caria  furono  i  primi,  T  • 
che  face/fero  quelle  cofe,  le  quali  feruono  alla  guerra ,  che  combattefero  ,-;e  ajj  arne 
per  premio ,  che  acconciaffero  gli  feudi  in  modo,  che  fi  poteffrro  imbrac-  fidi  guer- 
ciare  ;  &  che  mette  faro  i  cimieri  sii  gli  elmi .    Et  perche  fpt'jjo  mofira-  ra-  - 
no  i  dipintori  le  fattole  dipìngendUe  così  bene,  coniar iuendo  le  babbiar- 

no 


1:0  Imagini dei  Dei 

no  finte  ÌToeti,  bauendovndijcepolo  di  *A pelle  vditc  già  dive  >  è  letti 

Gioue  par  forfè ,  che  Gioue  partorì  'Bacco  ,  lo  dipinfe,  fecondo  che  ferine  Tlinio3  con 

tonente .  uìtl  ornamenti  che  portavano  in  capo  le  donne  dì  Lidiay  in  me^o  di  alcu- 
ne femine^cbe  lo  aiutauano  a  partorire ,  &  egli  a  gai  fa  di  donna ,  che  nel 
parto  fen^a  gran  dolore  ,  partita  lamentarfti&  erano  quitti  molte  'Dee  t 
h  quali  facevano  il  maggiore  bisbiglio  del  mondo .  lS[on  raccont  di 
'Bacco ,  come  Cjioue  lo  portaffe  un  tempo  attaccato  al  fianco ,  infitta  tan- 
to 5  che  venne  l'hora  del  maturo  parto ,  perche  quefie  fanale  per  le  trans- 
format  ioni  di  Gnidio  fono  già  così  volgari  ,  do  e  le  fa  ogni  uno  homai . 
Hanno  gli  fcultori  antichi  parimente  tolto  molte  volte  £  efìempio  delle 

Paufania .  flatue  ,  che  hanno  fatte  ,  da'  Tocti .  Cnde  Taufania  ferine ,  che  alcu- 
ni Leontini ,  gente  della  (frecia ,  fecero  à  loro  priuatefpefe  vn  Gioue  alto 
fette  cubiti  ,  il  quale  bau  euavn\A  qui  la  nella  fmijìra  mano  ,  &  con 
la  delira  portaua  vn  dardo ,  perche  l' battevano  già  veduto  coft  de  fritto 

S  trabone  .  da  alcuni  Toeti .  Strabene  oue  redenta  del  tempio  di  Gioue  Olimpio ,  il- 
quale  per  l' oracolare  era  quiui^fi*  già  un  tempo  celebrato  in  modoyche 
da  ogni  parte  della  Grecia  vi  concorreuano  perfone  à  portare  di  molti-)& 
ricebi  doniycome  fece  Cip  fé  Ilo  tiranno  di  Corinto ,  che  viojferfe  vn  fimu- 
iacro  di  Gioue  tutto  d'oro  mtjfìccio^dice,  che  in  ejfo  fu  vna  [tatua  pure  di 
Gioite  >f atta  di  auorio  da  Fidia  ^Atheniefe  tanto  grande ,  che  benché  fojfe 
il  tempio  grandifftmo ,  era  piccolo  nondimeno  alla  grandetta  della  fia- 
tua ,  &  per  ciò  parue  l'artefice  di  batter  male  offernato  la proportione  del 
luogo  ,  perche  fece  quella  ,  che  fedendo  toccaua  col  capo  lo  alto  tet* 
to  ,  onde  ,  fé  fi  fojfe  dri^ato  bifognaua  romperlo  ,  conciofia  clf  el- 
la veniua  ad  efìer  più  alta  affai  del  tempio  :  ma  neper  quefio  fa  ella 
men  lodata  ,  che  merita/se  la  beitela  fua  ,  imperoche  Quintiam 
ferine  ,  che  quefla  parue  aggiungere  non  so  the  alla  religione  ,  à 
quella  riueren^a  ,  ch'era  portata  d  Gioue  ,  tanto  rapprefentaua  be- 
ne la  maeslà  ^Diurna  ,  della  quale  tolfe  Fidia  (come  ei  diffe  à  Tan- 

Homero  ,  demo  fuo  nipote  ,  che  gliene  dimandò)  hffempioda  Homero  ,  oue 
cofi  dice  : 

Moslrò  col  graue  ,  e  r inerendo  cenno 
il  figlio  di  Saturno  ilfuo  volere , 
Movendo  il  capo  ,  che  d'ambrofìa  fparfo 
Fece  moiicrji  infìeme  l'vniturfo. 

Et  hanno  finto  i  dipintivi  alle  volte  anebora  alcuna  cofa  da  loro  Heffì^ 
tome  fece \A pelle  ,  quando  fìt  accufato  della  congiura*»  ,  fecondo  che 

fipuà 


DcgK  Antichi 


121 


tmagìne  dell 'oracolo  dì  Gloue  Hammonìo  de  Troglo- 
diti fignifit ante  tofcuritk  ffi  njìlta  delle  co  fé  monda- 
ne >&  che  bifogna  riguardare  &  inalzar  fi  con  l'aceti- 
tez^a  dell'intelletto  alt  altera  delle  Diuìn^ . 


C 


122  ImaginìdeiDci 

fi  può  vedere  nella  imagint  della  calumnìa.  Et  Tlìnìo  fcrìue^che  T^ea- 
tace  dipintore  di  grande  ingegno  hàueua  dipinto  vm  guerra  T^auale  de 
gli  Egittif,  (3  de  i  Terf,nè  potendo  con  la  fola  dipintura  de  i  luoghi  mo- 
fìrare,cbe  quella  foffe  fiata  fatta  fu l  T^ilo,  come  egli  voleua,  che  s'inten- 
dcjje  ìmaginefji  di  moslrare  ciò  in  quello  modo;Ei  dipinfe  vritAfmo>  che 
beata  su  la  ripa ,  &  vn  Crocodilo  ììaua  in  agguato  per  fargli  male ,  per- 
ocché il  Crocodilo  è  animale  proprio  dello  Egitto ,  &  in  Terfiaè  copia 
grande  di  ^4  fini .  Ter  le  qual  cofe  voglio  dire ,  che  fu  ritrouamento  for- 
fè de' Pittori  ancbora,ouero  de'  Scultori  il  fare  le  imaginide  i  TJeifenra 
forma  alcuna  d'huomoyò  di  altro  animale,come  dì  tenere  fi  legge, che  el- 
la ne  btbbe  vna  in  Tafo;  il  Sole  parimente  fu  così  fatto  apprefjò  de  i  Fe- 
Sicionij .   Yiicì'.  &  i  Sicionij  gente  de  la  Morea  hebbero  Gioue  fatto  in  guifa  di  Ti- 
ramìde,come fcriue  Taufania .  fi  eie  crederò  che  voglia  fìgnificare  quel 
mede  fimo, che  fignìfea  la  (latuapur  di  Cjioue  (  della  quale  ho  già  detto) 
nuda  dal  me\o  in  fu,  &  vefiita  nel  re  fio.  Ter  che  la  bafe  di  quefle  ìma- 
gini  ci  rapprefenta  lofeuro  delle  tenerne ,  per  le  quali  caminiamo  in  que- 
llo mondo,s}  che  tenendo  l'animo  applicato  alle  cofe  Immane  non  potiamo 
hauer e  alcuna  cogmtione  delle  diuine ,  nelle  quali  bìfogna  guardare  con 
VacuteT^a  della  mente ,  moslrata  per  l'acuta  cima  della  Viramide .  Et^ 
lo  può  fare  V  animo  nofiro ,  quando  taglia  via  tutti  gli  affetti  de  l  corpo  , 
&ft  affottiglìa  sì  che  penetragli  Cieli  ;  onero  quando  mette  giù  la  cor- 
porea mole ,  &  tutto  f carico  ,  &  leggiero  fé  ne  riuola  à  godere  la  beata 
vifìa  delle  cofe  eterne .  Et  perciò,  ò  queflo,  od  altro  che  ne  foffe  la  cagio- 
QXurtio  ne,fcriue  Quinto  Curdo,' che  appreffj  de  i  Trogloditi  in  Egitto ,  ouefu  un 
,ioueHa  bofeo  confecrato  al  Dìo  Hammonìo ,  che  era  Gioue*  nel  me^o  del  quale 
Fonte  'feifw&Mavn  fonte  dimandato  l>aceluadel  Sole  (che,  come  riferi f ce  anco 
Sole.         Tomponio  UWela,  al  cominciare  del  giorno  era  tiepida ,  al  me^o  gior- 
no fredda,  verfo  la  fera  fi  rifcaldaua  vn  poco,&  alla  mex^a  notte  tanto 
era  calda ,  che  bolliua£5  andando  verfo  il  giorno  veniua  intiepidendofi) 
fu  adorata  certa  cofa,che  non  era ,  come  fi  fogliono  fare  ifimulacri  degli 
Ima«ine  i  Deiì  ma  H  foìma  di  ombelico  compoflo  di  fmer aldi ,  &  di  altre gem- 
forma  di   mejargo  difotto  ,  &  rotondo,  che  fi  va  a  fiottigli  andò  verfo  la  cima ,  & 
Ombilico  che  quando  da  qucfto  rolcuano  intendere  alcuna  cofa ,  lo  portauano  i  Sa- 
cerdoti involta  [opra  vna  naùcclla  dorata ,  alla  quale  erano  attaccate 
intorno  molte  ta7^e  di  argento ,  '&  vi  andauano  dentro  donne ,  &  don- 
zelle cantando  certi  incompofli  ver  fi,  per  li  quali  penfauano  di  fare ,  che 
Cjioue  defie  poi  loro  certi  refponfi  di  ciò  che  defiderauano  fapere.  Sotto 
Gioue  in  immagine  divn  UUontonefu  adorato  ancora  qurfto  Gioue  Hammonìo, 
Mótone  '  &  dicono  alcuni  efierne  Hata  la  cagione  >  perche  camminando  già'Bacco 

per 


Degli  Antichi. 


1-3 


Imagìne  dì  Gìoue  Hammonio  degli  ^Arcadi,  &  dell'i 
Egittìj^  della  quercia ,  &  del  montone  à  luìfacratì, 
Jìgnìficantì  iddio  effer  autore  della  njìta  e>  mantenì- 
tore  del<~uìuere  >  <$f  delle  rijpotfe  dubie  del  detto  orà~ 
colo  Hammonio. 


JL   2 


124         r  Irtìàgìnì  de  i  Dei 

per  i  deferti  della  Libia,  era  per  perìrfene  di  fete  con  tutto  il  fuo  effe  tei' 
to,fe  dopo  l'bauere  fatto  diuotc  orationi  al  Tadre  ,  non  veniua  vn  (JA  ten- 
tone, il  quale  andandogli  femper  dauantì  lo  conduffe,  oue  troub  à'abbeue- 
rare  tutto  l'efferato:^  credendo ,  che  in  quello  animale  j vffe  venuto  (fio- 
ue  à  moslrargli  le  deftderate  acque  r  glipofe  quiui  vn  altare ,  &  fece  il 
fuofimulacro  informa  di  CMontonc .  Ouidio,feguitando  le  fauole,  vuo- 
le,che  ciò  fofle ,  perche  ,  quando  i  Dei  del  cielo  fuggirono  dalla  furia  d£ 
Cjiganti  in  Egitto ,  (f  ione  per  maggiore  [uà  ficure\^afi  cangiò  quiui  in 
Herodoto  Montone  .  Et  Herodoto prendendo  la  ragione ,  per  la  quale  era  vietato  à 
T ebani  in  Egitto  di  facrifìcare  le  pecore  ,  ferine ,  che  non  volendo  (fio- 
ue  efìer  veduto  da  Her cole  ,che  lodefideraua  grandemente ,  <&  nelcpre- 
gaua  tutto  dì  >  ne  potendo  più  r  e fnlcr  e  àcofi  affettilo  fi  preghi  ,  glifi 
Montone  wofirò  Ve  fi  ito  di  vna  pelle  di  ^Montone  :  &  che  da  queflo  poi  tolferogli 
uiueruo.   Egittij  il  fimulacro  di  (fioueìn  forma  dìtJMontone  .  E  quesìabeslia 
appo  loro  riuerìta  molto,  &  non  l'ammalano  mai  per  farne  facrificio, 
[e  non  il  dì  della  fefla  di  Cjioue  ,  nel  quale  ogni  anno  tagliano  il  capo  ad 
vn  (JAlontone ,  &  lo  feorticano ,  vejìendo  di  quella  pelle  il  fimulacro  di 
Cioue,al  quale  portano  poi  quello  di  Herode,  perche  lo  veggia ,  &  final' 
mente  tutti  quelli, che  fono  quinti  vanno  à  battere  lofeorticato  Montone , 
& pofloloin una  urnafacrata  lofepelifcono con  grandiffimariucn^ar1slè 
fu  in  Egitto folammte  queflo  Gìoue  Hammonio  ,  ma  in  Grecia  ancho- 
ra  ,  &  apprefìo  de  gli  (arcadi  (  come  recita  Taufania  )   era  fatto 
informa  quadrata  atta  foggia  de  gli  HcrmLfidtue  dì  Mercurio  ,.  &  ha- 
.     netta  in  capo  le  corna  di  Ukontone  ?  &  alcuni  anco  gli  faceuano  tutto  il 
capo  di  Mzntone ,  &  ciò  >  perche  erano  così  dubbie  le  fu  e  rìfpofle ,  come  è 
il  capo  del  CMontone  muolto  in  quella  f uà  pelle .  Oltre  di  ciòtrouafì  , 
Alefsadro  comeriferifee iAlejfandroK(apolìtano ,  che  i  Celti^rnte  della  Francia, 
Napolita-  metteuano  per  la  imaginc,  &  flatua  di  Cjìoue  vna  altiffìma  Quercia ,  & 
no .  p^  lui  l  adornllano,  forfè  perche  fapeuano ,  che  tra  gli  arbori  la  Quercia 

era  confi  crat  ad  (jione  ,  come  quella ,  del  frutto  della  quale vìjjtro  gli 
huomìni  già  nt 'pimi tempi,  CF  à  lui  liana  dipafeer ,  &  nodrir  quelli, 
li  quali  egli  era  creduto  di  hxuere  prodotti  al  mondo ,  ££  di  hauerne  l'v- 
niUerfal  gou  erno .  Ter  la  qùal  co/a  gli  antichi  coronauano  di  Quercia 
qua  fi  tutte  le  flatue  di  Gioite  ,  come  che  quefla  foffe  fegno  di  vita  ,  la 
quale  era  creduta  efiere  data  da  luì  a' mortali .  Onde  foleuano  i  Romani 
dare  la  corona  della  Quercia  à  chi  haueffe  in  guerra  difefo  da  morte  v\i 
Cittadino  Romano  ,  volendo  à  colui  dare  la  infegna  della  vita  ,- che 
fu  cagione  altrui  di  viuere  .  Ma  di  Vliuo  anchora  fecero  ghirlande  al- 
le volte  à  GivM-ipcrcbe  queflo  èjcmprc  verde}di  ìnolto-vtile ammortali , 

&paio- 


De  gli  Antichi'.  125 

&  paiono  lefue  foglie  efiere  qua.fi  del  colore  del  Cielo  ,  benché  fi  tcngbi 
più  toflo  ejjt  re  arbore  di  TalUde ,  ò  ài  Minerua ,  ci/ è  la  medefima ,  come 
nella  J ita  imagine  fi  può  vedere  .   Et  TaufaniafcriuCy  che  in  cqjrta  parte  Paufania . 
della  Grecia  fu  vnfimulacro  di  Giouc,che  teneua  zinvccello  con  fyna  del 
le  mani,&  con  l  ahr  a  il  fulmine, &  haueua  in  capo  ima  bella  ghirlanda 
dì  primaucra .  Hebbe  anco  Gioite  fouente  la  corona  di  T^è  ,  fecondo  che  Martian0„ 
difpra  lo  deferiue  Martiano  ;  perche  ,  come  la  dipinfe  Vallade  conten- 
dendo con  i^fragne  apprtffo  di  Ouidio ,  è  Regale  la  imagine  di  Gioue  > 
concio  fjjje  che  egli  era  creduto  I{è  de  i  'Deiydegli  buomini>&  dell' vnì- 
tterfo .   £t  Scruto  fopra  la  decima  Ègloga  di  Ptrgììio  dice  ,  che  le  prò-  «,      . 
prie  infegne  di  Gioue ,  le  quali  [alenano portare  quclliy  che  trionfauano  , 
erano  lo  feettro  y  &  la  toga  palmata ,  cb$  era  ima  vette  di  porpora 
grande,& ampia  {nella  quale hanno  detto  alcuni ,  che  era  teffutala  pal- 
ma per  dentro  ;  0?  altri  che  era  dipinta  a  gran  bolle  d'oro .  Lo  battere 
dipinta  la  fauia  di  roffo ,  fu  percioebe,  come  ferine  ancho  Tlinio  goletta-  p]inf0. 
noi  Bimani  ogni  fetta  tingere  la  faccia  a  Gioue  di  minio  ,&  era  vna 
delle  principali  cofe  ,  che  faceuano  i  Cenfori,dare  a  miniar  Gioue ,  Et 
quelli,che  trionfauane,parimcnte  fi  faceuano  tutti  roffi  col  minio  ,•  'Don- 
de tolfero  le  donne  la  vfan \a ,  che  poi  è  pacata  fin  a  i  tempi  noflri  ,  di 
far  fi  colorite^  roffe,  parendo  dì  diuentarne  pia  belle,  oue  molte  fi  fanno 
fouente  fpauenteuoli  da.  vedere .  Et  nella  Ethiopia  vfauano  parimente 
i grandi  huemini  di  dipingerfi  non  folo  la  faccia  ,  ma  tutto  il  corpo  col 
minio  ,& dauano  il  mede  fimo  colore  à  tutti  i  fimulacri  de  i  loro  Dei  . 
furono  poi  vitti  me  di  (jiouefacr  ideategli  da' Bimani  per  diuerfe  cagio-  vittime  dì 
ni  in  diuerfi  t 'empi \&  fatto  diuerfi  cognomi, la  capra,  l'agnella  di  due  an-  Gioue. 
ni  ,  &  vn  toro  bianco  con  le  corna  dorate ,  anchor  che  facrificafiero  an- 
cho alle  volte  fen^a  vittoria  con  farro,  fale ,  &  incenfo .  Treffo  gli  j£- 
tbeniefi  gli  faenficaua  vn  bue,con  cerimonia  forte  ridi  colo  fa-,  &  era  ta- 
le, come  racconta  Taufania  .  rJMetteuaw  un  poco  di  fina  ,  £$  difru* 
mento  mcfcoUto  infume  fu  C altare  di  Gioite  ,&  il  bue  defiinato  al  fa- 
crificioaccofìandouift  l'andana  a  mangiar e\allhora  mniua  uno  dei  Sa-       . 
cerdoti ,  chiamato  da'  Greci  per  l'officio ,  che  haueua  Bufino ,cb e  uiene  à   ■  Da2JL 
dire  in  no/tra  lingua  percufore  del  bue ,  &  dato  di  una  ftureful  capo  à 
quella  bettia  ,  fé  nefuggiua  uia  di f libito ,  hfeiata  iui  feure  ,  la  qua-* 
le  era  chiamata  pofcia  in  g iudicio  da  quelli  >  che  erano  quiui  all'intórno  , 
come  che  non  haueffero  vifìo  chi  altri  bauejfe  ferito  il  bue ,  che  la  [cure  . 
Oueftaufan^a  ,  come  ferine  Suida ,  venne  da  quello  ,  che  ficee f se 
già  in  certa  fe/ìa  da  (jioue,  nella  quale  un  bue  mangio  lefchiaiciatcy  che 
erano  prette  al  fagificio-y  di  che  /degnato  uno  ,  che  quiui  era  prefente  3 

pareri- 


H(>        .  ImaginideiDei 

parendogli ,  che  quella  beHiafojse  Hata  troppo  profontuofa ,  diede  dipi* 
Scure  chia  jr/#  flrf  vnafcurt,&  Cvccife,&fe  ne  fuggì  via  .  14  /tura  cta  rettòjà 
Sudicio3"  c^amata  ingiudicioì&  hauendo  i  giudici  vdite  le  ragioni  delle  parti ,  /a 
afìolfero.;  &  fudapoioficruatodi  fare  ogni  anno  il  mede  fimo.  Et non  è 
gran  marauiglia^che  foffe  vnafeure  chiamata  in  giudìcio  appo  gli  ±dtbe 
niefiiperciochefìà  le  prime  leggi  ,cbe  furono  loro  date  da  Dracone,fu<>cbe 
binda.       ie  Cofe  ancora  inanimate \come  t  iftrìfcono  Taufania>&  Suida}qmndo  non 
fi  trouafie  la  per  [ma ,  che  hauejfe  fatto  il  male,foffero  condannate  in  giu- 
cticio  .banditele  gittate  fuori  della  città,  fecondo  gli  demeriti  loro .   Onde 
fi  legge  apprejjo  de'  mede  fimi  vna  mede/ima  nouella>bencbe  i  nomifiano 
diuerjìyperche  Vaufania  ferine  di  Tbeagene,&  Suida  di  Tyjcone.  Quegli 
(^qualunque  nome  che  egli  hauejfe)  fu  huomo  tanto  valorofó  ,  che  dalle 
vittorie  hauute  in  diuerfi  luoghi  haueua  riportato  più  di  quattrocento  co- 
rone ,  &  gli  fu  anco  perciò  drizzata  vna  bella  ftatua,  alla  quale ,  pofeia 
che  egli  fu  mortotvnOyche  era  flato  fempre  inuidiojc  de'fuoi  honori}atida 
uà  la  notte,&  con  vna  sferra  la  batteua  ben  bene  ;&  tanto  fé  ne  conten- 
taua^comefe  haueffe offcfifTheagene ,  ò  'Hicone  ancora  viuo.  K^éuenncy 
che  la  ftatua  cadde  aWimprouifo  aidoffo  à  colui,che  la  baiteuay  &  l' ve- 
ci fé  ,  onde  i  figliuoli  la  chiamarono  in  giudicio,  &  tanto  difftro  contra  di 
leiyche  la  fecero  condannar  eccome  colpeuole  della  morte  del  padre  loro,& 
fu  perciò  gittata  in  mare.Ter  la  qual  co  fa  indi  a  poco  venne  vna  sterili- 
tà grande,  cheguaftò  tutto  ilpaefe  ;  a  che  fu  rimediato  per  configlio  del- 
l''  oracolo  j  mettendo  al  luogo  fuo  la  ftatua  gittata  in  mare,  &  poi  ritrcua 
ta  da  alcuni  pefeatori  5  &  le  furono  ancho  pofeia  dati  i  diuini  honori ,  & 
Varietras-  come  %umef alutar  e  fu  adorata.  Iranno  le  molte  fauole  anchora,che  fi 
*°r  d  a(T  ~  ^eZZom  di  Gioue  argomento  di  farlo  in  molti  modi;  pereioche  raccontano, 
ue  m  che  elfi  cangiaua  fouente  in  diuerfe  forme  per  godere  de  fimi  amori:  come 

quando  fi  mutòin  toro  bianco  per  portarfene  via  Europa ,  in  ^Aquila  per 
rapir  Ganìmede,&  per  hauere  ancho  jìfteriafin  pioggia  d'oro  per  paca- 
re à  Danae;  in  Cigno  per  flarfi  con  Leda  fin  fuoco  per  ingannare  Sgina  j 
in  ^Anfitrione  per  giacer  fi  con  jilemena  ;  in  Diana  per  godere  di  Cali- 
ftoy  &  in  altre  figure  afiai ,  tanto  beftiali,  quanto  Immane  ;  delle  quali  io 
non  dirò  altro,perche  non  trouo,che  gli  antichi  habbino  tolto  esempio  da 
quefte  mai  per  fare  alcuna  imagine  di  Gioue . 


dfVNONE 


De  gli  Antichi. 


127 


G  I  V  NONE. 


FELLI  ,  lì  quali  difftro ,  che  gli  antichi  [otto  il  no-  Sorella  di 
medidiucrfi'Dei  adorarono  gli  Elementi  ,pofero  Cjiu-  Gioue. 
none  per  l'aria ,  &  la  fecero p< r ciò  le  fauolepoi  foreìla 
di Gioue ;per  cui  intesero  lo  Elemento  del  fuoco.  Et  come 
lui  Ttàì  così  chiamarono  lei  'Regina  del  Cielo ,  perche  il 
fuoco,  &  l'aria  fono  i  due  Elementi  di  fopra,  che  hanno 
maggior  for^a  affai  nelle  cofe  create  degli  altri  due.  Et  tal' bora  ancho  la 
dff.  ro  e(ìe*,(a  Tora,&  perciò  moglie  di  Gioue;  perche  vogliono,  che  da  i  Moglie  di 
corpi  fuperiori  cada  in  terra  certa  virtù  feminalc ,  che  le  dà  forila  di  prò-  Gloue  • 
durre  tutto  quello,che produce-,come  fpargendo  il  marito  ilfeme  nel  ven 
tre  della  moglie  la  fa  concipere  quello^  he  par  tori fee  poi  al  tempo  fuo.Ter 
UqualcofaVirgiliodiffe:  Virgilio. 

Difcefe  con  feconde  pioggie 
il  gran  Gioue  a  la  lieta  moglie  infeno. 

Et  alcuni  volendo  porre  quefìa  Dea  più  in  alto,l'hanno  fatta  effère  v- 
na  medefima  con  la  Luna,&  le  hanno  dati  alcuni  de  i  cognomi  di  quella , 
come  che  la  chiamarono  Lucina ,quafi  che  ellafojje,  che  aiutando  le  donne 
nel  parto ,  d  effe  la  luce  a  i  naf centi  figli .  Da  che  venne  ,clje  partendo  gli 
antichi  il  corpo  humano ,  &  dandone  à  cìafcun  rDio  la  parte  fua  ,  della 
quale  hauefie  cura ,  pofero  le  ciglia  fotto  la  cuflodia  di  Giunone ,  perche   _     '?  jf 
quejle  flanno  fopra  à  gli  occhi ,  per  li  quali  godiamo  la  luce ,  che  da  lei  ci  daGiuno- 
i>iendata,&  paiono  difendergli  da  ciòcche  cadendo  potrebbe  venite à  no-  ne. 
iargli. 'Benché  fi  legge  anchora,che  le  braccia  parimente  a  lei  furono  con- 
fettate. Onde  HomerOyil  quale  à  ciafeun  T>io  dà  va  membro  più  bello  de 
gli  altri  ,f a  che  Giunone  habbia  le  braccia  belle ,  &  bianche .   Et  quindi 
i/enne,cbe  la  fecero  alcuni  degli  antichi  di  corpo  monde, &  puro  yhauendo 
forfè  riguardo  al  corpo  della  Luna.  Scrìue  Luciano  che,  fé  bene  la  Dea  Si-  Luciaao, 
ria  tanto  riuerita  in  Hieropol? città  delia  ^4  ffìria  foffe  Giunone,  nientedi- 
meno lafuafiatua,  che  quiui  era  nelfuo  tempio,  la  mofìraua  effere  non  v- 
nafola,ma  molte,con  ciò  foffe  che  fi  vedeffe  in  quella  alcuna  cofa  diTal- 
laic  ,  alcuna  di  V  enei  e -y  alcuna  di  'Diana  ,  di  T-^cmefì  ^delle  Tar- 
€he,&  di  altre  Dee;  pei cloche  ella  fi aua  fedendo  fopra  due  Limi,?S  nel- 
tvva  mano  teneua  vnofeettro ,  &  vn  fufo  nell'altra,  &  in  capo  haueua 
*  alcuni 


iì8        _  ImagìnidciDei 

ai curii  raggi ,  &  alcune  altre  cofe  ,  cbeàdiuerfe  imagini  fono protriate* 

Bea  Siria.  Onde  viene  a  moslrare  Luciano}cbe  la  Dea  Siria,cioè  Giunone* jfu  vn  7S{« 
me  diuerfamente  adorato  [otto  diuerfì  nomi.  Et  perciò  non  è  ni  grani- 
glia fé  ella  fu  creduta  Lucina  anebora,  &  la  cbiamauano  le  donne  al  par- 
torire in  loro  aiuto,comefa  appreffo  di  Tercntio  diceria  quando  gridaci 
Giunone  Lucina  aiutami,^ guardami  ti  prego  da  motte .  Et  volendone 
fare  (latue^ò  vero  dipingerla, la  fecero  gli  antichi ,  come  fi  vede  nelle  me- 
daglie antiche  di  Faujìina,  in  forma  di  donna  di  età  già  perfetta,  vefiitx 
kguifa  di  matrona ;che  nella  dt/lra  mano  tiene  vna  taT^a,  &  vna  hafta 
nella Jìnijìra .  Et  poche  fono  quelle  imagini  delti  Dei ,  alle  quali  non 
babbiano  date  le  hasle  gli  antich'hcome  fi  vede  nelle  già  dette,  &  fi  ve- 
drà anchora  in  quclle,che  reflano  da  dire,  &  però  più  non  mi  pare  da  dif- 
ferire di  dirne  la  ragione  .  La  quale,  benché  in  altro  luogo  forfè  farebbe 
fiato  meglio;pure  né  qui  anco  farà  male  il  dirla,  oue  facilmente  fi  potreb- 
be marauigliare  alcuno,  cbefia  data  l'hajìa  à  Giunone  'Dea  pacifica ,  & 
quieta .  <JAia  non  fu  però  fempre  tale^an^i  alle  volte  fi  è  mojlrata  mol- 
to tenibile, &  fetocetcome  quando  à  tutte  fuefor\e  voleua  aiutare  i  Gre 
ti  contra  i  Troiani  ,  &  hebbe  ardire  di  andare  in  battaglia  infieme  con 

Hortiero.  tJHineruay.ome  conta  Homero,il  quale  così  dipinge  ilfuo  carro,  perche  a 
què  tempi  ì  Capitani ,  &  le  più  fegnalate perfone  combatteuano  in  car- 
ro. Era  di  ferro  quel  kgno,che  a  trauerfo  lo  Jofteneua  j  le  mote  eranè  di 
rame,&  haueuano  otto  raggi  fimili,ma  i  cerchi,che  Icr  vanno  d'intorno, 
erano  d'oro  cinti  di  [opra  di  rame,  &  era  circondato  di  argento  quel  cor- 
po,onde  vfeiuano  effi  raggi ,  eDifoprapoiìouefiaua  la  Dea,era  vna  fede 
fatta  con  correggie  d'oro,  &  di  argento;,  il  temone  era  di  argento,  il  giogo 
d'oro,&  parimente  di  oro  erano  gli  ornamenti  de  i  caualli,perchefe  bene 
altre  volte  (ìfaceua  tirare  Giunone  da  gli  vccellitailhora  le  faceuano  di- 
bifogno  i  caualli .  Et  Virgilio  medefimamente  à  coflei  dà  il  carro  ,  ($ 
Parme  ,  quando  dice  ,  ch'ella  così  voleua  bene  à  Carthagine  ,  che 
quiuiteneua  il  Juo  carro  ,  &  l'armi.  ^Adunque  non  ha  da  parer  ma- 
le ad  alcuno  ,  che  à  Giunone  anebora  dejjero  gli  antichi  l' baila  ,  né 
che  io  ragionando  di  lei  dica  perche  fofiero  datelehafle  alle  Jìatue  de  i 
*Dei  ,  fecondo  che  Giusiino  ne  rende  la  ragione  >  il  quale  dice  ;  che 
già  ne'  primi  tempi  i  Bj  portavano  vna  Butta  in  vece  del  Diadema  , 
&  della  infogna  regale  5  & 'che  allhora  nel  principio  del  mondo  ,  gli 
buomini  ,  non  haueuano  altre  flatue  de  i  Dei ,  che  le  bade  ,  <jr  per- 
ciò àquejìe  fi  incbinauano  ,  &leadorauanorìuerentemente .  Ma  poi 
che  in  forma  bimana  cominciarono  a  fare  gli  Dei  ,  non  più  le  hasle  , 
ma  le  ftatue  adorarono  ;  nondimeno  ,  per  feruare  pur'ancho  la  me- 
moria 


©e  gli  Antichi.  .  fip- 

worìa  della  religione  antica  ;  aggiunsero  poi  le  hafìe  all'i  diurni  fimula- 
cri.  Oliando  lAnchifeappreffo  di  Virgilio  moflra  ad  Enea  la  [ita  pro- 
genie ,  che  ha  da  venire  >  comincia  da  vn  giouane  ,  che  sia  ap- 
poggiato ad  vnahafla,&  quiui  Seruionota  ,  che  l'bajìa  appo  gli  an- 
tichi fu  honorato  premio  a  que  giouani  ,  li  quali  vincendoli  nemico 
in  battaglia  ,  haueuano  cominciato  a  mofìrare  il  fuo  valore .  Et  pa- 
rimente dice  ,  che  l'hall  a  da  gli  antichi  fu  (limata  più  di  tutte  le  al- 
tre arme  3  &  che  fu  fegno  di  maggior an\a  ,&  d'impero,  onde  per  ciò 
era  donata  a  gli  huomini  valoroft  ;  che  le  co  fé  vendute  in  publico  erano 
vendute  ali* balìa ,  &  che  i  Cartbaginefi  volendo  la  guerra  con  i  Romani 
mandarono  loro  vua  hasla.  Bjferifce  Snida  efsere  Hata  vna  vfanya  in  Suida» 
*dthene,che  quando  era  portato  alla  fé pohm a  vno,  che  fofse  slato  am- 
malato ,  i  parenti ,  che  l' accompagna  nano ,  ficeuano  portar  con  lui 
vn'baHa,ò  che  ve  la  piantauano  à  capo  della fepoltura ,  facendo  a  queflo, 
modo  certo  colitiche  l'haueua  ammalato ,  chenon  la pafs crebbe  fen^a 
vendetta.  Sì  che  l'hafla  fu /limata  dagli  antichi  afsai,  &  appo  quelli  fu 
infegna  molto  notabile.Onde  non  è  marauiglia,che  la defsero  fouente  al- 
le facrateflatue.  Totrebbeft  dire  del  carro  di  giunone  deferitto  da  Ho- 
merOycbefignificbi  gli  varij  colori ,  che  nell'aria  fi  veggono  talhora  ;  ma 
vuole  il  Boccaccio  altrimente,&  dice,cbe  quello  è  fatto  tanto  ricamente ,  Boccacfo 
perche  ella  era  creduta  la  Dea  delle  ricchezze ,  &  che  l'arme  à  lei  date  Pea  delle 
lignificano,  che  per  le  riccheT^e  combattono  infieme  gli  huomini  per  lo  r'cc'le2— 
pia .  Et  perciò  la  dip  infero  con  lofeettro  in  mano  ,  come  che  in  fuo  pan- 
tere fofse  di  dare  le  ricchezze ,  &  i  regni ,  sì  come  ella  promife  di  fare  à 
l'aride ,  quando  voleua  da  lui  efsere  giudicata  la  più  bella  di  qu  elle  due 
altre  Dee .  il  che  dicono  degli  altri  anchora  efsere  pur  troppo  vero  ,fe 
per  lei  intendiamo  la  terr adorne fcriue  Fulgentio ,  il  quale  dipinge  Giu- 
none con  il  capo  auolto  invn  panno ,  &  che  tiene  lofeettro  in  mano  ,  mo- 
ftrandoper  queflo  che  il  dominare  altro  nottue,  che  pofftdere  paeft;  &  per 
quello,che  le  riccheT^eflanno  copcrte,&  naf colie  nella  terra ,  perche  el- 
la ha  in  sé  le  vene  di  tutti  i  metalli,  &  in  efsafttrouano  le pretiofe gem- 
me'. Fu  dato  il  pauone  a  quefla  Tj  ea,  come  vece  Ilo  fuo  proprio,  &  confe- 
crato  à  Li .  Onde  Tonfatila  dtferiuendo  le  cofe,  che  erano  nel  tempio  di 
Giunone  in  certa  parte  della  Grecia,  dice, che  vi  fu  vn  Tauone  fatto  tut-  t  , 
toct'oro,&  di  lucidiffime  gemme  ^offerto,^ t  dedicato  alla' Dea  da  ^A ria-  to  a  Gm_ 
no  Imperadore  ,comevcceUoà  lei  cenfecrato  ,  di  che,  oltre  alla  fauo-  none. 
la  che  fi  racconta  di  *Argo,  dicono  efferc  la  caufa ,  perche  le  ricche  ^e  ti- 
rano così  à  loro  gli  animi  noftri ,  come  il  Tauone  per  la  beitela  fua  ti- 
ra à  sé  gli  occhi  de' riguardanti.  Et  il  2 accado  ,  oue  racconta  la  pro- 
li, genie 


ijo  ^  ImaginìdeiDei 

genìe  de  ì  Dei,fà  vna  lunga  d'iter  ia, volendo  mofirare,che  i  ricchi,  &  po- 
tenti quafi  in  ogni  loro  affare  raffomiglino  il  Tauone  ,  come  che  parlino 
fuperbamenie,fiano  arroganti,^  veglino  few pr  e  filare  fopra  àgli  altri, 
piacendo  loro  ài  cfjere  laudati ,  benché  falbamente ',&  altri  fimili  cofe3  le 
quali  come  al  tempo  del  "Boccaccio ,  cosi  boggi  potrebbe  efiere ,  che  fi  tro- 
Vccelli  da  vafftro  in  molti.  I^cfà  dato  à  Giunone  il  Taucuefùlamentey  ma  degli 
ti  a  Gmno  ^yj  recti  li  anchora  le  con  [ter  areno  gli  antichi,  tra  li  quali  fu  certa  for- 
te di  Sparuiere ,  &  Vauoltoio  ant  ho ,  come  dh e  aliano,  fecondo  quelli  di 
Egitto ,  li  quali  per  ciò  coronavano  la  Jìatua  di  ìfide  con  le  penne  di  que- 
llo vecello  ;  perche  1  fide  appo  loro  era  la  medefima;&  le  met tettano  an- 
chora  intorno  all'entrare  delle  cafì\&  riferifee  *Aleff andrò  Napolitano , 
che  in  Egitto  facevano  questo  ptrfegno  di  nobiltà  ,  ,&  di  antichità  del 
Servio    di  caftf°  •  L'oca  parimente  fu  confccrata  a  (jiunone ,  &  ne  tenevano  i  Ig- 
nobiltà »     mani  alcune  nelfuo  tempio ,  che  furono  buonifjima  gvardia  del  Campi- 
doglia  5  quando  i  Francefì  l' affiatavano  ,  &  vi  farebbono  entrati  den- 
tro vna,  notte  di  nafcoHo  ,fe  quejìe  non  gridavano;  onde  furono  dapoi  no- 
drite  quivi  del  publico ,  &  i  Ceri  fori  prineipalmente  ne  haueuano  la  cu- 
ra,?? ne  fu  fatta  vna  di  argentò  nel  medejimo.  tempio  di  Giunone .  Et 
per  mefirarfi  ben  grati  i  Immani  a  qutfìo  beflia ,  che  haueua fatto  lo- 
ro tanto fermtio  _,-  ordinarono,  che  ogni  anno  a  certo  tempo  foffe  portata  in 
volta  vna  Oca  con  molta  cerimonia  fopra  va  bello,&  bene  adornato  let- 
ticcivolo,(s  che  nel  me  de  (imo  tempo  foffe  meffo  in  palo  Vn  cane ,  efjendo 
il  palo  di  Sambucoyptr  punirlo  della  mala  guardia,  che  eifece  di  Campi* 
Inde .        doglio  diftfo  dalla  Oca, come  ho  detto .  Oltre  di  ciò  di  fiero  i  'Poeti ,  che 
Iride, che fignifica  l'arco  fikfte ,  fu  rmneia  >  &  mefiaggiera  di  Giuno- 
ne^ che  fu  figliuola  di  Thaumante ,  che  fign: fica  ammiratane  ,per- 
che  nello  apparire  pare  maravigliofa  per  i  colorì, che  mofirafì  come  le  rie 
cbeige  fanno  maravigliare  i  [ciocchi,  le  qvali  usi  tvflofe  ne  vanno  poi , 
cometofio  vediamo  f par  ire  l'Inde ,  Quifta  da  gli  antichi  fu  parimen- 
te detta  'Dcat&  fatta  in  habito  di  donna  con  vette  di  colori  diverfi ,  & 
talhora  gialla,tvttafnccinta ,  ptr  t fifa  e  allo  andare  più  pretìa  ogni  vol- 
ta,cì?elefofit  commandato  dalla  Jva  Dea,  G ■■  con  l'ali  medefiimamente 
ài  diverfi  colori ,  come  dice  Virgilo ,  ove  fa  che  Givnone  la  manda  à  ta~ 
Ninfe    digl{are  il crin  fatale  à  Didone.  Haueua  poi  quattordici  K(infe  anchora 
Giunone .  (jiunone  a'Juoi  (eruigij ,  come  Virgilio ,  la  fa  dire  ad  Eolo  promettendo- 
gli rDeiopta  la  pia  bilia  moglie, fé  fi  toglieva  i  ventile' quali  era  credu- 
to f{è,&  gli  mandaua  à  turbare  il  mare ,  fi  che  non  poteffe  Enea  giunge- 
re in  Italia .  Queile  dia  fi ,  che  mostrarono  le  mutationi  del  tana  iute  fé 
per  Giunone,^  gli  vari}  accidenti }cbe appaiono  in  quella^ome ferenità  , 

impeto 


Degli  Antichi. 


131 


Tmagine  dì  Giunone  Regina  de glì^Deì, moglie  dì  Ciò 
ueìntefaper  tana,  &  l'imagine  dell'Inde  fua  mcffag- 
gterawtefaper  l'arco  QèUftè\  e>  tìmagìne  di  Giunone 
forintbiaca^  delQucco  ocello  nel  quale  [ì  muti  Gio- 
ite quando  da  prima  gìaque  con  la  detta  lyea  Giunone 
fua  foretto-* . 


R 


i3i  Imagini  dei  Ì5ei 

impeto  de  Venti  ,TÌoggie ,  T^eui  ,  Lampi  ,  Tuoni  ,  ${ehbìe  l 

Marciano.  f$  altri  fimili .  Le  quali  cofe  moflra  parimente  CMartiano  quando  finge, 
Imagine  C\K  Giunone  flia  a  federe  [otto  di  Gioue ,  &  in  questa  guìfa  la  definite  . 
Ella  ha  il  capo  coperto  con  vn  certo  velo  lucido  ,  &  bianco ,  cui  è  [opra 
vna  corona  ornata  di  pretiofe gemme ,  come  è  il  ver  de  Scythide,  l'affo- 
cato Ceranno,  &  il  biancheggiante  Giacinto,  poslaui  da  Iride  ;  lafac- 
eia  quafifcmpre  riluce ,  &  ajjai  fìajfimiglia  al  fratello  ,  fé  non  ch'egli  è 
allegro  jempre  né  fi  turba  mai  *  ma  Giunone  fi  muta  in  vifo ,  &  moflra 
alle  volte  la  faccia  nubilofa.  La  vefie,  che  ella  ha  di  fatto,  pare  di  vetro 
chiara,^  lucidatila  il  manto  difopra  è  ofeuro  &  caliginoso,  ben  però  in 
77ìodo}chefe  da  qualche  lume  è  tocco  rifplendcì&  le  cinge  Ir  ginocchia  p- 
naftjcia  di  colori  diuerfi,  che  t albera  rifplcndercon  vagherà  mirabile, 
&  tal  bora  cai  fi  afìottigl'ia  la  varietà  de  i  coleriche  più  non  appare .  So 
no  lefcarpe  pur' anco  di  colore  ofeuro, &  batwo  lefucle  così  negre ,che  rap 

Hefìodo.   pYC  fatano  le  tenebre  della  notte '.benché  Hefiodo  finge  effere  dorate ,&  co- 
t  sì  fanno  gli  altri  Toeti  ancor  a. Tiene  poi  quefla  cDea  nella  dejìra  mano 

Statua  di  ^ f^lj^jne  ,Q?  vn  ri  fonante  Timpano  nella  fini/ira.  Et  moflra  quefia  ima- 
,  '  gine  le  qualità  dell'aria  così  apertamente-,  &  quello  che  da  lei  viene,cht 
non  fa  di  bi fogno  dirne  altro ,  &  perciò  vengc>a  porre  vna  granslatua 
di  (jiunoneja  quale  ferine  Taufania,chefu  nelpaefe  di  Corimbo  fatta,  dì 
oro,&  di  auorio  da  Toltele to  con  vna  corona  in  capo,nella  quale  con  mira 
bile  artificio  erano  intagliate  le  Horey&  le  Gratie;  &  nelCvna  mano  te- 
neua  vn  pomogranato,^  nell'altra  vnofcettrOi  cui  slauafopra  vn  Cuc- 
co-.perebe  dicono  lefauole,che  Gioue  innamorato  già  di  giunone  fi  cangiò 
in  quefto  vccellcyty  ella  dafeher^o,  come  fanno  le  giouinette ,  lo  pigliò, 
onde  egli  hebbe  commodilà poi  digiacerfi  con  lei.  £t  a  questo  foggiunge 
Taufania,che,benche  egli  non  creda  celai  cofe,  né  delle  altre  fimili,che  fi 
raccontano  de  i  Dei, non  penfa  però  che  fiano  da  fprc^-re ,  quafi  voglia 
dir  e;che  fono  mifleriofe,  &  altro  mo/irano,  che  quello,  chejuonano  le  pa- 
role ;  ma  che  fignificato  habbino  nonio  dice  ,  onde  io  parimente  non  lo 
dico,perche  già  più  volte  ho  detto  di  non  voler  porre  cofa,della  quale  non 
h  abbiano  fcritto  gli  antichi;  &  benché  poffa  efìere ,  che  di  quefio  habbia 
fcritto  già  forfè  qualche  vno,io  nientedimeno  non  fbò  trouato  ancor a:ma 

Apuleio.  p0ì  Apuleio, quando  fa  rapprefentare  infeena  ilgiudicio  di  Taridedice, 
che  vfei  fuori  vna  giouinc  ,  che  fimigliaita  Giunone  ,  di  faccia  hone- 
$latcon  il  capo  cimo  di  bianco  diadema,^  con  lojcettro  in  mano,  accom- 

Caflore  e  pagnata  da  Ca'slorc,&  da  "Polluce, li  quali  haueuano  in  capo  vrìelmo  con 
Polluce,    cimiero  di  vna  Stella  :  &  così  fatti  fi  veggono  qucfli  in  alcune  meda- 
glie antiche .  Si  leggere  furono  figliuoli 3  di  (jiouc,cqsì  inficmc  arnore- 

uolì 


De  gli  Antichi.  133 

voli  tvn  alt  altro  ,ch  e ycome  fin  fero  le  fauole partendo  la  vita  tra,  loro,vi- 
ueuano, &  mcrìuano  a  vicenda,per  il  che  meritarono  di  efferc  posti  in  Cie 
lo,om  fa  uno  il  fogno  de  i  Gemelli,  li  quali  hoggidì  ancora  da  gli  disegna- 
tori delle  cofe  del  Cielo  fono  figurati  nel  modo,che  i  Lacedemoni]  già  fece- 
ro loro  vn  ftmulacro,& fu  in  questa guifa^be  pofcro  due  legni  egualmen 
te  difcofii  l'vno  da  l'  altro,attrauerfati  parimente  da  due  altri  legni,come 
the  queHafofie  imagine,fi  confacefie  al  pari  amore  delli  due  fratelli,dt 
quali  l'imo  fu  gagliardi/fimo  alla  lotia,&  l' altro  à  cauallo  \  onde  furono 
alle  volte  ancora  fatti  sa  due  bianchi  cavalli  ,  &  erano  quelli  forfè ,  li 
quali  dicono  che  giunone  donò  loro  ,  &  ella  gli  haueua  prima  hauuti  da 
J<[ettuno,nomati  vno  Xanto ,  l'altro  dilavo .  Et  così  à  cauallo  erano  ap- 
prejfo  degli  ^Atheniefi  in  certo  loro  tempio  molto  antico .  In  queflo  mo-  ■ 
do  ancora  apparuero  à  Vitinio ,  come  ferine  Tullio,  quando  da  Elicti  tor- 
naua  a  [{orna  ,  &  gli  difiero  ,  che  quel  dì  il  Rj  Terfeo  era  fiato  fat- 
to prigione.  Leggili  anco  ,  &  lo  ferine  Giufiino  ,  che  in  certa  batta-  Giurino 
g  Uà  ,  nella  quale  quindicimila  Locrefi  furono  vincitori  cantra  centouen-  Locrefi . 
tintila  Crotoniati  ,  apparuero  duo  giouani  grandi  ,  &  belli  fu  due  ca-  ^J0  onl  " 
nalli  bianchi ,  armati  diuerfamerde  da  tutti  gli  altri,  con  panni  porporei 
intornOjli  quali  combatterono  valorofamcnte  dinanzi  a  tutti  gli  altri  per 
gli  Locrefi ,  &  difparuerofubito  dopò  la  vittoria .  Quefii  furono  creduti 
efferc  Cafiore  ,  eTolluce  ,  perche  non  battendo  i  Locrefi  potuto  hauer io 
da' Lacedemoni]  ;  haneuano  dimandato loro  aiuto.  Et  come  f e  fiero  fat- 
ti Castore ,  &  Tolluce ,  mostrarono  ancora  due  giouani  M  e fferij,  fecondo 
che  racconta  Taufiznia,quando  con  afiuta  fìntione  vollero  ingannare  i  La 
cedemonij  vn  dì  ,  che  nel  campo  cekbrauano  folcnnemente  lafefia  loro. 
Jmperoche  veflitifi  due  toniche  bianche  con  mantelli  porporei  di  fopra , 
&  con  haUe  in  mano  su  due  belliffimi  caualli  ,  fi  fecero  vedere  d'im* 
frouifo.  Tea f aromi  Lacedemoni]  t  che  fffero  Cafiore  ,  <&  Tolluce, 
Tenuti  aUafcjìa  celebrata  per  loro,  &  gli  andarono  in  contra  tuttti  difar- 
mati,aàorandoglif$  pregandoli, che  voleffiro  fermar fi  fra  laro  con  fino- 
reuole  nume,  quando  i  due  giouani  cacciati  fi  tra  loro  ,  ferendo  conte  balìe 
bor  quefli,bor  quell'iene  ammaccarono  molti,&  fatta  non  picchia  Stra- 
ge de'  nimici  fé  ne  ritornarono  jen^a  effer  punto  ojfefi  da  loro .  Oltre  di 
ciò  haueuano  Cafiore  ,   &  Tolluce  gli  capelli  in  capo  ,  come  dice  Feflo 
Tompeo  ,  perche  furono  di  Laconia  3  oue  (attuano  andare  in  battaglia 
coi  capelli  in  tefla-».  Et  perciò  Catullo  in  certo  fuo  epigramma  gli 
chiama  fratelli  Tileati  ,  perche  Tileo  ,  che  è  voce  Latina  ,  figni- 
fica  cappello  in  volgare .  Taufania  parimente  ferine,  che  in  certo  luogo  Paulania. 
della  Laconia  erano  alcune  figur  ette  Tileate  >  le  quali  ei  non  sa  troppo 

bene 


i  34  ImaginideiDei 

bene  fé  foffero  fatte  per  gli  Ca/tori  (che  /òtto  il  nome  àelfvno  ìntefcrB 
gli  a  etichi  ambi  {fratelli)  ma  ben  lo  penfa  .  TSfè  lafcierb  bora  dì  dire , 
chel  Vìleo  appreffo  i  Romani  fu  la  infegna  della  libertà  ,  perciò  che 
fu  loro  vfan\a  ,  che  quando  roleuano  dare  la  libertà  ad  Vn  ferito  , 

Segno  di  gij  fAC£UanQ  radere  il  capo  ,  egli  dauano à  portare  vn  cappello.  La 
(fiale  cer emonia  era  fatta  nel  tempio  di  Feronia  ,  perche  quefìa  fa  la 
Dea  di  quelli  ,  ali:  quali  era  donata  la  libertà ,  &  erano  detti  Libertini. 

flauto.  Onde  V  lauto  fi  cesi  dire  vn  ferito  dcfiderofo  della  libertà.  Ti  eh  voglia 
Dio,ch 'i'j  pojjayhoggi  col  capo  rafo  pigliare  il  cappello .  Et  leggefi  che  in 
T\Qma,amma^ato  che  fu  Giulio  fi  far  e, furono  piantate  in  su  le  pialle 
hafie  con  il  'Tilco  in  cima ,  volendo  in  quel  modo  chiamare  il  popolo ,  & 
tutta  la  città  alla  libertà  di pri ma .  Quando  i  %omani  haueuauo  bifogno 
di  JolJatiyò  pure  che  voluta  allhora  quale  vno  leu  are  tumulto  ,&  feditio 
ne,chiamau.\HG  gli  feriti alVileo ,  intendendoli  per ciò <,  che  à  tutti  dauano 
la  libertà,accioihepcr  quella  hauejfero  da  combattere.  "Da  che  viene  an- 
coraché su  certe  medaglie  antiche  di  Bruto  fi  vide  vn  cappello  poslo  fo~ 
pra  due  pugnali  tmofìraudo  perciò  ,ch'egìivccije  il  Tiranno^  refe  la  li- 
bertà alla  patria.  Morto  che  fu  l^rone>la  plebe  in  1(oma7come  ferine  Sue 
tonio,  &  per  le  Vrouincie  ancor  ayandaua  fileggiando  con  cappelli  in  ca- 
po ,  volendo  in  quel  modo  moUrarc ,  che  era  liberata  da  grane ,  &  crmhi 
feruità .  Et  fi  legge  appreffo  di  Vlutarco ,  che  Lucio  Terentio  nubili/fimo 
filmano  andò  dietro  al  trionfo  di  Scipione  con  il  cappello  in  tefla7come  fé 
foffe  fiato  fuo  liberto7&  quello  perche  era  slato  per  lui  liberato  da  i  Car- 
thaginefi  7  che  l'haueano  già  fatto  prigione  :  &  il  mede  fimo  fecero 
molti  Bimani  nel  trionfo  di  Tito  Quintio  rifeattati  da  lui,  pofc'w  c'hebbe 
"pinta  la  Macedonia7come-,oltre  à  Vlutar  conferme  anco  Liuìo.  Oltre  di  ciò 
il  cappello  fu  fegno  di  virtù  ,  &  di  granfapere ,  &  per  quefìo  lo  danno 
hoggidi  ancora  infieme  col  titolo  del  "Dottore,^  del  xJMaeHro  »  Et  mtt- 
teuano  anco  talhora  gli  antichi  i  ferui  in  vendita  col  cappello  in  te£ìa7co- 
mt  riferifee  (fellio^maperò  quelli folament e  che  non  haueano  difetto  al- 
cnno;onde  volea  dire  il  cappellone  non  poteua  il  compratore  ingannarfì, 
&  che  perciò  il  venditore  veniua  ad  effer  libero ,  &  non  era  tenuto  poi  à 
cefa  alcunatcome  quello  fofie  certo  fegnu  della  integrità^  bontà  del  fer- 
ito venduto .  Cftia  ritornando  all'i  (afiori,  perche  come  diffì)  fiotto  questo 
nome  fi  intende  di  'Polluce  anebora  5  onde  rBibulo7chefiù  Confole  infieme 
con  Ce  farete  fece  il  motto,quando  vide,che  iljuo  collega  fi  haueua  così 
vfurpata  tutta  la  auttorità  del  Ccnfolatoì&  che  ciò  checjji  tutti  doi  fia- 
ceuano}era  detto  fatto  da  Cefare  fiolamcnte,  dicendo,  che  à  sé  era  intraue- 
ìiuto  come  à  Tallisce ,  il  quale  mi  tempio  dedicato  à  luì,  &  al  fiat  elio  non 

banca 


Degli  Antichi 


hnagini  di  Ca  fiore  è  Polluce  detti  i  duoi  gemelli  Del 
de  Divulganti  ^lignificanti  ai 'lor apparire  bori  accia,  qua- 
li fono  anco  protettori  decauaUi^  ejfendo  Stelle  Tjelocif- 
Jìme  ìielcorfo  loro>&  ^vno  de  do  deci  fegni  del  Zodiaco, 
detti  i  duoi gemelli  figliuoli  di  Gioue  &  di  Leda , 


1^6  Imagini dei  Dei 

havea  nome ,  perche  era  dimandato  tempio  di  Cattare  folamente ,  òde  i 
Fliano .     Cafìori .  Quesli  dunque  fi  facevano, come  dice  Elìano,&  lo  riferifcc  Sui 
da,giov  ani  grandi  fenica  barba:trà  loro  fimili.con  velie  milk  ari, intorno 
con  lefpade  al lato,con  le  bafle  in  mano,&  in  vece  delle /ielle  %cl fio  diffi, 
faceuano  loro  in  capo  a!  cune  fiammate  ancbora  a  Ile  volte.  "Perche  legge- 
fi  ,  che  e/fendo  già  gli  argonauti  flranamente  travagliati  da  vna  grane 
fortuna  di  mare,  sì  cbr.  temevano  tutti  di  perirei  &  hauendo  Orfeo  fatto 
voti  per  la  fallite  di  tutti  apparvero  due  Stelle,  onero  fiamme  fopra  il  Ca 
pò  dell'i  Cafcoriyche  loro  dieronofegno  di  filue^a,  &  quimi  venne  poi, 
Caftori|>-  chefjjjero  chiamatigli  Cafìori  da  i  nocchieri  nclli  loropericali.Onde  Tati 
che  chia^ fania fcriuendo  di certafiatua di  7^rttuno,qval'era npprcjjò  dei  Corinti, 
man     da  dice,ihe  nella  bafe  di  quella  erano /colpitigli  Caflm,  come  quelli,  che  era 
no  creduti  lutimi  falvtari  alle  navit&  a' nocchieri.  Furono  anco  creduti 
ejfere  certe  fi elle, onero  lumiji  quali.come  ferine  Seneca,&  Tlinio,  foglio 
no  apparire  in  mare  nelle  gran  fortune  ,  &  danno  fegno  di  bonaccia  .  Et 
perche  fi  moflrano  quefliin  avia,&  è  l'aria  moflrataper  Giunone,  furono 
The  ragionevolmente  i  due  fratelli  Caflore,  &  Tolluce  me/fi  in  compagnia 

pò.  di  quejla  Dea  ;   L^flla  qvale  fingono  le  favole,  come  recita  Tbeopompo, 

Hellanico  &  Hellanico^he 'Giove,  legategli  piedi  gii  vna  volta  con  catene  di  oro, 
aggiungendovi  grauiffimi  pefi  dì  ferro,  onde  ella  fé  ne  flava  pendolonè  in 
aria  ;  dolendo  con  ciò  fignificare ,  che  qvella  parte  di  fono  dell'aria ,  che 
più  è  lontana  dallo  elemento  del.  fuoco ,  &  perciò  è  più  denfa ,  ove  fi 
fanno  i  nuvoli ,  le  nebbie ,  &  le  altre  fintili  cofe  ,  facilmente  fi  vnifee 
all'acqua ,  &  alla  terra ,  lequalifono  elementi  gravi  >  &  che  fendono 
fempre .  Leggefi  appreffo  di  Tavfania ,  che  in  certa  parte  della  Heotia 
fu  vn  tempio  con/ecrato  à  (jivnone,  nel  quale  era  vn  fuo  fimvlacro 
molto  grande  ,  che  flava  in  pie  ,  &  ella  quivi  era  chiamata  fpofa  • 
<JTf<*  pare  a  me  ,  che  piv  di  ragione  ella  haueffe  qveslo  nome  nella 
Varrone.  ifola  di  Samo  ;  perche  ferine  Varrone ,  &  lo  riferì/ce  Lattantio  ,  che 
queflafu  chiamata  prima  \Parthenia  da  giunone,  che  qniui  flette,  men- 
tre che  era  fanciulla,  &  vergine,  &  vi  fi  maritò  ancbora  à  Giove;  onde 
nel  fuo  tempio  fu  vn  bel  fimvlacro  fatto  in  forma  dijpofa  ,  che  dotte  uà 
haucrc  quel  velo  colorito,col  quale  le  nuoue/po/e  fi  coprivano  la  faccia;&> 

Flammeo  era  dimandato  Flammeo,dal  colore  forfè  della  fiamma ,  perche  era  roffo  , 
velo  delle  -v       <-,  ,  a>  ■  J  •  /  ;    /j    '  • 

fbofe  •       ™  mostraua,che  arrojjiua  a:  vergogna  la  giovane,  che  fi  doveva  congum 

gerc  alihuomo  :  che  così  hanno  detto  alcuni  di  ques~ìo  velo  \  benché  al- 
cuni alo  i  vogliano  ,  che  fi  intenda  altrimenti,  come  dirò  poi  difegnan- 
doHimeneo.  Et  perciò  /crine  Varrone  ,  che  fv  o/feruato  da  gli  anti- 
chi di  non  accompagnar/i  infieme  i  novelli  fpo/i  fé  non  di  notte  ,  corno 

che 


Degli  Antichi .  1,7 

che  le  honeflc  giouanì  hauejfero  da  vergognarfimanco  al  buio  dell  ^not- 
te .  Et  andavano  le  fpofe  al  marito  di  notte  portate  in  lettica  da  muli ,  ò 
da  buoi ,  comefcriue  Snida  :  &  era  la  lettica  fatta  in  modo ,  che  la  fpofa 

fedeua  nel  me\o,lofpofo  dall' vn  de'lati;  &  dall'altro  il  più  honorato,  & 
più  caro  amico}o  parentele  bauejjeyda  cui  forfè  hoggidì  è  venuto  l' vfo 
trànoi  di  trouarfi  il  fpofovno  de  fuoi  più  cari  amici  >  che  ajfi/tendo  feco 
alle  no^e  vien  poi  chiamato  compare  dall'anello .  Et  portauano  loro 
dauanti  ,  fecondo  che  fi  raccoglie  da  ^Plutarco  ne  i  fuoi  problemi ,  cin-  Plutarco  .' 
que  fanciulli  altr etante  facelle  acce  fé  di  teda ,  ouero  di  [pino  bianco  ;  le  Facelle  i- 
quali  oltre  alferuitio  ,  che  faceuano  ,  fcaccìando  il  buio  della  notte  ,  "an(?1  a"e 
dauano  anco  con  la  luce  loro  fogno  ,  &  buono  augurio  della  generation  " 
m  ,  che  fi  afpettaua  di  quel  maritaggio  ,  concio  fia  ,   che  il  generare 
altro  non  è  che  produrre  in  luce .  7yè  potevano  ejjere  pia  di  cinque ,  per- 
che fecondo  alcuni  fu  creduto  ,  che  la  donna  ad  vn  parto  potefìe  far 
fin' a  cinque  figliuoli ,  e  non  più .  <JMa  confiderando  alcuni  altri  la  cofct 
più  fottilmente, hanno  detto ,  che  vfauanogli  antichi  nelle,  noT^e  il  nu- 
mero difparey  come  dimoflratoredipace,  &  di  vnicèntf perche  non  fi  può    Numero 

.  diuidere  in  due  parti  eguali,che  non  vi  re/ìifempre  vno  di  me^o ,  che  le  Pare  e  <&• 
puo  raggiunger  e  anco  poi  infieme  y  comecommune  ad  ambedue  j  onde  1Pare* 
fu  creduto  il  numero  non  pare  effere  grato  all'i  Dei  del  Cielo  auttori  di 
pacey&  di  quiete,&  il  pare  à  quelli  dell'inferno}dalli  quali  viene  difcor 
dia ,  &  difunione,fi  come  il  numero  pare  fi  può  difunire  facendone  due 
parti  eguali  ,  feniche  ne  refli  alcuna  cofa  dimeno  ,  che  le  babbi  da 
riunire .  Et  tolfero  il  cinque.,  perche  queflo  è  il  primo  numerose  nafchi 
dalla  vnione  de  i  doi  primi  numeri  pare ,  &  difpare ,  che  fono  tre  ,  & 
dot ;  perche  l' vno  non  è  numerosa  principio,  dal  quale  fi  comincia  di  nu- 
merare.Et  cbiamauano  cinque  ?)ei  parimente ,  cjr  con  dinoti pricghi gli 
adorauano.Quefli  erano  Cjioue,&  Giunone  adulti \cìoè  non  più  fanciulli. 
Venere,  Suadela,  &  'Diana .  Oltre  di  ciò  metteuano  gli  antichi  dauanti  Fuoco,  & 
alla  nuouafpofa  il  fuoco  ,  &  l'acqua  ,  ouero  per  moflrarle  ,  che  co-  f^^ialla 
me  il  fuoco  da  sé  non  può  produrre  cofa  alcuna ,  né  nodrirla ,  per  non  ha-  fp0fa , 
ucre punto  di  bumidità,&  meno  l'acquayper  effere  tutta  freddayper  il  che 
bifogna  che  alla  generatione  de  gli  animali  &  di  tutte  le  altre  cofe  pro- 
dotte dalla  natura  il  caldo ,  &  l'humidofi  congiungano  infieme  ;  così  fa 
dimefliere  ,  che  per  conferuare  la  generatione  humana  ,  fi  giuncano 
infieme  l'huomo  ,  &  la  donna:  ouero  per  darle  ad  intendere  col  fuoco, 
che  purga,&  parte  il  puro  dal  non  puro,& con  l'acqua,  che  lana  le  mac- 
chie,&  leua  via  le  lordure-.che  ella  ha  daconferuarfi  pudica ypur a, &  net- 
tale guardarfi  da  tutto  quello,che può  macchiare  kleggi  del  matrimonio. 

$  le 


138  ImaginideiDei 

Le  fhceuano  anco  portare  il  fujo,  &  la  ccnou  bia,  &  paffarefopra  vna  pel 
le  di  pecora  con  tutta  la  lana  la  prima  volt  a,  che  entraua  in  cafa  del  ma* 
rito,  &  vfauano  delle  altre  cer emonie  afiai  5  ma  bafli  per  bora  di  queHe 
Giunone  poche  per  dare  à  vedere  comcji  babbi  da  far  giunone  in  forma  di  fpofa, 
fpofa .  p0i  c/ye  fanone  non  lo  difie  quando  diffe,cht  fu  vn  fio  fimulacro  così  fat 
to  nell'Jfola  di  Samo.U^fa  ritornando  a  quello  che  dia  mmoper  relatione 
di  Taufania,cbe  giunone  in  'Bvttia  fu  chiamata  la  fpoja  ,  vediamone  la 
cagione  fecondo  che  ei  la  mette,ilquale  così  neferiue .  giunone  adiratafi 
con  Giove  già  vna  volta  partì  da  lui,&  Je  n'andò  in  Eubea,che  è  "Negro 
ponte  ,(3  egli  che  pure  la  volea  placare,  &  farla  ritornare,  ma  non  fe.pez 
in  che  modo,  ne  dimandò  cor> figlio  a  Citherone  allhora  quiui  Signore  ,  il 
qualgli  ricordò  >  che  fac effe  fare  vna  slatua  di  quercia],  &  la  portajfe  in 
volta  coperta  sì  che  non  f offe  vi/ìa,fingendola  vna  giouane,  che  di  nitouo 
egli  fi  bauejje  fatta  fpofa-» .  Così  fece  (Jioue ,  &già  fi  conduceua  d'in- 
torno la  nuoua  fpofa ,  quando  Giunone,  che  ciò  hauea  intefo  ,&lene  era 
molto  rincrefciuto,vfcita  di  fuori  C£  accofiataft  al  carro,  oue  credeua,  che 
foffe  nafeofla  la  nuoua  fpofa,tutta  piena  di  gelofia ,  &  difdegno  fquarciò 
gli  panni , che  la  copriuano,e  trouandolavna  Hatua  di  legno  fé  ne  allegrò 
affai,  &  rappacificojfi  con  Gioue,&  con  lui  flette  come  nuoua  fpefa.  On- 
de furono  poi  celebrati  da  gli  antichi  alcuni  dì  di  fefla  per  memoria  dì 
queilafauola  ,  la  quale ,  come  riferì [ce  Eufebio  interpreta  Tlutarco  in 
queflo  modo  .  La  difeordìa  nata  tra  Giunone ,  e  Gioue  altro  non  t,che  lo 
fiemper amento  de  gli  elementi tdal  quale  viene  la  dejlruttione  delle  cofe; 
sì  come  per  la  temperie,ò\yer  certa  proportione,  chefia  tra  quelli,  nafeono 
le  meiefime->&  fi  confcruano .  Se  Giunone  adunque, cioè  la  natura  humi- 
da  ,  &  vento  fa  dffioue ,  che  è  la  virtù  calda  &  fecca,  &  lofpre^a, 
tante  faranno  le  pioggie  ;  che  allagar  anno  la  terra ,  quante  furono  già 
vna  volta  nelpaefc  della  rBoetia ,  che  andò  tutto  fotto  alle  acque  ,  onde 
quando  furono  poi  quefle  date  giù ,  &  rìmafe  la  terra  feoperta ,  /infero  le 
fattole,  chcfofjcro  rappacificati  infieme Gioite,  &  Giunone,  &  cofichefi 
fquarc'iaffcro  i  veli,e  fi  vede  fé  laflatua  della  Quercia-.perche  dicono,cbe 
Quercia  il  primo  arbore,  che  fpuntafje  fuori  della  terra ,  fu  la  Quercia,  la  qua* 
molto  vti-  le ,  come  dice  Hejiodo  >  fu  a'  mortali  di  doppio giouamento  ,  conciofia 
*c*  che  da  i  rami  ne  raccolfero  le  ghirlande, onde  viueuanopìima,  &  del  tran 

co  fé  ne  fecero  tetti .  t_><f  Giunone  fecero  gli  antichi  ghirlande  di  bianchi 
Ro fé  d  1  gigli  j  H  quali  chiamauano  le  rofe  dì  Giunone,  perche  tutti  del  fuo  latte 
Giunone,  diutntarono  bianchi  ,  come  raccontano  le  fanale  ,  dicendo  ;  che  G 10- 
ue,mentrt  che  ella  dormiva,  le  attaccò  Hercolc  ancor  famitdtàno  alle  mam 
valle  ,  accioche  nodnndvlo  del  fuo  Lite  non  bautjje  in  odio  poi  , 

OMa 


Degli  Antichi. 


159 


Imagini  di  Giunone  tArgiua  >  di  Giunone  falua.tr  ice 
in  lauiniofé)  di  Giunone  regina,  degli  Deiydell'ariapa- 
trona,matrigna  &  odiatrice  di  lìnceo  ,  &  di  Hercole, 
furgatrice  (^  fondatrice  delle  co/e  proprio  effetto  del- 
Urna-* . 


Ì4°       ,  TmaginidciDci 

Ma  quell'i  poppando  troppo  auidamente  fece  sì ,  che  la  Dea  fi  desiò  ;  & 
rkonofciutoloda  sé  lo  ributtò  fubito  in  modo ,  che  il  latte  ,  the  ancora 
vfciua ,  per  lo  più  fi  fparfe  per  il  Cielo  ,  &  quiuìfece  quella  certa  lisla 
Via  lattea.  bianca,che  vi  (ì  vede  ancora,  laqualc  chiamano  gli  ^firologi  la  via  lat- 
TertulJi  a-  tea,&  \\  rejlante  cadde  già  in  terra  fopra  ì gigli,  onde  rimafero  così  tinti 
di  biancone  poi  nati  fono  fempre  bianchì  .Tertulliano  fcriue,che  in  Av~ 
go  Città  delia  Grecia  fu  yn  fimulacro  di  giunone  cinto  con  rami  di  vite, 
&  che  haueua  [otto  i  piedi  vna  pù  Ile  di  Lione ,  qua  fi  ch'ella  volefìe  haue" 
re  quelli  perdi/pregio  di  'Bacco ,  &  q'àfia  parimente  a  dishonore  di  Her- 
cole,che  ì'vno,C3  l'altro  da  lei  fu  odiato  grandemente  comedi  quetta,cbe 
ad  ambi  fu  madregna ,  fecondo  le  fattole .  In  Lxnuuio  città  dì  Latio  era 
adorata  Giunone  Sofpita^  la  qttale  noi  potiamo  chiamare  faluatrice ,  come 
Tiro    Li-  principal  T^ume  di  quclluocQ  ,  fecondo  che  recita  Tito  Lìuìo  $  &  haue- 


ino. 


.  uà  quitti  lafuà  s~ìatua;come ferine  CMarco  Tullio  {una  pelle  di  Capra  in 
lio[C°   U  torno' &  m  yna  man  l'hafia-y  &  vn  breue feudo  nell'altra .  Et  Feèìo par- 
Giunone  landò  di  Cjiunone  Februale  ,    perchè  ella  hauefìe  queflo  nome,    dice, 
Febmale  .  che  le  facrificauano i  Romani  il  mefe  di  Febraio,&  che lefesle  Luperca- 
Fello .       11  celebrate  in  queslo  mefe ,  erano  confecrate  à  lei ,  nelle  quali  andauano  i 
Luper  ti  f correndo  perla  Città,  0,  purgauano  le  donne,che  per  queflo  por- 
gettano  loro  la  mano,&  cjjì  le  batteuano  con  quello ,  di  che  fi  fa  ilfarfetto 
di  (jiunonei  che  fono  le  pelli  delie  capre. ,  Oltre  di  ciò  fi  troua  5  che  fecero 
gli  antichi  la  fiatua  di  Qiunone,alle  uolte  anchora  con  vna  forbice  in  ma- 
nOyCome  riferifee  Snida ,  &  ne  rende  la  ragione,  dicendo.che  'Caria  ìntefa 
per  Giunone  spurga  C3  mondifica.come  la  forbice  tagliando  i  peli  fa  i  cor- 
pi politi  ,  &  mondi .  Et  in  vna  medaglia,  antica  dì  Trenta  Imperadore 
fi  vede  vna  matrona  coronata  di  raggi,che fìede  in  altofeggio,e  tiene  con 
lafiniHra  mano  vnofeettro,  '&  con  la  deflra  vna  forbice .   Quefta  giu- 
dicarono molti  efiere  Giunone ,  nientedimeno  le  lettere,  che  in  e  fifa  meda- 
glia fono7  la  dicono  la  Fortuna  del  popolo  Romano,  l^è  mi  ricordo  di  ba- 
ttere veduto, ò  letto  di  altra  imaginej  fiatua  di  giunone,  fé  nonché  alcu- 
ni,perchefanno,che  la  diffirogli anticipila ritrouatrice delmatrimonio  , 
V  _-i-0     e^  che  haueua  la  cura  delle  no^e  ;  onde  'Didone  apprefio  di  Virgilio , 
.qptando  ha  difegnato  di  far  fi  marito  Enca,facrifica  ad  alcun  i  Tìei,  ma  in~ 
an%i  à  tutti  à  Giunone . 

the  tien  del  nodo  maritai  la  cuU* 

l?  hanno  fatta  in  pie  veflita  con  capi  dipapauero  in  mano ,  &  con  vn 
giogo  a' piedi  ,  volendo  per  queflo  mojlrare  come  hanno  da  filare 

ìlma- 


Degli  Antichi.  141 

ilmarho>&  la  mogììe  congiunti  infame,  &  per  quelli  la  mtmerofa  pro- 
le ,  che  poi  viene  fuccedendo  .  'Piche  non  trono  pero  fatta  meni io- 
ne da  alcuno  de  gli  antichi  ,  ma!}  bene  che  in  F^omafti  chiamato  cer- 
to luoco  Vico  giù gir io  ,  perche  Giunone  è  detta  Giugale  ,  quafi  che  Vico  giu- 
colfauore  deUfuo  "Nume  fi giungcficro  infame  l'huomo  ,  &  la  donna  ;  ga."°  • 
hebbe  quiui  vrì  altare ,  onde  aniauano  i  nonetti  f pò  fi  y  (3  erano  dalfacer-  J1^^ 
dot  e  legati  infame  con  certi  nodi ,dando  pere  io  loro  ad  intendere ,  che  così  spoìì  lega 
doueuano  effere  gli  animi  loro  legati  poi  fempre  in  vn  medefimo  volere  3  ti . 
come  erano  1  corpi  allhora  da  quelli  nodi .  Onde  è  venuto ,  che  toglien- 
do alcuni  poi  forfè  l'effempio  da  quefìo,&  quello ,  che  fi  pub  vedere  nel- 
la imagine  di  Venere  fatta  in  ceppi  ,  hanno  dipinto  il  matrimonio  Matrim0. 
con  il  giogo  in  collo  ,  &  con  gli  ceppi  a  i piedi .  QueHo  hanno  voluto  ni0 . 
alcuni,  che  fofie  introdotto  prima  da  Giunone)  come  ho  detto,  alcuni  da 
Venere  ,  &  alcuni  altri  da  Himeneo  ,  il  quale  fu  perciò  adorato  come  Himeneo. 
Dio  delle  no"^e,nelle  quali  lo  chiamauano  con  certi  folcnni prieghi ,  ac- 
cioche  a  quello  f offe  fauoreuole  ,  &  deffe  col  ì^ume  fio  felice  fuccefo . 
<Jfyta  leggeri  anchora  ,  che  mofìrando  gli  antichi  con  molte  cerimo- 
nie la  puce,  &  vnione,  che  doueud  ejfere  fra  maritoy&  moglie  >  &  de  fa 
aerando  à  quelli  ogni  bene-.Ù  confolatione,non  nominauano  in  celebran- 
do le  no^e ,  je  non  quelle  cofe ,  le  quali  poteuano  dare  buono  augurio  y 
&fegno  di  felicità .  Onde  chiamauano  anco  fouente  la  Cornacchia, >  co- 
me (i  vede  nella  imagine  della  Concordia  ;  &  facrificando  a  Giunone Felegttta- 
(jiugale  ,    cauauanu  il  fele  alla  vittima  ,  &  lo  gittauano  dietro  all' al-10  wu' 
tare,  per  mostrare ,  che  fra  marito ,  (S  moglie  non  deuc  e  fere  amarc\- 
%a  di  odiose  di  fdegno  alcuno .  Et  per  questo  vogliono  alcuni ,  che  Hi- 
meneo parimente  foffe  chiamato  ,  nonperche  hauefìe  ordinato  il  matri- 
monio,ma  perche  dopò  molti  franagli,^  grandi  pericoli  egli  ottenne  le 
defiderate  nor^e  c;,n  felicifjimo  fucctffo  ;  &  la  nouella  è  tale .  Himeneo  jsq-oue]]acjj 
fu  vn  giouanctto  in  ^ithene  figliuolo  di  ^polline  ,  &  di  Calliope  vna  Himeneo. 
dette  nuoue  Mufe,  tanto  bello ,  &  di  faccia  così  delicata  ,  che  da  molti 
era  /limato"  fé  mina  ,  il  quale  fi  innamorò  ar dcnt< [finamente  di  vntt 
bella,  &  nobilifjima  giouane ,  e  ferina  f per  are  di  poter  mai  godere  del- 
l'amor fuo,  perche  egli  era  di  famiglia  à  quella  della  giouane  troppo  in- 
feriore difangue,&  di  ricebc^e,  audaua  come poteua  il  meglio  nodren- 
dofi  dell'amala  vifla  ,  0  quella  feguitaua  fempre,  &  ouunqueà  lui  foffe 
lecito ,  &  conceffo  di  andare ,  &  trouauaft  fpeffo  (  aiutandolo  in  ciò  mol- 
to la  pulita  guancia)  frale  altre  giouani  acconciò  in  modo  ,  che  vna  di 
quelle  tra  creduto  facilmente.  Or  mentre  che  il  miferello  in  queflaguifa 
inganna  altrui}  ma  piùfeftefj'o^uenne^he  et  fu  turbato  con  l' amata  fuay 

&con 


142  Imagini  de  i  Dei 

&  con  molte  altre nobilijjìme  gioitavi  di  *A  the  ne ,  andate  dì  compagnia 
fuori  della  città  per  ifacrificij  di  Cerere  Eleufina  ,  da' Cor  far  i  ar  rina- 
ti quitti  all'  improuifa .  Li  quali ,  pofcia  che  furono  lungi  da  K^dthent 
per 'molte  migliateti  dell  a  preda  fi  riduffero  in  terra ,  e  ritiratift  in  certo 
luogo  oue  fi  tenenanoficuriflancbi  già  per  il  continuo ,  &  lungo  nani- 
gare,  fi  addormentarono .  K^illhora  Himeneo ,  per  fa  la  occafione  di  libe- 
rare sé ,  &  le  rapite  giouani  ,  gli  vecife  tutti  prima  che  alcun  di  loro  fi 
fuegliaJJ'e ,<&  baiando  rimefie  qmlie  in  luoco  ficuro,  fé  ne  ritornò  alla  cit- 
tà',  &  premi  fé  à  g  li  ^itheniefi  di  rejìituìr  loro  le  già  perdute  figliuole ,  fé 
Voleuano  dare  à  lui  per  moglie  quella,che  egli  amaua  cotanto .  fi  che  gli 
fu  accordato  volontieri^parendo  adogniuno  >  che  egli  l'haueffe  molto  be- 
ne meritata  .  Et  così  bebbe  Himeneo  la  tanto  da  lui  defidcrata giouane . 
Fatte  le  fohnni ,  &  liete  no^e,  vìffe  poi  con  quella  felicemente  tutta  la 
fila  vita  .  Cerche  dunque  dacoflui  furono  ricuperate  quelli  Vergini, 
&  il  matrimonio ,  che  fi  de  fiderò  tanto ,  bebbe  felice  fuccejfo  ,  replica* 
uano  fouente  gli  antichi  il  nome  fuo  nelle  no'^e  per  buono  augurio ,  co- 
me che  defider afferò  a  quelli ,  chef  maritauanoyla  felicità  d*  Himeneo . 
Et  questa  fu  cofa  de  i  Cjreci ,  sì  come  fu  de  i  Bimani  di  chiamare  Talaf- 
fione per  buono  augurio  parimente  nelle  noTge .  Ter  che,  come  ferme  Li- 
mo ,  quando  furono  rapite  dai  Rimanile  donne  Sabine  >  venne  alle 
mani  di  vn  pouerofoldato  ,  vna  belliffima  gioitane  j  la  quale  ei  dìfìe  , 
à  chi  gliene  dimandaua,  di  condurre  à  Talaffione ,  perche  haueua  già  vi- 
ftoyche  qualcb'vno  le  haueua  gittato  l'occhio addoffo  per  leuar gliela  . 
Era  Talaffione  allbora  vn  Capitano  di  gran  valore ,  &  hauutoper  ciò  in 
molto  rifpetto  ,  onde  vdito  il  nome  fuo  non  fa  chi  ofaffepur  di  toccare  la 
giouane  ;  an^i  che  facendo  fedele  compagnia  à  colui,  che  l' haueua ,  an- 
Talaflìone  darono gridando  tutti  infieme  à  Talaffione  ,  à  Talaffione,  il  qual  heb- 
chuimato  ye  moito  cafa  [a  bella  gioitane  „&  con  liete  nox^efe  la  fece  moglie,&  uij- 
ze.         '  fero  dapoi  felicemente  fempr  e  infume.  Chiamauano  dunque  Talaffio- 
ne,defideravdo  a'nuouifpofi  la  buona  ventura ,  che  pel  nome  di  lui  hebbe 
quella  rapita  giouane .  Onero  che  quefto  era ,  perche  Talaffione  lignifica 
certa  cefla,nella  quale  teneuano  le  donne  la  lana,  &  le  altre  cofedafila- 
Varrone.   re,  &  voleuano  gli  antichi, fecondo  Fanone,  replicando  fpejfo  quefta  vo- 
ce nelle  no^e,  ricordare  alla  fpofa;quale  hauea  da  effere  l'officio  fuo,  poi 
che  era  mar itatr.il  che  Tlutarco  ancora  conferma  ne  i  fuoi  problemi ,  ri- 
ferendo pur  anco  quello,  che  ho  detto  poco  di  fopra ,  che  la  fpofa  entran- 
do in  cafa  del  manto  la  prima  volta  ,portauafeco  la  conocchia ,  &  ilfit- 
foy  &  pafiaua  fopra  la  pelle  di  vna  pecora,  ò  che  vijedeua  su ,  come  feri- 
ne Fé  fio  5  perche  da  quella  fi  trahea  la  Una,  chef  acconcia  poi  ad  vfo  di 

fila- 


De  gli  Antichi.  I4J 

filare,  &  dkèlia  quesle  parole;  Due  tu  fei  Catodo  fono  Caia,cbe  veniua- 
nOafHojbàÉ,chù  tutto  haueua  da  ejfere  communefrà  il  marito,  &  la  mo 
gliet&  che  in  caja  doueuano  efìcre  egualmente  padroni .  Et  hanno  vo- 
luto alcuni ,  che  in  tale  cerimonia  foffe  vfatoquesìo  nome  di  Caia  per  ri- 
[petto  di  Caia  Cecilia,  che  fi*  Tanaquille  moglie  di  TarquìnoVnfco  %e 
de' Ternani,  donna  foggia  ,& vìrtuofa,che  gommò  beniffimo  la  cafafua . 
Onde  Fanone  fcrìue,0*  lo  riferì/ce  Tllaio,  che  in  certo  tempio  fu  guar- 
dato come  cofz  degna  di  riueren^a  il  [ufo  ,  ~  &  la  conocchia  di  coslei  j 
&  vi  giungono  alcuni  anco  le  pìanelle-}quindì  dicono ,  che  venne  l*vfan- 
é&  dì  portar  feco  lafpofa  la  conocchia  con  la  lana,  &  ìlfi4fosper  ricordar  fi 
dì  imitare  la,  virtù  di  quella  gran  donna,  la  quale  filò  >  & fece  difua  ma- 
no vna  bella  veftè  regale  ,&  Scruto  Tullio  fuo  genero  ,  chefucceffe  al 
marito  netregrìo,  lacuale  fu  pofla  poi  nel  tempio  della  Fortuna.  ^An- 
dana ancolanuoùafpofa  tìnta  di  certa  fafeia  di  lana  flrctta  su  la  camifa 
col  nodo  étìercóié:,  quatta  fciolto  dallo  fpofoia  prima  notte ,  che  slaua  j^ocj0  <j». 
con  lei,  pigliandole  augurio  di  douere  effere  con  felice  irìbauere  figliuo-  Hercole , 
li  ,  comefu tììrcoléi ch'eie  lafciò fettunta.  Et  àque.Uo fare 'chiama- Virginéfe 
itainjiioaiutolaDeàFirginenfe  ^  pacatila  era  creduta  hauer  ciì-^Q*' 
ra  che  lafafcìa  virgina  le  portata  dalle  giouani  tutto  il  temùp>  che  flauti- 
no vergìnìyfojfe  fciolta  felicemente  fubito,  che  erano  maritate.  Et  vfaro- 
nogVantchì,come  rìferìfee  Santo  ^igoftìno  da  Fanone,  di -portar  quejìa 
'Dea  infieme  con  alcuni  altri  nella  càmera  -,  oue  doueMano  fkare  la  prima 
notte  infieme  i  nouellifpofi,  accioche  con  lo  aiuto  di  quefii  lo  fpofo  più  fa- 
cilmente raccogliere  il  de fiderato fiore;  &  manco  foffe  dìfefo  dalla fpo- 
fa ,  pofeia  che  fi  vedeUa  tanti  'Dei  attorno  ,  che  tutti  la  confortauano  a 
ciò,  &  ciafeheduno  fecondo  ilfuo  officio ,  perche  erano  partitigli  offici  fra 
loro  in  quejìo  ncgocio.nel  quale  pxreuano  efiere  i  generali  pr  e  fidenti  Ve- 
nere>  &  Triapo,  cui  fu  pur  anco  dato  particolare  officio  :  &  lo  chiamaro- 
no allbora  Dio  UWutmo  ,  perche  defife  for\a  allo  fpefo  di trauagliar e  Mutino. 
gagliardamente  ,  &  di  metter  e  in  core  al  lafpofa  di  non  fare  alcuna  re- 
ffien^a  .  Vi.  erano  poi  il  Dìo  Giugatinp  per  giungere  infieme  marito ,  Giugatu- 
Cf  moglie  :  il  Dio  Subigo ,  che  procuraua ,  che  l'vno  fottomcttefie ,  &  SubifflB. 
l'altra  fi  lafciafie  fottomcttere  facilmente  :  &  la  Dea  'Trema ,  che  indù- 
teua  lafpofa  à  hfeiarfi  ben  premere:  &  U  Dea  Tartunda,cbe  non  lafeia-  Prema . 
uà  punto  temere  di  parto ,  che  haueffe  da  venire.  Et  credo  che  ve  nefof  Panunda. 
fero  ancho  de  gli  altri  perche, come  diffì  da  principio  >  diedero  gli  antichi 
particolari  Dei  à  tutto  quello, che  fxceuano,ò  che  con  diuerfi  cognomi  da- 
vano ad  vnfolo  la  cura  di  diuerfe  cofe  ,  come  à  qucflo  preposto  parlan- 
do CHartiano  à  giunone  efprime  quegli  quattro  cognomi  ,  Iterduca, 

Domi- 


i4< 


Imagini  dei  Dei 


Imagine  d'Himeneo  Dìo  del  matrimonio  &  delle 
nozj^icon  Immagini  d 'alcuni  fanciulli ^che  raccolgono  no 
cìjparfe  y lignificante  la  ' 'perpetuità  &  ìndiffolubilìtà. 
delmatrimonìo ,  Uro  fi  or  ^virginale,  ($f  che  bifogna  à 
chi  ha  carico  di  cafa  lafciar  le  co  fé  fanciulle fchz_j . 


Degli  Antichi.  tj$ 

Domiduca,  Vnxia ,  e  Cinthia,che  nelle  cerimonie  de' maritaggi  le  furono 
dati  ;  dice:  Lxf  ragione  hanno  da  chiamarti  di  core  le  giouinette  fpo- 
[e  perche  tu  Imbbi  cui  a  di  loro  in  andando  ;  perche  tu  le  meni  ficure  nel- 
le desiderate  cafe  de  i  lorofpofi ,  perche  tufacei ,  che  l'vngere  le  porte  fia 
con  buono  augurio  ,&  perche  tu  non  le  abbandoni)  quando  pongono  già  il 
cinto  Virginale.  Et  quefìofà,cbe  Giunone  f offe  anco  la  SDea  Virgìmenfe. 
Ma  lafciando  tanti  cDei,delli  quali  non  ho  trouato  mai  gli  ftmulacri ,  ri- 
torno à  qualcuna  di  quelle  cerimonie ,  che  ponno  feruire  alla  imagine  di 
Himeneo.  Vfarono  dunque  gli  antichi  di  cingere  anco  le  porte  della  ca- 
fa  con  certe  bende  ,  o  fila  di  lana  ,  vngendo  gli  ganghicri  di  quelle 
confungia  di  por  co, con  graffo  di  becco ,  pt  r  rimedio  di  tutti  gli  incanU fi- 
mi ,  chefouente  erano  fatti  a*  nouelli  fpefi ,  fé  lo  slridore  de  i  gangheri 
era  vdito ,  aprendo//,  ò  ferrandvfi  le  porte .  Spargala  anchoper  quefÌQy 
come  hanno  detto  alcuni,  lo  fpofo  delle  noci,  aiàocbenon  fofie  vdito 
altro  che  il  rumore  ,  che  quelle  faceuano  cadendo  in  terra  ,  &  lo  fire- 
pito  de  ì  fanciulli ,  che  le  raccoglieuano ,  quando  gridaua  lafpofa  ,  & 
doleuafi  nello  feioglier  lafafcia,ch'io  di f si  .perche  alcu  na  ve  ne  era ,  che 
fi  fortemente  gridaua ,  che  faceua  alle  volte  grandìffima  compaffione  a) 
chi  l'vdiua .  filtri  hanno  detto  che  lo  spargere  delle  noci  moHraua , 
che  l' huomo  maritandoft  lafciaua  tutte  le  cofe  fanciulle J "che,  perche  fo- 
gliono i fanciulli  giuocarefouente con  le  noci.  Fanone bà  voluto  ,  che 
cìòftfacejfeper  tirare  buono  augurio  da  Gioue ,  cui  le  noci  erano  conje- 
crate.Et  Tlinio  parimente  l'interpreta  ad  vn 'altro  modo .  CMa  di  que-  pj; ni-0# 
SÌ0i&  delle  altre  cerimonie  ufate  nelle  no^e  baila  quella, che  io  ne  ho 
dettOyper venire  a  difegnare  il'Vìo  di  quelle,  che  fu  come  diffi.Himeneo. 
Quesìi  dagli  antichi  fu  fatto  in  forma  di  bel  giouane  coronato  di  diuerfi  Imagine 
fiorì  ,  &  di  uerde perfa  )  che  teneua  una  facella  accefa  nella  deftra  ma-  '  xmc~ 
nO)&  nella  fmijìra  hauetia  quel  uelo  roffo  ,  ò  giallo  che  fofie,  col  quale  fi 
copriuano  il  capo,&  la  faccia  le  nucuefpofe  la  prima  uo\ta,che  andauano 
a  marito.  Et  la  ragione,  che  poco  di  foprapromifi  dire  di  ciò,  è  takahe  le 
moglìere  de  i  Sacerdoti  appreffo  de  gli  antichi  Romani  ufauano  di  portare 
quafi  fempr e  un  ftmile  uelo  ,  &  pirckeàqueftinonera  concefto  ,  co- 
me a  gli  altri ,  di  fare  unqua  diuortio  ,  coprendo  la  fpofa  con  quel 
velo, fi  veniua  d  moHrare  di  defidcrare,  con  quel  matrimonio  non  hauef-  Pudore 
fé  da  fciolgerfimai.  CMa  quejìonon  vieta  però  , che il  mede  fimo  non 
moflraffe  anco  la  honefla  vergogna  della  fpofa, come  ho  dettola  quali  po- 
tiamo dire  ,  che  foffe  una  cofa  fleffa  con  il  Tudore>bauuto  in  tanto  ri- 
f petto  da  gli  antichi, che  fu  come  Dio  adorato .  Onde  gli  \^thenìefi  gli 
confecraronc  vn  altare t&  appreffo  de'Lacedcnioniffcli  fu  fatto  vn  ftma- 

T     -     Ulyq 


1^6  ImaginideiDei 

Icaro.  lacro  per  quella  cagione  raccontata  da  Taufunia.  Manetta  Icaro  marita' 
Tenelope.  to  la  figliuola  Venelope  ad  V liffe ,  con  animo ,  chea  non  gliela  leuajjedi 
Vii/Te .  cafa  y  mai  ma  douejjcro  habitare  fempre  tutti  infteme ,  come  ne  lo  pregò 
molte  volte  da  poi- ma  nulla  giouandogli,perche  V  liffe  baueua  deliberato 
di  ritirar  fi  con  la  moglie  à  cafa  fua ,  fi  voltò  il  buon  vecchio  à  pregare  la 
figlinoUjcbe  non  lo  lafciafft;  3*  benché  ella/offe  già  in  camino  per  andar-, 
jene  col  txarito,n<jn  lafciaua  egli  però  accompagnandola  di  pregarla  >  che 
veftafiefeco .  Vtijje  alfvltimo  vinto  dall'i  mp/>  tunità  del  fuocerofi  vol- 
tò alla  tnoglicy  &  le  diede  Ubera  licenza  di  fare  ciò,  che  vohua ,  ò  andare 
fccOjò  refiare  col  padre  ;  \^4  queHo  ella  altro  non  rìfpofeje  non  che  tira- 
toftvn  velo  in  capo ,  fi  copa  :t  coti  quello  la  faccia  ;  'Da  che  pai  kc  al  pa- 
dre d'intender  bctiiffmo  ,  che  Cammo  della  figlinola  era  di  andare  col 
marito  ;  però  fen\a  più  dire  altro  la  lafciò  andare  ,  ^Squìui ,  otte  ella  fi 
coperfe  il  vifo ,  pofe  vn  fimnlacro  al  Tudore ,  cioè  a  quella  honesla  ver- 
gogna y  che  moflròTeìttlope ,  di  contradire  al  padre  per  non  lafciare  il 
marito  ;  &  doueuaefjcre  fatto  in  fimile  foggia  con  la  faccia  coperta  . 
Sì  che  mo'flrandoji  la  vergogna  in  quefìo  modo ,  fi  può  ben  dire,  che  per- 
ciò fi  ccpriuala  nuoua  Jpoja  col  velo,qual  dijffitche  por  tana  Himeneo  nel- 
la finifira  mano .  Et,  r nomando  à  mettere  quello,  che  reHa  di  luì ,  egli 
baueua  due  f cechi  gialli  à  piedi ,  quefìi  erano  certa  forte  di  f carpe ,  che 
vfsuano  alle  comedie  ,  &  le  donne  parimente  gli  portauam.  Et 
tutto  il  difegno  ,  che  bò  fatto  di  costui  è  dcjbitto  da  patullo  in  quefìo 
modo  : 

0  de  l'alto  Helicone 

Habitator  felice , 

Od'Vrania  celesley 

Lieto ,  e  giocondo  figlio , 

Che  ne  le  forti  braccia 

'Del  difwfo  amante 

Con  legitimo  nodo 

Ottetti  la  delicata  verginella* 

Cinge  Himeneo  le  tempie 
1>i  belli ,  e  vaghi  fiori 
Ile  l'odorata  per  fa , 
£  tenendo  con  mano 
Il  colorito  vittK 
xJMone lieto  per  noi 


Catullo. 


s 

Degli  Antichi.  14/ 

Il  bianco  pie  ve  Mito 
/  Et  adorno  del  bel  dorato  ficco»    m 

In  quefio  dì  giocondo 

Vien  confoaue  voce 

Cantando  a'nouifpofi 

K^éUegre  canzonette . 

Con  pie  profpero  mena 

Cjli  fefteuoli  balli, 

E  con  felice  de Ura 

La  rivendente  face  porta  innanzi. 

Seneca  parimente  così  ne  dice. 

Tuyche  la  notte  con  felice  aujpitio 

Scacci  portando  ne  la  deHra  mano 
La  lieta ,  e  fanta  face ,  hor  vierìà  noi 
Tutto  languidoy&  ebbro,ma  pria  cingi 
*Di  be' fiori ,  e  di  rofe  ambe  le  tempie  . 

Claudiano  in  certo  Epitalamio  defcrijfe  Himeneo  in  queflo  modo . 

Bagli  occhi  vn  foauiffimo  fplendore 

Efce,cl?à  rimirarlo  altrui  contenta . 
Ei  caldi  rai  del  Sole ,  e  quel  rojjore , 
Cb'ogn  animo  pudico  tocca ,  e  tenta, 
Spargon  di  belporporeo  colore 
Le  bianche  gote^a  lei  quais'apprefenta 
La  lanugine  prima  accompagnata 
1>a  bella  chioma  crefpa,&  indorata. 


T     2  LA 


148 


ImagìnideiDei 


Terra  per- 
che  detta 
madre. 
T.euana 
Dea. 


Ctinifia. 

Vagitano* 

Pauentia' 

Potina. 

Edufa. 


Opc 


LA   GRAN   MADRE. 

\^/[  Terra  fu  creduta  dagli  antichi  ejfere  fiata  lapri- 
maditutt'iicDei  ,  (3  pò  ciò  hi  chiamarono  la  gì an 
<-Madre,e  CMaàre  ài  qrefii .  E  t  fecondo  che  di  quella 
riderò  la  natura  cjjcre  diutrfa ,  C>  mohx  le  proprietà , 
così  molti  nomi  ledieronoy&  àiuerji,  ££  invarijmodi 
l'adorarono,  Cf  ne  fecero  Halite  .  Onde  hauendo  io  già 
ditto,  cerne  di  lei  intende/Tuo  per  Giunone  alle  volte, &  nefacejjeroima- 
gìneJìèra  dirò  delle  altrc,chc  apprtffo  de  gli  antichi  furane  tutte  Dee  fi- 
gn  ifìiatricì  della  Terra. *Ldlla  quale  folamente  ài  tutte  le  pani  dell'vni- 
ucrfo  ferine  Tlinio  ,  che  mcrìteuolmente  fu  dato  cognome  di  materna  ri- 
uirtnza'jm  per  oche  nati  che  fono  i  mortali,ella  gli  riceue fecondo  l'vfan- 
\ade  gli  antichi,  quale  era  di  porre  il  fanciullo ,  fuhito  vfeito  del  ventre 
della  madre, in  terra,  come  nelle  braccia  della  generate  madre  di  tutti,  & 
lettamelo  anco  poi  fuhito ,  &  he  bbero  perciò  "vna  Dea  chiamata  Leuana , 
la  quale  crea.eua.no  che  à  queflo  fnjje  /opra  ,  di  fare  col  fu»  7-^ume  ,  che 
qutl  fanciullino  allhora  'fiato  fojfe  felicemente  leuato  di  terra  :  sì  come 
ne  hchbero  ancho  Vìa  ,  che  haueua  la  guardia  delle  Culle  de  i  mcdefimì 
fanciullìnì, chiamata  da  loro  la  rDca  tutti  aia ,  &  Vagliano  fu  il  Dio  del 
piangere  de  i  fanciulli  >  che  da  Latini  è  detto  Vagire.  La  Dea  Vaucntia 
era  jvpra  al  pauore ,  cioè  timore  de  i  mcàefimi,  &  %umina  fopra  il  lat- 
tare ,  perche  l\i.ma  diceuanoglì antichi  alla  mammella .  Totina  fu  la, 
'Dea  della  por  ione  ,  ckè  del  loro  bere  ;  (3  Edufa  dell' efea  ,  cioè  del 
mangiare .  hauendo  dunque  la  Terra  riceuuto  gli  mortali ,  fuhito  che 
fono  nati,  come umor euole  madre,  gli  nodrifee  anco  poi ,  &  foììenta ,  & 
quando  alla  fine  fono  datutti  abbandonati ,  ella  gli  raccoglie  nell'am- 
pio fuo  fem,&  in  sé  mcdtfima  gli  far  a  :  Et  non  gli  huomini  folamen- 
te,egli  altri  animali \ma  tutte  le  altre  cofe  anchora  paiono  hauer  vita  qui 
fra  noi  dalla  terra,&  effe  re  da  lei  foì~lenu:e.nodrite3&  conferuate .  Ter 
le  quali  cofe  à  ragione  ella  fu  detta  gran  (JMadre  ,  (2  ì_Madre  de  i  Dei 
parimente \ptnht  erano  fiati  i  Dei  degli  antichi  mortali)  &  erano  viuu- 
ti  in  tempo  di  qu  ello,che  la  terra  produce,  come  ne  viuono  tutti  gli  altri 
mortali. 6t  fu  qa-Mala  medefima)tbeOpc)Cibele,rR£ea,Feslai&  Cere- 
re>&  altre  anchora  dtrnoftratrìci  delle  àiuerfe  viltà  della  Terra.  Delle 
quali  efporrò  gli  nomi  in  disegnando  le  imagini  loro,fecoridothe  mi  tome 
ìà  btriVii?  ne  racconterò  hfai.de,  od  altro  chejìa}fe  varano  à  propofito . 

Impero* 


Degli  Antichi.  149 

Imperoche  copie  i  dipintori  adornano 'le loro  tauole  con  tutti  quelli  orna- 
mentitile  fanno  migliori, acciocbc  a'  riguardanti  paiano  più  vaghe,  cosi 
bò  cercato  io  di  fare  mentre  che  di fgno  quefìe  imaginiconlapenna_t. 
Tcrcioche  efpcngo  tal  bora  alcuni  nomi,  tulbcra  interpreto  qualche  fauo-  H^ 

la  ,  &  di  alluni  ne  racconto  alle  volte  femplicemente  ,  &  alle  volte  an-  » 

ebora  tocco  qualche  bifìoria  ,  fecondo  che  mi  pare  più  confarci  a  quello , 
di  che  baurògià  dt  tto,ò  mi  refli  da  dir  e  sparendomi  di  douere  effere  à  que- 
fio  modo,  fé  non  diletteuole  à  chi  legge,  almeno  non  troppo  noiofo,  concio- 
fia  cht  la  varietà  delle  afe  foglia  Iettare gran  parte  di  noia  a  i  lettori.  Ve 
nendo dunque  à  dire  della  gran  Madre  ,  élla  fu  chiamata  Ope  da  gli 
antichi  perche  quesla  voce  fignifici  aiuto  ,  &  non  è  chi  più  aiuti  la  -^  • 

vita  de  i  mortali  della  Urrà  :  onde  tìomerola  chiama  donatrice  della  vi-  Homeror* 
ta ,  perche  ella  ci  dà  oue  commodaminte  potiamo  babitart ,  &  ci  porge 
inde  babbiamo  da  nodrirci,&  in  molti  altri  modi  ci  gioua  a  guifa  di  pie- 
fifa  madre.  Et  perciò  Martiatio  de  frinendola, dice,  ch'ella  è  di  molta  età  Martiano. 
&  ha  vngran  corpo ,  a  che  fi  confo  quello ,  che  fcriue  Taufania ,  che  in 
certa  parte  della  Grecia  apprejfo  il  fiume  Grafie  fu  vntempietto  della 
Terra  oue  ella  fu  chiamata  la  "Dea  dal  largo  petto  :&  fé  benpartorifee 
fpeffo,  &  babbi  intorno  molti  fig  liuoli,  nondimeno  ha  pur  anco  una  ve/le 
tutta  dipinta  à  fori  di  color  diuerfi  ,  &  un  ma  nto  tefiu  to  di  aerai  herbe, 
nel  quale  paiono  effere  tutte  quelle  cofe ,  che  più  fono  predate  da'  ntor- 
tali,come  le  pi  etiofe  gemme ,  &  i  metalli  tutti ,  &  vi  fi  veieua  anebo- 
la  copia  grande  di  tutti  i  frutti  ,  £f  una  abundari  %a  mirabile  di  tutte  le 
tofe .  Ora  chi  è  ,  che  in  queflo  ritratto  non  riconofea  la  Terra  s1  La  qua- 
le Varrone,fccondo  che  rifenfee  Santo  Sgottinomi  libro  della  fitta  di 
*Dio ,  vuole ,  che  fa  chiamata  Ope,  per  che  per  l'opera  humana  diuenta 
migliore  ,  &  quanto  è  più  colti  uata  ,  tanto  è- più  fertile  ,  &  che  fa 
ramata  Vroftìpina  ,  perche  ùfeendo  da  lei  uunno  come  fr  pendo  le 
biade ,  che  ne  n  afono,  &  che  fa  ditta  Vsjìasperthe  di  uerdi  herbe  fi  ue- 
i  te .  Oltì  e  di  ciò  la  dipinge  ahehoyS  inficine  ejpone  tutta  la  pittura  >  il 
'Boecaeió  ,  quando  ferme  de  Ila  progenie  dt  i  Dei  ,  (3  dice ,  che  ella  ha 
in  capo  una  corona  fatta  a  torri  ,  per  1  \  il  circuito  della  terra  a  guifa  di 
corona  e  tutto  pii.no  di  Città,  di  Cafieìla,  di  Villaggi,  è  di  altri  edifici} . 
La  vefle  tcjfuta  di  uerdi  Lc.be  ,&  circondata  da  fronzuti  rami ,  mofira  Efpofitfo- 
vli  arbori, le  piante ,  &  le  herbe,  che  cuoprono  la  terra .  Ha  lo  feettro  in  ne  della j: 
tnano,chc  figaijtta,cbt  in  terra  fono  i  regni  tutti,&  tutte  le  richc^e  bit-  Qp|# 
rnanc,£S  rxefira  la  potenza  anehora  de  1  Signori  terreni .  Ver  gli  timpa- 
ni ,  che  ella  parimente  ha ,  fi  intende  la  rotondità  della  terra  partita  in 
tua  mete  sfere,delle  quali  l'vna  è  chiamata  FRi mijpero/uperiore ,  (2  è 

quella 


l$s 


lmaginideiD^i 


ìmagine  della  Dea  Ope  detta  anco  TSerec'mthìa  ma- 
dre degli  Dei  interpretataper  la  terra ^0/  lì  animali  & 
alberi  a  lei /aerati  fignìficantilafruttuofa  coltìuatìone 
del  terreno  3Qj  ogni  uno  ejjerjottopofto  alla  natura  ben 
che  grandette  anco  Immagine  de  fùoì  Sacerdoti  detti 
Qiorìbantì ,  che  dimostrano  che  ogn  '-uno  debba  eserci- 
tar Ji  njirtuofamente^è  non  Stare  otìojo . 


De  gli  Antichi."  i$i 

quella  chebabìtiamo  noì;&  i l'altra  inferiore ,om  fono  gli '^Antipodi.  Uà 
poi  vn  carro  con  quattro  ruote,  perche  fé  beni;  ella  Ha  ferma,  (3  è  immo- 
bile J?  opere  nondimenoycbe  in  quella  fi  fanno  ,fono  con  certo  ordine  va- 
riate per  le  quattro  fìagioni  dell'anno  ,  &  fé  ne  vanno  fuccedendo  l'vna 
all'altra .  Lo  tirano  i  Lionì,onero  per  moftrare  quello-)  che  fanno  i  Conta- 
dini feminando  il  granoni  quali  fubito  lo  cuoprono  >  ateioche  gli  auiiivc- 
celli  non  ne  facciano  preda,  come  fanno  i  L'ioni ,  quando  caminano  per  lo- 
chi poluerofi ,  che,  come  fcriue  Solino ,  huano  -via  con  la  coda  le  fue  pe- 
date,accioche  per  quelle  non  h abbiano  da  (piare  i  Cacciatori  doue  vanno , 
onero  perche  non  è  terra  alcuna ,  fta  quanto  vuole  ajbera  ,  &  dura  ,  che 
coltiuandola  non  diuenti  molle >  &  facile  al  produrre  >  ò  pur' è ,  per  mo- 
strare,mettendo  fitto  al  giogo  della  Dea  Ope  il  Lione  l\è  degli  altri  ani-  Naturade* 
mali}  che  i  Signori  del  mondo  parimente  fino  [oggetti  alle  leggi  del-  Lioni. 
la  natura  ,  &  che  così  hanno  effi  bifogno  dell'aiuto  della  terra  ,  come 
gli  altri .  l.efauole  dicono ,  che  f de  guata  la  Chiarire  i  'Dei  cantra  Hip- 
pomene,  nr  .Atlanta,  perche fm^a  rifpetto  delfuo  Tsfume giacquero  in- 
ficine in  vnafelua  à  lei  confecrata ,  gli  fece  dìucntar  Lioni ,  er  volle  che 
dapoi  tiraffiro  fempre  ilfuo  carro  .  C?tf offrano  le  fedi,  che  a  quesla  'Dea 
fianno  di  intorno,  che,  fé  ben  le  altre  co  fé  tutte  fi  muouono,  ella  fìà  ferma 
però  fempre,  o  veramente  perche  fono  vote,  ci  danno  ad  intendere ,  che 
non  filo  le  cafe,ma  le  Città  anchora,&  per  pesìilen^a ,  &  per  guerre,  & 
'  per  altri  difagi  fi  votano  fpcfjo ,  ouero  tbefopra  la  terra  fono  molti  luochi 
dishabitati.  Cj li  Sacerdoti  dimandati  Coribanti  ,  li  quali  qui  nifi  anno 
dritti,&  armati,  vogliono  moflrare,  che  non  folamente  ì  coltivatori  del- 
la tena,ma  i  Sacerdoti  ancoy&  quelli  che  alle  città,  &  a' Regni jonofo- 
pra ,  non  doueriano  federe ,  nèftarfi  in  otio ,  ma  che  deue  ciajt  bedano  pi- 
gliare 4e  fue  or  mi, chi  per  coltutare  la  terra,  chi  per  pregar  i  T)ci ,  <y  chi 
per  difendere  la  patria .  La  imagine,  che  fa  Varrone  della  Dea  Ope  è  di 
tal  maniera .  Metteftfopra  vn  carro  tirato  da  Lioni  una  dorma,  che  ha  il 
capo  cinto  di  torri  à  guifa  di  coroua ,  tiene  lofeettro  in  mano ,  (3  è  veflita 
di  vn  manto  tutto  carico  di  rami ,  di  herbe ,  &  di  fiorì ,  interne  le  Hanno 
alcuni  feggi  vohti,&  vi  fono  anco  iri fonanti  timpani ,  ''3  l' accompagna^ 
no  certi  jacerSti  con  gli  elmi  in  tefla,  con  gli  feudi  al  braccio  ,&con  le 
haflein  mano.  Scriue  lfìdoro ,  che  fu  data  altre  volte  alVimagine  del-  Jffi°W>'j 
la  gran  (JAiadre  vna  chiaue ,  per  moflrare  che  la  terra  al  tempo  dell'in-  ta  JjJJ  „r| 
hernoftferra,&infenafcondeilfemefopralcifpar[o,qnalgermoglian-  Madre? 
dovièn  fuori  poi  al  tempo  della  'Primauera  ,  &  allhora  è  detta  ta  terra 
aprìrfi ,sì corner iferifce ancho  ^ilcffundro  Klapolituno  .  Taceuano  an- 
tboragli  antichi  ghirlande  à  ^uejta  'Dea  talhora  di  quercia ,  perche  cosj, 

yiue- 


I$2  Imagini  de  i  Dei 

•pìueuanò  già  i  mortali  delle  ghiande  prodotte  da  lei-,  come  viuono  boggi- 

dì  del  grano, &  de  gli  altri  frutti ,  che  la  medesima  produce .  Et  di  Ti- 

T)    v'o'   no  ta^ora ,  che  quefto  arbore  a  lei  era  confecrato  >  ò  /offe per  la  gran  ce- 

a    pia  dc'Tiniycbe  era  nella  Frigia,  oue  ella  fu  prima  adorata  >  &  fu  perciò 

detta  ancora  la  Dea  Frigia,come  che  quelpaefe  fofjèfua  propria  patria , 

oue  furono  prima  celebrate  le  /ite  facre  cerimonie  ,  onde  da  'Berecinto 

Berecin-    monte  di  quii  paefe  ella  fu  parimente  chiamata  Berecinthia  5  &  coft  la 

Virgilio,    noma  Virgilio,  quando  a  lei  rùffimigliaB^ma  ,  &  la  difegna  anco  in 

gran  parte;dicendo . 

Qua!  Berecinthia  madre  degli  Del 
Coronata  di  Toni  fopra  il  carro 
Sen  va  per  le  città  di  Frigia  altera 
1>e  la  diuìna  fua  prole ,  onde  cento 
lyjpoti  tutti  babitator  del  Cielo 
Si  vede  inumo ,  e  queifouente  abbruccia . 

Pino  dato      Ouerofu  il  Tino  dato  à  quefìa  T)ea,  perche  i^sfti  belliffimo  Giouane ," 
alla  gran    &  amato  già  grandemente  da  lei  morendo  fu  cangiato  in  quefto  arbore . 
Madre.      gt  \a  fauQ[a  y  che  fé  ne  legge  è ,  che  innamorata  la  Dea  di  puro ,  &  caslo 
nouèlla.    amore  di  quefto  giouane,  fé  lo  tolfe,&  diedegli  la  cura  delle  fue  facre  cofey 
Sacerdoti  con  patto,che  egli  doueffe  conferuarfi  vergine ,  &  pudico  fempre ,  come 
caftrati.     egli  promife  di  fare,& con  giuramento  fé  neobligò.  Ma  non  l'ofkruò  poi 
il  mifero,  percioche  innamorato  fi  di  vna  bella  ninfa  figliuola  di  S  angario 
fiume  di  quelpaefe  ^fifcordò  la  promeffa  fatta  alla  Dea ,  & godè fouente 
dell' amore  fuo.  'Diche  quella  fu  sì  forte  fdegnata,che  fece  fubito  morire 
la  7^infa,&  fcacciò  il  giouane  da  sé,  &  dalfuoferuitio.  llquale  tauedu- 
tofi  del  peccato  commeffo, venne  in  tanto  furore ,  che  andaua  comepa^o 
correndo  per  gli  alti  monti  gridando ,  &  vlulandofempre,  &  comefor* 
fennato  batteua  il  capo  di  qua,  &  di  là,e  con  acutiffime  pietre  slracciauz 
fpeffo  il  delicato  corpo,&  tagliatoft  anco  con  quefle  il  membro,  che  tanto, 
haueua  offèfo  la  Dea,  lo  gittò  lontano  da  sé,  &  era  per  uccider  fi  affatto ,  fé 
non  che  quella  all'vltimo  mofja  à  pietà  di  lui  lo  fece  diuentare  vn  Vino  , 
&  per  moftrare  ,  che  ritcneua  pur  anco  memoria  dell* amato  giouane , 
-polle  e  far  coronata  poi  de  ì  rami  di  quefto  arbore,  &  ordinò  che  ali*  ane- 
lare ifuoi  Sacerdoti  fojfero  caftrati  con  l'acuta  pietra  nel  modo,  che  il  mi- 
fero  giouane  fi  cafìn  da  sè,&  andaffero  nelle  fue  feste  così  aggirando,  & 
dibattendo  il  capo  ,&  fcrcvdcfi  le  braccia  ,  &  lefpalle,  &  Jpargcndoil 
proprio  fangue,  come  il  medefimo  fece  egli  correndo  già  forfennato per  gli 

alti 


Degli  Antichi.  15? 

alti  monti.  Et  furono  oltre  à  gli  alni  nomi  che  bebbero ,  detti  anco  Galli 
quefii  Saccrdotiyda  vn  fiume  della  Frigia  di  quefio  nome >de Ile  acque  del 
quale  chi  beeua  impagina  fubito ,  &  era  buono  all'bora  da  ferirne  alla 
Dea  t  perche  arditamente  faceua  tutte  le  palaie ;che  ho  dette. Taufania 
fcriue,  che  in  certa  parte  della  Grecia  fu  un  tempio  dedicato  alle  'Dea  , 
&  ad  ^iti  infieme ,  che  alcuni  dìffero,che  ei  fu  ammalato  da  un  Cin- 
giate mandato  per  quello  da  Gioue  ,  che  fi  hebbe  a  male ,  che  egli  fofje 
tanto  domelìico  della  Deay  &  ian  to  amato  da  lei  ;  &  racconta  poi  urial-  Fauole  dì 
trafauela  del  medefimo,laquale  è  tanto  fattola  apunto  ,  che  mi  pare ,  che  Au. 
meriti  di  efìer  riferita,&  è>  the  delfcme  Jparfo  in  terra  da  Gioue ,  (  che 
fognauadi  effere  forfè  con  qualche  bella  giouane  )  nacque  un  Genio , 
ò  'Demone ,  che  uogliamo  dirlofin  forma  di  huomo  j  ma  che  bauea  però 
l'vno,&  l'altro ft ffo, (3  fu  chiamato  ~4gdifl e.  cDi  che  Jpauentati gli  altri  Agdifte. 
Dei,come  di  cofamoflruo fargli  furono  fubito  attorno  ,  &  gli tagliarono  la 
parte  mafehile ,  ($  la  gettarono  via .  *Di  quei!  a  da  indi  a  poco  nacque 
uri 'arbore  di  pomo  granato ,  de'  frutti  del  quale  la  figliuola  di  Sangario 
fiume  paffando  di  là  fé  ri  empiè  il  grembo  per  mangiar f eli  :ma  quefii  fpar 
aero  quafi  fubito ,  Gf  ella  refiò  grauida ,  &  al  fuo  tempo  .partorì  vn  bel 
bambino ,  qual  per  vergogna  nafeofe  in  certa  felua ,  oue  vna  capra  andò 
fempre  à  dargli  il  latte,  fi  che  non  perì  ;  ma  fatto  già  grande  fu  nomato 
jlti,&  era  tanto  bello,cbepiù  tojlo  cofa  diuina ,  che  humanapareua  ef- 
fere :  onde  il  Genio  ^Agdifte  ne  fu  ardentìffimamente  innamorato .  Jt- 
uenne,che  il  bel  giouane  mandato  da  ifuoiandb  à  Vejjinunte  città  primi 
pale  della  Frigia,oue  il  Bj  delpaefefe  lo  fecero  genero;  dandogli  per  mo- 
glie la  figliuola\&  già  era  tutto  inpunto  per  celebrarfile  no^e ,  quan- 
do xAgdìfie-iChe  andana  dietro  ali 'amato  giouaneyarriuò  quiui-,  è  tutto  pie 
no  d'irai  dirabbia,vcdendo  che  altrui  era  per  godere  la  cofa  da  lui  tan- 
to amata  ,  cacciò  fubito  con  fuoi  incanti ,  ò  come  fi  facefle,vna  così  fat- 
ta pa^ia  nel  capo  di  K^éù,  &  del  I{èfuofuocero ,  che  furiofamente  fi 
tagliarono  ambi  con  le  proprie  mani  il  membro  genitale .  Ma  pentito  da 
poi  ^Agdisle  di  ciò,',  he  hancua  fatto,  perche  l'amore  cheportanaad  ^4  ti 
non  fé  ne  era  anco  del  tutto  andato,pregò  Gioue,  &  Cottene, che  le  altri  par 
ti  del  corpo  dell'amato  giouane  non  potefiero  corromper/i ,  né  infracìdirfi  A  ti  che  fi- 
più  mai.  Et  altro  non  ho  letto  di  queflo  ^4 ti  ,  fé  non  che  per  lui  vo-%a™ctu' 
leuano  gli  antichi  intender  quei  fiori  ,  a  Ili  quali  non  fucceda  mai  frut- 
to alcuno ,  né  producono  feme,  come  ri  fi  rifee  Eufcbìo  ,  &  per  ciò  {ìnfe- 
ro le  fauole,che  eifi  cafiraffe,comehò  detto  .  (JMa  ritorniamo  alla  gran 
madre, la  quale  confolenm  cerimonie  fu  portata  di  Frigia  à  Roma  da  huo 
mini  mandati  colà  à  pofta  ,  fecondo  ebehaueuano  intefoi  Promani  da 

V  i  ver  fi 


Claudia 


154  ImaginideiDei 

i  ver  fi  delia  Sibilla  clou  cr fi  fare,  &  che  bi fognava,  che  fofle  ricevuta  da 
cafla  mano.Ondefi  fermò  la  nauetcbe  la  portaua^alìa  foce  del  Tebrot  ove 
era  andata  quafi  tutta  '7^o?na  ad  incontrarla  ;  né  era  poffibile  moucrla 
quindi ,  benché  molti,  &  molti  fi  sforma/fero  di  tirarla  super  l'acque  del 
fiume. iA lllma  Claudia  vergine  Vesl  ale, della  pudicilia  deUa  quale  mol- 

Veftale?  **  dubitavano ,  perche  andana  più  vagamente  ornata ,  &  converfava,  & 
parlaua  più  libtramtritt',che  non  le  farebbe  forfè  convenuto, inginocchia- 
tafi  su  la  riva  del  finniche  [tendendo  le  mani  giunte  verfo  la  Dea:  Tu  fai, 
dijje,  alma  Dea,  che  io  fono  [limata  poco  casla-,  fé  ics}  htip*  ego,  fanne 
fogno  -,  che  condannata  da  te  mi  confffaò  meritevole  delia  morte;  ma  fé 
anco  è  alti  mente, tu,  che  enfia  fei,  &  pura ,  facendo  fede  della  integrità 
mia,fguita  la  mia  pudica  mano.  Et  questo  detto,diede  di  piglio  ad  vna 
pkciola  fune ,e  tirò  la  nane  a  fuo  piacer ejraoslranio  la  Dea  di  feguìtar- 
la  volentieri  con  non  pocojìupore  di  chi  vide.  Et  non  fu  dapaipiù  chi  0- 
faffe  penfare  male  di  Claudiaydella  quale  ho  ciò  raccontato, per  che  qveslo 
fatto  potrebbe  feguire  a  chi  voleffe  dipingere  la  Tudicitiaibenchc  [i  pof- 
fa  fare  in  molti  altri  modi  ancora}come  potrà  chi  ne  vorrà  la  faticayr  ac- 
coglier e  da  molte  im agirà  già  difegnate,e  che  rc/iano  a  dijegnare.il  fimu 
lacro  di  quefia  Dea  portato  ali  Bora  dalla  Frigia  ,  fu  vna  grafi  pietra  ne- 
granché  era  adorata  da  quelle  genti  fatto  il  nome  della  Of  ladre  de  i  Dei. 
La  quale  arrivata  oue  Csilmone  piccolo  fiume  entra  nel  Tebro ,  fu  quiui 
lavata  da  vno  de  1  fuoi  Sacerdoti;  &  po/ìa  poi  fopra  vn  carro ,  tirato  da 
due  v acche,  fu  portata  nella  Città  con  grande  allegrerà  del  popolo;  on- 
de fu  o/fervato  di  portarla  pofeia  ogni  anno  con  folenne pompa  nel  mede- 
fimo  modo,&  al  mede  fimo  Ivocoafarla  lavare  da  i  Juoi  Sacerdoti,li  qua- 

Ouidio .  1*  ^t{aliari0  sè  Beffi  ancora  ,&  lefue  co'tella^omefi  vede  appreffo  di  Oui- 
dio,ouedice  . 

ZJn  Itioco  èdoue  ilfiumicello  ^Aimone 

Entra  nel  T  ebro  ,e  lafcia  il  proprio  nome; 
Quiui  l'antico  Sacerdote  ornato 
Di  porpora  con  molta  riverenza 
lava  ne  l'acque  di  quel  picchi  fiume. 
L 'alm  a  fu  a  Dea  con  le  fve  fa  ere  cofe . 

Ut  a  quefia  cerimonia  andauano  innanzi  al carro  molti  coi  piedi 

Prudétfo.  fcalzj,ccme  dice  1>rvdentioì&  cantavano  le  più  dishoneflecofe,  che  fape 

S.Agoit.     mm  $fa  fa  omlja  Dta}  f  digiti  fuo  innamorato.  Onde  Santo  ^Agofiino 

dannando  qui  He  diaboliche  fejìe  dice  >  che  n<m  fi  vergognavano  quelle 


De  gli  Amichi 


155 


Simulacro  della  Dea  Cibelejhe  è  la  terra  >  &  il  car- 
ro dotte  era  condotto  proceffionatmente  tirato  da  due 
Vacche  dinotanti  la  fertilità  della  terra  >0*la  rutiliti, 
che  da  quella  ne  eviene  à  mortali  • 


i*6         ^  ImaginidciDei 

pa^e  genti  di  gridare  dinanzi  alla  Madre  de  i  'Bei ,  cofe ,  chele  madri 
loro  fi  [aliano  vergognate  dì  afcoltare.Et  Ber  odiano  ferine ,  che  andana- 
nò  gridando  allhora  in  quel  modo  non  folamenteperfone  vili  ,  &  pie* 
beie,ma  molti  nobili  ancora,  &  huomini  di  conto,  li  quali  fi  mutauano  di 
habito  per  non  efiere  conpfciuii,&  andaUano  poi  dicendo,&  facendo  tut- 
te le  più  disbonefte  cofe,  che  japeuano .  furono  anpo  ojferuate  molte  fe- 
fte ,  fatti  molti  giuochi ,  e  celebrate  molte  cerimonie. in  konor  e  di  quella 
1)ea:  ma,pcrche  di  nulla  feruirebbono  al  propòsito  nòfiro,  meglio  è  il  la- 
f ciarle,  p  aire  più  to/lo,  che  benebe  habbino  voluto  alcuni,  che  lo  fpar-* 
geredel  fungus  proprio ,  qual  fateuano  ifitoi  Sacerdoti ,  come  dijfi,  a  lei 
fofie  in  vece  di  furìficiojì  trotta  nondimeno ,  chele  fu  facrificata  anco  la 
Torca ,  confacenduft  molto  quefla  besìia  perla  numerofa  prole, che  di  lei 
V\  crime  nafce,con  la  fertilità  della  terra.  'Et  Ouidio  dice,che  quan  io  ella  arriuò  a 
della  gran  ^omajléfu  facx^Qatavna gioUenca indomita,  battendo  forfè imparato  i 
Ouidio.  Bimani  da.quelìi  di  Egitto,che  queflo  animale  fofie  conformatila  terra, 
poiché  quelli,comeriferifìèijKacrobh,tiolendo  con  lor  orni  fi  tr  loft  fegni 
mofìrare  U terrai  faceuam'vn  bue, ò  vacca chcfojféy iMppnffo di  Cor- 
Cornelio  m  \ìQ  Tacito  fi 'leggfjchè 'alcuni 'popoli  della  (jermghia  fodoràuano  la  Ma- 
Terraado  ^re  Tcrra,come^que%tafclìcèffi  penfauano,  cìie  interuenifie  in  tutte  le  cofe 
rata  da  i  ^i  mortali  ;  riaver  che  qui  sii 'non  bàmuano  ,  come  di/fi  già)  tem- 
Germani .  pif  ,  .Mè.fimul'acru,]  facevano  lefacre  cerimonie  di  co/lei  in  vn  bofeo  con 
vn  farro  c^piòiuttoldì  panni  ,  il  quale  non poteua  toccare  altri,  che  il 
Sacèrdoie^cpme  ibe  egli  filo fapefìe, che  la  Dea  era  quitti  :  6"  perciò  gli  an 
daua'appréjfó  con  molta  riueren^a  ,  facendola  tirare  da  due  vacche  per 
condurre  quella cornea  fpajj'o  pel  paefe  .  ^ì  liberavano  i  giórni  tutù 
allegri  ,  &  giocondi  ,  non  fi  poteua  guerreggiare  in  modo  alcuno,  fia- 
tano tutti  ì  ferri  ferrati^ t<cdpcrti,&  il  paefe era-ali' bora tutto  pieno  di 
pace,&  di  quiete,^  in  ogni  lmco^ednia^al<^'Dea,era  guardato  con 
rifpetto  grande  Ma  fatia,che  ella  era  poi  di  andare  attorno,  cr  quando  el- 
la non  Voleua più  conuerfare  fra  i mortali,andauano alauare  in  certo  la- 
co  il  carro, che  laportauaje  vefii,cbela  copr'mano,  &leifiejfa  anchora, 
come  credeuano  alcuni  *  Et  iferui,che  queflo  facéuano-,  erano  inghiottiti 
dal  mede  fimo  laco ,  nèfivedeuano  mai  più  ;  il  che  accrefceua  la  r  sligio-, 
ne ,  &  faceua  che  la  'Deaera  fempt e più  temuta.  La  qùale,come  fcriue 
U  mede  fimo  Tacito ,  ador  aitano  parimente  alcuni  altri  popoli' della  Ger- 
mania,pure  fen^a  hauerne  fimulacro  alcuno  ima  la  infegna  della  lor  reli- 
gione era  portare  la  imagine  di  vn  cinghiale,  &  queHaàloro  era  in  ve- 
ce di  arma,  &  penfauano  di  douere  efiere ,  moftrandofi  in  queflo  modo  a- 
doratori  della  Dea,ficuri  da  tutti  i pericoli,^  da  i  mmìtiancbor accor- 
dami 


Degli  Antichi.  157 

àomì  dì  bauer  vìflo  in  vna  medag Ha  antica  di  Fauflìna,  la  ìmagine  del-        ,    , . 
la  gran  Madre^chefi  confà  affai  a  quella,che  io  difegnai,et  efpoji  dianzi:  j-  paljft£ 
penioche  è  vna  donna  cht  ha  il  capo  cinto  di  torri  ;  fìede  ,  &  sia  con  il  na. 
braccio  deliro  appoggiato  alla  fede ,  &  con  lafmijlra  mano  fofl iene  vno 
feudo  fermato  fopr a  il  ginocchio,^ da  ciafeheduno  de  1  lati  ha  vn  Lione . 
Fu  poi  chiamata  quejia  'Dea  Cibele  da  certo  monte ,  nella  Frigia ,  di  che  rfbele. 
dice  Diodoro  Ciciliano.  Che  fu  vn 'antico  2^  in  Frigia  nominato  UMe.Q- 
ne,  quale  hebbe  in  moglie  vna  chiamata  Dindimcne  5   Dicheejfendo 
nata  vna  fanciulla,  &  non  volendo  la  madre  allenarla ,  la  pofe  nel  mon- 
te Cibele  >  doue  fu  nodrita  del  late  delle  fiere  filue/ire .  Cfrta  effendo  ca- 
pitata quiui  vnagiouane,cbe  iuid' intorno  ft  andana  pxfcendo  la  gregge, 
&  veduta  la  fanciulla  ,  tutta  Jlupc fatta  ,  la  prefe  ,  (3  portò  feco 
nominandola  col  nome  del  monte  ,  &  cofi  la  alleuh  fin  che  fatta  gran- 
de riuf  ì  di  fingolar  belle^a  }  &  d'ingegno  mirabile  :  fmperoche 
non  pur  trouò  ella  prima  la  Fi flola  fitta  di  cannelle  ,  infieme  giunte  , 
&  ilCiembalo  ,  ma  anco  diuerfi  rimedi  alle  malatie  de" greggi  ,  &  à 
quelle  de' fanciulli  ,  per  il  che  meritamente  fi  guadagnò  ella  il  nome  di 
Madre  ,  cofi  dice  Diodoro  ,  ma  noi  con  FeftoTompeo diremo  >  ^  P1?    I0-  * 
ella  così  fofie  detta  da  certa  figura  geometrica  fatta  apunto  ,  comeèvn       # 
dado  chiamata  Cubo ,  la  quale  dagli  antichi  fu  pur  anche  a  lei  confecra-  Cubo. 
ta,per  moflrare  la  fermerà  della  r  erra, per  che  gettifi  vn  dado,ei  fi  fer- 
ma fempre,&  cafehi  in  che  la  toft  voglia.  Ft  è  la  imagine  di  Cibele  vna 
medefima  con  quella  della  gran  madre^perche  ha  parimente  il  capo  cinto 
di  torri;  come  Lucretio  parlando  di  lei,dice.  Lacreiio. 

L'alta  tejìa  le  cinfero ,  &  ornaro     Di  corona  murale^ per  moflrare, 

Cb'ellafojiien  fitta, V  illese  (aflella. 
La  qual  forte  di  corona  era  data  anticamente  dall  Imporatore  à  chi 
prima  f offe  montato  per  for^a  su  le  mura  de  i  nimici.  Ha  il  carro  mede  fi* 
inamente  tirato  da  i  L'ioniche  moflr  a, fecondo  akuni^che  la  terra  sia  nel- 
l'aria pendolonè^  èfojìenuta  dalle  ruote,perche  le  fi  aggirano  intorno  le  Corona 
celesli  sfere  del  continuo,come  mostrano  i  Leoni  animali  feroci,  &  impe-  |?"ra^ecul 
juofc perche  tale  è  la  natura  del  Cielo,cbe  circonda  l'aere  jofienitore  della*  l     ua* 
ima-,onde  appreffo  di  Lucretio  puf  anche  così  fi  legge, 
Quesla  fecer  feder  gli  antichi  Greci; 

Che  poetando  fcrifkro  di  lei, 

Sopra  un  carro  ,  al  cui  giogo  uanno  infieme 

Due  feroci  Leoni,che  dimojtra 

Che  ne  l'aereo  campo  la  gran  terra 

'Fendendo  fé  neftàpsr  sé  medefma. 

Dicefi 


15$  ImaginideiDei 

Dicefi  anebcra  che  i  Leoni  lignificano  non  ejftre  fiere^a  alcuna  tan- 
Ouidio .    t0  crudele,  che  non  la  vinca  la  pietà  materna ,  &  perciò  così  dice  OuidÌQ 
dì  quefta  Dea . 

Ter  lei  fi  creda ,  cbefia  lafiere^a 

Vinta ,  e  fatta  piac  ernie ,  &  burnite. 
Onde  vicn}che  fi  giungono  bumilmente 
Ifuperbi  Leoni  alfuo  bel  carro . 

Arinotele'  *^a  c^e  non  ^  mo^°  diffimile  quello ,  che  fcriue  i^driftotele ,  il  quale 
'  raccontando  delle  cofe  miracolofe  del  mondo  ,  mette  che  in  Spilo  monte 
della  Frigia  nafceua  certa  pietra  piccola  lunga ,  0?  rotonda ,  la  quale  chi 
hauefe  trottato  ,  &  portata  nel  tempio  di  Cibele,  diuentaua  amoreuolìf- 
fimo  al  padre,  &  alla  madre 0  vbìdiua  loro  con  ogni  riueren7a,etiandìo 
che  flato  f off  e  prima  nimico  à  quelli ,  &  con  empie  mani  gli  haueffe  per- 
coli .  Ttrfarono  anchora  alcuni ,  fecondo  che  riferisce  Diodoro  che  à  Ci- 
belefojjsro  dati  i  Leoni ,  perche  ella  da  queili  fofft  nodrita  ,  &  allenata 
già  nel  monte  Cibelo,  come  fi  è  detto  ,  dal  quale  vogliono ,  che  ella  hauef- 
fe pò  feia  il  nome  :  perche  raccontano  gli  antichi  anco  di  molti  altri  > 
che  furono  nodìiti  da  beslie,  come  fu  Efculapio ,  &  Ciro  da  cani ,  Rama- 
lo col  fratello  da  Lupi ,  Telefo  da  Cerui ,  dagli  vccelti  Cernir  ami  ,  £? 
dalle  pecchie  Gioue,  con  l'aiuto  di  vna  capra-Jl  che  fé  ben  pare  hauere  del 
fauolo/o,  nondimeno  per  bidona  è  Hato  ferino .  Quelli ,  li  quali  ferirono 
delle  cofe  naturali ,  vogliono,  che  gli  Elementi  habbino  fra  loro  vna  tale 
communan^yche  fecalmente  l'vnofi  muti  nell'altro ,  fecondo  che  più.  ra- 

Platonc .  ro  diuenta,  oueropiù  denfo .  Onde  Tlatone  difse,chefrà  quefli  era  la  de- 
cupla proportione .  Terò  ehi  mette  mente  a  quejio ,  non  fi  marauiglierà 
di  vedere  gli  'Dei  degli  antichi  tanto  intricati  infteme,  Ù  che  vn  mede- 
fimo  Dio  moslrifouente ,  diuerfe  cofe ,  &  che  diuerft  nomi  ftgnifichino 
talhora  vna  medesima  cofa  ;  come  Gioue  s  fé  ben  moìlrapet  lo  più  l'Ele- 
mento del  fuoco ,  moflraperò  quello  dell' aria  anchò  alle  volte  :  &  Giuno* 
ne  parimente  è  tolta  per  l'aria ,  ma  nou  sì  però ,  che  non  moslri  la  ter- 
ra anco  talhora-.il  Sole  è  vnjolo,&  la  Luna  parimente  ;  &  pure  ciafche- 
duno  di  loro  ha  diuerft  nomi  ;  txJUcqua  ancor  ella  hebbe  molti  Dei ,  & 
la  Terra  ancor a,dalla  quale,per  l'httmido,  che  fugge  del  continuo  J urgo- 
no efalationi ,  che  ìngroffatefi  nella  più  baffa  parte  dell' aria  fanno  le  nu- 
uole ,  ondefeendono  poi  le  pioggie .  Et  per  queflo  vuole  Fornutó ,  che  la 

R  hea.  Terra  fi  dimandi  Bjjeat  quaft  che  ella  fia  cagione ,  chela  pioggia  feenda  ; 
onero  che  non  la  Terra}majìa  chef  voglia,  chiama  eglil\hea  la  cagione 

delle 


De  gli  Antichi.  159 

delle  pioggie,&  dice, che  a  quella  Dea  furono  dati  i  tìmpani ,  ìcìcmba- 
li  ,  lefacelle ,  &  le  lampadì ,  perche  i  tuoni ,  i  folgori ,  &  i  baleni  fo- 
gliono  andare  innanzi  alle  pioggie,&  accompagnarle  anco  fouente. 
^Alcuni  vogliono  che  i  timpani  lignifichino ,  che  la  Terra  contiene  in  sé 
gli  venti,  &  così  l'intende  ^leffandro  ;  il  quale  dice ,  che  ft  danno  a  Ve-  Verta. 
fta  anchora  ,  che  fu  dipinta  donna  di  virginale  afpstto ,  perche  ella  è  la 
teriache  (tede  ;  comejcriue  Vlinio ,  che  la  fece  Scopa  fautore  eccellente, 
&  fu  lodata  affai  ne  i giardini  Seruilianì ,  &  che  tiene  vn  tìmpano  con 
mano .  T>ice  Furnuto,  che  lafoleuano  anco  fare  gli  antichi  quajì  rotonda 
tutta ,  cos}  le  facevano  le  fpalle  flrette ,  &  raccolte ,  &  la.coronauano  di 
bianchi  fiori  ;  pzrche  la  Una  è  par  imeni  e  rotonda  ,  &  circondata  tutta 
cai  pia  bianco  elemento ,cb 'C  fia ,  che  è  l'aria .  tJMa  egli  è  da  atterrite , 
che  due  fresie  furono  apprejfo  de  gli  antichi  &per  l'vna  >  che  fu  madre 
di  Saturno,  iute  fero  la  terra ideila  qua  le  difj'i  pur  mò  ,per  l'altra,  che  fu  fi- 
gliuola del  mede  fimo  il  fuoco  cioè  quel  vinifico  calore,che  fparfo  per  leni' 
feere  della  terra  dà  vita  alle  cofe  tutte,  che  di  lei  nafeono .  Et  di  quesìa 
non  fecero  gli  antichi  alcuna  imagi  ne,  perche  credevano,  che ,  come  dice 
OitidiofUejìa  nonfofie  altroché  la  pura  fiamma  ;  &  difiero  per  ciò  ,  che 
ella  fu  vergine  fempre  tutta  pur  a,<&  intatta^  sì  come  la  fiamma,  non  ge- 
nera alcuna  cofa  di  sè,nè  ricette  bruttura^  macchia  alcuna:  &  per  quefio 
le  cofe fue fiacre  non  erano  cuflodite ,  né  maneggiate  fé  non  da  purìffìme 
verginelle  chiamate  per  ciò  le  vergini  Ve/ìali;  ££  furono ,  come  ft  racco-    .  . 
glie  da  Livio,  introdotte,  &  ordinate  da  'Ts(uma .  (jcllio  riferifee^he  la  g1Um°' 
prima  ,  che  entrò  al  feruitio  di  Ve/la  ,  he bbe  nome  Limata  ,  <&  site  Amàtapri 
perciò  tutte  le  altre  dapoi  furono  dette  parimente  ornate  ,  &  erano  aia  vergi- 
■prefedd  Sommo  Sacerdote  non  minori  di  feianni,  né  maggiori  di  dieci,  ne  V'ertale 
&  bifognaua  che  non  batte jfero  difetto  alcuno  di  Ungua  ,  ne  di  occhi  né 
dì  orecchie  ,  né  di  altra  parte  del  corpo  ,  &  che  riè  il  padre  ,  nèU 
madre  foffero  mai  fiati  ferui  ,  né  bauefiero  fatto  officio  ,  ò  mefiiero 
fordido  ,  &  vile .  T>a  principio  furono  quattro  folamente  ,  &  da-  Vertali. 
pei  furono  fci,perche  in  fei  parti  era  prima  diuifa  la  città,  &  era  prohi- 
bito  à  gli  hitomìni  di  andare  oue  elle  pof aitano  je  non  di  notte  .  Quesle 
fìauano  trenta  anni  oblìgate  al  feruitio  in  queflo  modo,che  ne  i  primi  die- 
ci imparauauo  le  fiacre  cerimonie ;& 'tutto  quello,  che  apparteneva  alloro 
officio  ,  qttal'cra  principalmente  di  guardare  ,  che  non  fi  eftingueffe 
mai  Vaccefa  fiamma  ,  perche  quando  queflo  aueniua  era  di  maliffimo 
augurio  a*  I\prnani,&la  vergine,che  ne  haueua  la  colpa,  ne  era  gajiiga- 
ta  dal  pontefice  con  agre  battiture  ,  &  raccenieuafi  poi  quel  facto 
fuoco  non  da  altro  fuoco  materiale  7  ma  da  i  rag^i  del  Sole  9  come  fi 

fi 


rfi> 


i£o  ImaginidciDei 

fa  con  certi  cani fps cchi,ò  che storne  ferine  Feflo ,  tanto  batteuanoy  e  Hrò- 
picciauano  certa  tauola ,  che  gittaua  fuoco ,  qual  raccoglieuano  in  certi 
vafi  dì  metallo ,  &  lo  rimetteuano  al  fuoco  del  già  e  Plinto  ;  negli  altri 
diecianni  faceuano  elle  l'officio,  &  nell'i  dieci  v Itimi  ìnfegnauano  alle 
giouaniscbe  veniuo.no  di  nouo .  T'affato  quefìo  tempo  poi  t  vano  in  liber- 
tà di  maùtarfi'.mapQchiffime  furono  quelle,  che  fi  marìtaffero  mai',  per- 
che pxrrtta,cbe  maritando^  amuaffero  poìfempre  à  mifer  abile ,  &  hu 
felke  fine  .  7%e Ili  trenta  anni ,  chefiauano  alferuitio ,  bifognaua ,  che 
fofiero  catte  interamente,  &  pudiche, per  che  la  vergine  V e  fiale  trouata 
impudica  era  pofìa  vìuaful  cataletto ,  &  portata  nella  guìfa ,  che  fona 
■portati  ì  morti  alla fepoltur  a  >  &la  feguìtauano  i  parenti,  &  gli  amici 
piangendo  fina  appreffo  le  mura  della  Città  ,  oue  era  vna  gran  caua  in 
guìfa  dì  camer a  fatto  terra,con  vn  letto,&  vna  lucerna  acccfa,&  con  ccr 
topoco  pam,  acqua ,  è  latte  che  vi  metteuano ,  accioche  nonparefie ,  che 
vna  vergine  confecrata  foffi  fatta  morire  di  fame  .  Toì  fatti  quiuì  al- 
cuni f egreti ' preghi tìl  Tonti fice  mandano-  la  infelice  giouanegià  per  una, 
[cala  nella  fotterranea  cauajriwAgendo  la  faccia  adietro,  &  quelli,  chea, 
ciò  erano  deputati ,  vi gittauanofubitola  terra  fopra ,  (3  la  fotterauano 
quìui ,  oue  la  pouerella  [e  ne  moriua  mifer  abilmente  per  hauere  violata; 
lapromefìa  cafiità:&  il  dì ,  che  quefìo  fi  focena  era  meflo ,  &  funebre  à 
tutta  la  Città.  Ogni  anno  fìfoleua  in  vn  giorno  determinato  di  nuouo 
appicciar  dalle  medefime  V  efiali  il  fuoco  su  l'altare ,  come  anco  hoggìdì 
fi  vfa  tra  noi  né'cer'npafchali .   Trouajipoi ,  che  fi  confonde  fpeffo  quefìa 
'Dea  con  l'altra  Veìia ,  che  fu  la  Terra ,  appreso  degli  antichi ,  quando 
fcrìuono  della  naturandoci  tempijtde  ifacrificij,  &  delle  altre  fne  cerimo- 
nie .  Vero  nonfta  marauiglia  ,fe  io  parimente  ragionando  dell' vna ,  di* 
rè  talhora  delle  co  fé  >  che  panano  proprie  deW  altra ,  concio fia  che  di  ra- 
do fi  ragioni ,  ò  ferina  delle  nature ,  &  virtù  della  terra ,  che  fono  come 
anima  di  quella,  fen^a  intendere  di  lei  ancora ,  cioè  di  tutto  il  corpo.  Dif* 
fé  dunque  Ouidio,che  il  tempio  diVefla  in  l{oma,che  fu  prima  cafa  rega- 
Tempiodi  ledi  J^uma ,  era  tutto  tondo ,  per  rapprefentare  il  globo  della  terra,  den- 
Velia.       tro  del  quale  così  fi  confcruaua  il  fuoco  ,  come  era  conferuato  in  quel 
tempio  inefìinguibilmente  .  Et  Fesìo  ferine  ,  che  TS{uma  confecrò  ai 
Vefìa  vn  tempio  rotondo ,  perche  la  credette  effere  la  terra ,  chefofientai 
la  vita  de  gli  buominì:  &  perche  ella  è  fatta  come  vna  palla  >  volle  the 
il  tempio fuo  baueffe  la  medefima  figura  .   Et  il  tempio  folo  fu  feuen- 
te  la  imagine  di  quella  :  onde  ^4lefìandro  volle ,  che  per  lei  fi  intendere 
l  animo  diuino  ,  al  quale  non  potiamo  arriuare  con  gli  occhi  del  cor- 
po,ma  bene  vediamo  quelle  cofe,cbe  gli  fono  d'intorno;(3  fu  fatto  in  que- 


De  gli  Antichi 


161 


Tempio  in  Roma  della  ^Dea  Vefia  madre  degli  Deìy 
e!?*  di  VeFlarDeadeJfuoco3&  della  Virginità fignifican 
te  quely'tuìfico  calore  ^che  da  ^vita  allecofc>  onero  l'ani- 
mo diuino  ìnuifibtle^con  le  due  <ue fiali  cufioditrici^chel 
fuoco  perpetuo  non fi eftwguejfe . 


X 


id  Imagini  de  i  Dei 

Landino  .fio  modo ,  come  lo  difegna  il  Landino  Jopra  Virgilio ,  quando  egli  fa  che 
Umore  in  fogno  raccomanda  ad  Enea  Vefta^C?  le  altre  fiere  cofe.  Era 
grande^  largo,  &  jpatiofo,  &  nei  mc^Q  baueua  vn' altare col  fuoco  accefo 
dall'Una  banda ,  e  dall' abradila  guardia  del  quale  era  ima  t'ergine  per 
lato,  &  su  la  cima  del  tempio  era  parimente  vna  t'ergine,  che  tencua  vn 
'  pie  dolo  bambino  in  braccio  perche  differo  gli  antichi,  che  Fifta  mofirata 
per  la  Vergine  nodr)  (jioue,che  è  il  bambino.  Oltre  di  ciò  confecrarvno  gli 
antichi  à  V:^a  quelluocbo  nel  primo  entrare  delle  cafe  ,  oue  faceuano 

Veftibulo.  fuoco ,  quale)  vr  perciò,  come  ha  creduto  Ouidio ,  dimandato  Pefiibulo . 
Qumi  mangiavano ittico  fouente  multando  gli  Dei  alle  menfe  loro  ,  le 
quali  cai f  a- ìì'V.iq  poi  ,  &  vfauanoìn  vece  di  altari  in  adorando  gli 
coniatati  'Dei .  Ver  che  dunque  non  fi  faceua  facrificic  qua  fi  mai  fenica 
fuoco,&  qurftofu  mofrato  per  V  e ji  a, meritamente  erano  con  [cerati  à  lei 
quei  luochi,oue  era  più  fouente  accefo  il  fuoco,  li  quali  erano  chiamati  La 

Lari .  yj  propriamente  j  perche  quiui  erano  adorati  parimente  i  Lari,  che  era- 
no certi  Dei  domeìiici  di  cafa .    Onde  pare  che  fa  venuto  fin' a  i  tempi 

Focolare .  nofiri  anchora  di  dire  Focolare  ,  quafi  che  Lare  5  &  Fòco  ,  che  è  il 
luotosltjfo  ,  oue  ft  accende  il  fuoco  fta  vn  medefimo  ,  benché  ne  facef- 
f  ero  gli  antichi  l'vno  il  T)io  ,  &  Paino  la  cofa  a  l  Ilio  confecrata.  7{è 
fi  ha  da  crederebbe  Vefìa  fofJe  tolta  pel  fuoco  generalmente,  &  per  ogni 
forte  di  fuoco',  pei  che  fecondo  che  fono  diuerft  le  cofe,  che  di  quello  fi  conft- 
derano,  così  fé  ne  fecero  gli  antichi  diuer fi  cDei  :  machefipigliaffeper 
quello  che  sia  rinchiufo  nelle  vifeere  della  terra ,  il  quale  è  per  ciò  per pe- 

Veita  in    tu0  n$  n  eftinnte  mai.  &  dà  vita  a  tutte  le  cofe  quiui  create  .  Et  in  tut- 

crifieff  tl  £  facrlPcij  di  qualunque  Dioiche  fojje ,  era  chiamata  Vefta  mnan\i 
à  tutti  gli  altri ,  come  dijjì  anco  di  Cjiario.  'Di  che  la  ragione  fu  {oltre  a 
que  fiacche  dice  Ouiiio,  che  le  prime  entrate  delle  cafe ,  oue  da  principio  fi 
facrificaua  fouente  5  erano  ccnjccrateà  lei  ,  &  oltre  alla  fauola  an- 
chora ,  la  quale  dice,  che  ella  ottenne  da  (fioue,  dopò  la  vittoria  centra  i 
Tiranni  ,  la  virginità  perpetua  ,  &  le  primitie  di  tutti  i  facrificij) 
perche  tutte  le  cofe  create,ccr.  li  quali  gli  antichi  adorauano  gli  'Dei,  han 
no  tjjere,($  vita  dal  calerebbe  le  produce ,e  fa  nafcere,che  viene  dal  fuo 
cu  già  détto .  J^è  pareua,chefvjje  cofa,  la  qualejneglio  rapprefentajse  la 
purità,^  il  non  morire  mai  dcgliTti,  della  pura,  &  "Anace  fiamma}  e 
perciò  non  era  fatto  mai  facrificiofen^'  fuoco,  &  che  nonfofse  chiama- 
ta VeUa  nei  principio.  Oltre  alla  quali  furono  poi  altri  ì^umi  particola- 
ri adorati  da  g  li  antichi  per  le  particola)  i  virtù  >  che  mvftra  la  terra  in 
diuer fé  parti;  perche-,iome  ha  cantato  Virgilio,^  che  fcriuonogliaut- 
tori  della  Coltiuatione,in  quejìa  viene  meglio  Ugrano,in  quella  gli  arbo- 
ri fio- 


Degli  Antichi. 


163 


Imagine  di  Cerere  Siciliana  inuentrice,&:  Dea  delle  bia- 
de, &  del  fno  carro  tirato  da  Draghi  lignificante  la  terra 
fruttifera,^  la  fua  coltura ,  effendo  che  le'biade  non  molto 
s'inalcino  è  parino  quafi  ferpire,&  dinota  ancora  li  torti  fol 
chi  della  terra  arata. 

Statua  di  Cerere  negra  in  Arcadia  Dea  delle  biade  con- 
uertitaincaualla  ,  &:  in  tal  forma  fatta  già uida  da  Nettuno 
Dio  del  Mare  transformato  in  cauallo,  della  quale  ne  nac- 
que poi  il  ca  uallo  Anone . 

x    2 


i64  ImaginideiDei 

riproducono  meglio -jn  <vna  fono  più  allegri  i fioriti prafì}&  in  Vn  altra 
fono  più  abondanti  di  berboji  pafcbi  :  onde  bebbero  nome  le  Dee  Cerere , 
&Troferpina,C5la  "Dea  rBcnaìFlora,(Paley  &  altreydelle  quali  fi  dirà 

Cerere,  poi.  Hora  dichiamo  di  Cerere  ,  che  fu  sì ima  ta  la  prima  ,  che  mo- 
ftraffe  diftmìnare  il  grano ,  raccoglierlo ,  macinarlo  ,  &  farne  pane  a* 
mortali  che  per  lo  innanzi  viueano  di  herbe  ,  &  di  ghiande  ;  Onde 

Virgilio.   Virgilio  dice . 

Cerere  fu  la  prima9che  moftraffe 

*4  mortali  di  rompere  il  terreno 
Col  duro  ferrose  che  lo  feminafse, 

Ouìdio.        jn  Ouidio parimente  così  ne  canta  ; 

la  prima>cbe  JpeTgaffe  con  l'aratro 

Le  dure  glebe  ,e  che  f par  gè f se  il  grano 
Sopra  quelle,onde  bauejser  da  nodrirft 
1  mortali-yfu  Cererebbe  infame 
CMoftrò  con  quefio  ancor  le  fante  leggi . 

Et  perciò  tanto  fu  rìucrìta ,  &  come  Dea  adorata ,  &  fu  creduta  di 
hauere  dato  le  leggi  innanzi  a  tutti  gli  altri ,  perche  poi  che  fu  trouato 
l'vfo  del  grano  Jafciarono  gli  huomini  inficine  con  le  ghiande  quellapri- 
ma  vita  tutta  ro^ay  &  quaft  ferina  ,  &  ragunatifi  infteme  fecero  le 
Città,&  vifsero  pofeia  ciuilmente.  Et  per  queslo  fu  anco  detto,cbe  il  7v(a 

Leggi  da  nìe  fò  Cerere  mojtraua  la  virtù  di  quella  terraglie  fi  può  coltiuare,&  che 
produce  largamente  il  grano .  Onde  fu  la  fua  Hatua  fatta  in  forma  dì 
matrona  con  ghirlande  di  fpiihe  in  capo  ,  &  tcneuavn  maometto  dì 
papauerì  in  mano  ,  perche  questo  è  fegno  dì  fertilità  ;  &  due  fieri 

Claudia--  Draghi  tir  a  uano  il  fuo  carro  ,  come  fcrifse Orfeo.    Onde  Claudiano  , 
quando  la  fa  ritornare  di  Sicilia  ,  oue  ella  haueua  ripofia  la  figliuola 
cosi  dice  . 

tA fronde  il  canone  a  le  materne  ca[e 

cJ)ri^\a  de*  'Draghi  il  volo,a  cui  le  membra 
Spcjjo  percuote,®  citi  per  le  nubi 
Ondcggian  torti  fnffolando^l  freno 
Tlacidameute  leccano ,t he  molle 
*JDe  l'amico  velen  lajchiuma  rende, 

Quefìi 


no. 


De  gli  Antichi.  16$ 

Ouesli  coperta  la  fuperba  fronte 
Tengon  d'altere  crcHe>&  hanno  il  tergo 
Di  nodi  tuttoye  di  rotelle  afperfo. 
E  le  lorfquamme  lunghe  rifplendendo 
Taion  d'oro  gettar  f amitele  fuoco. 

0  perche  non  fi  ergono  troppo  in  alto  le  biadey  ma  pare  che  radino  fer-  Serpenti 
pendoptr  terra  youero  perche ifìefsuofi corpi  de  i  Jerpenti  moflrano  l  torti  P.erche  da 
folchiyche  fanno  i  buoi ymentr e  arano  la  terra  :  ò  veramente  fu  cosìfintoy  "*  Cerc" 
perche ',  come  dice  Hefwdoy  nella  ffola  S alamina  era  vn  ferpentegià  dif- 
jmifurata  grande^ajl  quale  difertaua  tutto  quel paefc>& /cacciato  pò- 
feia  quindi  da  Euricolo,fe  nepajsò  in  Eleufi  (G?  quafi  che  per  fua  falue^ 
7^a  foffe  fuggito  à  (erere)  qniui  dopo  fé  ne  flette  fempre  nel  fuo  tempio 
come  fuo  miniflroy&  feruente.  Et  che  Ctrcrefìgnifichi  la  terra  pianai 
larga  produttrice  di  granoso  moflraydice  Torfirioycome  riferifee  Eufebio, 
la  imagine  fua  >  effondo  coronata  di J piche  ,  &  hauendo  intorno  alcune 
piante  di  papauero,cbe  mofìra  lafertilità.Ter  la  quale  cofa  legge  fi  ancho  ^cl/1.a  <" 
vacche  la  Sicilia  le  fu  molto  grata;percbeèpaefc  tnolto  fertile ,  C5f  ne  fu 
à  lite  con  Voìcanoyqual  di  loro  ne  douefie  hauere  ilpofsef$oyma  lafenten-    .       :-. 
•%a  fu  data  à  fuo  fattore .  (Da  che  Venne  forfè,  che  vna  ìlatua,  qua? era 
quiui  molto  grande,  come  dice  Cicerone  parlando  contra  Verre,tmiua  sa 
la  defira  mano  vna  piccola  figura  della  Vittoriaì&  quefìo  mofìra  la  fer- 
tilità di  quella  Ifola.donde  finfero  le  fauole,che  Tlutone  rapì  Troferpina  Proferpì-- 
intcfafpefio  per  la  fertilità, perche  attenne  forfè  vn  tempoyche  i  campi  Si  na  rapirà 
ciliani  dauanopoca  ricolta  Ouero perche  Troferpina  è  tolta  anco  alle  voi-  da  Plmo-' 
te  per  quella  occulta  virtù  >  che  ha  ilfeme  di  germogliare y  fu  fìnto  che  ne  ' 
Tlutone,  iuitndendo  per  lui  il  Sole, la  rapìy&  portofsela  in  Inferno  ;  per- 
che il  calore  del  Sole  nodrifee, cor  fer  fono  tara  tutto  il  tempo  dell' inuerno 
ilfeminato  grano ,  &  Cerere  la  va  cercando  poi  con  le  ardenti  facelle  in 
wano,pcrche  al  tempo  della  efiate y  quando  più  ardono  i  raggi  del  Sole ,  i 
Contadini  vanno  ccrcado  le  mature  bìzde,&  le  raccogliono.  Et  quindi  fu 
che^omefcriueTaufaniaJafìatuc.  di  Cerere  fatta  da  Tra(fìtelexlecodoche 
tnoslrauano  alcune  lettere  quiui  intagliate,in  certo  fuo  tepìo  nell'attica 
regione  hauea  le  acce  fé  facelle  in  mano.  Et  i  Sacerdoti  di  quefia  Deaanda 
uam  parimente  con  le  facelle  acctfe  correndo, quando  celebrauano  leffìe    ■ 
E  leu  fine ,  cosi  dette  da  Eleufi  Città  non  molto  lontana  da^ithene  ,  oue 
furono  prima  ordinate  ,  nelle  quali  alcune  giouinette  con/arate  al- 
la Dea  portauano  cane/Ir  etti  di  fiori  per  la  primauera,&  dijpìche  per  la 

eftate» 


Marca 

Tullio. 


Theodo 
rito. 


ié6  ImaginideiDei 

efiate .  Et  di  tpìe  He  fece  mentwne  ancbo  OPfarco  Tullio  parlando  cotu- 
tra  Vene.  Et  erano  parimente  portate  nelle  medefime  cerimonie  le  ima" 
gini  dì  quefli  'Dei  >  come  riferì [ce  Eufcbio  >  del  Creatore ,  la  quale  porta- 
uà  il  Hitrofante,  che  era  il  Sacerdote  principale  del  Sole ,  portata  da  co- 
lui ,  che  portauaanco L  fj.ee acci fa  :  chìferuiua all' altare portaua quella 
della  Luna,&  quella  di  (JMtrcuno  il  banditore,  ò  trombetta  de  ifacrifi- 
cij:&  T  keodorito  fcriueycbe  à  quefìa  pompa  folenne  portauano  anche  per 
afe  degna  di grua  riueren^a  ilfe/io  f eminile ,  fi  come  portauano  Urna- 
febile  nelle  ca  emonie  dì  'Bacco .  Cftta  all'incontro  Sefofiri9  antìcbìffi- 
ti;o  Bg  deli*  Egitto  .come  fi  legge  apprejfo  dì  HerodotOyl'vsò  per  cofa  vi- 
le ,  &  degna  di  dij pregio .  Imperocbe  ne  ipaefi  >  che  ei  foggiogaua  con 
gran  fatica ,  per  difender fii  popoli  gagliardamente ,  drÌT^aua  alte ,  & 
he  Ile  colonne  col  nomejuo  ,  &  della  patria  >  &  come  eg  li  haueffe  vinto 
o^ul  paefe  :  ma  oue  non  trouaua  alcuno  }òfenon  poco  contratto,  dri^ja- 
ua  pur  anco  le  medefime  colonne  con  le  mcdeftme  lettere ,  ma  vi  aggiun- 
gala di  pia  la  natura  feminile ^volendo  in  tal  modo  mofirare  la  viltà ,  & 
dappocagine  di  quelle  genti .  Erano  poi  le  cer  emonie,  &  le  fiacre  cofe 
di  Ctrere  con  tanta  religione  guardate  &  così  tenute  [ecrete ,  ebefempre 
che  erano  celebrate ,  il  Sacerdote  gridaua  prima  ;  Vadìno  vìa  tutti  gli 
biìomhd  profaniyfcoflinfi  quinci  tutte  le  maluagie  perfone;perche  nonvi 
poteua  entrare  fé  non  chi  era  ,  come  diremo  noi ,  ordinato  à  quelle ,  & 
bìfognaua ,  che  eifoffe  ben  purgato  da  ogni  maluagità .  Onde  fi  legge  di 
ls[erone  ,  che  ei  non  osò  mai  di  trouar fi  à  quefie  cerimonie  >  fentendofi 
forfè  di  efiere  troppo  maluagio ,  &  empio  .  Et  t^dfntonio  per  teflimo- 
nio  della  bontà  fua  volle  efiere  fatto  vno  di  quelli  ,  che  intraueniuano  à 
glimifferij  Eleufini.  J^è  tacerò  già  que fi  a  fiocca  v fianca  anebora, 
che  cbieraammefioàquesli  mifierijfi  veHiuail  dì ,  che  pìgliaua  l'or- 
dineyvna  bella  carni [eia  nuoua^  tutta  monda}  né  fé  lafpogliaua  poi  mai 
pià,fin  che  non  era  tutta  logora ,  &  Stracciata  ;  dicono  alcuni,  cheguar- 
dauano  ancbo  que'cencida  farne  delle  fafeie  per  i  fanciulli  >  mentre  che 
fiauano  in  culla .  Oltre  di  ciò  non  fi  poteua  fapere  ,  che  fojfero  quelle 
mificriofe  cofe,  che  iuififaceuano  ,  &  fi  feruano  ;  tante  erano  tenute 
occulte  ,  che  fé  bene  erano  portate  in  volta  à  certi  tempi  da  puriffime 
■verginelle ,ciò  faceuano  in  certe  picciole  cefie ,  ò  canefirelti,  &  molto  ben 
ferrato ,&  beniffimo  coperte }  (3  pareua  >  che  fofib  peccato  grande  cerca- 
Microbio  re  di  intenderne  la  ragione  s  &  di  fapere  che  fojfero .  Onde  <JI4acrobio 
recita  di  \nmenio  filofofo ,  il  quale  come  troppo  curiofo  inuejìigatore  de 
ifacri  metter ij ,  bauendo  diuolgato  quefle  cofe  ,  vide  infogno  le  Dee  di 
Elenfiflarfi  come  meretrici  in  luogo  publico  ,  efposle  à  qualunque  di 

loro 


Mifterij 
Eleufini 


Nerone. 


De  gli  Antichi.  167 

loro  baueffe  voluto  pigliarfi  piacere  :  diche  egli  ([Tendone  mar  Miglia- 
to grandemente  ,  &  battendo  dimandato  la  cagione  di  tanta  impudi- 
citia>glifu  da  quelle  Dee  tutte  adirate  rifpo  fio ,  che  ciò  era  venuto  per 
lui  ;  il  quale  le  banca  tolte  per  for^a  da  gli  occulti,  j'ccrctìluocbi,& 
mejje  in  publico ,  in  marnai  volgo  .   Et  Tauf mia  ferine,  che  battendo 
deliberato  di  pai  l  ne  largamente  de  ifacri  miji  t  m  del  tempio  di  Eleufi ,  Pauiania* 
vide  certa  imagine  infogno  ,  che  ne  lo  fp  utt  rito .  Et  per  ciò  non  ne  di- 
ce altro  ,  fi  non  che  dinanzi  dal  tempi  j  fa  vna  /fatua  di  Tritohmo , 
&  vna  vacca  di  biondo  inghirlandala  di  fieri,  con  le  corna  indorate  , 
come  erano  le  viti  me  quando  fi  dovevi  nofkvrifkate .  Et  Trittolemo  do- 
veva tffere  vn  giouanefopra  vn  carro  tirato  da  dim  fer  penti,  che  era  il 
carro  di  Cerere  :  perche  fi  legge ,  che  ei  fa  mandato  da  lei  colfuo  carro 
pel  mondo  à  moflrare  come  fi  banca  da  coltivare  la  tcrra,feminare  il  gra- 
no ,  raccogliere  le  biade ,  &  1 farle  poi .  Et  per  le  Dee  Ekufinefi  intcn- 
de  fetnpre  di  Cerere ,  &  di  Trofei  pina  h:  quali  furono  etiandio  chiama-  /-5f     eu" 
te  le  gran  Dee  appreffo  de  i  (freci;  &  quelli  d' \^4rcadia  le  adoravano  fo- 
pra  tutte  le  altre ,  tenendo  in  certo  loro  tempio  il  fuoco  fempre  accefo  con 
grandifjma  religione  ,  <&  fecero  loro  due  ftatue  ,  come  recita  Tau- 
fania-.quella  di  Cerere  era  tutta  di  marmore ,  &  dell'altra  di  Trofei pi- 
na quel  difopra  ,  che  faceua  la  vefle ,  era  di  legno ,  &  erano  quindeci 
piedi  di  grandc%£a_f.  Dinanzi  di  quefìe  {lattano  due  verginelle  con 
le  vefli  lunghe  fin  a  i  piedi,cbe  portavano  fu'l  capo  canefiri  di  fiori ,  &  a 
i  piedi  di  Cerere  era  Hercole  non  più  grande  di  vn  cubito .  Eramù  anco 
due  Hore ,  &  eraui  Tan ,  ebefonaua  la  fìflola ,  &  ^Apollo  la  cetra,  com2 
quelli  che  erano  due  de  i principali  Dei  dell'arcadia ,  fecondo  che  V'i  era 
fcritto,&  vi  erano  poi  alcune  T^infe ,  delle  quali  vna  iliade  battete»  in 
braccio  Giove  picciolo  fanciullino  ;  le  altre  erano  ninfe  dell'arcadia,  & 
tra  effe  vna  portava  innanzi  unafacellaja  quale  ho  già  detto  perché  f of- 
fe data  à  (erere,vn  altra  teneva  duo  dìuerfi  vafi  d'acqua,vno per  mano ,  Nozze  di 
<&  due  altre  portavano  parimente  due  hiirie,che  ver fauano:  acqua  il  che  Cerere. 
mojlravano  forfè,  che  in  alcuni  facrificij  chiamati  le  no^\e  di  Cerere  non 
yfavano  il  vino ,  come  facevano  in  quelli  di  tvtti  gli  altri  Dei -.donde 
quella  vecchia  ne  fece  il  motto  appreffo  di  Tlavto ,  quando  vide ,  che  an- 
davano à  cafa  fua  per  apprejiare  vn  conuito  da  no^^e  ,<& non  portava- 
no vino .    Volete  voi  forfè  ,  diffe  ella  ,fare  quefìe  no^e  à  Cerere?  per- 
che non  veggio ,  che  portiate  vino  .  Si  può  mettere  con  Cerere  il  porco  9 
perche  lo  facrificauanoà  lei  gli  antichi  ,  come  vittima  fua  propria.  Et  Vittime 
la  ragione  delle  vittime  appreffo  de  gli  antichi,  cioè,  perche  fi  facrificaj-  Perche  di 
fé  à  qucjio ,  £?  à  quel  Dio  più  vn  animale  >  che  vn  altro  ,fu ,  come  feri-  Gloue' 

uè  Ser- 


16$  ImaginìdeiDei 

ne  Sentiojanto  la  contrarietàyche  la  conformità,  la  quale  era  creduta  fa- 
Porco  da-  uere  ^a  befììa  e<*n  quel  Dio  >  cui  era  facrificata  .  Et  per  ciò  dicono ,  che 
to  a  Cere-  fi*  dato  il  porco  a  Cerere  ■>  come  che  à  que/ìa  piace ffe  di  veder  fi  morire  ti* 
f?  •  narici  ilfuo  nimico ,  il  quale  non  foUmente  guafia  le  già  nafeiute  biade  , 

ma  rimltando  anchora  col  grifo  g  li  [eminati  campi  va  à  trouare  fin  fot- 
terra  il  grano  ,&■  lo  diuora .  Et  per  la  medefima  ragione  dijfero  ,  che 
fu  fieri  ficaio  il  Caproà  rB.zcco  ,  come  animale  grandemente  noceuole 
alleviti.  Hanno  valuto  anchora  alcuni  ,  che  f offe  grato  il  j acri  fi  ciò  del 
porco  à  Cerere  per  la  conformità  ,  Cffimiglian^a ,  che  è  fra  loro .  Int- 
ptr oche  ella  à  Ts{ume  terre/ire  ,  pofeia  che  per  lei  fi  intende  la  terra, 
&  il  por  co  fià  pia  d'ogni  altro  animale  inuoluto  nella  terra  :  &  è  per  lo 
più  negro ,  come  la  terra  difua  natura  è  parimente  negra  y  &  tenehrofa . 
Oltre  di  ciò  moflra  quefln  besìia  la  fertilità  della  terra ,  onde  erafacrifì- 
cata  ambo  talhoraà  Cerere  la  porca  pregna;  perchefi  legge,  che  fa  alle 
volte  ad  un  parto  folo  fin  à  venti porcelli^  trenta  ne  haueua  fatto  quel- 
la porca  ,  che  apparue  ad  Enea  su  la  ripa  del  Tebro ,  come  canta  Virgi- 
lio. Vrì 'altro  fimulacro  di  Cerere  fu  ancho  nell 'arcadia  ,  il  quale  te- 
neua  con  la  dejìra  mane  vnafacella  ,  &  accoflaua  lafinislra  ad  vrì  al- 
tro fimulacro  di  eevta  Dea  adoratapiu  che  da  tutti  gli  altriyda  gli  ^Arca- 
Hera.        dì,&  da  loto  detta  Herafiglìuola,come  hanno  voluto  alcuniydi  l^ettuno, 
&  di  Cerere,bencbe  quefio  nome  Her adorne  dice  Taufania,  fu  parimen- 
te dato  à  Cerere  in  ^Arcadia ,  &  Giunone  anchora  appreffo  de  i  Greci  fu 
chiamata  Hera .  Teneua  la  slatu  a  di  coftei  fedendo  vno  feettro  sii  le  gi- 
nocchia^ &  vna  cefla .   Et  in  ^Arcadia  pur  anco ,  comeferiue  il  medefi- 
Cerere      mo  Taufania ,  (ererefu  chiamata  Erinne ,  che  viene  à  dire  Furia}&  la 
Erinne.     cagione  di  ciò  fu  quefta  .  ^Mentre  che  Cerere  andaua  cercando  la  figli- 
c  .   uola  rapita  da  Tlutone, l^ttunno  innamoratofi  di  leifaceua  ogni  sformo 

Caual  Ja.   di  goder  la,&  ella  per  leuarfelo  d'a  nomo ,  penfando  di  poterlo  inganna* 
re,  mutatafi  in  Caualla  fi  cacciò  fra  certi  armenti  di  caualle:  ma  troppo  è 
difficile  ingannare  chi  amache  dell'inganno  almeno  non  fi  aueggia  .'blft- 
Netruno   iimm  dunque, che  di  ciò  fi  accorfe ,  diuentò  anch' egli  fubito  vn  Cauallo% 
l0#  "  &  in  quel  modo  godè  dell'  amor  fuo  ,  onde  ne  nacque  il  cauallo  orio- 

ne .  La  quale  cofa  tanto  fi  hebbe  a  male  Cerere ,  che  tirata  quafi  fuori  dì 
se  dalla  ira  fu  per  diventarne  pa^a  ,  &  perciò  le  dierono  allhoragli 
^Arcadi  nome  di  Furia  .  Et  banche  fi  placaffe  pur  poi  ,  C$  che  lauataft 
in  certo  fiume  lafciafìc  quiui  tutta  lafua  ira  ,  nondimeno  ne  reslò  me- 
£la  an  ihora  per  afìai  lungo  tempo .  'Da  che  venne ,  che  ella  fu  chiama- 
c  ta  Cerere  T^gra  appreffo  di  certo  antro  à  lei  confecrato  pure  nell'^Ar- 

gra.    C  n°  cadia  ;  percioebe  quiui  era  uejìita  di  negro,  parte  dicono  per  dolore  della 

rapita 


De  gli  Antichi.  i£9 

rapita  figlinola  ,  parte  per  lo  /degno ,  che  ella  hcbbe  della  for^a  fatta- 
le da  'ìs^cttitno,  onde  nafcoflafi  neW 'antro ,  che  io  dijjì  come  più  non  vo- 
leff'e  vedere  la  luce  del  Cielo ,  vi  flette  affai  buon  tempo  ,  il  perche  non 
produccua  più  la  tara  frutto  alcuno,  &  ne  nacque  vna  pefl  Ilenia  gran* 
de  ,  che  moffe  à  pietà  tutti  gli  Dei ,  li  quali  nonpoteuano  però  prouedere 
alla  mi  feria  humana ,  non  fapendo  oue  foffe  Cerere .  CMa  auenne ,  che 
il  Dio  Tan  errando  ,  come  era  fuo  co  fiume ,  &  andando  qua ,  &  là  per 
quei  monti  cacciando ,  capitò  là  doue  ella  Jìaua  tutta  metta  :  e  trouatala 
fubito  ne  diede  auifo  à  Cioue ,  onde  ejfo  follecito  al  bene  de  i  mortali  ,fen- 
^a  punto  indugiare ,  mandò  le  Tarche  a  pregarla  in  modo ,  che  ella  de- 
poti  a  ogni  meftitia ,  &  tutta  placata  vfcì  finalmente  dell'antro  y  &  co- 
minciò allhora  la  terra  à  produrre  gli  v fati  frutti,  ceffando  infieme  la  pe- 
flilcn^a .  Della  qual  cofa ,  perche  ne  reftaffe  memoria ,  le  genti  di  quel 
paefe  confecrarono  l'antro  à  Cerere ,  con  vna  slatua  di  legno ,  cheflaua  à  ^tarua  ài 
federe  fopra  vn  faffo ,  &  era  donna  in  tutto  il  re/lo  ,  fé  non  che  haueua  erere" 
ca-po ,  &  collo  con  crini  di  cauallo ,  intorno  al  quale  andau ano  J chetan- 
do alcuni  fer penti ,  &  altre  fere  -,  la  copriua  tutta  vna  vefle  lunga  fino 
£terra}  &  neW  vna  mano  teneuavn  Delfino,  &  vna  Colomba  nell'al- 
tra-». Trouafi  anchora  ,  che  in  certa  altra  parte  del  mede  fimo  paefe 
deli '{arcadia  erano  dinanzi  al  tempio  della  Eleufma  duo  gran  pietre 
acconcie  in  modo ,  che  l'vna  fopra  l'altra  fi  congiungeuano  benijfimo  in- 
fìeme ,  &  quando  veniua  il  tempo  di  fare  gli  folenni  facrificij  leuauano 
l'vna  di  su  l'altra ,  porche  quitti  trouauano  certo  fritto  ,  che  dichiara- 
uà  tutto  quello ,  chef  doueuafare  circa  lefacre  cerimonie .  Queflo  face- 
vano leggere  diligentemente  à  i  facerdoti ,  &  ripopolo  poi  al  luoco  fuo , 
rimetteuano  quelle  pietre  infieme.  Et  quando  haueuano  da  giurare  quel- 
le genti  di  qualche  gran  cofa,  andauano  à  fare  il  giuramento  fu  la  con- 
giuntura di  quelle  due  pietre  :  doue  sa  la  cima  di  quella  era  certo  coper- 
chio rotondo,  che  copriua  quiui  nella  pietra  la  effìgie  di  Cerere .  Quefla 
fi  metteua  il  Sacerdote  come  mafehera  al  volto  il  dì  folenne  della  fejìa , 
C$  à  queflo  modo  con  certe  poche  verghe  ,  che  portarla  in  mano  per 
vna  cotale  vfan^a  ,  batteria  gli  popolani .  Quiui  dicono  che  flette 
gii  Cerere  ,  mentre  che  andana  cercando  la  figliuola  ,  <&  che  a 
quelli  ,  li  quali  la  alloggiarono  gratiofamente  ,  disìribu}  tuVe  le 
forti  de  i  legumi  ,  dalle  faue  infuori  ,  come  legume  impuro  :  «e  Legumi  di 
ha  voluto  Taufania  ,  che  racconta  tutto  queflo  ,  dire  perche  le  ^  rete. 
faue  foffero  legume  impuro  ,  effendo  ciò  forfè  delle  cofe  mislerio- 
fé  ,  le  quali  non  era  lecito  diuolgare  .  OKa  fi  potrebbe  forfè  di- 
re ,  che  le  faue  erano  giudicate  tali  ,  perche  le  adoprauano  alle 

T  ceri- 


•     170  ImaginideiDei 

.       cerimonie  de  ì  mortì,parendo  a  chi  prima  introduffe  quefìo,cbe  à  ciò  niu- 

me  impu-  no  ahrogranofi  confacele  meglio ,  perche  sii  le  foglie  de  i  fuoi  fiori pa- 

r©4  iono  effere  certe  lettere  ,  che  rapprefentano pianto ,  &  fonofegno  di  do- 

lore ,  &  di  mejlitia,  &  per  queslo  fu  detto  ,  che  le  anime  de'  morti  an- 
davano fouente  acacciarfi  nelle  fatte.  Onde  il  Sacerdote  di  Qiouenon 
poteua  non  folamente  non  mangiarne  ,  ma  né  anco  toccarle  ,  &  né 

Pitagora,  p^e  nominarle ,  Et  Vit  agora  comandava  ad  ognuno  ,  che  fi  aflenef- 
fe  dalle  faue  ,  forfè  perche  fi  andana  a  pericolo  dì  mangiare  con  quelle  t'a- 
nima di  qualchuno  5  la  quale  ei  pensò  forfè  ,  che  fojfe  in  quel  piccolo 
animaletto- ,  che  ria fce  delle  faue  5  pcrcioche  fua  opinione  fu  ,  che 
le  anime  and  afferò  come  in  circolo  di  vno  in  vn'a'tro  corpo  i&  paff affe- 
rò fpeffa  di  huomo  in  beslia  ,  come  dirò  poi  vn  altra  volta  più  diffufa- 
mente.  0  pure  vietauaVitagora  il  mangiare  le  faue  ,  volendo  perciò 
intendere  ,  chebifognalafciaredabandalecofe  me  ile  &  lugubri  ,  le 
quali  fuiano  la  mente  dalla  confideratione  delle  virtù  ,  &  delle  cofe 
diuine  :  ouero  per  ricordare  a  gli  huomìni  ,  che  fi  guardino  da  efier  fi- 
mili  a'  morti  mentre  che  fono  anco  in  vita  ,  opache  altro  fé  lofaceffe , 
basla,  eh' egli  parimente  slimò  le  faue  legume  da  guardar fene ,  come  fe- 
cero anco  Cerere  ,  quando  non  volle  dijh  ih  uirle  infieme  con g li  altri  le- 
gami .  CMa  perche ,  come  già  ho  detto ,  le  dinerfe  virtù  della  terra  fu- 
rono moslrare  da  gli  antichi  con  diueìfì  issimi ,  quella  che  produce  i  lie- 
tipafehi  ,  fuintefa  fottoilnomediTate  -,  che  fu  perciò  "Dea  par  ti- 

de  paftori.  co^are  &e  pasloriappreffò  ì  Romani .  "Di  co/lei  non  ho  trouatofìatua , 
riè  imagine  alcuna  :  onde  in  vece  di  dipingerla  dirò  quelle  poche  ceri- 
monie ,  che  furono  fatte  in  celebrando  lefuefefie ,  le  quali  dal  nomefuo 
erano  dette  Vallila,  ò  come  alcuni  vog  liono  Tarilia ,  perche  i  fuoi  facri- 
a  !  u'  ficij  fi  facevano  per  il  parto  delle  pecore ,  &  erano  fatte  il  dì  mede  fimo  del 
l<loma,the  fu  il  dì  20.  d'aprile ,  né  fi  ammalava  in  quefìe  vittima  . 
alcuna,  come  chefofjè  male  dare  la  morte  a  chi  fi  fui  nel  dì  del  nafeimen- 
to  della  Città  ;  ma  fi  purgavano  prima  gli  huomìni  con  fuffumigi  fatti  di 
fangue  di  cauallo  :  del  cenere  del  vitello  tratto  del  ventre  della  vacca  già 
offerta  in  certi  altri facnficijy&  di  quelle  della  (ìoppia  della  fava,  &  da- 
poi  purgavano  i  greggi  col  fumo  del  "^olfo ,  mettendoui  anco  Ivtiuo ,  la 
teda,Ufauina,il lauro ,  &  il  rofmarino:  poi  f aitando  paffauano  per  me- 
^0  la  fiamma  acce  fa  con  certo  poco  fieno  ,  &  indi  off  amano  alla  'Dea  lat- 
te,formagio,fapa,alcuni  vafetti pieni  di  miglio,  cy  certe  fchiacciate  pur 
anco  di  miglioy  cibi  tutti  vfaù  da  Vaflori ,  &  con  folenni preghi  finiua- 
no  ilfacrificio  .  1)al  quale  non  era  differente  quello ,  che  fu  fatto  à  Vo- 
mona  T>ea  de  i  pomi ,  &  de  gli  altri  frutti, de  i  quali  facrificandole  le  of- 
feriva- 


Degli  Antichi.  171      • 

fermano .   Oh  tifo  la  fa  battere  la  cura  de  gii  berti ,  &  cbefojfe  moglie  di 
ZSertttno ,  cui  erano  parimente  raccomandati  gli  boni ,  &  le  dà  in  mano 
vna  piccola  falce  da  tagliare  i  rami  fuptrfiui  de  gli  alberi  fruttiferi ,  & 
da  1  nneflare .  Onde  chi  volefìe  ancor  meglio  ornare  la  fu  a  imagine ,  po- 
trebbe farla  con  tutti  quelli  slromenti  ,  che  vfano  i  giardinieri  intor- 
no àgli  alberi  ,  eli;  quali  ella  era  creduta  dare  virtù  di  produrre  gli 
maturi  fruttici  come  Flora  gli  faceua  prima  fiorire,  &  era  perno  !*  nea  picr:».- 
de  i  fiori ,  &  non  de  gli  arbori  folamente ,  ma  di  tutte  le  piante ,  &  de 
i  "verdi  prati  ancora  ,  della  imagine  di  cofiei  dirò  poi  ,  quando  verrà 
à  difegnare  Zefiro,  cbefufuo  marito ,  fecondo  le  fauole  ;  perche  lehislo- 
rie  dicono ,  che  ella  fu  vna  meretrice ,  0  quella ,  che  diede  il  latte  à  no- 
malo, &  à  ^emòjò  pure  vn' altra ,  la  quale  lafciò  vnagroffa  heredità al 
popolo  'Romano .  Et  legge  fi  di  cofiei  vna  cofi  fatta  nouella .  Trouandofi  Nouella 
vn  dì  vn  Sacerdote  di  Hcrcoleà  f paleggiare  nel  fuo  tempio  tutto  ocio-di  Flora. 
fo  ,  <3?  fpenfierato  riuoltoft  al  fuo  Dio  lo  inuitò  à  giuocare  feco  à  dadi  con 
quejla  ccnditione ,  che  reslando  il  Dio  perditore  gli  hauefie  à  dar  qual- 
che fegnale  di  douerefar  per  lei  cofa  degna  della  grandezza  di  Herco- 
le  ;  ma  fé  vincaia  ,  ch'egli  far  ebbe  apprefiar  à  lui  vna  belliffima  ce- 
na ,  &farebbsgli  anco  venire  vna  delle  più  bzlle  donne  ,  che  potejfe 
trouare  ,  la  qualfi  starebbe  vna  notte  con  lui .  Dapoi  cominiciò  à  gi- 
uocare tirandogli  dadi  con  l'vna  mano  per  sé ,  &  con  l'altra  per  Herco- 
le  ,  &auenne  ,  che  il  D  io  refìò  vincitore  ,onde  il  Sacerdote  fecondo  il 
patto  ,  che  egli  flejfo  hauea  proporlo,  apparecchiò  la  cena  douutat 
con  vn  letto  beni/fimo  ornato  ,  e  fatto  venire  vna  bellijfima  donna  det- 
ta per  nome  Larentia,  la  quale  fegretamente  faceua  volontieri  piace- 
Y&altrui,  la  ferrò  nel  tempio  con  Hercole  ,   &  la  lafciò  quitti  tutta  fo- 
la quella  notte  ,  come  che  hauefie  da  cenare  con  quel  'Dio ,  &  giacer  fi 
.  anco  poi  con  lui .  'Dicono  cheHercole  moslrò  di  hauerla  battuta  cara, 
&  che  perciò  le  apparite, &  lediffe,  che  doucjfe  moslrarfi  facile ,  &pia- 
ceuole  al  primo ,  che  trouafiela  mattina  andando  in  pianta  sa  la  o/tf- 
rora  ,  come  ellafece-.onde  venne  ad  innamorar  fi  di  lei  vn  Tartarutio  rie-  xartanmo 
chiffimo  huomijlquak  l'amò  tanto  ;  che  venendo  à  morte  la  lafciò  here- 
de,della  maggior  parte  delle  f uè  facoltà ,  sì  che  ella  in  poco  tempo  diuen- 
ne  molto  ricca  j   &  morendo  poi  fece  fuo  herede  il  popolo  Temano;  il 
quale, come  dice  Tlutarco ,  che  racconta  tutto  qucslo ,  la  bebbe  perciò  in 
grandiffima  veneratane  fempre-,  ma  perche  fi  vergognò  forfè  di  fare  tan- 
to honore  ad  vna  meretrice,  le  cangiò  il  nome ,  &  chiamolla   Floria ,  & 
furonle  ordinate  le  fiacre  cerimonie,  &  certi  giuochi,li  quali  con  grandif- 
fima  lajciuia  erano  celebrati  dalle  meretrici ,  &  faceueno  anco  gli 

T     2        antichi 


iyz  Imagini  de  i-Dei 

antichi  nelle  fesle  di  coHei  caccie  di  timide  lepri  ,  &  dì  fugaci  capri , . 
perche  queHifono  animali  guardati  fouente  ne  i giardini,  che  erano  fotta 
la  cura  di  quesla  Dea ,  come  ellafiefja  dice  apprejfo  di  Ouidio .  Quesle 
cofefi  oper  auano  a' 28.  cfi^Aprile ,  &  il  primo  giorno  di  ^Maggio ,  on- 
de poi  è  venuto  l'v fianca  fino  al  dì  d'hoggi  ofjeruata  tra  noi,  che  il  primo 
giorno  di  Utf aggio  fi  fogliono  adornare  per  le  Città  molti  luoghi  con  fio- 
peaEcr.a.  --*~  -  c^fmai  ai  dìuerje  forti .  Oltre  alle  già  dette  "Dee  vi  fu  la  T>ea 
Porfirio .    Bona  ancora ,  lS[ume  parimente  della  terra  ;  perche  Porfirio  vuole ,  co- 
meriferifceEujibio  ,  che  quella  virtù  della  terra  ,  la  quale  ab- 
braccia lo  fparfofeme  y  &  in  sé  lo  tiene  ,  &  nodrifce  ,  fofìeintefa 
da  gii  antichi  per  la  'Dea  Bona  :  &"  dice ,  che  di  ciò  fi  fegno  lafuafla- 
tua  ,  la  quale  porge  con  mano  alcune  verdi  piante  ,  quafì  pur  mò ger- 
mogliate. Et  la  vittima  ancora  ,  che  le  f acri  fi  cau  ano  ,  qual'cravna 
porca  pregna  ,  tnoHraua  ^  che  gli  antichi  intendeuano  della  terra 
per  queUa  "Dea  5  la  quale  fu  chiamata  Bona ,  come  ho  già  detto  , 
tanna,      perche  dalla  terra  ci  vengono  infiniti  beni;  &  fu  detta  ancora  Fauna  > 
perche  è  fauoreucle  à  tutti  ìbìfognì  de  i  viuenti  :  oltre  a  molti  altri  no- 
Piutarco .  wi.cbe  le  dà  Thdarco,oue  racconta  ciò  che av.enncs  quando  Clodio ,  inna- 
morato della  moglie  di  Cerere,  entrò  vejì  ito  da  donna  alle  cerimonie  di 
-     toHei .  Si  legge  ,  che  ella  fu  già  donna  di  caflità,  che  non  vide  mai  > 
ne  vdì  pure  nominare  altro  hkomo  ,  chefuo  marito,  &  non  fu  vedu- 
ta mai  vfeire  della  fua  ttan^a^da  che  venne, che  nonpeteua  huomo alcu- 
no entrare  nelfuo  tempiojiè  trottar  fi  à  i  fuoì  fiacri fiàj ,  né  allefue  cerìmo- 
Cérimo-    nie  > ma  erano  fate  fouente  in  cafa  del  Tontefice  UlfajfimOj  ò  dell' vno 
;i  ie  dèlia   de  i  Confoli ,  ò  di  qualche  Tretore  5  ££  allhora partiuano  tutti  gli  huomi- 
£>ea  Bona  ni  di  quella  cafa  ,  e  ui  fi  congregavano  le  donne ,  le  quali  con  canti  e  fuor 
ni  trappafìauano  tutta  la  notte:  che  di  notte  fi faceuano  quefìe  fefie . 
Et  moslraua  la  Dea  Bona  hauere  tanto  à  (chifo  ilfefio  mafehile  ,  che  nel- 
le fue  cerimonie  copriua);o  tutto  quello  ,  che  foffe  flato  nella  cafa  di- 
finto  di  maf ch'io  .  T^el  tempio  di  cofiei  erano  herbe  dì  quaft  tutte  le 
forti,  delle  quali  dauajpefo  ,  chine  haucua  la  cura  y  d  molti  per  me- 
dicina di  diuerfe  infermità  5   &  per  quesìe  hanno  voluto  dire  alcuni , 
che  ella  fu  OHedea  ,  la  quale  non  volev.a  vedere  gli  huomirii ,  per  la 
ingratitudine  vfatale  da  Giafone.  UMa  le  fauole  narrano  ,  cheque- 
fa  'Dea  "Banano  Fauna,così  anco  detta ,  perche  fauorifee  all'  vfo  commu- 
ni dì  ciaf  curio,  fu  figliuola  di  Fauno  ;  il  quale  innamorato fene  cercò  pia 
volte  con  parole  di  trarla  alle  fue  voglie ,  ma  fempre  in  vano  ,  ftando 
quella  tuttauia  ferma  nelfuo  caflo  penfìero.  Il  perche  egli  fi  voltò  a  far- 
lefor^CS  ella  difendmdofi ,  lo  ferì  f iti  capo  con  ma  verga  di  mirto  y& 

ribut- 


Degli  Antichi. 


m 


Imaglne  della,  TVrf  Projerpina  figliuola  di  Cerere  in- 
tefaper  le  biade  ^  imagine  della  Dea  buona  mtefaper 
la  terra,  ffi  per  quella  <-virtìi  che  conferua  li  SJ>arJì  Je~ 
mi&J  del  fervente  @Jr  oeba  à  /or /aerati . 


174  Ini agini  de  i  Dei 

ributtollo  da  sé  :  onde  fu  off er  nato  dapoi  di  non  portare  il  mirto  nel  fuo 
tempio i,  &  chi  ve  l'hauefie  portato  peccava  grandemente .  xJMa  né  per 
quello  l'innamorato  padre  fi  ritirò  dall'amore  fuo,ma  con  inganno  cercò  di 
imbriacare  l'amata  jjglia,per,findo  di  potere  dapoi  fare  di  lei  il  fuo  piace 
re  ;  che  non  gli  venne  però  fatto  .  Et  per  memoria,  di  ciò  vna  vite  fpan- 
deua  i  rami  fopva  il  capo  di  questa  Dea  ;  né  dimandavano  il  vino  ,  che 
adopr aliano  nelle  fue  cerimonie ,  vino  ,  ma  latte  .    Fedendo  dunque 
Tanno  di  non  battere  potuto  in  tanti  modi  da  lui  tentati  godere  della  fi' 
glia  ,  &  de  federandolo  pure  ogni  volta  pia,  fi  cangiò  alla  fine  in  fer pen- 
te ,  &  in  quel  modo  giacque  con  lei ,  &  perciò  nel  fuo  tempo  appannano 
f ouente  delle  bifcie,le  quali  né  temeuano  di  altri,  né  porgeuano  effe  altrui 
Imagine  alcuna  tema  .  "Ter  le  quali  cofe  laflatua  della  'Dea  ?3ona ,  alla  quale  fu 
della  Dea pofto  ancotalhora  vno  feettro  nella  ftnifìra  mano,per  chela  credettero  al- 
cuni di  auttorità  eguale  a  Giunoneyhebbe  fopra  il  capo  vn  ramo  di  vite  ; 
&  a  lato  vn  ferpente ,  con  vna  bacchetta  di  mirto .    *A  questa  Dea  fu 
Proferpi.-  molto  fimile  di  potere  Trcferpina  ,  hauendo  intefo  parimente  gli  anti- 
n*  •  chi  per  lei  quella  Virtù  della  terra ,  che  conferva  il  f eminato  grano ,  & 

fé  ne  legge  anco  vna  fauola  ?  che  è  quafi  la  raedefima  con  quella ,  che  ho 
detta  pur  bora  ,  riferita  da  Euftbio  ,  quando  fcriue  delle facre  cirimonie 
di  Cerere ,  celebrate  in  Egitto .   La  fauola  è ,  che  Cerere  hauendo  parto- 
rito di  Gioue  Vroferpina ,  la  quale  fu  anco  detta  da  alcuni  Terefate ,  & 
effendo  ella  crefc'mta  ,  di  lei  s'innamorò  il  padre ,  che  l'hauea  generata , 
&  fi  cangiò  in  ferpente ,  per  goder/eia  a  maggiore  commodità  ,  come 
fece;  &  quindi  fu ,  che  iSauatij  popolo  di  Egitto  volevano  ,  che  ce- 
rne cofa  mifleriofa  fofìe  prefente  fempr e  allibro  facrifìcij  vn  gran  fer- 
pente tutto  in  sé  rivolto,  é?  raggirato .  Vere  fate  fatta  grauida  dal  padre 
partorì  vn  figliuolo  in  forma  di  toro  ,  onde  cantano  fouente  i  'Poetile 
Proferpi—  laudi  del  ferpente  padre  del  toro .  Leggefi  amhora,che  Vroferpina  figni- 
na  per  lefjca  [e  fcfafe  f  \e  qUafò  nafcom  jena  fena  y  cfje  $  Cerere ,  ma  non  fen"^a  il 
temprato  calore ,  che  in  quella  infonde  il  Cielo ,  moflrato  per  Gioue ,  & 
fono  rapite  da  "Plutone ,  onero  perche  talhor a  f eminate  non  rinafcono,on* 
de  la  terra  pare  attriflarfi-s&  slarm  mesta,  perche  non  fi  vede  adorna  di 
quelle,  bora  verdi,  &  bora  tutte  biancheggianti,  quando  fono  mature  ; 
ovcro  perche  il  calor  natvrale  rapifee  ilfeminato  grano ,  l'abbraccia ,  & 
lo  fomenta  fino  al  maturirc  delle  nuoue  biade .    Significa  parimente  la 
Luna  alle  volte, &  perciò  (e  ne  può  fare  imagine  in  tutti  quei  modi ,  che 
gli  antichi  fecero  la  Luna ,  come  credo  di  bau  ere  detto  già  ,  quando  la  di- 
Proierpi—  jcgmj ,   fajjì  anchora  alle  volte  Troferpina  con  vna  Oca  in  man ,  come 
Vaufanìa  ferivendo  della  'Scotta  racconta,  che  in  certa  parte  di  qvelpae- 

Jfenel 


Degli  Antichi.  175 

fé  nel  bofco  di  Trofonìogiuocando  vna  gioitane  detta  Ercina  con  la  figlino 
la  di  Caere  Troferfina ,  fi  lafciò  vfcire  di  mano  à  difpetto  fiso  vna  ocaja 
quale  andò  à  nafconderft  in  vna  cauernetta  quindi  poco  lontana  f otto  al- 
cuni faffi .  Trojerpina  correndole  fubìto  appreso  la  trouò>&  prefelay  Ie- 
ttando la  pietra ,  fatto  laquale  ftaua  uajcojia  l'oca  d'onde  fpicciarono  fu* 
bito  acque  viue>che  fecero  poi  il  fiume  chiamato  Ercmojun- 
go  la  ripa  del  quale  era  vn  picco  lo  tempio  con  la 
Statua  di  vna  giouane  ,  ebeteneua 
vna  oca  con  la  mano,  & 
era    quefla 
Tro- 
ferpina  ,  figliuola 
ài  (Ir ere . 


O 


Ij6 


ImaginideiDei 


N  E  T  T  V  N  O. 


Starlo. 


Vs  T^ettuno  de  i  tre  fratelli  quello,  al  quale  toccò  per 
\É3  WJ$zkr  forte  M  regno  dette  Cheque ,  &  perciò  fu  detto  'Dio 
\~'M  La  àF^   <N  mare  >  &  ^°  àipinfero  gli  antichi  in  diuerfì  modi, 


jfeV1'^^  facendolo  bora  tranquillo,  quieto,  &  pacifico,  0 
WM)^*I>  ^or<*  ^?<9  turbato ,  come  fi  vede  apprefìo  di  Homevo, 
Pjllwi^?  &  di  Vergilio, perche  tale  fi  mofira  pa  rimente  il  ma 
re  fecondo  la  varietà  de'  tempi .  Et  l'hanno  meffo  alle  volte  gli  anti- 
chi con  il  tridente  in  mano,&  dritto  in  pie  invnagran  conca  marina,  la 
quale  a  lui  fia  in  vece  di  carro ,  tirato  dacaualli ,  che  dal  me^o  indietro 
erano  pefei ,-  come  fono  deferirti  da  Statio,  quando  così  dice  ; 


Varcando  il  mar' Egeo  Tettano  in  porto 

Catena  gli  affaticati  fitoi  dejlrieri.  ._ 

Che'l  capo,il  collo  jl  petto  ,e  l'vgne  prime 
Han  di  caualla,  eh' vbbidifee  al  freno} 
E  fon  nel  reslo  poi  guidanti  pefei . 
Et  alle  volte  l'hanno  vefiito  anchora ,  mettendogli  intorno  vn  panno 
di  colore  c'deftre ,  come  dice  Fornuto ,  che  rapprefenta  il  color  del  mare . 
Et  Luciano  ne  i  fuoifacrificij  lo  finge  battere  i  capegli  parimente  cileftri  > 
&  negri  anchora  \  benché  Seruio  dica ,  che  apprefio  de  gli  antichi  tutti  è- 
Dei  del  mare  erano  fatti  con  capegli  canuti,e  bianchi,  &  per  lo  più  vec- 
fòi,conciofia  che  i  capi  loro  biancheggino  per  la  fpuma  del  mare.  Onde 
Filoitrato.  Filo/irato  dipingendo  Glauco,  che  fu  parimente  'Dio  marino,  dice,  che 
auco*  egli  ha  la  barba  bianca  tutta  bagnata ,  e  molle,  &  le  chiome  medefima- 
mente  bagnate  fi  f par gono  fopra  gli  homeri ,  le  ciglia  fono  fpeffe ,  folte, 
e  raggiunte  infieme,&  le  braccia  àguifa  di  chi  volendo  nuotare  con  quel- 
le taglia  l'onde,&  al  nuotare  le  fa  facili, il  petto  è  tutto  carico  di  verde  la 
nugine,e  di  alga  marina,  &  il  ventre  a  poco  a  poco  fi  vien  mutando  in  mo 
do  ,  che  il  re  ilo  del  corpo  ,  le  co f eie  ,  &  le  gambe  diuentano  pefee , 
Ouidio,  qualfi  moslra  con  la  coda  albata  fuor  dell'acqua .  Et  Ouidio ,  quando 
lo  fa  raccontare  à  Scilla  fot  innamorata  ,  come  di  pefeatore  diuentafie 
'Dio  marinorfoi  che  vide  ilpefce  da  lui  prefo  non  fi  tofio  me  fio  su  l'herba, 
che  tornò  àgittarfi  in  mare,onde  lui  hauendo parimente gufìato  di  quella 
bcrba,fufpinto  a  gittarfi  dietro  à  quello/a  che  ei  difegna  infieme  lafigti 
va  [uà  in  quefla  guifa. 


Luciano. 


Degli  Antichi.  177 

lAllhoY  fublto  vidi  quejìa  barba , 

E  quella  chioma  tutta  verdeggiante 
Covrirmi  il  petto  ,  e  l'ampie  terga ,  &  vidi 
Verdeggiar  quefle  braccia  parimente, 
E  le  cojcie ,  e  le  gambe  far  fi  pefce . 

Il  mede  fimo  Filo/irato  dice  poi  di  T^ettuno  ,  ò  che  ei  va  pei  lo  mate 
tranquillo ,  &  quieto  (opra  vna  gran  conca  tirata  da  Baìenet  e  Caualli  c^e  fa*:c 
marini,hauendo  in  mano  il  tridente ,  qual  dicono  alcuni,  chefignifica  gli  cni.  ° 
tre  golfi  del  mare  MediterraneOjcbe  vengono  dall'Oceano ,  &  fecondo  al- 
ti i  dimofira  le  tre  nature  delle  acque  ;  perche  quelle  de  i  fonti ,  &  de  fiu- 
mi fono  dolciyle  marine  fono  falfe,  &  amare,  &  quelle  de  i  laghi  non  fa* 
no  amare ,  ma  ne  anco  grate  al  gatto .    Se  lì  da  parimente  la  'Buccina , 
che  è  quella  conchiglia  /onorarla  quale  portano  fempre  i  Tritoni,  li  qua-  Tritone. 
li  ancbora  da  gli  antichi  furono  pofli  tra  i  Dei  del  mar  e  >& accompagnano 
Iremmo  quaft/empre.  Onde  Statiofa,  che  gliene  vadino  due  a'  freni  scatj0% 
de'cauallitdicendo , 

Vienfeneil  I{è  del  mar  altoye  fublime . 
Tratto  da  feroci/fimi  dejirìeri , 
tA  gli  fpumofifren  de  i  quali  vanno 
I  Tritoni  nuotando ,  e  fanno  fegno 
*A  l'onde  che  fi  debbano  quetare  . 

Et  dicono  lefauole  ,  che  i  Tritoni  fono  i  trombetti ,  e  gli  .Araldi  del 
mare  ,  perche  portano  in  mano  quella  conchiglia  in  sé  ritorta  ,  conia 
quale  fanno  terribile  fuono  .  Onde  fcriue  Bigino ,  che  quando  combat- 
teuano  i  Giganti  con  gli  Dei  del  Cielo  ;  venne  vn  Tritone  con  la  'Buc- 
cina ,  che  pur  dianzi  haueua  trouata ,  &  con  quella  fece  vn  fuono  tan- 
to terribile ,  e  fpauenteuole>  che  non  lo  potendo  fopportare  i  Giganti ,  fé 
riandarono  in  fuga  tutti .  Et  erano  quefli  animali  ,  che  mi  pare  do- 
uerfi  così  più  ragioneuolmente  chiamare  Tritoni  ,  che  'Dei ,  ouero  huo- 
mini ,  la  metà  dìfopra  di  forma  humana ,  &  di  pefce  quella  difottojo- 
me  dice Virgilio ,  Virgilio. 

Che'l primo  affetto  è  d'huomo,  e  pefce  il  re  fio . 

La  quale  doppia  forma  ,  come  dicono  alcuni ,  fignificauala  doppia  marini . 

Z  virtù 


178  ImaginideiDci 

■pina  dell' acqua->pevcbe  glena  talhora  e  tal  bora  nuoce .  J^è  fa  però  cofa 
in  tutto  finta  da'  Tcetiquesla  de'  Tritoni  j  imptrotbe  r accentano  le  hi- 
ftorìe  3  che  Vivamente  fi trouanc  buomini  marini ,  li  quali  fono  la  metà 

Plinio,  ptfee  .  Ltf  rute  Tlinio  ,  ibi  al  tempo  di  Tiberio  Imperatore  vennero  à 
ì\owa  ambafeiaiori  aporia  di  Lisbona  ,  terra  principale  di  Tortogallo, 
pt  r  dire,  e  he  ne  itero  liti  era.  flato  vdito  vn  Tritone  fonare  la-  buccina,  & 

AJefsàdro  ytàuto  anebora  da  molti .    Et  t^sflefjandro  Istapolitano  racconta  di  vn 

isapo  a-  geniilhuomo  di  fu  a  terra ,  il  quale  diceua  di  bauere  vijìo  vn'huomo  ma- 
uno,  condito  nel  mele ,  mandato  in  Hifpagna  fin  dalle  vltìme parti  del- 
l'Lsdfrica  5  come  cofa  moHrucfa  ,  &  lo  dipingeua  in  queslo  modo . 
Egli  baueua  la  faccia  di  huemo  vecibìo,i  captglì}&  la  barba  hcrridi,& 
ajpri ,  il  colore  ciltfire ,  &  era  di  fìatitra  grande  >  &  maggiore  di  buo- 
mo  ,houeua  alcune  aliy  come  hanno  ipefei,  &era  coperto  di  un  cuoio 
tutto  lucido,&  qua  fi  trafparente.Et  foggiunge  il  medi  fimo  i^Altffandro, 

Theodoro  che  Tbeodoro  Ga\a  aff  rmaua  di  bauere  veduto  ,  cjjendonel  Ttloppo- 

Gaza.  mffo ,  vnaJslereide ,  gittata  fui  lito  del mai e  per  fortuna  grande  ,  di 
e  '  faccia  bumana  ,  &  affai  bella ,  coperta  del  celltrin  già  tutta  di  dure  Ica- 
glie  mfin'allè  cofeie ,  le  quali  raggiunte  infìeme  diuentauapefee  .  Onde 
nonèmarauiglia,  ebe i Toeti fingefftro poi ,  leT^ereide  effere  belliffime 
Tfjnfe  ,  le  quali  accompagnauanogli  loro  T>eiycome  l'Oceano,  J^creo  lor 
padre,  lS[ettuno, Tetide,  D  crida,  &  a  Uri  molti-,  li  quali  mofiranc  le  diuer- 
fe  qualità..&  i  varij  effetti  delie acque  :  &  furono  adorati  da  gli  antichi, 
come  che  loro  potefìer  gicuare,&  nuocere  affai  .  Et  benché  fiano  fiate  le 
Intercide  molte ,  che  Hcfiodo  le  conta  cinquantl$f&  le  nomina  tutte;  non* 

Galatea  dimeno  dirò  di  %?na  folamente  che  è  Galatea  ,  la  quale  fu  cofi  chiamata 
dalla  bianchezza  :  cherappr  e  ferita  in  Iti  forfè  fpuma  dell'acqua ,  òper 
meglio  dire  dal  nome  (]alat  che  latte  fignifica  ;  onde  Uefwdo  k  fa  baue- 
re le  chiome  bianche ,  &  la  faccia  fimile  al  latte.  Tolifcino  innamo- 
rato di  lei ,  volt  ndola  laudare  appreffo  di  Onidio  5  la  chiama  parimente 

Filofìrato  pjù  yìarìca  de  i  bianchi/fimi  Ligufiri .  Et  Fihfirato in  vna tauola ,  clfei 
fa  del  Ciclope ,  mette  yalatea  andar  fene  per  lo  quieto  tùarefopra  vn  car- 
ro tirato  da  Delfini ,  tiquali  fono  gouernati ,  e  retti  da  alcune  figliuole  di 
Tritone  ,  ebefianno  intortto  alla  bella  TSlhìfa ,  presle  fempre  a  feruìrU, 
&  ella  ,  alando  le  belle  braccia  fìende  alla  dolce  aura  di  Zefiro  vn  por- 
porco  panno  ,  per  far  e  coperta  al  carro,  &  àsè  ombra,  &balccbÌ6me 
fue  non  fparfe  al  vento ,  ma  che  bagnate  ftanno  file  fé  parte  per  la  can~ 
dida  faccia ,  &  parte  per  i  bianchi  buwerì .  2\7e«  lafcierò  di  dire  que- 
llo ancora ,  che  per  cofa  vera  riferifee  il  mede  fimo  jLleflandro  accadu- 
ta già  nell'Albania  ;  ebevn  Tritone,  ò  dubitimelo  Intorno  marino  , 

fé  così 


De  gli  Antichi.-  17  => 

Je  così  ne  pare ,  da  certa  camma ,  nel  ino  del  mare  battendo  vìslo  vnx 
donna  andare  ptr  atqua  ìndi  non  molto  lontano,  tanto  flette  in  aggua- 
to ,  che  d'impronto  le  fu  alle  [palle ,  che  ella  non  [e  ne  auide ,  &  piglia- 
tala^ fattale  for^a  fecola  trafìe  nelle  onde  .  Ter  lo  che  tanto  lo  f pia- 
rono le  genti  di  quel  paefe ,  che  lo  prefero  :  ma  tratto  che  i  fu  fuor  delle       f    . 
acque ,  non  campò  guari .  Vaufania  fcriuendo  della  Beotia  così  dipinge  Tritoni 
i  Tritoni.  Hanno  le  chiome  fimili  all'apio  paluflre  di  colore,  come  che 
non  fi  difcemc  l'vn  capei  dall'altro ,  ma  fono  contefìi  infieme  a  guifa  del- 
le foglie  del  petrufello  5  &  il  corpo  tutto  è  coperto  di  minuta  fcaglia  a- 
fpera ,  &  dura-» .  Hanno  le  branche  folto  le  orecchie ,  il  nafo  di  huomo 
la  bocca  più  larga  affai  della  humana ,  gli  denti  come  quelli  delle  Tan- 
there  ,  e  gli  occhi  di  colore  verdeggiante ,  le  dita  delle  mani ,  elevgne 
fono  come  il  gufcio  dì  fopra  delle  gongole  ,  0  hanno  nel  petto ,  £?  nel 
ventre ,  come  i  Delfini ,  alcune  alette  in  vece  di  pudì .  'Da  quefìi ,  &  - . 
dalle  TSlereide  non  fono  diffimili  molto  le  Sirene ,  perche  di  loro  raccon- 
tano le  fattole ,  che  hanno  parimente  il  vifo  di  donna,  &  il  re  fio  del  cor- 
po anchora ,  fé  non  che  dal  me'to  in  giù  dìuentano  pefee ,  &  le  f  anno  al- 
cuni con  le  ali,e  vi  aggiungono  gli  piedi  di  gallo .  Et  dicono ,  che  furono 
tre  figliuole  dì  %./ìchelooì&  di  Calliope  CMufa  :  delle  quali  l'vna  canta- 
ua  ;  l'altra  fonaua  dìpìua ,  ò  di  flauto ,  come  vogliam  dire  :  la  ter^a  dì 
lira ,  etutteinfteme  faceuano  vn  così  joaue  concento ,  che  facilmente  tì- 
rauano  imi  feri  nauiganti  à  rompere  in  certi  fogli  della  Sicilia ,  ouc  elle 
habitauano.  Ma,che  vedendoft fprc^are  da  Vlifie,ìl  quale  p-xffando  per 
là,fece  legare  sé  all'albero  della  naue  ,&  ài  compagni  Juoi  fece  chiude- 
re le  orecchie  con  cera ,  accioche  non  le  vdìffero ,  figittarono  in  mare  di- 
fperate ,  &fù  aWhora forfè ,  che  diuentarono  pefee  dal  me^o  ingiù  .  Si 
dice ,  che  loro  era  conceffo  vìuere  fino  a  tanto ,  che  veniffe ,  chi  non  oflan- 
tc  il  lor  canto ,  con  che  conduceuano  ciaf  cimo  alla  morte ,  fi  par  riffe  libero 
da  loro  ;  &  che  perciò  alla  partenza  d'yliffe  fi  moriffero ,  come  s'è  det- 
to .  Seruio  non  pefee ,  ma  vece  Ho  le  fa  in  quella  parte ,  che  non  è  di  don-  Seruio . 
na ,  come  fa  Ouidio  pur  anche ,  quando  racconta ,  che  quefle  erano  com- 
pagne di  Troferpina  ,  le  quali ,  dopo  ch'ella  fu  rapita  da  Vlutone  ,  fi 
mutarono  in  così  fatti  animali ,  che  haueuano  il  vìfo\,  &  il  petto  dì  don- 
na y&  era  vccello  poi  il  rimanente .  Suida  parimente  riferifee ,  che  le 
fauole  greche  fin  fero ,  le  Sirene  efiere  vccellì  con  bella  faccia  di  donna  > 
che  cantauanofoauiffimamente .  Ma ,  che  in  vero  furono  certifcogli,tra 
gli  quali  le  onde  del  mare  faceuano  vn  così  foaue  mormorio  ,  che  i  na- 
uiganti  tratti  dalla  dolce^a  del  fuono  volontieri  paffauano  per  là  ,  0- 
uemiferamente  periuanopoi.  E  Tlinio  ,  parlando  de  gli  vccellì  fa-  Vlìnio, 

Z      2  UOlofl, 


iSd 


ImaginideiDci 


bnagini  diPartenofe^Leucofia^  Lìgia  Sirene  Dee 
del  mar  e  figlino  le  di  Acheleo  fiume  (ejf  di  Caliope  mufit> 
ìmagini  ancora  delle  Sirene  n> }  celli ,  tutte  quali  imagini 
lignificano  le  meretrici  &  loro  blanditie^  allei t amen 
t'hdinotano  anco  alcuni/cogli  >  &  li  eloquenti  lodatori  * 
&  gli  adulatori . 


De  gli  Antichi.  1 8  r 

itolofi,  dice ,  che  furono  creduti  cffere  in  india  gli  v  celli  Sirene ,  //'  quali 
con  la  foauitì  del  canto  addormtntauano  altrui ,&  poi  lo  diuorauano.  Ma 
pefei  j  come  dijji,  ò  vcelli  che  fojjèro  le  Sirene,  bajìa,  che  fono  cofa  in  tutto 
finta  :  onde  vogliono  alcuni ,  che  per  loro  fa  iute  fa  la  belletta,  lala- 
fciuia,e  gli  allettamenti  delle  meretrici,  an^i eòe  foffero  le  ijlcjfe  me- 
retrici ,  &*  che  f offe  finto,  che  cantando  addoxment afferò  inauiganti ,  & 
che  cccosìatefi  alle  naui,  gli  vccidejfero  poi  :  perche  così  intrattiene  a 
quelli  mlfcri ,  //  quali  vinti  dalle  piaceuole-^c  delle  rapaci  donne,chiu~ 
dono  gli  occhi  dell' intelletto  sì,che  elle  poine  fanno  ricca  preda,  & quaft 
fé  gli  dittar  ano .    'Per  la  qual  cofa  riferifee  il  Boccaccio  ,  che  gli  antichi 
dipingono  le  Sirene  in  verdi  prati  fparft  tutti  di  offa  di  morti  :  come 
che  voleffero perciò  mofirare  la  rouina ,  &  la  morte  ,  che  accompagna , 
vucro  vìen  dietro  a  i  lafciui  penfieri .  Et  appreffo  ài  Virgilio  gli  fcogli  Virgilio. 
delle  Sirene  fono  parimente  deferitti  coperti  quaft  tutti  diofji  di  morti,& 
grandemente  difficili  ,-  &  molto  peri  colo  fi .  UWa  Xenofonte  al  cantra-  xenofon— 
rio  ha  voluto  ,  chele  Sirene  ftano  cofa piaceuole ,  &virtitofa  ;  per-  te. 
cioche  ,  narrando  gli  detti  &  fatti  di  Socrate  >  ferine  ,  che  elle  can" 
tauano  folo  le  vere  lodi  di  coloro ,  che  erano  degni ,  effaltando  in  quelle  le 
■virtù, ,  (3  che  perciò  appreffo  di  Homero  cantarono  di  Vliffe ,  che  egli  era 
degno  di  efiere  lodato  fommament e ,  perche  era  ornamento  grande  à  tut- 
ti i  (jreci,  &  che  queììi  erano  gli  incanti ,  &  ijoaui  accenti ,  con  li  quali 
tirauano  à  sé  gli  huomini  virtuofi^perche  quefii,vdendo  lodare  la  virtù, 
che  arnauano  tanto,cercano  di  accoflarji  ogni  volta  più  a  quella,  &  facil- 
mente ,  &  volontieri  vanno  dietro  al  dolce  canto  del  lodatore .  Et  per 
qu$slo  forfè  fu,  che,  come  ferine  KsfriHotde  nelle  cofe  marauìgliofe  Arinotele 
'  del  mondo ,  in  certe  1 fole ,  chiamate  delle  Sirene,  poflefrà  i  termini  defi- 
la Italia-telle  hebbero  tempij, (3  altari .  Furono  da  quelle  genti  adorate 
con  molta  fbttennita,&  erano  i  nomi  loro  Tartenope,  Leucoftay  &  Ligia. 
Hora  ritorniamo  à  Dfettuno ,  perche ,  fé  ben  nel  mare  fono  de  gli  altri 
tnoslri  afiai ,  &  veri,  &  finti  anchora  dà'  Trotti ,  come  finge  Homero  di 
Scilla,  la  quale  slatta  in  vno  antro  ofettro,  &  fpauenteuole ,  G5"  con  terri-  Scilla. 
bile  latrato  faceua  rifonrre.il  mare ,  &  che  haueua  quello  mosìro  dodici 
■piedi,  &  fei  colli,  con  altrettanti  capi ,  &  ciafeheduna  bocca  haueua  tre 
ordini  di  denti ,  dalli  quali  parata  che  fliliaffe  del  continuo  mortifero  ve- 
lano ,  (5  fuori  della  fpelonca  horrcnda  porgeua  Jpefo  in  mare  lejpauente- 
v.oli  teste ,  guardando  fé  natte  alcuna  pajjàffe  di  là  ,  per  fare  miferabile 
preda  de'  nauiganti ,  come  già  fece  de  i  compagni  di  VlijféL  che  tanto  ne 
rapì,&  crudelmente  fé  gli  dumo, quante  erano  le  voraci  bocchi.  ;&  quan 
do  Virgilio  fa,che  Heleno  moflra  ad  Enea  il  corjo}  che  ha  da  tenere ,  per 

rianimare 


i32  Imagini  de  i  Dei 

naui  gare  ficuro  in  Italia  ,gtifa  dire,  che  fi  guardi  da  duo  mojìri  crudeli , 

Car'ddi  &  fpàuenteuoli à  chi  pafja  lo  Stretto  della  Sicilia  ;  de'quali  l'vno  è  Ca- 
riddi,  qualforbe,&  ing biottifce  mifer  abilmente  le  naui ,  &  le  tira  quafi 
nel  pwn fondo  >&  le  regina  anco  poifpinte  da  furiofe  onde  che  leleua- 
no  quafi  fino  ai  Cielo .  Di  età  le  fattole  contano,  che  fu  vna  f emina  rapa- 
cijjima,che  rubbò  gli  buoi  di  tì enoie, onde  fu  fulminata  da  Gioue,& git- 
tata nel  mare  diuentò  lo  foglio ,  che  bàferuata  dapoi  jempre  la  rapace 
fua  natura  di  prima .  L'altro  Scilla  ;  che  flà  nafcoila  in  ma  bombile 
fpelonca>&  mette  Jpejfo  fuori  il  capo,per  vedere  fé  naue  paffa  da  poterne 
fare  preda  crudele .  Ha  quefto  moflro  afpetto  di  bella  giouane  fin  fattola 
cintura,oue  fono  poi  le  altre  membra  lupi ,  ££  cani  giunti  infteme  con  co- 
de di  delfini ,  che  fanno  rifonare  quiui  per  tutto  dì  horribil  latrati .  Et 
diuentò  tale  la  mifera  Scilla ,  che  fu  già  belliffima  ninfa ,  per  la  gelofia 
di  Circe  innamorata  di  Glauco ,  il  quale  amauanon  lei  ,  ma  Scilla  -,  on- 
de la  terribile  incantatrice  fparfe  juoi  incantati  fucchi  ,  otte  la  bel- 
la ninfa  andauafouente  a  laiiarfi  ,  &  la  fece  diuentare  quale  l  bò  dise- 
gnata ;  sì  che  non  potendo  la  infelice  Scilla  fopportare  lofpauento  degli 
animali^  che  le  era  no  nati  d' intarmando  a  gittarfi  in  mare,  0  reflò  qui- 
tti l' borrendo  mo/ìro ,  che  io  diffi  fecondo  le  fauole ,  le  quali  à  que/lo  mo- 
do hanno  voluto  con  qualche  vagherà  efprimere  la  natura  di  quefli  pe- 
ricolofi fcogli .  Se  ben  dunque ,  come  ho  detto  ,fono  nel  mare  de  gli  altri 
p  mojìri  anchora  sàme  non  tocca  però  dire  di  tutti ,  ma  di  quakh'vno  fo- 

lamente  ,  che  da  gli  antichi  foffe  poslo  fra  gli  Dei ,  ouero  aggiunto  à 
quelli  per  compagnia  ,  come  furono  le  TSLinfe  marine,&  i  Tritoni ,  del- 
.,  liqualihogiddetto,perchequesliaccompagnauano  Tslettuno  .  Etdel- 
'  le  T^ereide  fcriue  "Piatone  ,  che  gliene  erano  cento ,  che  fedeuano  su  al- 
trettanti'Delfini,  quando  difegna  quel  gran  tempio ,  &  miracolo fo  ,il- 
quale  era  appreffo  degli  atlantici  confecrato  à  queflo  *Dio  ,  che  quiui 
ftauafopra  vn  carro,tenen4o  con  mano  le  briglie  de  i  caualli  alati,  &  era 
così  grande  ,  che  toccaua  con  il  capo  il  tetto  dell'alto  tempio.  Vedeuaft 
anco  buona  parte  della  compagnia  di  1\[ettuno  in  vnfuo  tempio  nelpae- 
fe  di  Corimbo ,  come  recita  Taufania  5  percioche  egli  con  \.Jdnfitrite  fua 
moglie fìaua  su  vn  carro,  oue era  anco  Talemone  fanciullo  appoggiato 
ad  vn 'Delfino  :  erano  tirati  da  quatro  caualli  ,  & haueuano alato 
duo  Tritoni  T^el  me\o  della  bife  ,  che  fofleneua  il  carro  ,  era  inta- 
gliato il  mare,  &  Venere, che  ne  vfciua  fuori  accompagnata  da  bellifjì- 

Palemone  me  T^ereide .  Fu  Talemone  apprefio  de  i  Greci  quello,  che  chiamarono 
i  Latini  Tortuno,  Dìo  de  i porti ,  al  quale  facrificauano  i  nauiganti  ritor- 
nati àfaluamento  in  porto  :  perciò  va  con  T^ettuno  Dio  vniuerfale  del 

mare. 


De  gli  Antichi 


18* 


Jmagini  di  Nettuno  Dio  del  mare  y  (efr  dì  tAnfitrìte 

fua  moglie, &  dì  Tortunoò  Talemo  ne  fanciullo  Dìo  de 

fon  ^dinotanti  la  Jpumma  del  mar  e,  ($f  le  tre  qualità 

dell'acqua  ?nar  ma  ,de fiumi  ,&  de  laghi, falatay  dolce, et 

neutrale ^con  il  veloce  &  frequente  moto  delle  acqui. 


i§4  Imagini  de  i  Dei 

r  mare .  T^el  tempio  del  quale  in  Egitto  fu  amo  adorato  Canopo  nocchie* 

anaF°'  io  già  di  ^Menelao,  &  ripofio  poi  fra  le /ielle .  La  imagine  di  co/lui  era 
quitti grofia ,  corta ,  &  quafi tutta  rotonda^  con  collo  torto-.&  con  breuiffì- 
me  gambe  .  La  cagione  ditale  figura  fu  ,  che  i  Terfiani  andauano  in 
volta  col  'Dio  Fuoco  da  loro  principalmente  adorato ,  &  disfaceuano  tut- 
ti gli  altri  'Dei  di  qualunque  materia  che  f'Jfero ,  olii  quali  l'accoflaua- 
notper  vedere  chi  di  loro  haueffe  maggiore  fior ^a ,  &  il  Sacerdote  di  Ca  • 
no  pò  per  non  la  f dare  difìruggere  il  (ho  Dio  ,  tolfe  quella. bidria ,  con  la 
quale  purgauano  l'acqua  del  Issilo  >&  bruendo  turato  ben  bene  con  cera: 
tutti  i  fori ,  che  vi  erano  d'intorno,  la  empiè  d'acqua  y&  pqfìouifopra  il 
capo  di  Canopo  i  &  la  dipinfe  s  &  acconciò  in  modo,che pareua  efiere  il 
fimulacro di  qu&'pio,& cosilo pofeialla proua  col  Dio  Fuoco,nella  qua- 
le  battendo  il  fuoco  disfattela  cerargli  fori  fi  aperfero  >  &  ne  vfcì  l'acqua, 
cofi  in  abbondanza  ,icheefiinfe  il  fuoco  ,  &  per  ciò  il  Dio  Canopo  re  fio 
vincitore  del  D'io  dei  Terftani ,  come  riferifce  Suida  ,  &  fu  poi  fempre 
per  quefto  fatto  iljuofirìiulacro  nella  forma,  che  io  di/fi,  &  come  può  ve- 

Delfini  ca  dere  in  vna  medaglia  antica  di  ^Antonino  'Tify-Leggefì anchoyéhe  furono 

ri  à  Ncttu-  caYì  i  Delfini  più  di  tutti  gli  altri  pefci  à  Tettano  :  onde  Higinofaiue  > 

n0  *  che  à  tutte  le.fuéfiàtue  ne  mètteuano  vno  in  m%no ,  ouerojottò  furi  piede , 

comeamli&fpè$eàmeilapo^^  *uà  nel  pala- 

Eliano .  gio à Venètih'Mpgr dh£[uelladiiMart^ylòifecperche fecondo  Eliano s 
così  fono  i  ^D'^nìf^^ipefciy  aimefon^M-imiì  delle- fere ,  Ì3  aquile  de 

Mmi*no'glivccéllìrFà&fóari^fi  ,  chevifta  pur:3S(et- 

tuno,&  lo  defcriue  nudo,  tutto Verdeggiante  cornea  acqua  del  mare  ycon 
vna  corona  bianca  in  capOyche  rapprefenta  lafpumayla  qual  fanno  le  agi- 
tate onde  m^mey  Et  quando  Talladetefiend^0ntejide\  con  ^Aracbne  ap- 

Ouidio .  puffo  di Ouidiót&  mette  in  t eia  la  Ute^he  bebbecon'Nettuno  della  Cit- 
tà di  tdtbene  dauanti  a  dodici  Dei . 

Fa  j  che  T^ettuno  nelfembìante  altero 

Col  tridente  percuote  vn  duro faJlot 
Onde  vn  deUrier  vienfuor  fuperbo,e  fiero . 

Virgilio .  Virgilio  parimente  nel  principio  della  fitta  agricoltura  dice,che  J^ettn 
no  pcrcotendo  U.  terra  col  tridente  ne  fece  vfcire  vn  feroce  Cauallo .  fi 
che  Vuole  Seruio ,  che  fa  siato  'fìnto ,  per  mofirare  con  qucjlo  animale 
il  veloce  ,  &  frequente  moto  delle  acque  del  mare .  Onde  furono  det- 
ti i  caualli  effere  et  iandio  fiotto  la  guardia  di  Caflore  ,  &  Tolluce ,  per- 
che le  lorofielle  fono  velocijfime  .  ^Altri  hanno  detto  ,  che  fu  dato  al 

T^ettuno 


Degli  Antichi .  185 

^ittMtto  il  rìtYOUamentQ  del  camallo,  perche  è  animale  5  che  vuole  hauere 
luocbì  pi  ani, aperti,  &fpatioft,  che  fono  benifjìmo  rapprefentati  dal  ma- 
re .  Et  il  medefimo  Seruio  ,  oue  Virgilio  fa  ,  che  Turno  mette  fuori  gli 
ftendardi  della  guerra  cantra  Enea  ,  dice  ,  che  i  \Romani  parimente 
ne  metteuano  fuori  duo  à  certi  tempi  ,  &  cbePvnoera  vermiglio  della 
gente  da  pie ,  l'altro  ceruleo  di  quella  da  cauallo,  perche  quefioè  il  colore 
del  mare  ,&che  il  T>io  del  mare  fu  il  ritrouatore  del  cauallo .  Diodoro 
fcriue,  che  ì^ttunofu  il  primo ,  che  domaffe  caualli ,  (3  infegnafìe  l'arte 
del  caualcare ,  &  che  perciò  fu  cognominato  Equeftre ,  come  fcriue  anco 
Taufania,  &  dice ,  che  perciò  tlomero  deferiuendo  il  giuoco  del  correre  de  Paufama . 
i  caualli  introduce  cMenelao  ,  che  fa  giurar  pel  T^ume  di  K(ettuno , 
che  non  vi  fi  vferà  fraude  alcuno .  Et  foggiunge ,  che  il  cognome  di  E- 
quesire  in  quefto  'Dio  è  pia  notabile  di  tutti  gli  altri ,  perche  è  commune 
à  tutte  le  nationi .  'Donde  fu  anco  forfè,  che  appreffo  de'  Romani  i  giuo- 
chi Circenft,oue  correuano  i  cauaUi,fojJero  celebrati  in  honore  di  l^ettuno, 
&  la  feftafì  chiamaua  Confuale  ,  nel  cui  giorno  ceffauano  ì  caualli  dalle 
fatiche ,  &  i  muli  fi  vedeuano  inghirlandati  i  l  capo  di  varie  fot  ti  di  fio- 
riyche  fu  quella, come  fcriue  Liuìo-,che  fece  celebrare  Ktmiulo,quando  ra- 
pì le  donne  Sabine  ;  perche ,  fecondo  che  riferifee  Tlutarco ,  egli  haueua 
già  trouato  quiuifotto  terra  vn' altare ,  oue  fu  vn  *D io  chiamato  Confo  j  0  Qófo  Dio. 
perche  f  offe  creduto  dare  conftglio  altrui ,ouero  perche  bifogna^ch'el  coni- 
glio de  i  grandi  affari  fta  fecreto  \  &  occulto,  &  perciò  non  fi  apriua  mai 
quello  altare  ,  fé  non  alla  fe/ìa  ,  cheiodiffi  ,  dei  giuochi  Circenft  y 
il  che  fece  credere  ,  che  il'Dio  Confo  f offe  ìslettuno  ,  del  quale  bacerà 
di hauere  fatto  questo  poco  fobico, perche  non  ne  ho  trouato anchora 
fimulacro  alcuno  0  *JMa, che  i  caualli  apparteneffero  dTs[ettuno ,  lomo- 
fira  anchora  quello ,che  fcriue  Taufania,  che  in  Grecia  in  certo  luoco ,  oue 
correuano  i  caualli  ,  era  dall' vna  delle  bande  del  corfo  vno  altare  tutto 
rotondo  ,  oue  adoravano  Tarafippo  y  così  detto  dal  mettere  paura  a  i 
caualli  ,  perche  quefti  arriuati  à  quello  altare  fubito  fi  fpauentauano 
così  forte  ,  che  faceuano  le  maggiori  ftrane%%e  del  mondo  ,  con  gra- 
uiffimo  danno  di  chi  gli  guidaucu» .  rD  a  eh  e  ne  nacque  ,  cheandauano 
fempre,prima  che  fi  metteffero  al  corfo  a  detto  altare  ,&  pregauano  quel 
Dio  con  certe  cerimonie ,  e  voti ,  che  voleffe  effer  a  loro ,  &  à  loro  caualli 
benigno,  &  piaceuolt^ .  Seguita  poi  Taufania,  e  recita  molte  opinioni 
di  coftui,  che  ei  foffe  :  ma  di  tutte  fi  rifolue  à  credere,  che  la  più,  verafia, 
che  quel  Tarafippo  fofie  cognome  dì  'i^ettuno  Equestre  »  perche  la  ori- 
gine prima  de  i  caualli  venne  da  lui  ;  dal  quale  fi  legge  ancho  ,  che 
Giunone  hebbe  duo  caualli  in  dono  >  donati  pofeia  da  lei  parimente  a  Ca- 

i^sfa  fiore9 


186 


Imagini  de  i  Dei 


Imagine  dì  Nettuno  *Dìo  del  mare  appo  Tìloflratoy 
con  t  imagine  di  Tarajìppo  ^attentatore  de  Caualli  tolto 
per  Vattimo  x  la  prima  imagine  dinota  per  dmare  con- 
durci tutte  le  co  fé  ne  cesarie  al<~vitto,  e£*  ogni  fòrte  di 
mercantìa  alTyfo  humano  destinata . 


De  gli  Antichi.  187 

fiore,  &  'Polluce  .  Et  a  tutto  ciò  accorda,  che  Ope  mofìrafjt  à  Saturno  di 
bai-ter  e  fatto  vn  cauaUinoyquando  partorì  T^ettuno  ;  il  che  Feslo  mette 
fra  le  ragioni  ,  che  ei  rende  ,  per  che 'Nettuno  f offe  detto  Equeflre:& 
dice ,  che  per  qucflo  nella  flliria  di  noue  in  noue  anni  gittauano  quattro 
caualli  in  mare  à  Nettuno .  Et  hanno  anchora  voluto  alcuni ,  che  il  ca- 
ualloft  confaccia  à  coslui,percbe  così  ci  porta  il  mare  da  ogni  parte  le  co-  '.,  „ 
fé  neceffarie^ome  fanno  i  caualli .  Onde  Fìloslrato  dipingendo  due  Ifo- 
Ictteje  quali  baueuano  vna  pianga  fola  tra  loro  commune,oue  l' una  por- 
tata quello ,  che  cagliata  da'  coltiuati  campi ,  l'altra  quello  ;  che  andana 
depr  edando  per  il  maretdice ,  che  quitti  fu  drÌT^ata  vna  slatua  di  Tet- 
tano con  l'aratro,&  col  carro ,  come  di  coltiuatore  di  terra  ;  volendo  mo- 
slnve  chi  la  fece ,  che  da  luì  riconofceua.no  le  genti  di  quelle  J fole  etian- 
dia  ciò ,  che  dalla  terra  viene jma  perche  non  par  effe  poi ,  che  terre/ire  lo 
baueffe  fatto  folamente,aggiunfe  all'aratro  vna  prora  dinaue,  sì  ebepa- 
reua,che  T^ettuno  nauigando  araffe  la  terra .  Et  apprefjo  de  gli  Elei  iti 
Grecia  fu  certa  Jlatua ,  come/criue  Taufania ,  di  giouanefen^a  bar  ha  , 
che  fi  teneual'vn  piede  [opra  l'altro,  efiaua  con  ambe  le  mani  appoggia- 
te ad  vna  hasla,queftafi  vejìiua  poi  a  certi  tempi  bora  con  ve/te  di  lino, 
&  bora  di  lana  ;  Et  fu  ella  creduta  efiere  di  Kletttmo ,  che  portato  quitti 
di  certo  altro  luoco  della  Grecia  }fu  poi  hauuto  in  grandiffima  riueren'^a 
da  tutti  delpaefe  >  benché  non  1s{ettuno,ma  Satrapefoffe  nominato.Veg- 
gonfi  anchora  due  medaglie  antiche  >  l'vna  di  Vefpefiano  ,  &  l  altra  di 
Adriano,  nelle  quali  è  laìmaginedi  7S{ettunQ  fatta  dguifa  dihuomo% 
cheflà  in  pie  tutto  nudoyfe  non  che  dal  fini/ho  homerogli  pende  vn  pan- 
no ,  £f  ha  nella  deslra  mano  vna  sferra  di  tre  correggie ,  tenendo  il  tri' 
dente  in  alto  con  lafinìfira.  Et  in  certa  altra  medaglia  pure  antica.  T^et- 
tuno  è  benfatto  nudo ,  &  dritto  in  pie,  ma  che  ha  la  finiflra  alta  appog- 
giata al  tridente  5  porge  vn  Delfino  con  la  deftra ,  e  tiene  Ivno  de  i  piedi 
fopra  vna  prora  di  nane.  Oltre  di  ciò  volcuanogli  antichi ,  che  delle  Cit-  , 
tà  le  porte  fofjero  dateà  Giunone  }kroccbe9&  lefortei^eàCMinerua,&  d^Necfu* 
Nettuno  le  mura,&  i  fondamenti,  come  nota  Seruio,oue  Virgilio  fa,  che  no . 
Venere  mo/ira  ad  Enea  la  rouina  di  Troia  non  effere  reparabile ,  perche  Virgilio. 
quefii  Dei  vifiaffaticauano  d  metterla  in  terra ,  rouinando  ciafebeduno 
quello tche  erafuo,  &  così  gli  dice  ; 

Qu) ,  doue  vedi ,  che  gli  alti  edifici 

J{otti ,  e  disfatti  in  terra  vanno,  e'ifumo 
Conpolue  mifto  cndeggkfin'al  Cielo» 
Tfettun  col  gran  tridente  faiot  e ,  e  abbatte 

*t*    2       Le 


1S8  Im  agini  de  iDd 

te  mura ,  e  da'  profondi  fondamenti 
Le  futile ,  è  la  Città  tutta  roina . 

Ennofìgeo     Et  per queflo  egli  fu  chiamato  dateci  SnnofigeO  ,  che  viene  adire 
Terremo-  concufìote  della  terra,  -volendojche  lo  fpauenteuole  Terremoto  veniffe  da 

Nettuno!?  '*'  '  &  f°ffe  fatt0  ^  moumento  ^e  ac1ue  *  "Per  l*  1ua^e  cofa  quelli 
di  Tejfaglia  diJfero,cbe  T^ettuno  haueua  dato  eftto  all' acquette  allaga- 
vano prima  tutto  quel  paefe  circondato  da  ahi  monti ,  perche  fcuotendo 
la  terra  aperfefrà  quelli  vna  affai  larga  via  al  fiume  Teneo ,  come  reci- 
ta Herodoto ,  &  dice,che  à  lui  pare^che  la  feparatione  di  quei  monti  non 
fia  venuta  da  altroché  dal  terremoto^  che  diranno  fempre ,  che  Vhab- 
-y        .    bì  fatta  T^ettuno  tutti  quelliji  quali  vogliono^che  da  lui  venghi  lo fcuo- 
quefti  Dei  cimento  della  terra,  &  le  rouine ,  che  nefeguono .  Queflo  ho  detto ,  non 
vedi  nella  perche  ferua  molto  alla  imagine  di  Ts[ettimo}ma  perche  moftra  j  che  egli 
prima  figu  fcriue  affai  àdifegnar e  il  terremoto.  *Da  coftui  non  fu  molto  diffimile 
ra  a  carte /^  ìmagine dell' 'Oceano  :  qual difiero  gli  4  uichi  padre  di  tutti i  'Dei, 
Oceano     ^  intejo  per  lui  oltre  al  mare  difuori,che  circonda  tutta  la  terra ,  l'vnì- 
uerfal  potere  ancho  dell'acquarla  qual  voleua  Thalete  UWilefio ,  chefof- 
fc  fiata  principio  di  tutte  le  co  fé  j  da  che  prefero  le  fauole  occafione  di 
chiamare  l'Oceano  padre  de'Dei  ;  &  gli  diedero  perciò  moglie ,  che  fu 
Thetide.   xhetide  Dea  parimente ,  la  quale  partorì  vn  numero  grande  di  Dei  mag- 
rini y  di  Fiumi)  di  Fonti,  &  di  T^ijife .  Era  vecchia ,  tutta  canuta ,  G? 
bianca ,  onde  i  Toeti  la  chiamano  Jouente  madre ,  &  veneranda,^  di  tal 
afpettoft  può  mettere  col  marito,  che  fu ,  come  rifeiifce  il'Boccaccioy  di- 
pinto Jopra  vn  carro  tirato  da  "Balene per  l'ampio  mare,  & gliandauano 
i  Tritoni  dauanti  con  le  buccine  in  mano  5  i  quali  haueuano  la  parte  difo- 
pra  humana,&  quelli  di  [otto  di  Delfino,o  di  Tìalena,come  vuole  Fornu- 
to,&  d'intorno  l'accompagnauano  molte  1^infe,Gr  lo feguitauapoivn 
Proteo,     numerofo  gregge  di  beftie  marine  fatto  la  cujìodia  di  Troteo,cbe  ne  era  il 
paftore  *  &  fu  parimente  vno  de  i  'Dei  del  mare ,  che  prediceua  fouente 
altrui  le  co  fé  à  venirejma  non  lofaceua  però  fé  non  sforato ,  &ccrcaua 
ancho  di  ingannare  chi  voleua  fargli  for^a ,  mutando  fi  in  diuerfe forme 
per  v fargli  di  mano  j  perthe  bifognaua  legarlo,  &  tenerlo  tiretto  , 
D'odoro  t  fin  (he  foffe  ritornato  alla  fua  prima  figura  ,  cheallhora  poi  rijpondeua 
di  ciò, che  era  dimandato .  Di  cofiuifcriue  'Diodoro ,  che  egli  fu  già  elet- 
Proteo  p-  to  J{e  in  Egitto  ,  come  ilpiufauio ,  che  fi  troUaffe  allhora  in  quelpae- 
che  in  é\-fe,èr  perito  in  tutte  le  arti,con  le  quali  e'ifi  cangìaua  à  fuo  piacere  in  di- 
uerie  tot-  ^rfe  forme  ;  che  Venìua  forfè  à  dire  apprejfo  di  quelle  genti,  che  egli  fa- 
peuaconlamcltafuaprtiden^aaccQmmodarftà  tutte  le  cofe.  Eti  Gre- 
ci voi- 


Degli  Antichi. 


li. 


Imagtnì  dì  Eurìnome  >  gx7  di  ^Decreto  Dee  marine 
Piena  figliuola  dì  TProteo  l'altra  madre  dì  Semìramì>fi- 
gnificantì  Improprietà  dell'acqui,  &  li  effetti  >  $  acci- 
denti che  fi  reggono  di  quelita . 


i$o  ImaginideiDei 

civolltro,  che  cìofojfe  detto  di  proteo  per  la  vjan^a  5  che  haueuano  ì  l{e 
in  Egitto  dì  portare, quando  fi  mojìrauano  in  publico^  fu l  capo  come  per 
infegna  di  B^è, quando  il  dinanzi  di  vn  Lione,quando  di  vn  toro,  ò  difer- 
pente,&  alle  volte  vno  arborea  qualche  pianta,&  altre  vna  fiamma  di 
fuoco,come  che  in  quel  modofojfero  più  rifguardeuoli.  Finfero  dunque  i 
Cjreci,che  Vrotheo  così  fi  cangia/le  in  diuerfe  forme,come  effi  cangiavano 
la  infegna  reale  .    Legge  fi  anchora3  che  egli  fu  Signore  in  Carpato  Ifola, 
dalla  quale  è  cognominato  il  mare  Carpatio,di  verfo  l'Egitto  :  &, perche 
quejìo  mare  bà  gran  numero  di  Foche-,  chiamate  altrimente  citelli  mari- 
ni, perche  hanno  le  parti  dinan  \i  con  cuoio,  &  pelo  di  vitello,  &  di  a krè 
Paftore  difim$*  beslìe,fi:  finto  che  Trotheo  foJfe,come  diffi,paslore,&  cuslode  de  i 
greggi  ma  greggi  dell'Oceano.  Del  quale  fu  anco  detta  figliuola  Eurinome-,penhe 
rmi.         Homerofd,che  ella  accompagnaTetide,  quando  va  a  trouare  Folcano,  fé 
fiunnome  ysne  quaichuno  ha  vo'uto  crederla  pia  tojìo  Tfiana^ome  dice  7}anfania  ; 
che  non  fi  confà  però  punto  al  fuo  fimulacro,  quale  era  in  forma  di  f emi- 
na ìldìfopra-)&  Udì  fotto  dipefee  legato attrauerfo  con  catene  d'oro. Que 
ftafu  certo  Tsfume  adorato  nelC<^s£r cadia  da  Figatefi  in  vn  tempio  a i  lo- 
ro fantijfimo,qual  non  apriuano,fuor  che  vn  certo  dì  dell'anno,  &  allhcra 
celebravano  folenne  fefla ,  &  facevano  molti  facrificij  inpublico ,  &  in 
priuato .  E  mi  riduce  a  mente  certa  altra  Dea  fauolofa ,  come  la  chiama 
Decreto.  Tlinio,  nomata  Decreto  dagli  antichi,  che  fu  parimente  tutta  pefee ,  dal 
Diodoro  ^apo  in  fuori,  che  era  di  donna  .  *Di cosici  fcriueT>iodoro  ,  che  ella  fu 
prima  l^infai&  che  fatta  grauida  fenica  faperfimai  da  cui,  partorì  Se- 
mirami con  grauiffimo  fdegno  di  hauere  perduta  la  virginità  ,  perii- 
che  gittatafì  incerto  luco  della  Siria  >  fu  poi  come Dea  adorata  nella 
forma . ,  che  io  dìffi  ,  da  quelle  genti  ,  le  quali  non  hauerebbono  po- 
feia  mangiato  più  percofa  del  mondo  pefee  alcuno  di  quel  laco  ;  perche 
Jlimarono  ,  che  tutti  fofiero  confecrati  a  lei .  (JUà  ritornando  all'Ocea- 
no ,  per  dichiarare  il  refio  della  fua  imagine  ;  il  carro  mofira  >  che 
egli  va  intorno  alla  terra  >  la  rotondità  de  Uà  quale  è  mofirata  per  le  ruo- 
te ,  &  lo  tirano  le  "Balene  5  perche  quesle  così  feorrono  tutto  il  mare  » 
come  le  acque  del  mare  circondano  tutta  la  terra  ,  &  fparfeui  per  den- 
tro anchor  a  s  ne  occupano  la  maggior  parie.  Le  T^infe  poi  vogliono  fi- 
gnificare  le  proprietà  delle  acque  ,  &  gli  diuerfi  accidenti  ,  che  fpefto 
fi  veggono  di  quelle  :  le  quali  da  gli  antichi  furono  intefe  non  folamente 
(otto  il  nome  dell' Oceano  ,  diTS^ettuno  ,  diTetìde  >  dilforiday  di 
i^fmpbitrite  >  &  di  altri  Dei  del  mar e  ,  ma  di  o^ che ho  ancora . 
"Benché  vogliono  alcuni,che  quelli  fignificaffero  la  natura  delle  acque  J a- 
late ,  #  per  cojìuifi  intendere  delle  dolci ,  come  fono  quelle  de  i  Fiumi  >  li 

quali 


Degli  Antichi.  191 

quali  da  gli  antichi  furono  parimente  adorati,^  fatti  in  forma  huma-    » 
na .  <JWa  prima  che  io  dica  di  loro ,  difegnerò  i  venti ,  perche  hauendo  Venti . 
detto  del  mare  ,  oue  efji  mojirano  meglio  forfè ,  che  in  altro  luoco  lefor^e 
lorOjparmi  che  fta  ragionevole  mettergli  qui.  Et  benché  né  ambo  fa- 
tebbono  flati  male  con.Giunone  dimoslratrìce  dell' 'ar imperché  vogliono  i 
naturali ,  che  non  fia  altro  il  vento ,  che  aria  mojfa  con  impeto  ;  onde  Eolo 
EJ  de  i  venti  così  rifpofeà  Giunone  quando  ella  lo  pregò  appreffo  di  Fir-  Virgilio. 
gilio ,  che  turbeffe  il  mare  con  grandijfima  tempejta  à  danno  de'  Troiani, 
che  nauigauano  in  Italia . 

Tut  qualunque  il  mìo  regno  fta ,  mi  fai 
.  I{è  ,tù  mi  rendi  ilfommo  Gioue amico , 
E  da  te  vien ,  che  fono  in  mio  potere 
I  fieri  venti ,  i  nembi  e  le  tempefle. 

Ityndimenonèbora  farà  fuori  di  propofito  dirne  quel  poco ,  che  ne  ho 
trouato  ferino  ,hauendo  gli  antichi  adorati  quesli  anchoracome  Dei ,  <3f 
fatto  loro  facrificw,ò  perche  fbjfero  già  flati ,  ò  perché haueff ero  ade ffere 
fauoreuoli  alUauenire;  &gli  dipinfero  con  le  ali,  con  il  capo  tutto  rabbuf- 
fato, &  con  le  guancie  gonfie  in  guifia  di  chi  foffia  con gran  fior^a ,  & 
fecondo  poi  che  diusrfi  fono  gli  cjfiuitcbe  ejfi  operano  colfoffiar  loro;  per- 
che alcuni  raccogliono  le  nuuole  inficme  ,  &  fanno  lepioggie ,  alcuni  le 
-  fcacciano  ,  &  in  molti  altri  modi  moflrano  il  poter  loro ,  così  furono  da' 
Toeti  deferitti-ditterf amente  .    E  ben  che  dì  molti  ò  legga,  quattro  però  ^en"  Prm 
folarnente  fono  i principali  ,  che  foffiano  dalle  quattro  parti  del  mondo,  C1P 
ciafeheduno  dalla  fua  ,  come  fono  disegnati  da  Ouidio  nel  partimento  Ouidio. 
primo  deWvniuerjo .  t_Ma  vi  fono  flati  anchor  a  fecondo  Strabone  alcu- 
ni, che  hanno  voluto,cbe  non  foffero  più  di  due .  L'vno  detto  *A  quilone, 
&  chiamato  'Borea  ancora  ,  &  da'  marinari  de'  noflri  tempi  Tramonta-  Borea. 
na,cbe  foffia  da  Settentrione,&  queflofaiue  Taufania ,  che  era  [colpito 
da  vn  lato  dell'arca  di  Cipfello  nel  tempio  di  Giunone  appvtffo  degli  Elei 
in  Grecia,cbe  rapiua  Or  ithia, come  fingono  le  fauole,nè  diceycome  eifojfe 
fatto, fé  non  che  in  vece  di  piedi  haueua  code  diferpenti;  ma  perche  ei  fa 
col  fuo  foffiar  e  freddo  grande-,  porta  le  neui ,  &  indurifee  il  ghiaccio  ,gli 
fifa  la  barba,  i  capegli,&  l'ali  tutte  coperte  di  nette .    L'altro  è  l'<Auftro 
detto  etiandio  TS(oio,&  Oslro  da'  marinari,  che  viene  dalle  parti  di  me%- 
%p  dì:di  doue  perche  queflo  con  il  fuo  foffiare  adduce  per  lo  più pioggie,    oto  " 
così  lo  deferiue  Ouidio,  Ouidio  • 

Spiega 


192 


Imagini  dei  Dei 


Jmagini  dì  eBorea,<*Auftro)Euro>&'  Zefiro  quattri 
hj  enti  principali ,  (gjr  di  Orìthia  &  Flora  l'vna  moglie 
di  Tlorea  >  l'altra  di  Zefiro  >  che  dimostrano  li  effetti  de 
detti  <~ventì  mentre foffiano>&  dominano  nelle  fi agionì 
&  ptefijò  ttop  ofli  al  lor  Jojfiare . 


De  gli  Antichi.  191 

Spiega  l'ali gua^pfe  T^oto ,  e  viene 

Con  vifo  ofcuYO  >  e  carco  difpauento  , 

Le  bianche  chiome  fon  di  pioggia  piene  , 

E  di  nembi  il  barbuto  borrido  mento , 

La  fronte  cinge  denfa  nebbia ,  e  tiene 

Il  ciglio graue  al  tempeftofo  vevto, 

(iti  bagnan  l'acque  ogni  bor  le  pi  ume,eH  petto, 

7^è  mai  ferena  al  nubilofo  af petto. 

Et  de  ì  quattro  che  io  diffi,  il  ter^o  è  detto  Furo ,  ò  Léuante  da  no  ftrì,  ^ut0t 
che  fojfia  dalle  parti  dell'Oriente,  &  fifa  tutto  negro  per  gli  Etiopi ,  che 
fono  nel  Leuante  5  d'onde  egli  viene  ;  &  fi  dipinge  con  vn  fole  infocato 
fu  l  capo ,  però  che ,  fé  il  Sole ,  quando  tramonta  >  è  roffo ,  moHra ,  che 
queflo  vento  ha  da /off  are  il  dì ,  che  vien  dietro  ,  come  fcrifìe  Virgilio  . 
1 L  quarto,il  cui  lieue  fpirarefì  fente  con  vna  aura  tempratale  foaue  dal- 
li Occidente  ,  è  Zefiro^  Tonente  fecondo  i  moderni ,  il  quale  perciò  dipri-  Zefiro. 
mauera  vejìe  la  terra  di  verdi  herbe  ,  &  fa  fiorire  i  verdeggianti  prati. 
Onde  venne,che  lefauole  lo  /infero  marito  di  Flora,  che  già'dicemmo  ado-  Flora . 
rata  da  gli  antichi  come  Dea  de  i  fiori,  la  imagine  della  quale  fa  di  bella 
l^infa-.onde  ellaflcfìa^quando  racconta  adOuidio  le  ragioni  delle  fue  fe- 
fienosi  gli  dice  della  bi  llc^a  fua. 

E  per  modeHia  non  ti  dico ,  s'io 

Foffi  bella  :  ma  bafta ,  che  fui  tale , 

Che  vn  1)io  non  ifdegnò ,  fol  per  hauermiy 

Venire  à  farft  genero  à  mia  madre . 

Tortaua  ghirlanda  in  capo  didiuerfi  fiori ,  &  vefìe  parimente  tutta 
dipinta  a  fiori  di  colori  diuerfi;  perche  dicono^ebe  pochi  fono  i  colori ,  de  i 
quali  non  fi  adorni  la  lena,  quando  fiorifee  .'  Et  di  Zefiro  fa  Filo/irato 
vn  difegno  tale .  E  gli  è  giouane  di  faccia  molle  ,&  delicata ,  ha  le  a- 
lì  à  gli  homeri ,  &  in  capo  vna  ghirlanda  di  belli,e  vaghi  fiori .  7^è  pia 
dico  de  i  uenti,ma  ritorno  a  i  fiumi,li  quali  dagli  antichi  furono  parimen 
te  (limati  cDei,ò  TSlumi}come  fi  voglia  dire,&  gli  pregauano  con  folenni 
votile  faceuano  loro  facrificio  non  meno  che  à  gli  altri, &  foleuano  offerir- 
gli de  i  capegli  tagliatifi perciò  con  certa  cerimonia,  &  lo  faceuano  tutti  ì  Paufanfa . 
Greci  per  antico  coflume,  come  dice  Vaufania ,  che  fi  può  raccogliere  da  F^0^rat0* 
Bomero,  quando  mette ,  che  Teleofa  voto  al  fiume  Sperchio  di  tagliarft 

£  b  i  cape- 


Imagini  de  i  Dei 


ìmaginì  dì  Ce  fi  fio  >  ffi  del  l?o  fiumi  quello  dì  Grecia, 
quefio  d'Italia .,  &  d'vngìouanetto  che  tagliatìfilì  ca- 
pelli a  quello  li  offerifcejg)  dinotano  la  natura  &  tmpe 
to  de  fiumi  con  il  lor  mormorio^  tortuvfi -cor/o . 


t)c  gli  Antichi.  W 

i  caperti-,  &  darli  a  luì,  fé  achille  ritorna /ano ,  &  faluo  dalla  guerra 
di  Troia  .  Et  nel  paefe  di  jltbene  a  Cefifo  fiume  era  certa  slatua  di  vn 
gioumetto ,  che  fi  tagliaua  i  capegli  per  dargli  a  quello .  frano  i  fiumi  ■ 
fatti  in  forma  di  buono  con  barba ,  e  con  capelli  lunghi ,  che  fiia  già- 
cencio,  &  appoggiato  fopral'vn  braccio,  come  dice  Filosìrato ,  quando 
dipinge  la  Thefjaglia ,  perche  non  fi  lieueno  i  fumi  mai  dritti  in  alto-3  C5* 
alle  volte  arie  bora  ,  &  per  lo  più  ,  fi  appogia  fopra  vna  grande  vr- 
na  ,  che  verfa  acqua  ,  & però  Statio  così  dice  dì  Inaco  fiume  ,  c^inacho. 
pajfa  per  la  yrecia  .  \  Statio. 

Inacho  ornato  il  capo  di  due  corna 

Sedendo  appoggia  lafmiHra  alTvrna, 
Che  prona  largamente  l'acque  verfa. 

Et  fan  fi  con  le  corna  ì  fiumi  dice  Seruio,ouero  perche  il  mormorio  del- 
l'onde rapprefenta  il  muggiare  de  i  buoi,  ouero  perche  reggiamo  fpejfo 
le  ripe  de  i  fiumi  incuruate  aguifa  di  corna.  Onde  yirgilio,Que  chiama  il  Virgilio . 
Tebro  I{e  de  i fiumi  della  ?talia,lo  chiama  cornuto  ancora,  &  così  lo  di-  Tebro . 
pinge  quando  falche  ad  Enea. 

Tra  le  populee  frondi  par  mojlrarfi 

(jiàveccbioyrìnto gli  bomeri,&  il  petta 
Di  verdeggiante  veloce  ombrofa  canna 
Cuopre,e  circonda  le  bagnate  chiome. 

Et  del  Tò  chiamato  Eridano  anchora  dice  in  vn  altro  luoco ,  che  ha  la  Pò  fiume  « 
faccia  di  Toro  con  ambe  le  corna  dorate .    Oue  Trobo  efpone  finger  fi  il  Tò  Probo  . 
con  faccia  di  Toro,perche  ilfuono7che  fa  il  corfo  fuo  è  fimile  al  muggito 
dei  Toriy&  le  ripe  fue  few  torte  come  corna,&  Eliano  parimente  faiue,  Eliano. 
che  lefiatue  de'  fiumi Je  quali  da  prima  erano  fatte  fionda  alcuna  forma, 
furono  pof eia  fatte  in  forma  di  Bue.  Come  fi  legge  ancho  apprefìo  di  Fe- 
fio  Tompeoyóue  dice>cbe  i  fimulacri  de  i  fiumi  erano  fatti  in  forma  di  To 
rijcioè  con  le  corna,ptrchc  fonofierì£3  atroci  come  i  Tori.  Oltre  di  ciò  co- 
ronauano  gli  antichi  i  fiumi  di  canne,perche  la  canna  nafce/J  crefee  me- 
glio ne  i  luochi  acquofi,cbe  altroue>&  quindi  venne  che  Virgilio  fece,co- 
me  diffi  purmòjl  Tebro  bauere  il  capo  coperto  di  canna. Et  Ouitiio  raccon 
tando  la  fauola  di  K^yicigià  mutato  in  fiume ^quando  Tolifemo  gli  htbbe  A  ci  fiume. 
gittato  quel fajfo  addofio  ,  che  lo  febiacciò  tutto  ,  fa  così  dire  à  Cjala  Ouidio  . 
tea  di  lui. 

Bb     z  Subito 


ip6  ImaginideiDeì 

Subito  fopya  l'acque  tutto  apparite 
Jlgiouinetto  fin  alla  cintura. 
Et  in  altro  mutato  non  miparue, 
Se  nonych'era  d'affai  maggior  flaturd. 
Et  il  color  di  prima  anco  difparue, 
Onde  la  faccia  già,  lucidale  pura 
Verdeggia^  ornatoèd'vno,  e  d'altro  corno 
Il  capoycui  va  verde  canna  intorno, 

Vedefiperò  à  I{oma  in  Vaticano  vna  flatua  del  Tcbro ,  che  non  ha  le 
cornarne  il  capo  cinto  di  cannerà  di  diuerfe  foglie  9&  di  frutti  polendo 
forfè  in  quel  modo  moflr are  chi  la  focena  fertilità,  &l'abondan^a,  che 
fa  quefto  fiume  in  quel  paefe}nè  lafcio  però  cofiui  in  tutto  la  fintone  de  i 
Toeti  ,  perche  gli  pofe  vna  canna  in  mano .   Quando  appreffo  di  Ouidio 

Achtìoo.  lAcheloo  racconta  à  Thefeo  il  rumore ,  che  ei  fece  con  Hercole  per  Dcia- 
nira  ,  dice  ,  chefià  appoggiato  fopra  l'vno  delle  braccia,  &  ha  cin- 
to il  capo  di  verde  canna  &  è  con  vn  manto  pur  verde  intorno>&  non  ha 
due  corna  come  gli  altiijna  vro  fidamente ,  perche  l' alti  o  gli  fu  rotto  da 
.  Hercole, fecondo  lefauoleyil  quale  pieno  di diueì fi fiori ,<&  frutti  fu  poi do- 

Cor.no  nato  à  quelli  di  Etolia ,  che  lo- chiamarono  corna  di  douìtìa .  Et  fu  così 
finto  ,  come  recita  Diodcro  ,  perche  Hercole  con  non  poca  fatica  torfe 
vn  ramo  di  quel  fiume  dalfuo  primo  corfo  ,  &  lo  riuoltò  in  altra  parte , 
la  quale ?oue  era  da  prima  arida,&  non  fruitaua,diueme  per  l'acque,che 
vifpargcua  fopra  alle  volte  quefto  fiume  con  riucltato  ramo ,  fruttifera 
Jopra  modo .  Et  perciò  fono  i  fiumi  deferitti  diuerfamente  da'  Voeti ,  ri- 
f guardando  cffitalbora  alla  qualità  delle  acque  ,  &  al  corfo  loro  ,  & 
talìhora  alla  natura  delpacfe,per  lo  quale  pafìano .  Onde  è ,  ebeferiuen- 
do  Taufania  dell'arcadia  dice  ?  che  in  certa  parte  del  paefe  fono  alcune 
jìatue  de  ipiu  nobili  fiumi  £$  celebrati  da  gli  antichi,tutte  di  bìanchiffi- 

Kiicfiumc  mo  marmo  >  eccetto  pero  quella  del  "tylo ,  che  la  ha  di  pietra  negra  .  Et 
foggìonge  poiché  ragioneuolmente  fu  fatta  la  slatua  del  K(ilo  di  pietra 
negra  ,  perche  ei  correndo  al  mare,  paffa  per  gli  Ethiopi  gente  tutta  ne- 
gra .  Luciano  ferine,  che  dipingendo  quelli  di  Egitto  il  K{ilo  ,  lo  mette- 
vano a  federe  fopra  vn  Crccodilo  ,  onero  fu  vn  cauallo  Fluuia  tile,  qua- 
l'è  certa  bestia  da  quattro  piedi  ,  come  la  deferiue  Herodoto, della  gran- 
dei^a  di  vn  gran  Toro ,  &  ha  la  tefla  come  i  buoi ,  il  nafo  fchiacciato  , 
come  le  capre  ,  le  crine  come  di  cauallo,  &  la  voce;  gli  denti  infuori,  & 
imertigla  coda  fplendida>&  il  cuoio  così  groffofó  àuro,che  quando  è  fé:* 

co  , 


De  gli  Antichi, 


ìmagine  del  Dìo  Zlertuno  Dio  de  pen fieri  humanì, 
de 'Il 'annone gli  borii,  mutatore  dì  dmerfe faccie ,  ìntefo 
anco  per  il  fiume  Tebro,  et  imagine  del  fiume  Nilofèden 
te  /òpra  <~un'H  ippopotamo  ^Animale  proprio  diquelfiu, 
ine  con  molti  fanciulli  >  che  dinotano  li  gradi  delcrefcere 
del  detto  fiume >  ffl  che  fono  fino  fé  deci  cubiti  per  ordi- 
nario . 


io#  I  nug  in  idei  Dei 

co,nefano  dardi;  &  fu  detto  quejio  animate  da' Greci  HlppopotamO  >& 
glifaceuano  intorno  alcuni  fanciullini,  li  quali  tutti  lieti  fcher^auano , 
come  fi  legge  anco  apprefto  di  Tlinio  y  il  quale  fcriumdo  di  certa  forte  di 
marmo  duro ,  e  ro'^o  come  il  ferro,  dice ,  che  Vefpafiano  poje  nel  gran 
Tempio  ddla  '•Tace  vnaflatua  del  7S(j7o  la  maggiorcyche  ffje  mai  vi/ìay 
con  fedeci  figliuolini ,  che  gli  feber^auano  intorno  ,  &  fignificauano  9 
che  le  r.cqut  dì  quel  fi  urne  al  maggior  crescere ,  cbefacefjero ,  arriuauano 
fino  alTalteT^a  di  fidici  cubiti .  Legge  fi  anchora ,  che  la  (ìatua  di  Vtr- 
titno  pò  fi  a  ndfoYc  fumano  rapprefentaua  il  Te  ho ,  ede  prima  pafiaua 
quindijnafu  poi  riuoltato  in  altra  parte ,  &  era  adornata  di  fiori  y  &  dì 
frutti  per  mostrare ,  come  aiffi  pur  dianzi  tla  fertilità  de  i  campi  a  lui 
"vicini .  'Benché  fu  Vertano  anchora  creduto  vn  Dio ,  che  fvffe  fopra  à 
gli  Immani pmftért]  &  chef  mut affé  in  diuerfe 'fórme  ,  perche  fpeffi» 
mutano  gli  huomini  pen fiero.  Et  alcuni  lo  differc  il  ^Dio  dell' anno  >il  qua- 
le fecondo  le  ftagwni  piglia  diuerfe  faccie ,  &  agli  huomìni porge  occa- 
.  fwne  di  fare  quando  vna ,  ££  quando  altra  coja ,  come  dice  Tropertio ,  il 
Propertio.  ^  Ym^e  \a  ragione  del  nome  fio ,  &  infieme  lo  deferiue  così  bene,  che 
non  dando  à  me  V  animo  di  dirne  piàynè  meglio,  porrò  foto  quello  che  ti  ne 
dice  f  tirando  al  volgare  alcuni  Cuoi  ver  fi  in  quejio  modo . 

V     E     II    T     V     2^    0 . 

Lstfcbe  ti  marauigli  di  vedere . 

Tante  forme  in  vn  corpo  }fe  mafcolù 

Che  fta  Vertuno  tu  potrai  fapere . 
Qua  venni  di  Tofcana ,  oue  da  molti 

Vifitato  non  fon ,  né  mi  dìer  mai 

Tempi  y  con  auhi,  b  confoperbi  volti . 
Di  ehe punto  non  curo ,  perche  affai 

Mi  baUa  di  veder  il  %oman  foro , 

Et  vnquad altri  honor  non  mi  curai 
"Pajfaua  di  qua  via  col  corfo  loro 

L'acque  del  Tebrb  già ,  come  fi  dice , 

Che  in  altra  parte  poi  voltate  foro . 
Ter  che'  l  bel  Tebro  con  lieto ,  e  felice 

Succefìo  alpopolfh-o  volfe  dar  loco  , 

E  di  ciò  fu  del  mio  nome  radice . 
0  che  da  l'anno ,  quala  poco  a  poco 

Si  va  volgendoci  Vertuno  detto, 

E  cori' 


De  gli  Antichi.  ipp 

E  confecrato  anchora  in  quello  loco . 
Qnafi  che  per  me  [otto  l' burnii  tetto 

Rjponga  il  contadino  la  ricolta , 

Che  pofciagode ,  e  per  cotal  rifpetto 
Vedi  che  circondato  fon  di  molta 

Vua  y  che  porporeggia ,  e  la  mia  tejia 

£  tutta  di  mature f piche  aiwlta . 
Et  par  che  7  tempo  ogni  anno  miriuesla 

Secondo  laflagion  di  dolci  frutti , 

Che  mi  porge  la  mano  al  mio  bonorprejìa . 
Terò  qui  vedii  pomi  già  produtti 

1)alperoafuo  di/petto ,  che  l'accorto 

Inferitor  m'cjferfe ,  né  di  tutti 
€li  altri  ti  vò  dir  bora ,  perche  f corto 

*Da  la  mendace  fama  altra  ragione 

Di  nono  del  mio  nome  anco  Rapporto . 
Ma  tu ,  non  quel,  che  dicon  le  perfone 

*Di  me ,  ma  quel  ch'io  slejfo  dico  credi, 

Ch'ai  ver  non  fon  tutte  le  lingue  buone* 
La  mia  natura  è  atta  ,  come  vedi , 

K_sf  trasformar  fi  in  tutte  le  figure  , 

Tommi  in  carrotà  cauallo,  ò  fammi  à  piedi* 
Io  mi  confaccio  a  tutto ,  e  fé  tu  cure 

Vedermi giouinett a  delicata. 

'Dammi  feminil  vefìi  monde ,  e  pure  * 
Huom  farò  yfe  la  toga  mi  fa  data , 

E  faro  con  la  falce  vn  metìtore , 

S'haurò  difien  la  fronte  coronata.. 
Veslito  d'arme  già  non  poco  honore 

Ver  quelle  ho  meritato ,  sì  pareua 

*A  tutti  dìiofoffi  huom  di  gran  valore  9 
Et  chi  l'arme  d'intorno  poi  mi  leua , 

E  mi  vcfie  da  grane  litigante , 

Taio  nato  a  le  liti ,  e  fé  t'aggreua 
Vedermi  sì  feiiero ,  conuiuante 

Quaft  ebbro  mi  vedvaiyfel  capo  m'orni 

Di  rofe ,  e  che  gioconde ,  e  lieto  cante . 
Tarroti  'Bacco poi ,  fé  tu  mi  adomi 

'Itela  mitra ,  eh 'ei  porta ,  e  giurerai 

Che 


200  ImaginideiDci 

Che  veduto  non  hai  vnqua  a  tuoi  giorni 

Che  pia  Febo  adornigli,  fé  mi  dai 

L'arco ,  e  la  cetra ,  &  vngran  cacciatore 
S'haurò  le  reti  tu  mi  crederai . 

tJMi  dirà  ognvno  vago  vccellatorg 

Simile  a  Fauno^he  mi  Veggia  in  mano 
La  lieue  canna;e  che  ?  non  mi  dà  il  core 

*Dì  mo\ìr armiti  ancor  à  mano  à  mano 

Vn  dotto  auriga ,  e  fimile  a  chi  regge 
f  correnti  deHrier  con  forte  mano  i 

Infomma  non  ha  termino ,  né  legge 

jllcunail  mio  cangiar  mi  in  varie  forme  , 
Qualfò  sì  benychsalcun  mai  noi  correge . 

S'io  vorrò  jfaròfìmile  a  chi  l'orme 

(guarda  de  i  vaghi  gre  ggi,e  degli  armenti, 
Ouerfarommi  a  vn  pefcator  conforme . 

E  quel  y  che  fa  più  forfè  che  mifen  ti 

"Nominar  fpeffo ,  è  che  de  i  ben  colti  botti 
I  bei  frutti  mifonfempre  prefenti . 

Come  la  Zucca ,  e'I  cauol  con  ritorti 

giunchi  legato  tene  notano  ancora 
1  cocomeri ,  quali  mi  fon  porti . 

Et  ti  concludo  che  quanto  orna ,  e  infiora 
\  f  lieti  prati  ?  tutto  m  i  vien  dato , 

Et  perche  mi  rìuolto  adhora  adhora 
Informe  aflai,  Veruno  fui  chiamato» 


TLP- 


.De  gli  Antichi.  201 

P  L  V  T  O  N  E. 

Eriche  nella  partigione  ,  che  fecero  fra  loro  dell'v- 
niutrfoi  figliuoli  di  Saturno  ,  toccaffe  alCvna  il  re- 
gno del  Cielo ,  all'altro ,  quello  delle  tacque  ,  & 
al  ter%o  quello  deli  f riferito,  fecondo  lefauole ,  che  vie- 
ne a  dire, come  lo  raccontano  le  hiflorie,che  (fioue  heb- 
be  le  parti  dell  Oriente  fiutone  dell'Occidente,  e  7<(et- 
tnno  le  l/ole  del  mare  :  nondimeno  pare,  che  ciafeheduno  di  loro  babbi 
che  fare  per  tutto ,  onde  Tatuino  appreffo  di  Virgilio  minaccia  i  Venti , 
perche fen^a  intendere  il  Juo  volere  hanno  hauuto  ardire  di  turbare  il 
Ciclo,&  la  terra-,  &  Giouefouente  mette  ordine  alle  cofe  dell'inferno;  & 
Tintone  parimente  al^a  il  fio  potere  fino  in  Cielo  :  da  che  vien  detto  che 
Gioue  ha  il  fulmine  con  trepuntefbjettuno  iltridente  ;  la  imaginc  di  co- 
sini, lo  porremo  talhora  di  potere  pare  al  Sole,&  talhora  ftmile  alla  ter- 
ra ,  ma  farà  egli  però  il  T^dell'InfernOy  come  che  quiuipiu,cbe  in  altre 
parte  valeffe  il  fuo  potere  ,  ouegouernaua  le  anime  vfeite  già  de' corpi 
de' mortali .  Et,accioche a  ciafeheduna  foffe  dato  luoco ,  &  pena  fecon- 
do i  meriti  Jiauauatr  e  giuUijf  mi  giudici  a  aio  deputati, Eaco  l'vnOyl' al- 
tro %adamante ,  &  il  ter^o  Minos,che,come  fi  è  altroue  detto,  furono  fi-  Giudici 
gliuoli  di  Gioue  ,  &  di  Europa  l'vno,  &  li  due  di  <Afia .  'Delti  quali  di-  dell'Infer- 
rò prima  quello ,  che  fé  ne  legge  apprefìo  di  Tlatone,  &  dapoi  verrò  alla  n°  • 
imagine  di  Tlutone ,  perche  mi  pare ,  ciò  debba  efiere  cofa  affai  bella ,  e  aton 
àiletteuole ,  £2  dalla  quale  fi  può  vedere  come  quefìi  tre  fi  habbiano  a  di- 
pingere poltre  che  vi  fi  impara  anco  quali  debbano  ejfere  i  (jiudici. 
(osi  dunque  dice  Tlutone .  Fu  già  al  tempo  di  Saturno  vna  legge  tale , 
la  quale  faggi  ancora  è  apprefìo  de  i  Dei,Ù  vi  fu  fempre,  che  tutti  quel- 
li huomini ,  li  quali  viuendo  er  ano  fiati  gius~liy&  buoni,  morendo  poi  ne 
andafìero  alle  Ijole  de  i  beati,  &  all'incontro  chi  batic fie  operato  male  in 
vita ,  doppo  morte  in  luoco  a  ciò  deputato  foffe  mtriteuolmente  punito  . 
Et  al  tempio  di  Saturno ,  &  quando  cominciò  Cjioue  a  regnarerfarimen- 
te  erano  giudicatigli  huomini  viui  ancora,&  da  giudici  pur  anche  viui 
nel  dì  medefimoyche  doueuano  morire ;onde  auueniua,che  motti  erano  in- 
giuftamentc giudicati  .La  quale  cofa  intendendo  Gioue  da  Tlutone,&  dai 
quelli,cbe  algoucrno  flauano  delle  Ifole  rBeate ,  perche  molti  fen^a  me-  .  . 
ritarlo  andauano  à  loro,dijJe;  rBen  prouederò  io  a  quefto  difordine,  poiché  5?U,fvjr^" 
conofco,che  di  effo  la  cagione  è,  che  gli  huomini  bora  fono  giudicati  prima 

Ce  rhe 


2oì  ImaginideiDei 

che  moìcmoì&  ejfendoanco  vejìiti  del  corpo  mortale  >fioue  hanno  chi  di- 
ce bene,&  chi  male  di  loro  ;  &  perciò  molte  anime  empie ,  &  mahtagie 
hanno  ardire  di  prefentarfi  ai  Giudici  tome  buone  ,  perche  cuoprom 
la  malti  a  gita  loro  conia  bellezza  del  corpo  ,  con  la  nobiltà  delcafa- 
to  ,  &  conia fplcndidezj^a delle  ricchezze  :  né  mancano  loro tesli- 
monif  quali  dkano,che  in  tutta  la  loro  vita  furono  fimpr  e  buoni ' ,  &  giu- 
sìi .  Onde  i  <f  ludici  veftiti  parimente  delle  membra  terrene  Je  quali  fo- 
no quali  ofcurovelo  intorno  all'anima  3  non  ponno  fé  non  marauigliarfi 
della  bontà  di  quelli  3-&  giudicarli  perciò  degni  di  ogni  bene  .  Ui fogna 
dunque  fare  prima,  che  gli  huomini  nonfappiano ,  quando  hanno  da  mo- 
rir e, come  bora  fanno  (  Et  così  fifa  comandato  à  Trcmetheo ,  che  dov.efie 
fare)  T)apoi  che  fagliati  di  tutte  le  cofe  terrene,  &  già  morti  vadino  di- 
nanzi àgli  Giudici  ,  li  quali  ftano  parimente  nudi ,  &  morti ,  sì  che 
reggiano  con  l'animo  folo  gli  animi  folamente  nudi,&  aperti  ,   &  coft 
riufciì à  facilmente ,  che  fia  giuslo  il  giudicio,che  fi  farà  di  loro  .  'Perla 
qual  co  fa  voglio ,  come  già  tra  me  medefmo  ho  deliberato ,  che  i  miei  fi* 
gliucU,duè  nati  in  ^Afia,cicè  tJMinos,  e  J\adarnanto  5  C  vno  di  Europa , 
il  quale  è  Eaco ,  pò f eia  che  faranno  morti.  Piando  in  certo  prato  (  quello 
era  chiamato  il  campo  della  verità  )  ouelafiradu  in  due  parti  fi  diuide, 
Ord  ine     ^^na  delle  qualità  all'Inferno, l'altra  alle  Ifole  de  i  "Beati ,  ftano  Giudi- 
buono  per  ci  delle  anime  de  i  mortali,-& 'giudicherà  l&damanto  tutti  gli  \^Afiati- 
gìudica're  ci30  Eaco  quelli ych  e  v  enano  di  Europa,  &fe  qualche  dubio  vi  farà  tai- 
•2Xìimc' hora,toccheràaxJ^IinGs  di  conofcerlo ,  aaio<he  fenza  inganno  alcuno 
ftano  mandate  le  anime  a  i  meritati  luochi .  Queflo  fu  lordine  pofio  da 
Gioue ,  perche  le  anime  fojferogwjì  amente  giudicate .  Il  perche  si  anno 
Radaroan  l{adamanto,&  Eaco,quandogiudUano,ciafcheduno  diloro  con  vna  ver- 
xo'  ga  in  mano-&  CMinosfeparato da  quelli  fiedefolo,&  confiderà,  tenen- 

Minos  do  anche  egli  in  mam  vno  feetro  dorato  s  che  così  dice  Vlifle  apprejfo  di 
Homcrodi  hauerlo  veduto  in  inferno  rendere  ragione  à  i  morti  :  le  anime 
dei  quali  portano  fapra  di  sé  fegnati,  &  imprejfi  tutti  gli  affetti  ,  che 
hebbero ,  &  ciò ,  che  operarono  mentre ,  che  furono  congiunte  à  i  corpi .. 
1>i  modo  che  igiufii  Giudici  quando  fé  le  veggono  dauanti ,  non  diman- 
dano,ttè  vogliono  fap  ere  chi  furono, ma  guardano  quel,  che  fecero  mentre  , 
the  fletterò  al  CMondo  ,  &  fecondo  quello  le  giudicano  ,& manda- 
no al  meritato  luoco  ,  o  delle  pene  .,  ò  dei  piaceri,  QuifeguitaVla- 
tone  dicendo  qual  fiano  le  anime  >  che  per  lo  più  vanno  al  luoco  de  i  dan- 
nati,&  quali  à  quello  de  i  Beati-.ma  non  lo  riferirò  già  io,  che  mi  bafla  di 
mqueflo  che  ho  detto,  per  far  vn  poco  di  difegno  de  i  tre  (j  indici  dell' Infer- 
Dan te .     moJe  '  V*a^  '-Dantepare  bavere. figurato xJMinos  informa  di  bejlia,per- 

cioche 


De  zìi  Antichi.  20 { 

cloche  nelfuo  Inferno  «  lo  mette  con  la  coda}&  loft  rìnghi  are,  come fan- 
no a  punto  i  cambiando  dice  ; 

Stanti:  tjlfinos  borribilmente  e  ringhia  , 

Ef amina  le  colpe  ne  l'entrata 

Giudicale  manda  fecondo  ,  efrauingbia» 
Dico  >  che  quando  l'anima  mal  nata 

Gli  vien  dinanzi ,  tutta  fi  confejfa  , 

E  quel  conofcitor  dille  peccata ,  :■..'" 
Vede  (mal  luoco  d'Inferno  è  daeffa  / 

Cignefi  con  la  coda  tante  volte , 

Quantunque  gradì.vuol ,  che  già  fa  meffa . 

Et  per  cojlui  vogliono  alcuni  intendere  iUimor  dimenio, chehì  ciafche  Minos  che 
duno  nell'animo  de  i  propri]  errori,ilquale  del  continuo  lo  trauagliajo  ac-  lignifichi . 
cufa,fe  non  ad  altrì,alla  confeien^a  propria  f  &  li  mofira  ilfupplicio,  & 
le  pene ,  di  che  lo  fan  meriteuole  i  commeffi  peccati .  Et  quindi  viene , 
che  fonOyCome  diffi ,  tre  giudici  in  infèrno  ,  per  lo  quale  è  fiato  intefo  que- 
Ho  nofiro  mondo ,  oue  regnóTlutoné  ,  che  dalle  ricche  ^^e  fa  così  nomi- 
natoappreffo  de  i  Greci ,  con  ciò  f offe  che  per  lui  intendejfero  la  terra,  dal-  Plutonep- 
la  quale  traggono  ì  mortali  tutto  quello,  che  hoggipiù  fi  appresa .   Et  ■      R.e  dc 
l'hanno  dimandato  Dite  i  Latini  per  la  medefima  ragione,  cioè  perche  da 
lui  venghino  le  ricchezze  ,  lequdli  latinamente  Jono  dette  con  voce  à 
quella  molto  fimile ,  ò  come  vuole  Quintiliano  ,fà  così  detto  per  contra- 
rio fenfo  ,  quafi  che  egli  nonpofja  effer  ricco ,  effendo  che  i  morti  fono  ere- 
dati  priui  di  ogni  ricche^a .  uka  lafcìamo  quefle  fpofitioni  da  parte , 
iT  quello  anchora,che  ne  dice,chc  Tintone  fu  T>io,b  ^  de  i  morti,perche 
trouo  le  pompe  funerali^  tutto  quello,che  intorno  a  i  morti  fifa,  Sfac- 
ciamo ritratto  di  lui  fecondo  lefauole ,  le  quali  lo  fanno  flore  in  ìnferm 
fedendo  come  Refopra  vn  alto  feggio;&  così  lo  deferiue  Claudiano,quan-  quuj- 
do  racconta ,  che  egli  manda  t^Mer  curio  à  Gioue  à  dimandargli  moglie ,  no . 
come  1$  battemmo  pregato  àfare  le  Turche  . 

Sopra  de  V infermi  borrendo  feggìo , 
Con  mae/là  Dite  fedeafi ,  tutto 
Horrido ,  e  d'atra  nebbia  il  capo  cinto , 
lo  Scettro  rugginofo  in  man  tenea . 

CWartiano  parimente  gli  dà  la  corona ,  come  à  I{e ,  quando  lo  deferì* 

Ce    a       neh- 


'%"  ^TT^ 


204 


Invagini  dèi  Dei 


5 *  Magmi  dì  ^Plutone  Dìo  delt  Infervori  Trojerpina 
fua  moglie >di  Eurìmone  dìuoratore  delle  carni  de  mor- 
ti >  di  Cerbero  cane  trifauce  cuftode  dell *  Inferno  s  tolto 
per  il  Sole  nel  tempo  del  sverno,  nel  quale  la  virtù  della 
terra fta  in  fé  rìftretta>  et  Proferpìna  e  intefaper  la  ter 
rajl  cane  per  le  tre  co  fé  nece(farìealfeme9ilnafcere^crt^ 
fcere>&  perfetionarfì* 


De  gli  Antichi.  20? 

ite  ìnftcme  con  lì  fratello  j^€ttuno,dicendo.che  egli  èdi  colore  fofco,  &  hd      ,       .. 
in  capo  vna  corona  di  negro  bebeno  tinta  della  fcure^a  della  ombrofa  pjutone. 
notte .  Lofcettro,  che  tiene  in  mano ,  medefiman  ente  lo  moflra  I{e ,  &  è 
piccolo ,  perche  moflra  il  "Regno  di  queflo  baffo  mondo ,  che  così  l'efpone 
Porfirio  ^  corner  ì ferifee  Euftbio  ,  0  intende  [otto  nome  di  Tintone  il  C°ronadi 
Sole ,  detto  I{e  ddCinfcrno  ,  perche  poco  fi  moslra  a  noi  nel  tempo  del-     utone* 
l'inuerno  :  maflafene  per  lo  più  con  quelle  genti  ,  le  quali  fono  nel- 
la parte  di  [otto  del  mondo  ,  fé  pur  è  vero  ,  chenoijìamo  in  quella  dì 
fopra  ,  perche  ejfi  l'hanno  intefa  altramente ,  come  riftrifee  Seruio ,  che  Scettro  di 
Tiberiano  fcriffe  ejferegìà  venuta  vna  lettera  da  gli  antipodi  portata  Plutone. 
dal  vcnto,laquale  incominciaua  così .  Tsjoi  che  fumo  di  fopra , /aiutia- 
mo voi,  che  cifete  difotto ,  Et  ^Arijìotcle  parimente  mostra  con  ragio-  P'utonep 
ne, che ftamo noi  quelli  di fótta  .  Ma  queslo  niente  ferue  al  propofito  no-  llbole° 
Jiro;  baila;,  che  Plutone ^intendendo  il  Sole  per  lui,  è  credoto  flarefotter- 
ra  tutto  il  tempo, che  non  appare  fopra  il  no/he  oriente ,  &  tiene  foco  la 
tapitaProferpina,che  moslrala  virtù  del feme ,  perche  queflo  allhoraflà  Proferpi— 
ferrato  nel  ventre  della  terra ,  Egli  ha  vn'elmo,come  dìffe  Homero,Tlu-  na  * 
tone,&  Hogino ,  perche  lafommità  del  Sole  a  noi  è  occu Ita .  E  fecondo  le 
fauole  l'elmo  di  Vlutone ,  ò  di  Orco ,  che  Plutone  fu  detto  anchora  Orco  , 
rendeua  inuifibile  chiunque  lo  portaua  in  moio,cbe  vedendo  lui  gli  altri , 
ei  non  era  punto  veduto .  Et  dicono^he  Perfeo  l'hauea,  quando  tagliò  il 
capo  à  L7lledufa,&  che  con  queflo  fi  nafeofe  dalle for  elle  di  lei, che  gli  fu- 
rono fubito  dietro ,  &  lo  bauerebbono  trattato  male, fé  non  era  lo  elmo  di 
Onoratogli  da  LMinerua ,  la  quale  apprejfo  di  Homerofe  ne  feriti  pari- 
mente per  non  effere  villa  da  CMarte  a  combattere  contra  Troiani,  il  , 
cane  Cerbero  con  tre  capi,che  glifià  a'piedÌHomefcriue  etiandìo  Fulgen-  Fu  °en0  *„ 
tio ,  ilqual  chiama  Plutone  prefide,  &  cuflode  della  terra,  &  lo  fa  cir- 
condato di  ofeure  tenebre  cop,  vnofctttro  in  mano  ,fignifca  la  inuidia  ne  i 
mortali,nafcere  di  tre  maniere ,  cioè ,  ò  per  natura,  ò  per  cafo ,  è  per  acci- 
dente-fiuero  ancho,come  vogliono  altri,  che  tre  cofe  fanno  dibi fogno  al  fe- 
me ,  fé  debbe  produrre  il  frutto:  prima,-che  fia  f par  fa  in  terra,  poi  che  qui- 
vifia  ccperto,&  vlt  imamente  the  germogli .  Pindaro  finge ,  che  Plu- 
tone habbia  in  mano  vna  verga ,  <&  dice ,  che  egli  con  quefìa  conduce  le 
anime  in  inferno .  Et  alcuni  gli  pofero  vna  chiaue ,  come  che  egli  così, 
tenga  ferrato  il  regno  delio  inferno  5  che  le  anime  colà  già  difeefe  vna  vol- 
ta non  poffano  vfeirne  più  mai .  Onde  legge  fi  apprejfo di  Paufaniat  Vauhnte* 
che  nel  tempio  di  Giunone  in  certa  parte  della  Grecia  fu  pò  fia  vna  tauo- 
la  y  nella  quale  erano  intagliate  molte  cofe,  &  crani  tra  le  altre  Plutone , 
(&  Troferpina  co  due  Tiinfe  ideile  quali  teneua  l'ima  co  mano  vna  palla\ 

Ultra, 


i\ 


.    io6  ImagmideiDei 

Chiaue  in  i'a{tra  vna  chiane  ,perche,  (foggiunge  efSo  Taufania)  la chiaueè  infe- 

Plutone.    &na  ^l  ^uioììe  ì  conciona  che  et  tenga  ferrata  la  cafa  infernale  in  modo , 

che  quindi  ninno  può  vfcire .  llcbe  diede  occafwne  alle  fattole  di  fingere, 

che  Cerbero  fi  ia  alla  porta  dello  inferno ,nè latri  fé  non  a  chi  tenta  di  par- 

Seneca*     tire/pauentando  quiui  le  anime  perdute,  come  dice  Seneca  defluendola 

in  quejìo  modo» 

fi  terribile  cane ,  che  à  la  guardia 

Sta  del  perduto  Regno ,  e  con  tre  bocebe 
Lo  fa  d  bombii  voce  rifonare, 
Porgendo  graue  tema  a  le  trifle  ombre, 
Il  capo ,  e'I  collo  ha  cinto  di  ferpenti , 
Et  è  la  coda  vn  fero  'Drago ,  ilqualc 
Tifchia ,  s'aggira ,  e  tuttofi  dibatte  « 

Apollodó      Così  l0  deferiue  anco  ^Apollodoro  ,•  (e  non  che  dice  dipiù^  che  ipeli  del 
£5  ce       d°lf0  fom  tutti  ferpentelli.  Et  Dante  così  dice  del  mede  fimo . 

Cerbero  fera  crudele ,  e  diuerfa 

Con  tre  gole  caninamente  latra 

,Soura  la  gente ,  che  quiui  e  fomerfa* 
(jli  occhi  ha  vermigli ,  la  barba  unta ,  &  atra  , 

li  ventre  largo ,  &  onghiate  le  mani , 

fy  affagli  fpirtì ,  gì' ingoia ,  &  ifquatra, 

tìefiodo.  Hefiodo  lo  fece  con  cento  te/le  ,  &  diffe ,  che  era  il  portinaio  di 

fiutone,  &  che  faceua  carene  à  tutti  quelli ,  che  entrauano  in  infer- 
no, ma  a  chi  voleua  vfeirne  fi  auuentaua  fubito ,  &  lo  diuoraua  .  Il 
che  fi  confà  molto  bene  al  fuo  nome  >  perche  tirandolo  dal  Greco ,  Cerbe- 
ro viene  a  dire ,  che  diuora  la  carne .  Et  per  queflo  hanno  detto  alcuni  , 
che  per  lui  fi  intende  la  terra  ,  la  quale  diuora  gli  corpi  morti .  Et  vn 
fìmile  fu  fra  gli  'Dei  dell'inferno  in  Delfo  ,  chiamato  da  quelle  genti 

Eurinomo  Eurinomo  ,  ilquale  era  creduto  mangiare  la  carne  de*  morti  in  modo, 
che  nelafciaua  l'offa  tutte  nudejome  recita  Taufania,che  lo  deferiue  tut- 
to ne  griccio  ,  &  del  colore  delle  mofche  Jlar  à  federe  su  vna  pelle  di  a- 
uoltoio  y  &  mostrare  gli  denti.  Hanno  anco  voluto  alcuni  ,  che  per 
Cerbero  fi  intenda  queflo\  nostro  corpo  ,  il  quale  fi  mostra  gìaceuole  a) 
chi  entra  in  inferno  ,  cioè  fi  dona  à  i  vitij  ,  &  a"  lafciui  piaceri  , 
&  grida  poi  a  chi  ne  vuole  vfcire  ,  cioè  lafciare  quefli  ,  &  darfi 

alla 


Degli  Antichi.  207 

alla  virtù .  Et  così  l'intejc  forfè  Virgilio,quando  fccesche  quella  bcjiict 
fi  leu  affé  centra  Enea  andante  in  inferno,  il  che  fé  ben  pare  effer  contrario 
a  quello, che  di  leiferifiero  HeJiodo,& gli  altri,  dicendo  che  ella  fi  moHrì 
piaceuole  all'entrata  a  chi  vàtnon  è  però;  perche  hi  fogna  auuertire ,  che 
tutti  quelli  ,  liliali  fono  andati  in  inferno, non  vi  fono  andati  per  vna 
mtdefima  cagione ,  né  ad  vn  medefimo  fine ,  perciò  ne  fono  anco  auenutì 
diuerfi  fucceffi.lmp croche  chi  va  in  inferno  (che  altro  non  vuole  bora  di-  Defcéders 
re,chc  difeendere  fra  la  perduta  turba  de  vitij)  per  slarfenefempre  fra  all'inferno 
vitiofi  piaceri ,  troua  all'entrata  Cerbero  piaceuole ,  perche  quesito  corpo  che  figrùtì 
tace  ,2?  gode  contentando  gli  fuoi  lafiui ,  e  di for dinati  appetiti,  magri-  clu* 
da  poi  quando  vede ,  chel'huomo  vuole  tornarfi  indietro ,  &  partire  da 
quefìi  per  feguitar  la  ragione.  Onde  chi  fa  queflo  viaggio  per  andare  al- 
la confideratione  de  i  vitij ,  accioebe  fappi ,  come  egli  ha  da  fuggire ,  £5" 
farfi perciò  più  fpedito  alle  operationi  virtuofe,come  fece  Enea,troua  Cer 
bero,che  gli  fi  kua  conira,chevìen  adire ,  che  l'appetito  fenfuale  grida, 
perche  vede  di  non  potere  godere  quelli  piacer  i,che  più  de  fiderà  .  Et  per 
quesìo  ancora  fu  finto ,  che  Hercole  aniaffe  in  inferno ,  &  quindi  ne  tra- 
luffe  Cerbero  legato  >  come  figura  dell' buomo  prudente,  il  quale  lega  ,  & 
flringe  quefli  fenfi  del  corpo  in  modo  ,  che  facilmente  fé  gli  tira  dietro 
fuori  dell'inferno  de  i  vitij  gli  guida  per  la  luce  delia  virtù  y  &  che  Ti- 
ritoo  all' incontro  andato  a  leuarela  moglie  a  Tintone  ,  per  contentare 
l'appetito  lafciitOyVi  re  fi  afte. mono  da  Cerbero  perche  chi  tutto  fi  immer- 
ge ne'  brutti  piaceri ,  &viticfì  ,  non  toma  poi  più  ad  operare  yirtuofz- 
7ficnte,ma  fa  quelli  fé  ne  muore .  Hecateo  fcriffe ,  come  rifeiifee  Tau-  Hecatea, 
fania,che  non  vi  fu  cane  alcuno  di  inferno,  ma  che  ciò  fa  finto ,  perche  in 
certa  cauerna,  per  laquale  fu  creduto  poter  fi  difendere  in  inferno  ,flaua 
vn  terribile fer pente  ,  che  f acena  [libito  morir  e  chi  vi  fi  accofiaua,(& 
the  queiìa  fu  la  befiia3che  t rafie  Hercole  ad  Euri/ìeo  d'inferno,  alla  qua- 
le Homero  diede  nome  dicane  folamente,  ma  altri  doppohtilo  chiama- 
rono Cerbero,^  lo  finfero  hauere  tre  tefle-.di  chc,&  di  molte  altre  cofe,che 
reflano  di  quefìa  beflia^non  dico  più  per  bora  ,  perche  farà  più  a  propofito 
metterle  poi  in  certa  frittura,  che  ho  g'àrìifegnata  dell' animaimari- 
iorno  a  7Jhitone,del  quale  Seneca  faritr  atto  in  quesìaguifa  dicendonella  Seneca* 
tragedia  di  Hercole  furiofo. 

Con  maeftà  terribile ,  e  crudèle 

Siede  Tluto  feuero ,  e  trisìo  in  fronte^ 
tJAla  non  tamo  però ,  che  non  fimoflri 
Tur  anco  in  parte  fimilc  a  fratelli. 


20S  ImaginideiDel 

lì.  nato  del  celeile  feme .  Il  volto 
Tar  effere  di  Gioue  allbora ,  eh'  egli 
Spiega  l  ardente  fulmine  ,eVofcuro 
J{cgno  cofa  non  ha ,  ehe  più  tremenda 
Sia  ci'efìo,  poich'ai  fuo  tremendo  af petto 
l'attenta  ciò ,  che  altrui  [pavento  porge . 

Carro    di      *A  cojìui  dettero  gli  antichi  vn  carro  tirato  da  quattro  ferorifjìmi  cg- 

Plutone  mfli  negriyche  fpìrau  ano  fuoco, nominato  Orfneo}  Tone-fh{itteoy  0?  \jjf~ 
laftore,  che  tanti  ne  mette  Claudiana  y  benché  dica  il  'Boccacio,  che  erano 
tre  folamente  ,  &  che'l  carro  parimente  non  haueua  più  ài  tre  ruote  9 
volendo  moftrau  in  queslo  modochi  lo  fece^quale  fia  la  fatica  ?  &  il  pe- 
ricolo di  coloro,che  cercano  arricchire ,  &  la  incertitudine  delle  cofe  ven- 

Dio  delle  thY€  .  percfyt  fa  toljero  anco  per  lo  Dio  dellericchc^e,  'Ben  che  ne  ha- 
'  uefferovn  altro  ancorai  Cjreci  dei  Dei  delle  ricchezze  Jl  quale  beve  htb 

^  L}f?  "  he  qmfi  vn  msdefimu  nome  con  quefio  ,  perche  lo  chiamarono  Vluto  ;  fu 
iane  però  diuerfo  da  lui ,  almeno  di  imagine  ;  perche  udriflofime  le  deferiue 
huomo  cieco  5  &  dice  ,  che  Gioue  gli  cauò  gli  occhi ,  accioche  ei  non  po- 
tejje  cono/cere  gli  huomini  da  fane,dotti>&  modesli,  perche  moflraua  fin 
da  fanciullo  di  amargli  tanto,  che  andaua  dicendo  per  tutto  di  volere 
uciano.  ftayt  fempre CQn  quelli.  Luciano  parimente  lo  fa  non  folo  cieco  ,  ma 
anco  \oppo  ,  <&  che  v adi  con  lettica  talhora,etalhora  che  fia  tutto  fpedi- 
to ,  &  veloce  nel  carminar  e  .  Tercioche  dicefi ,  che  nel  dare  le  ricche  7^e 
a'  maluagi ,  egli  è  prefto,  &  veloce,  ma  che  quando  le  porta  a'  buoni  Va 
a  paffi  tardi  ,  &  lenti ,  che  è  proprio  anco  della  Fortuna-* .  Et  perà 
ferme  Taufania  ,  che  fu  vn  accorto  configlio  di  colui,  che  appreso  dei 
Thebani  pofe  il  Dio  Viuto  in  mano  della  Fortuna,come  che  ellafia  di  lui 
madre,&  nutrice .  Et  foggiunge  poi ,  che  non  meno  accortamente  fece 
Cefifoto,fcultore  eccellente, il  quale  fece  àgli  i^dftheniefi  vnafiatua  del- 
la pace ,  &  le  pofe  in  grembo  il  Dio  Tinto ,  perche  la  pace  è  conferua- 

Stobeo .  trice  delle  ricchezze  ,  &  le.  guerre  le  diljipano .  Stobeo  nella  compara- 
tion  ,  che  fanno  di  sé  medefime  inficme  quefio  Tluto^&  la  Virtù,  fa  che 
egli  fi  gloria  di  condur  al  defiato  fine  i  defiderij  degli  huomini,e  delnafce 
te  fuo  dice  Hefiodo;  che  tfjendo  vn  certo  Iafw  amato  dalla  Dea  Cerere,del 
loro  congiungimento  ne  nacque  Tluto  ,  che  fu  poi  totalmente  felice 
in  ogni  fuo  affare  .  che  ad  al  tri  anco  foleua  applicar  quefìa  fua  felici- 
tà .  Quefio  interpretando  alcuni  ,  dicono  della  terra  intefa  per  Ce- 
rere ,  congiunta  con  fafio  ,  che  fignifica  lo  agricoltore  ,  ne  nafee  que- 
fio TlutOyche  vien  interpretato  ricchezza ,  Efjendo  che  veramente  dal' 

la 


Degli  Antichi.  20? 

la  fertilità  del  terrenoja  quale  fi  fa  col  ben  coltìuarlo,  Vhitomo  fi  acqui- 
la ricebe^e  >  &  beni .  Tlutar  co  fatue ,  che  appreffo  de  ì  Lacedemoni} 
era  il  Ilio  Tluto  cieco,&  chefiaua  giacendo  fempre.  Et  quelli  di  \Rbodo 
Ihaucuano  chevedeua}&  era  con  l'albe  dorato,  come  fi  raccoglie  da  Fi-  Filoflrato 
loflratOy  il  quale  dice ,  che  Tluto  Haua  alla  guardia  della  rocca  dì  quella  ■ 
Qittà ,  dipinto  con  le  ali,  come  quello,  the  dalle  nuuole  era  difeefo  dorato-, 
percheoro  fu  la  materia  ,  in  che  egli  apparite  prima  ■>  &  con  gli  occhi, 
perche  venne  dalla  diurna  prouiden^a.  Conciofia  che  dica,che  nel  nafei- 
mento  di  Mincrua  piouue  orofopragli  l{hodu'  ,  &  ciò  fi  legge  appreffa  di 
Clauiiano  ancora,  cue  egli  lauda  S  ti!  icone.  La  quulcofa ,  fu  fecondo  il  l0  f10' 
mede  fimo  FiloHrato,perche  ben  conobbero  quelli  di  Bjjodo  C4/£ineruai& 
la  adorarono  ,  ancora,  ma  non  come  fi  doncva  fare ,  percioebe  fen^a  foco 
le  fiacri ficauano,  &  però  conce fic  kro^ioucìa  pioggia  dell'oro.  Oifaa 
quelli  di  \^4tbenefu  data  la  Dea  come  a  piti  faggi ,  &  che  ne'  fuoi  fa- 
crificij  vfarono  il  fuoco.  Fu  poi  dato  al  Dio  dell' inferno  Tintone  il  Ci- 
prefìo ,  (3  de  ir  ami,  &  delle  foglie  gliene  fecero  ghirlande  gli  antichi, 
come  di  arbore  trifia,&  meHa,^  che  ne  i  funerali  era  adoperata,  ò  fof- 
fé, per  che  come  vna  volta  è  tagliato,  più  non  rigermoglia  >  oucro  perche, 
come  dice  Varrone->circondauano  de'  fuoi  rami  il  foco ,  che  abbrucciaua  i  Varrone  . 
corpi  morti ,  accioche  il  graue  odore  degli  abbruciati  corpi  non  offende  ffe 
quelli ,  che  quiui  ftauano  d'intorno .  effendo  vfan^a  de  gli  antichi ,  che  i 
parenti ,  egli  amici  andauano  ad  accompagnare  il  morto  fin  al  luoco  ap- 
prefiatoper  abbruciarlo)  oueglifi  metteuanopoi  tutti  all'intorno ,  &  con 
alcune  lamenteuoli  voci  rifpondeuano  a  certa  f emina,  la  quale  con  dotta  a 
prc^go  per  quefto  piangendo  gridaua  ,  &  fi  lamentaua  quanto  poteva, 
&  diceua  anco  talbora  qualche  bene  del  morto  5  né  partìuanofincbe 
foflero  raccolte  le  ceneri  ,  &ripofie  ,  bauendoallhorala  feminala- 
feiato  di  piangere,  &  detto  le vltime  parole,  che  Unto  valeuano,  quanto 
farebbe  a  dire  :  Hora potete  aniaruene .  Et  di  rìdiamo  herba;  che  vol- 
garmente fi  chiama  Cape!uenere,fu  inghirlandato  anco  alle  volte  Tluto- 
ne .  Et  vi  fono  fiati  di  quelli  etiandio,  che  g  lì  hanno  poiìo  intorno  al  ca- 
po di  TS(arcifo  ,  facendogliene  pure  ghirlanda  ,  perche  quefio  fiore  era  Narcifofio 
creduto  e ff ere  grato  d  i  morti,  forfè  per  lo  infelice  fine  delgiouanegià  mu- re* 
tato  in  effo-findene  faceuano  ghirlande  parimente  ,come  dice  F  ornuto, al- 
le Furie  infunali  .  Quefle  erano  feruentì  s  &  minifir e  di  Tintone  , 
&  ueniuano  fpeffo  a  punire  i  mortali  delle  loro  empie,  &  maluagie  opere, 
b  che  a  farne  delle  altre  gli  uraliano,  &  erano  tre,  i  nomi  delle  quali  fo- 
no eletto  ,  TififoneieCTlfegera-t .  Furono  da  gli  antichi  adorate  pia 
perche  non  facejjero  male,  che  perche  hauefiero  da  fare  alcun  bene,  come 

1>  d  furono 


2T0  ImagihìdeiDei 

furono  ancho  adorati  i  Dei  Jtuerrunci^perche  rìm,oueffero,&  difcaccìafìe- 
ro  ogni  male ,  &per  queflo  [riamente  dice  Vaufania ,  che  facriHcauano 
loro  anco  i  Greci .  Et  il  nome  flejjo  mofir a  apunto  la  for^a  del  1)ìo  *A- 
uemtncOypenbe  auerruncare già  appreffo  de  i  Latini  era  ilmedefimo,  che 
rimouere  ,  &  discacciare  .  Rebbero  dunque  le  Varie  tempi]  ,  &  ai- 
lari \come  gli  altri  T>ei,&  appreso  de  i  Greci  gli  ^Athcniefi  le  dimanda- 
vano le  Dee  Seucre,&  i  Sicionij  le  chiamarono  Eumenide,cJ facrificaua- 
no  loro  ogni  anno  nel  dì  a  ciò  dtftinato,alcune  pecore  pregne,  &  oltre  alle 
altre  cerimonie  le  offerivano  anco  certe  ghirlandate  di  fiori.  K(eWiAcha- 
ia  ancora  h ebbero  le  Furie  un  tempio  con  fimulacri  di  legno  affai  piccoli , 
Tiel  quale  fé  alcuno  macchiato  di  qualche  graue  fceler  aggine  foffe  an- 
dato ,  ancor  che  per  ueder  follmente  ,  tome  fi  fa  ,  diuentaita  fu- 
bito  forsennato ,  &  pareua ,  che  gli  entraffe  in  cuore  tutto  lo  fpauento  del 
mondo  ,&  per  ciò  non  vi  Ufciauano  andare  per  fona,  come nota  Taufania: 
il  quale  deferiuendo  l'arcadia  racconta  anco  ,  the  in  certa  parte  di  quel 
paefe  fu  vn  tempio  ,  &  un  campo  confccrato  alle  1)ee  Manie  ,  le 
quali  eipenfa  che  fojfero  le  Furie  ,  perche  diceua fi  ,  che  quiui  Orette 
perde  il  fenno,  &  nùicntò  furiofo  hauendo  ammalato  la  madre ,  & 
che  indi  non  molto  lungi  fu  certo  paggetto  chiamato  il  Dito ,  perche  iui  fi 
uedeuaungran  Dito  tagliato  in  pietra  per  memoria,che  Orefieforfcnna- 
tofi  mangiò  in  quel  limo  vn  dito  della  mano .  D'onde  pafiò  poi  su  certo 
altro  piccolo  colle  poco  lontano ,  otte  trono  rimedio  al  fuo  furore ,  &  in  v- 
rì altro  tempio  delle  Furie  ,  le  quali  ,  come  ti  le  haucua  viHe  tutte  ne- 
ve già}quando  incominciò  ad  impa^ire,ccsì  le  vide  allibra  bianche^  on~ 
de  ritornò  f ubilo  in  fuo  fenno.  Et  fu  perciò  ojjciuato  poi  da  gli  habitatori 
del  paefe  di  fare  facrificio  alle  Dee  bianche,  &  alle  (fratie  infiememen- 
te.  Cicerone  ferine,  che  i  l\oma  ni  parimente  ht  bbero  certo  bojc  betto  con- 
fecratoalla  Dea  Furino+oue  con  folenni  cerimonie  ador  aitano  le  Furie  fi  ft- 
mulacri  delle  quali  haueuanofer pentì  Jul  capo  in  vece  di  capegli,che  co- 
sì le finfe  Efchilo  innanzi  à  tutti  gli  altroché  C  hanno  feguitato  poi, come 
Seneca .  riferifee  Taufania.  Onde  Seneca  finge ,che  Giunone  cesi  dica,  quando  vud 
falche  Hercole  diuenti  far  fermato. 

Boy  cominciate  voi  ferue  diTluto^ 
Venite  via  con  adirata  mano 
Scotendo  l'empie  faci ,  su ,  LMegera 
(apo  j  e  guida  di  voi ,  chorrendi  Serpi 
fn  vece  di  capegli  hauete ,  leni 
La  mesla  face  dal  funereo  rogo  „ 

Ecm 


■Alti- 


De  gli  Antichi. 


2H 


Imagini  di  *Aletto,  Tepfone,  è  ^Megera  tre  furie  in- 
fernali punitrici  del  male, &  di  quello  anco  apportatri- 
ci, w  te/è  per  trepajfioni  de  IT  animo.  Ira,  zAuaritta,  ftj 
Libidine  scon  la  pecora  nera  a  loro  facrata>&  con  le  tor- 
tore fegno  di  meslitia-.* . 


Dd 


ai*  Imaginìdeipcì 

E  con  quella  ne  venga  apportatrice 
1)i  lagrimojì  affanni ,  e  di  dolore* 

Dante  'Dante  dìce^che  trouandofi  egli  nel  profondo  infernale  drì^p  gli  oc- 

chi a  certa  torre . 

Oue  in  vn  punto  vide  dritte  ratto 

Tre  furie  infernal  di  f angue  tinte  , 
Che  membra  fermimi  haueano  £5  attOé 
E  con  Hidre  verdìffime  eran  cinte, 
Serpentelli ,  e  eerfle  haucan  per  crine, 
Onde  le  fiere  tempie  erano  attinte . 

Ma  quali  elle  foffero  pofeia  nel  refìofì  può  raccoglier  da  S trabone ,  il 
quale  fcriuendo  delle  ffole  Cr-affitéride  dice,  chcvna  di  quelle  è  babitata 
da  huominl tutti  di  color  fofco^veft iti  contonkhé,  che  vanno  lor  infin'a  i 
piedi ,e  cinti  atirauerfo  ilpettì>ycon  baflonì  in  mariò,fjmili  apunto  a  quel- 
le Furie^che  moslrano  fpejfolc.  Tragedie.sù  lefce-ue .  Ei  Snida  riferen- 
do di  tfrtenippo  £inic<f(cM  Cja  entrato  in  capovna  tale  palaia di  farft 
credere  officiale  d[fnfi.rno}^'ch'ei'T)ei  di  làvgiii':ì;haiicfkrò  mandato  per 
yeder  il  maje^ebe  facmawgli  bitomirii>&  riferirlo  poi  loro)  the  egli  vfa 
uà  l' b  abito  delle  Furie- y,&  lo  deferiue,  à.queslo  n)odo  dicendo  ,  con  vesle 
negra ,  lunga  firìà  terragne  molto  larga  >  &  cinto  attrauerfo  ben  sìretro  ' 
con  vna  graffa  fafciahaueudvn  cappello  in  capocci 'quale  erano  difegna 
te  le  dodici  figure  del  Zodiaco ,-  (3  le  [uè  fcarpe  eru)io ,  quali  vfauano  i 
recitatori  delle  Tragedieyporiando  vn  groffo  baffone  difraffino  in  mano; 
&  hauendo  la  barba  {che  era  fra  propria)  come  di'Fihffo  ,  anchor  che 
quefta  haueffe  niente  da  fare  con  le  Furie,come  ancfodfi  pub  dire  del  cap- 
pello-.onde  la  vefle  negrafolamente  lungaJ3  cinta  attrauerfo,&  il  baffo 
ne  che  baueua  in  mano  faranno  in  rJMcnippo ,  fecondò  Suida ,  la  imagi- 
Strabone.  ne  del habito  furiale  ,  cornalo  deferiffe anco  Str abone  .  Quando  fa 
lafciata  ^yfriadna  fui  lito  del  mare  da  Thefeo,cbe  fé  n'andò  via  con  Fe- 
dra ,  oue  doppo  l'cjjerft  lamentata  la  mifera  affai,  voltatafi  a] pregar  ven- 
detta di  chi  I'bauea  tradita ,  chiamò  le  Furie  così  dicendo  apprtffo  di 

Catullo.   Catullo. 

Voi  Furie  ,  cb'à  mortai  de  le  male  opre 
Solete  dar  le  meritate  pene, 
<Lsfle  quale  il  vipereo  crine  cuopre 
La  trìfìa  fronte ,  che  fegnato  tiene 

In  sé 


9* 
H 


e& 


Begli  Antichi.  »i| 

In  si  l'empio  furor,  &  apre, e  ftuopre 
L'ira  arrabbiata ,  che  dal  petto  viene  ; 
Qua ,  qua  "venite  à  vdir  le  mie  querele 
Cantra  questo  maluagio ,  empio  >  e  crudeltà* 

Quafi  che  altri  non  fofìe ,  che  meglio  lopoteffe  punire  della  fua  im- 
pietà .  Conciofia  che  gli  affetti  sleffi  dell'animo  fìano  quelli,che  più  ci  tra 
uagliano  di  qual' 'altra  fi  vogtia  cofa, quando  torcono  dal  dritto,  &  diuen- 
tano  difo) 'dinati  ;  né  altro  fono  in  noi  le  Furie  infernali  :  che  di  quelli  in- 
teferoiToetì  fotto  il  nome  à\  quelle  .  Onde  Lattantio  così  dice   :  Fin-  J-^tantio 
fero  i  Toeti,  che  tre  fojfero  le  Furie>  le  quali  venifiero  à  turbare  le  menti  che  tire^ 
Immane  ,  perche  tre  fono  gli  affetti  ,  che  tirano  gli  huorninià  fare 
ogni  male  ,  fen^apure  hauer  alcun  minimo  rifletto  ,  ne  alla  propria 
fama,nè  alla  famigliala  che  fi  fcende>nè  alla  propria  vita  ;  La  Ira,che 
cerca  vendetta;la  Cupidigia,  che  brama  ricche^e,  &  la  Libidine, eh  e  ft 
dà  in  preda  à  dishonefìi piaceri .  'Benché  ci  furono  quefli  affetti  dati  da 
1)io,perche  a  ben  viuere  ci  aiutaffero,&  perciò  pofe  loro  la  diurna  proui- 
àem^  certi  termini ,  oltre  alti  quali  non  pia  cigiouano ,  ma  ci  nuocono  ; 
perche  mutano  la  natura  loro,&  di  virtu,che erano  prima,diuentano  vi- 
tij  'fmperoche  il  defiderar  di  hauer  fu  aggiunto  all'animo  noflro ,  accioche 
fi  procacciale  ciafeheduno  di  confeguir  quello^  che  alla  vita  è  necefìario  . 
Fitgli  dato  l'appetito  lafciuo ,  perche  follmente  à  generar  figliuoli  l'ado- 
pr affé, &  così  per  la  continua  fucceffione  fojjeconferuatalab/tm.mapyo- 
le,&  ordinato  fu, che  quando  voleua, fi  pottffe  adirare, accioche  meglio  ca 
flìgaffegli  altrui  errori,  e  mette fte  freno  à  quelli ,  lì  quali  fono  in  fuo  po- 
tere,^ fi  pigliano  ogni  libertà  di  far  male. Quefli  affetti  dunque,  &  p  af- 
fiori dell'animo  noflro,  mentre  cheflanno  nella  natura  loro  ,  ne  più  oltre, 
paffxnodì  qmlìo,à  che  furono  ordinatici  danno  vita  quieta, &  tranquil- 
larmafe  altrimente  fanno ,  tutta  ce  la  turbano ,  <&  ci  trauagliano  à  guifa 
dì  Furie  infernali .  .Alle  quali  dauano  gli  antichi  accefe  faccllc  in  mano, 
per  moftrare  gli  ar  doriche  nel  petto  ci  pongono  gli  affetti,  che  io  di/fi,  co- 
me fi  vedrà  meglio  anchora  nella  imagine  di  Ti  fifone, de  II  a  quale^  quan- 
do ella  va  per  feminare  odio,  &  difeordia  tra  gli  empi  fratelli  Etheocle , 
C3  Tolinice,Statio  mofìrando  la  letitia,  che  ella  fentìua per  lo  andare  ad  Statio. 
operare  cojafimile,fa  ritratto  in  quefla  guifa . 

T^on  va  più  lieta  altroue ,  b  più  veloce, 
ISlè  sa  meglio  di  questa  alcuna  via-»  j 
2s(c  la'  ve  à  l'alme  peccatrici  noce  , 

V'è 


214  Im  agini  de  1  Dei 

y*è  bolgia  tal ,  cb'd  lei  più  grata  fia . 
Mille  Cerajie  da  la  fronte  atroce    . 
Fanno  ombra  al  volto  fpauentofa  j  &  ria  , 
Scotto  duo  cigli  in  fuor  pendenti  >  e  cani 
Torti,  &  nel  capo  fbìntì  bàgli  occhi  proni. 

Tinta  ha  la  faccia  di  color  fanguigno  3 

Qual  tra  le  nebbie  è  l'incantata  Luna; 
U  rimanente  è  pallido,  &  ferrigno, 
Sparfo  di  fanie  congelata ,  &  bruna . 
Di  bocca  efee  vn  vapor  grojjò ,  &  maligno 
Che  non  pur  l'herba  attofea ,  &  l'aria  imbruna; 
Ma  fparge  tra  mortai  con  fiera  forte 
Fame  ,ftte  >  impietadi ,  borrori ,  &  mortt^ , 

7{è  da  ti  Brano  &  fpauentofa  afpetto 
E  l'b  abito ,  che  porta ,  differente . 
Sdrufcito  à  tergo  fé  i  allaccia  al  petto 
Con  le  fi  bbie  ;  ogni  fibbia  è  d*vn  ferpente, 
atropo ,  &  Troferpina  per  diletto 
La  fogliono  adornar  sì  vagamente, 
1)'Hidre  la  deflra  man  ruota  vna  sferra  , 
L' altra  col  foco  honibilmentefcher^a  . 

Et  quando  giunone  la  manda  alenare  il  fenno  ad  ^tbamante ,  Oui- 
dio  la  deferiue  di  turbata  visla,con  chiome  canute,  mi/ie  di  fer penti,  che 
lefcendenogiuper  la  faccia,  veslita  di  gonna  tutta  fparfa  dìfangue ,  & 
la  fa  cìnta  a  trauerfo  con  ferpenti  infìeme  ritorti ,  &  che  babbi  in  mano 
vnafacella  tinta  parimente  di  f angue, (3  che  leifen  vadi  la  tema,  &  lo 
fpauentQ  .  T^onfemiuano  dunque  à  Tintone folamente  le  Furie ,  benché 
fofìero  di  fua  famiglia ,  ma  à  Giunone  ancora ,  &  à  (j ione  parimente  :  lì 
quali  puruero  haner  che  fare  anco  in  inferno ,  onde  fu  chiamato  finente 
Stigia  Pa-  l'vno,&  l'altro  infernale,  &  Stigio  dalla  Stigia  Valude,che  cinge  l'in- 
lucìe.  ferno  intorno  intorno ,  come  cantano  i  Toetìi  dicendo  anco, che ginrauano 
fempre  i  Dei  per  le  acque  di  quefla  con  pena  a  qualunque  di  loro  kauef- 
fe giurato  il falfo  di  effere  fubito  prinato  della  dignità  per  vn'anno,  di 
non  bere  nettare  ,  &  non  mangiare  amarofea.  Et  fu  dato  quel priui- 
legio  alla  Talude  Stigia  ,  che  i  Dei gì ur afferò  per  lei ,  in  confìderatione 
della  Vittoria  ^ua  figliuola, che  fu  con  Gione  nella  guerra  con  tra  Giganti, 

Ma 


De  gli  Antichi.  215: 

%3M&  leggefi  anco, che  ciò  fu  finto ,  perche  Stige  fignifica  merore  >  e  tri- 
£ìe7tfa,iialla  quale  fono  /empì e  lontani il) \kì ,  che  godono  perpetua  al- 
legrerà; &  gioia-,  come  che  gim afferò  per  quello ,  da  che  fono  in  tut- 
to alieni .   Circonda  quella  Talude  l'inferno ,  perche  dtroue  non  fi  troua 
rnefìitia  maggiore, &  per  ciò  vi  fu  anco  il  fi  urne  Lete  ,  ^Acheronte ,  Flc- 
getonte,  Cocito?  &  altri  fiumi, che  fignificano  pianto,dolo.re,tniìe,^a->ya- 
marico ,  &  altri  fiwili pajfwni ,  che  fentono  del  contìnuo  i  dannati.  Le 
quali  i  Platonici  vogliono  intendere  ,  che  fiano  in  queslu  modo  ,  di-  Platonici. 
;cen.io,che  l'anima  allhora  va  in  Inferno  >  quando  difeende  nel  corpo  w.a- 
tale  ,oue  troua  il  fiume  Lete ,  che  induce  obliuione  -,  4a quello  paffa  ai-  Lete 
l'Acheronte?  che  vuoi  dire  priuatione  di  allegrerà,  perché  fcordaìafi  ^ciieróte» 
l'anima  le  cofe  del  Cielo  <,  perde  tutta  la  gioìa,che  fentiua  dalie  cognitio- 
ne  di  quelle  ,  ondeftà  tutta  trilla ,  e  mefla ,  &  è  perciò  cirondata  dalla 
Talude  Stigia,&feneramaricafouente,&  ne  piange?  che  viene  a  fare 
il  fiume  Oocito ,  le  cui  acque  fono  tutte  di  lagrime,  &  di  pianto;  fi  come  Cocjto , 
Flegetonteleha  di  fuoco3(3  di fiamme ;che  mofir ano  l'ardore  deli 'ii :a,e  de  pieqecóxe» 
■fili  altri  ajfettiyche  ci  tormentano ,  mentre  chefiano  nell'inferno  di  que- 
fio  corpo, come  habbiamo  detto  >  chefaceuano  ambo  le  Furie  ;  alle  quali 
Virgilio  aggiunge  leali ,  &  dice ,  che  elle  fono  preUe  fempre  dinanzi  à 
Cioue  ,  qualunque  volta  egli  vuole  madare  a  mortali  qualche  Ipaucnto 
grande  di  morte,  di  guerra, di pefie,o  di  altro grauiffimo  male..  Et  Elia-  Eliana 
no  ferme,  che  le  Tortor  elle  furono  confecrate  da  gli  antichi  alle  Furie  ;  né 
Vomiche  altro  animale  f offe  proprio  laro,  fé  noti  che  Virgilio  ne  fa  can- 
giare vna  in  ciuctta,ò  gufo  che  f offe  t  quando  (jioue. la  manda  àfpauen- 
tare  Turno ,  mentre  che  combatte  con  Enea  .  Sono  Siati  di  quelli  poi ,  lì 
quali  alle  tre  Furie  già  dette  aggiungono  la  quarta  .,  che  chiamano  Lìf  Liflìu 
fa .  Quefla  lignifica  appo  noi  rabbia,'!?  perciò  vogliono,  che  e'lafia,che 
faccia  arr  abiure  i  mortali ,  e  perdere  ilftnno.  Onde  Euripide  finge ,  che 
Iride  comandata  da  Giunone  mena  cofiei  ad  Hcrcole,  perche  lo  faccia  di- 
ventar furiofo,  &  arrabbiato  .  Ella  bà  il  capo  cinto  di  fer penti ,  &  por- 
ta vno  fiimolo,  cuero  vnafer^a  in  mano .  ^AHe  Furie  potiamo. aggiun- 
ger e  le  Jlrpie,perche  credcucwoglì antichi,  che  mandafjcro  i  "Dei  quefle  Arpie* 
parimente  talbora  à  punire  i  mortali  del  loro  maluagio  operare;  lequali 
fiauano  pure  in  inferno  ,  quantunque  Virgilio  le  faceffe  vna  volta  habi- 
tare  lei  fole  Strofade  nel  mare  Ionio  :  ma  quiuiyod  altroue che  fteffero ,  ' 

mon  importa  à  me  nel  dipingerle ,  ££  meno  a  chi  vorrà  fapere  comefojje- 
ro  fatte .  Haueuano  quefte  adunque  la  faccia  di  donna  afìai  bella,ma  ma 
gra,&  il  refio  del  corpo  era  di'Vccello,con  ali  grandi,^ con  adunchi  arti- 
gliiChecQsì  le  deferiue  Vir^ilio^qual  dall' ^Anofìo  è  fiato  molto  bene  imi- 

tatoà 


2l6 


ImaginideiDci 


Imagini  dell'  tArpìe  >Streghe,$  Lamie ,pumtrìc'h& 
apportatrici  di  male >&  monttri  ancora  fyauenteuoli  di 
Libia^figmficanti  la  finta  ftj  artificio  fa  ùelle^jt^f  al- 
lettamenti delle  meretrici^  le  adulationi  de  maltaggi 
adulatori^che  aPportanprtma  ddetto3poi  danno  all'ani- 
ma,(efr alcorpo  2  all'honore,  &  alla  <vita-> . 


De  gli  Antichi.  217 

t&to,&  quafi  tradotto  in  qtiejia  parte; il  che  fatthe  io  lafcìo  ì  vetfi  di  Vir-  ' 
5*7/0,  e  pongo  quelli  foUmente  dell' Ariofto^hecofi  dicono  deW Arpie,  ^riofto  < 

Brano  fette  in  vna  fcbicra  e  tutte 

Folto  di  donna  bauean ,  pallide ,  efmorte, 
Ter  lunga  fame  attenuate ,  e  afciutte, 
Horribili  a  veder  pia ,  che  la  morte , 
Valacce  grandi  bauean  deformi  e  brutte  , 
Le  man  rapaci ,  e  l'vgne incurue ,  e  torte» 
Grande ,  e  fetido  il  ventre ,  e  lunga  coda. 
Come  di  Serpe ,  che  s'aggira ,  e  fnodaL* . 

Et  Dante  parimente, tollendone  pur' il  ritratto  da  Virgilio,ne  fece  V-  d antc . 
410  jcbi^o , dicendo  nelfuo  inferno, 

Quiui  le  brutte  Arpie  lor  nidi  fanno  >  > 

Che  cacciar  de  le  Strofade  i  Troiani  ,*  ; 

Con  trifto  annuncio  dì  futuro  danno . 
Ali  hanno  late ,  colli  e  vìfi  bumani . 

Tiè  con  artigli ,  e  pennuto  il  gran  ventre . 

Fanno  lamenti  in  sugli  alberi firani . 

Dalle  Arpie  dice  Ouidio  che  nacquero  le  Streghe,  le  quali  erano  certi  Streghe. 
vccellacci  grandi7fpauenteuoli,&  auidiffimi  del  J angue  humanot  &  così  Ouidio . 
le  deferiue . 

Han  grande  il  capo  ,  e  gli  occhi  fino  fuore 

^Delcommun  vfogrojfi ,  &  eminenti. 

Tieni  di  brutto ,  e  di  crudele  horror  e. 
Gli  artigli  incurui ,  ££  à  la  preda  intenti, 

K^sfdunco  il  roslro ,  e  di  color  canuto 

Le  penne ,  e  par  che  ognun  di  lor  pauentu 

t^tfndauano  quesle  volando  la  notte,&  cacciatefi  nelle  cafe,oue  foffe- 
ro  teneri  fanciulli  fucchiauano  lor  il  dolce  fangue.onde  ne  moriuano  i  mi 
fere  Ili.  Statio  le  fa  nate  in  inferno,&  con  faccia,collo,e  petto  di  donna,&  Statio . 
che  habbino  alcuni  [erpentelli,che  feendono  dal  capo  sa  la  fronte,  &  fui 
vifo  ;  dice  parimente ,  che  ranno  la  notte  nelle  cafe  à  pafeerfi  del  fatt- 
gue  de  i  piccoli  fanciulli .    Et  per  rimediare  a  quefto  male  adorauana 

E  e  gli 


2i3  Im agirli  dei  Del 

Plinio*  g?i  etichi  quella  Dea  Cama ,  onero  Cardìnea ,  della  quale  dìffì  nella  U 
magìne  di  Giano .  Tenfa  Tlinio^hefìa  fattola  ciò  che  fi  dice  delle  Stre- 
ghe, &  che  gli  antichi  vfaftero  quesla  voce  foto  in  far  e  onta,  &  dire  vil- 
lania altrui:come  hoggianchor  noi  chiamiamo  Streghe  le  malefiche  vee 
chicle  tutte  le  donne  incantataci, le  quali  fonoprese  fempre  a  fare  male 

Lamie,      altrui.    Hanno  poi  voluto  alcuni  ,  che  k  Lamie  fofjero  il  medefimoap- 

Filolìrato  pyejf0  de  i  Greci, che  le  Streghe apprejfo  de  i  Latini.  Cfrfa  Filo/irato  nella 
vita  di  Apollonio  dice ,c he  le  Lamie  fono  J piritico  vogliam  dire  demonu 
maluagi ,  &  crudeli ,  libìdinoft  oltra  modo ,  &  auidi  delle  Immane  carni. 
Scriue  Suida,  &  Fattorino  anchòra,  che  Lamia  fu  vna  bella  donna ,  della 
quale  s'innamorò  Gioite,  &  ne  hebbe  vn  figliuolo ,  che  la  gelofa  Giunone 
fece  poi  malamente  perire ,  onde  la  mifera  madre  tanto  pianfs  ,che  tutta 
fi  disfece,  &  a  vendetta  del  fuo  è  andata  fempre  facendo  male  a  gli  al- 
trui figliuoli  .  filtri  dicono ,  che  furono  le  Lamie  animali,  che  haueuano 

Dione .  afpetto  di  donna*  e  piedi  di  cauallo .  tJMa  (Dìone  hislorico  le  deferiue  in 
altro  modo  ,&  perche  ne  bà  detto  pia  di  tutti  gli  altri,  voglio  riferire 
tutto  quello  ,  che  figli  ne  fcriue.  Leggefi  dunque  appreffo  di  coslui  , 
che  in  certi  luocbi  deferti  della  Libia  fono  alcune  crudeliffime  fere  ,  le 
qualihannoil  vifo ,  &  il  petto  di  donna  bello  in  modo ,  che  meglio  non  fi 
potrebbe  dipingere ,  e  fi  vede  loro  nell 'afpetto,e  negli  occhi  tanta  grafia, 
&  vna  vagheiga  tale,che  chi  le  mirarle  giudica  tutte  manfuete,  &  pia- 
ceuolì,  il  re  fio  del  corpo  poi  è  coperto  di  ditriffime  faglie ,  &  va  diven- 
tando fer pente  >  siche  finifeein  capo  di  fa  pente  tenibile ,  &  f ponente- 
itole  .  T^on  hanno  quefle  beilie  ali,  né  parlano;  &  non  hanno  altra  vo- 
tele non  fif chiana,  &fono  tanto  veloci,  che  non  è  animale  alcuno,che  da 
loro  poffa  fuggire, C£  fanno  caccia  degli  huomini in  quefìo  modo.  <JMo- 

«Gieremì».  firano  il  bel  petto ,  come  diffe <fier  ernia,  Profeta  ancora  ;  benché  voleffe 
intendere  d'a  ltro,che  di  quefle  beftie ,  cue  fcriffe .  Et  haueuano  le  Lamie 
f coperti  i  bianchi  petti .  CD e  quali  chi  gli  vede  così  diuenta  vago  ,  che 
defidera  di  efferecon  quelle,^  da  cotal  deftderio  sformato,  a  loro  ne  va  , 
come  a  belliffime  donne ,  le  quali  non  fi  muouono  punto ,  ma  quafi  vergo- 
gnofe  chinano  gli  cechi  fpejjò  a  terra ,  né  wofìrano  però  mai  gli  adunchi 
Artigli, fé  non  quando  chi  andò  a  loro  e  ben  appreffo,  perche  lo  pigliano  aU 
Ihora  con  qitelli,ne  lo  lafciano  prima  che  il  Serpente ,  che  è  di  loro  fine  3  & 
quaficoda  3  con  wenenaxi  morfi  t'babbia  vecifo  ?  che  all' bora  poi  fé 
lo  diuorano  .  Et  più  non  dicodelle  Lamie,  ima  vengo  a  difegnarele  Sfin- 

Sfinge-,  ge,le  quali  fono  mòftri  nonmolto  di ffimili  da  quelle,  fauolofi  inparte,  cjr 
in  parte  neri.  "Per  cloche  ferine  "Plinio, che  fono  quefle  befìie  nella  Ethio- 
pia  dipelo  fofeo  ,  con  due  poppe  al  petto,  di  faccia  moftruofa .  Et  ^AU 

ibeuo 


Degli  Antichi.  2:9 

berlo  Magno  fcrìucndo  degli  animali  le  mette  tra  le  Simie,  &  per  quel-  Alberto 
lo  >  che  ci  ne  diceìfsnoquafi^queUi  ,'che  noi  dichiamo  Gatti  UHammoni.  Magno. 
UKa ne  fcr tuono  iToeti  in  altro  modo  ,  dalli  quali  ne  hanno  tolto  Uri- 
tratto  poi  gli  Scoltori  tutti,  &  i  Dipintori  ;  perche  quejìi ,  come  dice  E- 
liano,  fanno  la  Sfinge  la  metà  donna,e  la  metà  Lione ,  che  così  la  deferiue  Eluno. 
la  fattola  ,  qualft  racconta  di  Thtbe ,  omelia  slaua  su  certa  rupe  propo- 
nendo dubbiofi  detti à  qualunche pajjaua  dita,  &  chi  non  fapeua  feio- 
glicrli ,  da  lei  reslaua  mifer amente  vecifo  ,  e  diuorato .  Il  dubbio  era, 
qualfojfe  quell'  animale  tcke  prima  di  quattro  ,  pofeia  dì  due,  &  infine  fi 
far u ina  di  tre  piedi  :  ££  dicono,  che  battendolo  dichiarato  Edipo  dicendo, 
che  era  i'buomojl  quale  nell'infamia  adopra  caminado  le  mani,&  i pie- 
di, <&  coftfe  ne  va  in  quattro, fatto  poi  grande,  va  con  due  folamente,  & 
in  fine  quando  è  da  gli  anni armato  va òn  tre, adoprandovn battone 
pei  fuofoftegno,elladi  dolor  fìpienà4a  fé  ftpfcgfi 'precipitò  già  della  det- 
ta rupe  j  C3  cosìrimafe  priua  di  vita.  Laveràimagine  di  qttesla, 
fecondo  le  fauole,  è  chehabbia  la-tàccia,  .&  il  jiètffdi  dònna  con  grandi 
ali ,  &  il  reHofta  di  Lione ,  coinè  fi  raccòglie  pur  anche  da  certi  verfi  di 
*Aufonio  Gallo  .  LeggeftappreffodìTlinio  ,  Sein  Egitto  jOjte  erano 
quelle  grandifftmeTiramidi  ,fuvna  Sfinge,  la  quale  riueriuano  le  genti 
del paefk,come  Tslume  faluatico,  fatta  di  pietra  viua,&  così  grande ,  che 
il  capo  hiUeuàdi  circuito  cento  due  piedi  3  &  cento  quarantatre  di  lun- 
ghe"^a,&dal  ventre  fin  alla  cima  della  tejfà,  erano  cento  feffanta  duo 
piedi .  T^on  tacerò  la  Chimera  anchora  Okojìroin  tutto  fauolofo  ,  &  chimera . 
finto  da  i  Toeti,ilquale,fecondo  che  lo  deferiue  Homero,&  dopò  lui  Lucre- 
tio,haueua  il  capo  di  Lioneftl  ventre  di  Capra,  &  la  coda  di  fiero  Drago , 
CSgittaua  ardenti  fiamme  dalla  bocca,come  dice  Virgilio  anchora,chc  la 
mette  nella  prima  entrata  dell'inferno  con  alcuni  altri  tenibili  moflri . 
tJKa  la  verità  falche  la  Chimera  non  vna  beslia,  ma  era  vn  monte  nel 
la  LicÌ4>che  dalla  ftta  più  alta  cima  àguifa  di  Uvtongibelloj par  gena  vi- 
ue  fiamme,  Z3  quitti  d'intorno  fiauano  Lioni  affai  ,al  me^p  poi  baueua  de 
gli  arbori,  (3  affai  l'itti  paf chi  con  diuer fé  piante,  <&  alle  radici  era  da  0- 
gn  intorno  pieno  di  St  r penti,  in  modo  che  non  ar ditta  alcuno  di  habitarui. 
tAdie  trouò  rimedio  rBelltrofonte,manàatoui  da  (jiobate^perche  vi  rima 
neffe  morto  in  vendetta  dell'oltraggio  fatto  (come  ei  credeua)  à  Steno- 
beafua  figliuola,  moglie  di  Tleto,  il  quale  fece  sì ,  che  fu  pofeia  tutto  il 
monte  habitatoficuramente.7Jer  la  qualcofa  differo  le  fauole, che  la  Chi- 
mera fu  vecifa  da  "Belleronfonte .  Csfndarebbono  con  quefli  mofìri  i  di- 
fegni  di  molti  mali ,  che  tutti  fono  della  famiglia  infernale  :  ma  perche 
tornerà  più  commodo  dirne  in  qualche  altro  luoco  ,  come  ho  già  deh* 

E  e     2  berato 


129 


ImaginidciDd 


Imagìnìdì  Cloto >Lache ft \et  Atropo >  dette  le  tre par- 
che ideile  quali  dicevano  lì  antichi  effer  nelle  mani  la  rut- 
ta 0*  morte  dì  tutti,  fignìficanti  le  alterazioni  della  vi* 
ta3dalle  quali  nafee  la  lunghezza  fé?  breuìtàfka^  in  te- 
fé  anco  per  il  Tato  &  Deflìno  „ 


Degli  Antichi.  221 

berato  dì  fare,  &nonè  cofa,che  qui  riletti  molto ,  gli  lajcìo ,  &  vengo  a 
defcrìutre  leTarcbe ,  che  furono  parimente  poflc  dagli  antichi  fra  il  mi-  parche, 
mero  de  i  Dei,&  come  gli  altrijbebbero  tempvj<>&  altari  confecrati.Que- 
fle  furono  tante3quante  erano  le  Furie,&feruìuano  parimente  a  Tintone, 
come  vna  di  loro  dice  appreffo  di  Claudiana  quando  lo  pregale  non  vo-  Claudia-- 
glia  muouer  e  guerra  à  (jioue,  &  lefue  parole  fono  tali ,  no . 

T)e  l'ombre  3  e  de  la  notte ,  b  eterno ,  e  grande 
Fiero  rettore ,  e  giudice  onde  fempre 
Gli  flami  noi  volgendo  infieme  tanto 
Ci  ajfatkbiamper  te  aggradir  del  tutto 
'Da  cuìdipinde  il  fin  vltimo,  e  ìlfeme . 
Che  il  viuer ,  e'I  morir  reggi  >  che  ferbi 
Gli  immani  corpi  eternamente  vguali 

Et  non  e  mar  miglia,  che  le  T  arche  feruanoa  Tintone ,  perche  elle 
furono  credute  filare  la  vita  humana ,  la  quale  ò  poco  dura ,  ò  molto ,  fe- 
condo che  il  corpo  fé  alt  è  di  natura  fua  atto  à  viuer  e  pia  ,  ò  meno ,  &  è 
quello  nell'huomo  la  materia  rapprefentata  da  Tlutone .  cDalle  muta- 
tioni  dunqueyche  ricette  in  sé  la  materia,viene  la  morte,&  la  vita,  quale 
alla  mifura  di  quella  fanno  le  Taube  lunga>&  breue .  Et  perciò  finfero 
gli  antichiyche  fojjero  tre,&  l'vna  haueffe  la  cura  del  nafcere,  V altra  del 
viuer  e,  la  ter\a  del  morire .  Onde  è,cheflando  tutte  tre  infteme  à  filare 
le  vite  dei  mortalijeneua  vna ,  Cloto  la  più  giouane,  la  conocchia  ,eti- 
ratta  il  filo,l altra  Lachefi  di  maggior  età  l'auolgeua  intorno  al  f ufo ,  e  la 
ter%a  \^.<itropo  già  vecchia  lo  tagliaua  .  T'ero  Virgilio  così  parla  di 
*Dante  à  chi  fi  marauigliaua  di  vederlo  tanto  oltre  in  Turgatorio^volen-  Dante  • 
do  direych'  ei  non  era  anco  morto. 

Ma  perche  lei ,  che  dì }  e  notte  fila , 

2V(o»  gli  hauea  tratta  ancora  la  conocchia , 
Che  Cloto  impone  à  ciafcuno ,  e  compila  . 

Fulgentìo  dice ,  che  fono  le  Tarche  prefle  a  iferuìtvf  di  Tlutone,  per- 
che la  forila  loro  èfolamentefopra  le  cofe  terrene ,  &  habbiamo  già  det- 
to ,  che  anco  per  Tlutone  fi  intende  la  terra .  La  più  parte  de' feritori  con- 
cludere le  Tarche tcofìfiano  dette  da  T'arco  voce  latina,che  volgarmen- 
te fignifica  perdonare  per  quella  figura  che  loro  addimandano  ^Antifrafi, 
cioè  che  ci  dinota  il  contrario  di  quello,  che  la  parolafignifica}quafi  uogli- 

no  dire, 


IH 


Xmagini  de  i  Dei 


ìmagine  de  Vallea  Dieceflita&)  delfufo  adamanti" 
fio  ir auer fante  il  mondo >&  imagini  delle  tre  Parche  fi- 
gliuole della  D^ecejfità  nominate  Cloto,Atropo>e  Lache- 
fi  ^denotanti  li  tre  tempi  &  tre  flati  della  <-vita>pafia- 
to,prefente ,  e  venturo,  dinotano  ancor 'a il 'defiino fe- 
condo gli  antichi* 


De  gli  Antichi  225 

no  dire ,  che  per  ciò  hanno  elle  queslonome ,  perche  non  perdonano  gia- 
mmai ad  alcuno ,  Ma  fanone  vuole ,  come  rifcrifce  Gelilo,  chefianqjia-  yarrone 
te  dette  dal  partorirei  come  à  quelle  ne  toccale  la  cura  :  donde  venne ,  di- 
se  egli,  chei  Latini  ne  chiamarono  vna  Decima  gl'altra  ?-{ona,  perche  Decima» 
il  tempo  del  maturo  parto  è  quafifempre  a  l'vno  tìiqucftì  duo  mefi ,  no-  Nona  • 
no  ,  e  decimo,  C^fa  perche  chi  ci  nafee  ha  pur  anco  da  morire",  fHMon^. 
detta  la  tcr^a  delle  Tarche  morta  dalia  morte  ,  con  la  quale  era  credu- 
ta mettere  fine  al  viucn  humano  .  Et  quefta  è  difegnata  da  Taufania, 
quando  racconta  le  cofe [colpite  nell'arca  di.Qpfello  in  quefeo  modo,  Qui'-  Paufania, 
ni  cra,dice  egli ,  Tolinice  caduto  in ginocchione  ,fopra  del  quale  andaua 
il  [fattilo  Etluocleper  vccidcrlo ,  <?  vi  era  a  tèrgo  vna  [emina  con  den- 
ti, & vgne  adunche ,  &  che  parcua  in  viflapià  crudele  di  qua!  [ivo- 
glia  cru delijjima [era  ;  &  era  quefta  ,  come  le  lettere  quiui  intagliate 
tnoftraitanoy Morta  vna  delle  Tante, e  voleuafignifieare ,  che  Tolinice 
morìua  per  defiino ,  ma  Etheocle  per  [uà  colpa  ,&  per  merito  fuo ,  Et 
perche  molti  deiFilo[ofi  antichi,  vollero,  chela  diurna  prouiden^a  bab- 
bi difposlo  vna  volta  tutte  le  cofe ,  di  modo  che  non  [1  poffano  pia  muta- 
re j  come  che  le  cau[e  di  quelle  fiano  così  ordinate  infieme  ,  che  da  loro 
sìefìe  venghino  a  produrle ,  d'onde  nafee  la[or^a  del  Fato.;  akuni  hanno  Fato, 
detto  che  iToetiint  efero  il  mede[imo  [otto  la  fiitione  delle  Tarche,& 
che  le  [ecero  tre  perche  ogni  co[a  comincia  da  vn  principio ,  (Scaminan- 
do  pel  [uo  appropriato  me^p  arriua  al  defi  inaio  fine  ,  e  nacquero  del 
Chaos ,  perche  nella  prima  feparatione ,  che  fu  [atta ,  [urono  atutte  le 
co[e  afj'egnat  e  le  proprie  caufe  .  1^2 litòti  hanno  [atto  le  V  arche  nate  del- 
l  Hcrebo,  che  fu  il  prof  ondo  y&  of curo  luoco  della  Terra,  &  della  T^otte , 
volendo  conia]  eureka  del  padre,&  della  madre  moHrare ,  quanto  [m-. 
no occulte  le  caufe  delle  cofe  .  lutatone  le  fa  figliuole  della  T)ea  WeMfy-  Neceflìtà 
tàyfi'à  le  ginocchia  della  quale  et  mette  quel  gran  fufo  di  diamante '%  che  Dea- 
tiene  dali'vn  polo  all' altro,  e?  che  le  Turche,  chejiannoafedere.a  canto 
alla  madre,  egualmente  difeofle  l 'vna  dall'altra ,  in  alto  &  elevato  feg- 
gio, cantano  infieme  con  le  Sirene ,  che  fono  fopra  gli  orbi  cele/li,  Lachefì 
delpajjato ,  doto  dclprtfente ,  &  K^dtropo  di  quello,  che  ha  da  uenirc; 
e  mettono  parimente  mano  al  f ufo  infieme, con  la  'Dea  2{ecc{Jità  loro  ma 
dre  in  qucj'io  modo:  doto  vi  mette  la  deslraìXA  tropo  lafinisìra,  e  Lachefi 
con  ambi  le  mani  lo  tocca  di  qua  ,edi  là;  &  fono  vejiitedi  panni  bian- 
chi 3  &  hanno  il  capo  cinto  di  corona.  Seguita  poi  Tlatone,  dicendo, 
come  le  [orti  dilla  vita  humana  vengono  da  Lacbe[i,&  alcune  altre 
eofe,le  quali  contengono  alti  fenfi,e  mislerij  grandi  ,  come  dichiarerò., 
quando  fermerò  dell'anima ,  fecondo  che  altre  volte  ho  promejjo  di  [are  ? 

icke 


124  tmaginideiDei 

che  bora  non  viene  àpropofito;  ma  bajìafapere ,  che  le  barche  erano  ve- 

leVarche"/^^'  bianco ,  &  coronate  a  guìfa  di  regine  {lattano  fedendole  porgeua- 
no  chi  ìl  vna  mano,  chi  tutte  due  al  f ufo  ,  che  era  frale  ginocchia  della 
l^eceffita  loro  madre  ;  la  quale  fu  parimente  detta  'Dea ,  &  fu  dedicati 
vn  tempio  alei,&  alla  'Dea  Violenta ,  comefcriue  Taufania apprefio 
de  i  Corinthi^oue  diceuanotche  non  era  lecito  ad  alcuno  di  entrare .  Han- 
no alcuni  fatto  ghirlande  alle  Tarche  di  bianchi  Tslar affi  ,&  altri  hanno 

Catullo .  cinto  loro  il  capo  di  bianca  fafeia ,  come  Catullo ,  il  quale  facendole  vec- 
chie di  facciamosi  le  de  ferine . 

Hanno  le  Tarche  intorno  bianca  veHe , 

Che  le  tremanti  membra  cuopre ,  e  cinge , 
Circondata  di  porpora ,  e  àie  tejfie 
Han  bianca  benda ,  che l'annode,e  siringe, 
E  benché  vocchie  fian,  fon  però  pre  ile 
Con  la  man  jempre ,  che  lo  fìame  finge 
fn  varij  modi,  onde  l'h umana  vita 
Piene }  e  vajjene  all' vltima  partita , 

Hotnero-.  Homero  nelle  laudi>che  ei  canta  à  CMer  curio  dice ,  che  le  V arche  fono 
tre  far  elle  vergini ,  che  hanno  le  ali ,  0  il  capojparfo  di  biancb.ffimxfj- 
Venere  fra  rincl  •  Et  appYeft°  &  Taufania  fi  legge ,  che  Venere  fu  pofla  da  i  Greci 
le  Prrche .  per  vna  delle  Tarche  >&  maffime  da  quelli  di  ^Athene ,  li  quali  haueuano 
in  certo  tempio  dedicato  a  quesìa  Dea  vn  fìmulacro  fatto  informa  qua- 
dì adorne  gli  Hermi,  che  fi  faceuano  per  Mercurio  t  con  vno  epigramma 
che  lo  nomaua  Venere  celejle  vna  delle  Tarche ,  &  la  pia  vecchia  di  lo- 
ro >nè  vi  era  per  fona ,  che  nefapeffe  dire  altro .  Il  che  mi  riduce  à  mente 
quellOyChe  faceuano  i  Bimani;  che  teneuano  nel  tempio  dihibitima  quel- 
lecofe  ,  che  feruiuanoà  portare  i  morti  alla  fepoltura.  Di  che  renden- 
do la  ragione  Tlutarco ,  dice  che  Libitima  era  Venere,  che  nel  fuo  tem- 
pio erano  guardati  gli  ornamenti  de  i  morti  ,  per  ammonirci  del- 
la fragilità  della  vita  humana  ,  il  principio  ,  &  fine  della  quale  era 
in  potere  di  vna  medefima  Dea  .  Ter  che,  come  vn  altra  volta  habbia- 
rno  detto  ,  Venere  fu  la  Dea  della  generatione  ,  &  il  farla  la  più 
vecchia  delle  Tarche  voleua  à  punto  dire ,  che  ella  era,che  metteuafine 
al  viuere  humano  *  OHa  potremmo  forfè ancho  dire  ,  che  queftomo- 
Jiraua  ,  che  le  Tarche  erano  credute  cofa  dal  cielo  ,  benché  foffero  det- 
te feruireàTlutone  ,  &  io  le  babbi  mefìe  con  lui  per  le  ragioni  >  che 
ne  ho  detto  .  Onde  fi  troua  ,  che  in  certa  parte  delia   Grecia  fu 

vnal- 


Degli  Antichi. 


225 


Imagini  delle  tre  1?  arche  trottate fecondo  Pietro  Af- 
flano in  S  ùria  del  1  joo.  interpretate  Qoto  euocatioj 
ne  cioè  principio  di  <-uita,Lachefi fòrte  cioè  njfo^e  cami- 
no jò  corfb  di  rvita  s  a/ltropofen^a  ordine  3ctoe  neceffita, 
et  varietà  della  morte  à  tutte  le  co  fé  del  modo  comune. 


*f 


226  Indagini  dei  Dei 

??»'  <r?£are  dedicato  al  "Dio  Meragete ,  c/;e  viene  a  dire  Capo  ,   &  duce 

Dio .°  ^e  Tanhe ,  $"  dice  Paufania ,  che  fi  bà  da  tener  per  eerto ,  che  quello 
fojje  cognome  di  Ciout \percbe  eglifolo  bà  le  "Parche  in  fuo  potere ,  &fa 
egli  foto  quello ,  che  ordinano  i  Fati .  Da  che  venne  anco  forfè,  che  alcu- 

Ca  cellieri  nile  chiamarono  cancellieri  de  i  Dei ,  come  chefofe  loro  officio  intendere 
l       '    il  volere  di  Giouc,  &.  le  deliberatimi  di  tutto  il  Senato  celefte. ,  e  metter* 

Tulgécio  .  h  m  ifritto,accioche  fi  poteffero poi  Rendere  al  tempo  di  mandarle  ad  ef- 
fecutione .  Fulgentio  interpretando  il  nome  di  quesle  dice}che  doto,  che 
è  nome  greco ,  nella  no/Ira  lingua  ftgnìfica  euocatione  ,  Lacfefi  voi  dire 
forte ,  &  atropo  dinota  fen\a  ordine3quafi  che  la  prima  fa' ebène  chia- 
mi alla  vitata  feconda ne •  dimostri  il  modo, che  dobbiamo  ufarè, mentre 
z>iuiam0)&  la  ter\a  l£eònditione  della  morte ,  cbefuol  uenirefen^a  or- 
dineròlegge  di  forte  aìcpha^  "Ricordami  bauer  già  vijio  nei  libro  dalle 

Pietro  Ap  anticaglie  raccoltela  Pietro  i^d'ppiano  le  "Parche  difegnate  in  quesla 

piano .  guifaycóme  egli  dice,che  erano  in  certa  lama  di  piombose  fu  trouata  già 
nella  Suria  neWannò] 1 5 éo >■  Egli  è  tirato vn  fegno in  circolo,  &  dentro 
di  quello  fede  fopravnlpiccolo  paggetto  yn'giàrine  niMo ,  ebecon  ambe 
le  mani  fi  cuopre  la  facciale  gii  òcc.hii/&  bàjcrittofopra  il  capo  doto,  à 
ì  fuoi  piedi  giace  tmfanciiùlo'ctìntalLx  niidopure ,  che  tiene  la  mano  de- 
lira fui  desìroginoabio,  e. ftà CfEfMHf sbracciò appoggiato fepì 'a  vn  te- 
fchio  humanoi  che  i  'tne  in  bMcc%^bìiiìfì:inco  per  lo  trautrfo%&  al  fanciul- 
lo era  fritto  [opra  La  the  fi  >& '  aftcfchig  L^ktoppo .  '^P  arcua  poi  che  dal- 
la deflra  del  fanciullo,  poco  lòfitafioma  lui  fojfe  vna  ardente  fiamma ,  & 
di  dietro  quafi  verfo  il  giouiriefchejìàèua,  umcefpugliettodihérba  con  al 
curii  fiori,&  era  tutto  il  rcfloandó terreno  con  alcumfaffi  fparfi  quiui  di- 
fordinatamente.Oraper  mettere fne alla  famiglia  dtftp inferno  vegghia 
mo  come  f offe  fatto  il  nocchiero ,  che  alla  ripa  del  fiume  ^Acheronte  fta- 
ua,per pafiar  l'anime ,  che  di  tutto  il  mondo  vfeendo  da  mortali  corpi  co- 

Dante .  là  fi  trabeuano,quando  però  moriuano  in  ira  di  Dio ,  come  fa  Dante  dire 
a  sé  da  Virgilio  in  que/laguifa . 

Figlino!  mio  difìe  il  maejlro  corte  fé ,  ) 

Quelli ,  che  muoiono  ne  l'ira  di  Dio , 
Tutti  conuegon  qua  d'ogni pae fé . 

Ma  quejìa  difiintione  non  faceuanogli  antichi ,  imperochc  volevano  » 
che  Vanirne  tutte  vi andajfero  dopò  morte,  benché  non  foffero  tutte  paf- 
fate  ad  vn  modo,comefi  raccoglie  da  Virgilio,  quando  fa  andare  Enea  in 
inferno,cbe  in  arrivando  pajjauano  quelle  folamente,i  corpi  de  i quali  era- 
no 


Degli  Antichi.  227 

no  già  fiatì'fepoltì;  ma  quelle ,  che  non  baueuano  anchor  bauufofepoltu» 
ra  al  corpo ,  andauano  tirando  cento  anni,  prima  che  potè  fero  entrare 
nella  piccola  barca  di  Cbaronte2cbe  le  portaua  all'altra  ripa,  Cbaron  Di-  Charófc' 
monio  con  gli  occhi  di  bragia.  llqualeda  Seneca  è  descritto  in  quesla  Seneca. 
gui[a,quando nella  Tragedie  di  Hercole  furiofo ,  fa,  che  Tbefeo  racconta 
ai^fnfitrione  cio,che  eglibà  vift&già  in  inferno . 

Guarda  quel  fiume  vn  vecchio  borrido ,  e  triUa 
l^e  l'ajpetto  ,ene  i'  habito ,  e  da  l'ima 
jL  l'altra  ripa  porta  le  me/le  ombre 
Con  la  piccola  barca ,  al  cuigouerno 
i^Adopra  jolamente  vn  lungo  palo , 
Leguancie  ha  caue ,  e  ài  brutto  fqualore 
Tutte  piene ,  e  dal  vecchio  mento  pende 
La  rabbuffata  barba ,  e  il  negro  panno  > 
Che  cuopre  in  parte  pur  le  foT^e  membra , 
Raccoglie  vn  nodo  fenica  ordine ,  odane .. 

Et  baffi  da  crederebbe  ei  ne  togliere  il  ritratto  da  Virgilio,  quale  buon  yi^niQ 
tempo  prima  di  In  i  con  lo  dipinfe .  fc 

Quiui  è  la  flrada ,  che  per  l'aria  nera 
Diritto  ad  ^Acheronte  ci  conduce, 
E  la  Valude ,  ch'ogn'horpiu  s'annera , 
E  calda  arena  entro  Cocito  adduce . 
iA  Centrar  de  l' bombile  riuiera 
Staffi  Caron  per  traghetterò ,  e  duce . 
\jli  occhi  ha  di  foco  ,  e  pallido  è  in  af petto  ', 
"Bianca  la  barba,  e  lunga  in  fino  al  petto . 

La  vetta  già  da  gli  homeri  gli  pende , 

Legata  à  vn  nodo,  di  lordezza  carca , 
Ejjo  algouerno  di  continuo  attende 
Con  remo,  evelad'vnalieue  barca. 
La  qual  de  l'alme ,  onde  gran  copia  feende 
(jiù  ne  l'Inferno  >  ogn'hor ,  non  d'altro  carca , 
Già  vecchio  ,epien  d'orgoglio,  epien  d'afpreTtfa, 
Mdd'vna  cruda,  e  verde  m  lui  vecchiezza. 

Vi    9        & 


22§  TmaginidéiDe! 

Et  così  rhaueua  dipìnto  anco  Tolignoto  incerte  taucle,  che  eì  ne  fece 
nel  tempio  di  o^ pollo  apprejjo  de  i  Foce  fi  Vanendone  tolto  il  difegno  da  i 
Paufania .  'Poeti  antichi,come  riferifce  Vaufania,il  quale  dice,che  vi  era  anco  certa 
acqua, laquale  fì  può  credere,  che  fojje  il  panie  ^Acheronte  pel  nocchiero-, 
che  lapaflaua,&  vi  era  per  dentro  molta  canne  paluflre ,  &  alcuni,  che 
Boccaccio  par eu ano  più  tofto  ombre  diperfci,chepefcì  veri.  Polendo  il  Boccaccio  e- 
■    fporre  quefta  imagìne,dice  che  per  C baronie  s'intende  il  tempotcome  l'in- 
teje  Seruio  anchora,il  quale  è  figliuolo  di  Ri  rebo,cbefi  piglia  perdio  fe- 
Spofitione  CYet0  eonfìglìo  della  Diurna  mente^dal  quale  il  tempo ,  e  tutte  l'altre  fo- 
di  Charon  no  create  ;  &  la  madre  fu  la  notte  ,  imperoche  prima  che  foffe  il  tempo, 
lc*  nonfivedeua  anchora  alcuna  luce,& perciò  fu  egli  fatto  nelle  tenebre^ 

dalie  tenebre  parue  nafcere.Fu  pofto  in  Inferno  poi, per  che  quelli ,che fono 
in  Cielo,non  hanvo  di  tempo  bifogno,  come  noi  mortali,  che  habitiamo  la 
più  baffa  parte  del  mondo  ;onde,  fé  riguardiamo  à  loro,  fi  può  dire  a  ragio- 
ne, che  noi  fìamo  in  inferno .  Torta  Charonte  i  mortali  dall'vna  ripa  al- 
l'altra,perche  nati  che  fiamo,il  tempo  ne  porta  alla  morte,&  ci  fa  paffare 
il  fumé  Acheronte, che  vuole  direfen^a  allegrerà, come  appunto  ne  a- 
uiene  tr a f correndo  quefta  vita  frale, caduca,c  tutta  piena  di  miferie.  Egli 
è  vecchiotta  peròrobufto',&  feroce,  onde  per  il  Tempo  non  perde  con  gli 
anni  le  (uè  forile-,  <&  ha  d'intorno  vn  panno  negro,e  fordido,perche,men- 
tre  noi  fìamo  foggetti  altempc,poco  curiamo  altro,  che  le  cofe  terrene  >  le 
quali  proueremo  vili ,  C>  fordide ,  fé  vogliamo  paragonarle  a  quelle  del 
Cielo,alle  quali  noi  doneremo  slare  fempre  con  ogni  noslro  difìo  intenti . 
(JMa  quefta  frale  fpoglia  del  corpo  mortale^che  habbiamo  intorno,  così  ci 
cuopre  il  lume  della  ragione  ,  che  quafì  ciechi  ne  andiamo  per  l'inferno  di 
queHo  mondojcorti  dal  fenfo  folamente,  &  da  mille  difordinatì appeti- 
ti .  Onde  non  è  da  ma  rauigliarft  ,fe  da  infiniti  mali  fìamo  poi  circondati 
femprejiquali ci  fìrapprefentano  fubito,che  l'anime  feendono nell'infer- 
no di  queslo  noslro  mondo, &  fi  cacciano  ne  i  corpi  mortali,  che  così  fi  può 
Virgilio  elPorre  Virgilio, quando  dice  de  i  maliche  Hanno  alle  porte  dell'inferno, 
i  cui  verfì  tirati  in  noftra  lingua  fono  tali* 
1)el  cieco  Bggno  fiero ,  e  horribil  quanto 

Sa  l'alma ,  che  la  giù  dannata  feende  > 
Su  la  primiera  entrata  ha  feggio  il  piantò) 
E'I  rio  penfier  ,  eh' a  la  vendetta  intende* 
(pn  faccia  fmorta ,  e  con  lugubre  manto 
Quivi  Cmferm  ìtade  il  pie  fofpende , 
.  E  giace  di  dolor  ripiena  il  petto, 
Con  la  vecchie^a  in  vn  medefmo  tetto, 

V'ba- 


D  e  gli  Antichi.  22,9 

Vhabìtaàlei  da  pr  e  fio  la  paura , 

E  languida  la  Fame  al  furto  amica , 

La  Touertà ,  che  d'bonorpoco  cura 

La  CMorte  (lyorribil  forme)  e  la  fatica . 

E  quel  che  l'buotno  à  sé  mede fmo  fura, 

E  jpejfo  lo  rifiora ,  e  lo  nutrica , 

lì  forino ,  che  parente  è  de  la  fJMorte} 

E  itrifti  Gaudij  de  le  menti  torteci» 

Vhauea luogo  ài 'incontro  l'empia  guerra 

Colpetto ,  e  con  le  man  tinte  di  f angue;  t, 
Sì  come  quella ,  che  'volge  la  terra         ,.,. 
Speffo  foffopra ,  ond'ella  plora ,  e  langùe. 
'Poi  di  ferrigne  mura  vn  tetto  ferra 
Le  tré  Furie ,  ch'ai  crine  hanpìà  d'vrì 'lingue; 
jlw^i  in  vece  di  crin ,  di  rahbi&avdenti 
Cingon  le tempie  lor  mille  Jerpentì* 

Sta  f eco^  nègiamai  da  quelle  bande 

La  reapa^a  rDifcordia  arretra  il  piede  ; 

*J)i  cui  pender  sul  collo  copia  grande 

D'auelenate  bifcie  anco  fi  vede, 

T^el  me^o  ancor  l'antiche  braccia  fpande 

Vngrand'Olmo ,  sul qualtengonlor  fede 

^Accolti  tra  le  foglie  i  folli  fogni. 

Che  fan  >  che  fpeffòl  huom  vegliando  agogni. 


MERCVRIO 


3  o 


Imagine  di  Mercurio  meflaggiero  de  Dei  Dio  della  Eloquèn- 
za^ de  mercanti,  quello  dinoca  la  fauella  eirer  mellaggiera  & 
difcopritrice  della  mente  8c  del  core,  il  caduceo  poi  è  fegno  di 
concordia,  vnione,&:  pace,con  alcuni  animali  à  lui  facrati,dino 
tanti  la  induftria  de  vigilanza  nel  contrattare,c  ne'negotij. 

Imagine  della  Pace  ,  &  de  Hieroglifici  ò  fegni  che  quella  di 
moftrano,cioè  il  fanciullo  Pluto  che  ha  in  mano  Dio  delle  ric- 
chezze moltiplicanti  nella  pace,  fpiche  di  grano,che  dinotano 
la  coltiuatione  de  campi  nella  pace,&:  lor  fertilità  ,  coronata  di 
lauro  hauédo  fotto-ii  piedi  l'vliuo  fegni  di  trionfo,6c  di  quiete. 


DegH  Antichi.  231  ^ 

M   E    R    C    V   R  I  O.  ■ 

lAueuano  i  fauolofi  Dei  de  gli  antichi  così  partiti  gli 
effici  fra  loro ,  che  a  duo  fdamente  fu  dato  carico  di 
portare  le  din  ine  imbafeiate .    L'vnoera  ^Mercurio  Meflaggie 
lancio  di  Cjioue,  &  l'altra  Iride,  che  [emina  a  Giù-  n  ^e  *  Dei 


FMSJ 


none;ma  né  però  sì  eoe  Game  non  le  comandaffe  ancora 
alle  volte.  'Bene  è  vero, che  di  quefìa  egli  non  fi  ferui- 
uayfe  non  quando  voleua,chefojfe  annunciata  a  i  mortali  guerra ,  pefle , 
fame,ò  qualche  altro  gran  maley&pcr  le  cofe  più pìaceuoli  poi  mandaua 
<J\tcvc!irio,cbe  parola  fignlficajl  quale  parimente  nonfolo  di  (jioue ,  ma 
di  altri  Dà  anebora  fu  nuncio ,  e  mefa^giero,fecondo  le  fauole ,  le  quali 
[otto  lafittione  di  cofìui  intefero  l'interprete  de  i  Dei,effendoche  la  fami- 
la  fra  noi  cfpone  quello, che  l'animo,  ilquale  è  di  noi  la  parte  diuina  ,  ha 
già  conceputo.Malafciando  quelle  jpofttioni  per  hora,veggiamo  come  la 
vana  credenza  degli  antichi  lo  fece,  haucndoloper  lo  'Dio  nonfolamen-  Mercurio 
te  de  i'Huncìj, ma  che  al  guadagno  anebora  foflej "opra,  fecondo  che  egli  ikoofficio 
di  sé  medefimo  dice  apprejfo  di  Tlauto. 

Hanno  à  me  gli  altri  Dei ,  conceffa  ,  e  data 
La  cura  de  i  meffkggi,  e  del  guadagno. 

"K^el  libro  delle  anticaglie  raccolte  da  Vietro  appiano  fi  vede ,  che  fu 
già  fatto  per  M  er  curio, vn  giouane  fen^a  barba,con  due  alette  fopra  le  0- 
recebie,  tutto  nudo ,  fé  non  che  dagli  homeri gli pendeua  dietro  vn panno 
non  troppo  grande,  e  tentua  con  la  deslra  mano  vna  borfa  appoggiata  fo- 
pra il  capo  di  vn  capro ,  che  gligiaceua  à  i  piedi  injieme  con  vn  Cjallo ,  e 
nella  fvniflra  haueua  il  Caduceo .  Queilotra  infegna propria  di  Menu* 
rio,come  l'bauere  anco  l'ali  in  capo ,  &  à piedi  ;  onde  iTocti  quafi  tutti  lo 
difegnam  in  quefìo  modo,facendo,che  egli  babbi  le  penne  a  i  piedi, li  qua- 
li chiamano  T'alar i,&  in  mano  il  Caduceo  da  loro  detto  uerga ,  perche  da  Caduceo . 
principio  fu  /empii  ce  uerga  ,  quando  ei  l'heb  be  da  apollo  in  ifeambio 
delia  Lira  ,  che  donò  a  lui ,  come  raccontano  le  fauole  ,allhora  che  dopò,  le 
rubbate  vacche  fi  rappacificarono  infieme.Ondc  Homero  nell'inno, che  cari 
ta  di  LMercurio  ,  narrando  quafi  tutta  la  fauolagli  fa  cefi  dire  ad  jL- 
jpollo  . 

E  poi 


e 


aj2  ImaginfdeiDci 

E  poi  dar  otti  la  dorata  verga 

"Della  felìcità^elle  ricche^je  i 

Serpéti  _p.      tA  quefla  furono  dapoi  aggiunti  i  ferpenti ,  ouero  perche  fi  legge ,  che 
che colCa baucndone  giàCMercurio  trottato  duo  combattere  infieme,!igittò  fra 
duceo .      quelli ,&  fubito  furono  rappacificai  i,ouero  perche,come  dice  Iamblicojja 
uendo  LMer  curio  infegnato  a  noi  la  'Dialettica ,  li  fu  però  dato  per  infe- 
gna  quella  verga,  poi  che  tanto  a  punto  ftgnific  ano  i  due  ferpi ,  che  fi  n- 
fguaràano  l'vno  con  l' 'altro,ouer amente  pure  per  quello,  che  mette  Tlinioy 
il  quale  pofcia,che  bà  detto,comefi  annodano  infieme  ì  ferpenti  la  e  fiat  e , 
foggiunge:&  quefio,che  moflra  concordia  tra  crudeli ffimi  ferpi  par  cffcre% 
la  cagione,per  la  quale  è  (iato  fatto  il  Caduceo  con  i  ferpenti  intorno  ;  per- 
che fi  legge ,  che  gli  Sgittij  ,che  furono  forfè  i  primi  a  farlo ,  lo  fecero  m 
quefla  guifa .   Staua  vna  verga  driria,ò  bacchetta)  che  vogliamo  dirla , 
con  duo  ferpi  intorno,l'vno  maf ch'io, V  altro  f emina,  annodati  infieme  nel 
me%o,&  faceuano  quafi  vrìarco  della  parte  di  fopra  del  corposi  che  ve- 
niuano  ad  aggiungere  le  fere  bocche  alla  cima  della  bacchetta,  &  le  code 
fi  auuolgeuano  intorno  alla  medefima  di  fono  ,  onde  vfeiuano  fuori  due 
piccole  ali.  Et  lo  chiamarono  i  Latini  Caduceo, perche  al  fuo  apparire  fa- 
ceua  cadere  tutte  le  difeordie,  &  fu  perciò  la  infegna  della  pace .  Onde  lo 
Tmbafcia-  portauano  gli  ambafciadorì,che  andauanoper  quella,  li  quali  furono  anco 
tori  pacifi  poi  chiamati  Caduceatori.rBenche  trouafi,che portauano  l'vliuo parimert 
££       /    te  appreffo  dugli  antichi  gli  iAmbafciadori  ,  che  andauano  come  amici, 
ono  ^j     "fecondo  che  Virgilio  dice,  quando  fa,  che  Enea  ne  manda  cento  al  %h  La- 
ce.  tino  tutti  coronati  di  verde  oliuo, ££  che  quando  egli  va  ad  Euandro,mo- 

§ìra  à  Vallante ,  il  quale  prima  gli  viene  incontra ,  che  va  come  amico, 
S  tatio .  fiendendo  la  mano  con  vn  ramo  di  pacifico  vliuo  .  Statio  medefimamente, 
quando  fa  andar  T  ideo  à  chieder  per  nome  di  Tolinice  il  regno  di  T  bebé 
ad  Etbeocle,glimette  in  mano  vnramo  divliuo,per  mofìrare,che andaua 
come  ambafeiatore  pac  ì fico  }e  glielo  fa  gittare  via  poi,  quando  non  può  ot- 
tenere quello,che  dimanda-,  onde  bebbe  principiala  federata  guerra .  Et 
appiano  recita,  che  vedt  ndo  Hafdrubale  di  non  poter  pia  tenere  la  rocca 
di  Cartagine  ef pugnata  già,  &  prefa  quafi  che  in  tutto  da  i  Immani ,  la- 
f ciati  quiui  i  figliuoli,  &  la  moglie  nel  tempio  di  Efculapio  con  molti  al- 
trijiquali  fi  abbruciarono  poi  tutti  infume  di  commun  volere,  fé  ne  fug- 
gì di  nafeofto  à  Scipione, portando  in  mano  alcuni  rami  di  vliuo,con  li  qua 
li  mojlraua  di  andare  folamente  per  hauere  pace.  Ilche  haueuano  fatto pa 
rimente  molti  de'fuoi  innanzi  à  lui,che  erano  fuggiti  a  Scipione  per  ot~ 

tenere^ 


Degli  Antichi.  235 

t  e  ne  re ,  come  fecero ,  che  ,  chi  voleua ,  potefie  vfeire  fatuo  della  rocca,  & 
andarcene ,  baiando  portata  però  quefii  in  mano  non  l'vliuo,  ma  la  Ver- 
bena,cbc  volgarmente  è  detta  Vermiuaca:  benché  fi  pofia  anco  intendere  Vernlina- 
per  le  parole  di  *A  ppiano  non  di  quella  herba  fidamente  >  ma  di  tutte  le  ca. 
altre  herbe ,  &  foglie ,  delle  quali  era  adornato  l'aliare ,  &  il  tempio  di 
EfculapiOjChe  fu  in  quella  rocca  molto  bettole  ricco  ;  conciofia  che  [otto  il 
nome  della  Verbena  fodero  anticamente  intefe  le  herbe ,  &  fondi ,  delle  Porgere 
quali  erano  adornati  gli  altari  il  dì  della  fefia.  Etera  anco  il  porgere  herba  che 
altrui  herba  con  manofegno  appreffo  de  gli  antichi  di  confejìarfimnto  da  mostri- 
colui ,  cui  fi  porgeua ,  &  di  offerir  fi  à  luiycome  foggetto  .  La  quale  cofa 
fcriue  Fejioychefu  introdotta  ne  i primi  tempi  da'pajìori ,  perche  quando 
quefti  faceuano  à  correre  infieme ,  ò  contendeuano  in  qualche  altre  modo 
fra  brocchi  era  vintoci  chinaua  à  terra ,  &  pigliando  herba  con  mano  la 
porgeua  aluincitore  .  Nondimeno  fu  pur  anco  la  vera  Verbena  fegno  di 
pace  ,come  fcriue  Tlinio,  &  di  queflafi  coronauanoglifmbafciadori ,  che 
andauano  per  tregua,ò  per  pace,maffmamente  de'  'Etmani ,  perche  altre 
genti  ufarono  forfo  qualche  altra  cofa ,  come  fi  legge  appreffo  di  appia- 
no di  alcuni  popoli  della  Spagna  ,  li  quali  mandarono  ambafeìadori  à 
Marcello  per  ottenere  da  lui  perdono^  pace,  &  quefii  fi  portauano  innm- 
!(i  una  pelle  di  Lupo  in  vece  del  Caduceo^  de  1  rami  dell' vliuo ,  &  della 
Verbena,  chefuronoperò  quafi  vniuerfalmente  ipiu  adoprati  negli  affa- 
ri della  pace >&  foleuano  anco  gli  antichi  auuolger e  alcune  piccole  bende , 
ò  fafeie  di  lana ,  chcfignificauano  la  debolezza ,    &  h umiltà  di  chi  lo 
portaua  ,  perche  la  lana  fi  trahe  della  pecora  animai  debole  ,  &bu~ 
mile,  come  dichiara  Seruiofopra  il  primo  ragionamento }  che  fa  Enea  <. 
ad  Euandro  appreso  di  Virgilio,   Et  perciò  il  Caduceo  tal  bora  fola- 
mente  ;talhora  il  ramo  dell' Vliuo  fola  è flato  fatto  per  la  Tace .  La  qua-  Pace  Dea. 
le  fu  Dea  parimente  appreffo  de  gli  natichi,  &  hebbe  in  l{oma  vngran 
tempio  tanto  bello ,  &  così  ricco ,  che  molti  andauano  à  Roma  folamente 
per  vederlo .  Queflo  fu  fatto  da  Vefpaftano ,  effendo  però  già  principia  ■ 
to  da  (flaudio,  &  dopo  la  vittoria  hauuta  della  Cjiudea  ui  portò  tutti 
gli  ornamenti  del  tempio  Hierofolimitano  t  &  fi  può  credere ,  che  vi  f effe 
anco  qualche  bel  firn  ulacro  della  Tace  ,  ma  non  ho  trouato  però  fin  qui 
fattane  mentione  da  alcuno    Vediamo  dunque  come  altroueellafia  fia- 
ta fattalo  difegnata .  K^AriHof anela  de  fcriue  tutta  bella  nell'afpetto,  Difegno  * 
&  è  fecondo  lui  compagna  di  Venereye  delle  (jratie.Taufania  fcriue,che  dellapace. 
la  fita  fiatila  in  ^ithene  era  didonna,che  teneua  in  mano^comc  altra  vol- 
ta ho  detto  y  il  fanciullo  Tluto  Dio  delle  ricebe^e,  perche  quefìe  meglio 
fi  acquìftano,  e  fi  conferuano  nella  pace}che  al  tempo  della  guerra}  concio- 

G$  fia 


.  2?4  Imagini  de  i  Dei 

Pace  ami-  fiA  c/j€  aHhcra  nonfipojja  attendere  à  coltìuàre  i  campi .  Et  però  àijjerù 
re.  gli  antichi, che  la  'Pace  fu  amica  grande  di  Cerere,&àlei  molto  cara-3& 

Tibullo  •   Tibullo  così  dice . 

La  Tace  fu  >  che  prima  giunfe  i  buoi 

Sotto  l'incuruo  giogo ,  onde  il  terreno 

Tu  coltiuato ,  e  7 gran  produce  poi . 
E  il  bel  frutto  di  dolce  fucco  pieno 

Ter  la  pace  fi  coglie  dalla  vite , 

Ch'ella  à  la  terra  già  ripofe  infeno. 

Claudia-      Et  le  guerre  fono  cagione  del  contrario .  Onde  Claudiano  fìnge ,  che 
no .  Cerere  non  volle  maritar  la  figliuola  Tro/erpina  à  LMarte ,  né  à  Febo , 

che  ambi  la  dimandauam ,  perche  i  vehementi  ardori  del  Sole  yfe  trop- 
po durano  ,  così  nuocono  alle  biade  ,  come  le  guerre .  Jl  perche  fece- 
ro gli  antichi  alle  volte  per  la  pace  ,  come  fi  vede  in  alcune  medaglie 
antiche \vnadonn a ,  qual  teneua  con  mano  vnafpica  di formento.  E  Ti- 
bullo perciò  diffe . 

Vieni  alma  pace  con  la  fpica  in  mano , 
Et  di  bei  frutti  pienoìl  bianco  few  < 

Et  la  coronauano  talhora  di  vlìuo  9  ££  otte  volte  di  Lamo .  E  vedeft 
ancora  in  alcune  medaglie  antiche  la'pace  con  ghirlanda  di  rofe .  (J7/4 
benché  ftano  inomì  diuerft ,  &  ne  fofkro  ancora  fatte  diuerfe  imagini , 
'Cócordia,  nondimeno  mi  pare ,  che  la  Tace ,  &  la  Concordia  ftano  vna  medefima 
cofa,&  furono  Cvna,e  l'altra  adorate  da  gli  antichi)  accioche  deffero  lo- 
ro vita  quieta,&  ripofata  .  Sarà  dunque  bene  s  che  hauendo  àìfegnata  , 
quella  io  difegni  quefta  ancora,  la  quale  era  fatta  informa  di  donna,  che 
teneua  con  la  deslra  mano  vna  ta^ra  ,  &  nella  fmiflra  batieuail  corto 
della  copia ,onde  così  diffe  Seneca  diìei  • 


Seneca. 


Et  à  colei ,  che  può  del  fiero  CWarte 

Stringer  le  fanguinofe  man  porgendo 
Tregua ,  e  ripofo  à  le  noiofe  guerre  9 
Efeco  porta  il  corno  della  copia 
faccifi  facrificio  tutto  mite . 

Et  alle  volte  ancora  fu  poSfo  vno  feettro  in  mime  alla  Concordia  ,dal 

quale 


Degli  Antichi.  23$ 

fiale  p  ar  mano  naf cere  alcuni  frutti  .  ^yfriHide  in  certa  fuaoratione 
de  ferine  la  Concordiate  fìa  di  af petto  bello,  & grane,  compresa  di  cor- 
pOye  benfatta ,  di  buoniffìmo  colore,e  tutta  vaga->&  non  habbia  in  sé  co- 
fa,che  punto  difeordi  dalia  beitela  f uà  .  Et  dice ,  che  ella  fcefegiàper 
bontà  de  i  T)ei  di  Cielo  in  terra  ,  accioebe  le  cofe  de  i  mortali  andajfero 
con  certo  ordine  ;  impcroche  per  cortei  fono  coltiuatii  campi  ,  &  cia- 
febeduno  ficur amente  poffiede  quel  s  che  èfuo  ;  da  coftei  fono  gouernate  le 
Cittd}fono  fatte ,  e  confemate  le  liete  no^e ,  $"  nodriti  erano ,  &  am- 
maeflrati  i figliuoli  poi .  Fu  moflrata  la  Concordia  qualche  volta  anco- 
ra con  due  mani  infieme  giunte  -,  il  che  fi  vede  in  certa  medaglia  anti- 
ca di  Tslerone:  come  facevano  etiandio  della  Fede  gli  antichi,  la  <F<*- Fede  Dea 
le  hebbtro parimente  per  T>ea  ,  &lafa  Silio  Italico  habitare  nella  silio  Ita- 
pìù  f  ecreta  parte  del  Cielo  ,  fra  gli  altri  Dei ,  quando  finge ,  che  Her-  lieo  . 
cole  la  va  a  trottare  per  la  di  fé  fa  di  Sagunto ,  &  le  comincia  à  parlare  in 
quejlo  modo . 

0  fanta  Fé ,  che  innanzi  alfommo  Gioite 
Fofti  creata ,  e  adorni  huomini ,  e  Dei; 
'Ter  te  tutte  lo  cofe  han  pace ,  &  oue 
Talhora per  difetto  human  nonfei , 
*Di  rado  è ,  che  GiuHitia  vi  fi  troue  , 
Ter  che  tu  fempre  vai  a  par  con  lei , 
Et  habiti  ne  i  cafti ,  e  giufli  petti  , 
Oue  i fanti  penfierfono  riftretti . 

Tercìochela  Fede  ha  da  filare  fecr  età, cioè  le  cofe,  che  altrui  fono  ere-  Colore  $- 
duteinfede,&  ha  da  effert  pura,&  monda  da  ogni  inganno.  Ter  la  qua-  Pfi°  della 
le  co  fa  fu  ordinato  da  ISfuma  fecondo  %h  de  i  Bimani ,  che  il  Sacerdote         ' 
facrificando  alla  Fede  hauejfe  la  mano  coperta  di  vn  bianco ,  come  recita 
liuio,per  dare  ad  intendere, che  fi  ha  da  guardare  la  fede  con  ogni  finceri- 
tà ,  &  che  ella  era  confecrata  nella  de/Ira  mano ,  perche  la  dobbiamo  di- 
fendere con  ogni  pronte^%a,\3  for^a.  Virgilio  parimente  chiamò  la  Fe- 
de bianca,&  canuta,il  che  Seruio  interpreta  detto  anchora,perche  pare  > 
che  fi  trouipiù  fede  ne  gli  huomini  già  canuti ,  &  vecchi .  Et  Horatio  Horatio . 
dolendofi  de  ifuoi  tempi  dice ,  che  la  Fede  vejlita  di  bianco  è  poco  adora- 
tale Nerone  nota ,  che  in  facrificando  alla  Fede  il  facerdotefi  copriua 
nonfolo  la  deflra  mano  con  bianco  velo,ma  il  capo  ancora ,  &  quafi  tutta 
la  per  fona  a  dimoflratione  della  candiderà  dell'animo ,  che  ha  da  ac- 
€9mpagnare  fempre  la  Fede,  Ter  la  quale  cofa  dijfe  l'  ^Irioflo .  Ario/lo . 

Gg     z        T^on 


2}6 


XmaginideiDci 


Irnagine  della  Concordia^  & hiereglifici denotanti  la 
Jède  &  la  concordia^con  la  imagjne  della  Fedefìgnifica- 
ti  laf  cretesi  della  fede 3  Or5  lafua  purità  >  &  che  per 
la  concordia  multiplica  tabondanzjt  delle  cofèJegete>& 
C  agric  ottura  >con  gli  ocelli  Cigogna>  0f  Cornice  alla  con 
cor  di  a  facr attiche  dinotano  l'ifleff  effetti» 


De  gli  Antichi.  217 

"typnpar  che  dagli  antichi  fi  dipinga 
La  fanta  Fé  veflita  in  altro  modo , 
Che  d'vn  mi  bianco ,  che  la  cuopre  tutta, 
Qhe  vnfol punto ,  vnfol  neo  la  può  far  brutta . 

Et  per  effer  creduto  >  che  la  fede  propria  della  Fedefofìe  nella  deflra  Mano  con 
manoy&  che  quella  perciò  le /offe  con] "cerata ,  come  diffi ,  ella  fu  ancofo-  fecrata  al- 
uente  moflrata  con  due  de/ire  infieme  giunte ,  &  alle  volte  ancora  erano  ^  te(^e  * 
fatte  due  fgur  ette ,  che  fi  dauano  la  mano  l'vna  all'altra .  Onde  gli  an- 
tichi hebbero  la  defìra  mano  in  gran  rifletto ,  come  cofa  facra  .  Da  r.he 
è  venuto  ,  come  dicono  alcuni  ,  che  quando  vogliamo  1 acquetare  vn 
rumore  fubito  nato ,  mojiriamo  quefla ,  leuandola  in  alto  >&  porgendo- 
la aperta  lignifichiamo  di  apportare  pace .  Et  perciò  fi  vede ,  che  molte 
flatue  di  73rincipi,&  di  Capitani  illuflri  furono  già  fatte  a  cauallo,  &  a 
pie ,  che  fendono  la  mano  deflra  :  Et  Giofeffo  fcriuendo  le  antichità  de  Giofeffo. 
i  Giudei ,  mette  che  fra  i  'Barbari  era  fegno  certi/fimo  di  hauerfi  a  fida- 
re l'vno  dell'altro,  quando  fi  porgeuano  la  deftra  mano  j  &  che ,  fatto 
queflo,nonfipoteua  più  né  l'vno  ingannare,  né  l'altro  non  fidar  fi .  Et  Baciare  la 
quindi  forfè  anco  venne  l'v fianca  di  baciare  la  mano  a  i  Signori  ,&ad Inari0  » 
altri  Superiori ,  che  fu  così  beneappreffò  degli  antichi ,  come  hoggifrà 
noi,  come  fi  vede  appufio  di  Tlutarco,oue  Topilio  Lena  jpofeia  che  heb-  piutarco  . 
he  parlato  affai  à  (tfara,  andante  in  Senato  il  dì  medefimo,chc  fu  vecifo , 
gli  baccio  la  mano ,  <&fe  ne  andò .   Et  Macrobio  facendo  parlare  Trete- 
fìatoà  fauore  de  i  feriti,  dice,  che  molti  di  loro  fono ,  che  per  grande1^ 
\a  di  animo  f predano  le  ricchezze,  (3  che  allo  incontro  fi  uedejpefso , 
che  molti  liberi,  &  padroni  per  la  ingordigia  del  guadagno  vanno  vil- 
mente a  baciar  le  mani  agli  altri  ferui;&  queftoatto  moflraua,  che  chi 
lofaceuafi  raccomandaua  alla  fede  di  coìui,cui  baciaua  la  mano,  &  per- 
ciò lo  riconofceuaperfuofupeiiore ,  ££  Signore .  Et  è  venuta  pari  nen- 
ie fin  a  tempi  noHri  l'vfan^a  di  dare  la  deflra  mano  in  figno  di  fede, 
la  quale  fu  moHrata  anco  alle  volte  con  vn  cane  tutto  bianco  ,  perche  fi 
leggono  i  miracoli  della  fedeltà  de  i  cani .     Ma  ritornando  alla  Concor- 
dìa,iaìla  quale  mi  ha  fatato  ildifegno  delle  due  mania  lei  communi  con 
la  Fede, le  confi crarono  gii  antichi  la  Cicogna;  onde  erano  perciò  nel  fuo  cicogna, 
tempio  molte  Cicogne;  benché  vuole  il  Volitiano  ,  che  non  la  Cfflkfacra  alla 
gna ,  ma  la  Cornice  foffe  data  alla  Concordia ,  &  di  ciò  chiama  in  t"[ìi-  Cócordia. 
monto  alcune  medaglie  antiche ,  &  Eliam ,  il  quale  dice ,  eh? falciano 
gì f antichi  dopo  f  battere  inuocato  Hìmerieo  nelle  ta^ze  chiamare  U 

Cornac-' 


13  *  ImaginicfeiDci 

Cornacchia  ancora  per  augurio  di  concordiate  douefìe  ejjerepoi  tra  quel- 
Cornice  v-  //,  U  quali  per  generare  figliuoli  fi  congìungeuano  infieme  .  XMà  quello 
celle  della  era  etiandio  per  la  Fede,cheft  deono  feruare  infame  marito,  &  moglie, 
come  dice  il  mede  fimo  Elianotraccontando7che  fono  le  Cornacchie  tra  loro 
p  fede  li  di  modo,che  di  due  fi  fiano  accompagnate  vna  volta  .morendone  ir- 

suti per  la  na  *  ^tra  fe  ne  ^  vsdoua  fempre .  Erano  oltre  di  ciò  i  pomi  granati 
Cócordia  anebora  fegno  di  Concordia  appreffo  degli  antichi  j  come  dicono  gli  feri- 
tori degli  Hrbrei ,  &  peiciò  gli  metteuano  intorno  alle  vefii  de  i  loro  fa- 
cendoti .  LMa  già  è  tempo  ,  che  ritorniamo  à  Lfóercurio  difegnato  con 
Vali  a  i  piedi ,%r  con  la  verga  in  mano  da  Homero}quando  Gioue  lo  man- 
da à  Calipfo ,  perche  ella  lafci  partire  da  se  Vliffe  ,  &  a  condurre  Tt ta- 
nto nel  campo  de'  Greci  per  dimandare  il  corpo  di  Rettore  ,  qual  fu  così 
Virgilio,  bene  imitato  da  Virgilio  poi  ,  che  pare  quaft  tradotto  da  luiinquesla 
parte  ,  quando  egli  fa  parimente  ,  che  UMer curio  comandato  da 
Gioue  va  ad  Enea  ,  mentre  che  fitrouaua  apprcjfodi  "Bidone  ,  così 
dicendo  : 

OHer curio  ad  obedìr  il  Tadre  intentò 
3\j?  i  dorati  Talari  i  piedi  afeonde, 
1  quai  con  aliprefle  a d  ogni  vento 
tAlto  il  portan  da  terra ,  e  fopra  fonde . 
"prende  la  verga,con  cui  in  vn  momento 
L'anime  trahe  da  le  Tartaree  fponde  , 
Et  altre  vi  ripone,e  donale  toglie 
f  fonni,  e  molti  ancor  di  vita  feioglìe 

'Potrei pone  degli  altri  Toeti  anebora,  li  quali  nelmedeftmo  modo 

thannodeferitto  imaparmiyche  quesli  due  ftano  di  tanta  auttorià,  che 

quando  effi  fanno  fede  di  vna  a  fa ,  nonfe  ne  debba  cercan  altro  poi,  fe 

forfè  non  f offe  per  dare  meglio  ad  intendere  quelio,che  da  loro  fu  detto,  il 

Pen  ne  per  che  non  fa  bora  di  bifogno .  Furono  poi  date  le  penne  a  LMer  curio,  come 

che  date  a  ho  ùetto,pcrche  nelparlateydi  che  egli  era  il  Dio  (ò  che  ftgnificaua  forfè 

Mercurio .  meo  la  co/a  sleffa)  le  parole  fe  ne  volano  per  l'aria  non  altrimenti, che  fe 

haut "fleto  l'ali.Onde  Homero  chiama  quafi  fempre  le  parole  veloci>alatr9 

&  che  hanno  penne .  Che  Mercurio  haueffe  fempre  le  penne  in  capo  fi  ve- 

Plauto,     de  appreffo  di  Tlauto ,  quando  per  poco  di  bora ,  ch'e  i  fi  traueiiì ,  non  ne 

volle  effere  fen^benche  dkeffe  di  farlo ;per  che  gli  fpettatori  conofeeffe- 

ro  lui  dalferuofuo  di  LsfnfitriQne^el  quale  fi  era  mutato,  &  quefie  fon» 

fue  parole . 

E  per- 


Degli  Antichi 


fmagìns  dì  SMercurio  ìnuentore  delle  lettere  >  de!!* 
Mujìcajielld  geometrìa^  delle  buone arti >$  ìmagme 
di  TalefiraftiafigliuoL  Dea  de  Lottale  tiene  mgrem 
ho  <vn  ramo  dì  rulìuo  ejfendo  nsfo  de  lottatori  di  *vn~ 
gerfi  con  otto . 


2  4°  ImaginideiDci 

E  perche  riconofcere  mi  pojjbno , 

Quejie penne  haurò  fempre  nel  cappello, 

'Perche  baueuaC^tercurio  il  cappello  ancbora  ,'&  à  qucHo  eran$ 
A     leio.   ancho  attaccate  l'ali  quantunque  ^yipuleiolo  moHri fen\a,quanio  rac- 
conta ilgìudicio  di  Taride  rapprefcntato  in  fcena-facendo  che  pi  r  Merat 
rio  compari fce  vn  giouane  tutto  bello,e  vago  neli'afpetto  ,  con  biondi,  £5 
crespi  criniera  li  quali  erano  alcune  dorate  penne  poco  da  quelle  drfferen* 
ti,che  in  forma  dali  fpuntauano  fuori,&  baueua  intorno  vn  panno  fola 
mente, che  annodato  al  collogli  pendeua  giù  dall'omero  finiJtroi&  il  Qi 
Marnano,  duceoin  manosjl/lartiano  lo  defcriue  gìouine  di  bel*orpo,grande,e  fodot 
cui  comincino  à  fpuntare  alcuni  pelw^i  dalle  pulitewiancie,  come  due 
ancho  Luciano,  &me%o  nudo,  perche  vna  breue  veflimiola  gli  copre  gli 
homeri  folamente  ;  £5>  non  fa  egli  mentione  d' aliane  dijfedaceo ,  ma  ben 
dice,che  mojira  di  ejfere  fpedìto  ,  &  esercitato  affai  ne^Wrrere ,  &  nella 
Lotta .  La  quale  bor  mi  riduce  à  mente  quello ,  che  già  bò  letto  apprcp'o 
Filoftrato.  fa  Filq/ìrato,&  è  che  Taleslra,  la  quale  potiamo  chiamare  Lotta ,  fu  ft~ 
Pale  gliuola  di  CMercurio ,  &  era  tal ,  che  malageuolemente  fi  poteua  cono* 

fcere,fefoJse  mafebio,  òf emina,  conciofia  che  al  vifo  tutto  polito ,  &  i?«-- 
go  par eua  ef sere  non  meno  fanciullo  ,  che  fanciulla  ,  le  bionde  chio- 
me erano  ben  lunghe ,  ma  non  sì  però ,  chepotefsero  annodar  fi ,  il  petto 
era  di  pura  virginella  ;  né  più  rileuauano  le  belle  poppe  in  làiche  rileui- 
no  in  vn  delicato  gionine-,nè  erano  le  braccia  bianche  folamente,  ma  colo* 
rite  anchora,&  fedendo  ella  teneua  infeno  vn  ramo  di  verde  Vliuo,  im- 
perocb* ella  amaua  quesl a  pianta  affai ,for fé  perche  fi  ungeuano  prima  con 
olio  quelli,  U  quali  lottauano .    Così  dipinge  Filo/irato  la  Talejìra ,  &  U 
u      •      dice  figliuola  di  Mercurio,  perche  egli  fu  il  titrouatore  di  quesla  forte  di 
Mercurio  efsercitioycome  cantò  anco  Horatio  in  certo  h inno, ch'ei  fece  a  coilui  .   Et 
rkrouato-  non  ritrouò  OWercurio,&  moslrò  a'  mortali  il  modo  di  efsercitare  il  cor*. 
re  di  tutte  pò  folamente, ma  l'animo  anchora,e  lamblico  dice,  che  a  lui  dettero  quel- 
le arti|.      ij  fa  £gittQ  n  ritrouamento  di  tutte  le  buoni  arti  ,  &  che  perciò  gli  de- 
dicauano  fempre  tutto  quello  ,  che  fcriueuano  .  Cicerone ,  fcriue ,  che 
Thoir.       Mercurio  moslrò  in  Egitto  le  lettere,  ($  le  Leggi,  &  che  ei  fu  nomato  da 
T  heu  t.      quelle  genti  Thoit ,  ouero  T'oeut,  come  fi  legge  apprejfo  di  Vlatone .  Et 
altri  hanno  detto  che ,  oltre  alle  lettere,  fu  ritrouata  anco  da  Mercurio  la 
Figuraqua  mufica,  la  geometria  ,ela  pale/Ira,  perle  quali  quattro  cofefoleuana 
eira  di  Mer  ^are  anticamente  la  fua  imagine  di  figura  quadrata,^  porla  nellefcuole% 
cme  era  in  certa  parte  dell  Arcadia  ,  fecondo  che  recita  Vaufania  ,  il- 

quale 


De  gli  Antichi 


241 


Statoe  dì  Mercurio  dette  Hermì  per  efter  lui  flato 
tinuentore  di  tutte  le  buone arti }  quali  non  temono  ne 
colf  idi  tempoì)  di  fortuna,  ($f  li  vìrtuofi  non  temono 
ninna,  loro  ingiuria ,  fìgntficano  ancora  la  faldella  del 
parlar  veridico . 


Hb 


242  ImaginideiDei 

quale  lo  de  fcriue  fatto  in  guifa,che  pareua  veflirfi  vn  manto,  &  non  ba_ 

uè  adi  patto  gambe  sic  piedi ,  ma  era  come  vna  piccola  colonetta  quadra  . 

G  aleno .  Galeno  quando  t [sorta  i  giouanì  alle  buone  ani ,  dice ,  che  elle  furono  tut- 
te ritrovate  da  Oifer curio t(3  lo difegna gioitine  ,  belìo,  non  per  arte,  ma 
per  propria  natura  ?  allegro  in  visla ,  con  occhi  lucidile  rifpl  end  enti ,  & 
che  iiii /'opra  rna  quadrata  bafe  :  perche  chi  feguita  la  virtù  fi  lena  di 
mano  alla  Fortuna ,  e  col  flar  fermo ,  &  faldo  non  teme  di  alcuna  fu  a  in- 

Suida  £M0*Ì .  E  Snida  ferine, che  la  figura  quadra  è  data  à  Mercurio  per  riflet- 
to del  parlare  veriteuole  ,  ilqual  così  fià  fermo  fempre,  e  faldo  contra 
chififia,come  il  bugiardo }&  mendace  toHofi  muta  ,  ZS '  fouentefi  volge 
hor  quà,hor  là.iJMa  ò  per  quesìofo  peraltro  chefoffcyriferifce  anco^Jlcf- 
J andrò  "Napolitano ,  che  i  Greci  faceuano  fpefjolajiatuadi  Mercurio  in 
forma  quadra  col  capo  folo  fen\a  alcun*  altro  membro  ;  &  concimili  Jia- 
tue  honor auano fpcjfo  igrandi,&  valoroft  Capitani  mettendole  in  publi- 
€0,&  ne  metteuano  anco  molte  dinanzi  alle  putiate  cafe,  come  riferifee 
,  .,-,  Suida  .  Et  Thucidide  ancora  fcriue  ,  &  lo  replica  Tlutarco  ,  che  in 
lAibene  era  gran  numcrodi  quejìe  fiatue,  le  quali  una  notte  furono  quafi 
tutte  guasìe,allhor  fubito,  che  gli  Atheniefi  hebhero  deliberato  diman- 
dare vnagrofja  armata  addojjo  a  Siracufa,  di  che  ^Alcibiade ,ch e  era  vno 
de  i  capi dell'armata ,  &iie  baucua  egligua  $ te  alcune  ,  fu  travagliato 
grandemente ,  tome  che  hauefìe  datoftgrìo  di  mutationc  dijìatodella  re- 

Hermi  »  pubhca,alterando  quelle  flatue,le  quali  pano  dette  Hermi,  perche  Mer- 
curio fu  parimente  detto  Berme  da'£jreci}&  erano  poftt,come  diffifopra  , 

Cicerone,  per  ornamento  nelle  fcuole  &  nelle  Jicaiemie.  Onde  Cicerone  rifponden- 
do  ad  Lattico  chiama  Herme  ornamento  commune  à  tutte  le  Csfcade- 
mie.  Et  un  altra  volta  rifponde  al  medefimo,che  già  gli  piaccianole  be- 
ne non  gli  ha  anco  uednti,gli  Bermi  di  marmo  con  le  tefte  di  meta  Ilo,  ch'ei 
fcriue  di  bauerglìcompratì;&  lo  prega  à  raccoglierne  quante  più  né  può 
bauere ,  &  lofollecita  à  mandar  le  pre/ìo  per  adornarne  la  fua  ^yìcadc- 
m  ia-)b  libraria,  che  la  vogliamo  dire .  Leggcft^che  gli  ^ithenie fi  furono 
i  primi,  ebefaceffero  firnili  fìatue .  Et  nonfolamente in  quesle  di  Mer- 

Hermida  curio,  ma  in  quelle  anco  di  molti  altri  'Pei  vfarono  parimente  gli  altri 

cui  prima  grecj  tale  figura  quadra  ;  &più  di  tutti  forfè  gli  .Arcadi  ,come  fcriue 
^Paufania  5  perche  appo  loro  era  vn' altare  dedicato  à  Gioue  con  vna  sla- 
tua  fatta  infimìleforma.Et  benché  molti  fcriuano  che  Mercurio  fu  chia- 

Cillenio  *  maio  Cillenio  da  n>n  monte  dell' (arcadia  di  questo  nome+ouc  einacque-, 
nondimeno  vi  fono  siati  anco  di  quelli ,  che  hanno  voluto ,  ch'eifofìe  così 

r         j  i  cognominato  da  quefìe  imagini  quadrerie  quali  fi  poteuano  dire,tronche* 

parlare.     c  nto^e ,  non  bautndo  altro  membro ,  che  il  capo ,  perche  i  Greci  chia- 
mano 


•  De  gli  Antichi.  24^ 

mano  Cilli  quelli ,  all'i  quali  fio,  mo^o alcuno  membro  :  &  mojìrauario 
lafor^a  del  parlare ,  ilquale  non  bà  bifogno  dell'aiuto  delle  mani ,  come 
ferine  Fefto,  per  fare  ciò  clx  vuole,  ma  quando  è  bene  ordinato  3&  fifa 
vàireà  conueneuoli  tempi  ,  tanto  pubiche  facilmente  piega  gli  animi 
immani ,  come  gli  piace ,  &  fouente  fa  for^a  altrui  àfuo  piacere.  On-  Horario. 
de  Horatio  canta  di  CMercnriOyCbe  egli  da  principio  perfuafe  a' mortali  di 
laciare  lefdue ,  e  i  monti  .per  liquali  andauano  in  que' primi  tempi di- 
fperft,come  lefere,&  vnirfì  à  viuere  ìnfieme  àuilfnénte.  ìlebe tolfe egli 
forfè  da  certa  fauola  de  i  Greci ,  la  quale  racconta  ,  che  Vrometbeo  andò) 
imbafeiadore  à  (jioue  a  pregarlo,  ch'ei  volejfe  prouedere ,  che  lafciaffero 
homai gli  huomini  quella  vita  roi^a,  &  beftiale,che  mmauano  già  dal 
cominciamento  del  mondo .  Onde  egli  mandò  con  lui  Mercurio  concorri' 
tnijfione  diinfegnarea  quelli ,  ebe  più  riputaffe  degni',  il  modo  di  ben 
parlare ,  col  quale  effi  poteffero  perfuadere  àgh  altri  qùello,che  era  necef- 
fario  à  fare  per  viuere  vnayita  dQmettica,honefta,&  ciuile.Et  per  que-  Ljn<TUa  có 
fio  confecrarono  gli  antichi  la  lìngua  a  ^Mercurio,  &  oltre  a  tutti  gli  aU  fecrata  à 
tri  facrificij,quefio  era 4  lui  proprio,&  particolare, di  facrifcargli,beendo  Mercurio. 
certo  poco  vino ,  le  lingue  delle  vittime .  Fu  anco  creduto 'JWcr  curio  il 
primo, ebeynofir  affé  il  modo  ài  guadagnar  e,  &  perciò  era  T>io  de'mer-     .      ,  , 
cattanti,  yjìn^i  dicono,  chef  offe  detto  \JMer  curio  dalla  cura  >  che  egli  Mercanti . 
ha  delle  merci;  onde  Snida  fcriue,cbe  per  queHo  metteuano  vna  borfa  in 
mano  al  fuofimulacro .   Fulgentio  vuole ,  che  l'ali  a  pie  di  Mercurio  fì- 
gnificbinoilvehée>& quafi  continuo  mouimcnto  ài  quelli, che  traffica- 
no ,  li  qualli  follimi  ne'loro  affari  vanno  qua  fi  fempre  bor  qua,  bor  là  . 
Onde  ferine  Cejarè ,  ebe  iFrancefi  adwauano  Mercurio  più  di  tutti  gli  al-  Cefare. 
tri  Dci,&  ne  haueuano  molti  fimulacri  ;  perche ,  oltre  che  lo  diceffero  ef- 
fere  fiato  ritrouatore  di  quafi  tutte  le  arti,credeuano,  che  particolarmen- 
te ci potefi e  afi ai giouar e  altrui  ne  guadagni ,&  nelle  mercantie-,  T^lle 
quali  quanto  babbino  da  tffere  vigihnti  gli  huomini  moftra  il  Gallo  pò-  Gallo  a  ci 
ftoà  canto  à  quefìo'Dìo  ,come  difji  già  ,  benché  vogliano  alcuni ,  che  fi-  to  à  Mer- 
gnifichipiù  tojtola  vigilanza,  che  deono  vfare  gli  huomini  faggi,e  dot-  curio. 
ti,perche  à  quegli  è  brutto  fuor  di  modo  dormendo  confumar  tutta  la  not- 
te .  Conciofia  che  mettendo  CMer  curio  per  la  ragione ,  &prr  quella  lu- 
ce,chc  ci  forge  alla  cognizione  delle  cofe ,  ei  non  vuole  che  fiiamo  lunga- 
mentefepolti  nelfonno,ma  pofeia  che  fono  rinfrancati  gli  jj>irti,che  ritor- 
niamo alle  v fate  opere  .  Terchenon  ponnogli  huomini  ftare  in  conti' 
nua  attione  né  del  corpo, né  della  mente ,  onde  è  loro  necejfario  quel  breue 
ripofo,che  apporta  il  fanno,  come,  mojìrano  i  Fihfofi.  Et  Tanfaniafcri-  Paufania. 
uendo  delpaefe  di  Corinto  mette,  che  quini  era  vii  altare ,  ouefifaceua 

li  h     1        Jacri- 


94< 


ImaginideiDd 


Imagìne  della  V^otte  nutrice  della  morte  1&J  del  fon- 
fio  s&  imagìne  del  Sonno  fratello  &  compagno  della 
morte^qmete  ftj  dolce  ri  fioro  de  mortali  >  con  molti  ne* 
gri fogni  che  accompagnano  la  Notte  ,&  il  Sonno  >  &  il 
corno  dinota  il  ripoffo^  la  varietà  de' fogni. 


Degli  Antichi.  245- 

facrìfìcìo  alle  Mufe ,  &  al  Sonno  inftcme ,  come  che  foffcro  ben  grandi  a  Sonno  cu 
mici  tra  loro .  fmperò  che  tennero  gli  antichi  il  Sonno  parimente  Dio,&  le  Mufe 
gli  ne  fi  cero  fìat  ne,  come  de  gli  altri  fDci,  credendolo ,  come  dice  Hefwdo,  Hefiodo 
C  Homero  ,  fratello  delia  morte  .  il  che  mojìrauano  etiandio  le  imagi-    omero  ' 
ni  Jcolpìte  nell'arca  di  Cipfclo ,  oue  era  vna  f emina ,  che  teneuafuH  fi- 
ni(tro  braccio  vn  fanciullo  bianco,  che  dormiua ,  £?  un  negro  fu  l  dcjìro, 
che  medtfimamente  dormiua,&  haueua  gli  piedi  flortì,pcr  quefìo  forti- 
ficando la  Ottone ,  &  per  quello  il  Sonno,  &  la  f emina  era  la  T^otte  nu-  ^ote 
trice  di  amendui .  Fu  quefia  da  gli  antichi  fatta  in  forma  di  donna  con  a 
due  grandi  ali  alle  fpalle  negre,\3  dijiefe in  guifa,  che  pareua  volare,  & 
abbracciare  con  efie  la  Terra  ,  come  dif} e  Virgilio.    Ouidio le  dà  vna  Ouidio. 
ghirlanda  dipapauero,che  le  cinge  la  fronte,  &  manda  con  lei  vna  gran 
compagnia  di  negri  fogni .  Gli  altri  Toetipoi  la  fingono  hauere  vn  carro 
da  quattro  ruote,che  fignificano  ;  come  dice  il  boccaccio  >  le  quattro  parti 
della  notte  ,  così  diuife  da'  foldati  ,  &  da' nocchieri  nelle  guardie  loro. 
Ella  è  tutta  di  colore  fofeo ,  ma  la  veìle ,  che  ha  intomo  rifplende  qualche 
poco  ,  &  è  così  dipinta  ,  che  rapprefenta  l'ornamento  del  Cielo.  Ti- -u  n 
bullo  fa  ,  che  con  co/lei  vanno  le  Stelle  fue  figliuole,  il  Sonno,  & '  i  Jogni 
quando  così  dice; 

*Dateui  pur  piacer ,  chomai  la  notte 

ffttoi  deflriefhà  giunti  infieme ,  e  viene 
Correndo  à  noi  dalle  Cimmerie  grotte, 

E  le  /ielle  di  vaga  luce  piene 

Seguono  il  carro  de  la  madre ,  quali 
Il  eie  l'in  bel  drappello  accolte  tiene . 

Et  il  fonno  {piegando  le  negri  ali 

Va  lor  dietro ,  e  vi  van  gl'incerti  fogni 
Con  pie  non  fermo  ,epaffi  difuguali . 

'Dalle  quali  parole  fi  conofce,cheH  Sonno  parimente  haueua  l3 ali, il  che  Sonno  co 
diffe  Statio  anchora,quando  fi  duole,cbe  già  fono  tati  dì,cffei  non  può  dor  '      . 
mire/3  loprega,che  à  sé  voglU  venire  homaue fcuoterglifopra  il  capok 
lieuipenne,Q?  il  medeftmo  diffe  Silio  Italico  .Oltre  dì  ciò  il  Sonno  è  gioiti-  Silio  Itali 
ne,che  il  medefimo  Statio  lo  fa  taleychiamalo  piaceuolijfimo  di  tutti  1  Dei,  co. 
comcchenÒfiacofapiàgrata,riè  che  piaccia  più  a' mortali  dopò  le  fatiche 
del  ripofo ,  che  ci  apporta  il  piaceuole formo ,  onde  Seneca  difje  così  di  lui,   en 

■ '■ QSonuQ- 


246  Imàgfni  dei  Dei 

0 forino  almorijìoro  ale  fatiche 

'De'  mortali ,  de  l'animo  quiete  , 

E  del  viuer' human  la  miglior  parte , 

O  de  la  bella  „4jìrea  veloce  figlio , 

E  de  la  LMorte  languido  fratello , 

Ch'  ìnfteme  mefei  il  vero ,  &  la  bugia , 

E  quel  y  che  dee  venir  chiaro  ci  mofìri 

Con  certo,  e  fpeffo  {ohimè)  con  tritio  nuncio; 

Tadre  di  tutto  porta  de  la  vita , 

Bjpofo  de  la  luce ,  e  de  la  Sfotte 

Fido  compagno ,  tu  non  pia  ri/guardi 

K^il  I{è  y  ch'alferuo ,  ma  vieni  egualmente 

i^jfl'vno  y  è  à  l'altro ,  ne  le /lanche  membra  , 

placido  entrando  la  fiancherà  fcacci , 

Et  à  quel  y  che  tanto  te  mono  i  mortali 

Gli  auuei^i  &  >  ch'imparano  il  morire . 

Fibrato.  Filoflrato  nella  tauola,ch*  ei  fa  di  ^ìnfiarao,nell' antro  del  quale  di» 

ce ,  che  era  la  porta  de  i  fogni,perche  dormendo  quiuift  vedetta,  &•  vii' 

Vefti   del  Haji  infogno  quello  ,  che  fi  cercaua  di  intendere  ,  dipinge  il  Sonno  tutto 

onn0r      languido  con  due  vesli,l'vna  difopra  bianca/ altra  di  fitto  negrajnten- 

dendo  per  quella  il  dì>e  per  quella  la  notte,egli  mette  in  mano  vn  Corno, 

come  fanno  anco  quafi  tutti  i  Voeti,dal quale  parche  jparga  il  ripofo  fo- 

pra  de'  mortali.  Il  che  dicono  efiere  flato  finto, per  che  il  corno  afiottigliato 

bogni.  trafpare,  &  così  ci  moftra  le  coj eccome  le  veggiamo  in  Sogno,  quando  pe- 
rò fono  i  fogni  veri  ,  ma  quando  fono  falft  ,  il  Sonno  non  porta  il  cor- 
no ,  ma  vn  dente  dì  Elefante,  perche  afiottiglift  l'auorio  quanto  fi  vuo- 
le y  non  trafpare  mai  sì ,  che  per  quello  paffi  la  visla  humana  .  Vera 
j   Virgilio  finfe  5  che  due  fojfero  le  porte ,  per  le  quali  ci  vengono  i  fogni, 

foo n  i.     C  ^ 'vaa  dì COYno  9  l'ahra  di  auorioy  Ò  che  per  quella paffano  i  veri ,  &  per 

Porfirio,  queslai  fatfi .  Sopra  di  che  "Porfirio  così  difeorre,  come  riferifee  CMa- 
crobioydìcendo  che  l'anima  ritirataci, quando  l'huomo  dorme  in  buona  par 
te  da  gli  officij,del  corpo,  fé  bene  dùcagli  occhi  alla  veritd,non  la  può 
vedere  però  mai  drittamente,  perla  feure^a  dell' humana  natura  ;  ma. 
[e  pure  quefla  fi  affottiglia  in  modo  ,  che  l'occhio  dell'animo  ci  paffì  per 
dentro,vede  fogni  ueriper  la  porta  del  corno^mafefìà  denfa  sì, che  l'ani 
mo  non  la  poffa  penetrare  con  la  visla ,  vengono  per  la  porta  dell' auorio  i 
falfi  fogni .  Et  il  mede  fimo  Virgilio  ha  finto  anebora  >  che  almeno 

della 


De  gli  Antichi.  247 

della  entrata  dell'inferno  fia  vn  grande  olmo,cbc  fparga  gli  fronzuti  ra- 
mi^ che  fotto  le  foglie  di  questi  fiiamo  attaccati  i  fogni  vani  &  faìji .  $Q„a{  „* 
La  quale  coja  vuole  dire,  come  l'efpone  Seruioycbe  alla  Hagione,  che  ca-  Uu 
dono  lo  foglie  àgli  alberi ,  i  fogni  fono  fempre  vani.  Et  altri  hanno  dei-  Semio  . 
to,che  l'olmo  arbore  fìerile,  &  che  non  fa  frutto,  e f prime  da  sé  la  uanità 
de'  fogni,  quali  furono  detti  ciechi  da  gli  antichi ,  come  fcriue  Snida ,  ò 
pere  he  fono  fallaci  ,ouero  perche  parlano  fempre  con  chi  bà gli  occhi  fer- 
rati.  Oltre  di  ciò  porta  il  Sonno  anco  talhora  vna  verga  in  mano,  con  la-  Verga  del 
quale  tocca  i  mortali,& gli  fa  dormire  .  Onde  Statio  vna  volta,  che  non  Sonno . 
poteua  dormiremo  pregaua,che  v.  niffe  à  toccarlo  con  qudla,Ouidìo,pófcia 
che  ha  dtferitto  il  luoco,  oue  habita  il  Sonno ,  qual  fa,  chefia  appreffo  de 
Cimmerij  popoli, che  hanno  quaft  fempre  notte, anchor  che  in  Ltnno  lo  mn 
te  HomeìOy  ifola  nel  mare  Egeo ,  &  Statio  appreffo  de  gli  Et  Inopi ,  & 
i '  ^driovto  vltimamentel'hapofio  neUt  ^Arabia:  Ouidio,  dico,  dejcritta 
ch'egli  ha  la  cafa  del  Senno  ;  mette  lui  à  dormire  fopra  vn  letto  di  hebe- 
no,  coperto  tutto  di  panni  negri,  intorno acquale  Jìanno  innumerabili  fo- 
gni in  diuerfe  forme  figuratile'  quali  tre  fono  i  miniUri  più  degni',  l'v- 
no,  che  rapprefentafolo  la  forma  humana  ,  fi.  dimanda  Morfeo  l'altre  ;  è        .  .„  . 
detto  Fobetore,che  moslra  ogni  forte  di  befìia;  &  il  ter^o  ,che  fa  vedere  ~j_  §^LS 
terraiacqua^faffi^rbori^monte  piano^  ogni  altra  cofa inanimate,  ha  no- 
me Fantafo .  j^è  pia  dico  di  loro,  mar itorno alla imagins  di  Mercurio  Mercurio 
fatta  pure  informa  quadr  adorne  fi  legge  appnffo  di  Taufania ,  quando  ci  Pcne  ^w 
d': 'fcriue  l'^A ebaia ,  che  era  in  certa  parte  di  quel  paefe  fu  la  via ,  con  la    *t0' 
barba,  Z?  con  il  cappello  in  capo  .    ÌS(è  mi  ricordo  di  hauere  luto  di  altra 
fiatila  di  Mercurio,che  di  quefta  ,  laquale  haueffe  ìa  barba  ,  efìendo 
che  1  Toeti  tutti  lo  d.fcriuono  fenica ,  il  che,  dicono ,  voler  moHrar  cbfl 
parlar, quando  è  bello,uago,e  puro,non  inuccebia  mai .  iJMa  fanno  ben 
però  molti,  che  gli  comincia  dare  fauori  la  prima  lanugine ,  come  già  ho 
detto  di  Martiano9&  come  di  Luciano  pofìo  dire  il  medi  fimo ,  poi  che  ne* 
juoi  facrifeij  deferiue  Mercurio  con  alcuni  pochi  pelu^J  della  prima 
barba^he  gli  cominciauano  ad  apparire  fui  vifo .     Homero  parimente 
fa, che  Vhjfe  lo  vede  tale,  quando  à  lui  va  ,  egli  porta  quella  herba  ,  con 
laquale  eifi  difefe  poi  dagli  incanti  di  Circe  .  Leggefi  oltre  di  ciò,cbe  al- 
legatile di  Mercurio ,  lt*quaii  erano  su  lepubliche  vie,  gittaua  pi^reo-^-       ^ 
gnuno,che  paffaua  di  làjecondo  le  trouaua  a  cafo,  in  modo  che  vi  fé  ne  ve  tate  allatta 
deuanoi  monti  raccolti  intorno,  ò  foff'e  per  moftrare ,  che  fi  debbe  far'bo-  tua  di  M& 
non  alti  'Dei  con  offerire  qucllo,c  he  primo  fé  ne  apprefenta  ,0  fi  ha  alla  curio.. 
mano  ,   onero  perche  purejfero  in  quel  modo  purgare  le  publiche  Jìrade  j 
sì  che  non  trouafjero  poi  gli  altri  }  che  pajjauano  di  là  ,   C?  i  corrieri 

raccomman- 


148  Imagihi  dei  Dei 

raccomandati  a  quejìo  Dio^ofa^he  gli  pote/je  offenderemo  veramente  ciò 
era  per  da  re  ad  intendere,  che  cos  ìè  tutto  il  rag  tonare  compofio  dì  picco* 

Suina;  le  particelle ,  come  quei  monti  di  piccolepìttre  raccolte  ìnfieme ,  Suida 
ferine,  che  qut/ìi  cumuli ,  b  montici  Ili  di  pietre,erano  cenfecratì  a  Mer- 
curio.ntlle  vie  incerte, forfè  perche  non  deuiajfe  dal  buon  camino^  chi paf- 
fauaper  là  .  Et  che  fu  anco  vfan^a  degli  antichi  di  porre  su  lefirade 
public  he  dìnan  \i  al  le  fìat  uè  di  Mercurio  le  primitie  de  i  frutti  a  feruìtio 
de'pafsaggkri,li  quali  fecondo  il  hifogno  ne  mangiauano.  Leggefi  ambo 
Mercurio  ranche  Mercurio  alle  volte  fu  fatto  con  tre  capì  ;  ò  per  mofirare  la  gran 

co  tre  capi  fa^  cfye  bfr  l'ornato  parlare ';  ò  perche  a  coftui  f corta  de  paffaggieri  non. 
ba/ìana  vn  capo  per  mofirare  altrui  le  diuerfe/ìrade,&  fpecialmente  ne* 
triuij,cioè  doue  erano  tre  vie,  &  perciò  in  ciascheduno  de'  tre  era  fognato  > 
otte  quefla,ò  qudla,ò  quell'altra  via  andafse  . 

Volevano  poi  gli  antichi  anchora ,  che  Mercurio  hauefse  cura  de'  Ta- 

Homero  .  ^0Y'l:<T^'i  c^e  fa  Fornero  fede }  quando  dice, che  in  fraTroianiThorba  fu 
ricchiffimo  di  armenti ,  <&  di  greggi ,  perche  Mercurio,  cui  egli  fu  grato 
più  di  tutti  gli  atiri,così  l'hauena  arricchito,  forfè  perche  ne' primi  tempi 
non  conof ceuano gli  huomìni  altro  guadagno,  che  quello,  che  trabeano  da 

Paufania  •  i  &*£§?$&  da  gli  armenti .  Et  perciò  ferine  Taufania,  che  nel  paefe  di 
Corinto  su  certa  ina  era  vna  slatua  di  Mercurio  fatta  di  bronco ,  che  fé* 
deua,&  haueua  vn' agnello  a  latoSDi  che  ei  tace  la  ragione  d  posi a,come 
cofa  mijìcrìofa,&  che  non  fi  pofsaynèfi  debba  dire.Et  vn' altra  ne  era  ap* 
prefso  de'  Tanagrei  gente  della  Beotia,  cheportaua  vn  montone  in  collo , 
perche  dicefi  che  Mercurio  andando  già  in  quel  modo  intorno  alle  mura 
della  Città, fece  cejfare  vna grauiffima pefiilen'^a.Onde  fu  ofseruatopoi, 
che  quando  fi  celebraua  quiui  la  fuafejìa  ,  andana  vn  bellijfimo  giouanc 
intorno  alla  città  con  vn' agnello  in  collo .  Vn "altra  flatua  fu  pur  anche 
di  Mercurio  portata  dell' ^trcadìa,come  recita  il  mede  fimo  Paufania,  & 
efferta  al  tempio  di  <j ione  Olimpio  ,  armata  con  vn  elmo  in  capo  ,  & 
veììita  di  vna  tonica  ,  con  vna  breue  vejlicciuola  difopra  da  foldato , 

Macrobio  &  portaua  vn  montone  f otto  libraccio.   Macrobio  ,  il  qual  vuole y 

che  per  tutti  gli  altri  'Dei  jìano  intefe  le  molte  virtù  del  Sole  ,  à  que- 

Mercurio  §\e  tira  parimente  la  imagine  di  Mercurio  ,  dicendo  ,  che  l*  alimo* 

pel  iole  flran0  ia  velocità  del  Sole ,  &,  che  il  finger  le  fauole,che  vecideffe  *Argo 
guardiano  della  figlia  di  Jnaco  mutata  in  vacca  ,  onde  pofero  alle  volte- 
ancora  vnafcìmitarrain  mano  allafua  slatua,fu,  perche  *Argo  con  tan- 
ti occhi  è  il  Cielo  pieno  di /ielle ,  che  guarda  la  terra  ,  la  quale  facevano 
quelli  di  Egitto  nelle  loro  facre  lettere  in  forma  di  vacca  ;  ma  lo  veci* 
de  Mercurio ,  cioè  il  Sole  ?  come  quello ,  che  fa  /par  ire  le /ielle ,  quando 

Udì 


De  gli  Antichi. 


2  4P 


Imagine  dì  Mercurio  ^Dìo  della  eloquenza  >fiorta  de 
paJsaggteri.Dio  de  P  a  fiori ,  intefo  amo  per  la  for%a  del 
Sole>&  imaginedelDioAnuùi  T> io  della  fagac ita  appo 
gli  Egittìjjheervnifìefiocon  Mercurio^  il  caduceo 
quifignìfica  il  Sole  e>  la  Luna  il  demone  lafortunaja- 
rnorc>et  la  necejfità  che  njanno  codina/cimento  bumano* 

li 


250  Imaginidei  Dei 

il  dì  comincia  à  moslrarfì .  Oltre  di  ciò  le  figure  quadrate  di  CMetcurio, 
che  haueuano  il  capò  folo,&  il  membro  virile,mofiìano  cbe*l  Sole  è  capo 
del  mondo  ,  &  f emina*  or  e  di  tutte  le  cof e  ,  & quattro  lati  lignificano 
quello  ,  ebefignifica  la  cetra  dalle  quattro  corde  data  medefimamante  à 
CMercurio  ,    cioè  le  quattro  farti  del  t^Mondo  ,   ouero  le  quattro 
fi agioni  dell'anno  ,  òche  due equinottij  ,   <&  due  folflitij  vengono  à 
fare  quattro  parti  di  tutto  il  Zodiaco.  Et  fu  ritròùamento  proprio  de  i  Gre 
ci,come  fcriue  Herodoto,&  gli  K^itheniefi  furono  i  primi,  che  facefiero, 
&  moflrafiero  à  gli  altri  di  fare  "parimente  ,  le  statue  di  ^Mercurio  col 
membro  genitale  dritto,&  quefio  fecero  effi  forfè ,  perche  differo  le  fauo- 
le,  &  lori} "eri f le  CM 'arco  Tullio  ,   chea  lui  fi  gonfiò  >  &  dri^cffi  in 
quel  modo  per  la  voglia, che  gli  venne  di  Troferpina  la  prima  volta,  che 
la  vidimi  come  fi  può  vedere  il  difegno  nella  noflra  tauola  j6.à  car.^o*. 
Caduceo  t~sfccomr»odafì poi  il  (aduceoal  naf cimento  dell' huomo,come  dice  il  me 
fecondo  in  defimo  Macrobio  ,  in  quella  guifa  fecondo  quelli  di  Egitto  .  Sono  con 
rz'°™f-n- Ibitomo  ,  quando  ci  nafte  quefli  quattro  Dei  ,  il  Demone  ,  la  For- 
mo!     U°  tma  '  ly^more  >  &  k  'Hs^ffità  .  De  quali  i  due  primi  fignificano  il 
Sole,&  la  Luna,così  detto  quello,  perche  da  lui,  vengono  &  fono  conftr- 
uati  lo  fpiritOyil  calore, &  il  lume  della  bumana  vita,  &  perciò  è  egli  ere 
àuto  Demone,cioè  Dio  di  chi  ci  nafte .  Et  quejia  èdetia  la  Fortuna,  per- 
che tutta  la  forxa  fua  fi  fiende  fopra  i  cor  pi, li  quali  fono  foggetti  à  mol- 
ti, &  diuerfi  accidenti .  V amore  è  moslrato  da  i  due  capi  de  ifer penti, 
li  quali  fi  giungono  infieme,  come  che  fi  baftino;  &  la  jyeceffità  è  intefa 
Martiano.  per  quel  nodo ,  che  quefti  fanno  di  sé  ntl  me^o.  Martiano  fcriue  ,  che 
Tbitologla  entrata  nel  fecondo  Cielo  uideuenir fi  incontra  vna  uergine 
con  una  tauola  in  mano ,  nella  quale  erano  intagliate  quesle  coft  tutte  di- 
moftràtrici  di  Mercurio.TSlelme'Q  era  quello  uccello  dell' Egitto  firnile  al 
la  Cicogna  ,  che  cbiammo  ibis  ,  &vn  capo  di  bellìffima  faccia  ,  co. 
peno  di  vn  càppello,che  hauea  d'intorno  due  fer penti .   Sotto  ui  era  vna 
bella  uerga  dorata  nella  cima,nelme^o  verdeggiaua,&  diuentaua  negra 
nel  calce. Dalla  defira  vi  era  vna  teftugine,&  uno  feor pione,  &  dalla fì- 
nislra  un  capro  con  certo  vcceUofimile  allo  fparuiere .  Queile  cofe  quafi 
tutte  fono  tolte  da  i  mifierij  de  gli  Egitti]  ,  apprefio  de  i  quali  fi  crede , 
che  fofje  adorato  ^Mercurio  fiotto  il  nome  di  quel  Dio,chz  da  loro  fu  chia 
malo  yAnubi .  Cerche  lo  faceuano  con  il  (aduceo  in  manoycome  lo  deferi- 
uè  *Apuleio,il  quale  raccontando  di  quelli, li  quali  andavano  con  ifide  dice 
Anubi.      così.  Eraui  jlnubi,qual  differo  effer  CMercurio,  con  la  faccia  hor  negra  , 
&  hor  dorata ,  al\aua  il  collo  di  cane ,  &  nella  finislra portaua  il  Cadu- 
ceo ,  oue  con  la  defira  fcuoteua  vn  ramo  di  verde  palma .  Fu  fatto  que~ 

ilo 


De  gli  Amichi. 


251 


Imagine  di  He  ri  ole  appo  Trance jì  da  loro  tenuto  Dìo 
della  e  lo  a uè n za  >&  de  II' e  fiere  it  io,  qualfu  da  alcuni  te- 
nuto anco  per  Mercurio  (jjff  queHa  imagìne  dinota  la 
fer%A  della  eloquenza,  &  di/cip  lina  militare ,  majjitne 
ne  ^vecchi  Capitani^  conjumatt  oratori. 


li 


m   t  .  Imaginidei  Dei 

fio  1)ìo  in  Egitto  con  capo  di  cane  ,  per  moslr&teia  fagacità  ,  che  da 

UPiercurio  ci  viene,  conciona  che  altro  animale  non  fi  troni  qua  fi  più  fa- 

Siculo!0  £ace  ^  cane-0Purc  lo  facevano  cos},perche,  come  recita  'Diodoro  Siculo, 
fu  Jì  nubi  figlinolo  di  Ofiride ,  &  feguitando  il  padre  in  tutte  le  guerre 
rnofirofi  valor ofo  fempr e  ,  onde  come  Dio  fu  rhtrìto  doppo  morte  ,  & 
perche  vivendo  ci  portò  per  cimiero  vn  cane  fopra  l'armi ,  fu  poi  fatta 
la  fua  ìniagìne  con  capo  di  cane  ^volendo  pur' anco  per  queflo  intenderebbe 
egli  fu  fempre  fugace  cu/lode }  &  fedele  del  padre,  difendendolo  tutta- 
uia  da  qualunque  kaucjje  tentato  di  fargli  male  .  Oltre  dì  ciò  ,  fé  non  fu 

Hercole-  Bcrcole  il  medefm  d-ebe  iJMt  renrio,bcn  fu  da  lui  poco  difftrente^come  ne 
fa  fede  la  imagine  fua.  fatta  da  Franceji  >  che  l'adoravano  per  lo  Dio 
della  prudenza,®-  della  cloqucn^a^n  questa guifay:ome  racconta  Lucia 

Luciano .  no  •  %ra  vn  vecchio  quafi  all'ultima  vecchiaia  ,  tutto  caluo ,  fé  non  che 
haueua  alcuni  pochi  capegli  in  capo, dì  colóre  fofeo  in  v.fo,  e  tutto  crefpo, 
&  rugofo,  vestito  di  vna  pelle  di  Lione,  &  che  nella  destra  teneua  una 
ìna^a  ,  &  vn'arco  nella  fmislra  ,•  gli  pendeva  vna  faretra  da  gli  ho- 
meri  ,  &  haueua  allo  efiremo  delia  lingua  attaccate  molte  catene  di 
oro  ,  &  di  argento  fottiùffitpe  ,  con  le  quali  ci  fi  traheua  dietro  per  le 
orecchie  una  moltitudine  grande  di  gente  >  che  lo  feguìtaua però  uvlvti- 
tieri .  Tacile  co  fa  è  da  vedere  ,  che  qvejìa  imagine  fignifica  la  for^a 

Éloqu  éza  ^a  el°ellienXa  >   la  1Hah  davano  quelle  genti  ad  Hercole  ',  come  dice  il 

€Ìuàt'orzl^£defimo  Luciano  ,  fu  Hercole  creduto  più  forte  affai ,  &  più  gagliar- 
do di  CMer  curio  ;  &  lo  facevano  vecchio  ,  perche  nei  vecchi  la  elo- 
quenza è  più  perfetta  affai  ,  che  ne'  giouani  ,  come  Hornero  ci  mojìra 
per  T^eslore .  s  dalla  cui  bocca  ,  quando  parlatici  ,  pareva  che  filila ffe 
dolci/Jimo  mele .  Et  per  quesito  hebbero  anco  forfè  qvefìi  duo  Dei  vn 
tempio  folo  fra  loro  commune  nell'iddi cadmigli  .Athcnisfi,  che  haueva- 
no  nella  loro  ^sdeademìa  altari  delle  Mufe ,  di  Mimma ,  &  di  Mercurio  , 
uollero  haueme  vno  parimente  dì  Hercole  ?  come  che  il  Intime  di  co- 
fini  non  meno ,  che  de  gli  altri  poteffe  giouare  a  chi  quìuì  fi  effer  citava  ; 

.  .  -  &  Taufania  ferine  ,  che  non  folamentc  i  (jreci  ,  ma  moke  barbare 
rìationi  ancora  credettero, che  (JAier  curio, ù~  Hercole  fojfero  fopra  allo  ef- 
fercitarft  ,  &  che.  erano  principalmente  adoratine'  Ivochi  ,  che  fifa* 
ccua  questo  .  Onde apprefio  de  ì  Lacedemoni^  nel  "Dromo  y  luoco  oue  fi 
esercitavano ì giouani  nelle  correrie  ,  fuvn'anticbijfimo  fimulairo  di 

Dei  dello  Hercole,  al  quale  andavano  a  facrificare  quelli,  che  erano  già  di  maggio- 

cfsercito  .  re  età .   Et  in  certa  parte  delpaeje  di  Corinto  dicevano  quelle  genti ,  che 
Hercole  già  quìui  offerto  ,  &  dedicato  (JMer curio  la  fua  mai^a  ,  che 
a  a  di  vliuo  faluatUo  ,  la  quale  fu  creduta  bavere  dapoi  fatto  le  ra- 
dici, 


Degli  Antichi.  25$ 

dicifé  cjjere  ere/cìnta ,&  diuentata  vn grande  arbore .  Ttyti  dicojejìa 
fiato  vn  Hcr cole  job ,  ò  molti  ;  bench'io  /appi  ,  che  Vamne  ne  mette 
quarantaquattro ,  &  dice,  che  già  tutti  gli  huomini  di  grande ,  &mi- 
rabfl  valore ,  &.  quelli ,  che  hauefferofupirato  qualche  feroce  CAtofl.ro , 
erotta  detti  Hercoli  :  «è  de  i  molti->qual  fofsc  ripoflo  nel  numero  de  i  Dei , 
perche  queflo  non  tocca  a  chi  vuole  folamcnte  far  ritratto  de  ifimulacrì , 
&  delle  fi  atue, eh  e  ne  fecero  gli  antichi  ;  Li  quali  adorarono  cerne 'Dio 
vn  Hercolc>&  à  lui  fecero  di  quelli  bonari yehe  faccuano  à  gli  altri  'Dei  ; 
&  quelli di  Egitto  lo  pò  fero  nel  numero  dei  dodici  (  come  fedite  He- 
rodoto)  che  furono prima  da  loro  adorati.  CMa  fé  ben  le  molte  cofe ,  Simulacro 
chef  leggono  dì  Hcr  cole,  fìano  fiate  fatte  da  diuerfe  perfine  di  queflo  no-  c  ^CtCOie* 
tne,fono  attribuite  nondimeno  tutte  ad  vnfolo  ,  che  fu  fitto  'Dio .  // 
cuijìmulacro  eragrande  per  lo  più  Ci  che  mofìrauafor'fa  ,  &  robufie1^- 
%a ,  pei  la  quale  viuendo  fu  cognominato  (JHelampigo ,  che  viene  à  di- 
re ,  dal  negro  culo  ;  perche  cofi  chiamarono  i  Greci  gli  huominifor- 
.ti  ,  erobusìi  :  &  all'incontro  diceuano  Leucopìgo ,  cioè  ,  che  ha 
bianco  culo,  a  chi  era  molle  ,  &  effeminato .  Et  à  queflo  propofito  leg-  Nocella 
gefi  vna  cotal  nouelletta  ;  Furono  duefeatelli  maluagi ,  e  trifli  quanto  fi  piaceuole. 
pofia  dire,nominati  l'vno  Zaffalo ,  &  l'altro  ^lemone ,  ma  erano  detti 
Cercopi ,  &  furono  figliuoli  di  CMennone  :  qucftipiù  volte  furono  ripreft . 
dalla  madre ,  &  pregati  à  mutar  vna  cofi  pejfima  loro  natura,  ma po- 
feia  che  vide  di  non  poterli  ritirare  dalle  loro  opere  maluagie ,  li  pregò 
ihefiguardajfcro  almeno  di  non  dare  fra  piedi  a  Melampigo  .  Hor'a- 
uennc,che  effendoft  vn  di  Hercole  pofeo  à  ripofar  fotto  vn  arbore ,  al  qua- 
le hauena  appoggiato  l'arco ,  i'S  la  rìia\\a  ,  quefiiglifopragiunfcro ,  (3 
vedendolo  dormir  e,dì fi gnarono  di  farli  qualche  Jlrano  Jìbcr?o ,  &  erano 
già  in  punto  ,  quando  Hercole  fi  de  fio  ;  il  quale  leuato fi  non  fece  loro 
alno  male  ,fe  non  che  gli  preje ,  &  legatigli  ìnfiemeper'i  piedi,  ,  come 
f^Jero  flati  duo  lepri  ,  attaccatigli  alla  ma^a  fé  gli  pjfc  alle J palle , 
C  audoffenc  via .  I  Cercopi,  mentre  ftauano  pendolonè  à  quel  modo,  vi- 
dero che  Hcr  col  e  hauena  il  culo,&  le  natiche  ncgre,&  pelofe ,  comincia- 
rono à  ragionare  pian  pian  fa  toro  di  qurllo  ,  che  tante  v.olte  baue- 
ua  loro  ditto  la  madre  ,&  diceuano,  che  certo  quegli  era  II  M elampi- 
go .  'Di  che  Hercole,hauendo  intefo  il  tutto ,  preft  il  maggiore  piacere 
diligendo  t  per  ciò ridendo  gii  jciolfe  ,  (5  la  f ciotti  andare  ,  mu  furo- 
no poi  trasformati  in  (fatti  Mammoni ,  come  ferine  Suida  ,  perche 
"vollero ingannare  Cioae  .  Onde  per  gli  Cercopi  furono  fou ente  intefi  2' 
fraudolenti^  adulatori ,  come  fi  vedeappreffo  di  Vlutarco,il  quale  par  -  ^ 

landò  della  differì  n\a ,  che  è  da  ve  ri  amici  àgli  adulatori  dice,  che  cofi  fi 

diltt- 


254  Imagini  de  i  Dei 

dilettano  iVrincipi  di  quelli  ,  come  Hercole  fi  dilettaua  de  Cercopi. 
'De* quali  fcceancbo  mentione  Herodoto,  defcriuendo  il  camino ,  che  fece 
Xerfe  a  pajpu  e  coni1 'efferato  i  monti  della  (frecia ,  &  dice;  che  andò  et 
paffare  il  fiume  K^fopoper  certa  via  ,  che  fu  dimandata  la  fede  de  i  Cer- 
copi,cìoède'malitiofiy  oue  era  anco  vnfafìo,  che  fu  detto  UWelampigOt 
cioè  negro  fonte ,  che  quefìa  voce  tanto  può  lignificare  qucHo  ,  quan- 
to quello  y  ch'io  diffi  di  H previe     x^sìlfimulacro  del  quale  ritorno ,  che  fu 
di  buomo  forte ,  &  robujìo ,  e  fu  parimente  tutto  nudo  ,fs  non  che  haue- 
ua  vna  pelle  di  Lione  intorno  ,  il  cui  capo  con  la  bocca  aperta  gli  faceua 
celata ,  e  teneua  la  malga  nell'vna  mano ,  e  l'arco  nell'altra,  &  la  fare- 
tra gli  pendeua  dalle  (palle ,  come  ho  già  detto .  Vn  ftmile  tutto  di  me- 
tallo alto  diece  cubiti  fu  dedicato  in  Olimpia  città  della  (frecia  da  alcu- 
ni andati  col  figliuolo  di  i^sfgenor e  a  cer care -Europa ,  come  fi  legge  ap- 
preso di  Taufania ,  il  quale  fcriue  ancora ,  che  i  Lacedemoni  hebbero  vn 
fimulacro  di  Hercole  >  con  pelle  del  Lione  intorno ,  &  tutto  armato  ;  la 
Hercole  ar  ragione -dì 'che  auenne  j  perche  (fi  cndo  già  andato  Hercole  per  certi  fuoi 
mato .       affari  a  Sparta  città  principale  de' Lacedemoni ,  haueua  menato  feto  vn 
giou inetto J uo  cugino  nomato  Eono ,  ouero  Licinuio  (  come  dice  ^Apolxo- 
Apoliodo  foto  raccontando  il  medeftmo  fatto  )  il  quale  andando  tutte  folo  a  firn  pia 
cere  per  veder  e  la  città  ,arriub  dinanzi  alla  cafa  di  Hippocoonte  ,  che 
era  allhora  quiui  Signore ,&  c2^èìouefufubito  ajfalito  da  vn  terribile  ca- 
ne,cui  egli  ferì  di  vna  pietra,  &  lo  fece  ritornare  in  cafa;  ma  i  figliuo- 
li di  Hippocoonte,cbe  queflo  intefero ,  vj liti fi  auuentarono  addofjò  di  Eo- 
no con  bafloni ,  &  l'vccifero .  Hercole ,  rìfaputa  la  cofa,trarro  dallo fde- 
gno ,  e  dal  dolore  del  morto  cugino  fé  n'andò  tuttofalo  fen^a  alcun  indu- 
gio contea  gli  homicidiy  &  con  quelli  fu  vn  pe\%p  alle  mani  :  alTvltimo 
Hercole  ferito  in  vna  cofeiafi  ritirò,e  tolfefi  difottojp&e  allhora  non  poten- 
do refi  fiere  alla  gran  moltitudine  delle  perfine  f che  gli  veniuano  addof- 
fo:rnapocodapoi  meffme  egli  parimente  infieme  molti ,  tanto  fece ,  che 
ammalò  non folamentei figliuoli,  ma  il  padre  Hippocoonte  ancora, 
&  roino  tutta  quella  cafa .  Et  per  queflo  lo  fecero  armato  i  Lacedemoni . 
E  gli  ^Arcadi  f acero  dapoi  alfuo  fimulacro  vna  cicatrice  nella  tofeia per 
memoria  della  ferità)  eh*  io  dijji-,  per  la  quale,  guarito  che  egli  fu ,  dedicò 
Efcnlapio  vn  tempio  ad  Ef cui  apio  f otto  cognome  diCotileo,  perche  Cotile  appreffo 
Cotileo .   de  Greci  è  il  medefimo ,  che  appo  noi  cofeia ,  come  che  per  lui  fujjegua- 
.   rito  della  ferita  ,  che  htbbe  nella  cofeia  K^épollodoro fcriue ,  che  Hercole 
Hercole  !  $  Parimmte  armato,  quando  per  la  di f e  fa  di  Thebe  combattè  contragli 
Minei,&  che  UWincrua  gli  diede  le  armi ,  &  aggiunge ,  che  hauendo 
Hercole  imparato  di  tirar  l'arco  Eurito ,  hebbe  dapoi  li  jir ali  da  apollo , 

da 


De  gli  Antichi.  2?? 

da  Mercurio  lafpada,da  folcano  la  corata  ,  &  da  Minerua  il  manto  ; 
&  che  la  ma^tafe  h  tagliò  &  fece  eglida  sèflefio  nella  felua  Tornea. 

Tlinio ,  riferendo  alcune  delle  più  degne  slatue  di  metallo ,  chefoffero  Plinio . 
appreso  de  gli  antìchi,dice ,  che  in 'Roma  ne  fu  vna  diHercole  terribile 
neWafpetto,&  veslìtadivna  tonica  alla  Greca.  Che  foffe  terribile  da 
veder  e,lo  moslra  quello ,  che  fi  legge  di  vno,ilquale  ne  hebbe  tanta  pan- 
ra,che  dìuentò  tutto  faffo,vedendolopaff are  per  là  ,oue  eift  era  nafcoslo 
in  certa  [pelonca ,  &  era  quei  jafio ,  come  riferifee  Suida>in  forma  di 
ìmomo  che  mette  fuori  il  capo  per  vedere.  Hanno  poi  dettole  fauole  , 
che  il  Sole  donò  vn  gran  vafo  da  bere  ad  Hercole ,  col  quale  eg  li  pafsb  il 
mire^come  riferifee  ^ìtheoneo .  UMarobio  l'interpreta ,  che  foffe  Zina  Ateneo. 
forte  di  naue  detta  Scifo,che  tale  era  anco  il  nome  del  vafo ,  &fi  potreb-  Scifo  vafo 
be  accommodare  a  quello ,  che  noi  dichiamo  Schifo ,  ouero  Battello  ,on-di  Herco- 
de  non  vfarono  poi  altro  vajo  mai  ne' fuoi  facrificij  :  ££  Virgilio  parlando  e' 
delle  cerimonie  di  Hercole  celebrate  ad  Euandro,quando  Enea  andò  a  lui  j  Heroolebe 
diceilfacro  Scifo  ingombraua  le  mani  ad  effo  Euandro ,  che  mofirala  uitore, 
grandezza  di  queHo  vajo  ,  col  quale  in  mano  fu  fatto  Hercole  alle  voi- 
te,ò  per  la  fauola,cb'io  diffi,  ouero  per  moflrare  ,  che  Hercole  fu  gran  be- 
uitore ,  come recita  ^Atheneo;  il  che  vollero  forfè  anco  moflrare  quelli, 
che  nelpaefe  di  Corinto  in  certa  fua  cappella  fecero  vn  giouinetto ,  che 
gli  porgeua  bere  :  benché  Taufanìa  ferme ,  che  Hercole  cenando  quiui 
apprejso  di  vnfuofuocero  diede  vn  sì  fatto  circo  su  la  te/la  a  Ciato  gioui-  Ciato  vc- 
netto,che  li  dauajbere,che  l'vccife ,  pare ndogli ,  che  non  faceffe  qnellvf-  cifo   da 
fido  garbatamente, &  che  per  memoria  di  quefìo  furono  poi  fatte  quel-  Hercole. 
le  slatue .  Legge  fi  ancora  apprefjo  di  ^i pollodoro,di  jltheneo ,  &  di  ai- 
truche  Hercole  fu  gran  mangiatore,  &  vorace  fuor  di  modo, sì  che  man-  Hercole 
gìauafpvffo  egli  Job  vn  bue  tutto  intiero,  &  che  per  que ilo  gli  fu  con-  mangiato 
Jecrato  dagli  antichi  quell'vcctllo  ,  che  da'ijrreci  edotto  Laro  ,  £jf  re. 
danojìrifolica  5  perche,  come  fcriue  anco  Snida,  egli  è  di  fua  natura^ ct, 
grandemente  vorace,&  ingordo  ,  Da  quejla  voracità  di  Hercole  nac-    erc 
que rò  alcuni  fuoifacrificij ,  ne'quali  non  era  lecito  dire  pur  vna  buona  pa- 
rola; perche  come  riferifee  Lattantio,  ($  fi  legge  appreffo  di  jtpollodoro ,  Lattantio. 
vn  dì,ch'eipaj}aua per  l'ifola  di  Hjjodo>&  haueua  vnagranfame  ,  lolfe  Apollodo 
perforai  ad  vn  contadino,che  non  volle  vendergliene  vno,ambi  li  buoi  ,r0* 
con  li  quali  arauaallhora  il  terreno,&  fé  gli  mangiò  con  alcuni  fuoi  com- 
pagni. 1 1  pouero  buomo  difperato  per  la  perdita  de' buoi  ,  non  poten- 
do farne  altra  vendetta,  fi  volrò  à  bestemmiare ;&  maledire  Hercole,  & 
à  dire  tutti  i  mali  del  mondo  di  lui  ,  €T  di  tutei  ì  fuoi ,  di  che  egli  rife 
fempre,&  dice ,  che  non  mangiò  maìfibe  più  gli  dilettale  >  che  vedendo 

colui 


*$6 


ImaginìdeiDei 


Imagìni  d'Hercole  armato  >cfHercole  mangiatore  0/ 
beuìtore  3  &  dell'njcelloVolicak  lui  /aerato  per  la  fua 
Voracità^  dell'altare facratogli  detto  ilgiogo  del  bue, 
Jegno  della  fua  grata  natura  ($f  benignità  ,  coronato 
poi  dell' albero  piopa,  e /fendo  tolto  anco  per  il  tempo  3  che 
tutto  diuora  &  confuma . 


Degli  Antichi.  257 

colui  dirgli  tanto  mah .  Onde  pofeia  che  fu  fatto  Dìo,  le  genti  delpaefe 
gli  confecrarono  m'aitare  detto  il  (jiogo  del  bue ,  &  quiui  gli  facrifica- 
uatw  à  certo  tempo  vn  paio  di  buoi  col  giogo  fui  collo  ;  fi  fentiuano  in 
qucHo  mentre  il  Sacerdote  contattigli  altri  ,  che  vi  fi  trouauano  a  be- 
stemmiar, &  dir  tutti  i  mali  poffibili ,  perche  credeuano  in  quel  modo  di 
rinouare  ad  Bercole  il  piacere ,  eh* egli  hebbe  di  fentirft  besìemmiare ,  & 
maledire  dal  contadino,cui  mangiò  gli  buoi.  Et  a  quefio  propofito  non  ta- 
cerò vn  'altro  facrificio  non  meno  pa^o,  &fciocco ,  ebefifoffe  tritìo ,  & 
nefando  quelloyche  ho  detto,nato  parimente  dal  piacere,  che  prefe  Herco- 
le  di  veder  ,che  alcuni  Contadini,  come  riferifee  Snida ,  per  non  ritardare  -  ., 
il  facrificio  appreflato,efiendoJene  fuggito  il  bue,  che  fi  doueuafacrificare,  3  ' 
ne  fecero  unofubito  di  vn  pomo  ,  ficcandoui  quattro  bacchette  in  ucce ,  di 
piedi;  e  due  al  luoco  delle  corna.  Ouero  fu  la  cofa ,  come  (fiulìo  Tolluce  la 
raccontale  non  hauendo  potuto  pafiare  il  fiume  ^ifopo,  quelli,  che  por-  Giulio 
tauano  la  uittima^quaV  era  un  Mòtone)a  certa fefìa  di  Hercole,  &  efìendo  olluce  ' 
già  l'boradefiinata  al facrificio,alcuni  fanciulli7ch  'erano  quiui,piantaro- 
no  quattro  fijìuche  in  loco  de'piediyet  due  per  le  corna  in  unpomo,lo  quale 
fingendo  il  montoncchefi  doueafacrificar  e, fecero  come  per  giuoco  tutte  le 
cerimonìe,che  vi  andauano .  La  quale  cofa  fu  di  fi  gran  piacere ,  e  tanto 
cara  ad  Hercole ,  che  re  fio  l'vfan^a  poi  apprefìo  déThebani  di  facrifìcar- 
gli  de'  pomi  nella  maniera,  che  gli  fu  facrificato  quel  pomo  per  difetto  di 
vittima  .  UWa  perche  non  fu  m  inore  il  valor  di  Hercole  in  altri  più  de- 
gni^ più  gloriofifatti,chefoJJe  in  mangiare,&  in  ber  e, furono  anco  per 
ciò  fattegli  molte  fiatue,&  dipinture,  <&  quelle  dedicategli  cofi  ne'fuoi, 
come  nelli  Tempij  degli  altri  Dei .  Tra  quefìe  fi  vedetta  che  piccolo 
bambino  flw^affe  con  le  mani  duo  fer penti  andatigli  alla  culla\&  fat- 
to poi  grande,tagliafse  le  teHe,che  rinafceuano  all'Hidra}e  le  abbrufeiaf  Fatiche  di 
fe,cheprendeffe  correndola  cerua,qual  haueua  gli  pedi  di  mettallo,&le  Hercole. 
corna  d'oro ,  Ò>  fquarciafie  le  mafeeliead  vn  terribile  Lione ,  ouero  l'affo- 
gaffe'.che  fìcffe  a  vedere  alcuni  cauallijbe  mangìauanovn  Rcpofìoloro 
dinanti;che  fé  ne  portaffe  in  collo  vn  ferro  cinghiale;  chef  eriffe  con  lefaet 
te  in  aria  certi  vccellaui  tanto grandi,cbe /tendendo  l'ali  toglieuano  la  lu 
ce  del  Sole  al  Mondo;che  menafìe  legato  vno  fpauenteuole  toro,cbe  fpira- 
ua  fuoco;che  fiflringeffe  fopra  il  petto  vn  gigante  lofaceffe  morir  e, che 
amma^affe  vn  fero  drago,e  leuafìe  di  certi  hortigli  pomi  d'oro,che  da 
quello  erano  guardatile  mettere  lejpalledfosìenere  il  tielo;cbe  ammar 
V^affe  vn  Ej  ,  che  haueua  tre  corpi ,  &  ne  menafje  vn  groffo  armento  di 
buoi;che  occideffe  dinanzi  ad  vna  fpelonca  vn  terribil  ladrone  che  fpira- 
uà  fumo ,&  fiamma  dalla  bocca  j  e  he  fi  tirajjè  dietro  Cerbero  con  tre  teHe 

KK  da 


25*  ImaginideiDei 

da  lui  incatenatogli  tirando  l'arco  amma^affe  l'aquila, che  dìuoraua  il 
fegato  à  Trometheo  legato  ad  m'aito  monte  ;  &  che  amma^affe  pari- 
mente molti  ladroni,&  molti  tiranniche  troppo  lungo  farebbe  à  dire  tut- 
ti i gloriofi  fatti ,che  fi  raccontano  di  cofluì,<&  danno  materia  di  farne  di-. 
ucrfe  imagini ,  per  li  quali  fu  chiamato  domatore  de'  moflri  $  ma  perche 
non  fono  più  bruttile  pia  fpauenteuoli  mo£ìri,nè  tiranni  più  crudeli  fra 
mortali  de  i  vitij  dell' aniw.o, hanno  voluto  dire  alcuni,  che  la  forteto,  di 
Hercole     Hercolefu  dell 'animo ,non  del  corporati  la  quale  ei  fuperò  tutti  quelli  ap- 
forre  di  a-  petiti  di  fot dittati,  li  quali  ribelli  alla  ragione, come  f muffimi  mefiri  tur- 
iamo.      yan0  l'buomo  del  continuo,*??  lo  trauagliano.  Età  queflo  propofito  Suida 
Spofitione  fcriue ,  che  per  dimojìrare  gli  antichi ,  che  Hercole  fu  grande  amatore  di 
di  Hercole  prudenza,  &  di  virtày  lo  dipinjero  vefiito  di  vnapiUe  di  Lione ,  che  fi  « 
gnifica  la  grande"^a,<&  generofttà  dell'animo, gli pof ero  la  maffia  nella 
de(ìra,cbe  moflra  defiderio  di  pruden7^a,&  dì  fapere,&  con  efafinfero  le 
fauole,che  egli  amma'^affe  il  fero  drago*&  portaffe  vìa  tre  pomi  d'oro, 
ch'ei  teneua  nellafinìtlra  mano,&  erano  prima  guardati  da  quello,  per- 
che fuperò  C 'appalto  fenfuale,&  da  quello  liberò  le  tre  potente  dell' ani- 
Macrobio  ma  ornandole  di  vir:ù,&  di  opere  giufle,&  honefte .  Macrobio,il  quale 
Hercole .   C0W€  ho  già  detto,più  volte  dà  vna  intelligenza  à  gli  altri  Dei,vuole  al- 
pe   ole.    ten(ier  41  Hercole,clSeìfìa  il  Sole,&che  i  gloriofi  fuoi  fatti,  che  fono  do- 
diciipià  celebrati ,fiano  ìdodìcì  fegnì  del  Zodìaco  fuperatidal  Sole,  per- 
Hercole  the  feorre  per  quelli  in  tutto  l'anno .  *A  Uri  hanno  voluto,che  Hercole  fta 
pel  tempo  U  tempo,ilquale  vìnce,&  doma  ogni  cofa,&  perciò  gli  metteuano  in  ca- 
bo^d  '  «ar  fàSfate&de  de  i  rami  della  pioppa  5  che  queflo  è  l'arbore ,  che  à  lui  die- 
cole»  dero  gli  antichi-onde  Vìrgilìoffà,che  Euandro  facrificandogli  fé  ne  cinge 

il  capo ,  &  la  chiama  Herculea  fronde ,  perche  quefla  con  due  colori ,  che 
hà,mofìra  le  due  parti  del  tempoj'vno  bianco,che  moflra  il  d},&  l'altro 
fofeo ,  chefignifica  la  notte ,  delli  quali  dicono  le  fattole  effere  fiata  la  ca- 
gionc,che  quando  Hercole  andò  in  Inferno,per  trarne  quindi  Ccrbero.fi  a- 
uolfe  intorno  al  capo  alcuni  rami  di  pioppa ,  •&  che  le  foglie  di  quefti  di- 
uentarono  bianche  dì  f otto  dalla  parte,che  toccaua  le  carni  tutte  bagnate, 
e  molli  dì  f  udore, ^3  difopra  ver  fot  aere  infernale  fof che ,  &  affumicate, 
(3  che  perciò  egli  volle  dapoi ,  che  tutte  foffero  fempr  etali  ,  lamelle 
fofciajempre,  pèrche  gli  di f efero  il  capo  dal  noiofofumo  della  taf  a  infer- 
nale. EtdqueJìo,che  Hercole  f off  e  tolto  peltempo,  fi  con facemno  alcune 
cerimonie  de'fuoifacrificij,  le  quali,  oltre  all'vfo  offeruato  in  quelle  de  gli 
altri  T>ù,erano  celebrate  a  capo  f coperto, come  fcriue  Macrobio  ,&  fene 
può  rendere  la  ifleffa  ragione,  che  fu  dettanella  ìmagme  di  Saturno ,  cui 
facrificauano  parimente  a  capo  f coperto  .     Leggcfi  anchra  apprefio  di 

Tlinio, 


De  gli  Antichi.  .  259 

(Plinio,cbc  non  andaiuno  cariane  mofcbe  nei  tempio  di  Hercole,  ch'era  à    Cerìmo- 
]{oma  mi  foro  rBoario:qutlliyò  perche  fentiuano  d  nafo  la  ma^a,che  (ia~  nie  di  Her 
uà  appoggiata  quitti  dì  fuori,  onero  perche  furono  da  co/hi  odiati  per  co^c* 
le  caufe,  che  ferine  Plutarco ,  oue  rende  la  ragione  .perche  non  andaffero  i 
cani  nclfuo  tempio.  Quefle ,pev che faci ificando  vna  volta  Hercole  à  Gio- 
ue,?? hauendolo  p>  egato, che  ei  gli  leuajfe  d'attorno  le  mofcbe,  che  lo  no- 
iauano  fuor  di  modo,e  per  quefìo  ammalatogli  una  uittima  di  piagnei 
le  fé  ne  volarono  via  fubito  tutte  inficme ,  ne  vennero  poi  mai  pia  a  fuoi 
facrificij .  Et  perciò  in  quella  parte  della  (jrecia,  oue  quefìo  auenne,fù  da 
to  cognome  à  Gioue  di  /cacciatore  di  mofcbe. "Benché  alcuni  hanno  detto,  Giouefcac 
che  non  fu  Gioue ,  che  difeacciaffe  le  mofcbe  allbora ,  ma  rJl4iagro  rDio  ciatore  di 
proprio  delle  mofcbe  ,il  quale  è  nomato  ancora  da  alcuni  altri  CMiode;  Et  '"°        ' 
quando  faceuano  facrificio  a  coilui  in  certa  parte  della  Grecia  ,  tutte  le  uetxf  M10- 
mofchevolauanofuor  delpaefe.  ^Adorauano  parimente i  Cirenei  gente  de.Dio del 
della  Libia  il  Dio  delle  mofcbe  da  loro  detto  \j4cboroy  e  gli  facrificauano,  le  mofchc 
per  fare  ceffare  la  pejie  caufata  talhora  dalla  gran  moltitudine  di  quelle .  Ac^oro  • 
E  gli  sAccaronì  nella  Giudea  hebbero  medefimamente  l'fdolo  delle  mo- 
fcbe Bel^ebu,che  così  l'interpreta  il  Beato  Gieronirno .  Et  come  le  mo-  Belzebù. 
febe  andauano  all'i  facrificij  di  Her  colerosi  le  donne  ne  erano  f cacciate,  ne      Dorme 
gli  poteuano  pure  vedere,  il  che  dicono  fu  ordinato  da  lui  mede  fimo  per  lo    fcacciate 
fdegno,che  egli  hebbegià  vna  volta,  che  vna  donna  non  volle  dargli  be-  dalle.cer'  : 
re,fcufandoft,  che  all' bora  era  la  fesla  della  Dea  Bona ,  tempo ,  nel  quale  Hercole  • 
non  poteuano  le  donne  appreslare,nè  dare  cofa  alcuna  agli  huomini.Onde 
fu  ojfcruato  dapoi ,  che  come  gli  buomini  erano  [cacciati  da  quelli  della 
1)ea  Bona,cos}  le  donne  non  poteuano  vedere  gli  facrificij , né  entrare  né' 
tempi]  di  Her  colere  non  alcune  appo  gli  Eritreiyli  quali  hebbero  vnfimu, 
lacro  di  Hercole, fecondo  che  recita  'Taufanìa,in  tr  al  ciato, &  come  inteffu- 
tofrà  certi  legni  attaccati  infieme  informa  di  Zattera  ,  la  quale  portata 
dal  mare  Ionio  dicono  che  prefe  terra  ad  vna  l folcita ,  che  è  nel  me^ofrà 
gli  Eritrei,^  Ch'io-,  &  che  gli  vnì,  &  gli  altri  cercarono  di  hauerla,  ha- 
uendo  già  viflo  ilfimnlacro,  ma  per  quanta  for^a  vi  mcttefìero ,  non  fu 
mai pofjibile  leuarla  quindi ,  fin  che  vnpouero  huomo  Eritreo ,  qual'era 
già  flato  pefeator e, quando  vi  vedeua>cbe  allbora  era  cieco,diJJe,parcndo- 
gli  di  effere  fiato  auuertìto  infogno,chs  con  vna  fune  de  i  capelli  delle 
donne  fi  potrebbe  tirare  la  Zettera  colfimulacro  ouunquefi  volejfe .  Ma 
non  hauendo  mai  voluto  le  donne  della  Città  dare  gli  fuoi  capelli  per  fare    * 
'  queflotalcune  femine  di  Traciaje  quali,bencbe  foffero  nate  libere, nondi-  Dóne  pri- 
meno,perche  non  haueuano  allbora  altro  argomento  di  viuere,  quiuifer-  "agiate.. 
statano  altmi^fferferofpontancamente,  &  diedero  gli  loro,  onde  fa  fatta 

KK     2        U 


z6o  ImaginideiDeì 

lafune,Con  la  quale  gli  Eritrei  tirarono  la  Zattera,  &  berbero  il  fimula- 
cro,&  perdo  vollero,&  ne  fecero  editto  publico,che  alle  donne  di  Tracia, 
Hercole  et  folamente  foffe  lecito  appo  loro  di  entrare  nel  tempio  di  Hercole  ,  Scritte 
Apollo  al-  ancbora  il  mede  fimo  Taufania,che  deffe  molte  flatue,che  erano  in  'Delfo, 
le  mani.    ye  ne  furono  due  l'vna  di  Hercole,&  l'altra  d\^f pollo,  che  teneuano  am- 
be il  Tripode ,  come  che  fé  lo  voleffero  tore  l'vn  l'altro ,  perche  furono  già 
per  venirne  alle  mani  Hranament  eccome  fi  legge  appreffo  di  Cicerone,ma 
che  Latona,&  Diana,che  erano  quitti  parimente, par euano  mitigare  l'i- 
ra di  .Apollo ,  &  Minerua  quella  di  Hercole .  Fu  queflo  così  finto ,  per- 
che  adirato  Hercole  già  vna  volta ,  ch'ei  non  puote  battere  certa  rifposla 
dall'Oracolojolfe  il  Tripode,^  fé  lo  portò  via;  ma  tornato  in  buona  poi  lo 
refe ,  &  hebbe  perciò  dall'Oracolo  quello ,  che  dimandaua .   Chiamarono 
Tripode    gli  antichi  Tripodi  certi  vafi  di  metallo  da  tre  piedi,  che  erano  a  loro,co- 
ine  fìa.      me  }JOggl  fono  a  noi  i  paiuoli,  &  altri  vafi  da  cucina,  li  quali  Homerofà 
ebefiano  di  dueforti,&  ne  chiama  vna  come  diremo  noi  da  fuoco,  l'altra 
fen^a  fuoco,  perche  quesli  erano  tenuti  nelle  cafe>  e  ne'  tempi)  folo  per  or- 
namento^ erano  perciò  offerti  all'i  eVei,come  dono  di  moltoftima,&  al- 
le perfine  degne,&  di  valore  erano  parimente  donati.  Onde  Virgiliogli 
»      mette  fra  gli  honorati  doni,&  prem  ij,  che  Enea  apparecchia  ne"  giuochi 
da  lui  fatti  in  honore  del  padre  ^Anchife ,  &  furono  quelli  forfè ,  che  gli 
haueuagià  donati  Heleno  infteme  con  altri  prefenti  di  gran  valore,quan- 
Icbeci .     d0  parti  fa  fa  j  ;  benché  Virgilio  gli  chiami  quiui  Lebeti  con  voce  (freca , 
&  Seruio  voglia,  che  quefti  foffero  come  bacini  da  dare  acqua  alle  mani, 
dicendo, che  non  pareua  conueniente  donare  à  tale  per fonaggio ,  quale  era 
Enea,vafi  ad  emina.  Ma  '^rftbeneo,  riferendo  la  difiintione  de  i  Tripodi 
fatta  da  Homero,come  ho  detto,  dice,l'vfo  ha  ottenuto,  ebefiano  chiamati 
Lebeti  gli  vni,egli  altri,  QT  vuole  che  quelli  da  fuoco  foffero  perfcaldare 
acquargli  altri  come  ta^e,&  altri  vafi  da  vino  .  CMafofìero  come  fi 
voleffe,cbe  ciò  non  ferue  molto  al  propano  no[iro,maft  bene  che  il  Tripo- 
de era  certa  tauola  confecrata,perche  vi  fedefle  sa  quella  giouane,che  da- 
uà  glifacri  rìfponfi,pofcia  che  era  ripiena  dello  fpirito  di  ^sìpollo,il  qua- 
le fé  le  andana  à  cacciare  il  corpo  per  di  fono  ;  &  perciò  vollero  alcuni 
che'l  Tripode  fuffevno  fcanno  pertugiato  nel  me\%o  accìoche lo  fpirito 
haueffe  per  doue  entrare  in  corpo  a  Ila  f emina ,  che  vifedeuafopra .  E  lo 
Verità,      potremmo  porre  per  fegno  di  Verità\perche  l'Oracolo,chc  veniua  da  quel- 
'    lo,era  creduto  direfempre  il  vero  »  Onde  riferifee  ^£theneo,che  diceuano 
Tripode    gli  antichi  parlare  dal  Tripode  ogni  vno,che  diceffe  cofe  vere .  E  che  per 
di  Bacco.  quefi0  Bacco  parimente  hebbe  il  Tripode,cbe  era  come  vna  ta%%a,o  altro 
vafo  da  vino,conciofia  che  il  vìnofeuopra  fouwtc  la  verità  delle  cofe  non 

meno, 


no 


De  gli  Antichi.  261 

mertOycbe  gli  Oracoli  de  i  TDei ,  perche  quafi  tutti  i  T)ei  bebbero  Oracoli , 
ciafcheduno  il  [ito .  E  ben  che  potefie  eflere>  ch'iojcriuejfi  vn  dì  di  tutti , 
nondimeno  bora  non  lafcierb  di  dire  di  vno,chefu  di  LMer  curio, per  fini- 
re con  que  fio  la  fuaimagine.  ScriueTaufania,  che  in  certa  parte  del- 
l'aiebaia  nel  mc^p  di  vnagranpia^afu  vn  fimulacro  di  ^Mer  curio  Oracolo 
tutto  di  Marmo ,  con  la  barba  leuato  fopra  vna  quadrata  bafe  non  molto  dl 
grande,  dinanzi  del  quale  ne  era  vn  altro  della  Dea  Vefìa  parimente  di 
marmo,&  che  à  canto  a  quefto  erano  alcune  lucernette  dimetalloyle  qua 
li  accendeua  chi  andaua  per  coniglio  a  Mercurìo,hauendo  prima  abbru- 
ciato certo  poco  incenfo ,  indi  offeriua  su  l'altare  dalla  deslra  parte  certo 
denaro, che  haueuaallbor a  quella  gente  in  communevfo,e  dimandato  poi 
quello,che  voleua,accoftaua  le  orecchia  al  fimulacro  di  Mercurio^  e 
ftaua  ad  vdìreper  vn  poco,poi  leuatofi  quindi  fi  metteuafubì 
to  ambe  le mani  alle  orecchie  ,  tenendole  fi  ben  cbiufe 
fin ,  che  fofle  fuori  della  piatta  ,  che  allhord  ; 
le  apriua  ;  eia  prima  voce  ,  ch*v- 
dina  gli  era  in  vece  della  ri- 
fpofia  dell'Ora- 
colo. 


262 


Imajini  de  i  Dei 


f magmi  di  Mercurio  <&  di  Mìnerua ,  quello  Dìo 
della  eloquen^quetta  della  prudenza,®  delle  art  ih 
ne  ìnuentrìce ,  dinotante  effernecejfarw  la  eloquenza 
&  la  prudenza  efier  cvngionte  infìemefì  deuono  gioita- 
re  le  parole  alle  operationì  bumane. 


Degli  Antichi.  463 

M    I    N    E   R    V    A. 

Iceft  ,  che  frale marauigliofe  coje date daT>  IO  alU 
Tsjaturabumana  ,  doue  fono  grandemente  mirabili , 
l'vna  è  il  parlare,  {"altra  tvfo  delle  mani .  Imperocbe 
quello  e fprimenào gli  concetti  dell'animo  con  maraui- 
gliofafor^a perfua.de  altrui  ciò  ,  che  vuole,  queflo  con 
molta  indù Uria  mette  in  opera  tutto  quelloycbe può  eoa 
feruare  la  vita  de  gli  buomim,&  difenderla ,  come  fono  tutte  le  arti  già 
ritrouatey  che  fi  troueranno  all'auuenire  .  Et  perche  non  il  bel  parlare 
gioua,mapiu  toflo  nmce,&  fa  male  qual  volta  non  fra  accompagnato  da 
buon  volere,  &  da  prudenza,  né  la  prudenza  può  effer e di  vtilealmon- 
do,quando  non  fappi  perfuadere  altrui  a  fuggire  il  male?  &  feguitare  il 
bene->&  àfare  quelle  cofe,cbe  a  Ila  vita  dulie  fanno  di  meftiere,  gli  anti- 
chi lo  moflrarono  accoppiando  infume  xJfy[ercurio,del  quale  bò  detto  già , 
e  Minerua,della  quale  dirò  bora,slimata  Dea  della  prudenza,  &  inuen- 
trice  di  tutte  le  arti .  Et  perciò  delle  ftatue  di  ambi  quelli  'Dei ,  giun- 
gendole infume,  ne  fecero  vna ,  e  la  chiamarono  con  voce  Greca  Herma- 
tbena-ipeuhe  chiamano  i  (jreci  Mercurio  Rame ,  e  Minerua  ^thena,  e 
la  tennero  nelle  ^yìtademie ,  per.  moHrareà  chi  quiuifi  effer  citaua ,  che 
la  eloqutn\a,&  la  prudenza  hanno  da  effere  infume  giunte^come  quejla 
da  sé  poco  gioui ,  e  quella  da  sé  parimente  nuocafpefio ,  e  forfè  fempre, 
fecondo  che  a/] ai  lungamente  ne  difeorre  Marco  Tullio  nel  principio  del- 
la innentionc ,  il  quale  fcriue  ambo  ad  dittico  fuo  della  flatus  *>  ch'io  difft 
in  queflo  modo  .  la  tua  Rermathena  mi  piace  affai  t&  è  così  ben  po/ta 
nella  ^icademia,che  la  pare  tener  tutta.  Polendo  dunque  fare  Miner-  Heunatne 
uà  ò  foia,ouero  accompagnata  con  Mercurio, facci  fi  di  faccia  quafi  virile ,  Minerua 
&  afìaifeueramWaf petto,  con  occhi  di  color  cileflre  ,  che  qmfio  leda  come  jai- 
fempre  Homero ,  come  fuo  proprio .  Et  Tauftnia  doppo  batter  ferino  di  ta« 
certo  fimulacro  di  Minerua  ,  che  era  in  ^thene  nel  tempio  di  folcano, 
Soggiunge  di  hauer  trouato  certa  fauola ,  che  la  fa  figliuola  di  Tritono  ,  q    .,  •    .  - 
&  che  ella  h  aueua  gli  occhi  cilcslr  imperché  tali  erano  anco  quelli  delpa-  Minerua! 
dre  .  Ma  Cicerone ,  vue  parla  della  natura  dei  cDeitdicey  che  gli  occhi  di 
Mini  ma  erano  cefii,&  cerulei  quelli  di  Kiettuno^che  potrebbe  dimoflra- 
re  qualche  differenza  fra  loro ,  ma  non  credo  io  però  ebefoffe  molta  ,per- 
ebe  l'vna ,  e  l'altra  voce  appreso  de  Latini  fignifica  vn  colore  verdiccio 
ben  cbiaro3quale  fi  vede  negli  occhi  de  i  gatti  >  O  delle  emette;  fé  non 

vorranno 


2^4 


ImaginideiDci 


Imagine  dì  Vulcaniche  con  vna  fccnre  dì  Diamante  apre  il  ca- 
po à  Gioue,dal  quale  ne  nafce  Minerua  Dea  della  fapientia>che  di 
nota  ogni  fapere  venir  da  Dio,et  ftar  nel  ceruello  la  virtù  intellet- 
tiua,  lignifica  ancora  nelle  donne  non  efler  ne  configlio  ne  fapere. 

Imagi  ni  d'Apollineset  d'Hercole  contendono  infieme  del  tri  poi 
de,etdi  Latona, et  Diana  pacifica  Apollo, et  de  Minerua  che  pacifi 
ca  Hercole  ,  fignificanti  Tira  di  Hercole  con  l'oracolo  d'Apolline 
per  non  hauerne  hauuta  ri  fpofta,mi  rigata  poi  hauendola  hauuta, 
et  il  tripoide  è  fegno  d'honore^di  ftima,e  virtù  heroica}e  di  verità. 


Degli  Antichi.  265 

vorranno  forf e  direbbe  in  qnesli  di  Minerua  foffe  vnofplendorepiu  info- 
cato a  fimiglian'^a  di  quello ,  che  moflrano  gli  occhi  de  i  Lioni .  Faccifi  M/neraa 
parimente  armata  con  vna  lunga  hafta  in  mano,  e  con  lo  feudo  di  enfiai-  armata. 
lo  al  braccio ,  come  Ouidio  fa  ?  che  ella  medefiw  amente  fi  difegna  da  sé  Gnidio 
fteffa,  quando  lauora  di  ricamo  à  prona  con  K^dragne ,  e  dkefeguitando 
queldifegno. 

Fa  sé  con  l'haslà ,  e  conio  feudo,  e  s'arma 
Il  capo  d'elmo  ,odì  corrala  il  petto , 

Le  quali  cofe  moslrano  la  natura  dell'buomo prudente,  come  dirò  poi  . 
Claudiano  anchora ,  &  altri  hanno  defitto  ^Minerua  nel  medefìmo  mo-  Elmo  di 
do togliendone  fo) fe,come hanno  fatto  fouente di  molte  altre,  co/e  il  ri-  Minerua . 
tratto  da  llomero  ,  ilquale  ,  quando  la  fa  andare  perfuafa  da  (jiuno-     audu*~ 
ne  ad  aiutare  i  Cjreei  centra  Marte ,  che  combatteva  allhora  per  gli  Tro- 
iani ,  la  deferiue  in  forma  di  valorofa  guerriera  ,  eledàvnelmoin 
capo  tutto  dorato ,  perche  l'ingegno  dell'buomo  accorto  armato  di  fag- 
gi configli  facilmente  fi  difende  da  ciò ,  chefia  per  fargli  male ,  e  tutto 
rifplende  nelle  belle,&  degne  opere,  che  fa .  E  l'oro  su  l'elmo  di  Miner- 
ua anco  vuol  dire,  che  ella  fouente  è  tolta  per  lo  diuinofplendore ,  che  ri- 
fchiaragli  Immani  intelletti ,  &  d'onde  viene  ogni  prudenza  ,  &  ogni 
fapere  .  Fùancbo  finto,  che  Minerua  nafeeffe  del  capo  di  Gioue  ,  co-Nafcimeft 
me  [criucTaufania  ,  che  ne  fu  vn  fmulacro  nella  rocca  dì  ^4thene;l°       Ml~ 
hauendoglielo  aperto  Volcano  con  vna  tagliarne  feure  di  diamante ,  fen- 
%a  ilferuitio  della  moglie  ,  perche  la  virtù  intellettìua  dell'anima  sia 
nel  cerueìXo,  &  difende  ella,  e  tutta  lafua  cognitione  dalfupremo  intel- 
letto,cbe  è  Gioueiconciofia  che  ogni  fapien^a  venghi  da  Dio,e  nafea  dal- 
la bocca  dello <Altìffimo ,  non  da  quefle  cofebajfe ,  eterrene-,  moflrateper 
Giunone .  Et  quejta  è  miglior  difpofitione  di  queUa,che  ha  fatto  Marna- 
no à  d'i f pregio ideile  donne ,  il  quale  perche  non  fu  forfè  troppo  loro  ami- 
co dice,  finger fi  CfrUnerua  efjere  nata  fen^a  madre,  perche  le  donne  no»  lontra  le 
hanno  configlio,nè  prudenza  alcuna\o  forfè,  che  diffe  così  per  andare  die-       ne  ' 
tro  ad  lAìiftotcle ,  il  quale  firme  nelle  fine  morali ,  che  le  donne  non  han- 
no punto  buon  configlio .  Cui  non  ardifeogià  di  oppormi ,  ma  dico  bene , 
che  molte  donne  à  tempi  noflri  fi  moslrano  così  prudenti ,  &  accorti,  che 
lo  fanno  mentire  .  Etfc  non  che  il  valor  loro  ,  le  fa  affai  nono  al  mon- 
do ,  mettendo  gli  nomi  porrei  anco  infiniti  effempìdelfcnno,^della^onntl\: 
prudenza  loro,mofirando  qnello,che  altri  forfè  non  ha  voluto  vedere  \  &  fei"e. 
é,chefe  bene  CMincrua  nacque  fen-^a  ilferuitio  detta  femina,nacque  ella 

\  Li  però 


2ó5  Imaginidei  Dei 

peròfemina ,  e  vuole  perciò  il  douere ,  che  fi  confacci  più  alle  donne ,  che 
a  gli  buomini .  Oltre  di  ciò  coperfero  a  cosici  il  capo  di  elmo  ,  per  dar- 
ci ad  intendere  che  Chttomo  prudente  non  ifcuopre  fempre  tutto  quello , 
the  sa, non  manifcjìaad  ogniuno  il  fuo  configlio ,  né  parla  fempre  in  mo- 
do ,  che  fia  intefo  da  ognuno ,  ma  da  chi  folamente  è  fimile  à  lui ,  fecondo 
che  gli  affari  lo  ricercano  $  fi  che  lefue  parole  à  g  li  altri  pn  paiono  fimi- 
li  agl'intricati  detti  delia  Sfinge .  CD  onde  fu  forfè  ,  che  in  certa  parte 
dello  Egitto  pofero  innanzi  al  tempio  di  CMineruayche  fu  adorata  quitti, 
e  creduta  ìffdeja  Sfinge.,  benché  fi  legga  anco  che  ciò  fu  fatto  per  mofìra- 
re  s  che  le  cofe  della  r  eli  gì me  hanno  da  ftar  nafcofìe  fiotto  fiacri  mijìerif 
in  modo  ,  che  non  filano  intefe  dal  volgo  >  pia  cbefojfero  ime  fi  gli  enim- 
-c  „e    -  mi  della  Sfinge .  Taufania ferine,  che  in  y^Athene  fuvn  fimulacrodi 
Mìnima  .  t-Minerua ,  qual'baueua  sii  l'elmo  nel  me^o,  come  fi  direbbe  per  cimiero 
Grifi .       la  Sfinge ,  e  di  qua ,  &  di  là  erano  due  Grifi ,  li  quali  non  fono  beslie  ,  né 
vccellì  ,  ma  participano  di  quelle ,  e  di  quefii ,  perche  hanno  il  capo  di 
^iquila,e  le  ali,&  fono  Lioni  nel  reslo .  Trouanfi  quefii  animali  fieri,  e 
terrìbili  (fé  pur  e  fé  ne  fròtta,  perche  Tlinio  gli  crede  fauolofi)  nella 
Scithia,  cue  guardano  le  minere  dell'oro  >  come  ferine  cDionifio  jlfro ,  sì 
Arimafpi.  che  gli  i^rimafpi gente  di  quelpaefe ,  che  hanno  vn'occbiofolo  in  fron- 
te ,  non  lo  panno  raccogliere  fé n^a  gran  pericolo ,  &  è  perciò  guerra  quafi 
continua  fra  loro  e  Onde  fi  può  conofeere  quale  guardia  debba  hauere  cia- 
fcheduno  del  proprio  ingegno ,  accioche  non  venghino  gli  jLrimafpi  ad 
inalargliele .   Volevo  anco  il  Gallagli  antichi  alle  volte  fu  l*elmo  a  Mi- 
nerua-,  come  mojiraua  certa  fua  jìatua  fatta  da  Fidia  àgli  Elei ,  d'oro  e 
di  auorio  ,  il  che  Taufaniapar  credere ,  che  foffe perche  il  Gallo  è  ardi- 
to ,  e  feroce  ,  come  bifogna  efiere  nelle  gu-erre  :  ma  aggiungiamo  noi 
ancho  ,  che  ciò  moslraua  la  vigilanza  ?  che  ha  da  effere  m  faggi  >  & 
yahrofi  Capitani .   fmperuche  credettero ,  che  LMinerua  haueffe  la  cu- 
ra non  meno  delle  orti  della  guerra  5  che  della  pace  ,&  però  la  fece- 
ro armata ,  come  diffi .   Et  le  f amie  finfero  ,  che  ella  vecideffe  di  fua 
mano  Vallante,  gigante  ferociffìmo;  dal  quale  vollero  alcuni ,  che  ella  fof- 
fe detta  poi  Vallade .  Et  alcuni  altri  dicono ,  eh"  ella  fu  così  chiamata  da 
Pallade .  certa  voce  Greca7che  ftgnifica  mouere,  ò  croUareypcrche  lafuaflatua  era 
fatta  in guifit  ,  che  pareua  crollar  Fbasla,  che  teneua  in  mano  ,  alla 
Palhd"     finitudine  del  TaUadio  fimulacro  di  legno  di  quefia  1>ea ,  il  quale  ve- 
'  ramente  lacroìlaua  da  sè3&  moueuagli  occhia  fu  creduto  effere  difee- 
fo  di  Cielo  y  come  dijfi  nella  imagine  di  yefla,  nel  tempio  della  quale  egli 
era  guardato  cosìfecretamente ,  che  non  toccale,  ma  né  anco  patena  ve- 
derlo altri,  che  quella  Mie  Vergini  Vtftigdi ,  alla  quale  era  data  quefta 

cura* 


Degli  Antichi.  '  267 

cura .  E  fu  cognominata  Mimma  da  principio  Tritania;  òfuffe  da  ter-      '.      . 
la  "Palude  della  Libia  di  queflo  nome ,  della  quale  alcun:  l'hanno  poifat- 
t a  figlia, forfe  perche  ella  fu  prima  veduta  quwi;ouero  perche  fono  le  par- 
ti della  fapien\atconofccre  le  cofe  prefentì ,  precedere  quelle  >  che  hanno 
da  venire ,  &  ricordar  fi  delle  paffate  :  (Meramente  perche  tre  cofe  ha 
da  fare  i'Imomo  faggio  principalmente  >  configliale  bene ,  giudicare  drit- 
tamente^ operare  con giufli  tia .  Lafcio  le  altre  ragioni ,  che  fi  leggono 
di  queilo  nome ,  perche  di  nulla  feruono  a  quello  >  che  ho  da  dire  ,  sì  co- 
me poco  ferua  anche  riferire  ,  che  CMinerua  fojfe  detta ,  ò  dallo  ammo-  Minerua . 
n'ir  fi ,  perche  la  fapien^a  moflrata  per  lei  ci  dà  fempre  buone  ammoni-  ^elare* 
tioniyò  dal  minuirey& feemare  le  forile  di  color  o^che  all'i  continui  ftudij  fo 
no  fempre  intenti ,  onero  dal  minacciare }  perche  come  Dea  della  guerra  , 
&  armata  ,  fempre  par eua  terribile  ,<&  minaccieuole  .  Kjondimeno 
queflo  vltimo  viene  anchora  affai  à  mio  propofito ,  perche  alcuni  hanno 
voluto ,  che  CMinenia  fafie  la  medeftma ,  che  rBcllonaJla  quale  fu  pari- 
mente adorata  come  Dea  delle  guerre .  Et  Cefarefcriue,cbe  in  Cappado- 
cia  la  hebbero  in  riueren^a  sì  grande,  che  volfero  quelle  genti ,  che  il  fuo 
Sacerdote  fojfe  il  primo  dopò  il  %è  di  autorità ,  &  di  potere ,  parendo  lo- 
ro yche  la  maeflà  della  Dea  lo  meritale.  Ma  per  quello ,  che  ne  moflrano 
le imagini  fi  può  dire  che  fra  Minerua,  &  'Bellona  fojfe  tale  differenza ,  Bellona. 
che  quella  mojlrajje  l'accorto  prouedimento,il  buongouerno ,  &  il  faggio 
con  figlio ,  che  vfano  i  prudenti ,  &  valor  ofi  Capitani  nel  guerreggiare , 
0  queslalevccifwniyilfuroreja  sìraget&  la  roina,  che  nei  fatti  d'ar- 
me fi  veggono  ,  perche  la  fingono  iToeti  auriga  di  Marte ,  come  Sta-  sano. 
tia ,  quando  dice  : 

Cno  fanguinofa  man  Bellona  regge 

I  feroci  desìriz ri  ,  e  batte ,  e  sferra . 

Et  (par fa  per  lo  più  di  f angue  finde  Silio  Italico  la  fa  andare  feorrendo  Silio  Itali 
per  le  armate  f quadre ,  &  così  la  deferiue .  co  ■ 

Scuote  l'accefa  face  ,  e'I  biondo  crine 

Sparfo  d'.  molto  f angue ,  &  va  feorrendo 
La  gran  Bellona  per  l'armate  Jquadre  . 

J^ientedimeno  Statio  dà  pur* anco  la  medefima  fona  à  Minerua ,  &  StatI- 
lafa  non  punto  meno  ìmpetuofa ,  (3  violenta  di  Bellona  ,  quando  mette 
che  T'ideo  pregandola^*}  dice  ; 

Li     2         0  Dea 


268  Imagini  de  i  Dei 

0  'Dea  feroce  del  gran  padre  honorc, 
De  le  guerre  terrìbile  padrona, 
Cui  orna  il  capo  con  vn  vago  borrore 
Il  forte  elmo,®  il  petto  la  (jorgona 
Di  fangue  fparfa ,  e  de  la  qual  maggiore 
For^a  non  haue  LMarte ,  né  Bellona 
J<le  le  battaglie ,  accetta  bar  il  mio  voto, 
Ch'io  porgo  bumile  al  tuo  TSturne  dinoto. 

Tu  dunque  Bellona  appreffo  de  gli  antichi  una  Dea  tutta  piena  d'ira , 
&  di  furor  e,(3 alla  quale  credettero yche  dilettafse  afiaidi  uederfparge- 

Sague  fpar  re  il  fangue  humano,onde  fu;  che  ne' fuoif artifici)  in  uece  di  uittima  ì  Sa 

io  a  Bello-  cerdotifteffifi  pungeuano  con  le  coltella  le  braccia,  e  lefpalle,  &  laplaca- 
nano  col  proprio  fangue .  Quefla  fu  fatta  alcuna  uolta  con  una  sferra  in 
mano,con  la  quale  attaccaua  le  fere  battagliele  t albera  la  faceuano  anco 
con  una  trombatila  boccù^come  che  defse  il  fegno del  fatto  d'arme,  e  alle 
uolte  la  fecero  con  una  ardente  face  in  mano'yTerciocheft  legge  apprefso 

licoirone.  $  Licofrone ,  che  f alenano  gli  antichi ,  prima  che  fofsero  trouate  le  trom- 
be ,  quando  eran  per  fare  battaglia  ,  mandare  dauanti  a  gli  efserciti 
alcuni  con  acce  fé  faci  in  mano  ,  le  quali  fi  gittauano  contra  dall'una 
parte,&  dall'altee  cominciauano  poi  la  fanguinofa  battaglia.  *Di  chz 
intefe  Statio,quando  difse,  che  al  cominciare  di  un  fatto  di  arme  ^Bellona 

CI  d'a  fu  la  prima,che  mojìrafse  t'ardente  facella.  Et  Claudiana  parimente  par- 
lò fecondo  quefla  ufan^a  de  gli  antichi  dicendo, 

Tijìfone  l'accefo  pinofeuote 

Con  mano ,  che  miferia  fempre  apporta, 

Et  à  le  trijìe  infegne  fa  r accorre 

Le  pallide  ombre  à  la  battaglia  prefle» 

teggefi  anchora,che  dauanti  al  tempio  di  bellona  fu  certa  colonna 
Colonna  non  molto  grande Ja  quale  i  Komani  chiamauano  la  colonna  Bellica,per- 
bellica .  cheydelibcrato  che  haueuàno  di  fare  alcuna  guerra,  a  quella  andaua  l'v- 
no  de  i  Confoli ,  pojcìa  che  haueua  aperto  il  tempio  di  Giano  ,  &  quindi 
lanciaua  un'hafla  uerfo  la  parte, oue  era  il  popolo  nimico ,  £?  intendeuafi, 
cheallhorafofse  ,  come  diremmo  noi  ,  gridata  la  guerra.  Ma  innan- 
zi ,  chehauejseroi  Romani  tanto  dilatato  i  confini  ,  cosi  dichiara- 
uemo  la  guerra  *  Mandauano  àque  sii  un  Sacerdote  a  ciò  deputato  ,  il 

quale 


De  gli  Antichi 


269 


Imagine  di  Mincrua  inuentrìce  del  filare  jeffere  pu- 
tire >  &*  altri  donefebi  efiercitij  3  ìnuentrìce  delT<"vlìuo 
(Imbolo  del  lungo  &  necejjarw  ftudio  >  con  gli  njcelli  à 
lei /aerati,  &  emetta  figmfica  ìlconjìglio  del f  rudente^ 
il  gallo  la  vigilanza  del  faggio  >&  [ardire  defoldathVÌ 
e  anco  l'imagine  della  verità  . 


*7°  ImagFni dei  Dei 

quale  quitti  narraua  le  giuste  cagioni  ,  chccffi  baucuam  dimouere  1$ 
guerra ,  da  poijpiegaua  vn'hasla  ne' campi  de'  nimìcì .  Fu  anco  in  altre 
maniere gridata,&  dichiarata  la  guerra  appreso  de  gli  antichi,  cerne  ha 
già  detto  nella  imagine  di  Giano}&  dirò  in  quella  di  dMarte,  fé  verrà  à 
propofito.  Et  concludendo  di  Bellona ,  dico ,  ch'ella  fu  deferente  almeno 
di  imagine  da  Minerua,aUa  quale, per  ritornare  alfito  difegno,  impulcio 
mette- (òpra  l'elmo  vna  ghirlanda  di  vliuo,  che  queflo  arbore  fu  dato  co- 
meproprio  a  lei  da  gli  antichi, perei/ella  ne  fu  ritrouatrice,  come  la  chia- 
ma anco  Virgilio,  &  come  racconta  la  fauola  della  conte  falche  fu  tra  lei , 
Viiuo  da-  ^  rHetiunofopra  ilpojfefio  di  ^?tbene-,oue  Herodoto  fcriue,cbefu  il  me- 
ta a  Mìner  de  fimo  vliuo ,  che  Mineruafece  nafeere  all'bora,  &  che  abbruciò  infteme 
uà  »  con  la  Città  abbruciata  già  da'Terft^ma  che  lo  (ìejfo  dì  anco  rigermogliò, 

&  crebbe  all'altera  di  due  cubiti .  Et  dicono  alcuni,  che  fu  così  finto  > 
perche  Minerua  fu  la  prima  ,  che  moslr  afte  il  modo  di  fpr  emere  foglio 
dalle  vliue,&  anco  perche  non  fi  può  acqui (lare  le  Jcien^e  fen^a  frequen 
te  fiudìo,&  lunghe  vigilie. Onde  fi  legge, e  he  pur  anco  in  ^dtbenefu  de- 
lucerna    dicala  a  quesla  'Dea  vna  lucerna  d'orojla  quale  ardeua  di  continuo,nè  vi 
di  Miner-  mttteuano però  olio  più  df vna  volta  l'anno,  &  queslo  era,dkc  Taufa- 
nia,  perche  il  lucìgnolo  era  di  certa  forte  Uno, che  non  fi  Ufcìa  confumare 
dal  fuoco.  Ep  il  medefimo  racconta  ,  che  apprejfo  de'  Corimbi  bauendo 
Epopea  per  certa  vittoria  fatto  vn  tempio  a  Minerua  ,  la  pregò ,  che  mo- 
Arti  di  Mi  Graffe  qualche  fegno  dibauerlo  càro/J  chefubitò  quiui  dinan^àl  dedì- 
nerua.       catQ  tempio  /piccò  fuori  dellattrra  vn  rampollo  di  oglio .  'D'onde fi  può 
vedere ,  che  ^ragione fu  dato  àcojìeit 'vliuo,  neper  lo  ìludio  fidamente 
àdfapere,ma  per  l'ejfecitio  ànchora  delle  ani  da  lei  trouate,  come  filare, 
cucir  e,leffer  e, &  fare  delle  altre  cofe^che fono  proprie  alle  donne .  Ter  le 
quali  i  (freci.  hebbero  vna  grande  flatua  di  legno,di  quejìa  'Dea,  chefe- 
Minerua    deuafopra  vn'altofeggio,e  teneua  vna  conocchia  con  ambe  le  mani  :  Et  i 
con  la  co-  Ternani  in  certo  dì  delle  fesle  celebrate  di  Mar  7^0  à  Mineruafaceuano , 
nocchia.  _  che  le  padrone  conuìtauano  le  fanti ,  &leferuiuano  di  loro  mano ,  quaft 
Ciuettaco  cjye  ^  qj0le£ero  moflrare  di  riconofeere  da  quella  l'vtile  ,  che  traheuano 
inerua.  r^^  fe,fyè  col  filare  3  tejjère  s  cucire ,  &  fare  l'altre  cofe ,  delle  quali  ella 
era  fiata  la  inuentrice;&  chele  ferue parimente  per  leibauejfcro  queflo 
premio  delle  fatiche  tolerate  tutto  l'anno  nelle  arti  trouate  da  lei.  La 
Cìuetta  anchorafupofla  alle  volte  sa  l'elr,io  a  Minerua,  come  vccellofuo 
proprìo,e  da  lei  amuto  di  modo,che  ò  fiale  fui capo,ouero  à  piedi,ella  l'ha 
qua  fi  fempr  e  fecondi  che  vogliono  alcuni  e  fiere  la  ragione,  che  in  ^itbene 
città  cara  à  quefla  rDeafopra  tutte  l'altre ,  come  moftra  il  nome,  che  cita 
hcbbexommunc  con  quesla  ,  ($  lo  ftudio  delle  fetente  ,  e  delle  buone 

arti, 


Degli  Antichi.  271 

érti ,  che  quitti  fiorii  ono  tutte  già  gran  tempo ,  fu  copia  grande  di  quegli 
vccelli.Onde  nacque  il prouerbìo di  portare  ciuette  ad^Athene^per  quel- 
li ,  li  quali  vogliono  dare  altrui  quello  ,  di  che  egli  ha  grande  abon- 
dan^a.  Ma  le  fattole  dicono  ,  cIk  Cfrfineruaamaua  prima  la  Cornac- 
chia ,  battendola  fatta  diuentarc  uccello  di  bella  giouane  ,  che  fu  prima, 
per  difenderla  dalla  forila  di  ls{ettu  no  ,  che  innamorato  di  lei  le  correua 
dietro  fui  laodel  mare,&  la  tenne  al  fuoferuitio  finche  accusò  le  figlino 
le  di  Cecrope  ;  perche  [degnata  allhora  la  Dea  del  tri  fio  vjjìcio  fatto  da 
cojieijla  fece  fuhito  di  bianca ,cbe  fu  prima>dìuentare  negra,  come  è  ho- 
ra,&  difcacciolla  da  sé,  &  in  fio  fuoco  tolfe  la  (fiuetta,  onde  fu  poi  fem- 
pre ,  &  dura  tuttauia  grauijjma  nimifìà  fra  quesli  duo  vccelli .  Et  li- 
gnifica la  Ciuett"  -'l  faggio,  e  buon  configlio  deWbuomo  prudente,  come 
fi  legge  appreffo  di  Giuflino ,  che  effendo  volata  vna  Ciuettasùl'baslad  Gj'ufHno, 
Hierone  la  prima  volta ,  che  egli  ancora  giouinetto  andò  alla  guerra ,  fu  Ciuetta 
interpretato,  ch'eij "irebbe  diconfiglio  molto  accorto  5  &fu  vero ,  perche  ^  Iot11 
diuentò  %e  di  Siracuja,benche  fofìe  nato  dì  baffo  Imco .  Et  perche  gli  oc-  yierone. 
chi  di  Minerua  fono  di  vn  mede  fimo  colore  con  quelli  della  Ciuetta  ,  la 
quale  vi  vede  beniffimo  lanette  ,  intende  fi  che  thuomo  faggio  vedey 
&  conofee  le  cofe  quantunque  ftano  difficili,  &  occulte,  e  che  leuutofi  dal- 
?  animo  il  velo  delie  menzogne  penetra  alla  ferità ,  con  la  vifia  dell'in- 
telletto;perche  quejia  sia  occultaceli  lafcia  vedere  ad  ognuno-,  onde  De-  Demoeri- 
mocriio  la  pofe  nel  profondo  dì  va  po'2^0  ,  dicendo  eh' ella  quindi  non  to- 
vfcìua  mai  ,  fé  il  tempo,  ouero  Saturno  fito  padre  {come  dice  Plu- 
tarco )  non  ne  la  traheua  fuori  alle  Volte.  Et  Hippotrate  faiuendo  ad  Hippoera- 
vnfuo  amico  difegna  la  Verità  in  forma  dì  donna  belìa^grande,  bonefla-  te- 
mente  ornata ,  e  tutta  lucida ,  &  rifplendeute ,  ma  ne  gli  occhi  più  affai,    ema* 
perche  quelli  paiono  due  lucidiffìmejielie  .  Et  foggiunge  poi  della  Opi- 
nione ,  ch'ella  medefimaments  è  donna,  ma  con  cosi  bella  >  né  brutta  Opiniotìe 
però  ^  ma  che  fimo/tra  tutta  audace,  e  pretta  ad  appigliarfìà  ciò ,  che 
teftapprefenta.  i^rfpprefjo  di  Epifanio  fi  legge  ,  che  dipìngeuano  la      .-    . 
Verità  alcuni  Hcretìci  con  lettere  greche  in  questo  modo.    CMetteuano    "  ani  • 
che  t  et  ,  Z3  la  co  fuffe  il  capo  ,  tf  fi  ,  e  la  4  H  collo  ,    e  cosi 
venendo  gin  fornuuanj  tutta  il  corpo ,  mettendo  femprc  quelle  due  Iet- 
terebbe di  mano  in  mano  fono  più  vicine  alla  prima ,  &  all'vltima  .  E 
Filosìrato/iice «do  che  la  Verità  era  dipinta  nel /acro  antro  di  enfiar  ao9 
lafttvejì  ita  di  biancbifjirni  panni, ,&  in  altro  :n»go  la  chiama  poi  madre 
della  Virtù .  La  quale  fu  da  gli  antic  hi  parimente  creduta  "Dea,???  adora*    .   A 
ta^&aLi  come  àglialtri'JJti  poferoi  \\omanì  vn  tempio  dauanti  à  Virtu* 
quello  dell' Honore^he  di  vno  votato  à  quejìi  da  UHarcellOiComeriferifce  hoikme. 

Va- 


271  Imagini  dei  Dei- 

y  I   .   Valerio  ^Maffimo^bi fognò  fa  me  due  perche  i  Pontefici  differc,  che  la  re- 
Maflìnio     H&one  nm  comportaua,che  vn  tempio  [do  fufie  dedicato  à  duo  2fjtmi  : 
conciofta  che  auuenendo  in  quello  qualche  prodigio ,  non  fi  poteua  fapere 
cui  di  loro  fi  haueffe  da  facrificare.Si  che  alla  Virtù,&  ali'honore  fu  dato 
iljuo  a  parte,  ££  à  questo  non  poteua  entrare  fé  non  chi  paffauaper  quel- 
lo, 'volendo  perciò  moftrare,  che  non  vi  è  altra  via  da  acquiflatfi  honore , 
che  quella  della  virtù  ,come  che  qutllofia  il  vero  premio  di  quefìa,  che  fu 
perciò  fatta  con  due  ali,conciofia  che  l'bonore,&  la  gloria  quafi  legger  if- 
fime  ali  folleuino  da  terra  le  perfine  virtuofe  ,  &  le  portino  àvolo  con 
non  poca  merauiglia  diogniuno.il  che  non  era  nel  tempio  di  Luciano  for- 
fè ,  come  ne  gli  altri  tempi  anchora  non  è  flato ,  per  non  dire  di  quello  di 
hoggidì,  che  pur  troppo  fé  lo  vede  ogni  vno  comefia  ;  imperoche  egli  de- 
ferire in  certo  fuo  dialogo  la  virtù  tutta  mefta,addolorata,veftita  con  et? 
ti  pochi  Jìr acci  intorno,e  molto  malamete  trattata  dalla  Fortuna,in  modo, 
che  le  era  tolto  di  andare  etiandio  a  far  fi  vedere  a  (fioue .  Et  dirò  quetto 
poco  puf  anche  de"  nottri  tempi ,che  alcuni  hanno  dipinta  la  Vhtù  infor- 
ma di  TellegrinOyCmie  ch'ella  non  troui  qui  fìan^a^3  perciò  fé  ne  cami- 
ni via.  Introita  fi  ancoraché  gli  antichi  la  fecero  aguifa  di  matrona ,  che 
fiedefopra  vnfafjò  quadro  j  &  in  certa  medaglia  antica  fi  vede  la  virtù 
fatta  in  modo ,  che  fi  vede  vna  T>onna  appoggiata  col  fini ftro  braccio  ai 
V"  ri!  ma- Vlta  c°l°ma>&  c^e  con  l*  àettra  mano  tiene  vnfer pente.  Fu  poi  la  Vir- 
fchile-       tu  mafcbilejome  è  vna  medaglia  di  gordiano  Imperatore, formata  come 
Medaglia   huomo  vecchio ,  barbuto,  tutto  nudo,  appoggiato  ad  vna  ma^a,&  che 
diGordia-  ha  la  pelle  del  Lione  inuolta  all'vno  delle  braccia ,  cui  fono  lettere  intor- 
m'À  oV     no>  c     dicono  :  K^dUa  virtù  di  t^duguflo  .  Et  ha  vna  medaglia  ancora 
di  Nume-  ^l 'Humeriano  la  medefima  figura^ .  (JKa  in  vna  di  Vitellio  è  la  vir- 
riano.       tu  in  forma  di  Giovane  vettito  fuccintamente  con  elmo  in  tetta  ,  &ci- 
Medaglia  mierodi  alcune  penne  >  titn  là  finiflra  alta  appoggiata  ad  vn  batta 
diVitelJio.  fritta  jn  terra  >  &la  defìra  con  lo  feettro  appoggia  al  defi.ro  ginocchio 
più  eleuato  dati' altro  ,  perche  ha  fotto  il  piede  vna  tefìuggine  ,  &  ha 
gli  ftiual etti  in  gamba  ;  e  fi à  dritto  ,  e  guarda  fi fo  ad  vna  gioitene  , 
che  gli  è  dirimpetto  fatta  per  l' Honore  ,  la  quale  aliando  il  dettro- 
braccio  tiene  l'bafìa ,  come  l'altro ,  &  da  quefìa  parte  è  nuda  fin  fotto  la 
mammella-,  nella  finittra  il  corno  di  douitia,&  vn' elmo  fotto  il  piede ,  & 
il  capo  adorno  di  belle  treccie  bionde ,  che  con  vago  modo  gli  fono  auolte 
d'intorno,  Trcdko  Filofofo  come  fi  legge  apprcjjò  di  Xeno  fonte,  &  lo 
riferì/ce Cfóarco  Tnllio7finfe7  che  Renoie,  mentre  ch'egli  era  gioitine, 
andò  non  so  come  in  certo  luoco  diferto ,  oue  trono  due  vie  ?  che  andava- 
no in  diuerfe parti  t  &  non  f apendo  a  qualtfi  doueffe  appigìiare ,  men- 
tre 


Degli  Antichi. 


273 


Imagine  della  Virtù  &  dell'Honore,  che  Ci  riguardano  coli 
(colpiti  in  vna  medaglia  di  Vitcllio,dinorante  dalla  virtù  &  at- 
tioni  virtuole  prouenir  l'honorc  ,  &  con  l'honore  l'abondonza 
del  mttO,&  ogni  h umana  felicità. 

Imagine  di  Bellona  Dea  della  guerra  &  carettiera  di  Marte, 
&  de  Tuoi  Sacerdoti,che  da  fé  freffi  lì  ferifcono ,  Se  del  pino  à  lei 
facrato.quefta  vien  in  tela  per  l'apportatrice  delle  vccifìoni3rui- 
ne,ftrage,  effetti  proprij  della  guerra  . 

Mm 


274-  ImaginideiDci 

tre  cb'eiflauafofpefoj  tutto  penfofofopra  di  ciò,  gli  apparsero  duefemU 
ne,l'vna  delle  quali  era  la  Voluttà  bella  in  vijìa,tutta  lafàua,&  t'aga> 
per  gli  artificìofi  ornamenti, che  h aueua  dintorno .  la  quale  lo  perfuadeua 
a  caminareper  la  via  de  i piaceri  larga  al  principio , piana ,  £9  facile, 
piena  di  verdi  berbe,&.  di  coloriti  fiori,ma  {ìrettapoialfine,faJJofay  & 
piena  di  acutiffiméfpine.U altra  pia  feuet -anello  appetto,  femplicemente 
yejlita^ra  la  Virtà>cbe  la  fua  via  gli  mofiraua  prima  Sìretta  ,  &  erta, 
C?  difficile,  ma  the  dopòrhenaua  in  fioriti  prati,  ££  in  ameniffimi  campi 
pieni  di  foauiffimi  frutti .  Et  perche  a  queflafi  accoflò  Hercote  ,  bebbe 
così  glorio/o  norie.  'Dante fingendo  nel  fuo  Turgatorio  di  hauer  uijio  in 
fogno  la  %) olititi  ,-  tadejbiue  vna  f emina  balba  ,  con  gli  occhi  guer- 
ci ,  &  co  ì  pie  {torti  ,  0  man  monche  >  &  di  colore  fcialba  ,  la 
quale  cominciali* 'pòi  a  parlare  ^editamente  ,  fi  driT^aua  tutta  ,  e  lo 
fmarrito  volto,éome  amor  uuUe,coft  lo  color auay  &  baurebbe  tratto  lui  à 
sé  con  fue  dol(£parole}fe  nonché apparue  una  donna  fanta ,  &  fané  sia, 
Dante,     la  quale  dice  egli.    ■ 

L  altra  prendeua ,  &  dinanzi  Fapr ina, 

fendendo  i drappi ,  e  moHrauami  il  uentre% 
■'-■  Qa€l  mi  faglia  colputgo ,  che  rìufciua. 

Le  quali  cofeficonfanm  molto  bene  alle  uie  de*  piaceri  uitiofìì&  della 
uirtu.  (JWa chiuplefìe  in altr^modoanchora per  mo/irare  que/tedue  uie 
Virgilio .  potrebbe  far  la  lettera  diTitbagorafopra  della  quale  friffe  Virgilio  que 
pochi  uerfi,moftr andò  ch'ella cifiguraua  la  ulta  bumanatli  quali  vengo- 
no à  dire  que  ilo  m  riojira  lingua. 

La  lettera àTitbagora  già  data 

t^Moftra  la  forma  deli'bumana  vita, 
fon  le  due  corna  jn  che  ella  è  feparata* 

Terctià  la  deftra  uà  l 'erta  j alita 

De  la  uirtude  con  angufto  calle, 
Difficile  d  principio ,  e  malgradita, 

iMapoi  facile  à  chi  la  ut  a  nonfaUe, 

Tenti afeendendo  giugne ,  oue  s'oblia 
le  fatiche  lafciatefiàlefpalle, 

2)ak 


De  gli  Antichi.  475 


Da  lafiniflra  va  più  larga  via 

Facile ,  e  piana ,  ma  che  pi  l'huom  mena 
Ouefol  pianto,  e  pentimento  fia. 

Tcrò  qualunque  ilfuo  defir  affiena , 

^  lo  lafciafeguire  il  van  piacere. 
Cb'à  principio  par  gioia ,  al  fin  è  pena,  ' 

E  virtù  fegue  con  fermo  volere 

'Di  patir  i  difagi ,  che  fortuna 
Cui  meno  ella  douria  yfàfofiemre . 

S'acquifia  tanto  bonor  ,€he  poi  pia  d*  vna  , 
Età  netien  memoria ,  e  illuflre ,  e  chiara 
Sua  fama  fa ,  che  j aria  fiata  bruna. 

Lftfa  chìfol  1*ocìg  ,  e  la  lafcìuia  ha  cara , 
Con  bìafrno  viuey  e  quella  vita  alfine  , 
Che  fi  gli  parue  dolc  e  fente  amara , 

E  tfanfigoli  il  cor  pungenti  f pine-. 


Ver  che  nondanno  i  mondani piaceri  all'vltimo  altroché  pentimento, 
e  vergogna  :  male  virtù  oltret  che  in  noifieffi  ci  acquetano  l'animo ,  ap- 
preso de  g  li  a  Uri  anco  poi  ci  acquifiano  gloria ,  &  bonor  e .  La  imagine  Sonore 
del  quale  faceuano  gli  antichi ,  come  la  deferiue  Iridato ,  di  fanciullo 
vestito  di  vn  panno  por  por  eo  ,  con  ghirlanda  di  lauro  in  capo  ,  cuidaua 
mano  il  'Dio  Cupido  ,  &  lo  pareua  menare  alla  'Dea  Virtù  ,  che 
andaua  innanzi .  indorarono  gli  antichi  vna  'Dea  anchoradei  pia- 
ceri y  la  quale  chiamarono  Volupia  ,  come  fcriue  fanone ,  ££  era  la  Volupia. 
fua  fìatua  vna  donna  pallida  in  faccia  ,  la  quale  a  guifa  di  "Re- 
gina fé  ne  fìaua  in  alto  feggio  ,  &  pareua  tener  fi  la  Virtù  lot- 
to i  piedi  . 

7Ìel  tempio  di  cofiei  erapofiafopra  vn'altare  K^fngerona  creduta pa  Aneeror.a 
rimente  Dea  del  piacere ,  ouero  (come  riferisce  S.  *Agofiino  da  Varrone) 
del  Farebbe  i  Latini  dicono  agere.Onde  ella  hebbe  il  nome,  pei  che  pare- 
uatche  ella  moueffegli  huomini  alle  attioniycome  la  Dea  Stimulaglifii-  <  . 
mulaua,  &  Hortagli  effortaua .  Et ,  come  Tlutarco  fcriue,  il  tempio  di  uJJJ?" 

Hm    1  cofiei 


176 


Imaginidci'Dd 


Imagine  della  Dea  Anger  otta,  da  alcuni  tenuta  Dea 
del  piacere  ($f  delle  humane  operatwni,  ($f  anco fo fra  d 
male  della gola^delplentìo^  del fop portare^  intagli 
ne  delirio  fìlentio  detto  Harpocrateo  (ìgtllatore  ,  & 
*pna  imagìne  dinotante  detto  Dìo  deljìlentìo. 


De  gli  Antichi.  277 

t oftèi  ftaua  femprc  aperto ,  accìocbe  quella ,  che  effortaua  tnttauìa  gli 
huomini  a  qualche  degna  opera  foff'e  viHafempre  da  ogni  vno.  Di  >An- 
gerona  hanno  anco  detto  alcuni,che  ella  fumosi  nomata  dallo  angore,  ciò 
è  affanno,&  tratta glio,ch' ella  leuò  viafubito,  che  a  lei  non  meno  >  che  a 
gli  altri  Dei  furono  ordinate  lejacre  cer  emonie,  facendone  ceffare  il  male 
della  fquìlantia  chiamata  angina  da' Latini  ,  che  ammaTgaua  gran 
numero  di  perfone  in  J\oma .  Et  per  queslo  foyfe  il  fuofimulacro  haueuà- 
qualche  panno  intorno  al  collo ,  che  gli  le? au a  anco  la  bocca .  MaMa- 
crobio  vuole ,  che  cinger ma  con  la  bocca  legata,  &fuggellata  mofìraf--3^^  ne 
Je ,  che  chi  sa  patire  ,  e  tacere  diffimulando  gli  affanni,  vince  quelli  alfi- 
ne, &  fé  ne  gode  poi  vita  lieta  &  piaceuok.  Tlinio  &  Solino  feri uo~ 
no,che  quefìa  Dea  fu  cosi  fatta  per  dar  d  vedere,  che  non  bifognaparla- 
re  de'  fecreti  mijìerij  della  religione  per  diuulgarlì  :  come  volle  anco 
T^uma  far  conofeere  j  quando  introduce  di  adorare  certa  Dea  da  lui  no-  Tacjta> 
mata  Tacita ,  fecondo  che  Tlutarcofcriue  ,  chebifognatacere  lecofede 
i  Dei .  Ter  la  quale  cofa  adorarono  parimente  quelli  di  Egitto  il  Dio  del 
filentio ,  0  lo  tennero  in  compagia  de  i  Loro  Dei  principali .  il  nome  di 
cofìuiappò  loro  fu  Harpocrate  ,  e  Sigalcone appreffo  dei  Greci  ,  &  HaiPocra 
la  fua  fiatua,  fecondo  Apuleio ,  &  Martiano ,  era  digiouinetto ,  che  fi 
tencua  il  dito  aita  boreca ,  come  fi  fa  quando  fi  mofira  altrui  ion  etnno  che 
taccia .  Egli  fu  ancho  talhora  fatto  pel  'Dio  delfilcntio  vna  figura  fen-  / 

[a  faccia  con yn  piccolo  cappelletto  in  capo, &  con  vna  pelle  di  Lupo  in-     £~c  e  A*.' 
torno^^ela  quafi  tutta coperta  di  occhi,  W  ài  orecchie,  perche  bifogna 
yedere  >  &  vdhe  affai ,  ma  parlar  poco.   Et  può  ogniuno  Jcmprz  che  gli 
piace  tacere ,  ma  non  puòjempre  di  ciò ,  che  vuole  :  il  chemoiìra  il  cap- 
pello ,  che  è  fegno  di  libertà ,  come  alf/oue  è  {lato  detto .  Et  del  Lupo  fi  JmUP°- 
legge ,  chi  fa  diu'.ntare  reco  qualunque  ti  veggja  prima,  chefia  veduto , 
C^  che  quando  ha  rapito  alcuna  cofa  fc  ne  fugge  via  così  tacitamente, 
che  non  ard/fee  à  pena  di  fiatare .  *A  d  Harpocrate  fu  dedicato  il  per  fico  ,  Perfìco  dì 
perche  queflo  arbore  ha  le  foglie  fimili  alla  lingua  bumana  ,  &  i  fuoi  HarPocra 
frutti  raffimigliano  il  core  ,  come  che  la  lingua  mani fefii  quello  9  che 
è  nel  core ,  ma  non  lo  debba  però  fare  ;  fc  vi  confiderà  ben  foprcLj  .  Et 
perciò  il  tacere  a' fuoi  tempi  è  virtù  ,  come  moflrò  Minerua  cacciando  da  Corse- 
sela Cornacchia  vccello  garrulo  ,  &  loquace  ;  perche  non  dee  l'/momo^13,  c3?~ 
prudente  perdere  tempo  in  molte  parole  ,  &  uane  ;  ma  t acendo  ha  da  Minerua* 
confiderai  e  le  cofe  molto  bene  prima,  che  ne  ragioni,  &  dime  poi  quello ,  Cornac- 
ele bifogna  [diamente  .    1 1  che  voleua  forfè  moHrare  la  fiatua  di  que  chia  in  ma 
fia'Dea  ,  che  fu  appreffo  de' '  Meffenij  ,  la  quale  fecondo  che  Taufania"0  dl  Ml~ 
la  deferiue  ,  tencua  una  Cornacchia  con  mano ,  come  che'l parlare  bah-  nerua  ' 

bi 


Statio. 


Terrore  i 


27S  ImaginidciDeì 

bi  da  effe*  così  in  mano  dell,buomofaggio,cb'ei  lopoffa  allentare^  flrin- 
gere,fecondo  che  fiprefenta  la  occafione,  &  che  ricerca  il  bifogno .  Ueb- 
bepoi  Minerua  vna  lunga  ha/la  in  mano ,  come  diffi ,  che  te  danno  tuttii 
Toeti;&  {Apuleio parimente  la  defcriue,cbe  crolli  quejìa  con  mano,  (3 
che  leuando  il  braccio  alzilo  feudo  ,  &  fa  che  vanno  con  lei duo  fimili 
a' fanciulli,  i  quali  con  le  nude  coltella  in  mano  paiono  andare  minacciane 
do:de  quali  vno  è  lo  Spauentot  l'altro  il  Timore,  perche  non  fono  le  guer- 
re maifen^a  quefti .  Terb  fingendo  Statio  5  che  CMarte  comandato  da 
Gioue  rada  à  metter  guerra  fra  gli  ^ìrgiuite  i  Theban'hdice  cb'ei  tolfc  la 
Spauento,el  Terrore^  &fe  lo  fece  andare  aitanti,  &  lo  difegna  in  parte  ,. 
&  in  parte ,de ferine  gli  affetti >  che  da  lui  vengono  in  quefto  modo . 

De  la  plebe  crttdel ,  e  ha  intorno ,  elegge 

il  Terror ,  e  à  deftrier  lo  manda  innanzi , 
*4l  cui  poter  non  èchi  ilfuo  paregge. 
In  far  temer  altrui ,  non  chel'auan^i . 
Ter  coftui  par ,  che  l'buomo  il  ver  difpregge  > 
Se  nel  timido  petto  auien  che  flan'^i 
fi  mojlro  borrendo,  e  ha  voci  infinite* 
E  mani  fempre  al  mal  prefte ,  &  ardite . 

Vna  fola  none  fempre  la  faccia , 

Ma  molte ,  e  tutte  in  variati  afpetti , 

Che  fi  cangiano  ogni  hor  ,pur  eh' a  lui  piaccia 

'D'accordar  quei  co  i  pauentoft  detti 

Quali  ne  i  cori  human  sì  forte  caccia , 

Cb'à  dar  loro  ogni  fede  fono  aslretti , 

E  con  tanto  fpauento  Jpejfo  affale 

Le  città ,  che  poi  credono  ogni  male . 

Creder an ,  che  non  più  fiafol  vn  Sole , 
E  parrà  lor  quel,  che  non  è  vedere  y 
Se  i  mi  feri  mortali  a  le  parole 
*Del  tremendo  Terror  di  rado  vere, 
cpongon  l'orecchie,  e  che  le  flette inuole 
Vn  nembo ,  oncL'habbiam  poi  tutti  a  cadere  » 
Che  la  terra  pauenti ,  e  tutta  trieme  ; 
E  fi  fcuotan  con  lei  lefelue  infieme . 


Tanja* 


De  gli  Antichi-  279 

fPaufania  mette  il  terrore  fatto  in  due  modi  dagli  antichi  :  Vvno  è     ' 
con  capo  di  Lione ,  che  tale  era  intagliato ,  come  ei  dice ,  appreffo  de  gli    au  ama  * 
Elei  nello  feudo  di  i^sfgamennone:  L'altro  con  faccia ,  &  babito  difemi-  Scudo  d'A 
na  ,  ma  fpauenteuole  più  che  fi  pofiadire.  Et  yna  così  fatta  imagine  gamenno- 
delle  Spavento  dcdicato/toi  Cor  ira  hi  alti  figliuoli  di  Medea ,  da  loro  v e-  ne* 
tifi  già  per  gli  perniciofi  doni ,  cb' effì  portarone  alia  figliuola  di  Creonte  , 
onde  ella  ne  perì  con  tutta  la  cafa  regaie.   cMa  non  fu  però  creduto  fem- 
pre il  Timore  noceuole ,  perche  "Plutarco  fcriue  ,  cte  quello  fu  adorato  Timore  a- 
tta'Lacedemonij ,  non  perche  baueffero  paura  di  lui ,comc  di  alcuni  altri  dorato . 
^Demoni ,  li  quali,voleuano  ,  ebefoffero  lontani  dalla  città ,  ma  perche 
penfarono ,  che  la  ì\epublica .fi  conferitaci  per  lui ,  quando  le  leggi ,  &  $ 
^Magifirati  erano  temuti .  T> 'onde  fu ,  che  gli  Efori,  che  erano  ilfom- 
mo  magistrato ,entrati  in  vjfich  ,fubito  (  come  dice  ^irijìotcle  )  coman- 
davano ,  e£"  lo  faceuano  gridare  per  la  città ,  che  ognvnofi  taglia ffe  la 
bar  ba,&  foffe  ubidiente  alle  legge  ;  accioche  effi  non  foffero  sformati  da 
far  male  à  perfona,&  faceuano  quefio per  vfare igiouani  ad  vbidire  an- 
co nelle  cofe  leggiere .  Oltre  dì  ciò  non  credettero  gli  antichi  5  che  foffe  Fortezza 
vera  fortezza  il  non  temere  di  cofa  alcuna ,  ma  fi  l'hauere  paura  di  pa-  vera* 
tire  cofa  indegna  :  & /limarono ,  che  haueffe  da  effere  fempre  più  ardito 
centra  gli  nìmìci  chitemeua  di  offendere  le  leggi ,  che  chi  non  nefaceua 
conto  a!cuno:&  che  la  tema  di  acquietare  trijio  nome ,  face  ffe  gli  huomi- 
tri più  gagliardi  à  fopportare  ogni  fatica,  (Sogni  pericolo.  Etquejìa 
è  la  paura ,  che  debbono  hauere  i  popoli  ;  &  per  quefio  pofero  i  Lace* 
demoni}  il  tempio  dei  Timore  a  canto  alla  caja  de  gli  Efori .  Et  di  qus- 
fio  intefe forje  ancho  Tullio  Hofìilio  ,  l{è  de' Rimani  ,  quando  or  dinòj^10^0 
(  come  riferifee  Lattanzio)  che  fi  adoraffe  il  Timore ,  £2  la  Tallidc^a    l  **  ' 
infume, per  che  di  rado  avutene ,  che  non  impallidifca  chi  teme  .  Et  me- 
ritava bene  egli  che  trouato  gli  haueua  coji  belli ,  come  dice  efìo  Lattar**    , 
t'iOydi  hauere  i  fvoi  fempre  j eco,  &  che  non  C  abbandonaffero  mai .  cJW<* 
tornando  à  UMinerua ,  ella  moffra ,  mentre  che  crolla  l'hafl*  ,  &  al- 
fa lo  Jcudo  con  la  compagnia  ,  che  le  dà  .Apuleio ,  le  minacele  della  Sctrrio  dì 
guerra;&  fé  la  conferiamo  in  pacejo  feudo,  ch'era  di  lucidi/fimo  criflaU  Mineru-V 
lo,e copriva  il  corpo  da  ciò,  che  foffe  venuto  per  offenderlo ,  mofiraua9 
chetammo  deli'buorno  prudente}  coperto  dalle  membra  terrene,  fo- 
io  per  guardar  lo,  e  custodirlo  ,  &  non  perche  da  quelle  griffa  of cura- 
ta la  vijìa  m  modo,che  non  pofia  più  vedere  la  verità  dellt  co/e.  Et  per- 
che gli  feudi  communemente  fimo  di  forma  orbicular  e  ,  benché  quello  di 
^Minerva  fi  veggia  talhora fatto  altrimenti.  UMartianofcriffc,  che        * 
h fendo  nel  braccio  di  UMinerua  fi^mfiQaua^  che  il  Mondo ,  quale  pari- 

mente 


ito  ImaginideiDei 

H  0     d  "  mente  ài  forma  rotondai  governato  con  fomma ,  t$  infinita,  prudenza , 
Mi  nerua  .&nma  cafo,come  vollero  "Democrito ,  #"  l'Epicuro  .  £  /7;<7/?<*  v«o/  rf#- 
reìchel,huomo  prudente  può  far  male  altrui  etiandio  di  lontano',  oue- 
ro  che  lafor^a  della  prudenza  è  tanta,  che  penetra  ogni  durerà  di  tut- 
te  le  più  difficili  co  fé  ,  e  Jouente  fi  Ima  tanto  alto  ,  che  va  fin'al  Cie- 
lo .  On  de  Claudicano  fece  l'hafla  di  Minerua  tanto  lunga<0  altaiche  paf- 
C  Iaudia--  fava  le  n  uuole .   Et  Homero  ,  forfè  per  esprimere  ancor  meglio  questo , 
n0 '■'  finge  i  che  Minerua ,  volendo  andare  a  Tehmaco ,  per  mettergli  in  ani- 

co  Talari.  m0  *  c^e  vadi  a  cercafseVlìfle  fuopadre ,  fi  mette  appiedigli  dorati  ta- 
lari ,  di  quella  forte  che  nella  imagine  di  Mercurio  habbiamo  detto  che 
fìano  ,  né  porta  feco  altroché  l'hafla .  Trouafi  ancora  apprejfo  di  Mar- 
co Tullio,oue  ei  fcriue  della  natura  de  iT)ei ,  che  vi  fu  vna  ^Minerva 
(conciofia  che  egli  racconti  di  cinque  )  la  quale  era  finta  hauerele 
paufanja#  <j/i  a*  jpierfi.  Taufania parimente  ferme  ,  che  fu  vna  lunga  hafla  in 
mano  a  quel  fìmulacro  di  Mincrua  ,  il  quale  kaueua  su  l'elmo  ,  come 
ho  già  detto  ,  la  Sfinge  ,  e  gli  Grifi,  ;  &  feguita  defcriuendolo  ,  che 
Jiaua  dritto  con  certa  tonica ,  che  lo  copriva  tutto  firìa  terra ,  C?*  erafotto 
la  corata  (  chele  gìaceua  a' piedi)  lo  feudo,  &  vi  aggiungono  anco 
la  Ciuetta,eche  al  calce  deWhafla  era  vn  fer pente  .  "Da  che  prefe  ar- 
"ùemoRhe  gomentorDemoflhene ,  quando  fu  forcato  andarfene  in  bando ,  didire , 
nc  •  che  Minerva  Ja  quale  era  proprio  nume  di  >Atbene,fi  dilettaua  troppo  di 

treftrane  beftie,che  erano tla  Civetta ,  il  Serpente  >  &  il  Topolò  :  perche 
nella  republica  di \Athene  haueua  che  fare  affai  il  popolo  ,  &  pigliaua 
egli  le  cofe  al  peggio  all' bora ,  chefifentiuaoffefo.  Ma,come  ho  già  det- 
Serpéte  di  t0  falla  Ciuetta^così  dico  del  Serpente ,  che  fu  dato  a  Minerua  per  fegno 
Minerua .  ^  accorte:^a  j  ££  di  prudenza .  Onde  in  P^oma  dinanzi  al  gran  fimula- 
cro  di  Minerua  giù  a' piedi  slava  il  Serpente  tutto  in  sé  riuolto,fe  non  che 
al^aua  la  te/la  sa  dietro  allo  feudo ,  ch'ella  teneva  al  braccio ,  come  dice 
Sem  io.     Semio,oue  Virgilio  le  falche  i  due  fer  penti,  quali  vecifero  Laocoonte ,  e  i 
figliuolìyfe  ne  andarono  dritto  al  tempio  dì  Minerua ,  &  quiui  fi  pofero  a 
i  piedi  della  Dea ,  &  fotto  lo  feudo .  Della  tonica,  che  cosici  porta  con 
■  la  corata  foprajcriue  Herodotoyche  i  Cjreci tolfero  quefto  mododivefli- 
Habito  di  re  dalledonne  di  ^Africa,  che  habitano intomoalla  Tritonide palude ,nè 
Minert  a .  vje  a[tra  differenza,  fé  non  che  la  tonica  di  fotto  di  quesle  è  di  pelli ,  & 
le  fimbrie,  òfrangie ,  che  l 'figliamo  dire ,  del  farfetto  difopra  non  fono  di 
ferpentelli ,  ma  di  cuoio  tagliato  a  minute  li  He ,  ilquale  farfetto  vf avana 
fare  quelle  donne  di  ^Africa  parimente  di  cuoio  di  Capra  ,  &  perciò  lo 
Egida.      chiamarono  i  (freci  Egida ,  perche  Ega  appo  loro  fignifica  Capra ,  &  è 
queHo,che  noi  habbiamo  detta  cora7ga,cke  hebbe  forfè  le  fimbrie  all'in- 
torno 


De  gli  Antichi.  28 1 

torno  di minuti  fer penti ,  come  pare voteffe  intendere  Uerodoto ,  quando 
pofe  la  differen\a,come  ho  detto,che  è  fra  il  ve/ìire  delle  donne  d'i^dfri- 
ca,<&  l'habito  di  iJMinerua.<Alla  quale  fecero  di  più  gì'  antichi  nel  pet- 
to la  Gorgone ,che  fu  il  capo  di  tJMcdnfa  crinito  di  fer  penti ,  che  ccicaaua  Gorgone . 
fuori  la  linguale  gliele  pifero  anco  alle  volte  nello  fcudoycbe  fa  parimen- 
te chiamato  Egida  da  alcuni,  perche  Diodoro  fcriue ,  che  Gkue  lo  coperfe  Dioc*oro  • 
della  pelle  della  capra  ./l  malthea,e  lo  donò  poi  à  Minerua.  Ma  più  fruen- 
te per  la  Egida  fi  intende  dall'armatura  delpttto,  la  quale  fcriue  Higino, 
che  fu  così  detta  n  m  da  Ega,  tolta  per  la  Capra  j  ma  da  vna  figliuola  del  Ega  figli-. 
Sole  di  quello  nome ,  che  fu ,  come  raccontano  le  fattole ,  di  marauigliofa  "°[a  dei 
bianchezza  con  vnofplendore  flupendo,  ma  non  bella  pero,  an^i  tanto  jjjS"no 
horribile  a  vedere,che  fubito  che  fi  mofiraua  à  i  Titani  nimkidi  Giouejre  *  % 

ftaua  no  tutti  fpauentati,e  (lorditi.  Onde  la  terra^pregata  da  quelli  di  Ie- 
ttarla loro  dinanzi  da  gli  occhi ,  la  nafeofe  in  Creta  in  certa  fpelonca ,  oue 
flette  fin  che  Gioue  ne  la  leuò,  quando  volle  hauere  anco  il  capo  di  Medu- 
•fayperche  l'Oracolo  haueua  detto,che  fen\a  queflo  egli  non  poteua  vince- 
re i  TitaniyComc  gli  vinfepoi,e  doppo  la  vittoria  donò  la  Egida, fatta  del 
la  pelle  di  Ega  iol  capo  di  UWedufa  a  UHinerua,che  la  portò  poifemprc. 
Firgilioyquando  fa,  che  Volcano  va  a  mettere  in  opera  i  Qclopi  per  fare  Virgilio. 
le  armi  ad  Enea ,  come  l' haueua  pregato  V  enere ,  e  racconta  i  lauoriy  che 
quelli  haueuanoallhorafra  le  maniche  erano  i  fulmini  di  Gioue,  il  carro 
di  <JMarte}e  l'armatura  di  UMinema,clK  è  la  medefìma^be  Tallade)  co 
sì  dice  di  queflo. . 

Et  à  dorate  fcaglie  di  Serpente 

Componean  con  mduTtria  la  tremenda 

Egida ,  de  la  qual  'Pallade  irata 

Souente  s  arma  ,  e  gli  attrecàati  ferpì , 

£la  (jorgonea  teìla ,  ch'anche  tronca 

Vol^eua  gli  occhi  in  vi  fi  a  few afferà 

iddattauano  il  petto  de  la  Dina. 

E  pero  la  Gorgone  s'intende  fempre  il  capo  di  xJMedufa ,  che  vijìo  Gorgone . 
folamente  vecideua  altrui ,  ancora  che  fcriue  Csitbeneo ,  che  appreffo  de' 
Nomadi  nella  Libia  fu  certa  beflia  di  queflo  nome ,  fìntile  alle  pecore ,  o 
come  altri  vogliono ,  a'  Vitelli ,  di  così  pernitiofo  fiato ,  che  amma  x^a* 
uaconqueslo  folamente  tutte  l'altre  befiie  ,  chele  fi accoftauano  ,  e 
con  la  vifla  parimente  vecideua  altrui,  qual  volta  fcuotendo  il  capo  fi  le- 
tta dinanzi  certo  crine  ,  che  difeendendo  già  per  la  fronte  ,  le  copri- 
uà  gli  occhi  ,  come  prouarono  alcuni  faldati  di  Mario  ,  quando  egli 

2{ri  andò 


282  ImaginideiDei 

andò  cantra  Giugura}  li  quali  cacciando  questa  befìia  caddero  morti,  fa. 
bito  che  da  lei  furono  vifìi .  E  quelli  del  paefe  ne  contarono  poi  la  na- 
tura ad  effo  Lotario ,  e  glie  la  fecero  anco  bauere  morta ,  perche  effifape- 
Uano,come,fìando  in  agguato  ,fipoteua  ammalarla  di  lontano.  La  pel- 
le era  di  così  mirabile  varietà  di  colore ,  che  mandata  a  ]\oma,non  vi  fu 
deuno,  che  fapeffe  di  che  beslia  foffe ,  e  cotne-cofa  marauigliofafu  poha 
nel  tempio  di  Hcrcole  .  "Proclo  Cartaginese  fcrijfe,  come  riferifee  Taufa- 
nia  ,  che  fra  le  mo!te,e  diuerfe  beflie,che erano  ne  i  deferti  dell'affrica, 
yi  furono  anco  buomini  ,  e  f  emine  fduaggie  e  be filali ,  e  cb'ei  ne  vide 

Medufa .  &*^  vno portato  a  P\oma,e  veletta  credere ,  che  Medufa  foffe  Hata  vna  di 
quelle  femine ,  la  quale  andata  alla  Tritonide  palude  haueffe  fatto  quiui 

t  di  molto  male  a  gli  habitatori  del  paefe  ,  fin  che  fu  vecifa  da  Terfeo 

^.  con  l'aiuto  di  ^Minerua^peub'eUafu  proprio  7<(ume  di  quel  luoco,  cDio- 

'  doro  fcriue^che  le  Gorgone  furono  femine  bellicofe  neW  <^dfrica ,  le  qua- 
li furono  fu  perate  da  ^Perfeo ,  che  vecife  anco  Medufa  loro  regina ,  e  que- 
flo  potrebbe  effere  bisloria  .  Ma  lefauole  dicono ,  come  $  legge  appref- 

Gor»one.y0  fò  ^Apollodoro,cbe  le  Gorgone  furono  tre  far  elle,  delle  quale  Medufifo- 
lamente  poteua  morire  :  le  altre  due  nomate  Burlale,  e  Steno ,  erano  im- 
mortali ,  £?  haueuam)  tutte  il  capo  inuolto  di  fcagliofi  ferpi ,  haueua- 
no  i  denti  grandi  come  di  porco ,  le  mani  di  rame ,  l'ale  d'oro ,  con  le  qua- 
li volauano  a  laro  piacere,  e  mutauano  in  f affo  qualunque  era  vifìa  da  lo- 
Y0,c  che  Ter  fio ,  hauendole  trouate ,  che  dormiuano ,  tagliò  il  capo  a  Me- 
dufajo  portò  via ,  e  domilo  poi  a  Uifinerua  ,  dalla  quale  fu  aiutato  afìai 
a  queflofare ,  perche  da  lei  hebbe  lo  feudo ,  fi  come  da  Mercurio  hebbe  la 
fcimitarrate  i  Talari ,  l'elmo  di  Orco ,  ebefaccua  altrui  inuifibile,  e  cer- 
ta bif accia ,  nella  quale  portò  il  terribile  capo ,  da  alcune  ninfe ,  che  gli 
furono  infegnate  da  tre  altre  for elle  delie  Gorgone ,  per  ribattere  l'occhio  > 
Cìr  il  dente  rubato  loìoda  lui  ;per  cloche  di  quelle  fi  legge  5  ch'elle  nacque- 
ro vecchie,  &  hebbero  vn*  occhio  folament e ,  &  vn  dente  folo  fra  loro ,  e 
fé  ne  feruiuanoa  vicenda  mài' vna,  mò  l'altra  .  E  fu  perciò  in  certa 
forte  della  (frecia ,  come  ferine  Taujania  ,  nel  tempio  di  Minerua  vna 
ftatuadiTerfcalla  quale,come  cb'ei  foffe  per  andare  all' bora  in  .Afri- 
ca contra  Medufa,alcune  l^infe  dauano  vn'  elmo ,  &  attaccauano  i  Ta- 
lari a'piedi .  Dicono  ancorai  quefla  è  lafauola  più  communc,  che  di  tre 

M  ,  f  belliffime  forche ,  chiamate  le  Gorgone  da  certe  Ifòle  di  fimil  nome ,  oue 
C  elle  habitauano ,.  Medufa  fu  la  più  bella  ,  baueua  i  capelli  d'oro.  On- 

de innamorato fene  Nettuno  giacque  con  lei  nel  tempio  diUWinewa9 
-la  quale  perciò  fdegnata  >  &  adirata  grandemente  fece  diuentare  Me- 
dufa di  bella ,  e  piaiemle ,  e  fretta  età  prima  da  vedere,  tutta  terribile ,  € 

fi*' 


Degli  Antichi.  28; 

fpauenteuoleycangianiole  i  dorati  crini  in  brutti  fer pentite  volle,che /of- 
fe mutato fubito  in  fafìo  chiunque  più  laguardafie  ;  ma  ,  non  potendo  il 
mondo  fop portar e  così  jir  ano  moslrofPerfeol'vccifecon  l'aiuto ,  ch'io  dif- 
fide ne  diede  il  capoaMineruatche  lo  portò  poi  fempre  nello  feudo ,  ò  nel 
petto  della  corata .  La  qual  Homero ,  quando  fa,  che  quefla  'Dea  s'ar- 
ma  per  andare  contra  gli  Troiani  dice ,  che  è  circondata  di  bombile  fpa-  ^  Minerà 
uento,e  che,oltre  al  capo  di  Medufa ,  vi  è  dentro  anchora  l'animofo  ardi-  Ui . 
re  ,&  la  ficura  fortezza ,  &  le  fpauanteuoli  minacele ,  cofe  tutte  proprie 
alla  cDea  delle  guerre ,  sì  cornee  la  Vittoria  anchora .  Onde  Taufania  Paufania. 
dice ,  che  gli  lAtheniefi  glielo pofero  nel  petto  infieme  col  capo  difWe- 
dufay&  che  appreso  degli  Ehi  liana  à  canto  fen^a  ali.  Lequalicofe 
moflrano  lafor^a  delfapere ,  e  della  prudenza  :  perche  queflacon  l'ope- 
re marauigliofe ,  e  co' faggi  configli  fa  flupire  altrui ,  e  re  slare  quafifaffo 
immobile  di  maraviglia ,  sì  che  facilmente  ottiene  poi ,  ciò ,  che  vuole , 
pure  che  lo fappi acconciamente  efporre  ,  che  per  questo  bombile  capo 
moflrala  lingua.  Et  era  coperto  talhora  dal  bel  manto  ,  che  metteua-^Q^  ve. 
no  intorno  alla  Dea ,  chiamato  da  gli  antichi  Te  pio ,  &  era  vna  forte  di  ite  di  Mi* 
vefte,vfata  intorno  a  ifimulacri  de  i  Deiìfen\a  maniche \come dice  Lat-  "erua . 
tantiofopra  Statio  ,  biancaye  macchiata  tutta  di  bolle  dorate,  la  quale***111*110  ' 
faceuano  le  matrone  di  fua  mano,  e  la  offerivano  poi  ogni  terTg  anno. 
Ma  perche  quefla  fu  inuentione  de  gli  '^dtheniefi,  de' quali  UWinerua 
fu  Ìntime  principale ,  era  tolto  pia  finente  il  Veplo  per  quella  gran  ve- 
Jìe ,  0  manto  che  foffe ,  qual' offerto ,  è  confecrato  à  quefta  'Dea  di  cinque 
in  cinque  anni  con [olennijfima  cerimonia ,  ancora  che  Snida  dica ,  che  era 
non  vesle/ma  la  vela  di  certa  naue  ,che  à  quel  tempo  >  che  ho  detto ,  era 
apprettata  con  belhffimi  ornamenti  in  honore  di  Minerua  a  certe  fuefe- 
ftet($  vfarono  anco  gli  antichi  di  offerire  il  Veplo,  quando  in  qualche  gra 
uè  pericolo  voleuano  impetrare  il  fauore  della  'Dea .  Onde  Homero  fa  ,  rr 
che  Recuba  per  configlio  di  HelenoJ ito  figliuolo ,  &  indiuine,  quando  ve- 
de i  Troiani  efier  cacciati  da  Greci  fin  dentro  le  mura,  mette  in  ordine  con 
lefuepiu  belle>&  più  prctiofe  velli  vn  grande ,  &  ricco  Veplo  ,  &  ric- 
compagnata  da  tutte  le  pia  nobili  matrone  lo  porta  al  tempio  diValU- 
de ,  (3  mani  lo  fa  offerire  da  Tbcana  moglie  di  ^Antenore ,  f emina  al- 
l'bora  fra  le  Troiane  di  grand  ifjì  ma  venera  t ione ,  e  tutte  infieme  pregano 
la  cDea)che  voglia  effere  loro  fattorcuolc.  La  cofa  fu  imitata  da  V ir gi- Virgilio, 
Ho ,  quando  dipi?ige  la  guerra  di  Troia  à  Cartagine  nel  tempio  di  Giu- 
none ,  dicendo: 


7{n    2        Gwm 


284  ImaginidciDci 

Cjiuanoin  tanto  con  le  chiome  fpar fé 

Le  donne  d'flio  al  tempio  dell' ingìusJé 
Tallade ,  &  humilmente  tutte  il  "Peplo 
Tcrtauano  alla  Dea  femprecon  mano 
CU  addolorati  petti  percotendo. 

Et  ip  queflo  folenne  manto  vfaronogli  '^Athenieft  di  tejjere ,  ricama- 
Giganti.   re,òdipingere  Encelado>ò  qual  altro  fi  [offe  gigantesche  fu  vecifo  da  Mi- 
nema,oltre  che  alle  volte  vi  fecero  ancho  quelli ,  li  quali  erano  fiati  più 
valorofì  in  battaglia  >  e  meritauano per  ciò  gloria  maggiore  .  Era  quel 
gigante  huomo  dal  me%p  in  su ,  &  ferpe  nel  refto ,  che  così  fono  deferit- 
ti  da'poeti  tuttrque  giganti ,  li  quali  hehhero  ardire  di  andare  ad  afìa- 
Cómodo  lire  il  cielo.  Onde  Suìdariferifce  di  Commodo  Jmperadore  infoiente  ,e 
crudeJe,&  crudele  fuor  di  modo>  ch'egli  per  effere  chiamato  Hercole,  &  figliuolo  di 
in  o  ente  Q'l0uept  yefiiua  fouente  la  pelle  del  Lione ,  e  portaua  la  ma^a  in  mano , 
conia  quale  ammaigaua  per  fuo  piacere  molti  huomini,  (3  come  eh' ei 
volejje parere  di  combattere  allhora  per  gliDeiyfaceua  loro  prima  ac- 
conciare le  cofeie ,  &  le  gambe  informa  di  bifeia  ,  ò  di  fer pente ,  accio- 
A  ollodo C^e raPPrefentaJfer0  i giganti.  Quali *Apollodoro  ferine,  che  erano  di 
ro .  faccia  horribile,e  fpauenteuole  con  capelli  lunghi,e  di/le fi  fino  su  lefpal- 

Spofìtio—  le  ,&  con  barba  prolijja  difendenti  [opragli  horr  idi  petti  .  Et  int  en- 
ne de'Gi-  de  fi  per  lo  difotto  di  cosloro ,  che  gli  huomini  empi)  ,  e  fprc^atori  di 
gaau .      pfo  non  fauno  cofa  mai ,  che  fia  drittate giufla ,  né  honesla ,  ma  tutto  il 
contrario  ,  &  perciò  raffimigliano  il  Serpente  ,  chenonpuòal^arfì 
da  terragne  caminare  per  lo  dritto,  ma  bifogna  che  andando,  tutto  fi  tor- 
ta. Età  quesli  UWinerua  dà  la  morte ,  perche  si  anno  fempre  nelle  te- 
nebre della  ignorane  humana  ,  né  vnqua  leuanogli  occhi  à  quel  diui- 
no  lume, che  feorge  altrui  àgloriofa,&  eterna  vita,  (3  è  l'aiuto,&  il  fa- 
vore,che  dà  Minerua  à  chi  va  à  lei,  come  fi  legge  di  'Pcrfeo ,  &  ne  ho  già 
dettO',E  di  rBellerofonte,che  vecifero la  Chimcra,hauendo  hauuto da  lei  il 
Minerua   cauallo  Tegafo  domo,&  cemmodo  a  caualcare .  Onde  quelli  di  (orinto , 
frenatnee.  comefCY'lU€  tpaufania ,  hebbtro  vn  fimulacro  tutto  di  legno  (eccetto  che 
la  facciale  mani,  (3  i  piedi ,  ch'erano  di  bianco  marmo  )  di  Mine  ma ,  da 
loro  chiamata  Frenatrice ,  perche  ducano ,  che  ella  fu  la  prima,  e b<  fre- 
naffe  il  Cauallo  Tegafo,&  lo  dtfie  a  'BeUerofontc .  Vrometheo parimen- 
te con  l'aiuto  di  cosici  andò  in  Cielo,  &  inuolò  il  fuoco  del  carro  del  Sole , 
gol  quale  diede  pei  le  arti  al  mondo ,  che  fono  perciò  dette  efier  venute  da 
%JMmeruaì perche  l  ingegno  humano  ha  trouato  ciò, che  iranoififa, 

etro- 


Degli  Antichi.  28 j 

e  trova  ttn.co.tHtlo  di [..,-  &Jalio  con..  il  me?p  del  fuoco  >  concìofia .  che  in  tut- 
te le  arti  due  cofe  faccino  dibifognu  $  L'vna  è  lyinduflriat&  l'inuentione, 
V altra  il  porre  in  opera,  &far  quello,  che  l'ingegno  ha  difegnato.  Quella 
s'intènde  per  LMmerua,&  quello  per  Volcano ,  cioè  pel  fuoco  .  "Perche  Volcano. 
fattóri  nome  di  Volcano  è  intefo  il  fuoco,  il  quale  ci  è  inHrumentaafare 
tutte  le  cofe, perche  il  fuoco  fcaldi  e  rifplende,£$  mancando  la  luce],  &  il 
calors,nullafi  può  fare  .  Sgli  è  ben  vero ,  che  non  puòfcmpre  l'arte  por- 
re in  effetto  tutto  quello,  che  l'ingegno  troua ,  perche  quella  Ha  legata  al 
corpo. ,  e  non  può  da  lui  partire ,  ite  fare  più  di  quanto  egli  può,  ma  que- 
flo  là  lancia  fouente ,  e  dif corre  afuo  piacere  considerando  l'opere  della  na- 
tura jj  ór  quello  che  fa  Dio ,  &  imagina  talhora  di  fare  anch'  egli  cofe  fi- 
milijdi  che  non  fi  vede  però  mai  effetto  alcuno ,  perche  fono  imagikationì 
vane.  Onde  fu  finto  dalle  fauole,  che  non  potè ffe  mai  Volcano  cdngiun- 
gere\a  Minerua  ,  benché  nefaceffe  ogni  fuo  sformo ,  basendogliele  con- 
ceffo\Gioue.  Ma  non  perciò  lafciarono  gli  antichi  di  mettere  fpeffo  i Si- 
mulacri di  amendui  in  vn  mede  fimo  tempio .  Et  Tlatone  pariménte  gli  piatone. 
inette  infteme ,  dicendo  nelfuo  (atlantico  >  che  àmbi  fono  egualmente 
7{j*mì  di  xAthene;percioche  quiui  non  meno  erano  efìercitate  a  qiig'tem- 
pi  tutte  le  arti ,  che  vi  fiorile  lo  sludio  delle  faenze .  Come  fi  le^ge  an- 
che di  '2<lettuno,e  di  Minerua  che  per  ordine  di  Gioue  hebbero  ambì  infìe-  Nettuno 
me  il  gouerno  di  *Athene .  Ter  la  quale  cofa  Jìampauano  gli  jltheniefi  co  Miner" 
su  le  loro  monete  il  capo  di  Minerua  dall' vn  lato,&  dall'altro  il  Triden- 
te infegna  di  7^ettuno,qualchiamauanoetiandio  ^è  ,  0  a  Minerua  da- 
vano nome  di  ciuile,&  di  vrbana,  come  che  bifogni  gouernar  le  città  pa- 
cificamente ,  e  con  prudenza .  il  che  non  meno  fa  di  bifegno  nelle  priva- 
te  cafe,  &  perciò  così  su  le  porte  di  quesle ,  come  su  quelle  della  Città  fo- 
leuano  gli  antichi  dipingere  ^Minerva ,  &  dipingevano  UWarte  fuori  Minerua 
alle  faille ,  mojìrando  in  total guifa ,  che  fi  ha  da  tenere  la  guerra  lontana  fu  le  porte 
fempre  più  che  fi  può,  &  perche  fi  guardavano  i  Romani  di  tenere  nel- 
la città  que  'T^umìrfuali per/fauano ,  che  baueffero  cura  di  cofe  nòceuoli , 
hebbero  di  fuori  il  tempio  di  "Bellona ,  &  quel  di  Marte  anchora  .  Ma 
di  cojiui  ne  fu  pur' anche  vno  nella  Città  ,  oue  fu  come  pacifico  adorato ,  e 
chiamato  Quirino ,  come  già  fcrilfi  nel  flauio,  <&  refi  la  ragione  dell'uno , 
&  dell'altro .  Et  di  lui  dirò  comefujjè  fatto ,  pofeia  che  haurò  detto  di 
Volcano ,  del  quale  così  fi  legge  appreffo  di  Eufebio  .  Dicono  Volcano  v0icano . 
effere  la  virtùy&  il  potere  del  fuoco,  e  gli  fanno  vna  slatua  informa  di 
huomo  con  vn  cappello  in  capo  di  color  cileftre  per  fegno  del  riuolgimeh- 
to  de'cleli,&  appreffo  de'  quali  fi  troua  il  vero  fuoco ,  puro ,  e  fincero-.cofa 
f  he  non  fi  può  dir  e  di  quefio,  che  h  abbiamo  noi  }  perche  non  fi  mantie- 
ne da 


Ite 


ImaginideiDci 


Imagine  di  Vulcano  Dio  del  fuoco ,  ò  di  Sitone  Rè  dell'Egitto 
Sacerdote  di  Vulcano  liberato  dalli  topi  delli  Arabi  fuoi  nemici, 
che  erano  venuti  ad  afTalirlo ,  hauendo  li  topi  rafo  li  archi  Se  tutti 
liarnefi  dicuoiovna  notteallafprouifta,  lignificante  che  chi  in 
Dio  fi  fida  da  Dio  vien  aiutato ,  Sz  che  in  Dio  fi  ponghino  le  fpe- 
ranze  noftre . 

•  Imagine  di  Vulcano  Dio  del  fuoco  con  la  fu  a  fucina  &  li  Ciclo- 
pi ,  che  fabricauano  li  ftrali  à  Gioue ,  &  Tarmi  alli  Dei  8c  à  gli  he- 
roi,&  del  leone  à  lui  facrato,come  animaTignco.  E  tolto  Vulcano 
ancora  per  k  calore  naturale  8c  generariuo.  4 


Degli  Antichi .  1S7 

ne  da  se  >  ma  dì  contìnuo  ha  bifugno  di  nuoua  materia^  che  lo  nudrifca  ,  e 
foflenti .  Et  fu  fìnto  Folcano  "%oppo,perche  le  pare  effere  la  fiamma  ycon-    VoJcan* 
ciofta,cbc  ardendo  non  va  su  per  lo  drittoyma  fi  torce,&  fi  dibatte  di  qua,  Z0PP°  • 
edili  ,  perche  none  pura  ,  & 'leggiera  ,  come  le  farebbe  di  bifogno 
per  afeendere  dritta  al  luoco  fuo .  Bjfcrifce  ^ì  IcJTaudro  'Napolìtapo , 
&  credo ,  che  ihabbì  toito  da  Herodoto ,  benché  l>fvna  dica  di  Volcano , 
l'altro  dì  Setone  Pye ,  che  in  Egitto  fu  vnaflatua,  cheteneua  con  le  mani 
vn  topo,&  che  la  fecero  tale  quelle  genti,  perche  credettero,  che  Volcano   yQ]cin9 
hauejje  già  mandati)  vna  copia  grande  di  topi  cantra  gli  .Arabi  in  tem-  co>  t0p[ . 
po,che  erano  in  groffiffimo  numero  pir  occupare  il  lor  paefey  perdo  furono 
sformati  ritornar fene .   Herodoto  narra  la  co  fa,  in  quejìo  modo:  Setone  Setone  Rè 
Sacerdote  di  Volcano  ,  &  infieme  I{e  di  Egitto  ,  ritrouandoft  abban- 
donatala tutti  gli  huomini  da  guerra  ,  perche  non  fi  eramai  fatto 
conto  di  loro ,  &  effendog  li  andato  addojfo  Senecarib  Rj  de  gli  Arabi  con 
groffijfimo  efferato  ,  non  fapeua  in  così  flr ano  partito  ,  che  fi  ramar  i- 
caua  •,  &  dolcuafi  della  fuamiferia^».  In  tanto  auenne  ,  che  addor- 
mentatofi  à  lato  al  fimulacro  di  Volcano ,  gli  parue  veder  in  fogno  quel 
^Dìo  ,  che  lo  confortale  à  ilare  di buona  foglia  ,  &  dicefi egli  ,  che 
aniaffe  pure  arditamente  contragli  nimicane  àubìtaffe  dì  non  cacciargli 
iiia  con  l' aiuto3cti  egli  gli  mmdarebbe .  Hauendo  dunque  Setone  perciò  Topi maa 
pigliato  ardire ,  vfcì  fuori  con  la  poca  gente ,  che  haueua,  &  andò  ad  ac-  rf1! 
campar  fi  poco  lontano  dagli  Arabi,  nel  campo  de"  quali  la  notte  figlien- 
te apparue  sì  gran  moltitudine  di  Topi  ,  eberofro  loro  gli  archi  ,  gli 
feudi  ,  e  tutti  gli  arnefi  dicuoio  ,  &  gli  sformarono  a  fuggirfi  nello 
Egitto.  Et  perciò  nel  tempio  di  Folcano  liana  effo  Ej  Setone  fatto  di 
pietra  con  vn  topo  in  manose  convn  mottoyche  diceua  :  'Da  me  fi  impari 
di  efiere  pio,  t$  religioso .  Et  forje  pofero  allhora  g  li  Arabi  tanto  odio  a  Topi  odia 
Topi, che  vollero  poi  lorofmpre  male,ptrche  "Plutarco  fcriue3che  uccide-  u  ' 
uano  tutti  quelli  ,  cìk  poteuano  hautre  ,  come  faceuano  gli  Ethiopi 
anchora,&  i  CAfagi  della  Terfia,  dicendo  che'l  rodere 3che  faceuano  que- 
fti  animaletti  era  troppo  noìofo ,  (3  molesto  aài  Dei .  7^è  mi  ricordo  di 
battere  letto  per  quale  ragione  credefjero  gli  antichi  in  Egitto  ,  che  Fol- 
cano bauejft  mandato  i  Topi;  ma  potrebbe  fi  forfè  intendere  per  lui  la  ftc- 
città  della  Stagione  ,  &  del  paefe  ,  conciofia  che  Tlìnio  fcriuendo 
della  fecondità  de'  Topi  dica  ,  che  questi  moltiplicano  grandemente  ni 
campi, quando  i  tempi  uanno  afiutti,e  fecchi^onde  è  che  IHnuerno  non  ap 
paiono  poi  più,nè  fi  può  fapere,che  diuenga  di  loroy  perche  non  fi  trouano   y°^can? 
uiui ,  né  morti,  né  /opra ,  né  folto  terra.» .  Lcfauclepoi,  che  fi  leggono  S1"?10  dl 
di  Folcano,  fono  molte,  e  tutte  panno  darci  argomento  di  farne  dipin- 
-  ture 


288  Imagini  de  i  Dei 

ture  in dìuerfi  modi,comìnciando  dal  nafcimentofuo;perchefì legge,  che 
ei  nacque  di  Giunone,  &  che  quesla ,  vedendolo  co  fi  brutto ,  lo  /degnò ,  e 
gittolovia  ,  onde  Umifero  andò  scadere  in  Unno  I fola  nel  mare  E- 
geo ,  e  dalla  caduta  reslò  fciancato ,  sì  che  fu  poifempre  Troppo .  il  che 
viene  adiret  come  l'ejpongono  i  naturali,  che  il  fulmine ,  quale  non  è 
altro  yche  vapore  iofocato,difcende  dalla  parte  di  jotto  dell'aere,  che  è  la 
pia  groffa,  più  denfa,  &  caliginofa  .  Folcano  fatto  grande,  e  rìcordcuo- 
le  della  ingiuria  fattagli  dalla  madre,  per  vindicarfene,  oucro  per  impe- 
dirla ,  che  nonfaceffe ,  come  fi  apprestata  di  fare  ,  male  ad  Hercole ,  fe- 
condo Snida  nferifee  da  Tindaro ,  e  da  Epicarmo ,  le  mandò  a  donare  vn 
belfeggio  dorato  fatto  con  tale  arte,che  poftauifi  ella  su  a  federavi  re/là 
legata  in  modo ,  che  poffibile  non  era  ,  ne  anco  a  tutti  gli  Dei  del  Cielo, 
dì  fciogliernela  ,  onde  ejfi  cercarono  di  tirare  lui  colà  sa  di  Jopra  per  li- 
Jplimoutberare  (jiunone  ,  cui  rincrefereua  troppo  di  ilare  così  legata  ,  ma 
'     eglì  >  che  di  niuno  di  loro  fi  fidaua  ,  non  volle  mai  andana .  Ture 
all'vltimo  fi  fidò  di  'Bacco  folo  ,  che  gli  diede  forfè  ben  da  bere  ,  <2 
con  lui  andò  in  Cielo  a  liberare  (Jiunone  dalC  artificiofo  feggio  .  Così  ri- 
ferifee  Taufania  delle  fauole  de  ì  Greci ,  &  dice ,  che  fra  l' altre  pitture , 
ch'erano  apprefìo  de  gli  \^4tberì\efi,vi  fu  quefla  di  Hacco,cbe  rimenaua 
folcano  in  Cielo  àfeiogliere  Giunone  ,  &  che  apprejfo  de  i  Lacedemoni 
Volcano  »e/  tempio  di  tJltinerua  era  Volcano parimente ,  che  slegaua  la  madre . 
allafucina  e  affi  anco  coflui  in  vnajfelonca  grande  ,  come  (là  con  gli  Qclopìalla 
fucina  afabricare  quando  vna  cofay&  quando  l'altra,  perche  ogni  volta 
che  i  T>ei  haueuano  bi fogno  dì  qualfi  foffe  forte  a' arme  ò  per  forofleffi,  ò 
per  altri ,andauano  à  lui-,  quafi  alfabro  loro ,  come  vi  andò  Thetideper  le 
arme  di  achille  fuo  figliuolo  ,  &  così  fu  fatto  sa  l'arcadi  Cipfelo  , 
fecondo  che  racconta  Vaufania  ,  il  quale  non  dà  altro  fé gno  ,  che  co- 
lui j  che  daua  le  arme  a  Thetide  foffe  Folcano  ,  fé  non  ch'egli  era  %op- 
po  ,  &  baucua  dietro  vn  de' fuoi  con  vna  gran  tenaglia  in  mano  :  & 
V  enere  parimente  hebbe  da  lui  le  arme  ,  ch'ella  diede  pofeia  ad  Enea. 
Et  quando  vogliono  i  Toetidefcrìuere  qualche  gran  cofa  fatta  con  molta 
(irte ,  &  con  induslria  grande,  la  dicono  fatta  ò  da  Folcano ,  ò  da  Ciclopi 
alla  fucina  di  Folcano .  Lequali  cofefi  ponno  accommodare  a  ciò  >  che 
Volcano  come  hifioria  racconta  Suìda  di  coflui  ,  ch'egli  fu  Uè  in  Egitto  ,  & 
Rè.         fu  /limato  "DiOjperche  fapeua  tutti  gli  fecreti  della  religione,  fu  bellico* 
fo  molto, onde  ferito  in  battaglia  rimafe  fciancato,  e  Troppo ,  &  fu  ilpri- 
Ferro    damo,  che  adoprafìc  il  ferro  à  farne  le  arme  da  guerra,  e  gli  ìlromenti  da 
cui  Pamz  collinare  i  campi .  Oltre di  ciò finferole  fauoley  che  Volcano  legafie  con 
a  oprato.       rete  Jouilijfima  dì  acciaio #  Venere  .,  e  Marte  ,  mentre  che  amorq- 

famente 


Degli  Antichi.  189 

famentefollai^uano  infieme,  che  cere  ifiè  di  fare  for^a  a  Mhicnìa ,  &r 
altre  fimili  cofe  ,  le  quali  bora  non  fa  bifog  no  di  raccontare ,  perche  non 
fervono  alla  imaginefua,ibe  era  di  huomu  toppo ,  negro  nel  vijo,  brut- 
to,&  affumicato, come  a  punto  fono  iEabri  .   rb{udolQ  fanno  alcuni  ,& ■  Tmagine 
alcuni  altri  né  nudo,  né  vefìito,  ma. con  certi  pochi  cenci  folamenteat-^  Voica-  - 
torno  ,  e  con  cap  pillo  in  capo,  come  difft ,   Et  appreso  di  Herodotofi  leg- 
ge,  che  in  CMenfi  Città  dello  Egitto  ,  il  fìmulacro  dì  Volcano  erafi- 
mile  à  certi  'Vendetti  Tataici  da  quelli  di  Fenicia ,  che  gli  portauano  su 
le  prore  delle  K[aui ,  &  erano  alla  forma  de  Vigmei ,  delii  quali  Cam- 
bife  Kè  entrato  nelfuo  tempio  fi  fece  beffe  grandemente  .  *A  coHuifu-  ti?"1  datl 
rono  confecrati  dagli  Egittij ,  come  fcriue  Eliano ,  i  Lioni,  perche  fono  di 
natura  molto  calda ,  &  focofa,onde  &rt^pa  l'ardore ,  che  hanno  di  den- 
tro temono  affai  quando  veggono  %\  fuoco  ,  e  fuggono  .  K^dlefìandro 
"Napolitano  fcriue, che  in  Roma  slauano  i  Cani  al  tempio  di  Volcano  co-  fF3?-1^1" 
me  cufìodi,e guardiani ,nè  latrauano  maiffe  non  a  cbifojj'e  andato  per  in-  yojcan0, 
uolare  quindi  alcuna  cofa  .  Et  apprejfo  Mongibello  in  Sicilia  guarda- 
nano  medeftmamente  i  Cani  il  tempio  di  Volcano,e  la  [aera  felua,  che  vi 
era  intorno.  Oltre  di  ciò  chi  re ftaua  vincitore  di  alcuna  guerra  ,  fole-  . 

uaraccoglìere  infieme  gli fcudi,e  le  altre  arme  dei  nemici  in  vn  monte,  ,aCy  ,CI^ 
&  abbruciandole  farne  jacrificioà  Volcano ,  come  fa  dire  Virgilio  ad  n0< 
Euandro  di  hauere  fatto  di  lui  ,  quando  anchor  a  giovinetto  fu  vincitore 
fotto  Trenefìe .  fiche  dice  Seruio,  è  tolto  dall'  hifloria,  la  qual  narra,che 
TarquinioVrifco  bauendo  vintogli  Sabini  abbruciò  tutte  le  loro  arme 
in  honore  di  Volcano  ,  &  che  gli  altri  hanno  da  poi  fempre  fatte  il  me- 
defimo, nafeendo  l'vfan^a  di  bruciare  tutto  quello,  che  era  offerto  ne'fa- 
crificij  di  Volcano .  Et  in  certa  altra  forte  di  facrificio  chiamato  Tro-  Proteruia. 
teruia,come fcriue  Macrobio  ,  foleuano  anco  gli  antichi  bruciare  tutto  {«enfici©  . 
quello  che  reftaua  pofcia,che  i  Sacerdoti,  e  gli  altri  haueuano  mangiato  \ 
D'onde  Catone  fece  il  motto contra  certo  ^Aibidio,  cui  era  brucciatala 
cafareflataglifola  di  vn  graffo  ,  &  ricco  patrimonio  ,  che  eifihaueua 
mangiato  tutto:  dijfe  dunque  Catone ,  che  <Alb\dio  battenti  fatto  il  facri- 
ficio Troteruia  .   Hanno  poi  lefauole  accompagnata  Venere  à  Volcano ,  ^e"ere  co 
Sfattigli  amendui  infieme  marito^e  moglie  5  perche  la  generatane  del- 
le co  fé  moflrata  per  Venere  non  è  fenica  calore  >  quale  non  è  chìfignifichi  Marte  eoa 
meglio  del  fuoco  intefo  per  Volcano .    Et  per  queflo  anchora  pofero  Mar-  Venere  • 
te  parimente  con  Venere  ,  volendo  intendere  per  lui  l'ardur  del  Sole  ; 
oltre  à  queflo,  dice  K^£ris~lotele,cbe  fu  con  buona  ragione  finto  queftì  due- 
effer  congiunti  infieme  ,  perche  gli  huomini  di  guerra  fono  forte  inclina- 
ti alla  libidine*  Onde  gli  xA  titani  gete della  Spagna}faceuano,come  rife- 

Oo         rifee 


29©  Imaginidei  Dei 

rifce  Macrobìo ,  ìlfimulacro  di  Catarie  ornato  di  raggi ,  come  quello  del 
Sole,e  con  riverenza  grande  l'adorauano .  Et  è  coja  naturale ,  foggi  unge 
il  mede  fimo  Macrobìo ,  che  gli  autori  del  calor  celefie  fiano  differenti  folo 
Marte,     di  nome percìocbe  fu,  creduto  LMarte  efiere  quello  ardore  3  che  viene  dal 
Sole ,&  accende  in  noi il  fanguc& gli  fpiriti,sì  che  pofeia  fono  facili  al- 
l'ire ,  a  i  furori ,  &  alle  guerre  ;  delle  quali  così  eg  li  fu  detto  il  Dìo  da 
gli  antichi ,  come  UWinerua  ne  fu  detta  la  Dea  \  &  come  que/ìa  nacque 
fen^a  il  feruitio  della  moglie  >così  quello  fen^a  l'vfficio  del  marito.  Ter- 
che  dicono  lefauole  ,  che  Cjiunone  inuidiofa%cbe  Gìouebaueffe  fatto  figli- 
uoli fen^a  lei ,  volle  ella  parimente  farne  ferina  lui,  &  per  virtù  di  cer- 
to fiore  mofiratole  da  Fior  adorne  racconta  Ouidioyò  come  alcuni  altri  han-  ■ 
Marte  co-  no  detto  >b  attendo  fi  la  natura  con  nfoto^ngrauidò  di  Marte ,  e  l'andò  à 
me    rac-  partorire  poi  colà  nella  Tracia.;%ue  Utente  è  fuor  di  modo  terribile ,  & 
^ue*        facile  alle  guerre .  La  quale  cofa  viene  a  mosìrarci ,  che  le  guerre  per  lo 
più  nafeono  dal deftderio  di  Imuere  regni  ,  &  ricchezze  moflrate  per 
(giunone .  Tu  Marte  fatto  da  gli  antichi  feroce ,  e  terribile  nell'afpetto , 
.     armato  tutto ,  con  l'bafia  in  mano,  e  con  la  sferra ,  &  lo  pò  fero  a  cauallo 
Caviali! di taUjOYaitalborafopra vn carro ,e maffimamente i Toeti  quafi  tutti , co- 
lmatine   rninciandoda  Homero}il  qualdice,  che  il  carrodi  cofiui  era  tirato  da 
di  Nznt.duecaualli ,  che  fono  il  Terrore  ,&  la  Tema.  Et  in  altro  luoco  finge 
poiché  queftiftano  non  più  caualli ,  ma  perfine ,  le  quali  vadano  fempre 
con  rJMarte ,  e  che  l'accompagnino  parimente  l'Jmpeto,  il  Furore ,  &  la 
Violenta.  Laquale  cofa  imitando  Statio  quando  fa  andare  Marte  a  met- 
A  rm  ature  ter  guerra  fra  gli  duo  fratelli  Eteocle ,  &  Tolinice  nel  regno  di  Thebe ,  s 
di  Mane .  pofeìa  che  ha  de  ferine  le  arme  dì  quello  Dio  ;  che  erano ,  l'elmo  lucido  sì , 
che  mosìraua  di  ardere ,  quafi  bau  effe  l'ardente  fulmine  per  cimiero ,  la 
corata  dorata ,  e  tutta  piena  di  terribili^  fpauentofi  tnofiri,  &  lo  feudo 
-    rivendente  dì  lucefanguinofa,  dice ,  che  gli  fìanno  intorno  adornandogli 
'  il  capo  il  Furore 0  l'fra,e  che  il  T  errore  gonerna  i  freni  de'  calmili^  che 
"Fama.       dinanzi  a  quefli  va  fcuotendo  l'ali  la  Fama  apportatrice  non  meno  del 
falfo ,  che  del  vero  .  Ter  che  quefla  è  certo  rumore ,  che  fi  lena  da  picco- 
lo  principioy&  crefee  tanto  poi ,  che  di  sé  riempie  le  Città  6>  ipaefv  on- 
de Ida  Homero  chiamata  nuncia ,  &  meffaggìera  di  Gioue .  Fecero  gli 
antichi  la  fama  ancora  Dea,  &la  dìpìnfero  in  forma  di  donna  veilita 
di  vn  panno  fondere  tutta  fuccinta,cbe  mofìra  di  correre  via  velocemen- 
te ccn  vna  firideuole  tromba  alla  bocca .  Et  per  meglio  moslrare  lafua 
velocitarle  aggiunfero  l'ali ,  e  la  fecero  tutta  carica  di  occhi,  come  la  de- 
fcrìue >Virgilio,ilquale la  chiama boribile  mofiroì&  la  finge  tutta  pen- 
nuta}e  che  quante  ha  penne,babbia  tanti  occhi  amora  vigilanti }e  fempre 

desìi, 


De  gli  Antichi. 


2pi 


ìmagwe  dì  Marte  'Dìo  della  %uerra5delfuo  carro,  e 
della  Famafua  mejfaggìera  0f  anticipatrice^  che  più  di- 
ce di  quello  è  in  effetto  &  per  SMarte  yìen  ìntefo  quel- 
l'ardordel  Sole^cheacende  il  fangue<&  lì  spiriti  poi  fa- 
cili  alle ire \guert %e '&  furori. 


Oo 


202  ImaginideiDei 

defilé  tante  bocche  con  altrettanti  lìngue ,  che  non  tacciono  mai ,  &  al- 
trettante crecchie \chefi. anno  ad  vdire  fcmpre  intente  j  e  dice ,  ch'ella  uà 
"potando  la  notte  few  pregne  mai  dorme ,  &  il  dì  poi  fi  mette /opra  le  alte 
torriyonde fpauenta  imifcri  mortali ,  apportando  loro  per  lopiùrieno- 
uclle  .  Tsìjcntedimeno ,  perche  alle  volte  ne  apporta  di  buone  ancora  tfu 
Fama  dop  detto  che  la  fama  non  era  vnafola,ma  due;  &  chiamauafi buona  quella , 
pia.  che  nuncianm  il  bene ,&  ria  quella  >,  che por  tana  il  male;  e  quefla  a  diffe- 

noau  ia"  renati  dell'altra  haueà  tali  negrCìOnde  Claudianofcriuendo  cantra  ^Ur- 
eo ,  dice ,  che  la  famafiefe  le  negre  ali,  le  quali  fanno  alcuni  alle  volte  di 
vipislrello .  Va  la  Fama  dinanzi  al  carro  di  Marte ,  perche  al  comin- 
ciare delle  guerre  più  fé  ne  dice  fpsjfo  di  quello, che  fé  nefeguita  poi  fé  che 
fianogli  animi  dall' vna  parte,  &  dall' altra  acce  fi  di  grauijfpma  ira;con- 
ciofia  che  di  rado  fi  uenga  alle  fere  battaglie  fen^a  quefla ,  laquale ,  co- 
Seneca,  meferiue  Seneca,  pare  haucre  maggior  for^a  in  noi  di  molti  altri  effetti , 
Ira.  che  ci  turbano  :  perche  non  fittamente  fuia  gli  animi  dal  dritto  fenderò 

Ouidio  •  della  ragione ,  mafpeffomuta  il  corpo  ancora .  Et  però  dice  Ouidìo,e  Se- 
neca parimente  ,  che  la  faccia  degli  adirati  tutta  fi  gonfia  ,  e  quafi  au- 
uampa,gli  occhi  fono  infiammati,  &  così  diuenta  la  per  fona  adirata  ter- 
ribile ,  che  non  meno'jquafi  fpauenteucle  fi  morirà  della  bombile  faccia 
dìUedufa .  Cueffo  buue  difegno  bò  fatto  della  per  fona  adirata ,  perche 
non  trouo,che  gli antichi  habbiano  fatta  imagine  alcuna  dell'ira  taccio- 
che  da  quello  chi  vuole  ,po]fafare  ritrattoci  quefla ,  che  è  chiamata  Fu- 
Furore.  vore  ancora  ,  il  quale  none  altro  che  hn ,  quanto  può  effere  accefa,  &  in- 
fiammata . 

Lo  dipingeuano  gli  antichi  terribile  nella  faccia  quafi  fanguino- 
lente  ,  che  motivi  di  fremere  Stando  a  federe  f opra  corale  ,  el- 
mi ,  feudi  ,  fpade  ',  &  altre  arme  con.  le  mani  legate  alle  f palle  con 
falde  catene  :  che  lo  de fcriue  così  Virgilio  ,  &  lo  finge  effere  dentro 
dalle  porte  della  guerra  ,  le  quali  erano  quelle  del  tempio  di f ano; 
come  già  ho  detto  ,  che  fiauano  chìufe  <il  tempo  della  pace,  &  in  tem- 
po di  guem  erano  aperte .  Et  fciolto  lo  hanno  fatto  ancora  ,  come  fi 
Petronio .  ve  de  efiere  fiato  defaitto  da  Tetronìo  ,  oue  cominciò  a  fcriuere  del- 
la guerra  aitile .  Ma  ritornando  a  Marte  ,  pofero  alcuni  al  fuo  car- 
ro quattro  (aualli  tanto  terribili  ,  &  feroci  ,  che  fpirauano  fuoco . 
EJcriue  ifidoro  ,  che  fu  fatto  talhora  per  CMarte  col  petto  nudo,  per- 
che qualunque  va  in  battaglia  dee andarui  con  animo  di  douerfi  franca- 
Herodoto  mente  e fporre  à  tutti  i  pericoli .  Legge  fi  appreffodi  Rerodoto  ,  che  gli 
«Tb?0  Sùtki  adorauano  molti  Dei ,  ma  non  fecero  però  tempij ,  né  altari ,  né  {A 
mulacri  ad  altrit  che  a  Marte ,  benché  facrificaflero  poi  à  tutti  ad  vn  me- 

defimo 


Degli  Antichi 


Jmagine  de  IT  empio  dì  Marte  Dìo  della  guerra^cbe 
era  coji  fatto  apo  lì  Scìthì,  &  della  figura  di  Marte  apo 
quelli  d Arabia  petreay  ìntefoper  il  Sole  ancora  e  la/òr- 
^a  di  quello  in  tutte  le  attionì  bumanz^ . 


394*  Imagini dei  Dei 

de  fimo  modo,qual  mi  pare, che  meni  di  effere  riferito,  &  era  tale.  S  tatto; 
la  vittima  co'  piedi  dinanzi  legati,&  ilfacrificatorele  ueniua  di  dietro, 
&  dauale  su  la  tefla,&  cadendo  lei,egli  cbiamaua  quel  cDioìcuilafacri- 
ficaua,poi  le  metteua  vn  laccio  al  collo,col  quale  intortigliandolo  con  cer- 
to bajìone  laflrangolaua,c  Scorticatala  poi,la  metteva  a  cuocere  al  fuoco 
fatto  delle  offa  della  beflìa  medefima ,  battendone  leuata  prima  tutta  la 
carne ,  perche  la  Scitbia  ha  carefìia  grande  di  legna,  &  fé  talhora  anco 
non  haucua  certi  loro  paiuoli.,  metteua  la  carne  tutta  con  acqua  nel  me- 
de fimo  v  entrino  ddlabeflì  a  ,  &  quitti  la  face  uà  bo^r  e  ,  ondelaflef- 
fa  vittima  fi  faceua  fuoco  di  fé  medefìma,&  cuoceuafi  anco  in  fé  mede- 
sima .  Fatto  qurfto  il  Sacerdote  afferma  poi  il  facrificio  al  Dio  di  cui  era. 
Vittimadi  Et  fra  l'altre  beflie,che  facrifiiauano  quelle  gentili  aualloera  vittima 
'  Marte  .     principale^maffimamente  di  CMarte>il  cui  tempio  perche  le  pioggie,  & 
la  mala  temperie  dell'aria  di  quel paefe  lo  guaflauano  prefto  ,  ri  face- 
ùano ogni  anno  in  queflo  modo .  l\accoglieuano  infieme  cento  cinquanta 
carra  di  f armenti  ,  e  ne  faceùano  come  vn  gran  legnalo  in  quanto,cbe 
da  tre  latterà  alto  ,  &  il  quarto  veniua  abbafjandofi  in  modo ,  che  per 
là  fi  poteua  commodamentc  andare  difopra,oue  metteuano  certo  coltello 
da  loro  vfato,  t$  detto  jl  ànace,  che  forfè  era,  come  vnafeimitarra,  e  fa 
Simulacro  coltello  proprio  de'Tcrfiani .  Queflo  à  loro  era  il  veroftmulacro  di  CMar- 
di  Marte  .  teìqUeflg  adorauano,&  a  queflo  faceùano  più  frequenti  facrificij,  che  ad 
alcun' altro  lD  IO.  Come  faceùano  quelli  deW\ÌArabia  Tetreia,fecon-* 
do  che  riftrifee  Suida  ,  à  certa  pietra  negra  ,  &  quadra  fen^a  altra 
figura  i  alta  quattro  ,  &  larga  duo  piedi  ,  che  Hàua  su  vna  bafe 
r     ,.  d'oro  ,  perche  l  haueuano per  ilve.ro  ftmulacro  di  Marte  ,  che  da  loro 
Marre  *      era  PmclPa^mente  adorato .  Defcriuendo  Statio  la  cafa  di  Oltane  ,  la 
finge  effere  in  Tbracia,oue  egli  anco  nacque,come  ho  detto,perche  le  gen- 
ti di  quel  paefe  amano  affai  la  guerra ,  ebefta  tutta  di  ferro  non  lucido ,  e 
rifplendente ,  né  anco  rugginofo ,  e  fofeo ,  ma  quafi  affocato  >  «3? chea  ri- 
fguar darla  Jolamente  fpauenta  ,  &  attrisla  .  Quiuifono  l'ìmpetuofo 
Furore,l'fra  arrabiatafla  lmpietà  crudele, il  pallido  Timorejcocculte  In- 
fidie,che  vanno  di  nafco(lo,nè  la] "ciano  vedere  altrui  gli  acuti  coltelli, che 
tengono  coperti ,  &  la  Difcordia  armata  ambe  le  mani  di  tagliente  fer- 
ro .   Ouefìa  fu  dagli  antichi  pofla  fra  que'  Dei  ,  cheadorauano  j  non 
perche  poteffero  giouare,ma  aceìoche  non  noce  fiero;  percioche  ouunque  el- 
la fi  troua  ,  non  è  mai  pace ,  né  ripofo ,  &  Gioue  per  queflo  la  cacciò  di 
Cielo,nè  fu  chiamata  alle  no^Xf  di  Tetide ,  &  di  Teleo ,  oue  erano  quafi 
tutti  gli  altri  Dei  ,  di  che  ella  f degnata  gittò  fra  quelli  il  pomo  , 
donde  nacque  la  rouina  di  Troia  pel giudicio  ,  che  ne  fece  T  aride.  Era 

la 


Degli  Antichi-  2p? 

la  *Difcor  dia  fatta  informa  di  Furia  infernale ^come  la  deferire  Virgilio,  DiTcordia 
quando  dice:  '  Virgilio. 

i^sfnnoda ,  efìringe  a  la  Difcordiapa^a 
il  crìn  vipereo  fanguinofa  benda. 

Et  il  medefimo  ne  diffe  Tetronio .  ^Ariflide  la  finge  vna  donna  > 
che  ha  il  capo  alto,  le  labbra  liuide,  e  /morte,  gli  cechi  biechi,  guafii,  & 
pregni  di  lagrime,  che  del  continuo  rigano  le  pallide  gote  ;  non  tiene  a  sé 
le  mani  mai ,  &  è  prefliffima  a  l  moutrle  ,  porta  vn  coltello  cacciato  nel 
petto,&  ha  le  gambe  torte  ;  0  i  piedi  fonili  ,&  intorno  vna  tenebrofa  > 
&  o feurd  nebbia,  che  aguifa  di  rete  la  circonda  tutta .  Taufania  ferine,  paufan;a 
che  da  vn  lato  dell'arca  di  Cipjelo  erano  intagliati  ^Aiace, ,  &  Rettore , 
quali  combatteuano  infieme  alla  prefen^a  della  T>ifcordia ,  ch'era  quitti 
loro  appre/3o,&  era  vna  donna  di  faccia  bruttiffìma.ls[è  altrone  dice ,  e 
meno  come  la  faceffe  Califonte  Samìojl  quale, com'ei  foggiunge ,  ad  ef- 
fempio  di  quella  la  dipinfe  nel  tempio  di  'Diana  Efefia,oue  fece  la  guer- 
ra.che  fu  poco  lungi  dalle  nani  de'Cjreci.  CMa  chi  da  gli  antichi  non  sa 
fare  ritratto  della  Difcordia,  lo  faccia  da  quello,  che  n  hanno  detto  i  mo- 
derni^ tra  quejìi  ancora  coment  ifi  dell' \A  rio  fio  folo,ilquale  beniffimo  la  ...  n 
dipinge, quando  ei  fa,che  l'^dngelo  Michaele  la  vàatrouare,e  dice  così  *     i 

La  conobbe  al  vefìir  di  color  cento 

Fatto  a  lisle ineguali ,  &  infinite, 

C'hor  la  cuoprono ,  hor  nò ,  che  i puffi ,  é'I  vento 

Legicno  aprendo ,  ch'erano  fdn- fate, 

1  crini  hauea  qual  d'oro ,  e  qp.al  n'argento , 

E  neri ,  e  bigi ,  e  hancr  par  e  a  no  lite  ; 

\_Altii  in  treccia,  altri  in  na(ho  eran  raccolti, 

Molti  a  le  fpalle,  alcun  al  petto  fcioltì. 

T{i fondita  poi  il  palagio  di  Marte  tutto  di  minacciatoli  voci-.e  vifìaua  Palagio  di 
nelme^o  la  Virtù  mesta,  &  addolorata ,  &  allo  incontro  fi  moslraua  Marce  ■ 
lieto  il  Furore .  Oitiui  fedeua  la  Morte  con  il  uifo  infanguinato ,  &  era 
sii  gli  altari  ilfangue  fparfo  nelle  crudeli  battaglie ,  del  quale  era  fatto 
facrificio  al  terribile  T>io  con  il  fuoco  tolto  dalle  abbracciate  Città  .  Et 
intorno  ftauano  rppefe  le  fpoglie  riportate  quafi  da  ogni  parte  del  mon- 
do^ per  le  mura,t  su  le  porte  erano  intagliate  vecifoni,  abbruciamenti , 
&  altre  rome  ,  che  portano  foco  le  guerre .  Quejtos  tutto  il  difegno% 

thè 


29<S  ImaginideiDci 

che  fa  Statìo  della  cafa  dì  Martella  [tatua  del  quale  tenevano  legata  ila 
cedemonijt  come  recita  Taufania ,  con  flretti  nodiy  penfando  di  tenere  in 
quel  modo  lui  amberà ,  sì  che  da  loro  non  partiffe  mai ,  egli  haueffe  da 
fare  poi  colfauor  fuo  vincitori  in  ogni  guerra;^  il  medefimo  fecero  mol- 
te altre  nationiancbora,&  i  Romani  parimente  legauano  alcuni  fimula- 
oi,&  mafjimamente  di  que'  Dei,  alti  quali  era  raccomandata  la  Città . 
Bei  legati  iwpeìci  he  di  tanti  Dei  adorati  da  gli  antichi  yvno ,  ò  due  ne  haueua  cia- 
Jcht  duna  città  ,  the  la  guardavano  più  de  gli  altri*  e  temeuano  fino  ini- 
Dei  chia  miti  di  offendere  quefti .  'Da  che  venne  la  vfam^a  di  chiamare  fuori , 
rnau  fuo-  &  inuitare  a  sé  con  certe  parole  à  ciò  ordinate  ye  dette  dal  Sacerdote  ygli 
le  ci  t  cj^cl  cujf0di  di  quella  città ,  alla  quale  fi  faceva  la  guerra ,  moflrando  in 
Nume  oc-  1u€fla  Zutfa  ^  mn  v°leìlc  la  gara  co'  'Dei.  E  perciò  non  vollero  i  %oma- 
cultato.     ni  y  chevnquaftjapfffeilueronomcdelDio  ,  evi  era  datala  Città  in 
guardia  particolare ,  accioche  chiamato  da'  ramici  non  fé  n'andaffe  .  Et 
ove  Virgilio  noma  la  madre  Vefla  cuflode  delTcbro,  &  di  Roma ,  Seruio 
nota  che  ciò  è  detto  poeticamente ,  non  che  quelfvjfe  il  nome  proprio  del 
vero  'Nume  di  Roma yper che  :foggivnge  egliyle  leggi  della  religione  non 
itoli vano ,  che  fi  fap effe ,  C£  fu  fatto  morire  per  mano  di  giuflitiavn 
Tribuno  della  plebe  ,  che  hebbe  ardire  di  nomarlo .  Ver  che  dunque  non 
fono  offerii atefempì e  interamente  da  ogni  vno  le  facrc  leggi  y  tenevano 
gli  antu  hi  legati  alcvni  Dei ,  accioche  non  par  uff  ero  da  loroy  cornei  ecita 
Qui»  to     Quinto  Curtio ,  che  quelli  di  Tiro  nella  Fenicia  legarono  con  catme  d'oro 
Curtjo.      ìlfimvlacro  di  ^A pollo yyno de  ifuoi  Deiprincipaliye  l'attaccarono  aWal- 
Apo  tare  di  Hercoleycui  era  raccomandata  la  Città,  come  eh' ei  l'haueffe  da  ri" 

'         tenereychenonjc  ne  andaffe ,  perche  vn  Cittadino  difie  d' batterlo  vifio  in 
fogno  ycbe  abbandonava  la  citta >  e  fé  ne  andava  via  >  vna  uolta  che  jllef- 
r  f andrò  vi  era  intorno  per  cfpvgnarla .  *A  che  miparey  che  fi  confacci  quel- 
Vittonase  fo^he  facevano  gli  *Atbemeft  tenendola  Vittoria  fen^a  aliycome  fi  leg- 
Hdiodo-  &e  aPPr(ff°  di  Tavfaniayaccioch'ella  non  fé  ne  volale  viay&  haueva  qve- 
ro .  flaycome  dice  Heliodoroy  nella  deslra  vn  melagranoy  &  vn'elmo  nella  fi- 

niftra.  Eti  Romani yacciocb' ella  fleffe più  volentieri  con  loro ,  le  dierono 
per fvo  feggio  il  Campidoglio  (comeferiue  Liuio)&le  dedicarono  il  tem- 
pio di  Giove  Ottimo  Mcfjimo ,  qvando  Gicrone^dopò  larottay  che  hebbero 
da'  Carthagineft  a  Canne ,  ne  mandò  loro  à  donare  vna  tvtta  d'oro  con  al" 
tri  doni  di  molto  pre?  ^oyli  quali  effi  rimandarono  tuttiy&  ritennero  Jo- 
lo  ilfimulacro  della  Vittoria  per  buono  augurio .  Quejla  fu  fatta  per  lo 
più  dagli  antichi  con  l'ali  in  forma  di  bella  Vergine yche  fé  ne  voli  per 
l'aria  ,  ($  con  l'vna  mano  porga  vna  corona  di  Lauro  y~  ouerodibian- 
toVliuo  ,  e  nell'altra  tenga  vn  ramo  di  Talma  >  come  nelle  antiche 

medaglie 


Vittoria. 


Degli  Antichi 


Imagine  della  Vittoria  con  le  (uè  infegne  l'Aquila, la  Palma  ,  Se 
il  Lauro, effendo  l'Aquila  regina  degli  vcelli,<Scj.1i  buono  angurie, 
la  Palma  refiite  ad  ogni  forza  &  ne  da  parte  del  vitto,  il  Lauro  felli 
pre  verdeggia  ,  ne  è  tocco  dal  folgore,  con"  il  vittoriofo  fu  pera -le 
difficoltà  con  la  virtù  &  retta  immortale  . 

Imagine  della  Vittoria  armata  &  di  Marre  detti  Dei  communi, 
che  fi  accorrano  a  chi  meglio  fa  tiraiii,cioèà  chi  meglio  fa  vfareli 
ftratagemmi  oc  valor  militare  ,  foftencndo  li  difaggi  della  guerra 
pcrgloria,  trionfoj&  immortalità  del  fuo  nome  . 


2?-8  Imagini  de  i  Dei 

medaglie  fi  vede ,  &  ne'  marmi  antichi  ,  &  talbora  le  veggìamo  con 
-  f    ^a  ccromf°la  >  &  talbora  colfolo  ramo  della  Talma .  La  fecero  fouente  i 

gnodìVit  r^,mar^  col  ramo  del  Lauro  in  mano  ,  pei  che  bebbero  anco  quefio  foto 
toria.       per  fegno  di  littoria  ,&  lo  mettevano  con  quelle  lettere  ,  che  nepor- 
tauano  le  nouelle  ,  e  faccndofi  allegrerà  di  qualche  Vittoria  ,  an- 
dauano  à porne  alcune  foglie  nel  grembo  di  Gioue  Ottimo  tJM affimo , 
&  i  più  degni  Capitani  trionfando  fé  ne  facevano  corona  .  Quelli  di 
Egitto  nelle  loro  facre  lettere  moslrauano  la  Vittoria  con  l'aquila , 
Aquila  fé-  perche  quejia  vince  di  valore  tutti  gli  altri  vcoelli .  Da  e  he  venne  for- 
gnodiVitfe  ,  che  fra  tutte  l'altre  injegne  ,che  portavano  i  Romani  alla  guerra 
J°9ax      nelle  bandiere  ,  l'<A quila  fu  la  principale ,  &ta  più  frequente .  lm- 
^t^Qm;xperoche  ft  legge  y  che  por  tauano  ancho  il  Lupo  ,  perche  era  beslia  di 
ni.  Marte  5  portavano  il  Minotauro  ,  permoHrare ,  che'l  configlio  del  Ca- 

pitano,  &  ogni  fuo  difegno  così  ha  da  slare  occulto,  come  ìlaua  quella 
beslia  nel  Labirinto  ;  &  il  Torco  portauano  anchora ,  perche  fenica  que- 
slo nonfifaceua  mai  tregua ,  né  fi  fermaua  la  pace  ,  &  vi  vfauano  così 
Cerimo-  fatta  cerimonia  .  Trouauanft  infiemè  alcuni  à  ciò  deputati  dall' vna  3  & 
nie    della  dall'altra  parte,  di  coloro ,  che  erano  per  fare  pace ,  ò  tregua ,  &  il  Sacer- 
tregua  ,  ©  dote  ,  cui  era  dato  queslo  vfficio,&  cbiamauafi  Vedale ,  dopò  alcune  fo- 
pace .       leni  parole ,  &  d'bauer  recitato  le  conuentioni ,  &  patti  fra  loro  accor- 
dati ,  feriva  con  certa  pietra ,  &  vecideua  vn  porco ,  ch'era  quiui  pre- 
f ente  per  queslo  ,  porgendo  Gioue ,  che  così  voleffe  ferir  e  qualunque  di 
loro  hatteffe  prima  rotto  la  tregua ,  ò  pace  che  foffe .  Oltre  di  ciò  lancian- 
do bora  di  dire  del  ma^etto  del  fieno  in  capo  ;  ad  vna  lunga  pertica, 
che  fu  la  prima  infegna  de' Romani  >  &  della  mano  aperta,  &  di  cer- 
to  velo,  ò  Zendado  che  era  ,  cornea  punto  a  dì  noflri  vediamo  la  cor- 
netta delgeneraleidiròfolamente-)  r.heH  (avallo  ancora  fu  ne  gli  Jìendar- 
di  Romani  ,  &  il  'Sue  .Ma  gli  è  vero ,  che  quefii  duo ,  e  gli  altri  tre , 
che  ho  detti  ,  slauano  quafi  fempre  negli  ììeccati  ,  &l' 'tequila 
Giofeffb.  fàa an^atia  m  battaglia ,  perche Jiimauano,come diceGiofeffo ,  che  que-* 
fiafofie  laverà  infegna  del  principato  ,  tebeportaffefecocontranimi- 
Giuftìno .  ci  buono  augurio  di  Vittoria .  Onde  fi  legge,&  lo  riferire  (fiutino,  che 
per  vna  o^ 'quila  ,  che  volò  sa  lo  feudo  à  Gierone, quando  anchora  gio- 
umetto  cominciò  andare  alla  guerra ,  fu  detto ,  ch'egli  doueua  e/fere  I{e , 
e  molto  valorofo ,  come  fu,  benché  fofìe  di  cafa  bafìa^e  vile .  Ciro  ancho- 
Aquila  in-  r a  portò  vn  aquila  d'oro  con  l'ali  aperte ,  come  ferine  Xeno  fonte ,  in  ca- 
fegna  de*  podi  vna  lunga  bafta  ,  e  gli  altri  Bj  de'  Terjì  la  portarono  parimente 
rcr"  ■       poi  fempre .  Taufania  dice-,  che  nel  tempio  di  Gioue  appreffo  de*  Lacede- 
moni erano  due  ^Aquile  ,  ebe portauano  due  Vittorie,  ciafebeduna  l* 

fM& 


De  gli  Antichi.  299 

fua  :  le  quali  battona  offerta  quiui  Li  [andrò  per  memoria  dì  batter  due     , 
volte  vinte  gli  ^theniefè  .  7^5/  9jar.de  fpettacolo,  che  f/trappreftntato 
4a  Tolomeo  Filadelfj  (  ihbe racconta  ^itheneoper  cofa  miracola/a)  era- 
no alcune  Vittorie  con  le  alighe  haueuano  velli  te  finte  à  ditte* fi  animali, 
ton  molti  ornamenti  d'oro  attorno^  e  p:>rtauano  in  mane  tribali  d'oro  fat- 
ti à  foglie  di  fodera ,  forfè  perche  femiuano  allhora  à  rBuccbo ,  andauz- 
no  dinanzi  di  vn  altare  ornato  parimente  di  rami  di  bedera  fatti  à*oro  . 
Qaudiano ,  quando  lauda  Stiluone ,  deferiue  la  Vittoria  vefììta  di  trofei  Claudia- 
con  la  verde  palma  in  mano ,  e  con  le  ali  agli  bo.-neri  ,  le  quali  moSìra-  no  • 
no  gì' 'incerti  fucctffi  delle  guerre  ,  conciofia  che  finente  la  Vittoria  pare 
efiere  dall'iena  parte,eft  volta  poifubito  dall'altra,  &  al  vincitore  accre- 
fcefor^a  ,&  fallo  viuere  lungamente  nella  memoria  de'  pofieri,fi  come 
la  "Palma  fi  rinforza  contra  ogni  pe fi ,  che  le  jia  poiìo  fopra ,  né  fi  cor- 
rompe ilfuo  legno  ,  come  gli  altri ,  &  le  fue  foglie  ftanno  verdi  lungo 
tempo .  Et  perche  il  fine  delie  guerre  è  dubiofo ,  fu  chiamata  la  Vittoria  vittoria 
*Dea  commune ,  come  che  ella  fia  nel  meiro>&  fi  accofii  à  chi  meglio  la  sd  Dea  com- 
tirareàsè.  EtCMarte  per  quefia  parimente  fu  detto  1) io  commune  >  mune.    à 
perche  fra  nimiciè  commune  il vincere  t&  l'effer  vinto,  Hanno  ancho 
fatta  alcuni  la  Vittoria  armata  tallegra,&  gioconda  neli'  afpetto,ma  tut- 
ta piena  dipolue  t  &  di  [udore ,  ($  che  porge  con  le  mani  inf anguinaie  le 
fpoglie,e  gli  prigioni  a' vincitori .  *Z)i  coftei  y&di  e  hi  l'adoraua ,  pen- 
fandoche'lfauorfuoglibauejfedavalere  ,  fi  fa  beffeTrudentioToeta^rudétio. 
CbriflianOi&dicecbefi  ha  da  cercare  la  littoria  dall'eterno te  vero  Dio, 
€  dalla  virtù  propria . 

M  non  da  quella ,  che  le  feiocebe genti 
E  infero  bella ,  giouane ,  &  ardita , 
Con  biondi  crini  bor*  annodati ,  borfciolti, 
Cinta  attrauerfi  al  petto  il  fottìi  panno , 
Che  la  velie ,  e  da  lieue  vento  moffa 
Ondeggia  ti ,  che'l  bianco  pie  [ifcuopre . 

£f  manco  da  LMarte ,  comefaceuano  gli  antichi  Romani ,  ebefacri- 
ficandogli  quel  cauallo ,  che  nel  cor  fi  fofje  fiato  vincitore,  voleuano  mo-  Cauallo 
ftrare  di  riconofeere  da  lui  vittoria ,  benché  dicano  alcuni ,  che  quello  facrificato 
fi  faceua  per  punire  la  velocità ,  della  quale  altra  cofa  non  è  >  che  me- 
glio aiuti  chi  fugge,  Cf  per  dare  ad  intendere ,  che  non  bifigna  fpera- 
te nel fuggire .  Oltre  di  ciò  furono  dati  à  UWarte  quando  in  fairificio ,  Animali 
€  quando  in  compagnia  filamento  diuerfi  animali  ,  come  il  Cane,  0  di  Marte. 

Tp     2         U  Lupo, 


3oo  Imaglnidei  Dei 

il  LupOychèfi  potino  aggiungere  allafua  imagine:  quello  perche  è  feroce  ^ 
come  fa  lue  cTa^fania,&  il  pia  forte  de  gli  altri  animali ,  che  Hanno  con 
l'huomo  ;quefio  onero  perche  ,  come  egli  ha  tanto  buono  occhio  ,  che 
vi  vede  di  notte  >  così  hanno  da  vedere  afsai  gli  accorti  Capitani ,  ac- 
etiche non  cafehino  nelle  occulte  injìdie  de' ramici '.onero perche  è  dì  natii' 
rafua  rapace ,  &  volontierì  vecide ,  &  fafangue,  cofe  tutte  confacentifi 
al  'Dio  delle  guerre  :  a!  quale  fu  dato  fra  gli  vccellìil  Gallo,per  moslra- 
re  la  viglian\a,che  ha  da  effere  ne' faldati ,ouer amente  perche, come  rac- 
K      contano  le  fauols ,  &  che  fcriue  Luciano  lAletuionc  faldato  affai  ben  ca- 
ro a  tJW arte  fu  mutato  da  luì  in  quejio  vcceilo,  perche  non  fece  la  buona 
guardiane  ei  gli  haueua  comandato  la  notte ,  che  slana  in  letto  con  Ve- 
nere ;  onde  fenica :  >  che  eife  ne  auedefie  entrò  folcano  nella  camera  5  & 
gittata lorofopra la bcllifjtmar 'eie gli \prefe,  così  abbracciati  infieme co- 
T    .     me  erano*  V<Auoltoio  ancora  fu  dato'à  (JMarte ,  perche  di  lui  fi  legge , 
facrato   à  chefeguita  con  auidità  grandiffima  i  corpi  morti ,  e  perciò  va  dietro  a  gli 
Marte .      efierciti  ,  come  che  la  natura  gli  habba  infegnato ,  e  he  queflìfi  mettono 
infume  per  fare  delle  vccifioni .  ^in^igli  ha  infegnato  di  pia  anchora , 
ch'ei  uà  >come  fcriue  Tlinio,di  tre,e  di  quattro,  &  alcuni  dicono  di  fette  di 
prima,che  fi  f acciaine  ha  da  effere  il  fatto  d'arme,  &  conofeere  da  qual 
parte  ne  habbia  da  morir  più,  &  a  quella  y a  guardando  piàfempre,  che 
aW  altra  ,  come  che  quindi  glifi  apparecchi  preda  maggiore .   'Da  che 
yenne,  che  foleuano  anticamente  i  ^e  mandare ,  quando  fi  metteuano  al- 
V  ordine  con  gli  efflr citi  per  fare  fatto  d'arme ,  a  [piare  oue  guardauano 
più  gli  ìsiuoltoi ,  da  ciòfacendo  gmdicio  poi  da  qual  parte  doueffe  effe- 
\CA'  m      re  y  ^  'plttwia  -  'Dipinge fi  con  Marte  il  Tico  ancora  alle  yolte ,  onde  fu 
te.         '  "  cbialMat0  Tuo  (JMartio,corne  che  proprio  foffe  di  CMarte ,  ofta perche , 
come  queflo  yccello  pcrcotendo  col  forte  becco  il  duro  rouere  lo  caua  ?  così 
conlejpefìe  batterie  i  faldati  tanto  battanole  mura  delle  Città  5  che  fi 
fanno  ftrada per  for^a  da poterui  entrare  dentro  ,  onero  perche  questo 
vccello  era  offerurto  molto  ne  gli  auguri]  ,  atti  quali  pare  ,  che  i  fot- 
dati  pongano  mente  affai  ;  an%i  così  vi  attendeua  ogni  vn&  anticamente) 
che  non parcuanofapere  fare  ecfa  alcuna  òpublica ,  ò p\iuata,fc non  ne 
pigliauano prima  augurio  in  qualche  modo  -,  come  io  di/fi  già  nelFla- 
uio  ,  oue  raccontai  ancho  il  modo ,  che  vfauano  gli  antichi  nel  piglia- 
re gli  augmij .  'Degli  alberi  non  ho  trouatofin  qui ,  che  ne  fafie  confe- 
trato  à  CMarte ,  come  fio  proprio  Ma  dilla  Gramigna  ho  ben  letto,  che  à 
Bocaccio .  lui  la  dierono  gli  ani uhi  faje perche, come ■  ferine  il  rBoccaccio,quesla  na- 
fte per  lapin  neiitochi  fpatiofì ,  (S  aperti, oue Joglwno  quafijcmpreacca- 
parfi  gli  cfkì  citi.  E  mn  bebberoi  Bimani  corona  più  degna,  né  di  mag- 
i  £  giore 


Degli  Antichi.    '  301 

giove  honore  dì  quella  della  Gramigna.che  dauano  a  quelli  Jolatnente,  che    Grami— 
in  qualche  eftremo  pericolo  hauefiero  faluato  tutto  l'efercito  ,  0  fi  ha-  gna  data  a 
uefjero  leuato  l  affedio  d'attorno .   T^è  mi  resla  à  dire  altro  di  CMarte  ,  Marte  • 
fc  non  ch'io  non  voglio  tacere  la  folennc  ftfta ,  che  a  fuo  honore  era  fatta, 
in  Tapremo  città  dello  Egitto ,  perche  mi  pare ,  che  la  cerimonia  raccon- 
tata da  Herodoto  meriti  di  effere  riferita .   Era  venuto  il  tempo  della  fé-  Herodoto'. 
fiatici  quale  andauano  qua  fi  tutte  le  genti  del  paefe  alla  città  ,  ch'io  dif-  Fe^a  di  ' 
ftyalcuni  pochi  Sacerdoti  flauan  nel  tempio  intorno  à  gli  altari  à  fare  gli, Marte  • 
facrificij  ,  e  l'altre  coje  appartenenti  à  queììi  ,  e  gli  altri  tutti  fi  met- 
teuano  alle  porte  del  mede  fimo  tempio  con  buone  ma^e  di  legno  in  ma- 
no >  contra  li  quali  andauano  da  mille  huomini  de'  ih aniet i, venuti  di 
fuori  alla  fejìa  con  groffi  baftoni  parimente  in  mano  .  Quefli  hauendo  il  Cenmo-- 
dì  innanzi  apparecchiato  vn  gran  tabernacolo  di  legno  tutto  dorato  con  ìlljv1  IC0 
dentro  il  fimulacro  di  l% (arte  5  e  pofiolo  sùyn  carro  da  quattro  ruo- 
te tirato  da  certi  pochi  di  loro  y  voleuano  entrare  con  effo  nel  tempio  > 
&i  Sacerdoti  ,  che  erano  alle  porte  ,  lo  vietauano  loro  ,  ondecomin- 
ciauano  à  batter  fi  quìui  stranamente  con  bafloni  ,  non  volendo  gli  vnit 
che  quel  Dio  entrajfe  nel  tempio ,  &  sformandoli  gli  altri  di  farglielo  en- 
trare, come  faceuano  pur  alla  fine .  E  benché  fi  dejjero  di  feoncie  mar^ 
\ate  su  la  tefìa,e  molti  di  loro  ne  reslaffero  malamente  feriti ,non  ne  mo- 
nna però  alcuno  mai  '.  Et  fu  la  tofa  ordinata  in  quejìo  modo  ,  perche 
differenti  antichi,  chehabitando  la  madre  di  Marte  in  quel  tempio,  egli 
fitto  già  grande  vi  andò  per  giacer  fi  con  lei ,  ma  i  Sacerdoti  accorti  fi  di 
ciò,  ne  fapemìo  però  chi  ei  fofìejno  lo  lafciarono  entrar  e  ,onde  fu  sfocato 
di  andarfene;  ma  non  dopo  molto  hauendo.  raccolto  fcco  gente  di  certa  cit- 
ta quindi  poco  lontana  ,  ritornò  >  e  date  di  buone  bufie  à  Sacerdoti  en- 
trò à  difpetto  loro  à  fare  il  fuo  piacere  della  madre  .  Quejìo  è  il  fatto 
rappr e  fentato  nella  cerimonia ,  ch'io  ho  detto,  la  quale  non  è  dubbio ,  che 
contiene  in  fé  qualche  mi fi  a io  ;m a  poiché  Herodoto  non  l'ha  detto ,  né  io 
lo  inferifeo^  lafcio  cercarlo  à  chi  è  curkfo  di  Japtrlo.  Et  in  quefta  vece 
dirò  di  ce)ta  altra  cerimonia  fritta  parimente  da  Herodoto,che  in  parte 
è  fimile  adagia  detta  ,  &  era  fatta  in  honore  di  CMmer uà  >  accio- 
che  col  nome  di  cojìei  fi  metta  fine  alla  imagine  ,  che  dal  nome  fuo  fu 
cominciata.   Celebrauafi  queiìa  ogni  anno  in  certa  par  te  dell' 'affrica     ft       ,. 
intorno  alla  Valude  Tritonide  ,  oue  al  tempo  deputato  alla  fesìa  fi  Mjnerua. 
congregauano  quafi  tutte  le  giouani  pulzelle  del  paefe  ,  &  quiuì  par- 
tite fi  come  in  due  ordinante  di  fidati  combatte uano  fieramente  infie- 
me  con  pietre  ,   e  con  bacioni  ,  <&  quella  ,  che  per  commune giudi- 
(io fi  fvfje  mojirata  più  vulorofa  ,  (S  haueffe  menato  meglio  le  mani , 

era 


?oi  ImaginideiDei 

era  tolta  da  tutte  l'altre  ,  e  portata  in  difparte  Tarmauano  tutta  con  vn 
bello  timo  in  capo,  &  poflala  fopravn  carro  la  menavano  tutte  all'in- 
torno dtlla  palude  ,  etuttel'accowpagnauano  c»n  folenne  potqpa.  Et 
qutUe%cbe  resiauano  morte  in  quefia  %ujfa,perche  fouenteve  ne  moriua- 
no  moltfycrano  cri  dute  non  cfftn  Hate  veramente  vergini,  &  che  lMÌ" 
Versine!  mYm  ^  baueffe  lajciate  perite .  Impero  ci/ ella  fu  vergine  fempre,  con* 
*  ciofia  che  la  vi ra  fapien\a  moslrata  talbora  per  fei  non  fente  macchia 

alcuna  di  Uè  coft  mortali ,  e  (ìafempre  in  sé  tutta  pura  ,  &  monda  .   Et 
fu  ofjtruato  anco  ne*facnficij  di  (JWinerua  di  darle  vittime  pure , 
che  erano  talbora  vna  ugnella  ,  talbora  vn  Toro  bianco ,  e 
talbora  vnagiouenca  indomita  con  le  corna  dorate , 
fermojtrare  ,  chela  Verginità  non  e  fag- 
geta al  giogo  della  libidine  ,  & 
è  tutta  pura  ,  &  can~ 
dida\a  . 


De  gli  Antichi 


f magmi  dì  Isacco  lignificante  li  vari]  effetti  del  vi- 
no del  quale  lui  fa  l'inuentore^  della  hedera^f  della, 
pantera  a  lui /aerati,  quali  hieroglifici  ancor -a  fononi 'lui 
lignificano  con  li  effetti  del  vino ^que fio  con  Hercoleam- 
kiThebani,  e  figliuoli  di  Gioue  di  gloria  tutti  li  anti- 
chi fuper or no . 


304  ImaginideiDei 

B    AG     C    H     O. 

E  ?^C  HE  fi  troui ,  che  'Baccbo  /offe  vn  ardito  Capi- 
tano y  &  di  gran  valore  ,  &  che  [aggiogale  diuerfe 
rtitioni  ;  nondimenonon  tanto  per  quefio fu  celebre  il 
nome  fuo  appraffo  degli  antiche  quanto  perche  fu  cre- 
duto ritrouatore  delvìno,&_  che  innanzi  à  tutti  gli  al- 
tri ne  haueffe  mo/ìrato  l'vfo  a'  mot t ali ,onde  come  T>io 
Bf.ccho  ha  l'adorarono  poiane  TSaccho*  fvlamente,ma  Uionifio  anchora,&  Libero  Va 
più  cogno  ^re  i0  chiamarono,1^  Leneo,  &  Lieo  lo  differo ,  efprimendo  in  lui  con  di' 
uerfi  cognonii  gli  effctti,che  fa  in  noi  il  vmo,  come  moflrerb,  fecondo,  che 
venda  proposto  in  difègnandoìa  fuairrt'agine  ,  che  fu  da  gli  antichi 
rapprefentata  ìnm9l$ifwnulacriì&  in  diuerfe  flatue,  quando  ad  vn  mo- 
do ,  e  quando  ad  vn' altro  :  per  cicche  la  fecero  talborà  in  forma  di  tenero 
fancii:llo,tdlhoradi  feroce  giouane ,  &  falbora  di  debole  vecchio ,  nuda 
alle  volte,&  alle  volte  vejiita,&  quando.con carraie  quando  fen^a.  On- 
Filoftrato  de  FiloHrato  farine  mila  tamia,  che  ehfàdi.  \Ariadna ,  the  molti  fono  i 
Baccho  di  mod\  da  far  conofter  Baccho  per  chilo  dipinge ,  òfcolpifce .  cPerche  vna 
<"uerleeta ghirlanda  dì  hedera  conlefUe  coccole  mofìra,  che  egli  è  rBaccboy4ne pic- 
cole cornett&parimeHte,chefpuntinoJallè'tempieyfanr.o  il  medefimo,& 
vna  Vanterà  ancbord,chì gli  fi.mettaappreffo  .  Le  quali  ìco fé  per  lo  più 
Vino  mttfono  tirate  dalla  natura  delvino,del  quale  intendono  fpejfoi  Toeti  fotta 
*?per  Bac  il  pome  di  Baccho,  perche,come  di/si,  ei  ne  fu  creduto  il  ritrouatore,  mo- 
firando  a'  mortali  già  da  principio ,  come  fi  baueuano  da  raccoglier  l'vue 
dalle  viti,  e  fpremer  e  il  dolce  fucco  tanto  grato,  <&•  vtile  anchora  à  chi 
temperatamente  l'ufa,sì  come  à  gì  i  difor  dinati  beuitori  apporta  grauifsi- 
mi  dannici  the  moflrarono  gli  antichi  nelle  imagini  di  Ttaccbo .  Impe- 
roche facendolo  nudo  uoleuano  d'ire,  che'lvino,  &  la  ubriachezza  fpef- 
fofcuopre  quelio,che  tenuto  fu  prima  occulto  con  non  poca  diligen'^a-.on- 
de  nacque  ilproucrbio  .  Che  la  verità  Md  nel  uino ,  come  bò  detto  io  an- 
chora altra  volta  già  parlando  del  Tripode .  Et  il  medcfimo  fignificaud 
Baccho  p-  la  Hatua  di  coftui  fatta  informa  di  vecchie  con  il  capo  caluo  ,  &  quafi 
che  vec-  tutto  pelato-,  oltre  che  mo/iraua  anchora,  chc'l  troppo  bere  affetta  la  uec- 
chio.         chiaia,&  che  in  quefla  età  beano  affai  gli  huomini .  'Tercioche  non  per  . 
altro  inueccbiamo,fe  mn  perche  l 'tumido  naturale  manca  in  noi>&  cer-. 
chiamo  di  riporcelo  con  ilvino;ma  ci  gabbiamo  fpeffo,  perche  bene  è  hit- 
mìdo  il  uino  infatti,ma  è  tanto  caldo  poi  di  uirtk^S  in  potere,  che  feeca, 

&  afeiuga 


De  gli  Antichi, 


305 


Imagìne  dì  (^omo  Dìo  de  conuìuìj  fecondo  VdoUrato 
fgnificante^cke  li  conuiti  modelli  allegrano  li  huomini , 
&  /vegliando  li  Jj?  ir iti  li  fanno  diuen  ir  arditi  >  ($f  che 
all'incontro  l immoderato  cibo  fa  thuomo  fonnolente, 
inetto jOtt  ufo  d'ingegno,  &  debile  di  corpo  . 


3o6  ImaginideiDei 

&  afciuga  molto  piùtche  non  accrefce  bumidità.come  dice  Galeno  de'gva 
tenitori ,  che  più  accendono  lafete  ,  &  la  fanno  maggiore ,  mentre  che 
più  beendo  cercano  di  eflinguerla ,  &  leuarla  via .  Onde  perche  il  vino 
rifcalda,diceft  che  fu  fatta  la  imagìne  di  'Bacco  per  lo  pia  di  gioitine  feti- 
Como  .     r^a  barba,allegro,&  giocondo .  Cui  fi  raffimiglia  molto  Como,chefu  ap- 
preso de  gli  antichi  il  Dio  de  i  conuiuij,percioche  la  imaginefua  era  pa- 
rimente di  giouane,cni  cominci  apparire  la  prima  lanugine,  come  lo  de- 
fcriue  Filofìrato  in  vna  tàuola,ch'  ei  fàfolo  per  lui ,  mettendolo  alla  por- 
ta di  vna  camera ,  otte  era  (iato  celebrato  vn  lieto ,  e  bel  conuiuioper  due 
fpofi  ,  li  quali  già  slauano  in  letto  à  goder  fi  gli  amorofi  frutti .  Egli  era 
delicato,e  tutto  molle,&  rubicondo  nel  vifo , perche  haueua  beuuto  trop- 
po ,  sì  che  imbriacatoft  non  poteua  tenere  gli  occhi  aperti  ,  ma  così  in 
pie  in  pie  dormiua ,  lafciandojì  cadere  la colorita  faccia  fu 7  petto  }&  la 
finislra  mano,con  U  quale  ei  slatta  appoggiato  ad  vna  hafla ,  pareua  ca- 
dere parimente  ,  come  pareua  poi,  che  dalla  deflra  gli  cadefjfe  pur  anco 
vnafacella  ar  denterei  teneua  con  quefla  •>  &  già  era  andata  così  giù , 
che  gli  baurebbe  bruciatala  gamba,  fé  piegata  non  l'bauejfe  in  diuerfa 
J-iori  qua-  pane  <  £}ap0i  quitti  intorno  pieno  ogmeofa  di  fiorii  ejfo  Dio  parìrfien- 
sJi  antichi te  ne  ^aucua  vna  ghirlanda  in  capo^per  che  i  fiori  fono  fé gni  di  letìtia,  & 
di  fj>cnfterate%%a,per  dire  così  ,&  perciò  gli  vfauano  gli  antichi  ne  i  con- 
uiutj,  oue  hanno  da  efferegli  huomini  lieii,&Jpenfìerati  ;  e  nonfolamen- 
te  nefaceuano  ghirlande  a  loro  sleffì  ,maai  vafi  anchora,onde  beeuano  : 
per  la  quale  cofa  non  meno  conueniuano  i  fio)  ià  Baccho ,  che  4  Como,  co- 
me moslreròpoi  ;  che  bora  ritorno  à  dire ,  ch'egli  eragiouine,  allegro,  & 
giocondo,perche  beendo  gli  huomini  temperatamente  fuegliano  glifpiri- 
ti,epiu  arditi  diusntano,&  più  lieti;  e  fono  etiandio  creduti  effer  e  di  mi- 
gliore ingegno  allhora .  Da  che  venne ,  che  fecero  gli  antichi  così  Bac- 
co ,  capo  &  guida  delle  Mufe,  come  ^Apollo  .  E  non  meno  furono  già 
coronati  i  Torti  di  hedera  confecrata  à  Baccho  ,  che  di  Lauro  pianta  dì 
Baccho  ca  %^dpollo .  Onde  finsero  lefauole  ,  che  fojj'e  allenato  Bacco  dalle  Mufe  in 
po    delle  jqjfa ,  luoco  piaceuoliffimo  dell' ^Arabia^dal  quale  fu  poi  detto  Dionifìo. 
Da  coftui,come  riferifce  ^Ateneo,imparh  ^i nfitrione  ]{e  degli  ^Athenieft 
innanzi  à  tutte  gli  altri  di  porre  acqua  nel  vino  ,  che  fu  di  grandiffimo 
Acqua  pò  giouamento  a'mortali,&  perciò  nel  tempio  delle  Horegli  dri'igò  vn  al- 
ila, nel  vi-  tare,pcnhe  quefie ,  che  fono  leftagioni  dell'anno ,  come  nella  loro  imagi- 
me  è  fiato  detto ,  fanno  che  la  vita  crejce ,  &  produce  il  frutto  .  Et  ap- 
preso ve  nepofe  vn' altro  alle  K(infe,com€  per  ricordo,cbc  fi  doueffe  vfa- 
re  il  vino  temperato ,-  conciofia  che  per  quelle  s'intendono  finente  le  ac- 
que de  i  fontine  de  i  fiumi  ,  che  fono  buone  à  bere  j  &  perche  anebora  le 

Mufe, 


Degli  Antichi 


F>? 


Imagi  ni  dì  Bacco  fignificantì  li  effetti  del  rvino  del 
quale  fa  tinuentore,  (gjr fecondo  Macrobìoli  vari]  effet 
ti  del  Sole  e/fendo  da  lui  per  il  Sole  ìntefo  cioè  la  varietà 
delle  fi  agionì  de  IT  anno, &  ammalia  lui  /aerati  lignifi- 
canti lui  effer  fiate  il  primo  habbtpoHo  aW  aratro  li  bo- 
uì}ffl  ìlbeccho molto dannegiar le  viti . 

4j  a 


.. 


508  ImaginideiDci 

Mufeflc  quali  fono  fp  elfo  le  medefime  con  le  T^Jnfe ,  furono  (come  dìffi  ) 
Sileno .     'c  nutrici  di  l'Dionifio ,  fi  come  Sileno  ne  fu  il  pedagogo  ,  onde  va  con  lui 
Jempre  portato  da  vn' afino,  sì  per  la  età ,  perche  gli  era  molto  vecchio , 
sì  perche  era  onco  ubbriaco  per  lo  più  ,  come  mostrò  chi  fi  ce  la  v  bbria* 
.     chc^a ,  che  gli  daua  bere  appreffo  degli  Elei  in  certo  fuo  tempio ,  che 
u         '  fu  di  bùfolo  ,  fecondo  che  ferine  Taufania  ,  non  commune  con  Tlaccho , 
come  erano  flèttigli  altri,  per  moli are  forfè  ,  che  pari  era  la  virtù  d'am- 
bi loro.  Onde  Sileno  fi  fa  gran  lonfiglicre  di 'Sacco  appreffo  di  T  lauto , 
effendo  comparjo  infcenaacauaUoinvn'afmo  a  recitare  il  prologo  delle 
'Sacchiade  ,  e  dice,che  fono fempre  amendui di  vnmedefimo  volere  :  (3 
fa/fi  anco  Dio  della  T(atura,de  i  princìpi]  della  quale  Vergilio  lo  fa  can- 
tare sforato  da  duo  Satiretti ,  &  da  vna  bella  "Hinfa  ,  lì  quali ,  batten- 
dolo trouato  dormire  in  certo  antro  bene  vbbrìaco  con  vngran  vafo  da  be- 
re a  canto tlo  legarono  con  lefue  ghirlande  proprie  teffute  di  varij  fiori , 
che  gli  erano  cadute  di  capo ,  &  la  bella  TS(infa  gli  tinfe  la  facciale  ha- 
ueua  le  vene  tutte  gonfie  dì  vinoycon  fanguìgne  more ,  di  che  egli  rife ,  e 
moflro  di  haueme  piacere  tpofeìa  che  fu  fueglìato .  Et  pareva ,  che  que- 
ste beslìe  non  voli  fero  dire  quello ,  chefapeuano  fé  non  sformatamente . 
*        e#  Onde  fi  legge ,  che  Mida  l\è  della  Frìgia  volendo  già  intendere  alcuna  co- 
fa  non  troppo  manifefìa  a  gli  huomini5fece  la  caccia  vnpe^o  ad  uno  dì 
que/ii  Sileni  ,  &  lo  pr e  fé  all' vlt  imo  all'odore  del  vino ,  ch'egli  larga- 
mente fparfe  in  certo  fonte  ,  qual  Taufanìa  fcrìue ,  che  a'fuoi  tempi  an- 
Plutarco .  CQYa  era  moflrato  per  queflo .   E  Tintane  riferifee ,  che  quel  ì{è  intefe da 
Silcnc}cbe  meglio  affai  era  all'huomo  morir  prefto,  che  viuer  lungamen- 
Plinio .     te .  Haffi  appreffo  di  Tlinio  ,  che  nell'I  fola  di  Taro  ,  donde  veniua 
quel  beliiffimo  marmo  bianco  ,  f pelandone  alcuni  vn  gran  pcigo  , 
vi  trouarono  dentro  la  ìmagme  di  Sileno  .  La  qual  facilmente  f apra 
come  foffe  fatta  ,  chi  oltre  a  quello  ,  che  ne  ho  detto  bora  s  vedrà 
quello ,  che  di  fognando  la  imagine  di  Tan  ,  io  dìffigià  de'  Satiti  :  per- 
che Taufaniajcriue ,  che  quefti  erano  detti  Sileni ,  pofeia  che  erano  vec- 
chiiConcìofia  che  inuecchiauamì&  moriuanoje  bene  erano  slimati  rDei. 
£>iodoro  «  Legge fi  appreffo  di  T>iodoro ,  che  in  due  modi  furono  fatte  le  flatus  di 
Baccho  j  &  era  l'vna  affai feuera  con  barba  lunga,e  l'altra  bella  Rifaccia 
aUfgra,delicata}& giouìne, intendendo  per queHayche'lvinobeuutofuo- 
Bacchoin  yi^i  mifura  fagli  buomini  terrìbili,  C?  iracondi ,  e  per  quefla,  che  gli 
due  modi,  fa  lieti,e  giocondi  beuuto  temperatamente ,  lafciando  bora  da  parte ,  che 
non  fa  Hato  vn  rBaccho  foloy  ma  due  >ò  forfè  anco  tré  ;  perche  ciò  fareb- 
be più  tofio  volere  fcriuere  hìsìoria  dì  lui, che  dipingerlo .  Macrobio,  il- 
qualc^come  ho  già  detto  altre  uoltefvuote  che  per  tutti  i  Deifiano  intefe  le 

virtù 


Degli  Antichi.  ioq 

virtù  del  Sole ,  intendendo  pai  anco  il  mede  fimo  di  Bacco ,  dice  che  fu  Li  ^ 

fuaimagine  fatta  alle  rotte  di  fanciullo ,  &  alle  volte  digiouine >  bora  g0jo 
di  huotno  con  barba,chefta giunto  già  alla  età  perfetta,  &  bora  di  vec- 
chio ,  j&acfo  *««c  quefle diuerfe etàfiveggono  nel  Sole .  Conciofia ,  che 
al  tempo  del  Solslìtio  del  Vimerno,  quando  già  cominciano  i  giorni  a  crc- 
feere  fipojfa dire ,  ch'egli  fia  piccolo  fanciullo,& a'iX equinottio  della  Tri- 
mauera  ha  già  pigliato  affai  difot'^a,&  è  fatto  giouine ,  &  giunto  ch'e- 
gli è  alfolftitio  della  efiate,  alt  bora  che  non  più  ponno  crefeere  i  giorni ,  è 
Iwomo  di  età  intera  t&  baia  barba-.ma  perche  da  indi  in  poi  comincia 
la  fna  luce  a  venirci  mancandoci  a  fi  con  quella  manchino  lefuefor^e  an 
cora ,è  fatto pofeia  come  vecchio.  £t  effenùo  alle  flatue  di  Baccho  aggiun-  £orna  & 
to  le  corna  ancora  5  hanno  voluta  alcuni  intendere  per  quefle  i  raggi  del  Baccho  • 
Sole .  UVIa  Diodoro  fcriue ,  che  ciò  era  perche  Baccho  fu  il  primo ,  che 
moflrafìe  ammortali,  come  haueuano  da  giugnere  i  Buoi  infume  >  metter- 
gli allo  aratroye  con  quelli  coltiuare  i  campi .  Onde  CMartiano  gli  met- 
te nella  deHra  mano  vnafalce,che  mofiraua  la  coltiuatione  de  i  campi , 
come  ho  già  detto  nella  imagìne  di  Saturno,  perche  bifogna  con  qutfla 
purgare  le  viti,volendo  che  produtbino  vi'.a  largamentes  ($  nella  finiflra 
vn  vafo  da  bere ,  e  lo  deferiue  poi  tutto  giocondo, e  piaceuole  nello  appet- 
to .  fntendeno  alcuni  per  le  corna  l'audacia  ,  come  chei  bere  affai  faccia 
gli  huomini  arditi ,  audaci ,  &  infoienti  ancora  molte  volt  e, che  così  dice 
FJlojìrato  ,  Feslo  ,  e  Torfirione  .  <J\ta   K^itheneo  meglio  di  tutti  Manfano. 
moflra  con  ì  autorità  di  molti  degli  antichi  gli  effetti  diucrfi ,  che  fa  il  At^ene0* 
vino  in  noi ,  quando  è  beuuto  temperatamente,  e  quando  ne  teniamo 
fimi  di  mi  fura;  &  da  Ver  fio  fi  raccoglie,  da  Catullo,  &  da  altri  Poe- Perfìo. 
ti,c'oe  ne  ifacuficij  di  quello  T)io  vfauano  i  corni .  Et  Mufonio  a  queflo 
pjopofito  coft fante .  ì^on  folamcnte  furono  date  le  corna  à  'Baccho ,  ma  Catullo. 
fu  eglianchora  da  alcuni  Toeti  chiamato  Toro,  perche  {infero  le  fauole,  vjur0n:o 
che  Gioue  mutato  in  fer pente giaceffe  ecnVìoferpina  fua  figliuola  ,  la-  Bacche  in 
quale  per  ciò  fatta  grauida  partorì  poi  'Bacco  in  forma  di  Toro ,  onde  ap-  forma   di 
prefjo  de  i  C'nficeni  la  imaginefux  fu  con  faccia  di  Toro  ,faj e  perche  gli  Toro  • 
antichi  beeuano  con  le  corna  de  i  buoi ,  ouero  con  vafi  fatti  di  cono ,  con- 
ciona che  Tbcopompofcriut  ,   the  in  Epiro  erano  buoi  con  le  corna  tan- 
tograndi  ,  che  fc  ne  faceuano  i  vafi  intieri  da  Bere,  a  i  quali accom-  Va/idi  cor 
modauano  dijopra  all'intorno  della  bocca  chi  vn  cerchio  d'oro  ,   &  chi  no  per  be- 
d' argento  :  efeguita  prouando  poi  per  lo  teflimonio  di  molti ,  che  vfarono  re' 
gli  antichi  le  corna  de  i  buoi  in  vece  di  vafi  per  bere  ,  onde  gli  jlteniefi 
ancora  beeuano  con  certi  vafi  di  argento  fatti  in  foggia  di  corni  .  Hanno    . 
oltre  di  ciò  ualuto  alcuni  ,che  per  le  corna  intediamo  certi  pochi  capelii,che  po^°m 

da 


3io  ImaginideiDeì 

da  ambe  le  partì  dei  capo  fcendeuano giù ,  come  a  dì  noftri  vegliamo  ba- 
L  i/ìmacho  nere  i  Sacerdoti  armeni,  li  quali  poi  fono  raft  /opra  la  frontey&  alla  nu 
Re  •  e a .  E  così  vogliono  intenderle  [offe  fattala  fìatua  di  "Baccìw,  &  non 

che  veramente  hauefie  le  corna.E  dicenoycbe  Lifimaco  B^e  fu  per  ciò  pari- 
mente fatto  con  le  comaycome  fi  vede  in  alcune  Jue  medaglie  antiche.  Et 
Sratua   di  alla /latita  di  Seleuco,  che  fu  cognominato  Tfycanore,  furono  ambo  fatte 
Seleuco  .  le  coma,comerifevijce  Suida^non  già  per  quefiojna  perche  effendo  fuggi- 
to vn  Toro  da  ^Alefjamfto ,  che  era  pojlo  perfacrificarlo ,  ei  loprefe  per  le 
cornay&lo  tenne  fermo .  Che  Bacchopoì  hauejfe  le  chiome  lunghe  lo  mo- 
Seneca*    §&&  Scnecayqtiando  così  dice. 

Senta  vergogna  Jfiarge  i  lunghi  crini 

Baccho  lajciuo ,  e  molle ,  e  lieui  Thirfi 
Torta  fewtendo  con  tremante  mano9 
T^èfi  vergogna  andar  con  lento  pafìo  , 
E  trarft  dietro  l'ampia ,  e  lunga  vefie  , 
Ornata  tutta  dì  barbarico  oro . 

Choro  di  Tercìoche  lo  vefiirono  alcuna  volta  dì '  babitof eminile ,  come  lo  fa 

Ariadna  .  Eìloflrato  nella  Tauola  di  {^Ariadna  >  quando  lo  dipinge ,  che  vada  a  lei 
con  bella  vefie  yporporea}lunga}e  grande  >&  coronato  di  roJe.Tsiè  bifogna- 
uà  farlo  in  altra  guifa  insello  atto  amorofo ,  perch'egli  andana  per  con- 
giunger  fi  amorfamente  con  .Ariadna ,  quando  fu  abbandonata  da  The- 
feo7onde  quefiì  tutti  yche  quafi  fempre  erano  con  Imporne  f emine  ardite^ 
feroci \diuerje  vaghe  7S{infetSileni>SatiriySilrianiì&  altri  fimili  (li  qua- 
liyCome  fcrìue  Str  abone  ^er ano  minijiri7&  feguaci  di  Baccho,  &  chiama- 
uanfi  il  choro,e  la  compagnia  di  lArìadnajnt agliata  già  in  marmo  bian- 
co da  Dedalo  in  Creta)  lo [eguitautno gridando  con  voci  liete \come  fi  leg- 
CatuIlo.J  gè  apprejfo  di  Catullo. 

jLndauano  fcuotendo  i  verdi  Thirfi 
^Alcuni ,  alcuni  le  fquarciate  membra 
Del  vitello  portauano ,  vna  parte 
Con  ritorti  ferpenti  fi  cingeua  > 
Et  vna  parte  ne  le  caue  cesie 
Tonando  celebraua  i  bei  misteri , 
f  mi/ieri  da  gli  empi  indarno  cerchi . 
Chipercoteua  con  le  aperte  palme 
J  rifonanti  timpani,  è  con  verghe 

Di 


De  gli  Antichi. 


81 


Imagtnì  dì  Isacco  >&  della  pompa  ^fefle ,  <&*  ter  imo- 
nìe^bacbanali^et  l'babito  delle  bache  ò  menadi f uè fegua- 
cìsfìg?2tfìcanti}che  lifacrifìcij  baccanali  purgauan  gì*  anì~ 
mi  dalle  colpe ^come  ilnjino  li  purga  dapenjìeri  » 


3i*  ImaginideiDei 

Di  rame  facea  lieue ,  epiccol  fuono* 
E  chifaceua  l'aria  rimbombare 
Confìridemli  comi  y  e  facean  moki 
*De  le  straniere  tibie  vdir'il  canto, 

Quefìi  erano  quafi  tutti  mi  fi  eri  dì  Baccho,&  cerimonie \cbe  v fauci 
no  nelle,  [ite  fesle  ,  le  quali  da  princio  furono  celebrate  con  pompa  tale . 
Era  portata  innanzi  vn  anfora  di  vino  con  rami  di  vìte\,  &  lafegùitaua 
,   ..        chi  fi  traheua  dietro  vn  capro:  poi  veniua  cbiportaua  vna  cefla  di  noci , 
&  in  vltimo  era  il  Thallo,che  fu  la  imagine  del  membro  virile. Così  U 
racconta  Tlutarco ,  oue  parla  della  cupidigia  delle  ricchezze ,  la  quale 
cominciò  a  fpre^are  quelle  pouere  cofe  etiandio  ne'  Bacchanali ,  &  in- 
troduce duo  vafi  d'orOfpretiofeveJìi^e  carri  conmafcherate  fontuo fé, come 
può  vedere  chi  vuole ,  appreffo  di  ^Atheneo  ,  che  deferiue  vna  di  quefle 
pompe  Hacchavali  ambitiofisftma,raprefentata  già  per  Tolomeo  Viladel 
fo,  perche  il  riferirla  bora  me  non  feruirebbe  altro ,  che  di  perdere  tem- 
Cribro  di  p0 .  y furono  anco  di  portar  e  il  cribro  dato  à  tBacchot  epoflo  tra  le  fuefa- 
Baccho .    cre.  perefjeìCome  dice  Seruio ,  credeanogli  antichi ,che giouaffero  molto  i 
faci 'amenti  di  Baccbo  alla  purgatione  degli  animì}&  che  perglifuoi  fa- 
cri  mifierij  cosìfoffero  quefii  purgati ,  come  fi  purga  il  grano  col  cribro . 
Et  il  'Boccaccio  riferìfce,c he  credettero  alcuni,  che  foffe  fatta  queftapur- 
Vbbria---  ga^ione  ne  gli  huomini  con  la  vbbrìache^a,la  quale  è  il  Sacramento  dì 
la-  tfaa}j0ìpercbe  pajfata>cbefia  poi  qutfia  ò  con  il  vomito,  è  in  altro  modoy 
di  Bacche/8  &  ra(fettatofiil  ceruello,pare  che  l'animo  fi  habbia  f cor  dato  ogni  traua- 
glio,&  jpoliatoft  tutti  i  noiofi  penfieri,rimanghi  lieto  ^e  tranquillo,  come 
dice  Seneca  ancora  ,  ouefcriue  della  tranquillità  dell  animo .  Et  hanno 
Libero  Pa  detto  alcuni, eh  e  Hacchùfù  chiamato  Libero  Tadre,percbebeendo  larga- 
are  .         mente  l'huomo  fi  libera  da'  penfierì  faflidioft ,  &  parla  più  liberamente 
afìaì,che  quando  è fobrio.t_Mà  fono  flati  altri,li  quali  hannovolutoych'ei 
foffe  più  tojìo  chiamato  così  dalla  Libertà  ,  delia-quale  fu  credute  Dio  , 
perche,  come  fcriue  Tlutarco,  ei  combattè  già  affai  per  quefla .  'Da  che 
venne,cbe  vfaronogli  antichi, come  dice  Seruio  fopra  Virgilio,di  mette- 
re nelle  Città  libereyper  fegno  certo  dì  libertà,  ìlftmulacro  di  L^arfia  $ 
che  fu  vno  de'  Satiri  minifhi  di  Bacco .  Et  fi  legge  appreffo  di  Tlinio , 
P.  Muna-  c^e  fu  P°flù  m pigione  "Publio  CMunatio  ,  perche  leuò  dalla  ftatua  di 
tio.  (JMarfia  vna  ghirlanda  dì  fiorì  ,&  fela  pofe  in  capo.  *Di  LMarfia  han- 

Mar/ìa.  no  anco  detto  le  fauole  ,  ch'ei  fu  feorticato  da  {^sfpollo  ,  perche  lo 
sfidò  a  fonare  ,  battendo  trouata  la  piua  ,  che  fu  gittata  via  di  Mi- 
ti  era  a  :  diche  pian  fero  tanto  le  TS^infe  ,  e  gli  altri  Satiri  «  the  fece-* 

ro 


Degli  Antichi.  5s? 

ro  conle  lagrime  loro  quelfiume-  ,  che  dal  nome  dì  luì  fu  detto  Uftfar- 
fta .  UMa  la  verità  fu ,  che  que  fio  era  vn' eccellente  mufico ,  comari fe- 
rifce'^Atheneo  da  ÓHetrodoro ,  ritrouatore  della  piua ,  il  quale  ,come     ., 
ferine  S 'uida,vfcito  di  ceruetlo  fi  gittò  nel  fiume  ,&  quitti  affogò,  che  fu 
pofeia  dal  nome  fuo  detto  CMarfia  .  Et  Tau fonia  fcriue ,  che  nella  roc- 
ca d'i^ftbenefu  vnftmulacro  di  LMinerua,  che  batteua  Marfia,  perche 
bauèua  tolto  su  la  pina  gittata  via  da  lei .  n^Ma  ritornando  alla  veHe 
di  Bacchojicono  ch'ella  era  di  donna,perche  il  troppo  bere  debilita  le  for 
^e,&  fa  l,buomomolley&  eneruato,  come  f emina.  Ónde  Taufania  feri-  Paufania. 
uè,  che  appreffo  degli  Elei neW arca  di  Cipfeloera  intagliato  Baccbo  con 
la  barba  >  con  vtfle  lunga  giù  infino  a  terra ,  e  che  slandoa  giacere  in 
certo  antro  circondato  da  viti,  &  da  altri  arbori  fruttiferi ,  porgeùa  vna 
ta^a  con  mano .  Leggeft  ancora ,  cbefudetfo  Baccbo  Baffareo  da  cer-  Bafl*arc0  # 
ta  forte  di  vesle  lunga ,  cb'eg li  vfaua ,  &  chevfarono  parimente  i  Sa- 
cerdoti poi nefuoi  facrificìj detta^Baffara,da^cerjoluoco  della  Lidia,,  oue 
ftfaceua  >  ouero  dalle  pelli  delle  Volpi  chiamate  baffare  ihThracia) ,  che 
fi  metteuano  intorno  le.Bacche  fuè  feguaci •■,  le  quali  perciò  furono  pari- 
mente détte  Bafare .  Menade  ettandio  furono  chiamate ,  che fignifica 
faTge,  &furiofe,  perche  nelle  fuè  fe/ìe  andauano  con  capei  fparfì,  & 
con  Tbirfiin  mano, facendo  atti  daforfennatcy  per  rapprefentdre  ciò ,  che 
fecero  quelle  sleffe ,  quando  andarono  con  rBaccbogià  da  principio ,  al- 
Ihora  che  mosìrandpjì  tutto  lafciuo  ,  egli  bebbe  feco  quafi  vn' efferato  di 
valorofe  f emine ,  per ppra  delle  quali ,  nientrecbefcorreua  tutto  il  mon- 
do,opprefìe  alcuni  I{è Q :3s(è  folamente  delle  pelli  delle  P 'alpi ,  fi  ve  sli- 
ttano quelle  femine,madetléyi>atjtere  ancora  per  lo  più ,  &  delle  Tigri , 
portando  in  mano  il  Thirfo,efpargendo  le  chiome  al  vento ,  le  quali  cin- 
geuano  alle  volte  con  ghirlande  di  Hedera,  &  alle  volte  di  bianca  Viop-  Pioppa  ar 
pa,percbefu  quefìa  creduta  arbore  infernale  ,  &  che  natafofìe  sk  le  ri-  bore  infer 
pe  diCZcberonte ,  &  perciò  la  dettero  gli  antichi  alle  minière  di  Bac-  na'e* 
chopper  che  tennero  lui  parimente  per  Dio  dell'Inferno .  Onde ,  come  ho 
detto  già,finfero  lefauole}ch'eifofìe  nato  di  Trofcrpinajlcbe  è  vero,ogni 
voltaiche  [otto  il  nome  di  coflui  s' intenda  il  Sole,  del  quale  diffi  nella  fua 
imagine ,  come  talhora  ei  fi  piglia  per  T)io  infernale .  E  nel  medefimo 
modo,cfrio ho difegnato le Baccbe->ftfafpeffo Baccbo anchoratcome lode-  r ,     , . 
fcriue  Claudiano ,  dicendo  :  no .       "* 

Vien  Baccbo  allegro ,  coronato  >  e  cinto 
D'Hedera  trionfai,  v  cui  le  f palle 
Cuopre  d'Hircana  Tigre  torrida  pelle. 


3H 


ImaginidciDei 


ìmaginidi  Bacco  trionfatore ,  &?  inuentoredeltrion 
fo  doppohauer  fiperata  f  Jndia,  (gjr  del 'fio  carro  tira^ 
to  da  tigri  ^  da  pantere  con  diuer fi  alberi  à  lui  facra- 
tifè)  molti  animali  ancora  che Jìgnificano  la  natura  & 
effetti  del  rvino  &  ebrietà . 


Degli  Antichi.  3  *5 

Igli  di  via  poi  madido  col  Tkirfo 
Ferma  le  piatile ,  e  sì  nel  gir  s'aita. 

Et  queste,  che  qui  dice  Clangano  del  Thìrfo  >  hanno  detto  altri  della  Ferola  da- 
Ferola,che  Baccho  con  efiafi  vàfojìenendo  in  piè,&  l'hanno pofla  in  ma- ta  a  Bac~ 
no  a,  tutti  quelli ,  che  vanno  con  lui .  'Di  che  rende  Eufebio  la  ragione  £Ufe'bio 
tolta  da 'Diodoro  ,  dicendo  che  conciò  fofie  cofa  che  già  da  principio  Diodoro. 
beendo  affai  fi  imbriaccaffero  gli  huomini  ,  &  perciò  come  forfennati ,_ 
e  paigj  v  snifferò  fpeffo  à  rumore  infieme,  &  con  bajìoni  groffi,  e  duri  ,fi 
ferifferoflrmiamente,  onde  ne  moriuano  molti,  Baccho  perfuafe  loro,  che 
in  vece  de  i  duri  legni  port  afiero  le  tieni  ferole  ,  perche  fé  bene  con  que- 
Jìeftdauano  ,  poi  non  ne  feguitaua  male  alcuno  ,  perche  la  ferola  è 
una  pianta  affai  fimile  alla  canna  ;  &  perche  le  foglie  di  effafono  gra- 
tiffimeàgli  ,Afini,fu  dato,  comeferiue  Tlinio,  anco  C  ^4 fino  à  quel  Dio , 
di  cui  era  la  ferola  .  Oltre  dì  ciò  fcriue  Diodoro ,  che  Baccho  fi  armaua  Diodoro . 
nelle  guerre ,  &  vfaua  alle  uolte  anchora  di  metter  fi  intorno  le  pelli  del- 
le Tantere,perciocbe  non  fu  eglifempre  ubbriaco ,  ma  combattè  fpeffo , 
e  tanto  ualorofamente,chefuperò  molti  %è,come  Licurgo ,  Tentheo ,  &• 
altri,  efoggiogò  tutta  la  fndia,  donde  ritornandofens  uincitore  fopra  ad 
un'Elefante  menò  bel  trionfo .  'ì^èfì  legge ,  che  dinanzi  a  lui  alcun al- 
tro hauefie  trionfato  mai  delle  uinte  guerre  ,  &  perciò  à  "Baccho  ,  co-  Trionfo  ri 
me  a  primo  trionfatore  fu  confecrata  la  Vica ,  uccello  garrulo  ,  e  loqua-  ri'ouato  ds. 
ce  t  perche  ne  i  trionfi  gridaua  ogniuvo ,  & adogniuno  era  lecito  impro-  pacc  ?  ' 
iterare  a  chi  trionfano  gli fuei  uitij  ,  (Sgridando  gli  fi  pot t uà  dire  ogni  a  Baccho. 
male ,  come  fcriue  Suetonio  di  Ce f  ire .  Hanno  ancora  gli  antichi  dato  a 
quejìo 'Dio  la  inuentione  delle  ghirlande,  fecondo  Tlinio  ,  il  qual  di- 
ce ,  cb'ei  fu  il  primo  ,  che  ferie  faceffe  di  Htdera  .  Onde  ^i  le ff andrò 
tJMagno  udendolo  imitare  quando  ritornò  uincitore  dell' 'jndia  ,  fece  Ghirlade 
che'l  fuo  efferato  tutto  fi  coronò  di  Hedera  .  Quefia  pianta  fu  data  a  Baccho. 
Baccho  per  molte  ragioni  ,  come  ne  hanno  fritto  molti  .  Fe/io  vuole,  Hedera  p- 
che  ciòfofie  ,  perche  egli  è  ics?  gioitane  fempre  ,come  quella  è  fempre  che  datai 
uerde  :  mero  perche  ,  come  elU  Uga  tutto  ciò  >  à  che  fi  appiglia ,  così  il  Baccho . 
nino  lega  le  Immane  menti  .  T lutar  co  dice ,  che  l  Hedera  ha  in  se  certa 
virtù,efor^a  occulta ,  la  quale  muoite  l'immane  menti  di  luoco  y  fj  quaft 
le  empie  di  furore  ,  sì  che  fen^a  bere  vino  paiono  pojcia  gli  huomi- 
ni ubbriachi.  La  Hedera  dai  Cji eci  è  chiamata  Ci ffo  ;  Ciffare  ,  ti-  Cifll>. 
rando  le  loro  parole  al  nottro  ufo  di  dire  ,  figmfica  ejjhe  dato  alla  libi- 
dine, &  per  quefio  fcriue  EuUachiu ,  che  fu  data  la  Hedera  a  Baccho  per 
fegno  dilibidinet  alla  quale  fono  gli  huomini  incitati  affai  dal  nino ,  onde 

J\r     z        èper 


%ì6  ^  Imaginìdei  Dei 

è  per  proverbio  anikbo ,  che  nulla  può  Venere  fen%a  7!accbo .  Quandi 

Ih  '■■  [  ven^e  Màwobiò  la  ragione  del  Thirfo  dato  a  rBaccbo ,  qual'era  vna  hafla 
con  <vn%  acuto  ferro  in  cima,attorniata  di  Hedera  >  dice ,  che  moftraua  la 
Hedera  àouete  gli  hucmini  coi  lacci  della  patien^a  legare  tire  ,  C^i 
furori  ^onde  fono  tanto  facili  a  fare  male  altrui ,  perche  quefta  pinta  cin- 

Diodoro  •  gei€  lega  ouunque  nafce .  Scritte  Diodoro  ,  che  chiamavano  quelli  di 
Egitto  la  Hedera  pianta  di  Ofiride }  e  gliele  confecrarono  come  da  lui  ri- 
trottatale  nelle  fiacre  cerimonie  factuano  pia  conto  della  Hedera  (perche 
à  tutte  tejlagioni  ha  le  foglie  verdi  )  ebe  della  vitey  la  quale  al  tempo 
dello  inuerno  la  perde .  E  fu  queslo  da  gli  antichi  offeruato  negli  altri 
arbori  anchora  ,  che  Hannover  di  fempr  e  y&  perciò  à  Venere  confe- 
crarono il  xJMirto,  &  il  Lau  ro  ad  apollo .  7^è  fu  però  'Baccho  coronato 
fempre  di  Hederafolamente^  ma  con  le  foglie  del  fico  ancora  alle  volte  per 
memoria  di  vita  7^infa3la  quale  hebbe  nome  Sycay  che  appreffo  de* Gre- 
ci vale  il  medefimo  che  fico  appo  noi ,  amata  già  da  lui ,  cerne  dicono  le 
fattole ,  &  mutata  poi  in  quefio  arbore ,  come  fi  legge  anco  di  Ciffo  fan- 
ciullo da  lui  pur' amato  >cke  dinentò  pei  Hedera,  &  di  Staphile  ì<[infa , 
che  medefimamentefu  cangiata  in  vite,  quandoegli  l'amaua ,  onde  non 
è  marauiglia,feg/i  furono  pofeia  grate  tutte  quefle piante ,  & '  fevoleua 
fpeffo  hauerne  ghirlande  in  capoióltre  che  delle  medeftme  gliadornaua- 
no  gli  antichi  il  carro,lo  feudo  Je  hasle,e  gli  altari  :  Ùglifaceuano  anco 
poi  ghirlande  col  !<{arcìffo  alte  volte  con  molti  altri  diuer fi  fiori ,  come  lo 
deferiuono  i  Toeti;&  'Diodoro  ferine ,  che  al  tempo  della  pace  nei  gior- 
mi  folenniTaccho  portaua  belle  veHi smolli ,  delicate,  e  tutte  dipinte  à 
fiorì.  Età  ragione  fu  fua  piantala  vite  ,  come  quella  che  più  fi  confà 
conluidi  aicunaaltr-A  :  perche  fé  *B acche  mofira  il  vino fpremuto  dalle 
vuCjchenafcono  dalle  viti ,  che  altro  fi  può  dare  à  coftui ,  che  più  glifi* 

Stati©.,     proprio  della  vite  ?  Ter  la  quale  cofa  Statìo  finge  il  fio  carro  coperto  9  e 
eh condato ,tutte  di  v'iterando  dice  ; 

(jìà  s'auuhina  à  le  materne  mura 

JSaccbo  col  carro  tutto  circondato  „ 
E  coperto  di  vite-  le  'Pantere 
*J)a  Cvn  lato ,  e  da  t altro  vati  con  lui, 
E  leccano  le  briglie ,  egli  altri  ameft 
*3Di  vino  afperji  le  veloci  Tigri , 

Bel  cartolato àlBaccbo  rende  il  Boi -caccio  quesl a  ragione  ,  ehe  il 
troppo  vino  J "a fpcjfo  così  aggirare  il  ccmello  àgli  buomini  ,  come  ft 

aggirano 


De  gli  Antichi 


3*7 


Imagìne  della  Nane  de 'Bacco^del  monte  Timallo  de 
Lidia^delle  bacche  per  quello /cor  enti  &  de  carfari  thì- 
reni  captorì  diTSacco  da  quello  tramutati  in  delfini  per 
loro  misfatti.figmpcantì  lì  evitlj  &  peccati  far  perder 
ddrhuomo  la  ragione^  -  4 


3'S  Imagini  de  i  Dei 

aggiranno  le  ruote  de*  carri ,  dì  che  oltre  alla  proua ,  che  fé  ne  vede  tutto 
Timeo  (Ufo  anco  fede  certa  nouelletta  affai  piaceuolefcrìtta  già  da  Timeo  Tau- 
Taurono-  YOn'mitanQ)  &  riferita  da  ^yitheneonelle  fue  cene,  di  alcuni  giovimi  di 
Nouelìa  {-Agrigento  fìtta  della  Siciliani  quali  ragunatici  à  banchettare  inficine 
piVeuole  in  certa  cafa  vnafera,tanto  beuero,&  imbriacaronfi  di  sì  fatta  maniera, 
Vbbriac--  che  cominciò  Uro  a  parere  dìeffere  su  vna  Galea  ,  la  quale  faffe  slrana- 
chi  ìolém.  mtYiie  agitata  dalle  turbate  onde  del  mare-,  e  così  fi  voltò  loro  il  cerueUo, 
che  anco  il  dì  feguente  penfauano  tutti  di  effere  in  gran  fortuna  di  mare  : 
e  temendo  non  forfè  la  Cjalea  andafie  à  fondo,  gufarono  fuori  dalle  fine- 
sire  letti,  tauole,  banche}cafiet&  ciò  che  fi  trouarono  della  mafferitia  di 
cafa ,  parendo  loro ,  che'l  nocchiero  lo  comandajfe  per  allegerirla  .  Onde 
i  Sergenti  della  giù  fiitia  non  j apendo,  che  ciò  foffe  entrarono  colà  dentro, 
e  trouaì  ono  tutti  que*  giouani  traitiffi  chi  quà,chi  là  per  terra,  che  nien- 
te feìitiuano-,^  hauendoglì  tanto  fcoffì, che  paruero  desi  ar  fi  pur' vnpocOy 
dimandarono  loro,che  voleuano  fare;  &  efft  rifilo  fero,  che'l trauaglio  dei 
mare  gli  haueua  sì  forte  slancatì,che  non  poteuono  pià,giunta  la  fatica, 
che  haueuano  fatta  di  mettere  fuori  dì  "ì^aue  letamerebbe,  che  la  cari- 
cauanotroppo;&  ioydìffe  vn  dì  broker  la  gran  paura,che  ho  battutami 
fono  tirato  qua  fiotto  coperta .  Quelli  Sergenti  'voleuano  pure  fargli  rau- 
uederc  de1  la  loro  follia  >  mavifio,  che  perdeuano  tempore  ne  andarono, 
hauendo  detto  loro,che  fi  guardafifero  aWaucnire  di  bere  pia  di  quello,  che 
hauejferobi fogno.  Et  i  gioueni  fiupidi  puf  amo;  Vi  ringratiamo,dì fiero, 
&  fé  mai  potiamo  vfeire  di  tanta  fortuna,feguitò  vn  di,loroy&  arriva- 
re à  fnluamcnto  in  porto,  vi  porremo, pof eia  cioè  faremo  ritornati  alla  pa- 
trta.fr  à  gli  altri  Dei  del  mar  elicono)  tendo  lafalute  nofira  da  voi. Et  du- 
rò la  buona  vbbriachei^a  molti  dì-.onde  quelU  cafa  fu  chiamata  fempre 
Cafadetta  là  Galea  .'^Era  tirato  il  carro  di  'Baccho  di  Tigri,&  da  l'antere,  perche 
Galea  •      il  vino  fàgli  huomihi  feroci ,  e  terribili ,  come  è  la  natura  di  quefti  ani- 
Pacere  per  man  t  jpifoslrato  dice,  che  vanno  le  Tantere  con  Baccho ,  perche  fono  a- 
choC°   aC  nmatì  calidifsimi,&  che  leggiermente faltanó,comefàcèuanó  té  Bacche, 
&  come  fono  gli  huomini  fouente  rifcaldati  dal  vino  pia  affai,  che  non  è 
Natie    di  di  lor  natura .  Et  deferi  uè  la  [uà  Ifaue  ,  che  baueffe  la  prora  in  forma 
Baccho .   fa  Cantera ,  &  che  le  fojfero  appefi  all'intorno  di  fuori  molti  rifonanti 
ciembali:  nel  me^o  era  piantato ,  vn  lungo  Tirfo  in  vece  di  arbore ,  alla 
cui  cima  erano  attaccate  le  por  por  ee^  rifplendenti  vele,oue  era  tefsuto 
con  ofo  Timolo  monte  della  Lidia ,  &  le  Bacche ,  che  quiuì  andauano 
feorrendo .  Era  quesla  rb{aue  difopra  tutta  coperta  di  ucrde  Hedera ,  & 
di  Vite  con  bellifsime  vueych,e  pendeuano  da  uerdirami ,  &  di  fetto  dal 
più  bafso  fondo  fyìccìaua  fuori  un  fonte  dì  foauifsimo  uino  ,  del  quale 

beeua- 


Degli  Antichi.-  319 

beeuano  largamente  tutti  quelli ,  che  ermo  quitti .  Così  dipinge  Filo-  riloflrato, 
ftrato  la  T^aue  di  rBaccho  ,  nella  tauola ,  cb'ei  fa  de'  Córfali  Tmbeni  : 
quali  penfando  di  bauer  fatta  vna  buona  preda  di  questo  pio  giovinetto 
anebora,  &  quafi  fanciullo,  furono  da  lui  mutati  in  tanti  'Delfini,  men-  4 
tre  che  lo  voleuano  condurre  in  parte  diuerfa  ~d.a:wdìa  5  Olitegli  d'iman- 
daua  di  andare,  conte  ne  racconta  Oddio  la  f amia  interamente ,  dicendo 
che  'Baccbo  auuedutofi  dell'inganno  di  cohré,fecefubito  fermar  e  la  TS{a- 
ue,&  veniua  la  Mederà  in  copia  fi  grande,  ebe  legò  tutti  i  remi,  &-fidi-  ':  • 

rie  fé  per  l'arbore,pir  l'antene,e  per  le  vele,  &  à  sé  cinfe  il  c.apo  di  verdi 
rami  di  vite  con  l  vue  attacate,e  tenendo  il  Thirfo  in  mano  mqslrojjì  ac- 
compagnato  da  Tigri  ,da  Tantere,&  da  Liopardi,diche  que' perfidi  (or-    ;.  • 
fali  bebbero  sì  gran  paura,chc  fi  gittaromin  mare,  ohe  furono  poi$)filr  ■ 
finiycome  bò  detto.  Vedefi  à  tempi  noslri  anebord  quàfi  la  medefmaSty', 
uè  fatta  a  belliffime  figure  di  mofaico  in  Ityma  nella  CbiefadiSahis  *X-  ' 
gnefe,cbefu  già  tempio  di  'Bacco.  Hanno  detto  le  fauole  anco  dicóftuit 
che  quando  egli  era  fanciullino ,  le  1?  arche  lo  cinfero  con  ferociffimi  fer- 
penti,cbe  fenica  offenderlo  puntogli  andauanoper  lo  petto,  e  per  la  fac- 
ci cu»  .  cD'onde  venne polche  le  bacche  celebrandole  fue  cerimonie  ma- 
neggiauanogli  fer penti  fen^a  fentirne  alcuna  offefa ,  comeferim  Tlu-  Plutarco 
tarco  nella  vita  di  ^élejìandro, quando  parla  di  Olimpia  fitta  madre,  al- 
la quale  par  uè  di  efiere  fiata  fatta  grauida  da  vn  ferpente:  il  che  fu  ere' 
ditto  anco  dalla  madre  di  Scipione, ficcondo,cbe  riferisce  il  mede  fimo  Tlu- 
tariOyperche  fu  vifia  vna  gran  bifida  entrarle  fouente  in  camera^  'Del- 
la cerimonia jch' io  diffi  di  maneggiare  i  Serpenti,  intefe  Catullo ,  quando 
de  i  miniftri,e  feguaci  di  Baccbo  difife,  che  alcuni  fi  cingeuano  con  ferpen- 
ti-.sì  come  mofirò  un'altra  mifìcriofa  cerimonia  ancbora,dìcendo  che  por- 
tanano  alcuni  le  membra  dello  fquar ciato giouenco .  fmperoche  fi  legge, 
che  KT cnt beo  Ke^  di  Tbebe  fu  jpre^atore  di  Baccbo ,  &  delle  fue  ceri-     Vi  tello 
moni  e ,  né  voleua  cbefojfcro  celebrate  in  modo  alcuno, di  ibe  egli  così  fi  Hj  "arcato 

'vendicò ,  che  alla  madre  di  lui.  &  alle  altre  f emine  >  che  celtbrauano  lenQ    ■  ctv\" 
•  ■  .  .  moine  qi 

fefle  baccbanali, lo  fece  parere  vn  gìoucncù,ouero  vn  cinghiale ,  comedi-  Baccho 

ce  Ouidio}cbe  venuto  fo/Se  a  turbare  le  fiacre  cerimonie  :  onde  gli  furono 
intorno  fubito  tutte ,  &  lo  fquar  ciarono  in  peT^i ,  li  quali  portarono  poi 
in  mano ,  mentre ,  che  furiofamentc  andauar.o  fiorendo  liete  della  ven- 
detta :  0  per  memoria  di  que ito  foleuano  le  'Bacche  alle  voi  te  nelle  fefie 
del  lor  Dio  Hracciare  vn  vitello ,  eportarfene  ciafeheduna  vno  de' strac- 
ciati membri .  La  quale  cofa  fi  potrebbe  forfè  dire  ,  che  fojfe  fatta  per 
rapprefientare  quello,  che  raccontano  le  fauole ,  che  fece  Tifone  con  i  com- 
pagni di  Ofiri,pcrche  quefti  era  in  Egitto  quel,  che  fu  Baccbo  appreffo  de  q^  • 

ì  Gre- 


31Q  Imagini  de  i  Dei 

ti  bulla*  *  (jréck  onde  Tibullo  a  lui  dà  tutto  quellotcbe  già  habbiamo  detto  dì  TZ&6- 
chOj&  lo  de/crine  così,dicendo\ 

Il  primo,  che  l'aratro  vnqua  face/Se 
Ofiri  fu  \  e  il  primo  che  moflrafie 
Come  la  terra  à  coltiuar  s'bauefie, 

E  come  quella  poi  fi  feminaffe 

cMoJìrò  pur' anebo,  e  quando  i  dolci  frutti, 
1{e£  orbar  fionofeiuto  Ibuom  trou&fte. 

Impararono  già  da  coflui  tutti 

Gli  altri  di  maritar  la  debil  vite 
stipalo ,  accioche  meglio  pofeia  frutti, 

Edi  tagliar  que'  rami ,  onde  impedite 
Son  le  forare  à  la  pianta  di  produrre 
L'vue  cotanto  da  mortai  gradite. 

perche  di  quefte  al  tempo  fuo  mature 

Spremono  iro^i  piedi  il  dolce  fucco$ 
Come  infegnò  di  fare  Ofiri  pure . 

E  dopò  per  alcuni  ver  fi  jeguita  così, 

In  te  mai  non  fi  vede  fegno  Ofiri 

1)ì  mejiitia ,  e  datejian  lunge  fempre 
Jpenfier  trìfli ,  il  pianto ,  &  i  foj^iri, 

Uiia  bel  eboro  cantando  in  liete  tempre 
Tuttauia  t'accompagna  ouunquevaì, 
Sì  ch'amor ,  gioco ,  e  rifo  è  teco  fempre  » 

Tttfeì  ornato  di  bei  fiori ,  &  bai 

La  fronte  cìnta  d'Hedera ,  e  dorata 
Vefte ,  cbà  terra  va ,  dietro  ti  trabu 

hi  porpora  talbor  anc/jo  t'è  data , 

E  f  accompagna  con  foauefuono 

La  caua  Tibia ,  e  la  Cefta  ingombrata 
De'  mifìerij ,  ch'occulti  fempre  fono . 

Tro~ 


&c  gli  Antichi. 


in 


Imagwìdì  Tifane fr  atei  et  Ofir'h($f  dì  Horo figliuolo 
d'Ofiri  che  e  Tracco  apo  Greci  >qualHorofup  ero  il  detto 
Tifone  >l?enche  ilCocodrillo  tramutato^contHipvopota- 
tnoy&  ffiarauìere  hieroglifict  denotanti  la  uirtu  comba- 
tente  e>  refi/lente  al  male  &  ch'alfine  lo  fupera  e  con- 
culca-, . 


52  2  Imaginiderp£b 

.  .    .        Trouafi,  quefloOfirì  fatto  alle  volte  dagli  Egittij '<  in  forma  di '/pai- 
forma  di  uieYe->  ocello,  che  vi  vede  benifjìma ,  e  vola  velociffimamente ,  come  fa 
fparuiere .  anco  il  Sole  ,  di  cui  egli  era  imagine  .  Onde  pia  fouente  anco  la  fecero 
pur  in  Egitto ,  comejcriue  Tlutarcojn  forma  di  huomo,  che  ha  il  mem- 
bro naturale  dritto  &  vn  panno  rojjo  intorno .  Di  che  renderò  la  ragio- 
ne poco  di  folto ,  quando  metterò  mano  a  Triapo  ,  che  fu  parte ,  e  mem- 
bro di  Offri ,  Terc  he  di  coftuifi  Ugge ,  che  Tifone  fuo  fratello ,  bauendo 
fatto  vna  congiura  di  molti  contra  di  lui,Ì veci fe,e  fattolo  in  molti  pe1^- 
!    tjilo  difìribiiì  tutto  fra'  congiurati ,  dal  membro  virile  infuori ,  che  non 
volle  alcuni  di  loro ,  &  fa  perciò  gittato  nel  Tftto  ,  che  fé  lo  portò  via  . 
Ofiri  veci  Ifidefua  moglie  addolorata  per  la  perdita  del  marito  ,  di  cui  nonfape- 
fo  ,efbra-  ua  che  diuenute  foffe  ,  &  l'haueua  cercato  già  buona  pe^a  ,fubitoche 
nato .        quello  intefc,andò  contra  Tifone ,  &  lo  vinfe ,  e  ricuperò  da' congiurati  le 
membra  partita  infra  di  loro ,  le  quali  rìpofe  tutte  infieme  ordinatamen- 
te ,  e  non  vi  trouando  quello ,  che  fu  gittato  nel  T^ilo ,  né  fu  dolente  fuor 
di  modo,&  ordinòyche  nell'auenireja  imagine  fu  a  f offe  riuerita ,  (3  ado- 
rata con  molte  cerimonie ,  come  fu  poi fempre fatto  il  nome  di  Triapo .  E 
per  memoria  di  tutto  queflo  ordinò  anco  ,  che  ogni  anno  a  certo  tem- 
Cerimo  -  V°  con  folennc  cerimonia  piangendo ,  &  lamentandoft  fi  andaffe  cercan- 
nie  di  O-  do  Ofmy&  indi  à  pocc rfì [fateffe  poi  fefla,  con  allegrerà  grande,  por tan- 
fi«  •  do  in  volta  confolennìtà  vn  bel  fanciullo. ,  che  rapprefentaffe  Ofiri  già 

Lucano,  trouato.  Onde, per  che  quefìa  cerimonia  fi  rinouaua  ogni  anno ,  Lucano 
diffe  di  coflui ,  ch'ei  non  eracercato  mai  tanto ,  che  baHaffe .  Et  di Ho- 
ro  auuenne  quafi  anco  il  medefimo  ,  che  I fide fua  madre  lo pianfe  ,  vn 
pez.^0  penfando  di  haucrlo  perduto,  ma  pure  lo  ritrouòpoi,  &funne 
molto  allegra  .  Ter  cofiui,che  fu  parimente  adorato  in  Egitto ,  alcuni , 
come  tJMacrobio ,  hanno  voluto  intendere  il  Sole,  &  che  da  lui  fiano  fia- 
te dette  Bore  quelle  pìccole  parti  del  tempo  ,  che  mi  furano  il  dì  .  Et 
alcuni  altri  hanno  ìntefo  il  mondo.  Era  il  fuo  fimulacro  di  gìouane  , 
che  teneuc  con  Vvna  mano  le  parti  ver  gogne  fé  di  Tifone  ,  perche  fi 
legge, ch'ei  lo  vinfe  ;  né  lo  vecife  già ,  ma  ben  refe  vano  ogni  fuo  potere , 
ancoraché  mutato  in  Croeodilo  figgiffe  da  lui .  Onde  fu  vna  legge  in 
x^ìpollinopoli  Città  dello  Egitto  ,  la  quale  comandaua  >  che  non  foffe 
battuto  rìf petto  alcuno  à  Crocodili ,  ma  gli  caccìaffe  ognuno ,  &  ne  am- 
f  ma^ajje  più  che  poteua,e  tutti  quelli  ch'erano  prefi,e  morti,erano  pofti 

1  one*     di  dinanzi  del  tempio  di  Horo  .  1)i  Tifone  fin  fero  le  fattole,  come  recita 
*4po!lvdoro,cb'ei  foffe  generato  della  Terra  à  vendetta  de'Cjigantiam- , 
Platone,    magati  già  da  i  "Dei  del  Cielo .  Egli  era  di  due  nature ,  humana,e  be- 
flialc*  Onde  Tlator.e  parimente  nel  Fedro  lo  chiama  beftia  di  molte 

*  nature, 


Degli  Antichi.  32? 

nalure^ardente^  furio/o;  &  auan^aua  di  grandetta  dì  corpo,  &  difor- 
%a  quanti  foffero  mai  nati  dalla  terra  .  il  di/opra  era  informa  di  Intorno  ■ 
tutto. coperto  diperin  e  ytanto  grande^  ako,cbe  andana  [opra  à  tutti  i  pia 
alti  montile  toccava  fouente  col  capo  le  jielle ,  &  difendendo  le  braccia 
arriuaua  con  l'vna  mano  all'Occidente ,  e  con  l'altra  ali  Oriente  ,& da 
quella ,  &  da  quejìa  vfeiuano  cento  fa penti ,  che  porgeuano  le  te/le  in- 
nanzi .  Le  gambe  erano  fer penti ,  che  ne  haueuano  de  gì  altri  attorno , 
quali  andauano  auuolgendofi  su  pel  terribile  corpo  tanto ,  che  arriuauano 
all'alto  capo,qnale  copriuano  borridi^  Squallidi  crini  tche  pendeuano  già 
per  lo  collo ,  &  per  le  [palle  ,e  tale  era  anco  la  barba,  che  difeendeua  dal 
gran  mento  [opra  l'ampio  petto  :  gli  occhi  erano  terribili^  sfauillauano, 
come  fofiero  fiati  difuoco,&  la  larga  bocca  uerfaua  parimente  ardentiffì 
me  fiamme  ..  Di  coflui  hebbero  tanta  paura  i  Dà  Celejìi ,  per  eh' ei  fiera 
voltato  contra  di  loro  gittando  pietre  infocate  verfo  il  Cielo,  che  fuggiro- 
no in  Egitto  j  né  qui  fi  tennero  ficuri  prima  ,  chefofiero  mutati  in  diuerfi 
animalitcome  di  molti  ho  già  detto  nelle  imaginifin  qui  fegnate  .  (Jlfa 
pure  fu  vinto  alla  fine  da  Gioue  fecondo  K^ApolXodoro  ;  onero ,  come  altri 
hanno  voluto,&  ch'io  diffipoco  difopra ,  da  Horo,  ilqualefe  bene  hebbe 
nome  diuerfo  t  fa  però  il  m^defimo  che  Ofiri .  Onde  in  Hermipoli  Città 
dello  Egitto  faceuano  l'Hippopotamo  con  vno  Sparuieresche  lo  combatte- 
uà  alandogli  fopr a ,  e  per  quello  intendeuano  Tifone  imaginedi  tutto  il 
male  ,  che  viene  dalla  terra  ,  &  per  quefio  la  virtù  che  gli  reflue ,  e 
rende  vano  ognifuofuriofo  impeto ,  moftrataper  Ofiri ,  ouero  Horo ,  che 
fono  perciò  il  Sole,  fi  come  per  altre  ragioni  furono'Bacco. ,  per  le  quali 
come  di  Orjju  detto  in  Egi  tto ,  che  Tifone  lo  tagliò  in  pe\\i ,  co  fi  diffe- 
ro  i  Greci,  che  i  Titani  fecero  il  medefimo  di  "Baccho .  Et  quefio  era  ch'io  Baccho 
dìfji ,  che  rapprefentauano  forfè  le  Bacche  con  le  membra  de  Ilo  fquarciato  sbranato . 
vitello .  ijlfa  che  Baccho  fofse  va  ifo  dà  Titani ,  fatto  in  pc^J ,  e  cot- 
to >  &  dì  nuouo  poi  ritornato  infieme,  e  tinto  di  geffo,  perche  più  non 
fofie  conofeiuto  ,  come  nfcrìfee  Snida  yfignifica ,  che  le  vuefono  pejle ,  e 
tutte  rotte  da' Contadini ,  che  ne  f premono  il' vino,  il  quale  bolle  pur- 
gandoli ne' gran  va  fi  non  folamente  di  Ugno  ,  ma  di  pietra  ancora  >  e 
talhora  di  gejjo  3  (5  pare  qua/i  cuocerlo  ,  e  lo  cuocono  ancho  alcuni , 
come  che  cofi  pofeia  fi  conjeruì  meglio  ;  affano  dopò  ripofte  injieme  le 
bracciate  membra  ,  perche  la  vite  al  te mpo  Juo  riproduce  le  vuc  inte- 
re. Oltre  di  ciò  ,  perche  "Baccho  era  anco  creduto  da  alcuni  de  gli  anti- 
chi efiere  quella  virtù  occulta ,  che  a  tutte  It  piante  dàfor\a  dì  produrre 
gli  maturi  frutti ,  fcriue  Herodoto,  che  egli  fu  Intime  famigliare  alle 
tDeeEltufmef&  che  andaua/ptfSo  con  loro,  QueHe  erano,  comediffi 

"  Sf    2         già, 


Imagìni  de  i  Pei 


ìmaginc  d'Horo  Dio  delli  Egirtij,che  è  Priàpo,et  Bacco  ancora, 
il  quale  viene  intefo  per  la  virtù  feminale,etperil  Sole,  con  ildife- 
gnodelDifco  lignificante  la  rotundità  del  mondo,  che  viene  dal 
Sol  e  illuminato, età  cui  il  Sole  influifce  la  virtù  Tua. 

Imagine  di  Priapo  Dio  delli  h  ór  ti*  et  del  membro  virile ,  et  del- 
rA(ìno,et  del  Becco  a  lui  facrati,eflendo  intefo  per  la  virtù  femina 
le  ò  generatiua,è  Dio  punitole  de  ladri  et  del  furto  lignificato  nel- 
la falce,et  li  animali  fono  fegno  di  potente  generatiorie . 


Degli  Antichi.  325 

già*  t  Cerere ,  &  Troferpìna  ,  le  quali  era  no  credit  te  fa  re,  che  lofpa  rfofe-  _ 

me  germoglia/Se .  Et  leggefi  apprefso  di  Vaufanìa  parimente ,  che  gli  Kw£? 
x^itheniefi  ballettano  nel  tempio  di  Cerere  fra  gli  altri  fimulacri  quel  di  \^QCi 
Ttaccbo  anchora  ,  il  quale  porgeva  con  mano  vn 'ardente  face .  Ondici  porfido. 
Torfirio  diceva, fecondo  che  riferifee  Eufebio ,  che  à  rBaicbo  erano  fatte  le 
corna ,  &.  lo  ve  fiutano  da  fi  mina ,  per  moUrar  ,  che  nelle  piante  fi* 
no  ambe  le  virtù  di  maf ch'io ,  &  dì  f emina  \  e  ben  chef  legga  della  Tal- 
ma  ,  che  bà  tvno ,  e  l'altra ,  &.  che  malamente  produce ,  fé  non  fono  ani*- 
he  accosto  inficine  ;  nondimeno  fi  vede ,  che  generalmente  ogni  pianta 
producete  foglie ,  e  i  frutti  da  se  ,fcn?a  che  altra  le  congiunga ,  il  che 
non  e  de  gli  animali ,  perche  questi  non  ponno  generare ,  fé  non  fi  con- 
giungono infume  il  mafebio ,  &  la  f emina .  'Da  che  venne  forfè ,  che 
le  fauole finge  ffero  Triapo  ejfere  nato  di  Haccbo  ,  per  motlrare  la  ìnte* 
ra  virtù  feminale  ,  che  piglia  tua  for^a  dal  Sole ,  così  negli  animali , 
come  nelle  piante ,  e  nelle  altre  cofe  prodotte  dalla  terra .  La  quale  coja 
fu  anco  intefa  nella  imagine  di  Qfiri ,  che  io  dìfegnaipoco  difopra ,  mo- 
Jìrando  il  panno  roffo ,  che  haueua  intorno  >  quel  celefie  calore ,  qual  dà 
for^a  alfeme  fin  nelle  vi  fere  della  terra.  Et  Suidafcrìue  3  che  'Vria-  SuiJa . 
pò  è  il  mede  fimo  cb  e 'Bacco  ,  il  quale  in  Egitto  era  chiamato  Horo ,  la  Pilì?0' 
cui  imagine  era  informa  di  (fiouane  ,  che  tiene  vnofeettro  con  la  deslra, 
come  ib'eifia  Signore  di  ciò ,  che  ci  nafte  in  queslo  mondo ,  &  con  lafi- 
niftra  il  membro  naturale  dritto ,  e  dìjìefo ,  perche  la  occulta  virtù  fe- 
minale viene  da  lui  :  ha  le  ali ,  per  mofirare  quanto  eì  fa  veloce ,  egli 
fìà  d  canto  ildìfeo ,  che  era  certa  cofa  larga ,  fin accia  tu ,  e  rotonda  fatta 
di  pietra ,  ò  di  metallo ,  con  la  quale  fi  efstrcitauano  gli  antichi  gittan" 
dola  in  alto ,  e  mofiraua  quiui  la  rotondità  deWvnìuérfo  ;  perche  il  Sole , 
che  di  lui  s' mtende^per  gli  tre,ch'io  di/fi,  circonda  il  mondo .  Et  per  mo- 
firare quanto  fofsero  Baccbo ,  &  Triapo  conformi  infume ,  ò  forfè  ancho 
*vna  medefima  cofa ,  vfaronogli  antichi  nelle  fefìe  Baccbanali  di  por-  ~    . 
tare  alcolio  la  figura  del  merr.bro  virile  fatta  del  legno  delfico ,  &  chia-  nja  <jc  B^. 
mata  da  loro  Thalloyla  quale  fecero  anco  da  poi  di  cuoio  roffo ,  come  rìfe-  chanali. 
ri  fee  Snida ,  &  attaccatala  dinanzi  tra  le  cojcie  andavano  con  quefta 
/aitando  mhonore  di  Batchùy  &  erano  dimandati  allhora  Th'alloferi  .pM"«ér 
SUopriuano  ancho  la  faccia  ccnfottili/Jime  feor^e  di  arbore ,  ò  con  qual- 
che pelle ,  &ft  cingevano  il  capo  di  Hedera ,  0  di  viole .  Herodotofcri-  Herodoto 
uè ,  che  in  vece  di  quejìo  fu  trovato  dagli  Egitti]  di  fare  alcune  picco- 
le fiatue ,  lunghe. un  cubit'j  folamente ,  col  membro  naturale  dìslefg\e 
grande  quafi  più  di  tutto  il  corpo ,  le  quali  portavano  le  donne  in  volta  à 
certi  tempi  per  gli  villaggi  m  certi  piccoli  canni  fatti  a  pofl  a  per  qùefia 

cm 


3*<5  ImaginidciDci 

con  lepiue  innanzi  cantando  in  honore  di  Baccho.  Et  il  medefimó  fecero 
poi  ancho  le  donne  Temane  ,  che  portarono  quejìo  membro  in  volta  con 
folenne  pompa,&per  lui  furono  ordinate  molte  cerimonie ,  le  quali  taccia 
per  degni  rifletti  ,  oltreché  di  nulla  Jeruono  a  difegnarelaimagine  di 
TrìapOycbe  fu  di  fanciullo  grofj'o  fruttole  malfatto  con  la  infegna  viri- 
le grande  quanto  tutto  il  retto  del  corpo,  fintile  alle  piccole  slatue  ,  ch'io 
di/fi  pur  mò,  come  le  defaiue  anco  Suida ,  /'/  quale  dice,  che  Giunone  toc- 
cando il  ventre  a  Venere  lo  fece  nafeere  tale  per  dì/petto  di  Gioue  fuo 
maritOyche  ne  l'haueua  ingravidata,  benché  fi  legga  ancora^  che  Bacchi) 
Priapo.     fi*  Pac^re  $  Triapojome  ho  detto  di  fopra,Ó  che  riferifceXbeodorito,  il 
quale  di  ciò  rende  la  ragione  dicendo,  che  per  Venere  s'intende  il  piacere 
lafciuo,  &  per  Baccho  il  calore  del  vino  beuuto  fen^a  mifura  ,  &  che 
quando  que/ìi  diuerfi  fi  ceng  iungtmo  in  fu  me,  ne  nafee  Triapo,  perche  ta- 
le fi  leua,<&  fi  fàvedne,cbe  gioceua  ptiwa,nè  fi  fapeua  forfè  che  vi  fof- 
Mutino     fé.  Simile  a  eostui,an\i  pure  il  me  di  fimo, fa  il  T>io  (JUutino,  cheftando 
-010  *         affìfo  moftraua  parimente  il  gran  membro ,  &  andauano  le  nouelle  Jpofe 
prima  >  che  accompagnarji  con  lo  Jpofo ,  à  federgli  in  grembo  con  folenne 
cerimonia  ,  volendo  moflrare  in  quel  modo  di  dare  à  colui  il  primo  fiore 
Varrone.    della  virginità,  comefcrijfe  Fanone,  &lhà  riferito  Lattando ,  e  Santo 
s  3t  a  V1»'  <-"^S°^W0  ne^a  Clttà  ài  Di°  •  Fà  anco  Triapo  detto  da  gli  antichi  Dio 
Dio  de  o\l  ^e  2$  ^ort*  »  e  fatto  perciò  in  forma  di  huomo  con  barba,  e  chioma  rab- 
bonì   a    buffata,tutto  nudo,&  che  nella  defìra  habbia  vna  torta  falce, come  lo  de- 
TibuIJo.  fcriue  Tibullo,  fingendo  dimandar  gli, onde  fa,  che  igiouanetti  belli  ami- 
no lui  non  punto  bellone  ornato,^  dice  così  tirando  ifuoi  verft  in  lingua 
noslrcL* 

7)eb.fe  tu  poffi  hauer  almo  Triapo 

Ombrofi  tetti  sì  che  neue ,  ò  Sole . 

2^on  venga  vnqua  a  toccarti  il  nudo  cupo . 

'Dimmi  con  che  arte  fai  tu  s  che  ti  vote 
Ogni  bel giouinctto  fi  gran  bene , 
£  quanto  può  ti  riuerifee ,  e  cole, 

7s(0»  feì  già  bello ,  &  hai  di  fquallor  piene 
L'inculte  chiome ,  e  barba  rabbuffata , 
Che  t'ami  ogn'vno  dunque  donde  viene  $    • 


Tu. 


De  gli  Antichi.  327 


Tu  così  nudo  Vai  à  l'aggiacciata 

Stagion  del  freddo  inuerno  com'al  Sole 
'De  la  rouente  fiate  inar pedata . 

Furono  tutte  queflemie  parole \    . 

E  mi  rifpofe  con  la  falce  in  mano 
Così  di  Baccbo  la  ruflica  prole.*. 


Lo  vefìirono  alle  volte  anebora  con  vn  panno,cb'ei  teneua  raccolto 
con  mano  >&  por  taua  nel  grembo  frutti  dì  ogni  forte.  E  gli  fecero  ghir- 
lande di  tutto  quellOycbe  nafceua  negli  borritila  guardia  de'  quali  fi  fla- 
va con  vna  lunga  canna  su  la  te  sia  per  ìfpauentare  gli  vccelli ,  sì  come 
minaccia  col  gran  Mencbionetcbe  teneua  con  manosa  chifofie  andato  per 
in  uolare  alcuna  di  quelle  cofe,cbe  da  lui  erano  guardate .  Onde  Horatio,  Horatio. 
quando  vuole  defcriuerhycosì  lo  fa  dire  di  fé  medefimo. 


Vn  tronco  fui  di  fico ,  cb"a  niente 

Totea  feruir  già  quendo  il  fabro  m'bebbe, 
Che  dubbiofo  lo  feceftar  fouente. 

Tercbe  non  sa  che  farne,  &  hor  vorrebbe 
Vederne  fatto  qualche  [canno  *penfa 
Che  far  Triapo  affai  meglio  farebbe, 

'ì^fqueflofi  rifolue ,  e  fi  diftenfa 

L'opra  fua ,  che  me  fa ,  cheH  'Dio  fon  [tatù 
Toi  à  i  ladri ,  e  àgli  auge  i  di  tema  immenfa , 

Terocbe ,  de  la  incurua  falce  armato 

La  defìra ,  porgo  à  i  ladri  fpauentot 

E  col  membro ,  onde  ognun  di  voi  è  nato. 

La  canna  poi ,  eh* in  tefta  hauer  mi  fento 

Tiantata,fa  ,  ch'ogni  importuno  augello 
Fugge  da  gli  orti  ratto  come  vento , 

Totrajji 


3z$  Imagini  de  i  Del 

Votraffi  fare  anco  talhora  tifino  con  Trìapo ,  perche  glielo  fc 
trincarono  gli  *Anticbi>come  nittima  a  lui propria,  ò  per  laftmiglian\a9 
ch'era  fra  loro  del  gran  membro  .fecondo  che  riferijce  Lattantio.ouero  per 
l'odio,  che  por  tana  colui  àque fio.  befìia,  perche  l'affino  di  Sileno  con 
l'importuno  fuo  raggiare  gli  disturbò  il  piacere ,  ch'ei  fi  appartccbiaun 
di  cogliere  di  Vefla  già  vna  volta,che  la  trottò  addormentata  in  certa  fé 
Ha  della  gran  CMadre.  come  racconta  la  fa  noia  riferita  da  Ouidio;  onera 
penbeycome  pongono  quelli, ebe  [cr'iuono  delle  /itile  del  Cielofìà  le  quali 
due  nelfegno  del  Granchio  furono  dette  ^finelli ,  vrì<Afmo  infupabito 
già  per  la  faudla  humana ,  datagli  da  'Baccho  in  premio  di  batterlo  por- 
tato oltre  a  certo  fiume ,  venne  à  conte  fa  con  Vnapo  della  grandezza  del 
membro  naturale,&lo  vinfe,ma  cm \fuo  grauiffimo  danno,  perche  Tria- 
pof degnato  di  ciò  l'vccifetet  forfè  che  imitarono  queflo  dapoi gli  antichi, 
facrifii andogli  t  Ji fina*  In  Egitto,  quando  voleuano  mofirare  queflo  Dio 
Becco  per  ve'  loro  jacn  frgm facevano  vn  Becco ,  perche  fi  legge  di  queflo  animale, 
Pnapo.     C}}C  nat0  di  fate  dì  (diamente  comincia  à  montare,  &  è  apparrecchiato  al 
coito  quaftfempre  ;  onde  non  è  maraviglia ,  che  per  luifoffe  moslrato  il 
membrotcbeftadopra  a!  generare,  adorato  dagli  antichi  fotto  il  nome  di 
Vnapo .  S  col  medefimo  animale  fu  ambo  mofìrato  Baccho  alle  volte, 
perche  trouaft  eh*  egli  fi  cangiò  in  queflo ,  quando  con  gli  altri  Dei  fuggì 
.     ,,    ,    dalle  mani  di  Tifone  in  Egitto.  \Apdlodoro jerine, che Cjioue mutò  *Bac- 
r<£  e  ho  ancor  f annullino  in  capretto  per  nafconderlo  da  Giunone ,  &  che  lo 

mandò  per  C^fer  curio  alle  l^nfe  a,  nudrìre ,  &  perciò  futi  Capro  poi 
Capro  dzjempre  vittima  molto  grata  à  Baccho  ;  ò  pur  fu  forfè  perche  quefìahe- 
to  a  Bac-y^a  ^  grandemente  nocmoli  alle  viti.Oltre  di  ciò  fi  legge, che  fu  pofìo  ta- 
Ihora  in  mano  à  Baccho  y  no  f  etro  col  membro  virile  in  cima  ,  che  mo- 
ntana forfè  il  commune  poterebbe  haueuaVriapo  con  lui3buxbe  ne  un* 
dono  alcuni  certa  altra  ragione  così  poco  boncjìa ,  chenonmi  pare  di  do-  . 
uer  lo  direje  bene  lari ferifee  l'interprete  della  prima  oratione  diGrego- 
■e  &po  'o  rto T^a^ian^enocontra Giuliano ^4poJìata,& laccenna  ancoTbeodori- 
Nazian7e  t0  Vcfcouo  Cirenfe .  CMa  dò  ò  più  tojlo  che  la  forma  del  membro  detto 
ko  .  già  tante  volte  apparue  in  caj*  di  Tarquinia  cPrìfcìofnl  focolare  >  come 

nettano  le  hifìorie, d'onde  vna  fcrua  della  fua  moglie  detta  Occifta ,  che 
quivi  era  fiata  affifa,fe  ne  levò  grauida  di  vn  figliuolo, eh' ella  partorì  poi 
al  Juo  tempo,&  fu  allenato  con  diligenza  grande,  come  ch'ei  foffe  hato 
lare.  conceputo  del  feme  del  Lare  'Dio  dome fticò  ,  e  perciò  haueff e  da  efiere 
grande  buomo,comefu,cbefu  %ède'  Bimani  detto  Seruio  Tulio.  Era  il 
Lare  onero  i  Lari,perche  erano  moltiyccrti  Dei,ò  più  te/lo  Demonij,  ado- 
rati da  gli  antichi  nelle  proprie  cafe,come  cuftodi  di  quelle,  in  certo  luoco 

àque- 


De  gli  Antichi.  529 

à  queflo  deputato  oltre  al  focolare  ,  del  quale  dìffi  già  ,  che  perciò 
era  detto  Larario  ,  ou  erano  anco  delle  altre  imagini  ,  come  fi  legge  Lgpriifio. 
apprejjb  di  Lampridio  ,  che  jLleffandro  Imperatore  di  Eroina  bebbe 
due  Lararij .  T^elTvno ,  che  era  il  maggiore  jeneua  Apollonio ,  <Abra- 
mot&  Orfeo,&  baueua  nell'altro ,  che  era  il  minor eìCicerone><& Virgi- 
lio .  T^è  erano  Lari  cufìodi  delle priuate  cafe  /diamente ,  ma  di  tutta  la 
Cittade  anchoray&  de  i  campi  etiandio  fuori  alla  Villa ,  comemojira  Ti 
bullo ,  quando  dice .  '  Tibullo. 

Et  voi  Lari  cu  fiodi  già  de*  ricchi.  '\  ' 

Hor  de'  poueri  campi ,  i  voslri  doni 
"^Accettate ,  e  burnii  vi  porgo ,  e /acro .  t 

Onde  furono  adorati  fouente  su  ì  crocicchi  delle  vie ,  oue  appendeua-   . 
no  loro  in  certi  dì  alcune  palle,  &  figurette  di  lana  -,  quelle  erano  per  f®!1*^-' 
gliferui ,  quejleper  gli  altri  ;  &  tante  ne  metteua  cidfchedunò  delle  v-  Larj. 
ne,&  delle  altre, quanti  erano  tutti  di  cafa,accioche  venendo  i  Lari  fi  ap- 
pigliaffero  a  quefte,nè  facejfero  poi  mah  alle  perfine  ;  perche  credettero 
alcuni,ch' eglino  foffero  Demonij  d'inferno,  li  quali  venuti fopra  terra  al- 
Iborayf.he  erano  celebrati  alcuni  dì  per  loro ,  haurebbono  fatto  del  male 
alle  per fone  yfe  trouato  non  hauefferoda  trafìullarfi  intorno  alle  figuret- 
t  e, eh' io  diffi.  0  veramente  fu  fatto  queflo  da  gli  antichi ,  perche  alcuni 
altri  differo ,  che  i  Lari  erano  le  anime  no/Ire  vfeite  già  de'  corpi  mortali; 
te  quali  veniuanoà  quefiefofte,&  bifognaua^che  trouaficro  qualche  cor- 
po ,  oue  r ipofare ,  che  Ivno  e  l' altro  Ji  raccoglie  da  Ftfio.  Ma  per  lo  Lar1, 
più  erano jiimati  i  La>  i  certi  Demoni  cufìodipriuati  delle  cafe ,  &  erano  ^  . 

perciò  fatti  in  forma  di giouanetti  vesliti  con  pelle  di  cane ,  chehabbino  Lai-{# 
a'  piedi  pur  anco  il  cane;  ridendo  gli  antichi  m'oftrare  per  quaflo  animi- 
le, ch'eglino  erano  fidili ,  e  diligenti  guardiani  delle  cafe ,  formidabili  a 
gli  slranieri,&  piaceuoli  a  'domefiici ,  come  apunto  fono  i  cani ,  fecondo 
che  Tlutarco  rìftrijcr;rs  Ouidio  parime?ite  baueua  già  fritto  il  medefi- 
mo  rendendo  la  ragione ,  perche  il  canefoffe  co  i  Lari.  Li  quali  erano  an- 
co alle  volte  vefiiti  con  panni  f  iacinti,  &  rimiti  f opra  la  fpallafiniftra , 
in  modo  che  vengono  fot to  la  deslra ,  per  effe)  e  più  fpediti  alloro  vfficio , 
qual'era ,  come  dice  il  medefimo  Tlutarco, di  andare  cercando  tatto  quel- 
lo, chefaceua  ciafeheduno ,  &  difpiare  con  diligenza  tutte  le  opere  Im- 
mane,accioche per  loro  f  > fiero  poi  gaHigatì gli  empij ,  &  mahiagi  huo- 
mini  de' -misfatti  loro .  ^i  quefli  Lari  furono  fimilii  Venati,  aUieno 
nel  guardare  le  città  r&  bararne  buona  custodia  ;  &  alcuni  vollero >    enat1, 

T  t  che 


J3° 


ImaginideiDei 


J f magmi itili  DeiLari  cioè  cuJlodi  delle  priuate  cu- 
fé  i$f  delle  particolari  Citta ,?t  ìnuefligal ori  de  fatti  ha 
manisouero  "n^einoceuoli^  ts3 '  ìmagtne delli  ^^eipenati^ 
fij  hieroglifico  loroy dinotanti  ancora  loro  Wei  familia- 
ri^ &  cuttodi  della  Citta  $f  ca fé  de p rinati . 


Degli  Antichi.  33* 

tbeappreffo  de  Romani  foffero  Gioue,  Cji:'.none,e  CMimrua;  altri  difie- 
rotcbe  furono  k^dpotlo,e  "iettano Ji  quali  fecero  le  mura  a  Troia, .  Che-  Cicerone. 
vone  fcrine,cbe  i  Venati  erano  certi  T^umi  nati  nelle  priuate  cafe,  '&  aio 
rati  nr  Ile  più  fecreti  parti  di  quelle.  Onde  cDemù fonte  appreso  di  Teren- 
zio dice  di  Ducere  andare  a  cu  fa  afalut&re  i  T enati ,  per  ritornare  da  poi 
alla  pialla  alle  facende;¥  qttititf  fì  vede,  che  qkeslietiandio  non  me- 
no de  i  Lari siauano dimesticamene  nelle  caféf&ia  imagine  loro,  come 
ferine  Timeo  Hisloricojurono  due  verghe  di  ferro  lunghe, &  intorte,  co- 
me quelle,che  teneuano  gl'lndiuim  in  mano,quandopigliauano  augurio, 
con  certo  vafo  di  terra;  e  teneuano  gli  antichi  elette  cofe  fra  loro  facri 
miflerij. Legge  fi  apprejjb  di  'Dioniftoycbe  in  certo  piccolo  tempiopoco  lun  Dionifìo  • 
gè  dal  foro  Romano  furono  due  figure  di  (jÌQuaniìcbefedeuarioì&  bauea 
in  manociafeun  di  loro vn  Vilo,che  era  certa haììavfata gid  da* Roma- 
ni in  guerra jcon  lettere,  che  diceuano ,  'Dei  rPemti,&,chein  molti  altri 
antichi  tempiffi  vedevano  fimili  irnagini  digiouàà¥con%abito,&  orna- 
mento militare ye  veggonfene  anco  di  così  fatte  in  alcune  medaglie  anti- 
che .  Óltre  di  q&efti  fu  il  Cjenio  parimente  un  TfymS.domeJiìcol,  e  prò-  Genio 
prio  di  ciafcb£dum,quat  vollero  alcuni, che  fofìe  il0ioiella  hofpitalità, 
del  piacer  e, Sbon  tempùe  della  natu?a:&  perciò  è  detto  di  accordar  fi  col 
Genio  chi  fi  dà  belternpo,  &  fajutto  quello,  che  la  paf  ara  gli  mette  in- 
nan^i,ma  che  gli  fa  torio,cbi  fa  il  contrariò.  Horàlmfcrinendo  a  Giù-  „  . 
Ho  Floro  difeonéfopra  la  instabilità  delle  cofe  del  mondo,  &  i  vartj  vo- 
leri degli  huomini:poi  fa  vn  quèfito  floride  viene, che  di  due  fratelli  uno 
fi  diletterà  diflare  fempre a  piacere,  l'altro  di  trauagHayfifrnpY.e ,  e  ri* 
fponie  anco  così .  r- 

Sajfelo  il  Genio  'Vip  de  lavatura , 

Che  tempra ,  e  regge  la  /iella  natia 

rDi  ciafebsiano ,  e  l'accompagni  fempre ,  ^ 

£  fi  cangia  jouente,  onde  fi  mojlra 

Hor  bianco  > e  bello ,  &  ima  brutto ,  e  negro, 

'alcuni  altri,  come  Cenforino,  hanno  detto,  che  il  Cjenio  fu  adora- 
to dagli  antichi  come  'Dio  della  generation!? ,  ò  per  eh' egli  di  questa  ha-  c^otitio. 
uefìe  la  cura ,  ò  perche  fojj'e  generato  infieme  con  noi ,  e  con  noifiejfe  poi 
fempre ,  come  nojìro  cufìode  ,  &  voleuano  perciò ,  che  tanti  fojjero  ì 
Genij ,  quanti  erano  gli  huomini ,  come  chea  ciafeheduno  fujfe  dato  il 
fuo  ;  ò  che  pure  fofìero  due  volte  tanti ,  &  ciafeuno  n'bauejfe  due ,  vn 
buono  j  C$vnrio;  quello  ejforta  ,  &  inanimi fee  fempre  al  bene ,  que- 

Tt    2         Ho 


33* 


ImaginideiD$ 


Magmi  del  Genio  buono  £?-  cattino  cuftodifg)  offer 
natovi  della  generatane  humana»  delle  loro  attioni  ^  ($f 
delle  CittàfCS3  luoghi  f  rinati  « 


De  gli  Antichi.  3  ti 

fio  al  mate,  come  diciamo  apunto  mi  Chriflianì  de  gli  angeli  nottri 
cuflodi  ,&deì  'Demoni]  [illeciti  tentatovi,  fé  non  che  quefli  non  nafcono 
con  noiycome  intendeua.no gli  antichi,  cbei  Genij  najceffcro  con  ciajcbcdu 
no  :  &  il  mede  fimo  differo  anco  de  i  Lari'.sì  che  furono  quefìi  fra  loro  po- 
co differenti  ,  &  perciò  pofcro  i  Bimani  sa  i  crocicchi  delle  ftrade  ,  e 
per  le  uille  il  Genio  di^Auguflo  co'  Larice  gli  adorarono  infame.  Benché 
adoraua  anco  ciafcuno  ilfuo  Genio  da  sé  celebrando  ilfuo  dì  issatale  alle-  Gemo 
gramente,  e  con  molto  piacere  ,  ma  quel  delTrincipe  erareuerito  dao- d0PP °  * 
gnuno  più  di  tutti  gli  altri .  Onde  chi  haueffe  giurato  il  falfo  per  lo  Gè-  Gen  j0  jei 
nio  delTrincipe farebbe  flato  fubìto  punito,  perche  queflo  apprefìo  degli  Principe. 
antichi  era  giuramento  grauifjimo .  Et  perciò  Caligula  Trincipe  molto 
crudele  facendo  morire  molti  per  leggerissime  caufe ,  come  recita  Sucto- 
nioyfolcua  dire  queflo  di  alcunché  gli  faceua  morire,perche non  haueua- 
no  giurato  mai  per  lo  fuo  Cjenìo ,  come  che  perciò  lo  fprc^aftero ,  e  mo- 
fti 'afferò  di  giudicarlo  non  degno  di  effere  adorato .    Era  dunque  il  Genio 
certo  K[ume,che  infino  dal  loro  primo  nafeimento  accompagnauagli  huo 
mihifempre:Età  iluochi  ancora  erano  dati  alle  uolte  quefti  Tfymi,  co- 
me dice  Iamblieo  Filofofo ,  moflr  andò, che  a  quel/i  Dei,li  quali  fono  par-  iarnblfco. 
ticolari  cuflodi,e  guardiani  di  alcun  luoco,fi  ha  dafarefacrificìodi  quelle  Genio  de* 
ccfe,che  nafcono  quiui,ptrche  le  cof e  gommate  fono  più  care  delle  altre  a  lupchi .■ 
chi  le  gouerna,  E  Virgilio,  quando  fa  che  ad  Enea,mentre  che  rìnoua  le  VllSl110, 
effequie  al  padre  Ksdncbife,appare  un  gran  fer pente . 

Il  cui  tergo  uerdeggìa  dì  dorate 

CMaccbìe  dipinto ,  e  lo  fquammofo  dofio 
splendendo  rafiembra  il  celefte  àrcoy 
Che  tra  le  nubi  al  Sole  oppoflo  mo(lra 
(on  gran  uaghen^a  affai  color  diuerfi. 

Lafcia  in  dubbio  fé  quello  fofse  il  Genio  del  luocofo  che  nitro  fbfle.  Da 
che  uieneyche  alcuni  hanno  fatto  il  Genio  informa  di  ferpente&lcuni  al- 
tri di  fanciullo  yaltri  di  giouaney&  altri  di  uecchioycome  C  ebete  nella  fuo, 
tauola.  Taufaniafcriue,che  gli  Elei  adorarono  certo  Dio  fatto  il  nome  di 
Sofipoli ,  che  uiene  a  dire  Saìuatore  della  Città ,  come  Genio  loro  proprio  So"Po11* 
delpaefe.  Quefli  era  nel  tempio  di  Lucinaye gli  facrificauano  ogni  anno 
tori  certe  cerimonie ;di  che  fu  la  ragione yche  efiendo  andati  già  gli  >A  rea. 
di  addofsoa  gli  Elei  per  certa  guerra,ch'erafra  loro,una  femina,  che  ha- 
ueuaun piccolo  fanciullmo  in  braccio,  che  poppaua,  diffe  a'  Capitani  de 
$lì  Elei;  Signori,  queflo  è  mio  figliuolo,  &  quando  io  lo  partorì ,  che  non 

ha 


3  34  Imagini  de  i  Dei 

ha  molto,  mi  fu  comandato  infogno,  che  uè  lo  douejji  dare  per  compa- 
gno di  guerra ,  &  perciò  eccouelo,  clfìo  uè  lo  dò  .  Cjli  Elei  non  ifdegna-? 
tono  punto  la  buona  f emina, an^  dandofià  credere  y  che  ciò  non  fafiefen- 
%a  falche  gran  mìUcrio,  tolfcroil  mammolino T  &  lo  pofero  tutto  nu- 
do alla  fronte  del  loro  efìercito  ;  oue  gli  arcadi  andati  indi  a  poco  ad  afr 
fattargliylo  uidero  cangiar  fi  fubsto  in  gr  art  fer pente;  di  che  refsarono  tut* 
tifpaucntati  in  modo,che  non  ofarono  più  di  andare  innanzi ,  mauoltan-: 
do  le  [palteyfi  diedero  a  fuggire ,  sì  che  fu  facile  a  gli  Eleicauarli  de' loro 
confinici  quali  perciò  uittorioft  chiamarono  quel  bambino  Sofipoli,  rico- 
nofceniola  conjeruatione  della  città  da  lui ,  il  quale  così  fer pente ,  come 
tramarne  cacciar  fi  fotterra  in  certa  cauerna,  oue  gli  Elei dri^arono  poi 
un  tempio  a  nome  di  Lucina ,  &  ui  fecero  anco ,  come  diremmonoi ,  una 
cappella  à  Soft  pò  li  ordinando  quiui  bonari ,  e  cerimonie  proprie  aWvna  t 
&  aWaltro^perchecredetteroyche  quella  hauejje  fatto  nafcere  queHo,  & 
l'hauefpi  mandato  per  lafaluc^a  toro:  &  fu  la  imagìne  di  co/iui ,  ben- 
ch'egli  fi  cangia 'fle  inferpenteycome  ho  detto,  di  fanciullo  ,  con  vefie  in- 
torno di  varij  colori,e  carica  di/ìclle,che  porgeua  con  mano  il  corno  della 
copia, perche  tale  appai  uè  già, tome  dice  "Taufania,  ad  uno ,  che  lo  riferì 
M  daghe  p°i'^edefi  in  alcune  medaglie  antiche  di  Adriano,  &  di  altri  Imperado 
d'Adriano  Tl  ancora  il  Genio  fatto  in  guifa  di  huomo ,  che  porge  con  la  deflra  mano 
vn  vafo  da  bere, quale  mosìra  di  verfare  fopra  vn  altare  tutto  ornato  di 
fiorirgli  pende  dalla  banda  fniiìra  vna  sfer^a.Et  in  altre  medaglie  pu 
re  di  Adriano  è  la  imagine  di  vn" huomo  di  guerra  con  vefte  attorno  in- 
uolta  giù  fino  a  me^a  gamba ,  che  nella  defira  tiene  come  vna  ta^a  a 
mododicbifacrifica,&  ha  il  Corno  della,  copia  nella  fmiflra,e  fonoui let- 
tere intorno,che  dicono:  *Al  Genio  del  Topolo  Romàno,  che  doueua  forfè 
moflrare  quel  T^ume  tenuto  tanto fecreto  da'  l\omani ,  che  non  voleuano 
a  modo  alcuno,chefe  nefapeffe  il  nome,comc  altra  volta  ho  detto.Faceua 
Platano  no  °ltre  &  dògli  antichi  ghirlande  al  Genio  de  i  rami  del  "Platano,  le  cui 
dato  al  Gè  foglie  fono  poco  diffimili  da  quelle  della  vite  ,  &  alle  volte  ancora  di  di- 
n  10*  uerfi  fiori,  come  fi  legge  appreffo  di  Tibullo,oue  cosìferiue . 

Hor  cìnto  di  bei  fior  le  fante  chiome  . 

Venga  il  Genio  à  veder  quel ,  eh3  à  fuo  honore. 
facciamo  celebrando  il  lieto  nome. 

EuclideSo      Ma ,  perche  ho  dettogià,che  due  erano  ì  (jenij ,  come  vuole  Euclide 

cratico.     Socratico  >  fecondo  che  riferifee  Cenforino ,  bora  uediamo  V altro ,  cioè  il 

rio,  come  foffe  fatto,  che  il  buono  è  quello  che  fin  qui  habbìamo  difegna- 

to. 


De  gli  Antichi .  3?  5 

io  .    *Dì  quefto  non  he  trottato ,  che  gli  antichi  ballino  fatto  fiat  uà  > 
né  irnagine  alcuna;  ma  ben  fi  legge ,  eh*  egli  apparite  già  a  molti ,  &  io 
così  lo  ritrarò ,  come  ejji  lo  videro  fecondo  l'ejfempio,  che  a  hanno  fintato 
le  bi/ìorie.  Scmono J'iutat co ,  appiano ,  Floro,&  nìtriche  ritiratoci  Plutarco.. 
■di  notte'Brutto  in  camera  tutto folo,ma  ben  col  lume3a  penfarctrà  sè,co-  Appiano.. 
me  egli levar  fato  di  fare  >  uide  apparir  fi  dauantì 'una  irnagine  di  buomo  <3eni0'Cat: 
tutta  negrayet  fpauenteuole ,  la  quale  diffe  a  lui ,  che  gliene  dimandò,  che  tiuo . 
&ra  ilfuo  mal  Genio  3  &  fubito  fp^me  poi .  Valerio  OiUjfimo  anchora  Valerio 
fcriue^be  apparue parimente  ilinilo  Genio  a  certo  Cafjio  parimente \qual  Maffimo  ■• 
fu  della  f anione  di  JMarco  dintorno ,  pochi  di  prima  ,  che  (e  fare  gli  fa- 
cefìe  tagliare  la  tesla,&  era  queslo  informa  di  buomo  molto  grande  di  co 
love  fofeo  con  capelli  lunghi ,  &  con  barba  horrìda ,  inculta,e  tutta  rab- 
buffata .  Et  appreffo  de'Temef/  già  popolo  d'Italia  nell'ai  brw^zo,  fu  un 
genio  molto  cattiuo ,  e  trìflo ,  il  quale  era  dì  colore  fofeo ,  &  ofeuro  tutto 
formidabile  da  uedercjieftito  di  una  pelle  di  Lupo,  &faceua  tanto  mal& 
a  quelle  genti ,cbcj:ome  racconta  Taufania,  &  lo  riferifee  ancho  Suida, 
baurebbono  abbandonato  ilpaefe  9  fé  l'Oracolo  non  mosjraua  loro  il  modi) 
di  placare  l'ombra  di  un  compagno  di  Vlifie.,  che  fu  quìuì  ammaliato, 
■perche  ubbriaco  fece  molenda  ad  una  giouane  :  che  quefio  era  il  trìflo  <je- 
nio  che  andana  facendo  la  uendetta^ddla  quale  Vliffe  pajfando  ma  non  fi 
fece  alcun  conto .  'DÙTgàrono  dunque  i  Teme  fi  pel  configlio  dell'Or  acor- 
lo  un  tempio  a  colui ,  & '-notarono  di  facrificargli  ogni  anno  una  delle  più    . 
belle giouani  della  Città  :  &  cofif accano  quel  diabolico  Genio  non  diede  c    .-      - 
loro  più  moleUìa  alcuna;ma  slette  nel  tempio  a  riceuere  il  crudele  facri-  jj0  '  fcaj> 
ficio ,  fin  che  ne  fu  cacciato  da  Eutimo  buomo  di  molto,  ualore,  ìlquale  ca-  ciato,. 
pitato  quiui  nel  tempo  apunto^che  il  mifer -abile  facrificio fi  doueua  fare, 

&  intej  ine  la  cagione,  fu  moffo  a  pietà  della  miferia  di  quel  popolo,  ma  ■  . 
più  della  bella  giouane  deflinata  al  crudele  facrificio  s  per  la  quale  fi fenii 
fubito  accefo  di  ardentiffìmoamore,&  fece  perciò  ce/fare  tuttofi  cbefdt- 
gnata  quesla  bejiìa  crudele  gli  uenne  contra  con  grandi, (fimo  furore:  ma 
così  bene  lafoflenne  Eutimo  >  che  dopò  l'bauere  combattuto  buon  pe$zp 
infieme,nè  re  fio  uìncìtoreJS  la  cacciò  tantoché  lafpinjead  andarfiafom 
tnergere  in  mare,  &  liberò  quelpopolo  da  così  grande  calamità  :  H  quale 
perciò  gli  diede  la  liberata  giouane  per  moglie,  ch'egli  non  mi  le  bautrnfi 
altro  premio  ,  &  congrandiffimafefia,  &  allegrerà  fece  celebrare  le 
Aictewtgc.. 


fon* 


32^  ImaginidciDei 

FORTVN  A. 

Quejìa  è  coleit  che  tanto  è  pofta  in  croce, 
Dante.  Tur  da  color ,  che  le  deuriandar  lode9 

'Dandole  biafmo  a  torto ,  e  mala  voce . 

Cosi  dice  'Dante  della  Fortuna ,  da  che  ho  voluto  cominciare  >  douen- 
do  già  proporre  la  fua  imagine  ,  conciofia  abe  à  coslei  danno  i  mortali 
colpa  di  tutto  quelto,cbe  intrattiene  fuori  del  loro  pensamento,  recando^  a 
malefpefìo  quello }che  più  tofiogran  bene  dourebbono  giudicare .  E  part 
che  uogliono,che  l'acqui  fio,  la  perdita  de  gli  honoris  &  delle  ricchezze 
venghi  dalia-Fortuna,^  ilriuolgimento  di  tutte  le  cofe  mondane. Onde  il 
Tetrarca  .  Tetrarca  nella  Cannone , 

Tacer  non  pofso  ,  e  temo ,  &c. 
fa ,  che  ella  così  gli  dice  di  sèfiefsa  : 

lo.  fon  d'altro  poter  ,  che  tu  non  credi, 
E  so  far  lieti ,  e  trifti  in  vn  momento  ; 
Ttà  leggera  che  vento  : 
E  reggo ,  e  voluo  quanto  al  mondo  vedi . 

Et  quindi  nafeono  gli  infiniti  biajmi ,  ch'ella  di  sé  ode  poi  tutto  il  dì  ; 
percioche  pare ,  che  quefle  cofe,  le  quali  dimandiamo  beni  di  Fortuna , 

pche  biafi  v^ino  Per  l°Plà  a  chi  riè  men  degno ,  &  che  ne  refti  mifer amente  pri- 

mata  «  nato  chi  più  gli  meriterebbe .  Ilchefefia  benejò  male,  lafcio  conftderare 
a  chi  può  vedere  quanti  noiofi  penfìeri,quanti  trauagli7  e  quanti  pericoli 
portino  feco  i  beni  di  quefto  mondo  :  imperoche  pochi  fono ,  che  mettano 
mente  a  queflo,ma  ricerchiamo  quaft  tutti  fempre  di  frauerne  ;  e  perche 
non  potiamo  fatiare  il  difor  dinato  noilro  defiderio,ci  lamentiamo  poi  del 

Fortu  na    la  Fortuna ,  la  quale  fecondo  la  opinione  di  molti  non  è  ;  onde  dimenale 

none.       cosìnedijfe; 

Giuuena- 

le  t> 

Oue  prudenza  fu ,  non  ha  potere 

^Alcuno  la  Fortuna ,  &  il  [ito  nume 

£  tutto  -vano  :  ma  noi  fiocchi ,  e  fichi 

Tur  vogliam  farla  Dea,  c'habiti  in  Cielo . 

Elat- 


De  gli  Antichi.  fj? 

E  tAtt&ntiopmmtnte  dict ,  che  la  Fortuna,  non  è  altro ,  che  vn  nome . 
Vano ,  che  dimojlra  il  poco  fa  pere  de  gli  Imam  ini,  accordandoli  con  Mar- 
co Tullio ,  il  quale  prima  di  lui  haueua  ferino ,  che  fu  introdotto  il  nome  ifi,.  Tullio. 
della  Fortuna  per  coprire  la  ignoranza  bit  mona ,  la  quale  dà  colpa  a  co- 
fiei  di  tutto  ciò,  ch'ella  non  fa  renderne  ragione.  CMz  non  meno  fi  in- 
gannarono gli  antichi  in  quefìa,  che  negli  altri  Dei ,  &  perciò  la  -adora- 
rono come  Dea  difpenfatnce  di  tutti  i  beni  mondani ,  e  penfarom ,  che  da 
lei  venifse  anchora  il  male .  'Ter  la  quul  cofa  due  erano  credute  le  Por-  Fortune 
tunc^na  buonaj  altra  ria  ;  da  quella  veniuano  ibernale  felicità,  &  ^U5" 
da  quefìa  le  defauenture  tutte ,  egli  altri  mali ,  Ónde  viene,  che  hanno 
talhora  alcuni  fatta  la  Fortuna  con  due  facciejvna  era  bianca ,  chemo- 
firaua  la  buona ,l' alrra  era  negra ,  che fignificaua  la  catliua.  Età  Tre- 
nefie.oue  ella  hebbe  vn  tempio  molto  celebrato  per  gli  rifponfi,che  quin- 
di fi  riportauanoyfu  adorata  fecondo  che  riferifee  ^ilejsandro  Napolita- 
no, fotto  la  imagine  di  dueforelle  .  Et  per  la  medefima  ragione  forfè  an- 
choTindaro,  come  riferi fee  Tlutarco  ,  la  fece  volgere  due  temoni  con  T'indirò, 
mane .  Islientedimenoper  b  pia  fi  tiene ,  che  vna  folamentefta  la  For- 
tuna y  la  quale  verrò  dipingendo  fecondo  i  varij  difegm  lafciatici  da  gli 
Scrittori  cominciando  da  quello,che  mette  Vaufania ,  otte  ferine  j  che  tra 
le  memorie  de  gli  antichi  non  fi  troua  Statua  alcuna  della  Fortuna  più, 
antica  di  quella,  che  fece  "Bupalo  architeto  :  e  f cultore  eccellente  àgli 
Smirnei,  gente  della  Grecia ,  informa  di  donna  febe  Jul capo  haueua  vn 
polo,&  con  l'vna  delle  mani  teneua  il  corno  della  copia.  Moflraua  que- 
sta (latua  qualfofse  l'vjficio  della  Fortuna ,  che  è  dare ,  e  torre  le  riche^r 
%e  rapprefentate  per  lo  corno  di  douitia ,  le  quali  cofe  fi  aggirano  del  con- 
tinuo ,  come  fi  aggira  il  Cielo  intorno  à  i  due  poli .  St  hanno  moflrato  il 
medefimopoifempre  tutti  quell'ali  quali  hanno  dipinto  la  Fortuna ,  e  ne 
hanno  fatte  Jlatue  in  qualfi  voglia  modo ,  volendoci  dare  ad  intendere , 
ch'ella  h abbia  ilgouerno  delle  cofe  di  qua  giù  ,  &  che  lapofia  difpenfare 
come  vuole .  fi  che  fi  legge  apprefso  di  Lattantio  anchora ,  il  quale  de- 
fcriue,chegli  antichi  finfero  la  Fortuna  con  il  corno  della  copia ,  0  le  po- 
fero  à  canto  vn  temone  da  naue,come  che  a  leiflcfìe  il  dare  le  ricche^e , 
(jfoffe  infua  mano  ilgouerno  delle  Immane  cofe,&de  i  beni  temporali  ; 
perche  in  quefti  non  fi  troua  fermerà  alcuna,  né  paiono  ragioneuolme n-  r>oueTao^ 
te  partiti}conciofta  che  i  buoni  per  lo  più  ne  patifeono  difagi  grandi ,  &  <\e  ]Jc  cofe 
ireibuominineabondanocopiofamente.  Et  perciò  fu  detta  la  Fortu-  humane . 
na  effere  inconHante ,  cieca ,  pai^a  ,  &  amica  molto  più  a 'maluagi , 
che  abbuoni ,  come  fi  legge  in  uerfi  eteduti  di  Virgilo,  li  quali  cosìfuona-  v-    ... 
min  volgare.  irgi  io. 

Vu  Opof- 


ImaginideiDei 


Imagìne  della  Fortuna  datrice ,  &  difpenfatrice ,  8c  patrona 
delle  richezze  8c  beni  humani,  e  gouernatrice  delle  cofe  di  qua 
giumelle  quali  non  è  fermezza  ò-ftabiiità  alcuna  più  di  quello  fi 
pijò  dire  babbi  vna  nane  fluttuante  nelle  inftabil'onde  marine. 

Imagini  della  lieta  £<  tri  ir  a  fortuna,  ouero  della  fortuna  paf- 
fiitaipreienteJ&  v«ntura3giudicata  da  gl'antichi.bencTie  si)  folo 
vn  nome  imaginato,maggiore  de  tutti  li  loro  Dei  filfì,&  paxro- 
nadelle  cofe  di  quaggiù  ,  &:  quefto  nume  li  antichi  s'imaginoro- 
no  per  feufa  dell'imprudenze  I020  . 


X)e  gli  Antichi.  539 

0  polente  fortuna  come  fpe/30 

Ti  cangi ,  e  quanta  forila ,  ohimè ,  crudele 
T' vfurpi  ?  tu  da  te  di  [cacci  i  buoni , 
E  chiami  irei  nèflai  però  fedele 
K^4 'qitcjìi  fempre ,  tu  fai ,  (  he  concefja 
£  più  a  chi  mena  meno  de'  tuoi  doni 
Trinando  chi  n'è  degno  ,  e  sì  difbonì 
Le  cofe  tue  >  che  trista  pouerta.de 
Opprime  i  giufti  con  graui  difagi , 
£  godono  i  maluagi 
Ogni  tuo  ben ,  tu  ne  la  verde  etade 
*A  gli  buomini  dai  morte  acerba,  ealhora 
Che  d'anni  carchi  annoia  loria  vita* 
(Ter che  disenfi  i  tempi  con  volere  ; 

T^on  giudo)  gli  vuoi  pur  qui  ritenere . 
isfgli  empi  va  ciò ,  che  per  te  partita 
Fa  da'  migliori ,  né  per  far  dimora 
Con  quelli ,  fi  ti  muti  in  poco  d'hora , 
*  Fragile ,  incerta  ,  perfida ,  e  fugace , 
Tir  cui  non  fempre  l'huom  fi  leua,  ò  giace. 

Ter  le  qual  cofe  i  Tbcbani  pojero  Tluto,  come  io  di/fi  nella  [ita  inta- 
nine, in  mano  della  Fortuna,quafi  che  quel  'Dio ,  il  quale  era  creduto  ba- 
ttere in  fuo potere  tutte  le  ricchezze,  le  defie,  &  fé  le  ripigliale  fecondo 
che  pareua  à  cofieija  quale deferiue  Martiano  nelle  noTge di Thilologia  Martian». 
in  queflo  modo  .  Eraui  dice  egli}vna giouinetta più  loquace  affai  di  tut- 
te l*altre,che  non  pareua  fapere  flar  ferma  mait  tutta  leggiera,  e  [nella , 
cui  [offiando  di  dietro  il  vento  fempre  faceua  dauanti  tremolare  la  gon- 
fiata vefle .  £ra  il  [uo  nome  Sorte ,  [econdo  alcun  i, &  alcuni  la  chiama- 
uano  Fortuna,alcuni  altri  J^emefi,&  portaua  ncU'ampio,e  largo  grembo 
tutti  gli  ornamenti  del  mondo, li  quali  ella  por  gena  ad  alcuni  con  velocif- 
[mia  mano,  ad  alcuni  poi,  qua[i  fanciuUefcamcnteJcher'^affe  ,[ueileua  i 
capelli  y  &  ad  alcuni  altri  [Ir anamente  percuoteua  il  capo  con  vna  ver- 
ga .  Et  a  quelli  Jìtffi,aUi  quali  ella  fi  era  mostrata  prima  tanto  piaceiio- 
le,&  amica,daua  su  la  tetta  dopò  con  la  mano,  quafi  che  di  loro  fi  beffaf- 
fe.  Et  è  creduta  così  fare  apuntc  la  Fortuna  di  noi  quando  ella  fi  rito- 
glie ifuoi  benij aliandoci  [con[olati;ilche  non  auerrebbe ,  [e  di  quello, 
the  è  di  Cfjsleinoinonfaceffimo  maggiore  conto  affai,  che  dclnoftro  :  con- 

Vh    2  ciofia 


Ì40 


Ir- agini  de  i  Del 


ìmagine  della  ^Dea  Nemefì '  dìmofiratrìce  delle  buone 
$pere3  &fèuerap  finitrice  defuperbi  &  waluaggi  3  &* 
corte  fé  y  &/  larga  donatrice  >  (ffl  premiatrice  delle  buone 
operat  tonile  fendo  tenuta  la  cono fcitr  ice  di  tutte >  figli- 
uola della  giufìitiayche  ci  ammaeflra  nelle  attiom  douer- 
finjfare  mifura  efenno . 

I 


De  gli  Antichi.  541 

iìofìa  che  le  riccheTgeftano  della  Fortuna ,  Z$  le  virtù  noflre ,  e  noi met-    -m 
tiamofempre  quefle  dietro  à  quelle,  come  dice  Horatio,  quando /degno-  Horatio. 
/amente  così  grida . 

0  Cittadini ,  Cittadini /chiocchi , 

^cercate  pur  prima  le  rìccìmge,- 
Eie  virtù  la/ciate dietro  a  quelle . 

<JMuHrarono  poi  gli  antichi  la  buona>&  lieta  Fortuna ,  che  è  quando  Fortuna 
ctla  à  noi  porge  de'fuoì  beni-i  &  la  mefla  ,  &  fcon/olat  averne  fiamo  noi ,  buona  ,  e 
quando  di  quelli  rejiiamo  priuati^amendue  in/terne  in  queflo  modo,  ben-nl  ' 
che  la  i/crìttione  dica  della  buona  Fortuna/olamete^comc  /peffofi  vede  ne 
gli  antichi  marmi  de'Greci .  Staà/edere  vna  donna  bonejlamente  ve- 
Jiita  in  habìto  di  matrona  mejìa  in  vifta ,  ty /con/olatayalla  quale  è  da- 
uanti  vna  gioitine  bella>&  vaga  nello  a/petto,  che  le  dà  la  dejlra  mano , 
&  di  dietro  è  v  n*  fanciulla ,  che/là  con  vna  mano  appoggiata  alla  fede 
della  mattona ,  la  quale  moslra  lapajfata  Fortuna, e  perciò  fià  mefla  :  la 
giouaneychc  le  da  la  manoy  &  fi  mojìralietaj  la  Fortuna  prefente>&  la 
fartciullaycbe  di  dktroslà  appoggiata  alla  fedele  quella,che  vene,  onero 
ha  da  venire.  Ma  prima  ch'io  vada  più  oltre  parlando  della  Fortuna>vo- 
glio  dire  chifoffe  T^emefi;  perche  fono  queste  due  molto  ftmili  tra  loro ,  e  Nemcfi. 
tantoché  le  hanno  credute  alcuni  vna  mede/ima  cofa,come  da  quello  fi  uè 
deyche  pur  dianzi  ho  riferito  di  Cftfartiano  :  nondimeno  fu  pure  adorata 
tiafeheduna  da  sèt&  bibhero  quella^  &  quefla  imagini  tra  loro  dìffertn- 
ti>come  apparirà  per  lo  mio  dij'egno  Fu  dunquelS(emefi  una  Dea,la  quale 
era  creduta  moftrare  a  ciajcheduno  quello ,  che  gli  fle/ie  bene  a  fare  :  & 
tAmmiano  Marcellino  così  dicedilei.Queflaè  la  Dea,che  punifeei  mal  Ammiano 
uagit&  dà  premo.a' buoni  i  conofeitrice  di  tutte  le  co  fé ,  onde  la  fin/ero  gli  Marcei"— 
éinoicbi  Theologi  figliuola  della  Cjiufiitia  ,  che  da  certa  fecreta  par- 
te della  Etern'tà  fé  ne  Heffe  a~  riguardare  le  opere  de'  mortali,  ijftia-  Macrobio. 
crocio  dice  dicojìei  ,  ch'ella  fu  adorata  come  vendicatrice  della  fu- 
perbia  ,  &  alhvfan^a  /uà  la  tira  al  potere  del  Sole .  Tercioche' Iso- 
le è  di  quella  naturatche  douunquè  appare^  o/cura  lo  Splendore  di  ogni  al- 
tro lume ,  &  /a  fpefio  apparire ,  &  rifpkndere  quello ,  che  prima  jlaua 
occulto ,  &  pareua  ofeuro .  Cosi  fa  Ts(emeft  parimente ,  che  opprime  i 
troppo  fuperbi)Cf  folleua  gli  bum  ili ,  &  abenviuere  gli  aiuta.    Et  in 
/omma  era  creduta  que/la  Dea  punire  tutti  quelli ,  li  quali  troppo  fi  in- 
fuperbiuano  del  bene ,  che  haueuano  ,  Or  la  chiamarono  fpef/o  i  'Fotti  Rbannu— 
B^hannujìa  da  certo  Imco  nel paefe  di  A  t bene  >  oue  ellahebbe  vnbel-  vjLnj-  m 
li/fimo .fimulacro  di  maYmo  .  Fu  detta  ancbura  alle  volte  \^ddraflia 

da 
1 


344  Imagini  de  i  Dei 

4à  -^frìra^o  T^è,  perch'cifn  il  primo ,  che  mette  fé  tempio  a  loslei  :  U 
quale  fu  da  gli  antichi  fiuta  con  leali,perche  credcuano,  ch'ella  fofle  cctt 
mirabile  velocità  pretta  ad  ognuno  ,  &  a  canto  le  pofero  vn  temone  da 
naue,&  vna  ruota  fiotto  i  piedi.  Fu  fatta  ì^emeft  alle  volte  anihor a  9 
che  nell'ima  mano  tiene  vn  freno,&  neWaltra  vn  legnoycon  che  fi  mìfu- 
ra,  volendo  pi  n  io  meflrar?,  che  debbono  gli  huomini  porre  freno  alla  lin- 
gua,&  fu  tutto  con  mi  fura, come  dicono  due  verfi  (freddi  eguali  furono 
già  fatti  /opra  quejìajiatua,&  in  volgare  il  fenfo  loro  è  tale* 

Cm  quefìó  freno  ,  e  con  quefìa  mifura 
Io  ^{emefi  dimeflro ,  che  frenare 
Debba  ciaf  un  la  lingua ,  né  mai  fare 
Cofa  }fe  prima  ben  non  la  mifura. 

Paufania  •  Scrine  Tanf amache  1S[emefifu  vna  Dea  nimica  olirà  modo  agli 

huomini  infolc  nti,  e  troppo  fuperbi,  &  feguita  così  poi .  E  furono  puni- 
ti già  dalle  ira  dì  co/hi  i  Barbari  li  quali  f predando  gli  ^Atheniefi  ,  e 
venuti  ne'  pacfilorojcome  che  già  gliljauc (fero  fuperati  affatto  yvi  fecero 
condurre  vn  bclliffimo  marmo  per  farne  dopo  fiupirbo  trofeo;  ma  tutte 
fu  iltontrarioiperche  reftarom  vincitori  gli  ^itheniefi.eVhidia  fece  poi 
di  quel  marmo  condotto  da'  'Barbari \vn  fimulacro  alla  Dea  T^emefi,  dei 

Atìfonìo  .  qUa(e  fa  ^ufonio  vn 'epigramma ,  fingendo,  che  la  Beffa  Dea  dica  cfjere 
fiata  fi.Ua  per  ftgno  della  vittoria  de  i  Greci ,  &per  mostrare ,  ch'ella 
non  lafciò  impunità-la  vanafuperbia  de  i  Ter  fi .  Haueua  queflo  fimula- 
ero  vna  corona  in  capo  fcolpita  à  cerni, &  a  brevi  imagini  della  vittoria, 
e  tcncua  vn  ramo  di  fr affino  nella  fìnisìra  mano ,  e  nella  defìra  un  uafo 
con  alcuni  ftbìopi  fcclpiti  dentro, dell  è  quali  cofe  dice  Taufania,che  non 
r  sa  renderne  alcuna  ragionerie  che  ptnfarnc  pure,&  io  manco  lo  so.  Sog- 

Nemefi  se  giunge  poi  il  medefirr.o  1?  anfani  a. ,  che  leftatue  di  T^cmeft'non  haueuano 
da  principiale  ali ,  come  le  hcbbsro  pofeia  apprefso  de  gli  Smirnei ,  che 
quefii  furono  i  primi,  che  la  faceffero  alata,  alla  jimiglian^a  di  Cupido-, 
perche  credcuano  ch'ella  hauefje  che  fare  afsai  ccngli  innamorati ,  come 
chepunifie  quelli  ,li  quali  andauano ,  della  jua  belley^a  troppo  alteri,  e 

C  j,  fuperbi  >  come  Ouìdw  moSìra  nella  fintola  di  TSJaniffo .  Et  Catullo  pa- 
rimente,pofcia  che  ha  pregato  afsai  Licinio  belliffimo giouine ,  che  uenga 
à  lui ,  dice  alla  fine  :  Cjuarda  che  tu  non  ti  facci  poco  conto  de'  miei  pr io- 
ghi ,  e  mi  difpre7^j  ,  acciochc  talhora  hon  te  negafìighi  poi  Islemefi 
1)ea  terribile  .  Tcrche  dunque  puniua  quefia  Dea  i  mortali  delle  lo- 
ro opere  [uperbe  ,  cy  ingiufìe  ,  la  credettero  alcuni  efsere  la  medcfima 

g  con 


;.  ~  -  «•       **>-., 


Degli  Antichi. 


345 


Imagìne  della  Gìuflìtìa  cufloditrice  de  huonì  èr*  fu- 
nitrice  de  rei,($f  imagme  della.  Giù  flit  ìa  conculcante  o* 
caftigante  t ingiuria,  &  hìeroglifico  denotante  dettagli* 
flitia,&  quale  deue  e  (fere  apparerei  operare . 


444  ImaginideiDei 

.     con  la  Giuflitia .  Della  quale  è  de  ferina  la  imagine  da  Chriftppo  ,fecon» 
AG  Ilo   ^°  c^e  riteTlfce  ^ul°  Gelilo,  informa  di  bella  vergine,  terribile  nello  a- 
ff  ette, non  fuperba->nè  burnite}  ma  tale,  che  con  honeUà  feueritàfi  moflri 
degna  dì  ogni  riuerenT^a  j  con  occhi  di  acutijjima  vifla  \  onde  alatone 
Giuflitia   difje  ,  che  la  Giuslitia  vede  tutto, e  che  da  gli  antichi  facerdoti  fu  chia- 
vede  il  tut  mata  vendicatrice  di  tutte  le  cofe  .  Et  ^Apuleio  giura  per  rocchio  del' 
Apuleio.    Sole  ,  &  della  Giusi itiainftéme  ,  come  che  non  vegga  queflomenod* 
Giudici  quello  .  Le  quali  cofe  habbiamo  noi  da  intendere ,  che  deono  effere  ne  i 
quali  deo-  miniflri  della  giuflitia  \  perche  bifogna ,  che  quefli  con  acutifjìmo  vede- 
rlo efiere  .  re  penetrino  infino  alla  nafcosla ,  &  occulta  verità  ,  &  fiano  come  le 
cajiè  Vergini  puri ,  sì  che  né  pretiefi  doni)  nèfalfe  lujinghe,nè  altra  cofa 
gli  pofia  corrompere  :  ma  con  fermiffima  ftuerità  giudichino  fempre 
per  la  ragione <;& ji  moflrinoa  reiy&  a*  maluagi  terribili,  ejpauenteuo- 
li,  &  a'  buoni ,  &  innocenti  piaceuoli ,  &  benigni .,  Hanno  poi  pò  fio  in 
mano  alla  Giuslitia  vna  bilancia  alle  volte ,  &  alle  volte  quel  fafeio  di 
verghe  legate  con  lefcure ,  cheportauano  i  Littori  dauanti  a  Con/oli  Pro- 
mani .  E  talhorafu  la  Giù  Hitia  dagli  antichi  fatta  in  quefla  guifa  an- 
cora. Stana  una  tergine  nuda  àfedtrefopra  vnfaffo  quadro,?  teneua  (.on 
luna  mano  una  bilancia ,  &  con  Paltra  unafpada  nuda .  Scriue  Dioda- 
to,che  in  certa  parte  dell' Egittofiue  erano  le  porte  della  Ver  ita,  fu  la  jìa 
tua  anchcra  della  Giuflitiada  quale  non  haueua  capo-,  &  non  ne  rende  al- 
cuna t agione, come  farò  anche io, uenendo  à  dire:  che  in  Egitto  pure  face- 
nano  la  Giuflitia  in  quejio  modo  ancora .  *Dipingeuano  la  finijìra  mano 
diUefa,  &  aperta:  perche  quefla  è  naturalmente  più  fredda^  più  pigra 
della  delira;  (3  perciò  meno  atta  a  fare  ingiuria  altrui.  Onde  tra  l'altre 
cofe,che  nell'arca  di  Cipjdlo  erano  fcolpite,fcriue  Taufaniajbe  uifu  v- 
na  bella  donna,la  quale  un' altra  fé  ne  tiraua  dietro,ma  brutta,  tenendola 
fretta  nel  collo  con  la  fini/ira  mano  j  e  con  la  deflra  pendendola  flrana- 
mcnte  con  un  legno  &  che  quella  era  la  Giuflitia,  &  quefla  la  Jngiuria . 
Jmperochei  giusli  giudici  deono  tenere  opprejfa  fempre  la  ingiuria  ,  sì 
che  non  fa  fatto  mai  torto  ad  alcuno, come  hanno  da  u  edere  bene ,  onde  la 
uerità  nonfta  loro  occulta  mai,&  cosi  hanm  da  udire  tutto  qudlo,che  eia 
feuno  dice  àfua  difefa,&  non  condannare  gli  accufati  per  le  parole  fola- 
unente  de  gli  accufatori  ,  fé  non  uogliono  efiere  fimdià  quel  giudice  , 
qual  dipinfe  giù  C^fpelle  ,  come  recita  Luciano  ,  &  dopò  cb'ei  fu  li- 
berato da  Tolomeo  ]{e  dello  Egitto  ,  che  fu  per  farlo  morire  ,  hauen- 
do  creduto  troppo  feioccamente  ad  t^fntifilo  ,  ilqual  per  inuidial' ha- 
ueua accufato  ,  come  confapeuole  di  certa  ribellione  :  ma  fu  feoperta 
la  uerità  poi  da  uno  de  i  congiurati  ;  &  il  Rj  conosciuto  l'inganno  li- 
berò 


Begli  Antichi.     .  145 

he rb  \^fpeile,glì  donò  cento  talenti^  &  volle,  che  %Antifilo,il  quale  l  ha- 
ueua  accu fato  à  torto  ,foffe  poi  fempre  fuofchiauo  .  ^A pelle  dunque , 
volendo  dìmoflrare  il  pericolo ,  a  che  era  fiato  ,  dipinfe  vna  belliffi- 
ma  tamia-,  che  fu  ch'amata  poi  la  Calunnia  di  ^4  pelle ,  in  quello  modo  :  Dipintura 
Staua  fedendo  à  yuifa  di  Giudice  vno ,  che  haueua  le  orecchie  lunghe  fi-  di  Apeile . 
tnili  à  quelle  deli  <A fino ,  (3  come  fi  Ugge ,  che  le  hebbe  il  Rè  rJMida  > 
tui  due  donne,  vna  per  lato  t  mofirauano  di  dire  non  so  che  pian  piano  al- 
l'orecchie, era  l' vna  dì  que{le  la  Ignoranza, l'altra  la  Sofpitione ,  &  par- 
gena  la  mano  alla  Calunnia  ,  che  veniuaà  lui  in  forma  di  donna  bel-  Calunnia. 
la,  (fornata,  ma  che  nello  afpetto  moflraua  di  efjere  tutta  piena  di 
ira ,  e  difdegno ,  (3  hauea  nella  fmiflra  mano  vnafacella  acce  fa ,  <&  con 
la  defira  tiraua  dietro  per  gli  captili  vn  giouine  nudo  }  qual  mifer abil- 
mente fi  doleua  aliando  le  giunte  mani  al  Cielo  .  *Andaua  innanzi  a 
cosici  il  Liuore,cioè  la  Jnuidiax  ch'eravn'huomo  vecchio ,magro,e palli' 
do,come  chi fìa  flato  lungamente  infermoi&  dietro  le  veniuano  due  don- 
ne, le  quali  par  euano  In fwgarla  facendo  fefia  deliabelle'^afua^  ador- 
nandola tuttauia  il  più  chepoteuano,&  dimandauafi  l'vna  ,Fraude,&  il 
nome  dell'altra  era  Infidia.  Dietro  a  quelle  ftguitaua  poi  vna  altra  don- 
na chiamata  "Penitenza  ,  con  certi  pochi  panni  intorno  tutti  logori,  e  Penkétia. 
fquarciati,che  largamente  piangendo  fi  affligeua  oltra  modo  t  & '  parcua 
voler fene  morire  della  vergogna ,  perche  vedeua  venire  la  Verità.  Così 
deferiue  Luciano  la  Qdunniagià  dipinta  da  optile  ,  onde  ne  raccoglie 
foi,che  quella  non  è  altroché  vnafalfa  accufatione  creduta  dal  giudice 
di  chi  nonfia  prefente  à  dire  il  fatto  fuojlaquale  per  lo  più  è  caufata  da  la 
lnuidìa ,  (3  perciò  gliela  meffe  dauanti  ^i pelle ,  &  è  quella  vn  morbo  *nUlt"*  • 
dell'animo  humano  il peggiore,cbepoffa  efsere ,  perche  non  folamentefà 
male  altrui',  maàgl'inuidi  sleffi  nuoce  grandemente .  Onde  Silio  Italico  sìlìo  Itali 
mette  tra  le  pesti,  e  tra  i  moslrì,  che  fono  in  inferno ,  la  Inuidia ,  che  con  co . 
Mmbe  le  manififtringe  la  gola\C3  perciò  ben  difse  Horatiotche  Horatio. 

T^on  feppero  ì  Tiranni  dì  Sicilia 

Trouar  maggior  tormento  della  lnuidìa , 

Conciofia  che,  come  dicono  alcuni  verfi  creduti  di  Virgilio ,  e  tirati  in  Virgilio. 
quesla guifa al  volgare, 

Vn  veneno  è  la  Inuidia ,  che  d'inora 

Le  midolle ,  &  il  fangue  tutto  fugge , 
Onde  l  inu  ido  n'ha  debita  penai 

X  x  Ter  che 


346  ImaginidciDei 

Terche  mentre  l'altrui  forte  l'accora  ; 

Scfpìra ,  freme ,  e  come  Leon  rugge , 

iJMoflrando ,  c'bà  la  mi/era  alma  pan 

^D'odio  crudel ,  cbe'l  mena . 

^yd  veder  l'altrui  ben  con  occhio  torto . 

l'ero  dentro  fi  fa  ghiaccio ,  e  di  fuor  e 

Bàgnafi  di  fudore, 

Ch'altrui  può  far  del  fuo  dolore  accorto  ; 

E  con  la  lingua  di  veleno  armata 

cMoìde  y  t  biafimaftmpre  ciò  che  guata  , 

Zìn pallido  color  tinge  la  faccia , 

Qual  dà  del  duolo  interno  certo  fegno , 

Et  il  mifero  corpo  diuicn  tale. 

Che  par  che  fi  dijìrugga ,  e  fi  disfaccia  . 

0ò  che  vede  gli  porge  odio ,  e  dijdcgno  : 

*Però  fugge  la  luce ,  e  tutto  a  male 

Gli  torna  ,  e  con  vguale 

^Di/piacer  fchifa  il  cibo ,  annoia  il  bere, 

Vnqua  non  dorme .  mai  non  ha  ripofo , 

E-  fempre  il  cor  gli  è  rojo 

Da  quella  inuida  rabbia ,  qual'hauere 

2\(o#  può  mai  fine  ;  &  al  cuigrauc  male 

}{imedio  alcun  di  medico  non  uak. 

Ouidio ,       2?j  Ouìdìo  facendola  in  forma  dì  donnayperche  come  dicemmo  poco  fa 
nella  dipintura  di  K^Jpellej  (jreci  la  fecero  huomo,così  la  diferiue . 

Tallido  ha  il  uolto  >  il  corpo  magro ,  e  a  frutto, 
Gli  occhi  fon  biechi ,  e  ruginofo  il  dente , 
Il  petto  arde  d'amaro  fé  le ,  e  brutto 
Vekn  colma  la  lingua ,  né  maifente 
Tiacer  alcun}fe  non  de  l'altrui  lutto  : 
*Allhorridela  Inuidia ,  ch'altrimente 
Si  mojìra  ogni  hor  addolorata ,  e  mefla  > 
E  fempre  à  l'altrui  mal  uigile ,  e  defla . 

Et  de fcriuendo  prima  la  fua  cafa  tri  fi  a ,  fredda ,  &  caliginofajja- 
neua  dettojtidla  quiuife  neflma  mangiando  (ergenti .  Tlutarco  fcriue 

affai 


De  gli  Antichi.  347 

gffai  lungamente  delta  Invidia,  "J  ri  gran  Baft  He  facendone  una  ovattane, 
dite, eh?  gfinuidiofi  fo\ m  jhni'.i  u  gli  atto  co> i./'J  alle  mo'chéiperche,  come 
quelli  uoh  1  io  pajfamfopra  Ueticawpiy  ti' [opra  fioriti  prrj:>,  né  fi  cala- 
tio.fe  non  otte  reggono  qualche  pu ?s polente  corpo  ,  e  ai  queHo  ancora  la- 
feiando  le  intere  parti  vanno  ricercando  le  corrotte,  jJ  guafie;  cofigliin- 
uidbfinon guardano  maUqtbe  difjimulano  di  vedere  quello,  che  in  altrui 
meriti  di  efferà  lodato ,  &  a  quello  [do  pongono  mente ,  che  pofja  effere  ^om0t 
biasimato  in  qualche  molo.  Come  fu  creduto  fare  tJWomo  [ragli  Dei , 
iiqualefu  parimente  'D:ò  appscjjò  de  gli  antichi],  &  nacque  fecondo  He- 
fwdo  del  Sonno,e  della  'biette  ;  nèfaceua  egli  cofa  alcuna  mai  ;  ma  guar- 
dava quello, che  gli  altri  Dei  faceuano,e  riprendeva  liberamente,^  àia 
fimaua  ciò,  che  non  era  fatto  à  modo  fuo.Onde  Efopo  fcrijfeye  lo  riferifee  £fopo , 
t,4riftotde  ,  che  Ritorno  biajimaua  chi  [ece  il  bue ,  dicendo  che  fu  male 
auifatoà  farli  le  coma  [uHcapo,  perche  doveva  fargliele  sàie  [palle, 
accioche  con  for^ a  maggiore  potejjè  ferire.  Et  di  U'huomo  diceva,  come 
racconta  Luciano^  che  errò  grandemente  chi  lo  fece  à  non  fargli  vna  fine- 
firetta  nel  petto ,  accioche  fi  potefie  agevolmente  vedere  ciò ,  che  egli  ba- 
uefìe  in  cuore.  .A  Venere  non  trovò  che  direnarne  Filojìrato  [crive,[e  non 
che  le  pianelle  [aceuano  troppo  rvmore,quando  ella  caminaua.  La  ima- 
gine  di  codivi  è  deferitta  da  certi  Epigrammi  Greci  in  [orma  di  vecchio 
magro  ,  e  [ecco  ,  tutto  pallido  >  con  bocca  aperta  ,  e  chinato  ver- 
fo  terra,  la  quale  ei  vàpercotendo  con  vn  bafione ,  che  ha  in  mano ,  forfè 
perche  tutti  i  Dei  degli  antichi  furono  detti  figliuoli  della  terra.  Fra  gli 
qvali  'JAiomo  Dio  della  riprenfione,  0  del  biafimo  faceva  l'vfficio ,  che 
fanno  alcuni  fra  noi ,  &  perciò  fono  parimente  detti  LMorni  :  li  quali 
tnoffi  folo  da  vagherà  di  dire  male  d'altrui  à  lorojtiacere,  &  fen^a  ra- 
gione alcvnaybiaftmano  ciò  che  veggono;  il  che  viene  per  lo  più ,  come  ho 
già  dettOydalla  fnvidia}qval'é,come  diceva  Evripide,&  lo  riferifee  Elia  Euripide  . 
no,cofa  fuor  di  modo  trisìa,malvagia,& uergognofa;  &  [legge,  cheglì  Eliatio. 
antichi  la  disegnavano, [acendol*anguilla:per  che  qveHa,come  dice  il  me 
defimo  Eliano,[e  nejià  da  sé,nè  va  con  gli  altri  pc[ci  maLLa  Fravdepoi,  prauffe# 
quale  [ece  <A pelle  in  [orma  di  donna,[u  difegnata  da  Dante  con  [accia  [0  Dante. 
lamente  di  huomo  dà  bene,&  giufto,ma  che  habbia  il  rejio  del  corpo  tut-  • 

to  di  [er  pente  macchiato  di  diuerfi  colori, &  che  ter  mi  ni ,&  fini[ca  in  co- 
da di  Scorpione. Le  parole  [uè  fono  qvefìe. 

E  qvdla  [oT^a  imagine  di  [roda 

Sen  venne ,  &  arrivò  la  tefla ,  el  bvflo, 
Ma  su  la  riva  non  trafie  la  coda, 

Xx     2  La 


34$  Imagini  de  i  D£ 

La  faccia  fua  era  faccia  d'btwmgiuflo. 

Tanto  benigna  hauea  dì  fuor  la  pelle, 
E  d'vnjerpente  l'vno ,  e  l'altro  fusìo, 

*Due  branche  bauea  pelofe  infìn  l'af celle, 
Lodoffo  ,  il  petto,  &  amendue  le  cofie 
Dipìnte  baite*  di  nodi ,  e  di  rotelle . 

Con  più  color  fommefìe,  e  foprapefìe^. 

7<lon  fur  mai  drappi  a  Tartari ,  né  Turchi; 
7{è  fur  tal  tele  per  K^ragnc  imposte. 

La  fpofitionedi  quefla  irnagine  è,  che  la  natura  degli  huominìin- 

frandoléd  Samatori>&  fraudolenti  è  di  moflrarfi  nell'afri  tto,&  in  parole  benigni, 
viaceuoli,e  rKodefìiyma  di  ejjere  altrimente  in  fatti  poi  fi  che  tutte  le  lo- 
ro opere  alia  fine  fi  mostrano  piene  di  mortifero  velano .  Ter  la  quale  cofa 
poferogli  antichi  il  Tino  anchora  alle  volte  volendo  difegnare  la  Frali' 

la  S°  d61"  ^e  '  Ptrci°c^e  ^eflo  arbore ,  &  per  l'altera ,  e  drìtturafua,  &■  perche 
'  femprc è  verde,è hello}e vago avedere,ma  dannofo poi  (ouente  àchiòri- 
pofa  all'ombra  fua,ò  fen^a  altro  riguardo  vi  paffa  fatto,  perche  cadendo 
i  frutti  fuoi  già  maturi  ,e  perciò  durifjimi,da  gli  alti  rami  fé  gli  danno  per 
forte  fui  capo, così  fer  amente  lo  percuotono,  che  l'vccidono ,  o  gli  fanno 
fentir e  almeno  grauiffimo  dolore  ,  fé  pur  in  altra  parte  del  corpo  lo  ven- 
gono a  ferire.  Ma  ritorniamo  alla  irnagine  della  Fortuna  ,  dalla  qua- 
le mi  fuib  J^emefì,&  io  poi  paffando  di  vna  in  altra  cofa  non  mi  fono  ri- 
cordato di  ritornare  a  lei  prima  di  hora,cbe  più  non  mi  refla  che  dire  del- 
la dipintura  di  i^4peUe\il  quale  dipingendo  anco  la  Fortunata  pò  fé  a  fe- 
dere, &  dimandato  perche  ciò  baueffe  fatto ,  rifpofe  ,  ch'einonPbaueua 
inai  veduta  fi  are  ,  &appre[io  dei  Latini  fiare  fignifica  nonfolamente 
effer  fermo,,  ma  in  piedi  anchora,  e  quindi  ne  fece  egli  motto ,  perche  la 
fortuna  è  detta  volubile,^  infìabile .  il  che  volendo  moflrare  gli  anti- 

•  chi  nella  fua  irnagine ,  la  fecero,  come  fcriue  Eufebio,  fedire  fopra  vna 

gran  palla  ,  e  le  aggiunfero  l'ali ,  che  velociffimamente  la  portuno  mò  da 

Horatio.  tluc^°»mà  da  quello;  onde  Horatìo  così  canta  di  lei  tirando  i  verfìfuoi  in 
nofìra  lingua» 

l' infìabile  Fortuna 

U  vntrudelg  'oco  attende , 

Efcher- 


De  gli  Antichi.  349 

£ftbev%a  fempreà  danno  Ut' mortali, 
Sw^a  regola  alcuna 
Muta  le  cofe  >  e  rende 
tìcnor  à  quefto ,  à  quel  dà  grani  mali , 
E  pofeia  quelli ,  quali 
Eranpel  fuo  fauore, 
"Prima  lieti ,  e  contenti , 
Fa  miferi ,  e  [contenti , 
E  mutando  fi  qua  fi  à  tutte  l'hot  t, 
x^Al'vn  dà ,  à  l'altro  toglie , 
C  uiftan  benigne ,  ò  auerfe  le  fue  voglie* 
Terò  ringratio  lei 

Quando  per  me  fi  ferma , 

Et  1  fuoi  beni  godo  volontieri  • 

tJMa  non  sì,  che  de'  miei 

T^on  mi  ricordi  e  ferma 

Speme  non  v'habbino  anebo  i  miei  penfteri , 

Dunque  s'ella  i  leggieri 

Vanni  jpiegando  vola , 

Ciò  ch'ella  vnqua  mi  diede 

T{ifìuto  j  e  fé  ne  rìede 

L'animo  mioficuro  a  quella  [ola 

Virtù  ,  che  lo  contenta  , 

E  ficcherà  maggior  batter  non  tenta. 

C  ebete  in  quella  tauolay  nella  quale  dìpinfe  tuttala  Vita  humana,  cekete. 
fa  la  Fortuna  vna  donna  cieca,&  pa^a,che  sia  con  i  piedi  [opra  vn  ro- 
tondo faffo.Et  ^irtemiioro  l'ha  pofta  alle  volte  à  jedere  fopra  vna  dijie-  A rtemido 
fa  colonna,^ la  fa  talhora  bella,  &  ornata,  e  talhora  foiga ,  e  mal  ve-  ro* 
slita,&  che  tenga  Umano  a  vn  temone  di  naue .  Et  in  quefìa  guifa  la 
vediamo  Jpejfo  su  le  medaglie  antiche ', &  negli  antichi  marmi,  (faleno  Galeno  # 
parimente, quando  esorta  igiouam  alloftudio  delle  lettere,così  dice  di  co 
Jlei.  Polendoti  gli  antichi  porre  dauantiàgli  occhi  conphture,&confta 
tue  le  maluagità  della  Fortuna,non  baftò  loro  farla  in  forma  di  f emina, 
the  questo  ben  doueua  (fiere  a  fiat  per  moftraretcb'  tlla  fvjfc  pa^z  a,e  mal 
uagia  ,  £$  che  non  ifhfle  in  vn  propofito  mai  :   male  aggiunfero  vna 
rotonda  palla  fotto  i  piedi  facendola  Jcn^a  occhi  ,  &  dandole  poi  vn 
temone  in  mano  ,  come  che  alla  cieca  ,  &  ferina  prouidenT^a  alcun* 
gouerni  le  cofe  del  mondo  .     'Jjifegnano  anco) a  molto  bine  la  For* 

sanò) 


?$o  Imaginidei  Dei 

Pacuuio.  tum  *  &  e fpongono  parimente  il  fuo  difegno  alcuni  verfi  dì Tactt- 
'  uio  ,  che  fi  leggono  ne  i  libri  della  Retorica  di  Cicerone ,  &  in  volgare 

coùfuonano, 

Ta^ZjX,  cieca ,  e  befliale  è  la  Fortuna, 
Secondo  che  i  Filofofi  hanno  detto , 
Qual  fopra  vnfaffo ,  che  s'aggira ,  e  volue 
L'hanno  pofta ,  però  douunque  queslo 
Si  piega ,  ella  va  prefla ,  e  non  sa  dotte  , 
?{è  vede;onde  a  ragion  fu  detta  cieca  • 
E  perche  troppo  fpefjo  ella  fi  muta , 
L'hanno  chiamata  pa^a ,  e  befliale 
E  fiata  detta  perche  nonconofee 
Qmlfia  degno ,  qual  nò,  qual  buon,qualrio. 

Oltre  dì  ciò  fu  fatto  alle  volte  il  Caduceo  con  vn  cappello  in  cima,  che 
haucua  due  pìccole  ali  ,vna  pei  lato ,  &  con  due  corni  dì  'douìtia ,  qua- 
li abbracciavano  effo  Caduceo ,  &  fignificaua  quesla  pittura  fecondo  al- 
cu  ni ,  che  la  buona  va  qua  fi  fempre  infitme  con  la  eloquenza ,  0"  con  la 
rana13  ™  ^Qtt1inaì  &  ìnfomwafu  creduta  ques~la  efjere  di  tanta  for^a,  che  non  vi 
mancò  chi  dicejjb  ,  che  vale ffe poco  la  virtù  fen^a  lei  :  &  che ,  fi  bene 
quella  cifeorge  ad  alte  imp'reje,&  à  gloriofo  nome ,  non  maìperò ,  ò  ma- 
lageuolmente  vi  arrìueremo  ,  fé  quefla  non  ci  accompagna  ,  metten- 
do pure,  come  credeuano  gli  antichi ,  che  la  Fortuna  fia  qualche  Islume , 
il  quale  nelle  cofe  mondane  poffa  affai .  Et  che  nei  medefimì  fiamo  a  noi 
fttflì  la  buona  Fortuna  ,  ò  la  ria  ,  fecondo  che  ò  bene ,  ò  male  ci  fap- 
piamo  gouernare,  &  appigliarci  a  ciò,che  di  buono  ci  fi  rapprefenta,oue- 
cneca.  rolafciarlo.  Onde  Seneca  ferine  a  Lucilio  fuo  ,  che  fi  ingannano  quel- 
li ,  li  quali  giudicano ,  che  bene ,  ò  male  alcuno  ci  venga  dalla  Fortu- 
na; per  che  fé  bene  ella  dà  materia  di  quello ,  e  di  queflo ,  &  alcuni  prin- 
cipi] alle  cofe ,  che  panno  dapoi  riufeire  a  bene ,  ò  male;  nondimeno  l'ani- 
mo nofi.ro  può  molto  più  di  lei,  e  tira  le  cofe  f uè  come  vuole,  di  modo  che 
egli  fteffo  afe  mede  fimo  è  caufa  òdi  felice  ,  òdi  mi  fera  vita  .  Et  per- 
ciò ,  quando  al  male  ci  appigliamo ,  di  tutte  le  difauenture ,  che  ci  intra- 
uengonopoì,habbìamo  da  dolerci  della  dappoehe^a  noslra  ,  &  del  no- 
stro poco  vedere ,  non  della  Fortuna  :  come  mofìrarono  pur' anche  gli  an- 
tichi nella  imagine  della  Occafione ,  la  quale  fanno  alcuni  effère  vna  me- 
de fima  con  la  Fortuna  -,  ma  fé  non  fono  vna  mede  fima  cofa  qucslc  due, 
ben  fono  tra  loro  molto  fimili  ,  come  dal  ritratto  di  quefta  fi  potrà  ve- 
dere, 


Degli  Antichi. 


35i 


Hìeroglifico  denotante  la  buona  Fortuna  quaft  fempre  andarecon  l'e- 
loquenza, &con  la  dottrina, &l'imagine  dell'Occafìone  3&oppc riunita 
da  Greci  detta  il  Dio  Cero,qual  chi  non  prende  quando  fi  appreiènra,in  va 
do  poi  la  cerca  e  (i  pente. 

Imagine  della  Fortuna  apogli  Scithi  fignificante  Iafua  velocità  &  in/la- 
bilità nelle  cofe  mondane.,&  che  bilogna  fecondare  Toccatone,  perche  ve- 
locemente fé  ne  vola  &in  vanopoififeguej  &  in  vano  fi  pente  delle  Deca- 
goni perdute  &  traiafefate .  • 

Imagine  della  Fortuna  àcauallo  che  velocemente  corredai  Fato&dal 
Deftinn  'eguirata.dinotante  la  velocità  di  quella>  &  doue  queiU  fonc,queI- 
la  non  hauer  polla  o  fermezza  alcuna. 


§52  ImaginideiDeì 

etere ,  la  quale  fu  fatta  Dea  dagli  antichi  >  forfè  accìochc  dalla  imagine 
fua  r inerita  ,  &  fpe fio  guardata  ìmparaffe  ognuno  dì  pigliare  le  còfe  in 
tempo ,  perche  quelle  ccn  quefi$fi  mutano ,  0"  V anno  via ,  lafciando  poi 
chi  non  lefeppe  torre  pieno  dì  mtjìitia  ,  &  di  pentimento .  Fu  adunque 
la  imagine  della  Occafwne  così  fatta  :  Stana  vna  donna  nuda  con  i  piedi 
[opra  vna  ruota ,  ouero  su  vna  rotonda  palla ,  &  baueua  i  lunghi  capei 
tutti  riuniti  fopra  la  frónte,  fi  che  ne  reflaua  tajnucafcoperta ,  e  come  pe- 
lata,&  a'piedihaueua  talijomefì  dipinge-£Mercurìot&  era  con  lei  una 
altra  donna  tutta  addoloratd,mefla  nello  afpetto}&  piena  di  pentimen- 
to .  V  n  fimulacro  tale  fu  già  fatto  daThidia  j  &  fé  ne  legge  vno  epi- 

Aufonio.  tYammct  jfe  iXtffoHÌotncl  quale  eideftriue  la  Occafwne  così  come  ho  detto, 
e  mette  coi iteiiaTeniten^a  per compagnia.  Jmperoche  chi  lafciapaf- 
far  la  buona  omafione,che  fi  appr eferita  in  qualfi  voglia  cofa,altro  non  ha 
poiché  pentirfi  f&lagnarfi  di  sé  mtdefmo .  Quefta  >  che  chiamarono  i 

Occafio-   Latini  Occajìone ,  &  opportunità ,  &  riuer  irono  come  Dea,  fu  da' Greci 

ne.  detta  Tempo  Opportuno,  C?  perciò  da  loro  fatto  "Dio ,  non  'Dea,®-  era  il 

fuo  nome  Cero,  eh  è  quefta  voce  apprefjo  de  iXjrecifignifica  opportunità 
di tempoycoìne fcriue'Taufania ancora  ,cue mette, chea cosleifu  confe- 
crato  vn 'altere  appreso  degli  Miei,  0  che  certo  Toeta  antico  in  vn'hin- 
no  fatto  per  tùit&cbiama  il  più giouine  di  tutti  i  figliuoli  di  Saturno, 

Cero  Dio.  Fu  dunque  il  'VióCer^de  i Greci  9  il  medefimo ,  e  beerà  la  Occafwne  de  i 
Latini ,  del  quale  Toftdippo  fece  vn  epigramma  defcrìuendo  la  fua  ima" 

Pofidippo  gine.  m(f€  i^tìfofììqiplfe  forfè  l'argomento  delfuo,quando  dipinfe  la  Oc- 
cafone, per  che  fono  in  tutto  ftmili  yfe  non  che  Toftdippo  mette  di  più  vn 
rafoio  in  mano  al  fuo  ,  &  sAufonio  alla  fua  dà  la  Teniten^a  di  più  per 
compagna.  Calliflrato  parimente  nobile  (cultore  fece  il  Dio  Cero  in 
forma  di  giouine  nella  fua  più  fiorita  età ,  bello  ,  &  vago  con  i  crini  al 
vento  fparfi ,  &  in  tutto  il  refo  come  lo  deferiue  apunto  Toftdippo  .  'Si- 
fogna  dunque  slare  con  gli  occhi  aperti ,  e  con  le  mani  pronte  per  dare  di 
piglio  alle  cofe ,  quando  la  Oc cafone  ce  le  mefira ,  perche  ella  toslo  gira, 
e  volta  la  nuca  pelata  poi  a  chi  non  Jcppe  cacciare  le  mani  ne  i  lunghi 
crini ,  che  hàfopra  la  fronte ,  &  via  fé  ne  cantina  con  veloci/fimi  piedi  • 
Cfóoflrarono  quafi  il  medefimo  gli  Scithi  anchora  nella  imagine  della 
Fortuna ,  impereche ,  come  riferifee  Quinto  Curtio ,  quefii  la  fecero  bene 
fen^a  piedi  ,  ma  le  pofero  poi  le  ali  intorno  alle  mani ,  perche  ella  dà , 
Fornirà  &  porge  con  quefie  i  beni,  ma  con  tanta  velocità,  che  apptna  altri  ha 

ée  gli  Sci-  flefa  la  mano  per  pigliarli  ,  che  ella  g  ià  è  vaiata  via .  Oltre  di  ciò  ben- 

™**  che  talhcra  giungala  Fortuna  con  noi  mano  a  mano ,  non  però  mai  ci  la- 

feia  pigliar  le penne^h' ella  vi  ha  d'intorno-,  perche vuole  poterfene  rìuo* 

lare 


De  gli  Antichi.         ^  35"? 

lare  afuo  piacere .  Et  riuolarfene  fenica  fare  troppo  indugio,  perche  non 
sa  fermar  fi  ,  &  poco  durano  le  felicità ,  che  vengono  da  lei.  Onde  fu , 
che  alcuni  già  ,  come  ferine  ^Aleffandro  T^apolitano  ,  la  fecero  di  ve- 
tro ;  perche ,  come  queftofubito  ftfpe^a  ad  ogni  lieus  intoppo ,  così  to-  Fortuna  dì 
fio  vanno  a  terra  i  fluori  della  fortuna.  CHa  non  perciò  lanciarono  r/i  vecro* 
crederle  gli  antichi,  an^i  mostrarono  di' fidar  fi  tanto  in  lei,che  la  v  alte- 
ro fempre  hauere  con  loro ,  maffimamente  i  Trinciai ,  egli  fmpeì  adori  ; 
perche  quefli  nella  loro  più  fecreta  fianca  teneuano  fempre  vn  dorato fi- 
mulacro  della  fortuna,  &  come  fiera  l'adorauano,&  voleuano  anebora  ,  Simulacro 
che  f offe  con  loro  ogni  volta  ,  chevfciuanoin  publico.  Onde  Spartìa-    É :  a  For" 
no  ferine  ,  che  Seuero  Imperadore  giunto  alloefìremo  della  vita,  voi-  ayx  imDe_ 
le  fare  ,  che  vi  foffero  due  di  quefie  facrate  flatue  della  fortuna  ,  de- radon. 
cloche  ciaf cuno  dei  figliuoli  ,  cH 'erano  due ,  nehaueffe  vna,che  /'<*c- Spartiano' 
compagnaJfa,e  slejfe  con  luifempreima  non  vi  potendo  attender  e, perche 
troppo l'aggrauaua  il  male ,  comandò  morendo,  cheavìcenda  ,  foffe 
poflo  il  facratofimulacro  della  fortuna  nella  fecrcta  fianca  a' figliuoli, 
l'vn  dì  all'vno ,  &  l'altro  all'altro  ,  quafi  foffe  queflofigno  del  partito 
Imperio  tra  loro  egualmente .  Et  intonino  Vie  Imperadore  ,  fecondo  Ant0- p'° 
che  dice  ilmedefimo  Spartiano,fentendoft  vicino  al  morire, comandò  che  *mPerado 
la  dorata  Jlatua  della  fott  una  foffe  portata  nella  fianca  di  diano  \An- 
tonino ,  che  fu  certiffimo  fegno  dello  Imperio  trasferito  in  lui ,  come  che 
V Imperadore  >  il  quale  moriua ,  few^a  dire  altro ,  lo  difegnafje  in  queflo 
modo  fuo  fucceffore .  xA  leuni,  &  benifftmo  hanno  dipinta  la  fortuna  fo- 
pra  vn  grande  erboro  con  vn  lungo  bafione  in  mano,co'l  quale  va  bat- 
tendo già  i  frutti  di  quello, che  fono  feettri  di  I{è,mitre,  borfe,  nani,  ara- 
tri y  &  altre  cofe ,  che  dinotano  le  dignità,  ££  tutte  le  arti  Immane .  *Dì 
fotto  poi  fi  vede  a  (ìaregran  moltitudine  di  perfine,  &  d'ogni  forte  gra- 
do ,  quali  afpettano  di  coglier  il  fruito  che  loro  vien  fopra .  Et  fi  vede 
che  ad  alcuno  diflirpe  regale  toccando  vrì aratro  gli  bifogna  di  Trinci-    ; 
pe,che  eragià,  diuenire  pouero  agricoltore ,  cue  ad  vn  contadino  cadendo 
fopra  vnofcettro,ò  alcuna  borfa  diuenta  egli  Vrincipe ,  &  ricco  :  sì  che 
bifogna  acconciar  fi  in  buon  loco  ,    &  che  profperando  la  fortuna  ven- 
ghi  a  toccare  qualche  buona  ventura .  ScriueTaufania  ,  che  la  f  òr tu-  Pau fonia. 
na  in  Grecia  apprefio  degli  Elei  hebbe  vn  tempio ,  oue  era  vnfuofimu- 
cro  di  legno  molto  grande  ,  e  tutto  dorato  ,  fuor  che  le  mani ,  &  i  pie 
di,  quali  erano  di  marmo .  Et  dice  anco  poi  di  alcune  altre  ftatue  della 
fortuna  fatte  da'  Greci  in  diuerfi  luochi ,  ma  non  le  riferifce,perche  nien- 
te hanno  di  notabile  più  di  qiicllo,chc già  è  slato  dettoSDìrò  bene  di  quel- 
la ,  che  fu  in  Egira  città  dell' jlchaia  ,  ben  che  ne  diceffi  puf  anche  già 

Ty  ndk 


354 


Imaginidci  Dei 


Imagine  della  Fortuna  in  €  gir  a  lignificante  nell'amo 
re  nyolerui  buona  fortuna,  &*  ricchezze  altrimenti fen 
za  non  fi  ottiene  lo  bramato  defìderto^ma  io  credo,  che  fi 
in  queBa  come  in  tutte  leattiom  bifogni  hauer  delle  vir 
iucche  quelle  fanno  la  buona  fortuna,  perche  non  ci  efor 
iuna  alcuna, ma  è  nome  imagmato. 


'6 

7>e gli  Antichi.  gif 

nella  ìmagìne  dì  <Amo*t\  la  quale  era  fatta  in  cotalguifa  .  *I>all'yn  ter' 
to  bauea  il  corno  della  copia  ,  &  lo  tcneua  con  mano ,  dall' 'altro  il  lDio 
Cupido .  Et  fignificaua  quefio,come  lo  interpreta  Vaufania,cbe  poco  uà* 
le  a  gl'innamorati  f fiere  belli,  vaghi,  e  gentili ,  quando  non  habbk.no  la 
Fortuna  con  loro ,  che  pare  voler  dire,  che  bifogona  in  amerà  non  neno , 
che  neh"  altre  cofe  battere  ventura  ,  &  buona  forte  :  e  pur  troppa  lo  vuo- 
le dir  Cima  queflo  vi  fi  ha  da  aggiunge*  e  ancora,  che  bifogm,  che  la  For-  ^orvinl 
Urna  fcco porti  il  corno  di  docitia  ,  perche  fen^a  farà  di  poco giouamefh  giuueuole 
to  ad  amere ,  mercè  dello  auaro  animo  fi  mini le ,  che  né  à  beltà  ri  guar-  ad  Amore. 
da,  né  à  virtuale  a  gentilezza,  ma  fola  fi  piega  aprétiofi  doni .  Onde  fi 
può  dire  ficur amente,  che  farà  bene  auenturofo,  &  felice  fempre  In  amo- 
re qualunque  babbia  oro ,  argento ,  &  pretiofe  gemme, doni  tutu  di  For- 
tuna ,&  moHrati  per  il  corno  della  copia  .  ^Perdonatemi  donne ,  che  il  Alle  Don- 
ato del  vostro  bonore  mi  sforma  bora  à  ragionare  con  voi  in  queflo  mo-  ne. 
do  >  pia  affai  del  danno ,  che  per  gli  altari  vofìri  defìderij  hofcntitogià  Ammoni- 
piu  vo'te .  Ttyn  vi  vergognate  voi ,  &  à  quelle  dico  /blamente ,  che  lo tI0ne  * 
fanno  >  di  dare  voi  medefimcàpreigo  non  altrimenti ,  che  come  fi  ven- 
dono le  befiietancbor  che  non  come  quefle  reflate  in  libero  potere  di  chi  uì 
compra,ma  ritornate  pure  anchora  sicché  dare  vi  potete  quando  ad  vno , 
e  quando  ad  altro ,  fecondo  che  maggior  previo  vi  viene  offerto  :  ma 
ben  rimane  la  honeUà  vofìra,&  il  vofìro  buon  nome  in  preda  fempre  al- 
la infamia,albiifimo,  (3  alla  vergogna .  Et  fé  mi  dice/le  forfè ,  che  im- 
porta più ,  che  noifiamo  impudiche  per  pre^ro ,  che  per  amore  folamen- 
te  ?  ad  ogni  modo  così  per  queflo  ,  come  per  quello  perdiamo  la  ho- 
neflànofira  ,  la  quale  voi huomini  hauete  rìHrettatràbreuiffimi ter- 
mini ,  in  modo  che  fé  tra  quegli  vorremo  ttare  >  non  farà  per  noi  amo- 
re: &  come  volete  dunque  poiché  per  amore  ci  mettiamo  a  fare  gli  pia- 
ceri vofìri  ?  Vi  rifponderei ,  che  alcune  opere  fono,  le  quali  benché  in  sé  Coltra  le 
forfè  non  fiano  molto  buone  indotte  però  al  fio  fine  pel  mei^p  della  vir-  re>  neaua 
t  fi  t  contentano  chi  le  fa ,  &  fono  ancho  per  lo  più  lodate ,  &  all'incontro 
che  vitiofamente  opera  ,  né  contenta  sé  sleffoflando  occulto ,  né ,  quan- 
do fi  manifcila ,  troua  alcuno,  che  lo  laudi .  L'amore  è  virtù,  &  é  vitio 
l'auantia  .  K^édunque  quello ,  che  fate  per  amore  ,  oltre  che  a  voifleffe 
non  turba  l'animo  conjapeuole  di  hauere  operato  virtuofamente,  è  lodato 
anchora  da,  qualunque  lo  sa .  (JMa  quello ,  à  che  l'auaro  defidcrio  vi  tL 
ra,vifìimula  fempre,non  vi  dà  ripofo  mai, onde fempre  fentite  vn  cotale 
rimordimentOjChe  vi  dice  ;  Lxf che  pure  ficcfti  male .   St  quando  da  al- 
tri e  rifaputo  poi,di  gentili,^  honorate  diuentare  vili ,  &  infami,  efo- 
uentefi cangia  il  nome  di  genti-donna  bonefla  in  impudica  meretrice,  il 

Yy     z         che 


« 


35^  Tmagini  cteilìét 

tbj  non  fa  mai  dì  chi  per  amore  compiaccia  à  chi  l*  dìrtd;peYche  fole  que» 
Jie,  che  fanno  ciò  per  mercede  fono  dimandate  meretrici .  T^èfono  ì  ter- 
mini posti  alla  konefià  vofira  così  riflretto  i  come  pendano  forfè  alcune 
dì  voi  che  vi  fi  a  vietato  l'amore,  anzi  vi  fi  dà  come  voHro  proprio ,  ef- 
jendo  chi;  da  voi  fole  feu^a  l'huomopoco  valete  ;  &  come  vi  accofiarete 
voi  aU'buomo  con  piacere  di  amendui  ,  fé  non  vi  fi  intrapone  amore , 
-che  vi  leghi  ìnfieme  f  ^Adunque  non  vi  fi  toglie  amore;ma  fnpete  voi, 
che  vi  fi  toglie  t  il  fare  ingiuria  ad  amore ,  come  fanno  molte,venendo  a 
mercato  di  quello,  che  per  bufolo  dourebhono  fare .  Si  che  non  per  amo- 
re ,  ?ie  perche ,  vinte  dalla  fragilità  humana ,  non  pofiano  re fifìere  al- 
le carnali  paffioni.cofe  che  molto  ben  cnoprono  ,&  ifcujano  gli  noslri  er- 
rori }fi  danno  nelle  braccia  a  cui  moflrano  di  amare >ma  perche  troppo fo- 

_ .  -  no  aitìde ,  e  rapaci ,  &  par  loro  dandoft  a  molti  3per  bauere  da^ molti ,  dì 
potere  meglio  empire  le  loro  auare ,  &  ingorde  voglie  .  Et  perciò  di  lo- 
ro può  facilmente  godere  ognuno  ,  il  quale  habbìa  che  dare  .  Ter  qae- 
jìo  dunque  iA  more  fla  congiunto  allaVortuna  ,  che  tiene  il  corno  della 
copia  ,  e  moflra  pur  anchlNa[hro  poca  fermezza ,  perche  non  meno  fono 
mutabili  in  amofe  Te  auare  femine  ,  che  fiala  Fortuna  i  alla  imagine 
della  quale  ritorno,  &  Ufi  io  vói  donne  >  ibe  viuete  ne'voflri  vtrgognofi 
errori  ;  &*a  quelle ,  che  fono  lontane ,  prometto  dì  dire  vn  dì  tutti  i  beni 
del  mondo  di  lorOj  &  in  modo  tale ,  che  forfè  anco  fé  ne  faranno  qualche 
conto.  *A dunque,  oltre  olii  difeghi  fatti  fin  qui  delia  fortuna,  trouo , 
che  alcuni  l'hanno  dipinta  in  mare  ^cbéfa  vela  tra  le  turbate  onde  y  al- 
cuni l'hanno  pojia  su  l'acuta  cima  à'vrì alto  f affo ,  onero  di  vn  monte ,  sì 
che  agni  poco  di  v  ento, che  f pili,  la  fa  voltare  .  Et  credo,  che  qutfìe  fila- 
no fiate  dipinture  moderne  ,  perche  non  ne  trouo  fatta  mentìone  da 

^rc^<:,1!'0  gli  antichi ,  come  è  fiata  quefìa  parimente }  che  riferifee  il  Gir  aldi  feri- 
uendo  de  i  Gentili ,  oue  così  dice  :  Hanno  alcuni  d  tempi  nofiri  con  afjai 
bella  inuentione  fatto  la  fortuna  a  caualìo  e  che  velociffmamentefc  nq 
corre  via,&  il  Fato,ouero  T>efìino,come  ci  pare  di  dire,  lafeguita  tenen- 
do Carco  con  lafaetta  di  arciere  per  ferirla  .  (Jiloflra  queBa  dipintu- 
ra la  velocità  della  fortuna  3  come  ch'ella  non  ripofii  mai ,  ma  corra  via 
fempr e  f cacciata  dal  Fato ,  perche  oue  è  il  'JJeflino  ,  non  vi  ha  luoco  la 

Apuleio,  fortuna  .  Queftafia  Apuleio  eff ere  vnamedefima  con  1 fide }  quando 
finge  y  chea  sé  di  A  fino  ritornato  bucino  così  dice  il  Sacerdote  della 
'Dea-Mora  tu  fei  fatto  la  cuftodia  della  fortuua  ,  non  di  quella,  che  è  cic- 
ca }  m  a  di  quella  che  vede  ,  G>  da  luce  ancora  agli  altri  rDei  con  il  fuo 

Fortuna  j>  fptendore .  E  potiamo  dire ,  ch'egli  perciò  vole/se  intendere  della  buona 

la  Liftn .  fortuna ,  fiotto  il  nome  della  quale  inteje  Macrobio  la  Luna  moftratf  per 

Ifide, 


35  7 


___-_.   .__   dBl | 


Imagìne  delbuono  euento  Se  felice  fucceflo  del  fanore  infia- 
lile, lieue,&:  caduco  Qcll:'aclulatione.&:  dell'Inuidia,chc  fpingo 
no5&  accompagnano  dettofauore,&  l'imagine  della  ruota  vo- 
lubile della  fortuna  fopra  laquale  il  detto  fauore  ne  polla  i  pie- 
di e  cafea  al  fuo  girare ,  effetto  fi  vede  per  ordinano  nelle  corti 
e  nel  mondo. 

Imagine  della  Dea  Macaria,  ò  Dea  Felicita  figliuola  d'Herco 
le  con  il  caduceo  ,  6c  il  corno  di  douitia  in  mano  ,  quello  lignifi- 
cante la  virtùjCjueflo  le  ricchezze  necellarie,  e  l'vn'c  l'altre  alla 
felicità  humana . 


Fauore. 


5$S  ImaginideiDei 

Ifìde>comeg'à  è  flato  detto  nella  fua  imagìne;  perche  quejla  pub  affai  ne 
i  corpi  di  qua  giù ,  li  quali  fono  foggeti  à  varij  caft  dì  Fortuna ,  e  vannoft 
mutando  del  continuo .  Ottenendo  dunque  la  Luna ,  &  la  Fortuna  in- 
fieme  y  come  che  fiano  vna  medefima  "Dea  ,  dalla  quale  venga  il  nafei- 
tnento ,  &  la  marte  delle  cofey potremo  dire ,  che  Vaufania  mente  fi  in- 
gannale, quando  dijfe , che  facilmente  gli  farebbe  creder  Tindaro,  che  la 
Fortuna  fofje  una  delle  Tarche,&  che  potejfepià  affai  delle  fertile.  "Ben 
che  mi  pare ,  che  leTarchefi  accordino  molto  più  con  il  Fato,  ò  Deftino, 
che  vogliamo  dirlòyche  con  la  l ;ortunaypei -che  quefto è  fijfo.e  ccrto,sì  come 
elle  fono  immutabili parimente \men\re.che  filando  la  vita  de  imortali  a 
Buono  E-  ciafchcdunoafìegnanó  il.determinato  tempo  del  morire. Ma  queslo,che  al 
uento.  le  magmi)  niente .Lafcìamdo  dunqueyet  dichiàmp  del  buono  Èucnto,cicè 
profpero  fucccjf>y&  ftlice  finedelle  imprefey  perche  il  fimùlacrqdicosìui 
appreffo  de'  limavi  fu  nel  Campidoglio  conquidilo  della  buona  Fortuna, 
come  fcriue  Tlinio,in  ferma  di  Cjiouane  alle  grò, &  ben  vcjiito,  che  tene- 
uà  nella  delira  vna  te?  ^<7,e  nella  fini/tra  vna  fpicay&  vn  papaucro .  ft 
con  la  Fortuna  va  anco  ti  FauorejC.be  fu  adorato  parimente  da  gli  antichi, 
per cbt  pai  e,che  da  lei  uchga  ptr  lo  più  ,  benché  nafee  egli  dalla  belletta 
ancora  molte  volte,cfouented-iHa^yirtù ,  &  inforna  da  tutte  quelle  cofey 
chea  fanno  grati  altrui 7&  ci  acquiflano  fauore,il quale  ci  fàfpcfjo  infu, 
pobire  ;  perche  quanto  più  fuccedono  a  gli  huomìni  le  cofe  felicemente , 
tanto  pia  fi  inalbano  y&  poggiando  con  l'ali  del  fauore  humano  montano 
fopragli  altri,fin  tantoché  la  ruota  gin, onde  cadendo  trabocchtuolmciite 
fono  fpre ry  ^ati  poi  non  meno,  che  fojfero  riueriti  prima .  Vero  guardifi  o- 
gnuno  di  fidar  fi  troppo  in  quiftofralc^Jlieue  Fauoreyperche  toflo  pafìa , 
come  la  fua  imagine  ci  dimojlra ,  la  quale  era  digiouine  con  le  ali  :  ò  fa 
perche  per  le  cofe  profpcre,&  liete  fi  leua  in  alto  tantoché  non  degni  pia 
di  guardare  a  bajfo,ondc  perciò  fu  anco  dipinto  cieco,  pache  pare,  che  gli 
huomini  non  guardino  più  a  pcrfonayò  beri  poco  }pofcia  che  agrandi  hono- 
ri  fono  in  A^atitoucro  perche  poco  fi  ferma  con  noiyma  toflo  pafja  via;  <& 
perciò  Stana  co'  piedi  fopra  vna  ruota,  concio fia  ch'egli  inulti  là  Fortuna; 
&  sì  come  quejla  gira,  così  ci  gira  parimente ,  e  vàfempre  cuunque  ella 
Fauore  ti-  porta  de'  Juoi  beni,  mo  tirando  fi  però  tuttauia  timido ,  parche  vuole  ogni 
bora  falbe  più  sicché  non  gli  conuiene  spinto  dall'  K^ddulatione, che  l' ac 
compagna Jempr e. (jli  va  dietro  diandro  la  Inuidia,ma  con  pajfi  tardi ,  e 
lenti  Ja  quale  guarda  fempre  con  occhTo  torto  l'altrui  Felicitala  ella  s'è 
beatafi  di  lei  punto  non  teme*  Tcrchc  quefìafu  da  gli  antichi  adorata  pa 
rimentey&  chiamata  Macaria  da'  Greci,e  fu,  come  fi  raccoglie  da  Euri- 
piaey  &  che  riferifee  Taufania,figliuola  di  Uercoley  &  acqui/icj/i  gli  diui 

ni 


«lido . 


Macaria. 


De  gii  Antichi.  319 

vi  bonoriypeube  battendo  i'urucolo  ti/posto  a  gli  jttbenìefì,  ebepottua- 
tio  cfjlr  vincitori  di  certa  guerra  mojSa  loro  da'  Laccdcmonij  per  gii  figli- 
uoli di  R;rcoleì  fc  qualchuno  di  quelli  occidtndofi  da  sé  fi  foffé  offerto  all'i 
lDci  dell' Inft  rao>  ellalubito  che  questo  intefe,fì  taglio  la  gola,  zr  fece  di 
sé  la  mi fcr  abile  off>.rta,acquiil  anione  la  uittorià  a  gli  .Athetìiefiji  quali 
perciò  l'adorarono  poi  jorne  quellitche  per  leiaano  siati  vittoriofi^  fe- 
lici.La  imagine  di  cojiei,cioè  della  Felicità^ he  queslo  è  il  nome  Latino , 
&  Macaria  il  Greco,eomc  ho  detto  ,fu  da  gli  antichi  fatta,  come  fi  vede 
in  alcune  medaglieri  Giulia  Mammca,vna  donna  f^pra  un  bello leggio,  Medaglie 
che  tiene  nella  deflra  il  Cadnccos&  bà  nella  finiftra  vn  corno  di  douitia .  [I  3lUp2 
Si  può  dircycbe  quello  fignif  chi  la  uirtà>quejio  le  rie  cfa\r?e, come  che, né 
le  u'mìi  da  sè^nè  le  ricchezze  per  loro  medefimepoffonofare  qui  rimonto 
felice, che  fu  opinione  di  sAriilotele.  Imperocbe  quale  felicità  può  efiere 
di  un  uirtuofo.cheft  trotti  in  tanta  pouettà  s  chepatifea  difagio  non  fola." 
mente  di  molte  cofe ,  che  gli  farebhono  commode  ,  ma  di  quelle  anebora, 
che  gli  fono  neceff ariti  Et  allo  incontro  chi  fi  trotta  priuo  di  ogni  virtù,  fé 
btm  haueffe  tutte  le  ricche^e  del  mondojionfi  potrà  mai  chiamare  fe- 
lice ,  anjj,  farà  utfeliciffimo ,  non  bauendo  punto  di  quello,  che  è  proprio 
ddl'buomo.  Totranfi  dunque  chiamare  felici  qui  fra  noi  fecondo  il  parere 
di  iArifloteleì&  come  ci  moflra  la  imagine  della  Felicità  pur  mòdifegna 
tavolo  quelli, c^e  fono  uirtuofij  ricchi  cioè  che  hanno  tanti  de' beni  dilla 
Fortuna}che  ponno  prottedere  a'fuoi  difagi,&  allefue  commodiià.Ccbete 
nella  fu  a  fattola  fa  la  Felicità  vii*  donna, che  fiede  all'entrare  di  certa  roc 
ci  in  bel  feggio,  bene  ornata,  ma  non  però  con  molta  arte,  &  coronata  di 
belliffimi,(S vaghi  fioritila  quale  ben  pare  che  uoglia  andare  ogniunoy 
ma  non  vi  arriuanopetòfe  non  quelli ,  che  caminano  con  la  f corta  della, 
virtù, taf ciandofi  alle  f palle  tutte  l'altre  cofe -per -che fu  jpinione  di  coditi, 
comedi  moltialtri  anchora  innanzi  a  hi ,  che  la  uirtùfola  potefìefae 
riwomofclice.fi  che  dobbiamo  noi  dire  anchora  parlando  chrislianamen 
tet&  intendendo  non  della  F  i'icità ,  che  qui  brama  alla  cieca  ogniuncin 
quefto  mondo,perche  non  è,fc  bene  pare,  Felicità,  ma  di  quella,  che  nelle 
cele  sii  fedi  godono  le  anime  beate,uera,immutabile,&  eterna., Alla  qua 
Uba  da  fperar  e  di  giugner  e  fermamente  cgniuno,  the feorto da' 'lucidijfì- 
mi  raggi  della  diuina  bontà  camini  tutto  il  uiaggiodi  quefto  mondo  in 
compagnia  della  Fede,  calcando  l andò  ,  & /tenie  terreno  co' piedi  della 
Carità . 


Cupido 


3óo 


ImaginideiDci 


Amore. 


C    V    P    I    D  *  O. 

1  tutti  gli  affetti  de  gli  animi  noslri  non  ui  è  il  pia 
commune,iìpiù  bello,nè  che  babbìa  maggior  for^a  di 
qutllo,che  non  filo  in  noi  fi  uede  efiere,  ma  nello  eterno 
Iddio  anc  bora  (benché  in  lui  fia  pura  fo fianca  fola' 
mente ,  non  affetto ,  nèpajjione)  ne  gli  .Angeli  5  &  in 
tutti  gli  ordini  de"  tBeati,in  ciascheduno  degli  elemen- 
ti, &  nelle  cofe  tutte,  che  di  quelli  fono  create .  Si  dimanda  quejio  r.om- 
munemente  dimore, il  qualleua  ogni  bruttura  da  gli  animi  humani,  & 
cofiglifa  diuenire  belli ,  che  hanno  poi  ardire  di  andar  fi  à  porre  dauanti 
alla  bellezza  eternatone  ripieni  tutti  di  gioia,  &  d'infinito  piacere  godo» 
no  i  desiderati  f tutti  de"  Uro  amori. Quejio  dinentare  humili  glijuperbi, 
gli  adirati  riduce  a  pace  ;  rallegra ,  &  riconfortagli  afflìttile  fiori  filati, 
porge  ardire  a  chi  teme \($  apre  le  chiufe  mani  all'ingorda  auaritia .  Que 
fio  ha  for^afopra  tutti  ipiù  potenti  'Recupera  i grandi  Imperadori ,  & 
infimmafi  fa  ubbidire  a  tutte  le  perfine '.Ter  le  quali  cofe  non  è  maraui 
glia  fé  fra  i  loro  Dei  lo  pofero gli  antichi,  li  quali  non  hauendouifta  d#- 
ebora  la  luce  della  ueritd ,  quel ,  che  fi  doueua  dare  al  Creatore  del  tutto, 
dauano  alle  creature^  come  che  non  fapeffero  onde  le  uirtù  ueni fiero  in 
noi,molte  ne  adorarono  come  Dei,&  pofero  loro  diuerfe  flatue ,  &  in  ua- 
rie  imagini  le  dipinfero ,  fecondo  operano  neglimiimi  Immani,  come  in 
altro  luoco  ho  mofirato  già,per  non  replicare  il  medcfimo  hora,che  di  di- 
more folamente  uoglio  dire, fecondo  che  dagli  antichi  fu  dipinto  :  Se  ben 
par' efiere  hoggimai  così  manifeflo  da  ognuno ,  che  non  habbia  bifogno , 
che  ne  fia  ferino  per  infignarlo-^perche  uedendo  un  fanciullo  con  la  benda 
A  more  nò  &  j$  occhi, con  l'arco  in  mano,  e  con  un  turca  fio  pieno  di  tirali  al  fianco,o- 
e  nato .     gnunosà  dire  que/liè^^fmore,  ma  nonfiprà  dire  però  ognuno'poia  chi 
gliene  dimandila  ragione  per  la  quale  fa  così  fatto.  Et  io  in  que  ile  mie 
imagini  ho  uoluto  moflrare  non  filo  come  lo  facefiero  gli  antichi,ma  ren- 
derne le  ragioni  anchora,  fecondo,  che  da' più,  degni  firittori  le  ho  potuto, 
ritrouareji  quali  ragionando  di  K^Amore  in  diuerfe  maniere,&  in  diuer- 
fi  modi  l'hanno  confiderato,perche  hanno  uìflo ,  che  diuerfe  fino  le 'uirtà 
Cupido  ce  fue, Donde  uiene,che  hanno  detto  non  efiere  unfolo^dmore,  ma  molti,& 
Ielle.        due  principalmente  furono  polii  da  Tktone ,  sì  come  eipofe  due  Venere 
Ah  d'amo  parimente. L'una  celefle,della  quale  nacque  il  celejle  Cupìdo,e  quel  diui- 
no  amore ,  chefolleua  l'animo  humano  alla  contemplatane  di  Dio ,  delle 

menti 


re 


De  gli  Antichi.  361 

menti  feparatc^che  noi  chiamiamo  (angeli,  &  delle  cofe  del  Cielo .  Et 
bubitji  queflonei  Cieli ,come ferme  FiloJirato,diczndo  che t dimore cele- 
Jìejil  quale  è  vno,fe  neftà  in  Cielo, &  quiui  ha  cura  delle  cofe  celefli,& 
è  tutto puroymondo,e  fiacerìffimo,  &  perciò  faffi  di  corpo  giouine  tutto  lu- 
cido, e  bello  ,  &  gli  fi  danno  L'ali  per  mofirare  il  rivolgimento  ,  qual 
fanno  gli  animi  Immani  wofji  dallo  atkotojò  de  [idei  io  al  Cielo  ,  &^t 
quelle  cofe^che  quiui  fono;  come  fanno  etiandio  quelle  pure  menti,  le  qua-' 
lifopra  i  Cieli  fono  ordinate  tutte  fecondo  i  gradi  loro  ,  che  fi  inalbano 
quanto  più  ponno  alla  vifla  di  quella  beata  faccia  ,  che  è  fonte  eterno  di 
tutta  la  òelleiga  ,  la  quale  in  diuerfi  modi  dalla  più  alta  parte  del  Cie- 
lo manda  i  raggi  fuoi  ad  irritare ,  e  prouocare  le  cofe  tutte  ,  perche  à  lei  fi 
riuolghino  3  &  queflifonolefaette  jCgli  acuti flrali ,  che  fouente  fiocca 
dimore.  Chi  dunque  nella  imagine  di  Cupido  confiderà  l' dimore  ài-  Strali  di 
uino  ,  vede  la  purità  di  queslo  nel  lucido  corpo  di  quello  .  Et  per  l'ali  Amore. 
{ l'officio  delle  quali  è  aliare  in  alto  ,  e  portare  per  l'aria  que'corpi ,  li         l  A" 
quali  per  loro  sìeffi  non  fi  potrebbono  leu  are  di  terra  )  vede  iljolleuamen- 
to}cbefa  timore  de  gli  animi  noftrialle  diuine  beitele .  Si  come  per  Strali  di 
le  faette  può  comprendere  gli  raggi  della  diuina  luce  ,  la  quale  in  mille  Amore . 
modi  ci  viene  a  ferire, per  che  ci  riuoltiamo  a  lei ,  &  inuaghiti  della  bel- 
le%%a  fua,non  pia  filmiamo  le  cofe  di  qua  già,che  quanto  elle  ci  fono  fia- 
la da  f altre  al  Cielo,come  ben  diffe  dimore  di  sé  sleffo ,quandc  in  vnafua 
fonane  lo  ehiama  il  Tetrarca  in  giudicio .  _  Petrarca. 

•Amor  j  e  quejìoè  quel ,  che  tutto  auan^a , 

1)a  volar  [opra  il  Cielgli  hauea  date  ali 

Ter  le  cofe  mortali , 

Che  fon fia  la  al  F attor  chi  ben  l'esima , 

E per  non  entrare  più  adentro  nelle  cofe  dell'amore  diurno  y  perche 
tanto  vi  farebbe  da  dire ,  che  troppo  mifeosìerei  dal  propofito  mio ,  que- 
llo filamenti  vi  aggiungo ,  ch'egli  è  come  il  Sole  :  il  quale  fparge  ifuoi 
raggi  per  l'vniuerfo ,  &  in  sé  riflette  alni  >  aggi  ancora,  fi  tocca  per  for- 
te corpi  lucidile  puri .  Et  come  il  Sole  ri  falda  ouunque  toccatosi  .Amo-  A  more  fi- 
re  accende  quelle  anime ,alle  quali  fi  accojla,  onde  con  infiammato  de  fide-  m^c  a*  ^o 
rio  fi  riuolgono  alle  cofe  del  Cielo .  il  che  ha  fatto,  che  fia  data  alla  ima-  Z  ' 
gine  di  dimore  l'acce  fa  face  ancora  :  per  dìmojlrAre  l'ardente  effetto , 
con  chefeguitiamo  le  cofe  amate ,  tra  hendone  piacere  del  continuo  ,  par- 
lando però  filo  delle  diuine  .'bielle  quali  confida  lamo  della  face  di  ^imo- 
re  quel  ?  che  luce  folamente ,  ó"  che  r  splende  come  diletteuole  ,  &  gio-  — jk 

2  \  conda 


S62  Imagini  de  I  Dei 

conda  da  vederetnon  quello  che  arde,  &  abbrucia ,  perche  fa  male,  &  è 
noiofo  $  e  queftopiù  fi  confà  all'amore  delle  co  fé  terrene  ,  il  quale  non 
porge  diletto  mai  >  né  piacere  alcuno  intero  >  C5*  che  fa  fen^a  tormento  ;. 
ma  così  aggiunge  l'vnoaWaltro ,  come  nella  face  fono  infteme  lofplendo- 
re ,  che  diletta ,  &  la  fiamma ,  che  tormenta  ardendo  .  E  fu  questa  poi 
opinione  di  Tlutarcò,il  quale fcriue  che  i  Tceti,  gli  Scultori,  &  i  'Dipin- 
tori finferoy  che  Cupido  portajje  in  mano  la  face  acce  fa ,  perche  del  fuoco , 
quel  che  lucere  diletteuohjfimo ,  ma  quel  che  abbrucia  poi,è  fuor  di  modo 
mole  fio  .  Il  che  tolfe  egli  con  gli  altri  forfè  da  'Platone  ,  il  quale  fcriue 
~-i~  nel  Timeo ,  che  dimore  in  noi  è  mifio  di  piacere ,  C?  di  dolore .  T^acqke 
queflo\iAmore  di  Volcano,  e  dell'altra  Venere  s  la  quale  chiama  Tlatone 
volgaretmondana,e  terrena  volgare  parimente,  terreno  }e pieno  di  lafci- 
Scncca .  uia  humana ,  fecondo  che  fin  fero  le  fattole .  Onde  Seneca  nella  Tragedia 
di  Ottauia  defcriuendolotdice  così , 

Verror  de' ciechi ,  e  miferì  mortali 

Ter  coprire  il  fuo  (tolto ,  e  van  difio 
Unge  ch'amor  fin  Dio , 
Sì  par ,  che  de  l  fuo  inganno  fi  dilette , 
fn  vifta  affai  piaceuole ,  ma  rio 
Tanto  che  gode  fol  de  gli  altrui  mali  , 
C'habbia  a  gli  homeri  l'ali, 
ternani  armate  d'arco  ,  e  difaette 
E  in  breue  face  astrette 
Torti  le  fiamme ,  che  per  Ivniuerfo 
Va  poi  fpargendo  sì ,  che  del  fuo  ardore 
J{efta  accefo  ogni  core , 
?  E  che dal  vfo  human  poco  diuerfo 

*Di  Volcano  >  e  di  Venere  fia  nato  > 
E  del  Ciel  tenga  il  più  fublime  (iato . 
*Amor  è  vitio  de  la  mente  infuna  , 

Quando  fi  moue  dal  fuo  proprio  loco  > 

Che  di  piaceuol  foco 

L  animo  falda  >  e  nafee  ne*  verdi  anni 

*A  l'età ,  ch'affai  può ,  ma  vede  poco . 

Vocio  il  nodrifee ,  e  la  lafciuia  humana , 

CMcntre  che  va  lontana 

La  ria  Fortuna  co*  fuoigraui  danni 

Spiegando  i  tutti  vanni , 

Eia 


De  gli  Antichi.  363 

E  la  buona ,  e  felice  flàprefente , 

"Porgendo  ciò ,  che  tien  nel  ricco  feno, 

UWa  fé  quella  vien  meno , 

Onde  il  cieco  defir  al  mal  confente , 

fi  fuoco ,  cb'ardea  pria  tutto  s  ammorba , 

E  toslo  perde  ^imor  ogni  fua  for^a, 

Tofe  Ouidìo parimente  due  *A  mori ,  quando  e*àiffe ,  Guidio . 

CMadre  d'ambigli  ^Amor  porgimi  aita . 

Terciocbe  noi  amiamo  in  due  modi ,  bene ,  quando  alle  cófe  buone  ap- 
plichiamo l'ammonale ,  quando  fcguitiamo  quello ,  che  è  rio .  Et  come 
que  fio  fi  dimanda  amore  dishom fio,  e  brutto,  così  quello  è  detto  bello , 
&  boncslo  .  ^4  lami  vogliono  ,  che  di  quefli  due  nati  di  Venere  vno 
folamente  fia  dimore  ,  il  quale  accenda,  &  infiammi  gli  animi  nofìri 
afeguitàre  alcuna  cofa  ,  &  l'altro  fi  dimandi  Jinteroie,  cJje  noi  potiamo  . 
dire  contra  amore  :  perche  faccia  questo  effetti  tutti  contrari  a  quello  y 
sì  che  per  lui  fuggiamo  le  cofe ,  le  difamiamo ,  &  le  babbiamo  in  odio  . 
(JKafi  inganna  di  gran  lunga  qualunque  tal  cofa  crede  }percioche  i^sfn- 
terotefu  adorato,  non  perche  facsffc  dìfamare ,  ma  perche  puniffe  chi  non 
ama  effendo  amato  ,  come  fi  legge  apprefio  Snida  ,  il  quale  racconta 
vna  nouelhtta  tale .  Fa  in  ^Athene  vno  chiamato  OMelito ,!  il  quale  ar-  Nouella  dì 
dentiffimamenteamaua  vnbellifjimo  giouane  nobile  5  &  ricco  molto  ,  ìlMelito,  e 
cui  nome  fu  Timagora .  Quefli  non  meno  altero ,  che  bello  ,  moslraua  °"  Tima2° 
non  far  fi  conto  di  Uttclito  in  altro ,  che  in  commandargli  cofe  di  grauiffi-2" 
pto  pericolo ,  le  quali  tutte  faceua  il  miferello  con  animo  ficuriffimo ,  cre- 
dendo di  doueì -e in  quefo  modo  acquifiarfi  la  grafia  ddlo  amato  gioita- 
ne >  ma  tutto  gli  auenne  il  contrario  $  per  cloche  Timagora  quanto  più  fi 
fentiua  e  fiere  amato  }e  feruito  da  lui ,  tanto  lofpre^auapiùfempre;  on- 
de l'infelice  LMelito  non  potendo  più  fopport  are  le  amoro  fé  pène,  <Ò  uin- 
to  dalla  difperatione  fi gittò giù  dalla  più  alta^ima  della  rocca,  e  tutto  fi 
ruppe ',&  re  ilo  morto-,  di  che  par  uè  >  che  vemjfe  poi  pietà  fi  grande  a  Ti- 
magora ,  quando  Vinte  fé ,  non  volendo  forfè  lagiuflitia  d'amore ,  che  re- 
ìtaffe  la  morte  di  OWelito  inucndicata,cbe  egli  fé  n'andò  ratto  a  gittatfi 
di  là,  onde  s'era  gittato  Melito  prima ,  e  crudelmente  ne  morì .  Et  quiui 
perciò  fu  potto  vnfimulacro  di  vn  belli/fimo  giouinetto  tutto  nudo  j  il 
quale  haueua  in  mano  due  galli ,  e  molto  belli  ,  &  gittauafi  a  baffo  col 
capo  all' ingiù*  Quefio  dunque  potiamo  dire,  cbefo(Je  cafiigojl  quale  ve- 

Z\    z        nijfe 


3^4 


ImaginideiDei 


Imagine  degli  Dei  *Àmore$)  oAnterote fratelli  fé) 
figliuoli  diVenere,  intefi  tv  no  per  F  amare  J*  altro  per  il 
riamare youero  l'amor  recìproco  >  &  tìmagine  de  IT  amor 
Letheo  che  fa  difàmare^  dimenticare  la  perfona  amata. 


De  gli  Antichi.  361 

nìjje  da\/Ììiterote  ,  come  più  apertamente  dice  Vaufania ,  raccontando 
mtafi  il  medefimo  in  quesìo  modo .  èra  in  A t bene  vn  altare  confecrato 
ad  Anterote  per  voto, come  dicono,  de'  forestieri,  &  per  cagione  talz_>  . 
Mtlete  gioitane  Atbeniefe  niun  conto  facendoci  di  Timagora  buomofo- 
rc/ìiero ,  che  L'amaua  grandemente ,  gli  diffe  vn  dì  tutto  /degno/etto }cbe 
glifi  leuaffe  d'attorno,  £7  anJafiefi  a  fiaccare  ftcollo .   Timagora  non  cu- 
rando pia  di  vinert^,  ,  &  volendo  in  tutte  le  cofe  compiacere  cui  egli 
ambita  tanto  ,  fi  lafciò  cadere  dall'alta  cima  di  va  a  certa  i upe ,  &*  mo~ 
ri  mifer  amente  :  di  che  Melete  pentito  della  fua  fuperbiafentì  tanto  di- 
{piacerebbe  furiofamente  poco  dapoi  fece  il  mede  fimo  fine ,  che  l'amante 
juo  banca  fatto, onde  fu  detto  ebe  .Anterote  baueua  fatta  la  vendetta  di 
TimagoY(Uy&  gli  f ù  perciò  confecrato  l'altare  ch'io  dijfì.  Fot  dunque 
^fntervte  vn  nume,il  quale  punìua  cbi  non  amaua  effendo  amato, <&•  non 
cl/ei  facejfe  difamareie  potiamo  direbbe  quefìo  non  (ìa,cbe  l'amore  reci- 
proco,come  anco  vien  confermato  da  "Porfirio  feriuendo  di  cojìui  in  quefìo 
modo .  Haueua  V enere  partorito  Cupido  già  dì  alcuni  dì  ,  quando  el- 
la fi  auuide  ,  ebe  ci  non  crefecua  punto  >  ma  tutùutia  slaua  così  pie- 
colino  ,  come  era  nato  ,  onde  non  fapcndo  a  ciò  come  prouedere  ,  ne 
dimandò  configlio  all'Oracolo  ,  il  quale  rifpofe  ,  ebe  Cupido  fìando 
falò  non  crederebbe  mai  ,   ma  bifognaua  fargli  vn  fratello  ,  accio- 
c'u  lo  amore  fofie  tra  loro  fcambifuole  ,  ebe  allbora  Qtpìdo  crcpereb- 
be quanto  folk  di  Infogno  .  tenere  prtfiando  fede  alle  parole  dell'Ora- 
colo ;  da  indi  a  poco  partorì  i^d.tterote  ,  il  quale  non- fu  osi  torlo 
nato  ,  ebe  al  par  dì  Cupido  cominciò  a  crefeere  ,  mettere  l'ali  ,  '& 
caminare  gagliardamente  ;&  è  diqucfìì  due  slata  poi  la  forte  tale,  c^e 
di  rado,  ò  non  moie  C  vno  fenica  l'altro,  &  fé  vede  Cupido  che  .Anterote 
crefca.efi  faccia  grande,  ei  vuole  mofìrarfi  maggiore,  &  fé  lo  vede  pìc- 
colo,diuenta  egli  parimente  piccolo,  benché  quefìo  faccia  fpeffo  afuo  di- 
[petto .  *^  dunque  l'amore  crefce,quando  è  pofìo  inperfona,cbe  medefi- 
mamente  ami,&  cbi  è  amato  dee  parimente  amare ,  (3  quefìo  mostra- 
rono gli  antichi  per  Cupido,eper  >.^fnterotz^ .  Ter  la  quale  cofani  E- 
lei agente  della  Grecia,in  certa  parte  d'Ale  loro  fcuole  metteuanotvno,  & 
l'altro  ,  accioebe  fi  ricord  afferò  i  gìouanì  di  non  effere  ingrati  contra  chi 
gli  amaua,  ma  ricambiafjero  lo  amore,  <  osi  amar  do  altri  >  <  ome  dt  altri  fi 
ftntìuano  efit  re  amati .  Stanano  dunque  due  imagini ,   oucro  fìatue  de' 
fanciulli,  di'  quali  l'vno  era  Cupido,  che  teneua  in  mano  vn  ramo  di  pal- 
ma ,  &  l'altro  \^Anttrotc,  il  quale  fi  sfor\aua  di  leuarglielo,  e  moftrs- 
ua  di  affaticar fi  affai  ,  né  patena  però  ,  quafi  che  debba  con  ogni  fuo 
sfor^  moftrare  cbi  rifpondc  in  amore  di  non  amare  punto  meno  dico- 
•   .  lui 


166  Traagini  de  i  Dei 

lui  y  che  ama  prima,  &  perciò  Ji  sforma  Lsfnterote  dì  leUaré  la  palma  dì 
M.Tullio.  man0  &  *<-s4more.  'Del  quale  parlando  dfarco  Tullio  per  adulare  jl  f- 
tico  fino, come  riferijce  Lattantio,e  quaftper  motteggiai io \diffe,  che  furo-> 
no  ì  Greci  di  gran  con  figlio ,  &  di  parere  molto  audace  a  porre  davanti  a 
gli  occhi  de  igìouanì ,  oue  fidoueuano  esercitare  nelle  cofe  virtuofe ,  la  i- 
Mercurìo  maVm  di  Cupido,quafi  cWdefìe  egli ,  che  con  quellanon  meno  fi  pctefìe 
&  H.trco]cfue&tiare  ne  gì*  animi  giouendi  le  lafóuey&  ì  disbone Hi  piaceri,  li  qna-> 
con  Cupi  Li  diceuanogli  antichi  tutti  venire  da  CupidOycbe  accendergli  alla  vntà, 
d°  •  *A  che  volendo  forfè  rimediare  i  Romani,  non  metteuano  .Amore  feda- 

mente nelle  loro^icademie ,  &  oue  fi  efiercitauano  igiouani ,  ma  infame 
.  con  quello  anco  Cfrler curio,  &  Hercole,  sì  che  laftatua  di  Cupido  era  nel 
me^o  di  queHe  due  ,  per  mofìrare  che  foffe  &  ragionenole ,  &  virtuofo , 
perche  rnoslraua  Htrcole  la  virtù)&  UWercurio  la  ragione.  Et  ^Atheneo 
fcriue,  che  gli  antichi  Filofofi  Rimarono  dimore  effer  e  vn  Dio  molto  gra- 
ue,(3  alieno  da  ogni  brutterà ,dicendo  che  ciòftpoteua  conofeere  da  qne- 
JiOyihe  pofero  lafuafiatua  con  quelle  di  UlTtrcurio;e  di  Hercole;ibe  fono 
fopra.quello  alla  eloquenza  ,qu  e  si  o  alla  forte^a,&  dalla  compagnia  di 
coftoro  nafce^dmkitia3e  concordia.  Hcbbero  ben  poi  gli  antichi  L'amo- 
re anchoniyche  faceua  difamare,e  mettere  in  oblio  tutto  il  bene,  che  fi  vo~ 
A  more  Le  lena  altrui^  fu  chiamato  dimore Letheoja  ftatua  del  quali ,che  chinanti 
theo.         le  ardenti  faci  nel  fiume  ,  &  quiui  leefìingueua  ,  era  nd  tempio  di 
Venere  Eri  dna  ,  del  quale  fece  mentione  Onidio  ,  edìfìe  ,   che  colà 
andauano  a  porgere  gli  dinoti  preghi  tutti  igiouani ,  li  fiali  defide)  ana- 
no  di  f cordai fi  le  loro  innamorate  ,  &  le  gionani  parimente  che  fi  ac- 
corgeuano  di  hauerc  mal  poflo  i  loro  amori .  ^i  che  hebbero  i  Cfieci  vn 
più  bel  rimedio  ;  perche  fen^a  pregare  alt) ni  ,  lauandvfi  Jolamente 
nel  fiume  Seleno  ,  poco  hmigi  da  Tatra  città  dell' A ebaia  ,  fi  f cor  da- 
nano  gli  buomini ,  e  le  donne  tutti  quelli  amori ,  dell'i  quali  non  voleuano 
Pauiania,  pj^  ricordar]},  che  cesi  teneuano,  che  f offe yquelli  del  paefe .  Ma  Taufa- 
p,  ■  -  •         nia  che  quefìo  raccorda ,  dice  che  è  fauola ,  che  fé  foffe  vero,  le  acque  di 
quel  fiume  fanbbono  [limate  più  di  tutte  le  ricchc^c  del  mondo  :  & 
Tlinio  fa  mentione  di  certo  fonte  chiamato  di  Cupido  appreffo  de*  Ci- 
T^cen'h  del  quale  cbi  beeuafcordanafifubito  ogni  amorofo  affetto .  iJMa 
M  •  .1.      fé  Cupido  altro  non  è  ,  che  l'affettuofodefiderìo  da  noi  poflo  intorno  alle 
gl'Amori .  cole  *  P'vfilttwe  non  farà  vno,  né  due ,  an\i  molti ,  come  pongono  i  Toeti, 
quali  fauoleggiando  cfpnmono  fpeffo  le  f or ^e  de  gli  animi  noflri  ,  le 
diuerftpaffioni,&  ì  varij  loro  affi  tti}&  perciò  difftro  che  molti  erano  gli 
dimori  ,  come  ancho  fa  ine  beffando  m  fmì  problemi  ,  perche  non 
amiamo  tutti  vna  cofa  medefima  ,  uè  in  vn  mcdefimo  modo  ,  ma  di- 

uerfa-  ' 


Degli  Antichi.  367 

tterfamentc  ama  cìafcheduno ,  wfpefio  ancora  diuerfc  co  fé  :  il  che  non  fi 
potrebbe  fareje  .Amore  ftìfie  vno  folamente.  Fin  fero  dunque  gli  antichi,    morc' 
che  foffer  moltiyh  quali faceuano  tutti  fanciulli™  bellijjimicon  l'ali,& 
dauano  loro  in  mano  a  chi  facellette  ardenti ,  à  chi  {irati  acutiffìmi,  &  à 
chi faldìffimi  lacciuoli,  come  bcnìfjimo  moilra  Tropertio fcriuenda  à  Cin*  ^opertio, 
thia  fua,  che  così  dice  in  noslra  lingua.         <- 

Mentre  che  l'altra  notte ,  Vita  mia , 
Errando  me  ne  vado  dopò  cena , 
Sen^apur'hauer'vno  in  compagnia. 

Za  forte ,  né  so  già  come ,  mi  menar 

'Dóue  vno  sluol  mi  vicn'ad  incontrare 
Di  fanciulli,  chepaion  nati  a  pena. 

Quanti  foffer  non  so ,  the  numerare 

ls[on  gli  potei  per  fa'  tema ,  ch'ai  core 
Issando  3  ch'ai  fatto  mio  mi  fé  penfare: 

?^è  bifognaua  non  hauer  timore 

Di  loro ,  fé  beneran  piccollini  ;  'Q 

Ch'affai  fon  grandi  in  dar' altrui  dolore . 

Moflrauan  tutti  i  nudi  tor  piccini 

Così  vaghi ,  sì  belli ,  e  ben  formati  : 
Che  mai  non  vidi  più  be'  fanciullini . 

Et  alcuni  dì  loro  erano  armati 

Di  viue  fiamme  in  facellette  accolte, 
Onde  ogni  dì  ne  fon  molti  abbru celati. 

alcuni  con  le  braccia  fnelle ,  e  feiotte, 
€prefte  al  faettar  portangliftrali, 
Che  me  nel  cor  ferito  hangià  più  volte . 

Et  alcuni  altri  certi  lacci,  quali 

MoHraron  a' hauer  fot  per  me  legare  , 
Tenhvn  di  lor  difj'e  parole  tali  : 

Tignate 


$68  Imagini  de  i  Dei 

Vigliate  coslui ,  su ,  che  fiate  a  fare? 

Lo  conofeete  pure ,  e  quelli  preslo 

Mi  furo  intorno  ;  né  potei  fcampare9 
Si  che  per  lor  legato  in  tua  man  re/io . 

Filoftrato.  Eiloslrato  parimente  nelle fue  dipinture  dice ,che gli  K^4morìfono  mot 
ti,e  gli  fa  efiere  figliuoli  delie  7<lJnfe,come  fa  flaudiano  anchora,quando 
fatue  delle  no^^e  di  Honorio ,  &  di  Mariani  quali gouernano  i  mortali; 
perche  molte  parimente  fono  le  cofe,che  quefii  amano;&  ne  dipinge  vna 
bella  tauola,la  quale  fià  così  fecondo  il  ritratto  sch' io  ne  ho  faputo  cauare  . 

Pittura  de  Euulvn  giardino  belliffimo  con  vaghi  arbuf celli piantati con  tal'ordine, 

gli  Amori,  che  da  ogni  banda  a'  riguardanti  moflrano  vna  affai  fpatioja  via  coperta 
tutta  di  frefihiffima  herba  tanto  molle,  e  delicata,  chefopra  qual altra  fi 
voglia  co/a  non  fi  potrebbe  giacere  pia  delicatamente  .  Dai  rami  delle 
belle  piante  pendom  pomi  gialli ,  &  lucidi  s) ,  che  paiono  d'oro  all'i  quali 
gli \A mori  tutti  nudi  fi  riuolgona,ò  vi  votano  intorno  legger  ìffìmi  Riatten- 
do già  attaccate  a  gliarbori  le  dorate  faretre  piene  di  pungenti fir  ali:  & 
alcuni  panni  di  diuerfi  colori  fonogittati  quìuiper  l'herbe  piene  di  varij 
fiori.Le  dorate  chiome  a  gli  dimori  fono  in  vece  di  ghirlande  :  né  fono  le 
penne  delle  ali&utte  di  vn  medefimo  colore,ma  alcune  rafie >al cune  gialle, 
&  alcune  di  color  cileslre.Et  di  loro  quattro  ipià  belli  fi  fono  feo  flati  da 
gli  altrijdelli  quali  due  giuocando  fi  gettano  pomi  a  vicenda  l'un  con  l' al- 
tro }e  gli  altri  due  fi  faettano  l'vno  con  l'altro>non  mojlrandofi  peròinvi- 
fo  di  effere  punto  adirati,  anyiùajcheduno  di  loro  porge  il  nudo  petto,  ac- 
cioche  non  vengano  gli  flrali  in  vano,ma  ferifeono  là,  doue  fono  indri^- 
%atì .  Le  quali  cofe  moslrano  il  cominciamene  dello  dimore,  &  la  con- 
fermatone del  medefimo ,  perche  gli  due  ,  che  gìuocano  co  i pomi  danno 
principio  aW^s4more;ondefi  vede, che  queslo  bacia  ilpomo,&  lo  getta, 
e  queslo  sii  con  le  mani  alte  per  pigliarlo ,  accennando  che  lo  baderà  an- 
cb'€gli}quando  thaurà pigliatolo"  lo  rimandar à  parimente.  E  da  quefio 
forfè  tolje  Suida  quello ,  ch'ei  fcriue ,  che  gittare  altrui  vn  pomofignifica 

Virgilio,  inuitarlo  ad  amare.  Onde  Virgilio  ancora  in  vnafuapafiorale,fd  così  di- 
re a  T)ametcL* . 

La  vaga  Galatea  mi  gettavnpomo , 

E  poi  fen  fugge ,  ma  pria  ,  che  s'afeonda 
Fra  verdi  falci  vuol  pur,  ch'io  la  veggia , 

Gli 


De  gli  Antichi.  ?6<> 

Gli  altri  due  polche  fi  factum  confermano  V  Amore  già  cominciai®  , 
quafi  t  he  effi  lo  facciano  penetrare  ai  cuore .  Quelli  dunque  giuocano  per 
cominciare  ad  amare  ,  quefìi  filettano ,  perchè  l'. Amor  e  fi  confermi ,  £/ 
per f  iteri .  Vn  Lepri  è  poi  ,  che  fi  à  fiotto  vn  arbore  mangiando  de  i  po- 
micia caduti  a  terra ,  al  quale  gli  Sì  morì  danno  la  caccia t  &  io  f paven- 
tano 3  quefìo  battendo  le  mani  ìnfiieme  ,  quello  gridando ,  e  quell  altro 
fcuotendo  la  veHc ,  ch'era  in  terra  .  Alcuni  vi  volano  fopra ,  &  lo  gri- 
dano, alcuni  pian  piano  vanno  dietro  alla  fina  orma,&  alcuni  fi  lanciano , 
quafi  gli  fi  vogliano  gittar e  addoffo  ;  ma  l'animale  fi  volta  in  altra  par- 
ie i  oue  vno  de  gli  dimori  fìà  in  agguato  ,  credendofi  di  pigliarlo  con  le 
mani  per  vn  piede,  &  vn' altro,  che  l'haueuagià  quafi  pigliatole  lo  ve- 
de vfeire  di  mano;  di  che  ridono  poi  tutti  sì  fattamente, e  he  per  le  rifa  non 
fi  panno  tenere  in  pie ,  ma  fi  la/ciano  cadere  à  terra  ,  chi  di  trauerfo ,  chi 
boccone,e  chi  rij 'guardando  con  la  faccia  al  Cielo .  Ts^e  vuole  però  alcu- 
no di  loro  adoperare  gli  pungenti  frali  ,  ma  tutti  vorrebbono  pigliare 
quello  animale  viuo  5  per  farne pvi  gratiffimo  facrificio  a  Venere ,  come 
che'l  Lepre  molto  bene  a  lei  fi  confaccia,percbe  dicono,  ch'egli  è  frequen- 
tiamo al  coito,  onde  mentre  che  lattagli  figliuoli  già  fatti ,  ne  fa  degli 
altri  tuttauia ,  e  tuttauiafi  impregna ,  sì  che partorifee  il  Lepre  à  tutti  i  Lepre  con 
tempi,come  fcriue  Vlinio,nèfii  conofee  il  mafehio  dalla  f emina, ma  fi  ere-  farfi  a  Ve- 
tte ,  che  in  tutti  fa  la  medefima  virtù  così  del  mafehio ,  come  della  fé-  nere. 
mina.  Oltre  di  ciò, dice  il  mede  fimo  Tlìnio,  che  credettero  alcuni  ,  che 
la  carne  del  Lepre  facefie  più  bello  aftai,C$ più  gratiofo,che  non  era pri- 
ma,chi  ne  mangiaua  perfette  dì ,  efoggiunge,ctìegli  crede  bene ,  chefia 
cofavana  ,  ma  che  fi  può  penfare,  che  vi  fa  pure  qualche  ragione , 
poi  che  tanto  vniuerfalmente  fi  crede  così .  'Da  quefìo  tolfe  argomento 
Martiale  di  motteggiare  vnafua  amica  nomata-Cjdlia  fcriuendole  que* 
fio  Epigramma . 

Quando  mi  mandi  Cjettia  mia  talhora 

'^4  donar  Lepre ,  mi  mandi  anco  à  dire , 
Ch'infette  dì  vedrommì  (  e  d'bora  in  bora) 
Tiu  bel  quella  mangiando  diuenire . 
Se  vero  è ,  vita  mia ,  cotefto  ,fsra 
Ver'  anco,  e  fi  potrìa  fenica  mentire 
Giurare ,  che  non  babbi  mai  mangiata 
Carne  di  Lepre  tu  ,  da  che  fé ì  nata . 

£  perche  Alefìandro  Seuero  ujaua  di  mangiare  fouente  il  Lepre ,  fu 

À  a  a  lini 


sjo  ImaginideiDei 

chi  con  alcuni  ver  fi  lo  motteggiò ,  come  fcriue  Lamp  rìdio ,  dicendo ,  che 
bencb'ti [offe Sìrodira^a^non era  marauiglìatche foffe  bello%& gra- 
tiofojpercbe  la  carne  delLepre,cb'ei  mangiava  Vùlontìerìjo  faceua  tale» 
Di  piìi  vi  è  flato  ancho  chi  ha  detto ,  cbejia  nella  Lepre  certo  non  so  che , 
con  il  quale  pojfano  fare  de  gl'incantcfmi  amoro  fi ,  la  quale  cofa  non  dice 
già  Filoftrato,cbe  la  riferif cecche  non  fiamma  bene  don  na  chi  la  fa,&  gin 
dica  non  degni  di  effere  amati  quelli ,  li  quali  vogliono  far  fi  amare  sfor- 
matamente in  questa guifa£$  qui  finijce  lafua  tamia.  7{ella  quale  mi 
par  e, che  fi  ano  molto  bene  dipintigli  dimori  :  &  io  per  que/io  foìamente 
l'ho  ritratta}acciochefi  veggia?che  gli  dimori  fono  molti  3  &  tutti  fan- 
ciullini  nudi,con  i  crini  crejpi ,  e  biondi^  &  con  t'ali  di  diuerjì  colori ,  & 
quando  hanno  le  accefe  faci  in  mano ,  &  quando  nòt  &  hanm  l'arco  alle 
Siilo  Itali-  volte,&  la  faretra  con  le  faette/J  alle  volte  ne  fono  fen^a.  Onde  Silio  I- 
co  '  talico  deferiuendo  come  gli  tA  morì  accompagnajfero  Venere ,  quando  lei 

andò  con  Tallade ,  &  con  Giunone  in giudicio  dinanzi  à  Taride ,  ad  vno 
fdamente  dà  l'arco,&  lefaette,efà  che  gli  altri  leflanno  d'intorno  ador~ 
no  adornandola^  i  verfifuoì  tirati  al  volgare  fono  tali. 


tAllhora  il  bel  Cupido  :  ch'a/pettato 

tìaueua  il  tempo  già  de  la  gran  lite , 
%eggea  con  destra  mano  ì  bianchì  Cigni, 
Ch'ai  carro  de  la  madre  erano  giunti , 
Cui  egli  mojìra  l'arco ,  che  gli  pende 
'Dagli  bomeri,  e  la  pìccola  faretra 
Sol  per  lei  piena  di  pungenti  firali, 
accennandole ,  che  per  ciò  non  tema 
De  la  vittoria ,  ma  ne  vadi  certa-»» 
Egli  altri  jì. 'mori  ve^ofetti ,  e  lieti 
Le  fono  intorno  s  e  chi  raccoglie ,  e  siringe 
J  biondi  crini  da  la  bianca  fronte 
fn  vaghi  nodi ,  chi  la  fottìi  vefle 
Bietta ,  e  chi  la  cinge  oue  ha  bifogno . 

Apuleio.  Apuleio,  quando  fa  comparir  Venere  in  feena  accompagnata  dagli 
*Amor  indice,  che  queflì  fono  fanciulli  bianchi/fimi)  li  quali  feendono  di 
Cielo  youer amente  efeono  del  mare  con  le  ali  allejpalle>con  lejaette  al  fan 
cote  con  le  facelle  in  mano.Et,per  moftrare  la  moltitudine  di  quefìi,  dice 
in  altro  luoco,  che  vn  popolo  d'amori  accompagnava  Venere ,  pacioebe 

fono 


De  gli  Antichi.  371 

fono  quafi  infiniti  i  defiderij  humani,e  quanto  fi  defidera,tantofi  ama ,  di 
rado  considerando  fé  benefia,ò  male,  ma  foto  mettendo  mente  à  contenta- 
re ogni  noflro  defiderh ,  benché  ftadij 'ordinato,  e  contra  la  ragione,  lai 
quale  <^s?mor  non  pre^a,mentre  che  a  lafciui  piaceri  tutto  fi  volge;  & 
perciò  noi  lega  sì ,  che  refiiamo  in  fuo potere  :  &  queflo  mojìrano  i  lacci , 
che  gli  fi  danno .  Cftta  non  più  di  molti,  ma  ragioniamo  bora  di  vno  A-  gjìAmorf. 
more  folamente  sfacendone  ritratto  fecondo  che  ce  ne  hanno  gli  ^Antichi 
lafciato  effempio .  Vlatone, facendo  nel  fuo  Conuiuio^cbe  ^Agathone  lau- 
di dimore ,  e  mojlri ,  come  egli  è  fattotcosì  dice .   i^dfmore  è  bdliffimo , 
perche  è  il  pia giouane  di  tutti  i  cDei-,&  cbefia  vero,lo  moflra  ch'eifug-  .  morep]-u 
gè  la  vecchiezza  femprc ,  benché  queslafia  affai  veloce ,  &fpej]o  ven-  g!OU,ne  de 
ghipiù  toslo  ,  che  non  farebbe  di  bifogno ,  &  di  fua  natura  Ibi  in  odio,  gli  altri 
e  jlafìene  tra  giouani, fecondo  ilpreuerbio,  qual  dice,  che  le  co  fé  tra  loro  fi-  Dei  • 
mili  volontieri  (lamio  infieme .  Egli  è  poi  tenero,e  molle,  &  prouafi  ciò 
nel  modo, che  Homero  proua  ^ite  battere  i  piedi  teneri ,  e  molli .  *Atcè 
voce  Greca ,  &  noi  la  potiamo  dire  calamità  ;  ma  Homero  la  finge  ejfere  Amore  te- 
rna cDea  figliuola  di  Gioue,  la  quale  turba  le  menti  de  i  mortali,  e  mette  nero,emoI 
loro  male  in  cuore,&  dice,  ch'ella  camma  sk  per  le  tesle  de  gli  huomini ,  *&■ 
né  calca  mai  la  terra  co  i  piedi, &  perciò  gli  bà  molli,e  teneri;  cofi  dunque    tc* 
dimore  è  tenero  parimente ,  &  molle,  perche  non  camina  mai  neper  ter- 
ra, neper  faffi,  neper  luoco  alcuno,  chefia  duro,  &  afpero;  fi  caccia  tra  le 
più  molli,&  delicate  cofe  del  mondo,eftaffi  quiui.Quesle  fono  gli  animi 
bumani-.nè  in  tutti  però  babita  egli,ma  in  quelli folamente, che  fono  pia- 
ceuoli>egentili)&  fugge  i  ro?gi,e  durile  tanto  è  da  lui  lontana  ogni  du- 
re^a,cbe  quafi  è  liquido,come  l'acqua, perche  fé  ciò  non  fofie,ei  non  po- 
trebbe andare,come  va, ricercando  tutto  l'animose  entrami  di  nafeofio  , 
&  vfeirne  quando  vuole.  Oltre  di  ciò  K^imore  è  di  corpo  beniffimo  fatto  , 
&  in  ogni  fua  parte  così  bene  compofìo}che  la  bellezza  fua  anemia  tut- 
te l'altre, per  la  quale  tra  la  bruttezza,  &  lui  è  difeordia  grande,  &  bà 
in  tutta  la  per  fona  vn  colore  così  bello, e  coti  vago,  che  meglio  non  fi  può 
veder  e, di  che  fa  fede  il  vederlo  Jpe [io  habitarc;i3  quafi  fempre  tra  fio-  Amore  tra 
ri,an%i  oue  non  fono  fiori }non  babita  egli  mai,&  per  ciò  di  lui  rimango-  "or1, 
nopriuati  tutti  gli  anìmi,&  icorpijiquali  fono  fen^a  fiori  digiouinc^- 
%a,e  dì  belletta,  ch'amore  non  vuolefiare  alti  oue,  che  in  fuochi  belli, 
fior  idi, odorati, e  lieti. (JKolte  altre  cofe  ancora  fi  pone bbon  dire  della  bel- 
le^a  d\Amore,mapìù  non  ne  dice  per  bora  Tlatone,  dal  quale  potia- 
mo raccorrebbe  dimore  è  gioukc ,  tenero,  molle,  e  delicato ,  di  corpo  ben 
fatto,&  di  buoniffimo  colore.  Via  minutamente  lo  dipinfe  Apuleio  nella 
nouella  di  Tficbe,quand»  raccontaci?' 'ella  centra  il  comandamento  da  lui 

%Aaa    2  hauti- 


172  ImaginideìDèI 

hauutofià  con  la  lucerna  in  mano  a  rimirarlo,et  lo  vede  takahe  ha  la  do- 
rata chioma  tutta  molle  per  l'ambrosia  fparf&uifcpiajl  collo  bianchiffi- 
mo,le  guancìe  colorite  sì,  che  paiono  di  porpora,&  i  bei  crini  in  varie  gui 
[e  ritorti/)  crefpi,  pendono  parte  per  gli  bcmeri  bianchi/fimi ,  e^  parte  fi 
spargono  [opra  la  bella  faccia-,  e  fono  così  lucidi,  e  tanto  rifplendono ,  che 
non  lafciano  apparire  il  lume  della  lucefna,che  sia  loro  fopra-.a  gli  home- 
ri  ha  due  alitar  fé  di  fi 'efebi (firn a  rugiada  Je  lieui  piume  delle  quali,ben 
che  stiano  ferme  ,  quafi  da  foauìffimo  vento  tocche,  fi  muouono  lie- 
u  emente  ,&  è  poi  tutto  il  corpo  così  pulito, &  lucido ,  che  non  ha  Venere 


fognaua  forfe,cb' 'ei  dormiua  aìVhora}ò  perche  tenne  con  queliìji  quali  L_. 
Petrarca,  lo  fanno  cieco,come  il  Tetrarca,  quando  ferme  di  hauerlo  vijio  ne  gli  oc- 
chi della  fu  a  donna, e  dice, 

Cisco  non  già ,  ma  faretrato  il  veggio, 

"N^ido ,  fé  non  quanto  vergogna  il  vela  , 
Car^on  con  l'ali  nonpinto,ma  viuo . 


Mofco  é  E  tJMofco  poeta  Greco  lo  fa  parimente  con  gli  occhi  lucidi ,  &  in* 

fiammati,quando  finge, che  Venere  lo  vada  cercandola  quale  ìnteramen- 
-  te  lo  dipinge, accioebe  chi  lo  troua  lo  riccnofcaJopigli,e  lo  rìmenì;  cui  el- 
la promette  di  dare  vn  ba fio  poi ,  &  maggior  premio  anchorcL-»  .  Fh 
quefta  cofa  fatta  latina  dal  Tolitiano  ,  e  tirata  in  volgare  poi  da  molti , 
ma  meglio  degli  altri  mi  pare ,  che  habbia  fatto  C^L  Luigi  Alaman- 
ni,voltandolain  ce»  ti  ver  fi  pari,  che  vanno  a  due  a  due  :  &  perciò  oltre , 
ch'io  non  haurei  faputo,nè  ancho  ho  voluto  prouare  di  fare  meglio  di  luiy 

Arnoref.  g  &  per  fare  peggìo,mi  fono  fenato  della  fua  tradottione.  Gufilo  dnnque 

Luigi  Ala  ^  ^morefuggitiuo  dì  Mofco,  che  ojsì  pofe  egli  nome  a'  firn  verfi ,  fatti 

majini .  "  volgari  dallo  ^Alamanni , 

Vennereil  figlio  i^émor  cercando  giù d  t  ■ 

E  chiamando  dicea  per  ogniriucLj » 
tA  chi  m'hifegna  ^imor  da  me  fuggito 

Dono  vn  bacio  in  mercede ,  e  èchi  fila  ardito  » 
Di  rimenarlo  à  me ,  prometto ,  e  giuro 

Ch'affai  più  gli  darò  d'vn  bacio  puro  « 
Ha  lai  fegni  il  fanciullo ,  e  tali  arnefi , 

Ch'ai 


De  gli  Antì-chi.  373 

£h  al  feto  primo  apparir  faran  pale  fu 
Klpn  ha  bianco  il  color,  ma  fembrafocg, 

(jli  occhi  ardenti ,  mouenti ,  e  pien  di  gioco , 
Dolce  voce  ,  e  parlar ,  crudele  il  core  , 

TS{è  quel  dentro  vorria ,  che  moslra  fore. 
Mentitor ,  disleale ,  e  s\i  s'adira , 

Furor ,  fiamma ,  veleno  »  e  rabbia  ffiira . 
Traditor ,  gar^oncel ,  fallace ,  e  fcher^a 

Sempre  in  danno  d'altrui  con  laccio ,  ò  sfer^jLa» 
(rinàta  egli  ha  la  fronte ,  e  fero  il  volto , 

Ticcol  braccio ,  e  fottìi ,  majnello ,  e  fciolto . 
Ond'ei  Unge  auuentar  può  va  dardo  acuto 

Fin  nel  baffo  .Acheronte  in  braccio  à  T luto . 
Ha  velato  il  penfier ,  il  corpo  nudo , 

allato  come  augello ,  ardito  5  e  crudo . 
Fior' in  quello ,  hofin  quello  drillo,  il  volo , 

E  nel  mex^o  de  i  cuori  alloggia  fola. 
Vn picconano  ha  in  man ,  foufeflo  è  jempre 

Vn  pungente  quadrel  d'amare  tempre . 
'Berìc  breue  lo/irai ,  ma  il  del  offende . 

Vna  faretra  d'oro  a  gli  homer  pende , 
£  fon  l'empie  faette  ,  ond'io  talhora 

Jmpigiata  ne  fui  dolente  ancora. 
,A(bro  à  tutti ,  e  cruiel ,  ma  com'io  veggio 

Il  disk  al'  a'  fuoifafempre  peggio . 
'Srcue  facella  ha  in  man ,  ch'io  vìdiffieffo 

Far  nell'acque  auuampar  TS^e'ttuno  slejfo. 
Se  tu  il  puoi  ripigliare  a  for^a  il  mena, 

.     E  non  hautr  pietà  felvedi  in  pena 
Lagrimando  reflar ,  pori  mente  fifa 

Ch'ei  non  ti  fugga  in  quel  ,fe  moue  rifay 
C/T/d  tu  lo  siringi  aluor  .  Se  vuol  baciarle , 

Fuggì ,  perche  le  labra  in  ogfii parte 
San  ditofeu  ripiene ,  s'ei  dicejfc 

Trcndi  quesle  arme  mie,  vatten  con  effe) 
7<^on  l'ardir  di  toccar ,  rifiuta  il  dono , 

Fiamma ,  pefìe ,  tormento,  e  morte  fono. 

Tocca  queflo  difegno  buona  parte  delia  forila  ,  e  de  gli  effetti d'a- 
more, 


374  TmaginideiDei 

„  moret  &  perciò  lo  fa  di  color  roftoy  &  quafì  ac  cefo  per  tutto  il  corpo ,  onde 

etrarca.  ^^  m tQ^e i'ejjemp-l0 H^trarca^uando lopofejopra vno affocato  car- 
ro  facendolo  ti  tonfar  edotte  dice  : 

Fidi  vn  vittorioso  e  [omino  duce 

Turcom'vn  di  color ,cbe'a  Campidoglio 
Trionfai  carro  àgran  gloria  conduce . 

Quattro  deflrìer  via  più  che  neue  bianchi; 
Sopr'vn  carro  di  foco  vn  gar^on  crudo 
Con  arco  in  mano,  e  con  faette  a* fianchi; 

Contra  le  qua'non  vai  elmo ,  ne  feudo  : 

Sopra  gli  homcri  hauea  fol  due  grandmali 
Di  color  mille ,  e  tutto  l'altro  ignudo  ; 

dintorno  innumerabili  mortali , 

Tarte  prefi  in  battagliatane  vecift , 
Tarte  feriti  da  pungenti  fir ali . 

Che  debb'io  dir?  in  vnpajfo  men'varco  : 

Tutti  fon  qui  prigion  gli  Dei  di  Varrò: 
E  di  lacciuoli  innumerabil  carco 

Vien  catenato  Cioue  inan^i  al  carro . 

Quefi'è  colui jcbe'l  mondo  chiama  dimore  ; 

tAmaro  ,  come  vedi ,  &  vedrai  meglio , 

Quando fia  tuo ,  com'è  noftro  Signore . 
mianfueto  fanciullo ,  e  fiero  veglio  ;  0 

Et  nacque  d'otio ,  &  di  lafciuia  humana , 
putrito  dipenfur  dolci  efoaui , 
Fattoftgnore  Dio  da  gente  vana . 

Qual'è  morto  da  lui  ;  qual  conpiugraui 
Leggi  menafua  vita  afpra  &  acerba 
Sotto  mille  catene  e  mille  chiaui . 

Che  mo  Ara  l'ardente  defider io  degl'innamorati  ?  il  quale  accompa- 
gnato 


Degli  Antichi.  $75 

piato  ioli  a  fperan'zafir accende,  e  s'infiamma  più  femore  >  come  due  . 
*d lejf andrò  in  vnfuoqne feto  ,  eh' ei  fa  perche  fea  ,  che  l'è ftr evie  par-  Sr 
ti  de/  coj/>3  de  gl'innamorati  fono  fredde  ta.bora,e  talhora  calde}  &  vuo- 
le ,  che  di  tutto  queslo  fia  'cagione  la  tema,  &  lafperan\a  .  Ter  che  ef- 
fendo  il  cuore  lafede,&  il  fonte  della  vita ,  il  quale  manda  per  tutto  il 
corpo  gii  [piriti  ,,  che  gli  danno  for^a ,  &  viuacità  ;  ogni  volta  eh1 'e- 
gli  da  qualche  dolore  è  oppreffo  >  nonfolamcnte  non  può  'mandare  più  vi- 
gore alle  parti  lontani  ,  ma  riuoca  ctiandio  a  sé  il  già  mandato ,  per 
ejfre  più  forte  afoHenere  il  dolor  e,cbe  l'opprime .  Ulta  1  hi  [ente  mag- 
giore dolor?  di  edui,  che  teme  di  non  potere  confeguire  quello  ,  che  tan- 
to brama ,  &  perciò  di  non  dimere  ejfere  mai  lieto  $  Onde  non  è  marmi- 
glia  ,  fé  le  parti  efìreme  del  corpo  fuo  fono  fredde  talhora  .  ^Diventano 
calde poi,quando  eifpera  di  hauere  ciòcche  defederà,  impcroche  i  Icore per 
l'ai  legre^a,cbe  finte  all' bora  fi  apre  quafe,  e  fi  dilata ,  &  alle  parti  lon- 
tane manda  fegni  dell'allegrerà  fua,che  fono  viuacijfimi  J '"piritici  qua- 
li rifcaldano  tutto  il  corpo,&  lo  fanno  colorito,  come  pur  dianzi  dicemmo 
di  dimore .  'Benché  vogliono  alcuni,che  la  roflez^a  ne  gli  amanti  ven-  Roflòrene 
gapiù  tofio  dalla  vergogna  ,quafecbe  l'animo  confzptuole  a  sé  di  [co-  S'1  Amati. 
star  fi  dalla  honeftà ,  quando  adi  piaceri  del  corpo  attende  &  quelli  defe- 
derà folamente  ,  voglia  nafeonderfe  5  e  perciò  come  che  cuopra  con  vn  co» 
lorito  velo  quella  parte>oue  eipiàfi  mostra  ,  f par  gè  la  faccia  di  rojfore , 
ma  beniffimo  pare  a  mecche  [copri  ilpotere,&  la  natura  di  dimore, quel 
Toeta ,  ò  altri  che  fef offe ,  il  quale  in  vn  fornito  va  di  frinendo  che  cofa 
eglifefìa  ,  in  fine  concludendo ,  che  egli  é  impofjibile  di  cauarne  la  vera 
interpretatione .  llfonetto  per  ejfer  artcficiofofè  vago  mifpinge  a  por- 
lo qui  fitto,  (5  dice  così . 

*4mor  è  vn  non  so  che ,  vìen  non  sh  d'onde  ; 

LMandollo  non  so  chi ,  non  so  in  che  modo , 

T^acque  non  so  dir  come ,  ò  con  qual  frodo , 

Ter  sé  sleffo  è  confufi ,  e  altri  confonde . 
Quìuì  fi  pafee ,  e  fi  nodrifee  a  Itronde  > 

Vtue  non  so  di  the,  non  pretta  lodo , 

S i  gloria  nel  dolor ,  n  m  ha  in  (e  modo, 

T^è  so  come  hor  fifeopre ,  ha  fi  nufeonde . 
Ferifce  non  so  come  in  me^ro  licore, 

Nj  ferita ,  nèfegno  ,  0 fan gue  appare , 

L'I  ferito  da  lui  vml  n  io  hiore . 
CqIcqt  non  con  la  lingua  fa  parlar  e , 

E  tace 


37^  Imagìni  de  f  Del 

E  tace  dentro,  &ponfilentiofuore  ; 
Hor  chi  sa  queilopaigo  interpretare . 

Le  parti  poi  di  Cupido  con  tutti  i  fuoi  arnefi  fono  così  interpretate  da 
Servio,  là  doue  Virgilio  fa ,  che  Venere  lo  prega  a  trasformar^  in  lAfca- 
e     r  •       nioyquandobà  da  cfjere  condotto  a  TJidone.  ^Dìpingefi  dimore  fanciul- 
li Amore.  ^°  >  perche  non  è  altro ,  che  vn  pa^pp  dcjidcrio ,  mentre  che  alla  libidine 
folamente  è  intento;perche  il  ragionare  de  g  li  innamorati  così  è  moz  ?o , 
Virgilio.    &  imperfettoycome  quello  de' fanciulli ,  la  quale  cofa  moflra  Virgilio  in 
Didone ^quando  dice  > 

Incomincia  talbor'a  ragionare , 

E  nel  mezj)  del  dir ,  Uffa ,  sxarrefla .' 

Ha  poi  l'ali  per  mo  tir  are  la  leggierc^a  degli  amanti  prefìi  a  mu* 
tarfi  di  volere ,  come  nella  medefima  Didone  fi  può  vedere ,  la  quale  ap- 
pie fo  di  Virgilio  pur' anche  penfa  di  dare  morte  a  colui,  che  prima  ama- 

Teremio .  ua  cotanto.  E  Terentio  beni/fimo  mofìrb  la  poca  fermerà  de  gl'innamo- 
rati,quando  difse;Quefti  mali  tutti  fono  in  dimore  jngiurie,fcfpettiy  ini- 

Petrarca.  ifticitie,tregua,guerra,e  pace  anco  poi .  Onde  il  Tetrarca,  pofeia  che  ha 
raccontati  varijte  diuerfi  affetti  amor  ofitcosì  conclude , 

fnfomma  so ,  come  è  incollante ,  e  vagat 
Timida ,  ardita  vita  degli  amanti , 
Che  poco  dolce  molto  amaro  appaga . 

Torta  *Amore  le  faette}ouero  perche  quefle parimente fono  veloci ,  né 
fempre  vanno  a  ferire  ,  ouefono  indurate  ,  come  habbiamo  detto  de 
gl'innamorati  ,  che  fono  prejìiffimi  a  mutarfi  di  volere  ,  né  fempre 
ponnoarriuare,  a  quello^cbe  più  bramauanoyouer amente ,per che  come  el- 
le fono  acute ,  e  pungono  ,  cosile  punture  della  confeienza  dopò  l'hauere 
peccato ,  ci  trafiggono  fan  imo ,  che  dopò  il  fatto  conofee  di  batter  operato 
male.  0  put e  s'intende  per le  faetted' '.Amore la  preflezjzji  ,  con  ch'e- 
gli feende  nel  cuore  de'  mortali .  Ter  cloche  ad  vnu  fguardo  folamente , 
fen\a  quafi  auerdefene ,  refia  l'huomo  talhota  tanto  accefo  dalla  bellez- 
Xa  altrui ,  che  gli  pare  efiere  già  tutto  di  fuoco .  La  quale  cofa,credo  io , 
(he  vokffe  moftrare  colui  ,  che  fece  Cupido  con  il  fulmine  in  mano ,  che 
non  fi  sa  chi  efojje  ,  comeferiue  Tlinio ,  che  loportaua  Alcibiade  nello 
fcudot&  un  tale  n'era  parimente  in  T^oma  nella  Curia  dì  QttauiaM  qua- 
le 


De  &M  Antichi. 


Ì17 


Imaginì  d '*Amore  fgnificanti  lì  vari/  effetti  &  po- 
ten%a  d'amore  guaine  cuori' nobili  f£Ì  gè  nt  di  facilmen- 
te ha  luogo  &  li  duri&  ofiìmtifpezjw  &  rompe ,  di- 
nota ancora  quanto  facilmente  ci  la/c lamo  ade/care  da 
gl'affetti  lafcim  &  libidinofì  muffirne  ingìouentu. 


rBbù 


37S  Imagitìi  dei  bei 

le  diceutinc  alcuni  ,cbe  fu  fatto  per  <^Alcibìade,pofcia  ch'egli  così  lopor* 

tana  nello  feudo, volendo  in  quel  modo  moftrare  la  bellezza  di  lui ,  che  fu 

beUiffimo,qitafi  che  come  Gioue,di  cui  è  proprio  ti  fulmine,  è  il  maggiore 

di  tutti  gli  altri  Dei  ,  così  di  belle'^za  andaffe  Jopl'a  a  tutti  gli  altri  di 

Forza  ci  gYan  lunga.CMafipuò  dire  èiihcrà*  ."forfè  meglia&be  à  colui  fiaparu- 

Amore,     tocche  vna  face non moftrì intieramente  la  for^a  dello  amorofo  ardore^ 

the  perciò  pò  fé  in  mano  a  Cupido  il  fulmine,  conciofia  che  quefto  nonfolo 

arde  le  coj ee ,che  facilmente  abb?uciano,ma  quelle  anchorafubiro  incende, 

alle  quali  altro  fuoco  non  così  tcfto  sì  attaccherebbe, rompe,  efpre-^a  ciò 

che  troua,cht  fé  gli  opponga,^ -fa  pure  quanto  voglia  faldo ,  e  duro,  & 

penetra  con  mirabile  prejie^a  in  ogniluoco.  Le  quali  cofe  molto  bene  fi 

confanno  alla  forila  di  <Amore,il  quale  in  gentil  cor  ratto  s'appiglia,e  gli 

duri,  <&  opinati  rompe,efpe'^7saie  con  m  ir  abile  prefìeiga  ouunque  vuo- 

Properno.  \t  penetra->come  dice  Tropertioin  vna  Elegia,  nella  quale  ei  dipinge Ì4- 

Bemuieni  more>fatia &<*  volgare  da  Girolamo  Beniuieni  in  ter^a  rima,et  è  quejìa. 

T^onfuf  attuo  parer  mar auiglio fé 

Le  man  di  quel ,  ch'in  giouenil  figura , 
Qualunque  e'foffe ,  ^Amor  piangendo pofe  ? 

Quelli  de  ciechi  amanti  la  natura. 

Conobbe ,  e  come  fuor  d'ogni  ragione 
Ter  don  lor  primi  ben  per  leggìer  cura. 

CN(è  baiali  à  gli  homerfuoì  fen^a  cagione 
"  ';  Che  da  queslo ,  e  quel  cor  lo  fan  volare, 
"Perde  quelle  alme ,  in  cuifuo nido  pone, 

Uitcntreper  queflo  tempejìofo  mare 
Corron ,  dall'onde  alterne  ributtate 
Son  così ,  che  giamaifipon  fermare* 

Varco fuo  incuruo  >e  le  faette  h amate , 

Che  da  gli  homerifuoi  fofiefe  pendono , 
Ond'egli  bàfempre  lefue  mani  armate . 

Certo  nuli' altro  a*  noflri  occhi  pretendono , 

Se  non  che  pria ,  ch'alcun  di  lor  s'accorga , 
Dal  nouofcojfe  in  mez^o  al  cor Jm  fendono . 

Trouo 


De  gli  Antichi.  579 

Tr w Cupido  alle  volte  antimo,  fatto  in  altra  guifa ,  che  con  l'arco , 
cornee  appnffo  di  Taufania ,  il  quale fcrìuendo  di  Corinto  dice ,  che  qui- 
uifopra  il  tempio  di  Efculapio  in  certa  cappelletta  tonda  di  bianco  mar- 
mo era  Cupido  >  fatto  da  Taufia  dipintore  7cbe  haueua gettato  l'i» co ,  & 
lefaette ,  C3  teneua  vna  lira  in  mano  .  Et  il  medefimo  ragionando  del- 
l\Acbaia  dice ,  che  in  Egira  Città  di  quel  paefe  era  certo  piccolo  tempio ,. 
oue  ei  vide  Cupido Jiared  lato  alla  Fortuna ,  volendo  mostrare ,  che  que-  Cupido 
Sìa  anchora  nelle  cofe  d'amore  può  affai  :  bendi  egli  da  sé  tanto  poffa  »  con  la  Tot 
che  vince  tutte  le  più  opinate  voglie,  fpe\?a  ogni  indurato  cuore ,  e  gli  tuna . 
animi  più  fuperbi ,  e  più  feroci  fa  diuentare  humili ,  &  manfueti  in  mo- 
doycbe  volontieri  poi  porgono  le  mani  a  gli  amoro  fi  lacci .  E  que/io  for- 
fè volle  moflrare  \^Àrchefilao  laudato  perciò  daVarrone  affai  ,  come 
fcriueTlinio}bencbe  dicono  alcuni ,  che  lo  laudò  non  per  queflot  ma  per 
labellaarte,  eperlograngiudiciotch'eimoftrònella  fcultura,  quando 
djvnfolope^o  di  marmo  fece  vna  Leonia ,  con  la  quale  fcher^auano 
i pargoletti  Jlmori/3  di  loro  alcuni  la  teneuano  legata ,  alcuni  le  porge- 
uano  vn  corno ,  &  voleuano ,  ch'ella  vi  beeffe  dentro ,  e  la  sfor^auano  a 
farlo  ,&  alcuni  altri  mofirauano  di  volerla  cacciare .  Tra  tutti  gli  ani* 
mali  il  Lione  è  ferociffimo ,  ma  dicono  poi ,  che  la  Leonia  è  di  più  feroce 
animo  ancora ,  e  più  crudele  affai ,  &  perciò  quefla  fece  ^Archefilao  per 
efprimere  meglio  la  for^a  de  gli  affetti  amorofì.  Li  quali  furono  molto 
bene  ambo  moftratida'Toeti ,  quando  finfero  CAiarte  slarfenefolla^ 
%ando  in  braccio  à  Venere  ,  la  imagine  della  quale  infieme  con  quella 
delle  (jratie  t  e  delle  bore ,  che  andauano  con  cofleifempre  ,  aggiunge- 
rò à  quefla  di  Cupido ,  accioebe  non  fa  il  figlio  ferina  la  madre ,  &  bah- 
Ina.  la  madre  così  tra  quefie  mie  ìmagmi  che  l'accompagni ,  come  hebbe 
c:pprefjo  de  gli  antichi .  ^Adunque  perche  tanto  può  dimore  ,  fu  detto 
vincere  tutto ,  come  che  nu'doaltro  à  lui  fia  pare  difor^a ,  ?  finfero  perciò 
Icfaude,  eh' ci  vincefkgià  puf  anche  il  Dio  Van ,  che  l'haueua  prouoca- 
to  prima .  Il  che  tirato  alle  cofe  naturali ,fìghifìcatcbe  la  natura  vniuer-  -,  . , 
fale  fautrice  di  tutto  mostrata  per  lo  'Dio  Tan  ,  quando  cominciò  da  vincitcr« 
principio  ad  operare  >  cominciò  parimente  à  dilettai fi  di  quelle  cofe ,  che  di  Pan . 
faceua ,  efeguitandopoi  quaft  invaghita  di  quelle ,  ha  cercato  fempre ,  e 
tuttauia  cerca  di  adornarle  pia ,  ch'ella  può .  Ter  la  dilettutione  dunque , 
che  prende  la  T^atura  delle  cofe  da  sé fatte,venne  come  à  prouocare  v_x/- 
more-.il  quale  potè  tanto  più  di  lei7cbefe  la  fece  foggnta  in  modoyctìdla 
fa  folamente  quanto  piace  à  lui.  'Dachenafce  la  concordia  de  gli  Ele- 
menti tra  loro  diuerfi  alla  generatane  delle  cofe .  E  le  anime ,  come  vo- 
gliono i  Tlatonicijfcendono parimente  per  jL  more  dì  Cielo  qua  giù  né'cor- 

Bbb     z         pi 


tsc5         t  Indagini  desi £5 d 

pi  mortali,  hantnfo  già  pei  lui  contratto  cena  affittone,  &  àefiàerhàì 
e  -  ^>,\,uuno  pei  incielo ,  quando  jpogliatefi  intuito  l'amo* 

re  terreno  ,  [uvolgcno  ad  amare  le  cofe  cele jti  folamente .  Et  perche 
tlìjfcro  fii  confideratori  delle  coft  del  Cielo,  che  vi  erano  due  porte ,  per  le 
quali  puf]  aliano  le  anime  human  e  [tendendo  di  cielo  in  terra,e  ritornando 
di  terra  al  cielo ,  0?  era  detta  quejìa  de  gli  TJei ,  quella  deglìhuomini  : 
volena.  Qifeo,che  dimore  ttneffe  le  chiaui  di  quejìe  porte ,  sì  r.he  non  vi  fi 
potè  (fé  pagare  fenica  lui  &  peni  ò  chi  lo  dipingere  ancho  con  le  chiaui  in 
wanoypotnbbi  vendere  la  ragione, perche  casi  l'uauefse  fatto.  CManon 
è  flato  dimore  di  tanto  potere  peròfempre ,  che  altri  non  habhia  potuto 
più  di  luì  ancora  alcuna  volta ,come  jlufonìo  mojtra  in  certa  fuafittione, 
la  quale  io  Vèglio  porre  folo  per  dai e  con  gli  feberni,  coi  tormenti,  e  con 
la  croce  di  *A  more  fi  ne  allafua  imagine,  vendicatomi à  queflo  modo ,  poi 
che  altro  non  gli  pof so  far  e, di  mille  ingiurie, eh' egli  mi  ha  già  fattele  mi 
fa  tutto  dì .  Ter  che  non  è  poca  la  vendetta,che  fi  piglia  di  chi  fa  male*, 
raccontare  le  penefue ,  &  ifuoi  difpregi ,  &pare  che  confoli  affai  ricor- 
dar finche  quelli  parimente  ftano  flati  in  gramjjìmi  pericoli,  lì  quali  furo- 
no già, e  tuttauiafono  cagione  altrui  dìpenofa  vita .  Fa  dunque  <Aufo* 
nioyche  Cupido  non  fé  ne  auuedendo  vola  fé  là.doue  Hanno  quelle  anime , 
Amor  tot  le  quali  per  lAmore  rfeircnodi  quefta  vita  miferamente,  e  che  pigliato 
mentato.  da  lorofoffe  legatole  pojìo  come  in  croce  fopra  vnalto  mirto,  e  mentre  che 
quefte  li  propongono  dìuer fi  tormenti  ,y  iene  Venere,  la  quale  non  fola- 
mente  non  cerca  di  mitigare  le  adirate  alme  contrafuo  figlio,,  ma  fi  mo- 
flra  adirata  anch' efja  contra  di  tubefatte  alcune  sferre  di  rofe ,  e  di  fiorì 
lo  batte  stranamente  si  ;  che  moue  quelle  à pietà ,  le  quali  la  pregano  a 
perdonargli,  &  effe  parimente  gli  perdonano ,  e  lofciogliono  laf dandolo 
andare  ,xofa  che  non  hauereigià  fatta  io  :  ma  poi  che  tutte  erano  donne 
quelle,che  lo  figliarono ,  altro  non  fé  ne  poteua  afpettare .  La  cofa  è  nel 
Latino  5  molto  bella  ,  non  so  che  fa  di  lei  nel  volgare:  ma  chi  sa  Latino , 
leggala  nella  fud  linguale  chi  non  fi  contenti  di  quefla,cb'io  ho  ridotta  al 
volgare  per  bora,  fin  che  venga  ehi  la  ritiri  in  miglior  forma , 

3>{e  ì  mefli  campi,  doue  i  verdi  Unirti 

Fanno  la  felua  ombrofa  >  ch'ira  fé  chiude 
Gl'innamorati ,  &  in  felici  f pini , 
Zran  l'alme ,  ch'in  sèfur  empie ,  e  crude 

Ver  troppo  amar  altrui  ,ft  ch'anni  tempo 
%  'De  lafpoglia  mortai  rejìaro  ignude . 

Bla 


De  gli  Antichi.  3S1 

M  la  memoria  del  pacato  tempo 

I{inouando  moììraua  ciascheduna 

(ome  c\  perche  morì  così  per  tempo 
Uà  la  gran  felua  poca  lucere  bruna , 

(ome  talhorsch'ofcuro  uel  nafconde 

lA  noi  la  bianca  faccia  della  Luna* 
Taciti  Lachi ,  che  le  torbide  onde 

T^on  mojìran  mai>c  fiumi  lentie  cheti , 

Cheftretti  van  tra  le  fiorite  fponde . 
Vaer  caliginoso  par  che  vieti 

Ogni  allegrezza  à  i  fiori ,  che  jon  quìui, 

Sì  ch'vnqua  non  fi  ponno  mostrar  lieti  ; 
l  quali  furon,mentre  ch'eran  viui, 

Ciouani  tutti  di  fomma  bellezza , 

Che  ne  refiar  mijer amente  priui . 
7{jrcijJo,c'hà  di  si  tanta  vagherà. 

Ter  che  ft  crede  vn 'altro ,  e'I  bel  Hiacinto  > 

(hi  morte  dà  chi  pia  l'ama,  &  appresa . 
Croco  da  l'aurea  chioma^iace  vinto 

Da  fdegno  sì ,  che  dando  fi  nel  petto 

Lajcia  il  terren  del  /angue  fuo  dipinto, 
Jldone^chegià  tante  volte  sìretto 

Da  la  madre  d'amor  fu  nel  bel  feno 

Cogliendone  piaceuole  diletto, 
Et  bora  fatto  fior  orna  il  terreno 

1)i  por  por  eo  color  con  altri  affai , 

Ond'è  di  varijfior  quel  luoco  pieno» 
E  rimembrando  igià  pacati  guai , 

Le  lacrime  jfofpirj  mefti  amori, 

1  dolorofi  accentile  i  trisli  lai , 
Fjnouano  con  quelli  anco  i  dolori , 

C  hanno  fentiti  alVvltima  partita, 

Quando  lafciar  morendo  i  primi  ardori . 
Tra  quejli,e  le  verdi  herbe}ond'è  gradita 

La  denfa  felua,van  le  donne  antiche  , 

Ch'amar  mìferamente  in  quefla  vita. 
T.  fanno  prona  allhor  quanto  nìmiche 

tA  sèflejje  furgià ,  mentre  che  furo 

+4  le  voglie  d'amor  già  troppo  amiche* 

Mojira 


2$  z  Imagini  de  i  Dei 

Mofira  piangendo  Seme  le ,  a  che  duro 
Tarino  fofìe  quando  fulminata 
^Produffe  al  mondo  il  parto  non  maturo  • 

E  vorrebbe  poter  non  effer  Hata 

(ompiacciuta  di  quel ,  che  cbiefe  à  (jioue 
K^ilbor  che  da  giunone  fu  ingannatala* 

Onde  fi  f cuote ,  e  con  la  mano  moue 

Speffo  la  vejìe ,  e  faffi  vento ,  e  finge 
Che  la  fulminea  fiamma  fi  rinoue . 

Ira ,  dif degno ,  egraue  duolo  aftringe 
Cenidapoi  che  f emina  Rivede 
*Dinuouo,  e  in  vijo  l'animo  dipinge, 

Trocri  vicina  à  morie  in  terra  fiede , 

Le  piaghe  acciuga ,  &  al  fuo  feritore 
Sema  pur* anco  l'amorofa  fede , 

Col  lume  in  mano  vinta  dal  dolore , 

Salta  nel  mar  la  giouane  di  Se/io , 
Oue  affogato  vede  il  fuo  amatore. 

*ì<lè  di  lei  moslra  hauere  il  pie  menpreflo 
Sapho  àfalire  fopra  ildurofaffo 
Tergittarfi  ne  l'onde ,  e'I  dishonefh 

xAmor^ch' infamo  Creta ,  à  lento paffo 
\Andar  fa  l'infelice ,  che  fi  duole 
Chefifia  pofìo  il  cor  fuo  così  baffo  , 

E  mostra  vn  bianco  Toro ,  e  dopò  vuole, 

Che  non  men  del  fuo  errorfi  vegga  quello  » 
Che  per  ^Amor'han  fatto  le  figliuole , 

Ter  le  quali  re  fio  morto  il  fratello 

<I)a  chi  lafciò  di  lor  l'altra  fui  lito  j 
Efeco  traffe  l'altra ,  che  del  bello 

Hippolito  hebbe  il  cor  già  sì  inuaghito  j 

OWa  non  potendo  poi  trarlo  a  fue  voglie  y 
Tanto  l'odiò ,  quanto  l'hauea  gradito. 

Tar  che  Laodamia  s'allegri ,  e  doglie 
cDc'falfi  fogni ,  né  dopò  la  morte 
'Del  fuo  Trote filao  più  viuer  voglie  : 

Et  altre  poi ,  le  quai  con  braccio  forte 
L'infelici  alme  trajfero  de  i  petti , 
CWoJìrano  i  duri  ferri ,  onde,  fon  mortz* , 


Tisbe 


/ 


De  gli  Antichi.  3$$ 

Tisbt  quel  del  fuo  fpofo ,  i  cui  diletti 

K^dmoroji  da  forte  troppo  fera , 

Quando  mcnfi  douea ,  furo  intercetti 
Canace  ibebbe  dal  fratello ,  &  era 

De  l'hojpite  quell'altro ,  tbauea  T>ido , 

Cbegid  no'  lafcia  acciò ,  cb'clia  ne  pera . 
E  com'hà  detto  già  il  publico  grido , 

Quiui  rnoftra  la  Lunario'  ella  fttffo 

D  Enditnion  fcefe  a  l'a-mato  nido . 
Tìà  di  m  Me  a!tr-:  poi  vernano  appreso  % 

UUofìrando  ciafebeduaa  qud>  c'baueua 

Già  per  L^ftnor  contra  di  si  commcjfo  • 
E  mentre  che  ciafeuna  fi  ddeua 

De'fuoi  antichi  danni  dolcemente , 

Cbt'l  lamentar  fi  in  parte  il  duol  rileua  . 
Ecco  che  vien'ìnauedutamente 

battendo  l'ali  per  là fei.ua  ombro  fa 

tAmor  tra  quefia  addolorata  gente . 
La  qual ,  benché  fra  quaji  comeafeofa 

L'ardente  face ,  e  la  faretra  d'oro 

Varco ,  e  li/irai  per  l'aria  nebulofa. 
Lo  riconojce  nondimeno ,  e  foro 

Subito  quelle  donne  tutte  infieme 

Ter  tenere  il  commun  nemico  loro . 
Quinaria  humida  yegraue  così  preme 

L'alighe  l  miferello ,  che  fi  sfor-^a 

Tur  di  fuggir  ,edei  nimici  teme, 
In  vano  s'affatica ,  e  fi  rinforza 

L'impeto  f eminile  in  modo  tale , 

Che  vinto  fé  ne  refta  in  altrui  for^cLj . 
Ern  ne  la  gran  felua  vn  CMirto  ,  quale 

Era  il  tormento  di  chi  fojfe  flato 

Ingiuilamente  altrui  cagion  di  male . 
One  già  da  Troferpina  legato 

x^ddonefu  punito  dell' hauere 

Ter  Venere  l'amor  di  lei  Jpre^ato. 
oi  Qucflo  vengon  tutte  lefeuerey 

E  mefìe  donne ,  e  con  lor  tranno  dimore , 

Qual  fanno  a  l'alto  tronco  fosienere* 

Olì 


3  $4  Imaglni'deiDei 

Gli  barino  legati  e  mani ,  e  piedi  e  fuor  e 

D'ogni  vfo  di  pietà  cercan  di  fare  # 

J^el  mi/ero  contento  il  lor  furore . 

Vaccufan  tutte ,  né  pero  trovare 

Sanno  giù  Sìa  cagion  di  dargli  pena , 
Ma  giurìa  fan ,  cbefia  quanto  lor  pare* 

Ond'eifi  ferite  andar  per  ogni  vena 

Vn  timor  freddi ,  che  l'agghiaccia ,  e  tur  fa 
Il  me/lo  duol  la  faccia  già  ferena , 

Voi  che  fi  vede  in  mano  à  l'empia  turba , 
La  qual'incolpa  lui  de  i  propri  errori , 
Et  ogni  legge ,  &  ordine  conturba . 

{.yflui  ciafeuna  improuera  i  dolori 

*De  la  pajlata  morte ,  e  poi  gli  dice , 
(om'ìogìà ,  così  voglio ,  c'hor  tu  mori. 

Epenfano  di  far  lieto ,  e  felice 

Tutte  lo  flato  lor,  fé  fan  vendetta 
Di  lui ,  come  lor  par  ,fe  ben  non  lice . 

Vero  moftrano  quel ,  ond' intercetta 

Fa  lor  la  vita ,  e  nel  medefmo  modo 
Che  fi  tormenti  *Amor  ciajcuna  affretta, 

'Torta  quefìo  vn  coltello ,  e  grida  i'iodo  , 

Chefia  queslo  ad  *Amor  tormento ,  e  morte, 
Quella  moslra  d'vn  laccio  il  Jaldo  nodo . 

Quella  altra  par ,  ch'affai  fi  ricon forte 

Mqfìrando  i  caui  fiumi,  perche  fpera 
Veder' in  altrui  l'vltima  fua  forte . 

£bi  Verte  rupi ,  chi  l'irata ,  e  fera 

Onda  del  mar ,  chi  moslra  il  mar  quieto , 
Secondo  che  più  brama ,  cb'*A  morpera . 

alcuna  dice ,  bora  farò  pur  lieto 

il  mio  cor  con  la  morte  di  queflo  empii) , 
Se  la  vendetta  a  mefleffa  non  vieto . 

Quefle  fiamme  faranno  il  crudo  feempio, 
E  fcuotendo  l'ardenti  fiamme  vuole , 
Ch'amor  del  fuo  morir fia  nuouo  efìempi*. 

iJMìrrba  feoprendo  la  matura  prole 

Squarcia  il  bel  ventre,e  piglia  poi  con  mano 
le  lacrime  >  onde  mefiaanchor  fi  duole* 


ZqueU 


■  De  gfi  Antichi.  385 

£  quelle  arditamente  di  lontano 

Verfo  lui  J piega ,  che  di  sèpauenta, 
Vendendoci  a  partito  troppo  firano . 
^Alcuna  di  fchernirlo  fi  contenta , 

Mojìr andò  perdonargli^  che  quell'ira 

C'bebbe  già  contra  lui  tutta  fta  [penta  • 
Ma  lo  fcberno  è  ben  taly  che  ne  fofpira 

iunior  non  men ,  che  s'afpettaffe  morte  , 

Ver  che  graue  tormento  [eco  tira , 
Cbà  da  far  vno  Hil  pungente ,e  forte 

Spicciar  fuor  de  le  membra  delicate 

Il  f angue  >cbe  le  rofe  hebberoin  forte, 
Ouer  amente  cbefiano  infiammate 

Con  lumi  acceft  quelle  belle  parte, 

Onde  fon  le  perfone  generate . 
La  bella  Citberea ,  ch'era  in  difparte , 

Quando  intende  del  figlio ,  lieta  vuole 

^inch'ejja  bauer  ne'fuoi  tormenti  parte 
*/f  luì  fubito  vien ,  né  come  fuole 

Tiaceuol  parlayma  turbata  in  vifid 

Gli  accrefce  duolo ,  e  tema  con  parole  > 
Chiamandolo  cagion  d'ogni  fua  trifta 

Fama ,  e  li  grida ,  ahi  federato  fai 

'Ben  turche  per  tefol  biafmo  s'acquifta. 
Toiglì  improuera  quanto  fece  mai , 

Gli  adulterij  di  Martet  chefeoperfe 

jL  l  Ciel  Febo  con  fuoi  lucidi  rai . 
Jl  membruto  Triapo ,  che  le  aperfe 

Il  ventre  con  figura  dishonefìat 

1>i  che  non  poco  f corno  già  fojferfe. 
VRermafrodito ,  il  cui  nome  anco  refla 

*A  chi  d-buomo,edi  donna  babbia  l'infegna, 

^  ver  amente  fta  poi  quel ,  né  quefia. 
L'empio  £riceydel  qual'ellafi  degna 

Ter  la  fua  crudeltade ,  e  e' babbia  fatto , 

Cb'afiar  con  buom  mortai  più  uolte  vegna. 
?$è  del  dir  fi  contenta ,  ma  con  atto 

Di  chi  gafìigar  voglia  il  proprio  errore 

Jn  colui ,  eh' ad  errar  già  l' babbia  tratto. 

C^  e  l[acco- 


386  Imagini dei  Del. 

Raccoglie  infume  vno ,  &  vn' altro  fiore 
E  le  vermiglie  rofe ,  con  le  quali 
Toi  batte  il  meJìose /confo lato  dimore , 

E  tanto  gli  ne  dà,cbe  de'fuoi  mali 
Quelle  donne  diuenneropietofe, 
Che  pria  gli  minacciar  pene  mortali . 

Terò  la  pregar  tanto ,  cbedepofe 

Za  bella  madre  l'ira ,e  il  grane  fdegno, 
Che  mal  contra  il  figlimi  già  la  difpofe . 

JE  cìafcbeduna  dice  efiere  indegno 

*A  mor  di  tante  pene ,  e  che  per  hi 
Islongiunfe  alcuna  mai  al  trifto  fegno  • 

Didarft  morte,ma  che  furo  i  fui 
Fati  cagion  del  miferabil  fine , 
Che  deflinar  così^differ^di  nuì. 

Tlacata  dunque  Vener  le  mefchine 

'Donne  ringratia  delpietofo  offtio; 
Toi /doglie  il  figlio  con  le  man  diuine* 

Quel  già  fìcuro  dal  crudele  efitio , 

Che  gli  /u  appareccbiatOyviafen'vola  • 
Così  fo/s*  egli  andato  inprecipitio , 

Tfè  pia  di  lui  s'vdifie  mai  parola. 


VENERE 


De  gli  Antichi.  387 

VENERE. 

\\1M<A  chedifegnare  la  imagi  ne  di  Venere  voglio 
fare  vno  fichi^o  della  natura  fina.,  perche  farà  di  non 
pocogiouamento  a  riconoficere  la  ragione  eli  diuerfe  co- 
fe,che  in  quella  dirò  pei  .    Fi*  dunque  Venere ,  fecon- 
do lefauole,la  cDca  della  libidine  >e  della  lafciuia,come  Dea  della 
elvella  mandajje  nel  cuore  de  i  mortali  i  libidinoft  de-  libidine . 
fiderij  ,  e  gli  appetiti  laficiui  ,  e  che  à  quefiì  con  l'aiuto  fuo  fi  defìe 
il  desiderato  compimento  .  Onde  la  fecero  madre  di  dimore  ,  perche 
non  pare,  che  fi  congiunga  quafimai  huomo ,  e  donna  ìnfiieme  ,  feque- 
fio  non  v'intrauiene  :    &  à  coflei  dettero  parimente  gli  antichi  ,  ul- 
tra Himeneo ,  e  Giunone ,  la  cura  delle  noT^^e,  percioche  quefleft  fan- 
no j  accioche  ne  feguiti  il  carnale  congiungimento,  onde  ne  habbia  da  fie- 
guitare  poi  la  getter at ione  de  i  figliuoli .  Fu  la  beitela  anchora  data  in 
guardia  à  Venere,sì  cfrella  poteffe  darla,e  torre  comepareua  a  lei,  tJMa  Vertere  fé- 
fecondo  le  cofe  della  natura  poi,  le  quali  fiotto  il  nome  di  quefta  Dea  ci  fio-  con<*o  1  na 
no  in  diuerfi  modi  figniftcate,ella  mofira  quella  virtù  occulta,per  la  qua- 
le gli  animali  tutti  fono  tirati  al  defiderio  di  generar  e. Onde  quelli, li  qua 
li  vogliono,  che  l'anima  bumana  di  Cielo  ficenda  ne  i  cor  pi  nostri ,  epafi-  ; 
fando  di  sfera  in  sfera  tragga  da  ciafeheduna  di  quelle  affetti  particolari, 
dicono,  che  da  Venere  ella  piglia  l'appetito  concupificibile  .che  la  moue  al 
la  libidine,  &  à  i  lafciui  defidcrij ,  e  fanno  ancora  alcuni ,  tirando  pure  le 
fauole  alle  cofe  naturali, che  Venere, Giunone, la  Luna,  Trofierpina,  T)ia- 
na,&  alcune  altre  filano  vna  1)ea  fòla,  ma  filano  tanti  i  nomi,  e  così  di- 
uerfi ,  perche  tante  fono  le  diuerfie  virtù ,  che  da  quella  vengono ,  come 
fi  vedrà  anchora  per  diuerfi  difegni,  della  fiua  imagine ,  cominciando  da, 
quello,che  rifetifice  il  fuo  primo  naficimento  -,  per  cloche  raccontano  te  fa- 
uole y  eh* ella  nacque  della  f puma  del  m*re ,  hauendoui  Saturno  gittato^1[cjmcn 
dentro  i  teslìcoli,ch'eì  tagliò  à  Celo  fuo  padre.  La  qual  cofia  hanno  efipo-  to  di  Vene 
fila  moltiyepiù  chiaramente  forfè  di  tutti  Leone  Hebreo  ne  i  fuoi  dialo- re* 
ghi  di  ^.mor  e. Volendo  dunque  gli  antichi  moflrare,che  Venere  fofje  na- 
ta del  mare,  la  dipingeuano  ,  che  ella  quindi  vfciua  fuori  slando  in  vna 
gran  conca  marina,giouane,e  bella,  quanto  era  poffibile  di  farla ,  e  tutta 
nuda  y  e  la  faceuano  anchora  ch'ella  fé  rìandaua  à  fiuv  diletto  nuotando 
pel  mare.  Onde  Ouidio  rifguar  dando  à  questo  la  fa  così  dire  à  Nettuno.      .. . 

Ccc     1  Et 


3%*  Imagini  de  i  Dei 

Et  ho  che  far*  anch'io  pur  qualche  co  fa 

-  Tra  quelle  onde  Jc  vero  è  ch'io  fia  fiata  —  - 
Ts^el  maggia  denfafpuma  ,  dalla  quale 
Ho  bauutoil  nome ,  eboggi  ancor  acerbo . 

Aphrodite      'Perche  uiphrodite  la  chiamarono  i  Greci  dalla  fpuma ,  la  quale effi 
Virgilio .    nominano  con  voce  da  quefio  poco  dirimile  .  Virgilio  parimente  fa , 
che  T^ettuno  così  rìfponde  a  lei ,  quando  ella  lo  prega  che  voglia  ac- 
quetare homai  la  tempesla  del  mare  ,  onde  ilfuo  figliuolo  Ènea  eragià 
tanto  trauagliato , 

Giuftiffimo  è  che  tu  ne'regnì  mìei 

Ti  fidi ,  ond'è  l'origine  tua  prima . 

Onde  fra  gli  altri  ftmulacri ,  che  furono  nel  tempio  di  Gioue  appref- 
fodegliEleiinGreciaìcomefcriuerPaufania,  ve  ne  fu  vno  di  Venere, 
che  forgendo  del  mare  era  raccolta  da  Cupido  .  <^Alcuna  volta  poi  fu 
Conca  ma  per  Venere  fatta  vna  beli [ffima  donna  con  vna  conca  marina  in  mano , 
à  Venere3  e  con  vm  SfiirUmda  di  rofe  in  capo  3  perche  le  rofe  fono  proprie  di  que- 
lla Dea*  come  dirò  poi  rendendone  la  ragione  ,  eia  conca  marina  mo- 
firafempre  >che  fia  Venere  nata  del  mare  ,  ò  in  mano  ch'ella  l'bab 
bla  t  o  pure  che  vifta  dentro  co  i  pie  .  'Benché  vogliono  alcuni  ,  che 
perche  la  conca  marina  nel  coito  tutta  s'apre ,  erutta  fi  mofira  y  fa  da- 
ta a  Venere  ,  per  dimofirare  quello  ,  che  nei  Venerei  congiungimen- 
ti fi  fa  »  e  nei  piaceri  amor ofi,  x/L  Ili  quali  ,bfia  perche  quella  parte 
dei  Cielo  ,  cuièfoggetta,cofivoleffe  ,  o  pure  e  bela  natura  de  gli  ba- 
stanti per  altro  fofie  tale  ,  pareua  che  l'I  fola  di Cipro  fojje  dedita  ol- 
ii'a  modo  ,  e  perciò  diceuano  quelli  diVapho  Città  di  quefia  Ifola ,  che 
•pfeendo  Venere  del  mare%apparue  prima  appreffo  di  Imo  ,  ondel'ado- 
rauano  con  grandifjima  riueren^a ,  ($  era  appo  co/loro  vn  tempio  dedica- 
to a  lei,nel  quale  lafua  slatua  non  era  come  l'altre  fatta  configura  bu- 
tnanajna  certa  cofa  rotondale  larga  nel  fondo ,  che  verfo  la  cima  fi  veni- 
Cornelio  ua  flr^nS>en<^°  a  Poco  a  Poco  »  1>ella  quale  ,  come  riferifee  Cornelio  Ta- 
Taccito.    c't0  »  non  pare  ,  che  fi  fappia  alcuna  ragione .  Ture  io  mi  ricordo  di 
bauere  letto  ,  e  he  quesla  figura  rapprefenta  l'ombilico  del  corpo  buma- 
not  &  è  data  a  Venere,  perche  fi  crede,  che  la  libidine  alle  donne  fi ia  , 
G<       .     e  cominci  in  quefia  parte.  LMa quando  anco  quefio  foffe  vere,  che  dire- 
*  *ionio .     mo  f0i  delfìmnlacro  di  Gioue  Ammonio  ,  */  quale  in  certa  parte  di  E- 

gìtto 


De  gli  Antichi. 


577 


Tempio  di  Venere  in  Phafb  Città  di  Cipro  con  hieroglifico  lei 
&  fua  natura  dimoftrante,  carro  di  Venere  tirato  da  Cigni  &  da 
colombe  a  lei  facrati,con  la  fua  imagine  (opra  detto  carro  nuda 
con  le  tre  grafie  leco,  come  li  Salfoni  la  dipin^euanOjCon  tre  pò 
mi  d'oro  in  vna  mano,&  vna  palla  nell'altra,dimoftra  l'oro  far- 
ci via  alla  laiciuiajdinota  il  tutto  il  naturai  dcfiderio  carnale  per 
generare. 


.   39°  Imagini  de  i  Dei 

gitto  era  medefimamente  fatto  in  quesla  guifa ,  come  nella  fuaimagine 
fi  può  vedere  .  lo  voglio  credere  ,  che  qualche  miiler  io  conteneffe  in  fé 
quejla  figura ,  quale  non  vollero  dire  forfè  i primi ,  che  la  fecero  ,  ò  per 
dare  da  penfarui  fopra  quelli ,  che  veniuano  dopò  loro  ,  ò  perche  que- 
fiafufempre  la  opinione  de*  più  antichi  ,  che  ben  fatto  fojfe  nafconde- 
re  le  cofe  della  religione  ,  ò  mofìrarle  in  modo  ,  che  non  poteffero  ef~ 
fcr  conofciute  ,  fé  non  da  chi  vi  metteua  grande  fiudio  intorno  ,  & 
à  quelle  folamente  attendeua  ,  parendo  loro  ,  che  in  quello  mododo- 
ueffsro  efiere  più  rifguardate  affai  da  tutti  ,  &  battute  in  maggiore  ri* 
f petto  ,  come  ho  detto  altroue  .   Egli  fu  poi  dato  parimente  a  Vene- 
re come  a  gli  altri  Deivn  carro  ,  fopra  del  quale  oltre  alla  conca  ma- 
r'ma  ella  andaua  e  per  Varia  ,  e  per  lo  mare  ,  &  ouunque  pareua  à 
lei.  'Benché  Claudiano  ,  quando  la  finge  andare  alle  no^e  di  Hcno- 
vio ,  e  di<JMariayfa  che  Tritone  la  porti  fu  la  lubrica  fchiena  facendole 
.  ombra  con  l'albata  coda.  E  perche  ciafcun  'Dio  ha  animali  a  fé  prò- 
Cam  dati  pr{jtCfje  tirano  ilfuo  Carro tquel  di  Venere  è  tirato  da  candidarne  colom- 
be tcome  dice  ^Apuleio ,  perche  quejìi  vccellipiu  di  alcun  altro  paiono  ef- 
fere  conformi  a  lei  ,  e  fono  perciò  chiamati  anchora  gli  vccelli  di  Ve- 
nere ,  imperoche fono  oltra  modo  lafciui ,  né  è  tempo  alcuno  dell'armo , 
Còlomo&fnei  qUale  ijUano  infteme  :  e  dicefi ,  che  non  monta  mai  il  colombo  la 
Venere      co^om^a  »  che  non  la  baci  prima  ,  come  apunto  fanno  gì' innamora- 
Fauola  di''*  E  le  fattole  raccontano  >  che  fu  il  colombo  tanto  caro  a  Venere , 
Penderà .  perche  Terifìera  jqfnfagìa  molto  amata  da  lei  fu  mutata  in  queflo  vc- 
Elia.         cello.  Oltre  di  ciò  Eliano  moslra  ,  che  le  colombe  foffero  confecr  atea 
Venere  da  queflo  ,  che  in  Frice  monte  della- Sicilia  erano  celebrati  al- 
cuni dì  di  fefìa  j    li  quali  chiamauano  tutti  i  Siciliani  giorni  di  paf sag- 
gio ,  perche  diceuano ,  che  in  quejìi  Venere  pafiaua  nella  Libia  ,  e 
perciò  in  tutto  quel paef  e  non  fi  vedeua  allbora  pure  vna  colomba,  co- 
me che  tutte  foffero  andate  ad  accompagnare  la  'Dea  loro  .  *Da  indipoi 
anouedifene  vedeua  riuolare  vna  dal  mare  della  Libia  belliffima  5  e 
Anacreon  non  faita come l'altre  ,  marofia ,  come  dice  xAnacr eonte  ,  che  èVe- 
te.  nere  ,oue  ei  la  chiama  porporea ,  e  dietro  à  quesla  ne  veniuano  poi  le 

torme  delle  altre  colombe .  Onde  celebrauano  quelli  del  monte  Erice  al- 
Ihora  )  per  e  fere  quefle  già  ritornate  ,  li  giorni  del  ritorno ,  facendo 
quelli  che  erano  ricchi ,  belli  ,  e  copiofi  conuiuij  ,  come  riferifee  *A- 
Cigni  dati  theneo  .  Tirauano  etiandio  i  Cigni  il  carro  di  Venere  ,  che  Hora- 
à  Venere.  tìò,  Ouidio,eStatio  cosilo  mettono  , ofia penhe  quello  è  vccello  in- 
nocentiffimo  >  e  chea  ninno  fa  male,  ofia  pure  per  la  foauìtà  delfuo 
canto  ,  perche  alle  lafciue  ?  &  a  gli  amerofi  piaceri  pare  ,  che' l  canta 

gioui 


De  gli  Antichi.  sor 

gìeui  affai .  Fu  quefla  Dea  fatta  nuda  per  mostrare ,  come  vogliono  al-  ■ 
tuni^qucUo.a  che  fempre  ella  è  apparecchiata ,  che  fono  i  lafciui  abbrac-    « e" C1  c P" 
ciamenti,  e  perche  qucfli  godiamo  meglio  nudi  ,  che  vefiiti  ,  ouero 
perche  chi  va  dietro  fempre  a'  lafciui  piaceri ,  rimane  fpeffo  fpogliato ,  e 
priuo  di  ogni  bene  yperciocbe  perde  le  ricchezze  ,  che  fono  dal  e  lafciue 
donne  diuorate ^debilita  il  corpose  macchia  l'anima  di  tale  bruttura ,  che 
niente  le  refla  più  di  bello .  Ouer  aniente  fi  faceua  Venere  nuda  per  da- 
re a  conofeere  ,  che  i  furti  amorofi  non  ponno  (lare  occulti ,  e  fé  pure  vi 
flanno  qualche  poco  ,  fifeuoprono  anco  poi  ,  e  fpeffo  auuiene  ,  che  fi 
mojhinoallbora,chemenovifipenfaycfe  ne  dubita  meno.  Onde  od 
que'sìo  ,  ò  à  che  altro  bauefìe  mente  Graffitele  quel  nobile  [cultore, fece 
a  quelli  di  Guido  vna  Venere  tutta  nuda  di  marmo  bianchìffimo ,  tan- 
to bella  y  che  molti  nauigauano  in  Cipro  tratti  dal  defìderio  folo  di  ve- 
dere queflafìatua  ,  della  quale  fi  legge  5  che  fi  innamorò  vno  sì  fat- 
tamente ,  che  non  hauendo  rifguardo  a  perìcolo  alcuno  ,  né  ad  al* 
cun  male  >  che  gliene  poteffe  ìntrauenire ,  fi  nafeofe  vna  notte  nel  tem- 
pio yOue  ella  ftaua,  <££  abbraciandola  ,  stringendola ,  e  baciandola ,  e 
facendole  tutti  que  veT^i  ,  che  alle  più  delicate  giouani  fi  fanno  9  Stari,a  «il 
quando  fon  ben  care  ,  diede  compimento  al  fuo  defìderio  amorofo ,  don-  Y*cok>iit 
de  rimafe  poi  fempre  certa  macchia  in  vn  fianco  della  bella  ftatua .  Va 
nuotando  Venere  pel  mare  ,  dicono  ,  per  dare  ad  intendere  quan- 
to fia  amara  la  vita  de  gli  buomini  lafciui  ,  agitata  del  continuo  dal- 
le tempefiofe  onde  de'penfieri  incerti  ,  e  da  fpefsi  naufragi ,  che  fan- 
no idifegni loro  .  Leggefi  nelle  hiflorie  dei  Saffoni  ,  che  queflacDea  Hiftoriedi 
appo  loroflaua  dritta  fopra  vn  carro  tirato  da  due  Cigni ,  e  da  altrettan-  Sai  foni, 
te  Colombe  y  nuda ,  col  capo  cinto  di  mortine  ,   &  haueua  nel  petto  vna 
facella  ardente  ,  nella  mano  de lira  teneua  certa  palla  rotonda  in  for- 
ma del  mondo ,  e  nella  fini Jìr a  portaua  tre  pomi  d'oro ,  e  di  dietro  le  sla- 
ttano le  Grafie  tutte  tre  con  le  braccia  infieme  muiticebiate  :  come  ap- 
par  nel  fopra  notato  difegno  .  Quello  che  quefìa  imagine ,  0  ftatua  ligni- 
fichi y  non  farebbe  troppo  difficile  da  dire  :  ma  poi  che  il  Giraldo ,  che  la  Giraldo, 
7Ìferifce  ouefcriue  de  i  T>ei  de*  Gentili  ,  non  ne  ha  detto  altro ,  io  la- 
ccio >  che  fé  la  interpreti  ognuno  a  modo  fuo  .  Dirò  bene  che  fi  leg- 
ge del  CMirto  ycbefoffe  dato  a  Venere ,  perche  era  creduto  bauere  in  fé  M'"°  da" 
for^a  di  far nafeer e  amore  fra  le  pei Jone  >é  di  conferuarlo ,  E  Tlutar-  t0    cn 
£0  dice  y  che  è  pianta  figmficatrke  di  pace ,  donde  era  ,  che  appreffo 
de 'Romani,  quelli  >  lì  quali  menauano  certo  piccolo  trionfo,  per  hauer 
«vinto  ì  nemici  con  pochiffim a  faticha ,  efen^a  vccifioney  erano  coronati 
dì  mirto  9  .pianta  propria  di  Venere,  perche  ella  ha  in  odio  grande-* 

mente 


S9*  ImaginideiDei 

.  mente  la  violenta ,  le  guerre ,  e  le  difcordie  ;  &  altri  hanno  detto ,  che 
quello  fu  più  tofto ,  perche  il  mirto  felicemente  nafce ,  e  crefce  nelle  ma- 
remme ,  &  intorno  aititi  del  mare,  oue  habbiamo  già  detto  ,  che 
nacque  tenere  .  k^Alla  quale  furono  date  le  rofe  parimente  9  perche 
quefte  hanno  foaue  odore  ,  che  rapprefenta  lafoauità  de  i  piaceri  amo- 
roji  :  ouero  perche  come  le  rofe  fono  colorite  ,  emalageuolmènte  ftpof- 
Rofe  date  fono  cogliere  fen^afevtire  le  punture  delle  acute  /pine  ,  così  pare  >  che 
à  Venere .  la  libidine  feco  porti  il  farci  arroffire  ogni  volta  ,  che  della  brute^a 
di  quella  ci  ricordiamo  ,  onde  la  confcien'^a  de  i  già  commeffi  errori  ci 
punge ,  ed  trafigge  in  modo  ,  che  ne  fentiamo  grauiffimo  dolore  .  Ol- 
tre di  ciò  la  bellezza  della  rofayonde  porge  diletto  a'  riguardanti ,  du- 
ra breuiffimà  tempo  ,  e  tojlo  langue  ,  come  fanno  etiandio  gli  amo- 
refi  piaceri ,  e  pei  ciò  metteuano  in  capo  a  Venere  le  ghirlande  di  que- 
fte .  Le  quali  non  furono  però  fempre  colorite,  an^i  da  principio  era- 
Rofe  colo  no  tutte  Jjianche,  ma  furono  tinte  poi  del  fangue  di  quesìa  'Dea  vna  vol- 
tlK  '         ta ,  che  ella  correndo  per  dare  aiuto  all'  ornato  ^Sidone,  volendolo  vc- 
cidcre  CMarte  ,  che  nera  diuentato  gelofo ,  pofe  i  piedi  fopra  le  acute 
fpine  delle  bianche  rofe  ,e  ne  fu  punta  grauernente  ,  onde  il  fangue , 
che  ne  vfcì ,  fu  cagione ,  che  da  indi  in  poi  nafcejfero  le  rofe  colorite .  E 
benché  quello ,ch  'io  fono  bora  per  dire ,  poco  faccia  à  dipingere  V enere , 
nientedimeno ,  perche  mi  pare  effere  cofa  gratiofa,  e  diletteuole  ,  la 
Atheneo   dirò  come  la  racconta  K^dtheneo ,  dicendo  che  gli  antichi  di  qué'tempi 
furono  grandemente  dati  a  lafciui  piaceri,  onde  dedicarono  vn  tempio 
Nonella    à  Venere  ,  chiamandola  CaUipiga,  che  vuole  proprio  dire  ,  che  ha 
piaceucle  yeue  natiche ,  per  queHa  cagione .  Due  figliuole  di  vn  Contadino,  gio- 
uinettp  ,  belle  &  gratiofe ,  vennero  a  contefa  infieme ,  qual  di  loro  ha- 
ueffe più  belle  natiche,  ne  potendo  fi  accordare  infra  di  loro  ,  perche 
Veri  ere     non  voleua  l'vna  cedere ,  all'altra  ,fe  rìandarò  su  la  via  publica ,  e  tro- 
Càllipigx  uato  quiuivn  giouine  a  cafo  non  conofeiuto  da  alcuna  di  loro  ,  glifi 
mo  tirarono ,  acciò  ch'egli  ne  facefìe  giudicio  ,  promettendo  ciafchedu- 
na  di  ilare  a  quello ,  ch'ei  giudicale ,  II  giouine  guardata  molto  bene 
quella  parte ,  fopra  della  quale  era  nata  la  contefa  >  e  fattane  tra  se  dili- 
gente confideratione ,  giudicò ,  che  la  maggiore  haueffe  più  belle  nati- 
the  :  0  innamorato  perciò  fé  la  menò  a  cafa ,  oue  egli  haueua  vn  fratel- 
lo ,  cui  raccontò  il  fatto  eome  erapaffato .  *A  cojlui  venne  voglia  dì  ve- 
dere ciò  t  chefofie,&  andatofenelà ,  doue  gli  haueua  mojirato  il  fra- 
tello ,  trouò  l'altre  delle  dueforelle ,  che  fé  neftaua  tutta  mesla ,  perche 
fu  giudicata  hauer  men  belle  natiche  ,  le  quali  ei  fi  fece  mostrare,  e 
tanto  li  paruero  belle,  che  fé  ne  innamorò  fu  luto,  e  confortando  la  gio- 

uane 


De  gli  Antichi.  3Q? 

uane  fa  pYegò  a  slare  di  buona,  voglia  ,  che  baueJSe  così  beile  natiche , 
che  non  fojfepojfi bile  ,  che  altra  le  haueffe  pia  belle  ,  che  nebas.effe 
giudicato  fuo  fratello  ,  &  la  perfuafe  poi  ad  andarcene  con  lui  :  il  che 
ella  fece  volentieri'  ;  £f  cesi  i  due  fratelli  tolfero  per  moglie  le  due  fo- 
nile dalle  belle  natiche  ,  le  quali  in  breue  tempo  diuenmvo  molto  ric- 
che \nèft  legge  però  come  ,  ma  facilmente  Je  lo  può  da  sé  imaginare 
ogn'vno  ,  fj  fecero  vn  tempio  poi  à  Venere  chiamando  la  Callipiga  , 
che  noi  diremo  dalle  belle  natiche  ,  perche  tutta  labro  ventura  ven- 
ne da  quesiti  parte.  La  quale  fé  in  quelle  giuliani  fu  bella  ,  dama- 
ta ,  penfiogn 'vno>  che  habbia  qualche  poco  di giudicìo  ,  quale  doue- 
ua  ejfere  in  Venere  ,  che  in  tutto  il  corpo  fu  bellifjima  ,  come  la  dfferì- 
ue  molto  bene  ^Apuleio  ,  qua  mio  la  fi  rapprefentare  in  feena  dicendo ,  Apulegio. 
ch'ella  era  de  belliffimo  afpettote  di  colore foaue,  &  giocondo^  quaft  tilt- 
ta  nuda  mofiraua  interamente  la  fua  perfetta  bellezza  ,  percioche  non 
haueua  intorno  altro  ,  che  vn  fottiliffimo  velo  ,  il  quale  non  copri- 
uà  ,  ma  folamente  adombraua  quelle  b  Ale  par  ti  tanto  foaui  ,  le  qua- 
li ft  andò  con  effonafeofie  qui  fi  fempre  ,  auueniua  alle  volte  che  il  foa- 
ue  vento  leggiermente  fojjiandolo  al^aua  vn  poco  gonfiandolo ,  perche 
fi  vedeffe  il  belfiore  della  giouine^a  ,  e  talhora  lo  riflnngeua ,  &  ac- 
cojlaua  alle  belle  membra  in  modo  ,  che  quaft  più  non  appariua.  fi  bel 
corpo  tutto  era  bianco  ,  sì  che  facilmente  fipoteua  dire ,  che  fojfefcefo 
di  Cielo ,  &  il  fonile  velo  era  ceruleo ,  che  tale  è  il  colore  del  mare  ,  on- 
de vfcì  prima  quesla  Dea .  Dinanzi  gli  andauano  i  vei^ofi  >Amori  con 
ardente  facellette  in  mano,  come  era  la  vfan\a  de  li  antichi ,  che  cinque 
fanciulli  con  le  faci  acce  fé  in  mano  andauano  dinanzi  alla  nuouafpofi, 
la  prima,  volt  a  ,  che  alla  cafaandaua  dello fpofo  ,  &  dall'vn  lato  ha- 
ueua le  Gratie  dall'altro  lebelliffime  Hore,  le  quali  con  belle  ghirlande 
di  fiori  in  mille  vaghi  modi  pareuono  adornare  la  Dea  de  i piaceri.  Ouc- 
Sìo  è  il  ritratto3  che  fa  ^Apuleio  di  Venere ,  alla  quale  fanno  alcuni  altri , 
chevadino  dietro  le  Gratie  ,  oue  egli  gilde  mette  dall' vn  desiati  ,  & 
che  dall'vna  mano  poi  babbia  Cupido  ,&  Anterote  dall'altro  .  Hora- 
tio  cantando  di  U  i  la  fi  allegra,  &  ridente,  e  dice  che'l  (ji/ioco  che  jìgni-  Horatio. 
fica  f e  ber  %o  con  motti  allegri  ;  &  placatoli  ,  &  fu  da  gli  antichi  pu- 
re anco  fatto  in  forma  bumana  )  leva  volando  all'intorno  infieme  con 
(upido  .  Et  Homero  la  chiama  quaft  fempre  amatrice  del  lifo ,  perche  nomerò. 
il  rifo  è  fegno  di  allegrerà  ,  che  accompagna  la  lafciuia  .  Onde  fra 
le  antiche  raccolte  da  Tittro  Appiano  fi  troua  ,  che  fa  a  q;:: fio  prò-  Pietro  Ap 
pofitovn fanciullo  nudo  con  l'ali  ,  e  coronato  di  CMhto  ,  che  //e-Pian0, 
de  in  tara  ,  efuona  vna  Harpa ,  che  tiene  fra  le  gambe ,  &  ftà  ferii" 

Ddd  to 


*i>4 


Imagini  de  i  Dei 


# 


jfmagini  di  Venererai  Cufido>del giuoco  $J  del  Ca- 
pro, quali  Jìgnificano  la  generazione  3  ($f  l'imagine  della 
tefiitudine  hieroglifico  che  dinota  il  pericolo  delle  donne 
maritate  >e  farturienti  C^  qua  l  deue  ejjere  il  loro  offi- 
cio nella  cura  familiare  ftj  a  leuar  figliuoli^  il Ji 7 lentie 
cjfer  necejfario  alle  donne  /òpra  ogni  njirtu . 


Degli  Antichi.  395 

to  su  U  tefla  t  V  E  I^P  S ,  dinanzi  del  quale  ne  sia  vn' altro  fimìle  à 
lui  dritto  in  pie  re  lo  guarda  tenendo  con  ambe  le  mani  dijlefe  in  alto 
vna  di  due  treccie  >  in  capo  alle  quali  è  vn  bel  vifo  di  donna  ornato  di 
vn  panno  ,  che  difcende  già  fin  al  rne^jo  delle  treccie  :  [opra  que- 
fio  capo  è  ferino  :  lQCVS,e  [opra  il  fanciullo  ^CVl*  1  DO.  E 
come  che  da  Venere  venghino  non  meno  gli  boneih  penfieri,chelc  lafci- 
ue  voglie,  le  votarono  già  i  Etmani  pel  configlio  dei  libri  Sibillini  vn 
tempio  y  accioch'ella  riuoltajfe  gli  animi  delle  donne  loro  (  le  quali  ft 
erano  date  in  preda  alla  libidine  troppo  licentiofamente)  a  più  bone/le^ rerticof— 
voglie ,  &  la  chiamarono  Verticordia  poi ,  perche  voltò  i  cuori  di  quel-  *  " 
lelafciue } 'emine ,  come fcriue  Ouidio,a  pmhoncfia  vita  .  Et  fuque- 
fio  il  Tempio  forfè  ,  che  fece  CM arce  Ilo  ì  pofeia  ch'egli  hebbe  vin- 
ta la  Sicilia  ,  fuori  di  I{oma  quafi  vn  miglio ,  accioche  così  sleffeogni 
lafcìuia  lungi  dalle  Donne  %o  mane  ,  come  quello  era  lontano  dalle  mu- 
ra diploma,  i^sfl  quale  leggeft  >  che  andauano  le  giouinette  già  gran- 
di ad  offerire  certe  figurette  fatte  ò  diftucco ,  ò  di  /Ir acci ,  con  le  quali  fo- 
glionofcber^are  nella  loro  fanciulle1^  a .  Et  era  quejìa  Venere  de Ro- 
mani ftmile  à  quella  ,  che  dà  Greci  fu  chiamata  ^sJposlrafia  ,  che 
noìiwliamo  dir  jl uerfatrice ,  perche  era  contraria  a'  dishonesli  defide- 
rij  ,&\tmoueua  dalle  menti  humane  le  libi  dinofe  voglie  ,  che  così  la 
nomò  Harmonia  moglie  di  Cadmo  a'  Thcbani ,  come  ferine  Taufznia . 
{^ppre/fo  di  co/loro  fuancho  vna  Venere  cele/le  ,  dalla  quale  ■*>£»*- Veti ereCc 
uà  quel  puro,  e  [incero  dimore ,  che  in  tutto  è  alieno  dal  congiungimen-^' 
to  de  i  corpi  ;  £?  vn  altra  ve  ne  fu  detta  popolare  ,  &  commune  ,  che 
faceua  Vlimore  ,  d'onde  viene  la  generat  ione  humana  :  &  fu  fatta  già 
da  Scopa  eccellente  f cultore  in  quefta  guifa .  Ella  /latta  a  federe  [opra 
vn  capro  >  e  con  fon  pie  calcaua  vna  teftugine ,  come  ri '/ "erifee  jl  le/fan- 
dro  Napolitano  ,&  barn  uà  già  ferino  Tlutarco  negli  ammae/iramen- 
tiy  ch'ei  dà  àmariti,e  re/ene  ancho  la  ragione,  dicendo ,  che  Thidiafece 
giàà  gli  Elei  vna  Venere,  che  flaua  con  vn  pie  fopra  vna  tefiugginey 
per  moslrare  alle  Donne ,  che  toccaua  loro  di  haucre  la  cura  de  la  cafa  ; 
&  di  ragionare  manco ,  che  fofìe poffibìle ,  perche  in  vna  Donna  il  ta- 
cere è  giudicato  belliffima  cofa .  Et  e/Jò  Tlutarco  in  vn  altro  luoco ,  vo-  p]utarco 
lendo  e/porre  quello  ,  ehefignifichi  quetla  imagine  ,  della  quale  fa 
mentione  parimente  Tau/ania  ,  dice ,  che  le  giouani ,  mentre  che  fono 
vergini  ,  hanno  da  /lare  fatto  l'alt  ni  cuftodia  ',  ma  poi  ,  chefanoma- 
ritate  ,bifogna  che  habbiano  la  cura  del  gouerno  della  cafa  ,  che  fé  ne 
filano  ebete  ,  quafi  che  i  mariti  habbiano  da  parlare  per  loro .  Impero- 
che  fcriue  Tlinio ,  che  la  te/luggine  non  ha  lingua.  Et  leggendo  appre/fo 

Ddd     a         del 


39^  ImaginideiDéi 

del  medefìmo,&  di  Elìano ancora  la  natura  di  queHo  animale,  trotto^  che 
gli  antichi  [cultori  dette)- o  vna  bella ,  e  fanta*  ammonitane  :  alle  donne t 
Naturadel  mettendo  la  testuggine  [otto  il  pie  di  Venere-,  percioebe  quesla  sa  il  peri- 
la  teilugg*  colora  che  vacuando  fi  congiunge  con  il  mafebio,  conciofìa,  che  le  bifogni 
re  •  riuerfarfi  con  la  pancia  in  sà,&  il  mzfcbio,  compiuto  che  ha  il  fatto  fuo , 

fé  ne  va  via ,  &  lafcia  quella  ,  che  da  sé  non  può  ridri^arfi ,  in  preda  a 
gli  altri  animali ,  ma  fopra  tutti  a  l'aquila  .   Ter  la  quale  cofaefia  con 
fomma  continenza  fi  afiiene  dal  co  ito  ,  e  fuggendo  il  mafebio  prepone  la 
Salute  al  libidine fo piacere ,  al  quale  è  sformata  pure  di  confentire  poi  toc- 
ca da  certa  be)ba,che  tutta  l'accende  di  libidine ,  sì  che  più  non  temepo- 
feia  di  cofa  alcuna  .  iA  dunque  le  donne  parimente  hanno  da  confiderare 
à  che  pericolo  fi  metteno3quando  perdono  la  honefìà,  &  perciò  deono  fug- 
girci piaceri  lafciui,  &  i  libidinofi  appetiti  ,  fé  non  quando  le  sforma  a 
.  quesli  il  debito  del  matrimonio  per  la  fucceffione  della  nuoua  prole .  Ol- 
M^curio.  trca^e  Gratie,  &  àgli  dimori  ferine  Tlutarco ,  che  foleuano  gli  antichi 
mettere  con  la  iìatua  di  Venere  quella  di  Ut  [traino  ancora ,  volendo  in 
queftaguifa  dare  ad  intenderebbe  gli  amorofi  congiungimenti  hanno  bi- 
fogno  di  trattenimenti  dolci ,  efoaui,&  di  parole  piaceuoli,percbe  queflc 
fannofpejjònafcere  ,  &  conferuano  timore  fra  le  perfine  .  Il  perche 
"metteuano  anche  tra  le  Gratie  ,  che  andauano  con  Venere  ,  quella 
Pitho.       che  da'^r e  ci  fu  chiamata  Titbo  ,  e  Suadelo  da  Latini  ,  &  era  la 
Dea  del  persuadere .  Quefia  nel  tempio  di  Gioue  apprejfo  de  gli  Elei  in 
Grecia  prefentaua  vna  corona  a  Venere  ,  che  forgeua  del  mare  ,  & 
Mcearefì . era  racc0^a  da  Cupido  ,  come  diffi  di  fopra  .  Et  i  CMcgarefi  parimen- 
te pofero  il  fimulacro  della  Suadela  nel  tempio  di  Venere  :   &  il  pri- 
monche  facefse  adorare  l'una,&  l'altra  apprejfo  de  gli  lAtbcnìefifu  The- 
feo  ,  come  recita  Taufania  ,  pofeia  ch'egli  hebbe  raccolte  in  vna  Cit- 
ta quelle  genti ,che  slauano  prima  fparfe  per  gli  campi.  Et  in  altri  luochi 
ancora  della  Cjrecia  furono  tempij  della  Dea  Suadela;  onde  fi  vede  ,ch el- 
la parimente  fu  adoratala  gli  antichi  ,  e  pojìafouente  in  compagnia  dì 
Ouidio ,    Venere,perc  he  come  dice  Ouidio. 

Venere  fu  la  prima ,  che  face/te 

Di  rozgi  ch'eran ,  gli  buomini  gentili  t 

Et  la  pùnta  eloquenza  fu  de  gl'innamorati  ,  quali  cercarono  di  per- 

fuadere  alle  amate  giouani  ,  che  fojfero  facili  a  defiderij  loro  ,  &  per 

piacere  anch'tjfi  a  quelle  trouarono  mille  belle  coje  ,  che  prima  non  era- 

Arcadi,     no  conofeiute ,  Onde  gli  *A  rudi  adorando  Venere  la  chiamauano  rjlfa- 

cbina- 


De  gli  Antichi.  $97 

thinatrìcey&  fnhentricey&  à  ragione,  dice  Tanfania,  conciofia  che  per 
gli  piaceri ,  che  vengono  da  Venere  gli  buomini  hanno  trottato  diuerft 
modi  da  poter  tir  are  alle  voglie  loro  le  belle  giouani  ,  menando  poi  con 
quelle  vita  gioiofa.percbe  pare  che  Venere  babbi  cura  folo  delle  cofe  lie- 
te ,  e  piaceuoli,  &  perciò  <jioue  apprejjb  di  nomerò  l' ammoni/ce ,  cbefia 
lontana  dalle  trifìe  guerre  ,  allbora  ch'ella  voleua  aiutare  Enea  contri 
fDiomedeycbe  la  feri  in  vna  mano}percbe  que fi  e  fono  proprie  di  <JMar- 
te,&  di  ^Mincrua^non  di  let,cui  appartieni  la  cara  de  i piace)  i  amorofi, 
*JMa  ne  per  quefto  lafciarono  gli  antichi  di  fare  tenere  armuta  ,  di  che 
fu  la  cagione, come fcriue  Lattantio,  che  mentre  i  Lacedemoni!  afìediaua-  Lattantio  - 
no  <j\icfkne  y  ì  tJAieffenij  vfeiti  di  nafcoHo  andarono  per  faccheggia* 
ve  L&cedemom ',& "per  depredare  tutto  ilpaefeall'intornos  credendo  dipo- 
tsrlo  fare  facilmente ,  poi  che  tutti  gli  buomini  di  guerra  del  luoco  erano 
andati  all' affedio.  Ma  non  fucceffe  loro  il  difegno  j  fmpereicbe  le  don- 
ne Lacedemonie  ,  cheque  fio  ir/te  fero  ,  armatefi  tutte  quelle, che  a  ciò 
erano  buoney&  andate  conira  gli  nimiciynon  folamente  difeftro  la  cittàt 
&  il  paefe  dalfacco  ,  ma  quelli  ancora  mandarono  in  rotta ,  e  sforma- 
rono a  ritornar fene .  In  tanto  i  Lacedemoni^  auuedutiji  dell'inganno  de  ì 
nimici,  andarono  per  incontrar  li, ma  perche  quelli  ritornauano  fuggendo 
per  altra  via,non  poterono  trouarli,  onde  vennero  ad  incontrare  le  Don- 
ne  loro  tutte  armatele  quali  credendo  effer  i  nemici,ft  mettcuano  in  ordi- 
nanza per  combat  tere,quando  quelle  fi  JcoperJero>  e  fecerfi  vedere  dagli 
buomini  loro,cbe  le  conobbero  incontinenic,&  andarono  [abito  adabbrac 
ciarfi  tutti  injicme;e perche  non  vi  tra  tempo  allbora  da  trottare  ciafebe- 
dunola  fua  ,  così  come  erano  dymati  amorfamente  fi  jolla\?armovn 
pe^o  infteme  ciaf  cuna  con  quella,cbe  a  cafo  abbate  dare  fra  piedi->quafi 
foffe  il  più  carole  più  grato  guiderdone ,cbe  potejjero  dare  a  quelle  valoro- 
se guerriere  delie  fatiche  loro.  Onde  per  memoria  di  queJìofattoy  &  del- 
la bella  imprefa  fatta  dalle  donne  pofero  vn  tempio  à  tenere  con  vna 
fuaflatua  armata,della  quale  fa  Jiufanio  vn  bello  epigramma,  &fìn-  Aufonio. 
gemelle  Vallade  ,  vedendo  Venere  armata,  come  ella  parimente  andaua 
fempreyvoglia  di  nuouo  venire  a  contefa  con  leietiandio  folto  ilgiudicio 
di  Tariyma  Venere  lafcbernifce  come  temer  aria, hauendo  ardire  di  prouo 
caria  horaycbela  vede  armata,  fé  da  lei  fu  vinta  già  mentre ycbe  era  nu- 
da.Lo  Epibramma  fatto  volgare  è  tale. 

Fedendo  à  S parta  Tali  ade  la  bella 

Venere  armata  à  guija  diguerrierat 
H9ry  diffe ,  è  tempo  da  terminar  quella 

Lite, 


Imagini  de  i  Dei 


_  -     -  .. ..   .. 


-  -       


Imagini  di  Venere  armataci  Venere  nj\ttrìce>&  dì 
ZJ  enere  in  Ceppi  dinotante  la  fermerà  che  deue  effere 
ne  Ut  maritati  (3f  amanti,  dinota  ancora  quefta  imagine 
ìlrvalore  delle  Donne  lacedemonie  contro  meceneì ,  che 
andau ano  à  focheggiar  la  lor  Città  y  da  lor*  <valorofo 
mente  diffefa^. 


a- 


De  gli  Antichi.  399 

lite,  ch'andar  tifa  cotanto  altiera, 
E  fiane  pur  giudice  Tari:  &  ella 
B^ifpofe^ah  temeraria  ^dunque  fyera 
L'animo  tuo  di  vincer' hor  me  armata , 
Che  nudagli  ti  vinfi ,  e  difarmata? 

Et  0  per  queflo,ò  perche  altro  foffe,fu  chiamata  Venere  anco  falbo* 
ra  Vittrice:  e  trouafì ,  che  in  certa  parte  delpaeje  di  Corinto  fu  vna  sla- 
tua, che  porgeua  vna  Vittoria  con  la  mano,&  era  perciò  detta  T^Jcofo- 
ra  con  voce  (Jreca,che  viene  a  dire  appo  noi,che  porta  la  Vittoria. Et  feri 
uè  Vaufania,che  quesla  fu  dedicata  da  Hiperme/ìra,  pofcia  che  fu  libe- 
rata dal  giudicio,che  le  haueua  moffo  contra'Danaofuo  padre,  perche  el- 
la non  le  haueua  voluto  vbbidire  di  ammalare  i)  manto  ,  cornea 
baueuano  fatto  tutte  le  altre  fueforelle  .   Et  i  Etmani  faceuano  tenere  Vènere 
Vittrice  in  quefto  modo  ,  come  fi  vede  in  vna  medaglia  di  T^umeriano  Vmr'ca 
Jmperadore.  Dipingeuano^b  che  fcolpiuano  vna  donna  belliffima  con  ve-, 
ite  lunga  fino  a  terra,la  quale  con  la  mano  defira  porgeua  vna  breue  ima 
gine  della  Vìttoria,e  nella  fini/ira  haueua  certa  cofa  fatta  in  quefìa  guija 
o  la  quale  voleuano  akuni,che  rapprefentafj'e  la  imagine,che  ^ador aita- 
no quelli  di  Tapho  fitto  il  nome  di  Venere,come  ho  già  detto;&  alcuni 
altri  hannovoluto,chepiù  tofiofia  vno  fpecchio,  perche  fcriue  File/irato 
nella  dipintura ,  ch'ei  fa  degli  '^timori,  chele  T^infepofero  vna  fìatua 
a  Venere-fper ch'ella  le  fece  madri  di  così  bella  prole,  come  fono  gli  <^A- 
mori ,  <&  le  dedicarono  vno  Jpecchio  di  argento,  con  alcuni  adornamenti 
da  i  piedi  dorati .  fn  altro  modo  ancora  ji  vede  Venere  in  vna  meda-  Medaglia 
glia  antica  di  Faufìina  \^Augufia,la  quale  con  la  fini/ira  mano  tiene  vno  di  Faufti- 
feudo  appoggiato  in  terra,che  ha  due  piccole  figurette  fcolpite  nel  me^o,  na- 
e  con  la  defira  porge  vna  Vittorìa,&  ha  le  lettere  intorno,che  dicono,  re- 
nere Vittrice.  Kicordomi  di  hauere  veduta  vn' altra  medaglia  ancora  an 
fica  pure  di  Fan  fi  ma ,  oue  erano  lettere ,  che  diceuano ,  V enere,  con  vna 
donna  in  pie  veftitaja  quale  con  la  finiflra  mano  da  vna  parte  teneua  il 
lembo  della  vefie,&  lo  tiraua  sù,con  l'altra  porgeua  certo  non  so  che,che 
p  arena  vnpomo  ,  forfè  per  memoria  di  quilb,  chele  fu  dato  da  Tari , 
quando  la  Giudicò  più  bella  di  Giunone, e  di  Tallade .  Onde  Taufania  le  Paufania . 
mette  parimente  vn  pomo  in  mano ,  quando  riferifee  da  certa  f'iutua  di 
Venere  ,  la  quale  era  apprefìo  de  i  Sicionij in  Grecia,  dicendo,  che  quiui 
tra  vn  Tempio  dedicato  à  quesla  Dea  ,  nel  quale  non  potcua  entrare 
mai  più  di  due  Donne:&  di  quefle  l'vna,che  ne  haueua  la  guardia,Jìaua 
cajlafempre  ,  né  giace  uà  tw  il  mar  ito  mai  ,  mentre  ihe  era  à  quello 
£  -  officio 


4C50  ImaginideiDci 

officio  ;l altra  bifognaua,che  foflc  v  ergine  :perchemaneggiaua  le  cofe  de 
glifacrìficì,nh  slaua  à  questa,  cura  pia  di  vn'anno.  Et  tutti  gli  altri,che 
a  queflo  tempio  andauano  per  pregare  la  Dea  di  alcuna  cofa  ,  jìauano 
fuori  dinan  \i  alle  porte .  La  fiatua  fua  era  d'oro,  che  liana  a  federe ',  & 
con  l'ima  mano  tencua  alcuni  capi  di  Tapauero,e  con  l'altra  vnpomo,Ó* 
haueua  sii  la  cima  della  tejia  certa  cofa,che  rapprefentaua  vn  polo,  ò  vo- 
gliamo dire  ganghero  .  Et  quella,  che  fu  fatta  da  Tindareo  ,  vi  haueua. 
certo  velo  ,  che  vfauano  di  portare  per  adornamento  le  borine  di  qui 
tepi.  rDelia  quale  il  medejimo  Taufania  dice, che  apprefìo  i  Lacedemoni^ 
Morpho  fopya  n  tempio  di  tenere  armata  era,come  diremo  noi,vna  cappella,oue 

i  DièJeeati  e^afiatua  à  federe  .chiamata  quiui  <JWorpbo,con  certo  velo  in  capo,  co- 
me.  diffide  con  laccio  ceppi,  che  fofferoy  a' piedi',  bafta  ch'ella  gli  haueua 
legati,  per  moftrare,  come  dicono  alcuni,  che  hanno  da  effere  le  donne  di 
fermijjima  fede  verfo  quelli ,  all'i  quali  di  nodo  maritale  fi  fono  già  lega- 
tt^a  .  Lfria  alcuni  altri  hanno  detto  ,  che  Tindareo  fece  Venere  così  in 
Ceppi,per  Vendicar  fi  degli  adulteuj  commeffi  dalle  figliuole ,  quafi  che 
per  fua  colpa  ciò  foffe  attenuto  SDella  quale  cofa  Taujania  fi  fa  beffe  ,  né 
la  vuole  credere,dicendo,che  troppo  f ciocca  cofa  farebbe  penj areiche fi  fa- 
ceffe  male  alcuno  a  Venere  per  fare  vna  fua  ftatua  di  cedro  ,  come  era 
quesla,della  quale  ragioniamo, &  metterle  i  ceppi  à  i piedi .  E  panni, 
ch\i  dica  molto  bene,  perche  né  per  difpregìofhceuano  gli  antichi  le  sla- 
tue  de  i  T>ei,  neper  vendetta,  che  di  quelli  voleffero  pigliare,  ma  per  la 
riueren%a,cbe  portauano  loro,per  i'aiuto,&  fauore,che  da  quelli  afpetta 
nano  in  tutte  le  cofe  ,  &  alle  volte  anchoraper  moslrare  nelle  fia tue  dì 
quelli,  à  chi  non  lofapeua ,  le  diuerfe  loro  virtù  .  Onde ,  come  in  alcune 
altre  imagini  anchorafi può  vedere,nonfolo à  Venererà  àgli  altri  Dei 
anchora  poferogli  antichi  i  ceppi  ài  piedi ,  e  non  per  difpregio ,  né  per 
vendetta,ma  per  altre  cagioni, le  quali  so  di  hauere  dette  altroue,& per- 
ciò non  replico .  LMa  dico,  che  fé  bene  Venere  par  uè  effere  J^ume  prin- 
cipale delle  meretrici,  come  eh' ellahaueffe  gìàtrouctta,  emeffà  invfo 
l'arte  loro ,  onde  elle  celebranano  folennemente  la  fua  fefìa, pregandola , 
che  dejfe  loro  gratta, beitela, &  leggiadrìa,si  che  da  tutti  foffero  amate 
con  loro  utile, &  guadagno-,nondimeno  fu  pure  anche  adorata  con  non  mi 
nore  affetto  dalle  honeftegiouani,le  quali penfauano ,  ch'ella  potefie  dar 
loro  tale  uenufìà  ,&  così  buona  forma  ,  che  foffe  loro  ageuole  poi  il  ma- 
ritar  fi ,  perche ,  come  altre  volte  ho  detto  ,  diedero  gli  antichi  ancho  à 
Venere  la  cura  del  matrimonio  .  Et  appreffo  de'  Greci,  fu  certa  fpelonca, 

•  oue  Taufania  fcriue,  che  erano  dati  i  facri  honori  a  Venere,  &  che  per  mol 

te  caufe  andauam  colà  le  perfine  ,  ma  parata  però ,  che  foffe  propri^ 

delle 


fc e  gli  Antichi .  40 r 

ielle  vedove  dì  andanti ,  come  faceuano,  à  pregare  la  'Dea  >che  deffe  loro 
confettata  le  feconde  noige  .  Et  le  maritate  parimente  Ut  preg  nano* 
&  nonfolamente  quiui  :  ma  ambo  ne  gli  altri  fuoi  tempii  che  le  tmefie 
vnitefempre  co' mariti  di  commune  amore  ,  &  le  fac  ffe,  liete  di  niioùa 
prole ,  &  di  bella  fucceffione .  Si  che  fu  Cenere  nume  commune  à  tutte 
le  qualità  di  "Donne,  le  quali ,  come  che  fojfero  forfè  più  degli  altri  obli- 
gate  à  quella  rDeaìrkonofceuano  da  lei  quaft  tutto  ciòcche  fucr.edeua  toro 
felicemente,  e  gli  huomini  anchora  la  ringr  atiauano  di  ogni  ben  fatto  9 
che  da  quella  foffe  venuto .  Onde  perche  le  donne  tutte  fi  tagliarono  i  ca- 
pelli per  farne  le  funi  da  tirare  le  machine  t  che  vfauano  allborj  alla 
guerra ,  quando  i  Rimani  afjediati  da'Fraucefi  nel  Campidoglio  era  no  al- 
l'estremo bifogno  di  tutte  le  cofe ,  quejli  liberati  daltafjedio  dedicarono , 
come  rifenfee  Lattantio,vn  tempio  à  Vener  edotte  la  fecero  Calua,  &  così 
la  chiamarono  per  memoria  diciò,cbe  le  donne  haucuano  fatto  a  beneficio 
publico  ,  conciofia  che  altrimenti  fi  faccia  Venere  fempre  con  beUijfimi  ciaud' 
eapelli,come  la  deferiue  Qauiiano  dicendo  1  n(K 

Vènere  allhora  in  bel  dorato  feggio 

Stando  à  compor  le  vaghe  ,  e  bionde  chiome 

Hauea  le  (jratie  intorno ,  de  le  quali 

Sparge  l'vna  di  Ispettore  foaue 

1  dorati  capegli ,  e  quelli  l'altra 

'Diftende  ,  efeioglie  con  l'eburneo  dente , 

La  ter^a  con  bel  ordine  gli  annoda 

Con  bianca  manose  in  vaghe  treccie  accoglie. 

2^t  folamente  con  le  chiome  la  fecero  gli  antichità  con  la  barba  an- 
chora^che  vna  così  fatta  flatua  era  adorata  in  Cipro  per  Cenere,  come  ri-  Venere  co 
ferifee  ^lefiandro  J^apolitano  ■,  la  quale  di  faccia  t  e  di  afpetto  parcua     barba . 
huomo,mapoi  haueua  intorno  veHidi  donna .  Et  Suida  feri  uè ,  che  fu 
fatta  la  flatua  di  Venere  con  vn  pettine  in  mano ,  e  con  la  barba  al  vifo , 
perche  gii  venne  alle  donne  Bimane  certo  male ,  che  cadeuano  loro  tutti 
i  peli;come  fpeffo  anchora  intrauiene  d tempi  noslri,onde  pia  non  era  lo- 
ro bijògno  di  adoprar  pettine  :  il  perche  le  donne  da  così  brutto  male  tra- 
uagliatefi  votarono  à  Venere, e  con  infiniti  voti  la  pregarono,  che  volef- 
fe  prouedere  alla  loro  mi  feria  :  &effa,  che  benigna  fu  fempt e,  accettan- 
dogli diuoti  preghi  t  fece  sìiche  alle  donne  pia  non  caddero  i  capelli ,  & 
i  già  caduti  rinacquero  .   E  quefle  per  fegnodi  gratitudine  le  pofero 
poi  vnafiatuatcbe  teneua  in  mano  vn  pettine .  Et  alla  medefima  ferero 

Eee  la 


402 


ImaginideiDel 


Imagini  diV  enere  mafibio  ì  fé  mina  lignificante  que 
fia  efferfopra  l3  rvniuer fai  generatane  delle  co  fé  effendo 
tolta  per  tarla,  &  nell'i  Dei  non  efer  differenza  difef- 
fo  camene  mortali  >  &  imagine  di  Venere  addolorata  per 
la  morte  d'oAdone  morto  dal  cingiate  ?  intcfaper  la  Uà- 
gionehiemaleftf  fredda. 


Degli  Antichi,  40  5 

la  barba»  acciocbe  quesla  Dea  houefje  l'infegna  di  mafcbìo ,  &  di  femi- 
na,come  quella  >  che  alla  vniuerfal  generatione  de  gli  animati  era  fo- 
fra  ,  &  perciò  dal  me^rp  in  su  la  feceuano  informa  di  mafcbìo  ,  <& 
dal  reslo  ingiù  era  di  f emina  .  2Vj  di  Venere  folammte  dìffero  quello  Dei  tutti 
gli  antichi ,  ma  di  tutti  gli  altri  Dei  anebora  5  dando  à  ciafcbeduno  no  -  calchi  y  e 
me  di  mafcbìo  ,  &  di  femina,  come  ebe  fa  quelli  itoti  fiala  dijferen-    mine' 
%a  difejjo ,  ebe  è  tra  mortali .  Et  Ugge]*  ebe  appreffb  de  i  Careni ,  gen- 
te dell'Arabia ,  fu  offeruato  qucflo  ,  r.bejìamno  [otto  alle  donne  >  &  V Cinz  a  no 
erano  obligati  di  fruire  alle  loro  mogl'we  tutti  quelli ,  lì  qua'i  credeua-  cabile. 
no  la  luna  efiere  f emina ,  &  con  nome  di  f emina  la  cbìamauano ,  &  al- 
l'incontro chi  la  credeua  mafcbìo  ,   &  così  la  nominauano ,  non  era  in- 
granato  dalle  donne  mai  ,  &  la  moglie  lo  vbbìdiua ,  &glifiaua  fog- 
g'tta  y  come  pare  5  che  voglia  il  douere.  Quelli  di  Egitto  benché  com- 
rnunemente  chiama/fero  la  Luna  con  nome  difemina ,  nondimeno  ne' mi- 
si jrij  loro  la  diceuano  poi  non  "Dea ,  ma  Dio .  Et  perciò  fu  per  lei  ado- 
rato il  vitello  tanto  celebrato  da  quelli  .   Et  i  7arthi  adorauano  il  Dio  Luno  dì0 
Luno  ,e  rPhilocoro ,  ilquale  tiene ,  che  Venere  fa  vna  medefimaconla 
Luna,  come  ambo  credettero  alcuni  dello  Egitto ,  li  quali  perciò  faceua- 
no  le  corna  allafuajìatua  (  perche  fifa  la  Luna  con  le  corna ,  come  nella 
fifa  imaginefipuò  vedere  )  dice ;cbefoleu ano  anticamente  farle  facrifi- 
ciò  gli  buomini  in  habitof eminile  ,  &  le  donne  ve/lite  da  buomo .  2\(è 
da  quefta  dìfeorda  molto  quello-)  che  ferine  Seneca  nelle  fu?  meHionì  na- 
turali ,  oue  inette ,  che  gli  Egitij  di  ciafebeduno  de  i  quattro  elementi  da 
loropcfli  nefuceuano  due ,  l'vn  mafcbìo ,  &  l'altra  femina .   Imperoc- 
ché diceuano ,  che  dell'aere  il  vento  è  il  mafcbìo ,  fj  la  femina  quello  , 
the  non  pare  mouerfi,&  è  quajì  fempre  caliginofo;  cbe'l  mare  è  il  mafcbìo 
dell'acqua^  l'acqua  dolce  tutta  la  femina-.ebe  del  fuoco  quello,che  ab- 
brucia è  mafcbìo ,  &  femina  quello ,  che  tuce,  &  non  fa  male  alcuno  :  &  —•)•■• 
chedella  terra  è  mafcbìo  il  più  duro,come  ifaffi  ,gli  fogli  ,  &  femina 
quella, che  è  pi  à  molle,  &fi  può  coltiuare.  Faceuafi  ohre  di  ciò  va  fimu- 
lacro  di  Venere  fimile  a  quello  che  nel  monte  Libano  fi  vodeua ,  il  quale 
baueuavn  manto  à?  ìntorno,che  cominciando  dal  capo  lo  copriua  tutto,?*? 
pareuajìare  tutto  mejìo,fconfolato ,  &  con  mano  pureauuolta  nel  manto 
fojìeneua  la  cadente  faccia,&  come  dice  Macrobio,credeua  ogn'vno  ,  che 
lo  vedeua,che  le  lagrime  gli  cadeffero  dagli  occhi  .  Et  quitti  fi  mojlraua 
Venere  così  addolorata  per  la  morte  di  bidone  vcc'xfo  da  vn  cinghiale. 
Ter  la  qual cofa  furono  guardati  alcuni  di  come  facri  chiamati  le  fesie  F^c  Ado 
%Adonie  ,  &  allhora  le  donne  vniucrfalmente  per  le  Città  metteua- 
no  alcune  imagini  fintili  a' corpi  morti  su  certi  letticiuoli  fatti  a  pofla,& 

Eee     z        quel- 


404  Imàgini  de  i  Dei 

quelle ,  comefoffero  perfine  pur  dianzi  morte ,  piangendo  portauano  alle 
fepolture;quefio,  dice  cT>lutarco,faceuano  in  K^Atbene  per  la  rimembrai 
%a  delle  lagrime  [par fi  da  Venere  alla  morte  di  *A  donefuo  innamorato. 
Et  apprefio  de  gli  L^frgiui  le  donne  3come  firiue  Taufania ,  andauano  à 
piangere  .Adone  in  certa  cappella  poco  l  ontana  dal  tempio  di  Gioite  Ser- 

Venereper  mt0YetLa  quale  cof a  girandola  alle  cofi  della  Klatura,  è  così  i  nterpretata 

la  terra,     ^a  MacrobioiChe  di  tutta  la  terra  quefla  metà  di  fopra,laqua  le  noi  bah- 

biamo ,  fu  intefa  da  gli  antichi  fitto  it  nome  dì  Venere  s  &  chiamarono 

Trofirpina  l'altra  metà  di  fitto.  Oltre  di  ciò  de  i  dodici  fegni  del  Zodia- 

.  cocche  la  circonda) fei  fono  detti fuperiori,&  inferiori  altri fii,quefii  del- 

<5CI^    ™    lo  inuernoy  quelli  della  efiate.  Quando  dunque  il  Sole  >  il  qual  èfignificato 

per^idone,và  nel  tempo  della  efiate  per  gli  fii  fegni  di  fipra,V  enere  ha 

fico  l'innamorato  fuo,e  Uà  tutta  lieta-.mapoi  è  creduta  piangere,&  fi  mo 

slra  mesla,  quando  lo  vede  fiendere  al  tempo  dello  inferno  ne  i  fegni  di 

if     d  V\'fitt0^uafl  th'eifi  ne  muoia  allhora,&  fi  lo  tenga  Troferpina  per  sé.  Et 

Cinghiale  .  diffido  lefauole,che  vn  Ringhiale  l'vccifi ,  perche  pare ,  che  quejìo  ani' 
mule  rappr efinti  molto  bene  l'inuerno,  conciofta  ch'egli  è  coperto  tutto  di 
peli  dmi,&  afprijfià  volontieri  ne  i  luoghi  fango  fi,  &  pafiefi ,  di  gbian- 
de,le  quali  fino  frutti  dello  inuerno:&  è  l'imène  quafi  ferita  mollale  al 
Sole,percioche  fà,cbe  pochijfimo  tempo  luce  à  noiy&  ci  dà  poco  del  fio  ca- 
lore .  Le  quali  due  cofi  fa  la  morte ,c he  priua  di  lucet  e  di  calore,  adun- 
que la  imagine  di  Venere^che  piange  fitto  ilmanto,ci  rapprefinta  la  ter 
ra  a  l  tempo  dell' inuerno ,  quando  è  per  lo  più  coperta  di  nuuoli ,  &  pare 
tutta  ajflitta,perche  non  vede  il  Sole .  %^yìllhora  i  fonti,  che  fono  gli  oc- 
chi della  terra,  fpargono  larghijfime  acque  ,&  i  campi priuati  di  ogni  a- 
dornamentofi  moftram  tutti  mesli .  Et  parlando  naturalmente  pufan- 

Spofmone  c(ìe  gufebio  di  Vemre  dice ,  che  da  lei  viene  la  virtù  del  generare ,  & 

i    enere.  cf}>ena  g^fo  al[eme  dàfor^a  :  &  la  fanno  in  forma  di  donna ,  per  mo- 

slrartyche  la  gencrationc  procede  da  levala  fingono  bella ,  perche  è  quella 

Jìellayche  di  tutte  lì  altre, che  fino  in  Cielo  pare  ejjere  la  più  bella,chiama 

M.  Tullio,  ta  Hefpero  tafir adorne  dice  Marco  Tullio ,  &  la  mattina  Lucifero  j  Cw- 
pido  lefià  a  lato  per  figno ,  che  da  iti  nafie  ogni  lafciuo  defiderio  >  &  ogni 
cupidità  Ubidìnofa ,  ha  le.  poppe ,  &  i  membri  genitali  coperti  ,  perche 
dentro  da  quesliftà  rincbìufi  ilfime,  &  in  quelle  il  nutrimento  di  chi 
del  conceputo  fimegiàfta  nato  ;  &  la  dicono  nata  del  mare ,  perche  l 'ac- 
qua fuaè  atduta tfiere calda/J humida,& che  fpeffofi muoue ,  &  agi* 
tata  forte  fi  di  molta  fpumaje  quali  cofi  fono  tutte  nel  feme, per  eh' egli  è 
bianco parimente,&  JpumoJOié"  di  natura  fua  humido,  e  caldo.  <Jfrtolte 
altre  cofi  amberà  fi  potrebbono  dire  di  Venere  per  chi  volejfe  ragionare 

di 


De  gli  Antichi.  405 

di  lei  come  dì  Tianeta,  &  degli  effetti,che  vengono  dalla  firn  slclla ,  che 
adorna  il  ter  7^0  Cielo-,  onde  fi  potrebbe  etìandìo  cono/cere  per  quale  cagio- 
ne finge  fiero  gli  antichi ,  che  CMarte  T>io  tanto  terribile  >  <&  feroce  così 
piaceuolmente  fé  ne  fìefìe  con  lei ,  ma  perche  quejio  mi  faterebbe  troppo 
dal  mio  proponimento  di  ragionare  delle  imagini  de  i  "Dei ,  non  della  na- 
tura loroypiù  non  dirò  di  lei,  pofeia  che  non  mi  ricordo  di  hauer  letto  ,  che 
in  altro  modo  l'babbiano  fatta  gli  antichi ,  Et  potrebbe  bette  ambo  effe- 
YCyche  Vhaucfkro  fatta ,  ma  non  lo  so  io ,  né  fcriuendo  fi  può  mettere  così 
interamente  tuttoché  non  vi  rimanga  qualche  co  fa  fem  pi e ,  &  è  btne  il 
àouere  ,  accioche  ogn  vno  habbia  che  dire .  'Bafìa  che  leggendo  queflo 
poco ,ch 'io fcriuojion  mancherà  affai  buono  ejfempio  di  dipingere ,  òfcol- 
pire  gli  Tfei  de  gli  antichi  a  chi  lo  vorrà  fare  ;  (3 'fapràancbora  perche 
faccia  così.Vafferò  dunque  a  dire  della  compagnia  di  Venere,  che  fono  le 
Gratie ,  &  le  Bore ,  come  ho  prorneffo ,  mettendo  prima  però  quello ,  che 
Marte  dice,mentre  che  tiene  quefta  'Dea  in  braccio ,  hauendofi  dì  lei  pi- 
gliato amorofofola'^o ,  quando  gli  comanda  Gioite,  che  vada  a  muouet 
guerra  per  lo  regno  di  Thebe  tra  Etheocle ,  &  Tolinice,  come  ferine  Sta- 
tio:da  che,fen^a  altro  dirne jfì  potrà  comprendere  molto  bene ,  quale ,  & 
quanta  fia  la  for^a  di  Venere  \  onde  non  hauer à  da  marauigliarfi  più  al- 
cuno,quando  vedrà  talhora  gli  piufaldi  animi ,  &  le  più  ferme  mentì  ef- 
fere  vinte  da  lei ,  in  modo  che  àgli  amorofi  piaceri  fi  fìano  pofeìa  date  in 
preda  .  Quefie  dunque  fono  le  parole  di  (JKarte  tratte  al  volgare ,  con  le 
quali  pongo  fine  alla  imagìne  di  Venere . 

0  mio  dolce  ripofo  almo  piacere, 
Vera  pace  de  l'animo  turbato , 
Tu  mi  ti  puoi  oppor  fen^a  temere 
Vnqua  di  me  ,fe  ben  fono  adirato  ; 
Tu  fola  puoi  frenare ,  e  ritenere 
Quefli  deHritr  dal  lor  corfo  sfrenato 
T^e  le  fere  battaglie ,  e  feti  pare . 
Tu  fola  quefta  man  puoi  difarmare. 


LE 


4°6  ImaginidciDci 

LE     GRATI    E. 

Ofcia  che  habbiamo  dìfegnata  Venere  maire  di  dimo- 
re già  da  noi  ritratto  par imente,hora  è  ben  bone/io,  the 
diciamo  delle  Gratie ,  &  delle  Hore  infteme  ,  le  quali 
con  quella  vanno  fempre  in  compagnia ,  Terciocht  co- 
me Venere  ,  &  Minore  fono  cagionerete  venga  [ac- 
cendo tuttauia  nuoua  prole  ',  &  che  perciò  fi  confer- 
iti la  bumana generatane ,  così  le  Gratie  tengono  i  mortali  infieme  rac- 
colti\per che  i  benefit  i^  ,  chea  vicenda  fi  fanno  gli  huomini  l'znocon  l' al- 
tro Jono  tagioncychc  Cvno  all'altro  è  caro,&  grato,  onderanno  congiun- 
ti infieme  dd  bel  nodo  della  amicitia  ifen^a  la  quale  non  è  dubbio  alcu- 
no ,  che  gli  huomini  farebbono  inferiori  di  gran  lunga  à  gli  altri  ani- 
mali ,  &  le  città  din tnebbonofpelonche  ,  an^j  pure  non  farebbono. 
Ter  la  quale  cofa  potrtbbtfi  quafì  dire  >  che  meglio  fcfs k  flato  a' morta- 
li non  effcre,cbe  effendo^nuercfcnyi  le  Gratie  .  CAia  la prouiden\a  di- 
G  ra  tie  di  uina,  che  dello  vniuerfo  ha  cura ,  volle  che  quefìepure  f afferò  ;  Le  qua  li 
cui  figltuoyÉC0W^0  alCUui  nacquero  di  Venere:  &  di  Taccho,&  habitaronotrà  mor- 
tali y  il  che /ìnfero  lefauole ,  perche  non  pare  quafi  che  altra  cofafìapià 
grata  àgli  huomini  di  quelle, che  da  qucfli  Tìei  vengono  le  quali  non  re- 
plico ,  perche  nelle  loro  imaginiji  ponno  vedere .   odierni  altri  le  fanno 
yf         ejfere  nate  in  altro  modo\ma  queHo  bora  non  tocca  a  noi  di  dire,  ma  fola- 
mente  che  fatue  babbìano  hauuto  dagli  antichi ,  ò  come  fiano  fiate  di- 
pinte .  £t  benché  fiano  i  nomi  loro  diuerfi ,  fono  pero  credute  ejfere  vna 
medefima  cofa  le  Gratie,  &  lt  Hore  >  ma  che  pur  anche  habbiano  diuerfi 
offici]  tra  loro .  Et  diceua  Cbrifippo,  che  le  Gratie  erano  vn  poco  più  gio- 
Chrifippo  uinctte  delle  Hore  ,  cr  più  belle  anchora  ,   &  che  perciò  le  dauano  gli 
Hor  Dee  antK^  Pcr  compagne  a  Venere .  Scriue  Homero,che  le  Hore  fono  Deetle 
S  ratio  .    '  quali  danno  alle  porte  del  Cielo ,  &  quiui  fanno  la  guardia,  e  che  à  que- 
fìefià  di  mandare f  opra  gli  mortali  la  denfa  nebbia ,  &  di  leuarnela  an- 
chora .  Statio  deferiuendo  il  tramontare  del  Sole  ,fa ,  che  elle  vengono 
prefle  à  leuare  le  briglie  à  i  velociffimi  destrieri  ,  così  dicendo  in  no- 
ftra  lingua. 

Tofcia  ebefeefo  Thebo  à  l'Occidente 

*A  gli  ardenti  deilrier  rallenta  il  corfo 
Tiafcondenioft  fotto  l'Oceano , 

Le 


Degli  Antichi.  4*7 

Le  belle ,  e  vaghe  figlie  di  Ts^ereo 
ììabitatrìci  del  profondo  mare 
Cj li  fono  intorno ,  e  con  veloci  paffi 
Ia  lui  fubito  vengon  l'Hore  prefile 
i^ffciorre  i  fenda  le  fpumofe  bocche 
'De  i  feroci  cauaì ,  cb'à  le  verdi  herbe 
tJMandano  poi ,  accioche  le  fatiche 
Infiorino  del  cor\o  già  paffato . 
Et  alcune  di  lor  fpoglian  la  chioma , 
Qud  dà  la  luce  ,  al  mondo ,  de  bei  raggi , 
Cfje  l'adornano  informa  di  corona . 

ì$è  altro  fono  le  Moresche  leflagioni  de  i  tempi;  da  che  viene ,  che  le 
fanno  ({fere  quattro  ,fi  come  quattro  Jorio  le  parti  dell'anno ,  così  distinte 
dal  Sole  ,  &  nominate  parimente  da  lui  5  perche  apperfio  de  gli  Egitti] 
il  Solcare  à  molti  altri  nomi,  che  hebbe  quiui  %  fu  detto  etiandio  Horo . 
Vndefcriuedi  loro  Eufebio  in  queflo  modo.  Le  Morelle  quali  dicono  ef  Eufebio, 
fere  i  quattro  tempi  dell'anno ,  &  aprire ,  e  ferrar  le  porte  del  Cielo  yfo-  Hore  qua* 
no  date  talbora  al  Sole ,  e  tale  altra  a  Cerere ,  &  perciò  portano  due  cefie , te 
l  vna  difiori,per  la  quale  fi  moflra  la  TrimaueraJ 'altra  piena  dì  fpiche, 
che  ftgnifica  la  E jlà.  Et  Gnidio  parimente  dice  ne  i  Fajli  ,  che  qucjìe  Ouidio/ 
Ji  anno  in  compagnia  di  Giano  al  la  guardia  delle  porte  del  Cielo:&  quan- 
do poi  racconta  di  Fior  a, in  potere  della  quale  fono  ì  fior  iti  prati ,  dice  che 
le  Flore  venite  di  fotttliffmit  veli  vengono  in  queHi  talbora  a  raccoglie- 
re diuer fi  fiori  dafatfene  belle  ghirlande ,  E  Taufaniafcriue,  che  gli  an~  Paulonia , 
tichi  le  metteuano  fui  capo  a  Cjioue  interne  con  le  T arche ,  volendo  mo- 
jìrare  in  queUa  guifa  forfè  yche'l  Fato  altro  non  è,che'l  volere  di  Tfioydal 
quale  vengono  anebora  le  mutationì  de  i  tempi,  tJMa  più  bò  detto  ho- 
mai  della  natura  delle  Fiore  »  che  quanto  fa  hi  fogno  per  fapere  come  fi 
babbiano  da  dipingere .  Venendo  à  que  fio  dunque, io  ne  farò  un  ritratta 
folojfecondo  che  ne  dipinge  FdoHrato  una  bella  fauola^dicendo^che  le  Flo- 
re fecfe  in  terra  uanno  rivolgendo  l'anno  (il  qual'è  in  forma  di  certa  co- 
fa  rotonda)con  le  manicai  qual  riuolgimento  viene ,  che  la  terra  produce 
poi  dì  anno  in  anno  tutte  quello ,cbe  nafee,  &  fono  bionde ,  ueflitéHi  ve- 
li fottilijjimi,  e  caminano  fopra  le  aride  [piche  tanto  leggiermente  ,  che 
non  ne  rompono  ;  o  torcono  pure  vna  :  fono  di  a) 'petto  f&aue  ,  egio- 
tondoicantano  dolcijjimamente ;  nel  riuolgen quello  o)bct  ò pallaJciYCOm 
lo  che  fiatare  che  porgano  mirabile  diletto  a'rifguardanti ,  e  varino  co- 
me fallando  quaftfempre,  leuandojfejfu  in  alto  la  belle  braccia ,  hanm 

i  biondi 


Imagini  de  i  Dei 


Imagìn?  delle  Hore  dette  anco  daakumGratie,&dt 
Apolline  ^ìntefe  quelle  per  le  quattro  fiagioni  dell'anno, 


delTallegre^a^gmocoy  (^piacere,  dinota  ancora,  la  mi- 
ferìcordìa  di  T)to  ryerfo  li  colpeuoli. 


D«  gli  Antichi.  409 

È  biondi  crini  fparfi  alle  fpalle ,  leguancie  colorite ,  conte  chi  dal  cor  fa  già 
fi  fente  rifcaldatOye gli  occhi  lucenti,^  al pionerft  prefìi .  \Pache  quelle 
dunque  fanno ,  che  U  terra  ci  rende  il  f eminato  grano  ,  egli  altri  frut- 
ti con  vjura  grande \come  ch'ella  mostrandoli grata  di  qucllo,che  diamo  a      ^ 
lci,càrimuneri  in  quejìomodo,fu  detto,  che  le  Gratie  erano  quattro ,  per-  G rane 
che  tante  fono  le  ftagioni  dell' anno  chiamate  H<Sre,come  ho  detto  yv  olendo  <luattr0  • 
intenderebbe  qutfle  &le  Gratie  fiano  lé'medefttne  .  Le  quali  perciò  fu- 
rono fatte  con  ghirlande  in  capo ,  &.  vnal'baueua  di  fiori,?  altra  difpi- 
cbe;  la  ferina  di  vue ,  &  pampani,  l'vltima  di  vlìua.  Pfinferogli  anti- 
chi,che  apollo  le  baueffc  nella  manÀeflra ,  perche  dal  S, le  viene  la  di- 
uerfità  delle  flagìoni .  Et  concìofta  che, come  dice  Diodoro,  fofiero  adora-  Diodoro  . 
te  dagli  antichi,perche  penfauano ,  ch'elle  potè Jfero dare  la  belle^a  del- 
la faccia,  e  di  tutte  l'altre  parti  del  corpo  con  quella  vagherà ,  che  tan- 
to diletta  talhoraachi  le  mira*  furono  per  eia  mefie  in  compagnia  di  Ve- 
nere .  Et  4  queftetoccma  ètiandio  di  fare  »  che  non  fiano gli  huomini  in-  Gratie  p- 
fra  di  loro  ingrati.,  ma  che  ricambino  noti  allegro  animo  gli  riceuuti  he-  C'1C  corri- 
neficij .  Ter  la  quale  cofa  dif/ero  alcuni  x  che  le  Gratfe^erano  due ,  £?  ap-  venere. 1 
preffodei  Lacedemoni^  due\e  adorauano;folamerite  y  fecondo  che  fcriue  Gratie  due 
Taufania,perche pare,che  fòkrdue parimente  fianogli e ffèiii,che  da  quel- 
le vengono  3-  L'vno  fare  beneficio  altrui,  l'altro  ricambiare  gli  beneficij 
riceuuti .  LMà  dice  poi  0chottmedefimóTaufania,  che  tutti  quelli,  li 
quali  pofero  in  'Velo  con  le  HatuèHi  Mercurie,  di  'Saccho,  &  di  apol- 
lo le  Graticole  fecero -tre.,  che  tre  parimenteèraw  al lo  entrare  della  rocca  Gratie  tre. 
di  *Atbene .  Onde  com  munemente  è  flato  tenuto  poi  fefjiipre ,  cbefiano 
tre,perche  non  fi  dee  rendere  il  beneficio  tale,  quale  l'hàbbiàmo  riceuuto , 
ma  maggiore  affai ,  &  molte  volti  duplicato. .  Da  che  viene ,  che  di  lo- 
ro vnajìà  con  lefpalle  yerfonoi,&  due  ci  guardano,  dandoci  perciò  ad 
inteudere,  che  nel  ricambiare  il  bene  fattoci  hàbbiamoda  effere  più  li- 
berali affai,che  quando  fiamo  noi  i  primi  a  fare  beneficio  altrui,  qual  non 
fi  dee  però  fare  appettandone  rimuneratione,perche  chi  queflofa ,  vetra- 
io più  tofte  può  ejjere  detto ,  che  liberale  benefattore .  Dicefi  che  le  Gra-  g  ratie  ver 
tiefono  verginelle  liete  ,&  ridenti  ,  permofìrare  ,  chechifabenefi-gini  liete. 
ciò  non  ha  da  vfare  alcuno  ingannò, ma  farlo  con  animo  fincero ,  &  alle- 
gro .  il  che  meglio  conofeerà  anchora  chi  porrà  mente,ch'elle  furono  fat- 
te ignude,<& fciolte  da  ogni  modo,come  di  loro  cantò  Horatioyperche  han 
no  da  effere  gli  huomini  infume  l'vno  con  l'altro  di  animo  libero ,  efciol- 
to  da  ogni  inganno,  ignudo ,  &  aperto .  Hencbe  Taufania  fcriue  dì  non 
hauere  trouato  mai  cbifujje  il  p)  imo  a  fare  le  Gratie  ignude ,  percioche 
già  da  principio  lefaceua  ovìvm  vcfiite?&  ch'ai  non  saper  qualcagio- 

Fff  ne 


4*o 


ImaginideiDèi 


ìmagtni  delle  Or  due guidate  da  Mercurio  dinotati- 
fesche  ilgiouare\  ($f  la  beneficenza  deueeffer  fatta  con 
ragione  >à  tempo  >  &  àmeriteuoli  >fènz^a£f>eran%adì 
premio  ^con  animo  fincero^  ftj  cheilbenefiaato  deue  con 
occafione  render  d  beneficio  &  fé  non  infatti  almencon 
le  parole» 


De  gli  Antichi.  ,411 

ne  fta  pofcii  flato  mutato  l'ornamento  loro  ,  siche  tutti  le  homo  fatte 

ignude,&  i pittoviye 'gli [cultori .  Oltre diciò mette,  che  Eteocledi  Beo*  ^inz0(-\-, 
fia  [offe  il  primo  ><,be  ordinale ,  chefofjero  adorate  le  Cratie ,  &  foffero 
tre ,nn  non  superò  quali  nomi  ei  mettefft  loro .  Onde  le  nominiamo  ho- 
raccendo ,  che  da  Hcfiodo  furono  nominate ,  il  quale  ne  chiamò  vna  Eu- 
froftna,  che  vuole  dire  allegrerà ,  &  giocondità,  l'altra  *^dglaia ,  che  iQ°Q^t 
maesldfignìfica,&  venula  ?  la  ter^a  Thalia,  che  viene  à  dir?  piaceuo-  EufVofìna* 
le^ja.  Et  Homero  ne  chiamò  vna  Taf  thea  ,  quella  la  quale  Giunone  Agiata  , 
premette  di  dare  per  moglie  al  Sonno  ,s' ci  va  a  (fioue ,  &  l'addormenta,  T^'a  > 
&  ne  chiama  anchora  vna  Gratia  per  nome  proprio,  la  quale,  dice  che  fu    a"c"e4, 
Puglie  di  Voltano,^ che  flette  con  lui  fempre.  Qudia  uà  con  bei  veli  in 
capo  ad  incontrare  Thetide,  quando  ella  va  a  pregare  Volcano,  chele 
voglia  dare  armi  per  o4 rchille  fuo  figliuolo  .  In  Grecia  appreffo  de  gli 
Elei  haueuano  le  Gratie  vn  tempio ,nel  quale  le  slatue  loro  erano  di  legno 
con  le  velìi  dorate ,  &  haueuano  la  facciale  mani ,  &  i  piedi  di  bianco 
Onorio .  L'vna  di  loro  hauea  vna  rofa  in  mano ,  l'altra  certa  cofa  fatta 
come  vn  dado-.la  ter^a  vn  ramo  di  mirto.  Et  di  quefle  cofe  rendono  que- 
sta ragione .  La  rofa,  &  il  mirto  fono  di  tenere,  0?  perciò  furono  date  a 
quelle ,  che  per  lo  più  fono  con  lei ,  &  quella  cofa  quadra  ftgnifica  i  giuo- 
chi ,  che  tra  loro  fanno  lefemplki  verginelle  con  piacer  fuo ,  &  di  chi  le* 
vede-.il  che  non  auuiene  delle  donne  di  maggiore  et  alalie  quali  contengo- 
no le  cofe  piùfeuere,non  giuochi .  Tutto  queflo  dice  Taujania.  Ma  delle 
tre  infegne  delle  Gratie  altri  rendono  altra  ragione,&  dicono,  che  la  rofa 
fign'ifica  la  piaceuole^a  di  quelle ;il  dado,che  hanno  ad  andare,  &  ritor- 
nare à  vicenda,come  vanno  i  dadi,  quando  fi  giuoca  con  effi',&  il  mirto  , 
che  bifogna,che  fiano  fempre  verdi,nèfifecchino  mai,come  queila  pian- 
ta è  verde  fempre.  Et  come  riferi fee  ^fleffandro  iS^apolitano,  &  lo  feri f     .  r  „ . 
fé  innanzi  a  lui  ^Ariftottlc  nelle  Moralijolcuanogli  antichi  fare  il  tem-  Napojiu_ 
pio  delle  Gratie  nel  me^o  delle  pia^e,  accioche  fofie  dauanti  a  gli  occhi  no . 
ad  ogniuno  il  fare  volentieri  feruitio  alti  ui ,  &  ricambiare  gli  riceuuti  Ariftoteic 
beneficij ,  perche  qkefìo  è  proprio  officio  delle  Gratie .  La  quale  cofa  non  fi 
dee  però  farefen^a  buona  confideratione  ,  perche  cosi  è  male  dare  à  chi 
non  merita,ò  non  ne  ha  hi  fogno,  come  èfegno  di  animo  da  poco ,  &  auaro 
non  porgere  cui  fa  di  bifogno,&  mcrita,cheglifia  dato:  come  ci  infegna- 
rono  gli  antichi  parimente  nella  imagine  delle  Gratie,  facendo ,  chefffe 
■*-l-lorofcorta  &  duce  Mercurio, il  quale  mofìra  la  ragione ,  &ilfano  difeor- 
fo,accioche  feguitando  le  vefligie  di  quello f  appiano  gli  bitumini ,  come , 
&  quando,cui  hanno  da  dare,&  fare  beneficio, imitando,  quanto  per  Uro 
fipuò)la  bontà  diuina ,  la  quale  al  farci  bene  è  fempre  prefìa .  cDa  che 

Fff    2        viene, 


4ri  Imagini  de  i  Dei 

M  . .  viene, dice  Macrobio >,  che  pofero  ad  apollo  gli  antichi  le  (jratie  nella  de- 
l0'  slra  mano,&  l'arco  con  lefaette  nella  finiftra,per  dare  ad  intendere ,  che 
molto  più  pronta  è  la  diurna  mano  a  farci  bene  >  che  male ,  e  mentre  che 
pubiche  nonjìa  sformata  dal  noHro  maluagio  operar  e,  perche  allhora  el- 
la adopra  quel, che  tiene  nella  finiflra  mano,per  gafiigarci)è  larga  dona- 
trice ammortali  delle  gratie  fue.  Et  qucfio  hanno  da  fare  gli  huomini  pa- 
rimente, imparandolo ,  fé  altrimente  non  lo  fanno ,  dalla  imagine  delle 
Graticola  quale  dichiara  Seneca  molto  bene  ,  oue  eifcriue  del  fare  bene- 
fìcio alimi }dicendo ,  che  queftefono  tre,  perche  una  fa  il  beneficio,  l'altra 
lo  riceue}&  la  terza  ne  rende  il  cambio.  Ouero  che  ma  fa,  l'altra  rende, 
la  terza  fa,  &  rende,  che  vengono  ad  effere  tre  maniere  di  fare  beneficio . 
Stanno  con  le  mani,&  braccia  infteme  giunte,perche  l'ordine  del  far  be- 
ne altrui  è  cbepafji  di  mano  in  mano ,  e  ritorni  pur'anche  ad  vtile  di  chi 
lofeceprima,&  in  queflo  modo  il  grato  nodo  dell'amicitìa  tiene  gli  Imo- 
mini  infteme  giunti .  Sono  allegre ,  &  gioconde  nello  afpetto ,  percioche 
tale  fi  ha  da  moftrare  chi  fa  beneficio  altrui^  tali  fono  per  lo  più  quelli, 
che  lo  riceuono .  Sono  giouani,pcrche  ncn  dee  inuecchiarfi  mai  la  memo- 
ria de'riceuuti  benefici^ .  Sono  Vergini ,  perche  facendo  bene  altrui  bi fo- 
gna farlo  con  animo  puro£3 '  ftneero ,  efen^a  nodo  alcuno  dicbligo:  come 
moftrano  anchora  le  vesli  fante ,  &fciolte ,  lequalifono  lucide,  e  trafpa- 
r  enti  ,per  che  tale  ha  da  e  fiere  di  dentro  l'animo  di  chi  fa  beneficio,  quale 
fi  moftra  fuori  nelle  opere  :  &  perche  chi  riceue  il  beneficio  ncn  lo  de  na- 
sconder e,ma  farlo  vedere  da  ogniuno:  Imperoche  quesla  è  vna  gratitudi- 
neyquando  non  fi  può  ricambiare  con  l'opre  il  riceuuto  beneficio>confeffar- 
lo  almeno,  con  le  parole,  &fare  sì ,  che  a  tutti  fia  pale  fé  liberalità  del  be- 
nefattore» Et  qui  fia  finita  la  imagine  delle  Gratie  con  vna  f cultura  di 
quefle,cbeìn  Scorna  fi  vede  in  cafa  Colonna  con  ver  fi  latini ,  li  quali 
vogliono  cosi  dire . 

là  fon  le  Gratie  ignude ,  che  già  furo 

fatte  di  bianco  marmo ,  terfo ,  &  bello  $ 
Man  tutte  tre  fra  lor  faccia  fimile , 
Onde  le  puoi  conofeere  forale , 
Tutte  tre  fon  d'età  pari ,  &  beitela 
Tur' anco  pari  in  tutte  tre  fi  vede . 
Sta  con  la  faccia  alle  forale  volta 
Thalia>&  le  fue  braccia ,  aggiugne  >  e  annoda 
Con  le  loro ,  che  fono  a  la  fini/ira  > 
Et  a  la  defira  riguardando  a  noi . 

Quetta 


Degli  Antichi.  41$ 

Quefla  Eufrosina ,  quella  ^Agiata ,  ha  nome , 

Con  grati  nodi  de  le  belle  braccia 

*A  la  ter^a  forella  infieme  auìnte . 

(jioue  è  lor  padre  >  e  del  celere  feme 

Tur  concepite  da  la  madre  Eunomia^ 

Ch'ai  mondo  pofeia  con  felice  parto 

Le  produffè  mini/ire  liete  e  grate 

*A  l'alma  Citberea ,  sì  che  per  loro 

Ella  fouente  con  il  bel  Cupido 

Gli  amoroft  piaceri  accrefee  in  modo , 

Ch'ogni  animo  gentil  ne  refla  vinto. 


IL    FINE. 


Fff 


414 


CATALOGO 

DE  CENTO 

Più  famofì  Dei  de  gì3 Antidive  loro  natura, 
&c  proprietà , 

C  A  V*AT  0     D  *AL     Q  *A  R  T  A  \  l 

($f  altri  <tAutorh  che  trattano  dì  talmatena^ 

Per  Cefare  Malfatti. 


i 


Ternità  dea  della  fempiternità  ,  &:  della  im- 
mortalità . 
Natura  dea  della  produttione ,  Se  procreatricc 

di  tutte  le  cofe  . 
Adàd  &  Adargate  appreso  li  Aflìrij  dei  della 
produttione  &z  generatione  del  tutto  . 
Vriano  Padre  vniaerfale  delli  Dei  Dio  del  Cielo ,  Se  del  firma- 
meli to  . 
Cibele  ouer  Ope  detta  la  gran  madre  vniuerfale  delli  Dei  Se  de 

gl'huomini . 
Saturno  dio  de  poueri,  Se  del  tempo  padre  di  gioii  e ,  giunone , 

pkitone,&  nettuno . 
Gioue  dio  de  gli  Dei  de  gl'antichi  misurante  Se  tonante  ìbpra 

1  oipitio . 
Marte  dio  della  guerra,del  valore,&:  della  bramirà . 
Apolline  ò  fole  dio  della  luce,&  del  giorno,de  poeti ,  del  pre- 

dire,&  dell'indouinare . 
Venere  dea  della  Bellezza,della  libidine,&  della  lafciuia. 
Mercurio  meilaggiero  de  Dei  dio  delta  eloquenza^de  lacri ,  Se 

mercanti . 

Diana 


415 

Diana  dea  tic  bofchi,3e  caciatori, della  caftità,  Se  virginità  . 

Verta  dea  dell'elemento  del  fuoco  ,  Se  delle  Sacre  Vergine 
vertali . 

Giunone  dea  dell'aria  moglie  &  forella  di  gioue,dea  de  regni  ^ 
de  matrimonij,&  de  parti. 

Nettuno  Se  Anficrice  Tua  moglie  dei  del  mare  . 

Tethyde  dea  marina  la  prima  doppo  Nettuno,&  Anfìtrice  bel- 
liflìma  doppo  Venere  . 

Glauco  dio  Marino  d'augnilo  alpetto  il  primo  de  dei  marini 
doppo  Nettuno . 

Pomino  detto  anco  Palemone  Dio  eie  porti,  Se  del  giunger  Tal- 
lio a  cafa  Cadore . 

Polluce  fratelli,figli  di  Gìoue  dei  de  nauiganti,  8c  de  caualli . 

Ili  de  detta  lo  appoli  Greci  dea  de  nauiganti . 

Plutone  dio  de  l'Inferno  ,  de  danari ,  de  tormenti  ,  Se  delle  ric- 
chezze . 

Proferpina  moglie  di  Plutone  dea  de  1  inferno,&  della  fertilità 
della  terra . 

Nemefì  dea  del  cailigo  ,  de  catiui  3  Se  dimoflratrice  del  bene  à 
buoni . 

Furie  infernali  tre  AlecTro,Tififone,Megera  ,  quelle  fono  le  tre 
Dee  vendicatrici3che  incitano  alle  fceleragini,  Se  li  fede- 
rati punifeano  . 

Caronte  dio  barcarolo  dell'inferno  (opra  il  fiume  Acheronte. 

Giudici  infernali  tre  minos  elfamina l'anime  ,  Eacco  fcriue  e 
legge  li  proceilì ,  Radamanto  nota  le  fencenze ,  quelli  tre 
giudicano  le  anùrie  delle  loro  operationi  dandoli  il  pre- 
mio,© la  pena . 

Parche  tre  Cloto  fila  il  filo  della  vita,lacheflìs  lo  inafpa ,  Atro- 
po lo  taglia  ,  &  quelle  fono  dee  della  vita  de  della  morte  . 

Giuftitia  dea  del  premure  della  pena  de  buoni,  Se  de  catiui . 

Concordia  dea  della  pace,vnione,amore,&  del  buon'effere  di 
tutte  le  cofe  . 

Pace  dea  della  quiete,&  dell'abondanza,  &  muitiplicatione  di 
tutte  le  cofe . 

Vittoria  dea  del  vincere;&  fuperare,e  della  gloria . 

Honore  dio  della  fama  ,  8c  della  gloria,6c  dell'immortalità . 

Virtù  dea  delle  buone,  &generofe  operationi  datrice  d'ogni 
bene. 

Fama 


4i6 

Fama  dea  apportatrice  de  buoni  8c  catini  fuccefll  conferuatri- 
ce  delle  human  e  attioni . 

Macaria  figliuola  d'Hercole  dea  della  felicità . 

Terminio  dio  della  riabilita  . 

Anubi  detto  ancor  ferapi  dio  del  tempo,della  produttione ,  fa.- 
gacità,cuftodia,&  fedeltà . 

Anteuorta,&:  Pofteuorta  dee  che  (anno  il  paiìato,  &  l'allenire  • 

Fortuna  dea  delle  attioni  humane,iìgnora,&  patrona  del  tutto 
potentiffima  de  tutti  li  dei . 

Genij  dei  delti  animi,  &  della  quiete  olTeruatori  del  genere 
h umano  . 

Lari  dai  cuftodi  delle  Città  ,  cafe,  luoghi,  inueftigatori  de  fatti 
human  i . 

Penati  dei  familiari  cuftodi  delle  Città ,  cafe ,  ■&  luoghi  come 
li  lari . 

Pomino  dio  delle  porti, chiaue,&  feragli  . 

Fidio,dio  della  fede,  8c  delle  olleruationi ,  de  patti ,  &  promi£- 
/ioni. 

Silentio  detto  ancora  Arpocrate  dio  della  fecretezza ,  &  taci- 
ti! r  nità . 

Vulcano  dio  del  fuoco  materiale  &  terreno  fabricatore  de  ful- 
gori à  gioue  . 

Matutta  ouero  Aurora  dea  dell'alba^  dell'albore . 

Eolo  dio  de  venti,e  delle  tempeste  . 

Neceffità  dea  del  fato,&  del  deftino. 

Hebbe  figliuola  di  giunone  pincerna  degli  dei ,  dea  della  gio- 
tientu,&"  della  libertà . 

Pallade  dea  della  iàpienza ,  inuentrice  delle  buone  arti  dea  an- 
co della  guerra . 

Maia  madre  di  mercurio  dea  de  reiponfi  ,  <3c  caftigatrice  delle 
battaglie  . 

Bellona  dea  della  guerra,  Se  carettiera  di  marte  il  bellicofb 
dio  . 

Hercole  dio  della  Fortezza  domatore  de  moftri  &  de  tiranni , 

Palefrra  figliuola  di  mercurio  dea  de  lottarori . 

Phito  dea  della  lingua,e  dell'eloquenza  . 

Iride  dea  melfaggiera  de  gli  dei,  &  in  particolare  di  Giunone  . 

Efcuiapio  figlio  d'Apoline  dio  della  medicina . 

Salute  dea  della  fanità,liberatrice  delle  infermità . 

Iano 


4*7 

Iano  dio  bifronte  dio  della  pace  punita  3  prorettore  de  gl'Ita- 
liani . 

Morao  dio  della  maledicenza,&  della  reprenfione . 

Plato  fanciullo  dio  delle  ricchezze,&:  de  thcfori . 

Priapo  dio  de  gl'horn,&  della  natura  generatrice,  Se  del  feme  . 

Volturno  dio  de  gl'horti,  &:  de  giardini  ,  &  anco  de  peniier 
Immani . 

Pomona  moglie  di  Vulturno  dea  de  el'horti,  &de  giardini  col- 
tiuatrice  delle  piante . 

Flora  dea  de  fiori,  o  vaghezze ,  8c  della  ftagione  della  pri- 
mauera. 

Pane  dio  de  partorì, &  de  greggi  intienrore  del  riauto  . 

Cerere  dea  eleufma  inuentrice  delle  biade  ,  8c  della  coltiuatio- 
nc  de  campi . 

Bacco  th ebano  dio  del  vino  8c  fuo  inuentore,  Se  de  ipafiì,folaz- 
zi,&  del  triompho . 

Buona  dea  conferiiatrice  de  femi,&:  della  fertilità  di  tutte  le 
co  fé  . 

Difcordia  dea  delle  riffe ,  maliuolenze ,  odij ,  mali  euenti ,  & 
mine . 

Cupidine  ò  amore  dio  dell'amare ,  dio  del  ben  volere ,  &c  della 
propagatione . 

Anterote  fratello  d'amore  dio  del  riamare  3&  del  reciproco 
amore  . 

Gratie  tre  Eufrosina  fopra  l'allegrezza ,  Se  giocondità  fa  il  be- 
neficio . 

Aglia  fopra  la  maeftà,&:  venuftà  riceue  il  beneficio  . 

Talia  fopra  la  piaceuolezza rende  il  beneficio,  8c  quefte  fono 
dee  della  beHezza,gratirudine,&  delle  ftagioni . 

Himeneo  Dio  del  matrimonio, &  delle  Nozze . 

Sonno  dio  del  ripofo,  della  quiete, &c  delle  ombre  . 

Partenope . 

Leucafia  tre  dee  /Irene  del  mare  allettatoci  alla  lafciuìa,&  quel- 
la punien ti . 

Ligia. 

Volupia  dea  de  piaceri,&  della  volupta . 

Angerona  dea  de  piaceri,  de  delle  humane  operationi ,  &  ancor 
dea  della  gola. 

Mufe  nenie  elio  fopis"  l'hiftoria  aiTegnata  alla  luna . 

Euterpe 
- 


4*1  ' 

Euterpe  Copra  tutte  le  faenze  in  vniaerfale  aiTegnata  à  Mer- 
curio . 

Thalia  fopra  le  comedie ,  muriella ,  Se  la  memoria  ailegnata  à 
Venere  . 

Melpemone  fopra  le  tragedie  ,  8c  l'armonia  allignata  al  Sole. 

Terficore  fopra  il  furor  poetico  ritrouatrice  del  faltero  aile- 
gnata à  marte  . 

Crato  fopra  le  cofe  amorofe  3  Se  la  geometria  ailegnata  à 
Gioue  '  - 

Poilinia  fopra  la  rettorica ,  arte  oratoria ,  &:  il  verfo  ailegnata  à 
Saturno  . 

Vrania  fopra  l'Allrologia  3  Se  di  quella  inuentrice  ailegnata  acf 
Vranio  ouer'al  Cielo . 

Caliope  fopra  il  verfo  eroico  affegnata  fuperiore  à  tutte  le  al-, 
tre  come  la  più  nobile^  quefìenoue  mufe  con  Apoline  lo- 
ro maeflro  iono  dette  patrone  ,  Se  ritrouatrici  della  muli- 
ca,&  di  tutte  le  feienze  &  arti . 

Quelli  fono  li  cento  dei-che  erano  di  più  nome,  Se  famorl  appo 
gl'antichi. 


IL     FINE. 


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